Visualizzazione post con etichetta centrodestra. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta centrodestra. Mostra tutti i post

martedì 8 maggio 2012

Amministrative 2012: tendenza al cambiamento per area geografica

E' individuabile, in queste elezioni, una qualche tendenza? Per esempio, vi è un'area geografica più disposta al cambiamento rispetto ad un'altra? I recenti fatti a livello nazionale, con le dimissioni  di Berlusconi e l'insediamento di un Governo tecnico, la crisi economica, lo spread, la disoccupazione, l'aumento vertiginoso delle tasse, tutto questo ha avuto ripercussioni sulle scelte politiche degli elettori?
E per un sindaco, quanto della rielezione si gioca sul suo operato come amministratore pubblico e quanto su altri fattori?
Senza pretese, e con dati incompleti del resto, provo una verifica  (cs centrosinistra, cd centrodestra, s sinistra, d destra, lc lista civica, uc unione di centro, l lega)

domenica 5 giugno 2011

Un consiglio al centrosinistra, dopo le amministrative

C'è una cosa che i produttori di derrate alimentari sanno benissimo: se un prodotto funziona, che so, una merendina, una bibita, un gelato, un piatto pronto surgelato, una marmellata, insomma quello che vi pare a voi, dicevo che se questo prodotto funziona, devono rifarlo,  possibilmente, ogni volta uguale, anche se le qualità organolettiche degli ingredienti usati difficilmente  lo sono. Nemmeno migliorandolo possono essere sicuri di mantenere l'acquirente. Perchè l'acquirente è una persona particolare: quando qualcosa gli piace, così tanto da desiderare di ricomprarla, si aspetta che sia esattamente uguale a quando l'ha assaggiata l'ultima volta, nè meglio nè peggio. Egli la rivuole tale e quale!
Ma perchè?
Perchè desideriamo ripetere un'esperienza nell'identica maniera? E' chiaro che questo idillio con il prodotto non dura tutta la vita, ma finchè dura si deve ripetere la stessa esperienza. Del resto, ogni innamorato/a, o anche amico/a, o figlio/a o tutti gli o/a che vi pare, per un certo periodo (variabile a seconda dei casi) chiedono che l'incontro con l'altro/a sia simile (nello svolgimento affettivo, non certo nelle cose fatte) a quello che funziona da riferimento: anche nelle relazioni affettive si chiede che l'altro sia rispondente all'idea che ci siamo fatti di lui, che è quell'idea che ci ha fatto stare bene, e che noi vogliamo ripetere e ripetere.
Bene, fin qui allora abbiamo creato un parallelismo tra un prodotto alimentare e una relazione affettiva, abbiamo cioè stabilito una correlazione tra i due eventi solo apparentemente distinti: in entrambi i casi, infatti, è all'opera il circuito della ricompensa del nostro sistema nervoso. E' cioè quella cosa che permette ad un organismo di desiderare di ripetere un'esperienza piacevole. Ma perchè deve essere in linea con quanto già provato? Nelle relazioni umane la stabilità comportamentale dell'altro ovvero l'assenza di imprevedibilità è un fattore di merito. Ma nel cibo? Nel cibo è probabilmente all'opera lo stesso meccanismo, che grossolanamente funziona così
  • Provare un'esperienza piacevole
  • Desiderio di ripetere l'esperienza piacevole
  • Aspettativa di ripetere l'esperienza piacevole (piacevole essa stessa)
  • A questo punto possono darsi due casi:
 a. la nuova esperienza conferma l'aspettativa
 b. la nuova esperienza non conferma l'aspettativa.
 Affinchè noi possiamo giudicare come piacevole la nuova esperienza questa deve adattarsi come un guanto alla nostra aspettativa. Ora, non voglio dilungarmi, ma dovete sapere che l'aspettativa non corrisponde esattamente a quanto provato precedentemente ma a un qualcosa in più, è cioè una ricostruzione migliorata dell'esperienza. Se la nuova esperienza è abbastanza vicina all'aspettativa sarà giudicata piacevole mentre se non lo è sarà giudicata spiacevole. Nel caso del prodotto alimentare la parte migliorativa operata dall'aspettativa sarà minima per quanto riguarda il prodotto in sè, mentre per quanto riguarda quello che abbiamo provato nel mangiarlo, comprese tutte le sensazioni che abbiamo sperimentato, ecco quelle, nella nostra aspettativa, saranno leggermente aumentate.
Ecco come funziona secondo me: abbiamo comprato nuovamente la torta che avevamo mangiato per la prima volta la settimana scorsa. Ci era talmente piaciuta che ci eravamo ripromessi di ricomprarla il prima possibile. Il momento è arrivato, abbiamo ricomprato la torta e l'abbiamo riposta nel frigorifero, pregustando il momento in cui la mangeremo di nuovo. Per provare lo stimolo necessario a ricomprare la torta dobbiamo avere un ricordo -piacevole- dell'esperienza precedente. Il ricordo può essere suddiviso in due parti: un ricordo preciso delle qualità organolettiche della torta -che però possiamo utilizzare solo al momento in cui la rimangiamo!- e un'aspettativa leggermente migliorata delle sensazioni piacevoli provate. Sono queste ultime a indurci all'acquisto. Infatti, il ricordo gustativo e olfattivo è in grado di agire solo al momento in cui mangiamo l'alimento, mentre il corollario emotivo associato all'evento agisce anche prima -e difatti ci spinge a comprare-.
Perchè allora il gusto e l'olfatto, non coinvolti nell'aspettativa, devono ripetere la stessa esperienza dell'altra volta? Perchè nel momento in cui mangiamo nuovamente la torta siamo in grado di effettuare un paragone con l'altra volta in cui l'abbiamo mangiata. Ecco che finalmente i sensi del gusto e dell'olfatto possono dire la loro: è la prova del nove, i nostri sensi, compresi anche vista e udito e, perchè no, il tatto, sono all'opera per riconoscere l'alimento. E' un'operazione piuttosto impegnativa ma solitamente  siamo in grado di riconoscere  variazioni di gusto o consistenza o di qualche altra caratteristica anche se sono di lieve entità. Per questo motivo le grandi aziende hanno  assaggiatori dotati di grande sensibilità sensoriale, soprattutto,ovviamente,  gustativa e olfattiva, per evidenziare qualche differenza nelle qualità organolettiche del prodotto. Ma perchè noi non ricordiamo esattamente il gusto ma solo una più confusa esperienza piacevole? Perchè non è necessario. Infatti ricordarsi per intero tutte le sfumature di gusto e olfatto servirebbe a poco senza associarci l'etichetta piacevole o spiacevole. E se ci mettiamo l'etichetta piacevole o spiacevole, che bisogno c'è di ricordarsi per filo e per segno gusto e olfatto? Noi ce lo ricordiamo, ma solo al momento in cui riproviamo l'assaggio. Ricordarcene mentre aspettiamo di assaggiarlo non servirebbe a niente, è sufficiente che ci ricordiamo se era piacevole o spiacevole, e se era piacevole noi desideriamo ripetere l'esperienza.
E' il principio di economia secondo il quale funzionano alcuni meccanismi fisiologici piuttosto onerosi dal punto di vista dell'impegno energetico.
La cosa che ho cercato di descrivere penso faccia parte del bagaglio di esperienze di ognuno. Come detto, al momento della prova del nove, cioè al momento di mangiare la torta, noi sperimentiamo grosso modo le stesse sensazioni della volta prima, ed è appunto grazie a questa ricostruzione sensoriale del momento già provato che noi siamo in grado di riassegnare all'evento l'etichetta piacevole, scambiando le sensazioni provate la seconda volta per quelle della prima volta, e con ciò assecondando l'aspettativa -che in realtà, come notato, era leggermente migliorata rispetto alla realtà-.
Una differenza nel gusto della torta è in grado di non far coincidere le sensazioni della seconda volta con quelle della prima con ciò lasciando libera  l'aspettativa  di giudicare l'esperienza in modo diverso.
E' cosa nota a tutti che un'esperienza meno piacevole o spiacevole non è, da sola, in grado di cancellare una precedente esperienza piacevole. Dipendentemente da alcuni fattori, sarà necessario che questa poca piacevolezza o spiacevolezza si ripeta per qualche tempo, per cancellare definitivamente l'aspettativa e con essa il desiderio.
Ora, tutta questa bella premessa mi serviva per parlare di un altro genere di eventi. E' noto che alle recenti elezioni amministrative il centrodestra di Berlusconi ha ottenuto una sonora batosta. Sbaglierebbe chi pensasse che è il frutto degli accadimenti immediatamente precedenti le elezioni. Ovviamente non si può risalire indietro alla notte dei tempi ma, di sicuro, dopo le Regionali qualcosa è successo, le aspettative dell'elettore di centrodestra sono state disilluse, e non una volta sola perchè, come detto, non sarebbe sufficiente, ma più volte. Il risultato netto è stata la debacle anzidetta. Ci vorrà un po' di tempo e opportune strategie per riconquistare la fiducia. A meno che l'acquirente, nel frattempo, non provi un alimento diverso. Perchè se prova un alimento diverso, lo assaggia e gli piace, sposterà l'aspettativa sul nuovo cibo, e sarà più difficile per il vecchio riconquistare il suo posto. 
E' per questo che si potrebbe dare questo consiglio  al centrosinistra: è il momento di far assaggiare un nuovo alimento all'elettore, ma per farglielo assaggiare egli lo dovrà riconoscere. Dovrà avere un'identità ben precisa, dovrà essere riconoscibile, non cambiare a ogni piè sospinto, dovrà essere riconoscibile al successivo assaggio, come la torta. Se, per esempio, il centrosinistra tutto, invece di parlare con un'unica voce parla una volta con il Pd, un'altra con l'Idv e un'altra ancora con Sel, è come se all'acquirente gli presenti la torta ogni volta con un sapore leggermente diverso, finisce per etichettarla come esperienza spiacevole. L'elettore, una volta provato una cosa che gli piace, si aspetta che la volta dopo sarà ancora così. Tradotto in termini politici, se il centrosinistra vuole approfittare di questo momento di cambiamento dei gusti dell'elettore deve sbrigarsi a trovare un programma (smilzo) comune, un leader unico (magari con le primarie o in altro modo, non ha importanza) e presentarlo all'elettore ogni volta che questi vorrà assaggiarlo. E' il momento buono per catturare acquirenti, e non capitano così spesso.

martedì 31 maggio 2011

L'analisi del dopo elezioni amministrative: da Pisapia a De Magistris

Si sprecano le analisi nel dopo elezioni amministrative. Un'onda rivoluzionaria ha investito anche il nostro paese forzando in direzione del cambiamento. Al centrosinistra la città simbolo del centrodestra degli ultimi anni, quelli di Berlusconi e della Lega, del dopo tangentopoli, e anche quella Napoli in cui una precedente amministrazione di centrosinistra era rimasta coinvolta nella gigantesca questione rifiuti: neppure lì il candidato del centrodestra è riuscito ad averla vinta. 9 a 4 i risultati del ballottaggio nei comuni capoluogo, in favore del centrosinistra. Insomma, un chiaro segnale dell'elettorato. Ma che valore dare a questo segnale? E' da intendersi come il sintomo di un cambiamento a livello nazionale? Coinvolge una certa parte politica? Difficile dirlo.

C'è chi argomenta, con qualche ragione, che non può trattarsi di un'onda di centrosinistra che coinvolge anche  l'Europa  perchè, in Spagna, il premier Zapatero e la sua maggioranza hanno subito una pesante sconfitta alle amministrative. Un tratto comune c'è, però: chi governava perde.

E infatti viene da notare che è onere di chi è al governo quello di fornire prove di ciò che si è fatto. Queste prove non possono essere fabbricate in concomitanza del voto ma vanno costruite durante il mandato. Questa mi sembra la lettura più vicina ai fatti. E spiegherebbe anche la crisi di due coalizioni opposte: il centrodestra qui da noi, il centrosinistra in Spagna. Considerando, però, come tratto comune l'operato del governo (sia locale che nazionale) si trova il fattore comune. L'insufficienza dei provvedimenti presi fa perdere consensi.

fonte dalla rete
Si noti, inoltre, che solitamente chi decide le sorti in questa nostra Italia bipolare (non bipartitica) è quella parte, esigua, definita come elettorato fluttuante, perchè abituato a decidere in base ai fatti e non alle sole convinzioni radicate. Come noto, la simpatia/antipatia è in grado di offuscare la ragione e rendere ciechi alla realtà. L'elettorato fluttuante è quello che cambia sovente opinione, in seguito alla verifica pratica dell'azione dei vari schieramenti al governo. E' facile osservare, infatti, che questo genere di elettore è spesso insoddisfatto dell'operato del governo o dell'amministrazione in carica e da questa insoddisfazione si lascia guidare al voto, principalmente perchè i vari politici di volta in volta in carica sono incapaci di fornire risposte concrete ai bisogni. Ne consegue che questo elettorato fluttuante è costretto a riversare le proprie aspettative su chi era all'opposizione.

Un altro fattore che può aver pesato per qualche punto percentuale è stato l'errore, identico a Milano e Napoli, di buttare la contesa sul piano personale, attaccando frontalmente l'avversario politico. Accade a Pisapia con la stoccata della Moratti e accade anche a De Magistris, etichettato per il suo passato di magistrato.  Una strategia perdente, dalla quale proprio il centrodestra aveva tratto vantaggio, ma dalla quale, evidentemente, non hanno saputo trarre i giusti insegnamenti.

Infine, nell'analisi fatta da alcuni esponenti del centrodestra appare, in forma più o meno palese, la convinzione che: si, il centrodestra ha perso, ma ha perso anche il centrosinistra. Le più grandi vittorie non sono dovute al Pd ma alla galassia di partiti della sinistra più radicale o del partito di Di Pietro. Insomma, dicono, se il Pdl piange il Pd non ride. Il senatore Garavaglia, da Gad Lerner, la definisce una vittoria in discesa, nel senso che il Pd vince perchè perde meno, rispetto al Pdl, che perde di più, mentre la Lega fa addirittura meglio (delle amministrative, ma non delle regionali). Insomma, si cerca di parare il colpo con il partito più rilevante del centrosinistra. 

Non credo che esista una sola spiegazione di questa sconfitta di Berlusconi e soci ma penso che l'eguale sorte toccata a Zapatero e compagni debba far riflettere: si paga lo scotto del governo, dell'aver governato e dell'essere stati giudicati insoddisfacenti. Poi, possono essere invocate tante piccole spiegazioni che insieme aiutano a fare il gran risultato: dai candidati visti come più vicini alla gente  all'effetto processi, da un certo modo, passato nei media, di trattare le donne alle promesse non mantenute, dal definire senza cervello chi non vota per sè al personalizzare troppo la contesa.

Recentissime dichiarazioni del premier in linea con la sua campagna elettorale. Ai milanesi e ai napoletani: ve ne pentirete!

giovedì 26 maggio 2011

Personalismo e ideologia: centrodestra e centrosinistra

La passione, per sua natura analitica, 
lascia il posto all'ideologia, per sua natura sintetica 
(Pier Paolo Pasolini, Passione e ideologia)



C'è un aspetto interessante che divide i due maggiori schieramenti politici che, molto sinteticamente, potremmo definire così: il centrodestra possiede una forte componente personalistica  che invece sembra mancare quasi del tutto nel centrosinistra.
In questo modo sembrano anche comprendersi meglio le due diverse strategie di competizione politica: da parte del centrosinistra vi è una certa focalizzazione sul Cavaliere, come condensato di politico borderline quando non francamente atipico, legata, per esempio, al conflitto d'interessi, ai suoi numerosi processi e alle leggi varate al riguardo, definite leggi ad personam nonché alla sua proprietà di testate giornalistiche e televisioni (anche se per interposta persona); da parte del centrodestra si punta il dito su questa persecuzione giudiziaria di Berlusconi, classificandola come un tentativo estremo di liberarsi di un avversario politico con sistemi definiti non-politici e si stigmatizza -come sta succedendo in queste ore nella campagna per il sindaco di Milano- e si paventa lo spauracchio della sinistra estremista, di un comunismo caricaturale che, se mai è esistito, certamente adesso è in via di estinzione.
Questo modo di affrontarsi riflette i diversi atteggiamenti presenti nei due schieramenti: molto centrato su Berlusconi il centrodestra, soprattutto nella componente del PdL e altrettanto centrata su Bossi la Lega, quanto pieno di leader potenziali o effettivi e più caotico il centrosinistra (o quel raggruppamento eterogeneo che va sotto il nome di centrosinistra).
Il centrodestra è, diciamo, più irriggimentato, mentre il centrosinistra è più inquieto e con maggiore indipendenza di giudizio.
Queste diverse caratteristiche si riflettono anche nell'elettorato, nella stratificazione sociale che compone i simpatizzanti dell'uno o dell'altro schieramento?
La strategia personalistica permette di mostrare all'elettore una compagine più unita. L'unità all'interno del partito o della coalizione si basano sull'autorità personale del (o dei) leader. Nel caso di Berlusconi questa leadership si deve, per sua stessa ammissione, al suo enorme patrimonio. La politica costa e realizzare un partito dal (quasi) nulla in pochi mesi è impossibile senza notevoli possibilità economiche. Diverso il caso della leadership di Bossi, basata sull'aspetto pionieristico del suo impegno politico, sull'essere cioè stato uno dei fondatori, il capo iniziale e quello attuale. Le posizioni dei due leader non vengono mai messe in discussione.


Sorprendenti certe affermazioni, molto convinte, di fedeltà di alcuni leghisti al loro leader. Meno convinte dal punto di vista della condivisione ideologica ma non meno convinte da altri punti vista, quelle nei confronti di Berlusconi.
Completamente diverso il caso del centrosinistra. Già la parcellizzazione dei partiti illustra la situazione, ma anche all'interno di più ampie compagini, spesso, si osservano posizioni diverse,  formazione di correnti e opinioni in contrasto con la linea generale. Questa maggiore eterogeneità, che pure è un tratto distintivo di questa parte politica e anche del suo elettorato, proprio dal suo elettorato è stata spesso contestata ai maggiorenti dei vari partiti della galassia di centrosinistra. Quello che tiene unito il centrosinistra è l'aspetto ideologico (nel suo significato positivo) inteso come insieme di concetti e ideali sui quali si vuole costruire la propria esistenza, come passione politica e sociale.
Si comprende bene come il mettere in primo piano l'ideologia non costringe ad affezionarsi a un capo ma ad inseguire un ideale, una visione del mondo, ad appassionarsi, ad aspirare al proprio riscatto. Dall'altro lato, l'affezione a un capo, stravolge la visione del mondo che finisce per essere unicamente quella del capo, se è sufficientemente abile da saperla costruire.
Queste due aspetti non vanno intesi in senso assoluto e categoricamente ma servono a delineare degli atteggiamenti generali che contraddistinguono due modi di intendere la politica così diversi.
Eppure, anche quello dei due che presenta meno aspetti positivi (cioè quello personalistico) ne ha uno che rappresenta una sorta di asso nella manica: la maggiore coesione dei gruppi dirigenti del partito attorno al capo.
Questa caratteristica, degna di migliori approfondimenti, insegna una cosa sulla politica che riguarda però l'elettore: in sostanza, il fornire riferimenti chiari e precisi, la visione di una realtà certa anche se un po' edulcorata, una certa retorica nell'esprimersi, questi sono alcuni degli aspetti  che maggiormente attraggono gli elettori che non amano i dubbi, le scelte multiple, le incertezze.


La compagine di centrodestra si presenta come portatrice di certezze e come esempio di saldezza e unitarietà interna. Non pone l'elettore nel dubbio, non lo mette di fronte ad una scelta che magari non vorrebbe fare: ma questo candidato sarà un buon candidato? Il candidato è scelto dal partito, che farà la scelta migliore. La vita viene presentata piena di certezze, il futuro è prevedibile, il programma è semplicemente un elenco di cose da fare. Per ottenere un tal genere di fiducia occorre creare una figura nella quale riconoscersi. Due elementi vi concorrono, principalmente: la semplicità del programma, la creazione di un nemico, uno spauracchio.
In questo modo però, la strategia dello spauracchio genera una intera popolazione di persone temibili, antidemocratiche, illiberali, non solo quelle della compagine politica avversa ma anche il suo elettorato.
Se si combatte un modello di vita, una visione delle cose, si combattono anche tutti quelli che vi si ispirano.


Dall'altra parte si assiste ugualmente alla demonizzazione, però in questo caso è centrata su un individuo. Non è l'ideologia retrostante ad essere attaccata ma il referente, il capo, per la sua posizione, come detto, borderline, atipica, per i motivi elencati sopra, e non si mira a screditare tutto un raggruppamento nè tanto meno i suoi elettori.
Diciamo che questi atteggiamenti non sono identificativi di uno schieramento o dell'altro ma di un modo di fare politica: il personalismo. Rispetto all'ideologia, o, se piace di più, agli ideali e alla visione del mondo e della società, il personalismo deve far piacere una persona senza che le sue idee diventino più importanti di lui. In quel caso lì, infatti, sarebbe sostituibile, a patto che rimangano le sue idee. Che è quello che succede alle concezioni politiche.
Per questo motivo il carisma eccessivo tende sempre a mettere in secondo piano le idee a vantaggio del leader. Occorre molta maestria per non incorrere in questo fenomeno. Una spia di questo atteggiamento è quella che tende a rendere credibile il parlante (qualunque cosa dica) più che le sue idee, con il risultato che si finiscono per credere cose normalmente non credibili.
Si noti che questo problema appartiene anche all'ideologia: troppa enfasi va a scapito della capacità critica. In questo caso, però, l'effetto salutare è svolto dall'assenza di un leader incontrastato, il che lascia aperta la strada alla critica.
















domenica 13 febbraio 2011

Le mutande degli altri: la vita politica italiana e il centro intorno al quale ruota

E' da un pezzo che la discussione politica in questo paese ha raggiunto vette di paurosa stucchevolezza.
Non se ne può più. Volenti o nolenti, ancora una volta l'Italia è ferma. Prima lo era perchè c'era il più forte Partito Comunista dell'Occidente e bisognava mettere un freno all'avanzata rossa, con ogni mezzo, adesso lo è perchè, in un modo o nell'altro, la discussione è sempre e comunque intorno ad un uomo, sulla sua difesa o sulla sua accusa finiscono per coagularsi tutte le opinioni e  le azioni di giornalisti, uomini politici, magistrati e opinione pubblica. E' il nostro sole.
  • Ora, si dice: non dobbiamo spiare la vita privata dei cittadini. 
  • Poi si dice: c'è una parte della magistratura che esercitata la sua funzione a fini di lotta politica.
  • E ancora si dice: la sinistra comunista sta infangando l'Italia e , siccome non riesce ad andare al governo per le vie consuete, usa ogni mezzo per abbattere l'avversario politico.

Una tesi per avvalorare le affermazioni del secondo punto è quella della abnormità dei processi riguardanti il Presidente del Consiglio e l'assiduità con la quale è "curato" dalla famosa Procura milanese. E ancora, si dice: nessuno come lui ha subito così tanti processi e poi lui, non si vuole sottrarre al processo, è solo che il processo non può avvenire durante il mandato ma viene congelato e si riprende una volta terminato il  mandato. Sogno o son desto? Ma, ce le vedete voi, le corazzate  del centrodestra, starsene buone ad applaudire la magistratura che si vorrebbe iniziare finalmente i processi, a fine mandato? o non insorgerebbero invece gridando allo scandalo dei magistrati che vogliono inquinare la campagna elettorale?
Perchè una volta terminata la legislatura ci sono subito le elezioni, non si scappa. Non ci possono essere tempi morti. E durante le elezioni lascerebbero passare l'intervento della magistratura congelato durante il mandato popolare? Certo che no. Mi viene in mente una tipica situazione alla Ridolini della nostra burocrazia italiana passata presente e futura: il Comune richiede il nulla osta della Provincia altrimenti l'iter non va avanti. La Provincia però richiede l'iter del Comune per iniziare il procedimento che serve al Comune per dare inizio alla pratica. Non se ne esce.

Sul primo punto invece, alternativamente, si invoca la privacy (la vita privata riguarda solo l'individuo, si chiamano o no Partito della Libertà?) o la funzione pubblica (difendeva le relazioni diplomatiche tra Italia ed Egitto), a seconda di quale delle due sia più utile al momento: se serve per invocare la competenza del tribunale dei Ministri è funzione pubblica, se serve per invocare la DDR e le Vite degli altri spiate come nel famoso (e bello) film, allora è la privacy (e moralisti sono tutti gli altri che fanno notare la cosa).
Il Tribunale dei Ministri, si dice, per poter cominciare il procedimento, è sottoposto all'approvazione  della Giunta per le Autorizzazioni a Procedere. Forse non occorre molta fantasia per prevedere se questa autorizzazione verrà concessa o meno.

Poi dice che la sinistra, anche se magari è più giusto chiamarla centrosinistra per via del processo che hanno compiuto un po' tutti i partiti, liberandosi del proprio peso ideologico, anche se forse alcuni, magari nel centrodestra, questo peso ideologico ancora non l'hanno perso; dicevo che si afferma che la sinistra è alleata dei magistrati per ribaltare il mandato popolare, e si invoca il volere del popolo quale ultima e definitiva sentenza sul diritto a governare, quasi come se la magistratura volesse mettere in discussione il diritto a governare e il popolo che vota fosse una specie di giuria popolare in un processo. Ma allora, se fosse così, sarebbe lecito a un delinquente qualsiasi di candidarsi alle elezioni e, nel caso venisse eletto, affermare che quel voto rappresenta per lui l'assoluzione? Se il voto assolve sempre e comunque, dall'essere perseguiti per un reato, forse si instaura un precedente piuttosto pericoloso, inducendo chi ha pendenze o chi sa di aver commesso reati ancora non scoperti a farsi eleggere per poter invocare il voto come forma di assoluzione urbi et orbi.
Cosa c'entra il mandato popolare, istituto alla base della democrazia e come tale inviolabile, con un reato commesso da un uomo politico? Se io dicessi: non hai titolo a governare, mi si potrebbe dire -ah bello, il popolo mi ha votato, che vuoi? rispetta il mandato popolare. E si avrebbe ragione. Ma se mi si dice: il voto popolare assolve i reati, allora sono io che dico -ah bello! Il popolo non è una giuria e le elezioni non sono un'arringa! Come si fa a equiparare le due cose?

La discussione politica è drogata, nel senso che ormai, qualsiasi cosa si dica, sarà sempre pro o contro un solo individuo. Uno non può più fare un discorso etico, perchè allora diventa un moralista,  perchè sembra di andare comunque contro qualcuno. E, d'altra parte, chi si azzardasse a criticare l'operato della magistratura, perchè anche la magistratura sbaglia, perchè è  vero che il magistrato, se sbaglia, non paga (ma spessissimo neanche l'uomo politico paga, come del resto alcuni solerti funzionari dell'ordine pubblico, che possono ordinare di bastonare o maltrattare fermati o manifestanti senza rischiare quasi nulla, ma è un altro discorso ancora), perchè il magistrato non rischia nulla o quasi se porta avanti un'indagine che non condurrà a niente o se, a volte, commette abusi (spessissimo a danno di semplici cittadini), rischierebbe lui sì di vedersi etichettato come prosseneta, difensore d'ufficio dei potenti e via di questo passo.
Ecco perchè la discussione è drogata, perchè qualsiasi cosa si dica ruota intorno a questo "sole" della vita politica e sociale dell'Italia, e finisce per diventare una manifestazione  di appartenenza all'uno o all'altro schieramento.
Che sia il famoso bipartitismo o bipolarismo che dir si voglia? A me sembra un bi-schieramentismo de noantri, all'italiana, una cosa mal riuscita, dalla quale uscire al più presto se si vogliono affrontare davvero, come si dice, le cose che interessano gli italiani.

domenica 5 dicembre 2010

Da Berlusconi a Fini in 4 minuti

I Beautiful Lab colpiscono ancora, con diciassette anni di storia del Centrodestra, amori, popoli, libertà, litigi, separazioni e fughe nel...futuro, tutto il Centrodestra in 4 minuti, non si poteva fare di meglio. Più che mai attuale.



LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...