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giovedì 4 settembre 2014

"Mani sulla sanità". Un documentario sui tagli alla salute in Emilia Romagna. Il trailer

Annunciano sul loro sito che a breve verrà presentato il documentario inchiesta sulla sanità in Emilia Romagna dal titolo Mani sulla sanità. E' una storia di tagli, altrimenti detti spending review, in linea con quello che dovrebbe essere il nuovo andamento di austerità invocato (dall'Europa)  e in piccola parte attuato (a sproposito, molte volte) dai nostri governanti. E' opera del collettivo Indyground Film e narra, come detto, la storia sanitaria recente di una regione come l'Emilia Romagna, tra le più virtuose a livello nazionale, attraverso le iniziative, le testimonianze e i racconti dei diretti protagonisti, soprattutto di chi si sente defraudato di un diritto. 
La storia  origina ai tempi del governo Monti, in quell'estate 2012 in cui la tirannia dello spread spingeva a tagli, discriminati  o meno, a tutti i livelli. Il settore sanitario, per quello che ricostruisce allora Quotidiano Sanità, è toccato nella misura di 6,8 miliardi dal 2012 al 2015 così suddivisi:

  • 900 milioni nel 2012
  • 1,8 miliardi nel 2013
  • 2 miliardi nel 2014
  • 2,1 miliardi nel 2015

martedì 27 novembre 2012

Monti: "la sostenibilità del Sistema Sanitario Nazionale potrebbe non essere garantita"

Le brutte notizie si apprendono, sovente, in occasioni marginali. Capita spesso anche in ambito politico. Per esempio, il famoso editto bulgaro avvenne in Bulgaria, lontano dal luogo in cui avrebbe avuto un effetto piuttosto intenso. Ora, anche a Monti succede di dire alcune cose importanti non in una conferenza stampa a Palazzo Chigi oppure pressato dai giornalisti ma in una videoconferenza per l'inaugurazione di un Centro biomedico a Palermo, opera della fondazione Ri.Med [vedi il Fatto].
L'evento dovrebbe essere uno di quelli meno adatti, improntato com'è all'ottimismo del fare, al piacere di inaugurare una nuova struttura, e dunque intervenire dichiarando a brutto muso
"La sostenibilita' del nostro Sistema sanitario nazionale, di cui andiamo fieri, potrebbe non essere garantita se non si individuano nuove modalita' di finanziamento".

mercoledì 27 giugno 2012

Sconti sui prodotti per l'infanzia nelle farmacie comunali: dal 1° luglio

Protocollo d'intesa tra Ministero per la Cooperazione Internazionale e l'Integrazione, l'Associazione Comuni, FederSanità e Assofarm per offrire a prezzi scontati nelle farmacie comunali i prodotti per l'infanzia. L'iniziativa è intesa quale strumento per cercare di combattere il disagio dovuto alla crisi economica, quale aiuto per le famiglie con figli e anche per  sostenere la maternità e paternità.
Non so quanto possa essere influente sull'aumento demografico però probabilmente qualche effetto sulle tasche delle famiglie italiane potrebbe averlo, se attuato. L'impegno è descritto in 8 articoli che fanno parte del protocollo sottoscritto dai 4 organismi: le parti si impegnano a pubblicizzare e, soprattutto, realizzare una riduzione dei prezzi dei prodotti per la prima infanzia in vendita nelle farmacie comunali. La parte, diciamo, sostanziosa dell'accordo dovrebbe essere sostenuta dall'Anci e da Assofarm, mentre Ministero e FederSanità  forniranno un aiuto più che  altro pubblicitario. L'altra parte che dovrà sostenere, su base volontaria, il peso della riduzione dovrebbero essere le singole farmacie, stimolate ad aderire al protocollo. L'iniziativa parte il 1° luglio e si conclude il 31 dicembre, ma è facoltà delle parti prolungarla oltre questo termine.
Per quanto riguarda la riduzione dei prezzi, Assofarm (qui comunicato stampa) diffonde una tabella di prezzi consigliati, ma non si sa se sarà adottata da tutte le farmacie comunali e da tutte allo stesso modo. L'intento è certamente buono ma forse manca o non è nominata esplicitamente la controparte produttiva, cioè le aziende. 

giovedì 24 febbraio 2011

Così chi dice "Tanto sono tutti uguali" sarà ancora più convinto di avere ragione

Benzina sul fuoco. Nessuno sembra esserne esente. Quelli che sono soliti dire "Tanto sono tutti uguali" oppure "Ammazza ammazza è tutta una razza" potranno sempre dire: ve l'avevo  detto! (Il bello è che i politici non fanno niente per smentire la vox populi)

corriere

libero


domenica 13 febbraio 2011

Emergenze sanitarie globali

Ci sono 57 paesi nel mondo che la WHO (World Health Organisation) considera a rischio dal punto di vista sanitario, per la critica mancanza di lavoratori della salute, ben al di sotto dello standard richiesto dal WHO che è di 23 lavoratori sanitari ogni 10.000 persone. Cliccare sull'immagine per accedere all'infografica realizzata dal Guardian, con  i dati.


fonte guardian.co

lunedì 3 gennaio 2011

La piaga della sanità

C'è una cosa aberrante, al di là dell'ineluttabile consapevolezza che siamo destinati a morire, ed è la consapevolezza dell'indifferenza di chi ti deve curare. 
Anche solo cinquant'anni fa, quando la medicina era molto meno sviluppata di adesso, l'impossibilità materiale di fare qualcosa era un viatico per l'accettazione dell'ineluttabile. E specialmente  durante la vecchiaia, si guardava con un certo fatalismo al progredire delle malattie, al venir meno delle forze, come a qualcosa di scritto e immodificabile, su cui la scienza non poteva fare niente. Nemmeno lenire i dolori, perchè l'ampliamento dell'uso degli oppiodi come antidolorifici è piuttosto recente, essendo sottoposto a una legislazione farraginosa e che li equiparava all'uso di droghe.
Ma ogni epoca ha le sue convinzioni. E così, questa, ritiene di poter curare anche contro quello che una volta si riteneva un ineluttabile destino. Non è infrequente assistere ad operazioni chirurgiche anche in tarda età, e mi riferisco soprattutto non alla chirurgia d'urgenza ma a quelle operazioni che migliorano la qualità della vita, anche se solo per pochi anni.
La scienza prosegue, scopre, migliora le tecniche, impara dagli errori. 
Non così certa classe medica. O forse dovrei dire casta medica. Certa casta medica ha ancora un rapporto da superiore a inferiore con i pazienti e con i parenti dei pazienti inoltre, forse a causa della visione periodica di tanto dolore, ha acquisito una resistenza alla sofferenza altrui, che sconfina nella franca indifferenza.
E' quello che mi accade in questi giorni, nell'ospedale della mia città, Pesaro, nel quale è ricoverata mia madre. La vecchiaia, per costoro, è ragione sufficiente per ridurre al minimo l'umanità nei rapporti. Il loro modo di procedere è impersonale: si guardano le analisi e dove i parametri sono sballati si dispone la terapia. Il paziente è un fatto accidentale, potrebbe pure non esistere per loro, è un optional. Importante, per questa casta medica, è non essere presi in castagna con l'accusa di malpratica o negligenza: se poi il paziente soffre per le piaghe da decubito, se ha le braccia gonfie di fleboclisi, se è triste e avvilito, bè questo per loro è un fatto secondario. Quello che posso riferire della mia esperienza (tuttora in corso) è che il medico non ti cerca di certo, se non al momento del ricovero. Poi, per lui, puoi anche non esistere anzi, forse è meglio se non esisti, così non lo disturbi.
So benissimo che non si può estendere un caso singolo a tutta la classe medica, però alcuni fattori fanno pensare. Gli aneddoti si moltiplicano: i vicini di letto e i loro parenti portano le loro esperienze, così come amici e conoscenti, e sono quasi tutte negative nei confronti sia del reparto Medicina 1 dell'ospedale di Pesaro sia dell'ospedale in generale.
Perciò, per sapere se questa impressione negativa appartiene solo a me nei riguardi delle strutture sanitarie della mia città oppure anche ad altre realtà, vi chiedo di commentare con una vostra esperienza, anche, eventualmente, per disporre in tempo il ricovero in un altro ospedale.
Grazie.

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