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giovedì 11 ottobre 2012

Una mappa interattiva delle violazioni dei diritti umani in Europa

The Guardian  ha realizzato questa mappa interattiva delle violazioni dei diritti umani in Europa. Le violazioni, 182 andate a sentenza nel solo 2011, riguardanti gli articoli 5 e 6 della Convenzione Europea dei  Diritti dell'Uomo, e cioè il diritto alla libertà e ad un processo equo, sono quelle approdate di fronte alla Corte Europea dei Diritti Umani. Inoltre, riportano sul Guardian,  secondo uno studio di Fair Trials International, le cause arrivate davanti alla Corte Europea sono raddoppiate dal 2007 al 2011.
Il risultato è questa mappa in cui sono segnalati i casi ogni 10 milioni di abitanti e per ogni tipologia di violazione. Per esempio, nella categoria trattamenti degradanti o inumani, l'Italia presenta 0,33 casi ogni 10 milioni di abitanti, contro lo zero di Svezia e Finlandia e gli 8,84 di Grecia, i 9,34 di Romania e i 9,76 di Slovenia.
Questi dati sono probabilmente sottostimati perchè si riferiscono solo ai casi portati dinanzi la Corte e che hanno ricevuto una sentenza.


domenica 28 agosto 2011

La Cina e i diritti civili: trattenere legalmente i dissidenti

La Cina rappresenta la seconda potenza economica mondiale e possiede una buona fetta del debito pubblico della prima, cioè gli Stati Uniti. Anche il suo bilancio commerciale è imponente. Si vedano le due infografiche qui sotto: Who owns America's debt? e Visualizing Us/China trade.
Il tentativo, nemmeno troppo velato, di questa seconda potenza economica mondiale, è di acquisire una credibilità a livello internazionale che la ponga al riparo, quanto più possibile, dalle critiche. Detenere parte del debito pubblico di una grande nazione, intrattenere relazioni commerciali, permettere di impiantare attività economiche sul suo territorio, sono tutte attività che mirano a legare e impedire eventuali critiche, nella consapevolezza che spazio per le critiche, da parte di organismi internazionali e degli altri paesi, ve ne sarà sicuramente.
Uno di questi motivi di critica è quanto riportato ieri da AFP (Agence France Press): la Cina vorrebbe modificare la legge che dà la possibilità di arrestare e trattenere i dissidenti e altri generi di imputati definiti pericolosi. Si parla di  cases involving national security, terrorism or major corruption, casi che riguardano la sicurezza nazionale, il terrorismo o grandi casi di corruzione. La proposta di modifica riguarderebbe la possibilità di arrestare e detenere in luogo segreto l'imputato, il non doverlo comunicare ai familiari e poterlo trattenere fino a sei mesi. Joshua Rosenzweig, un attivista del gruppo Dui Hua di Honk Kong, afferma senza mezzi termini
"If this proposal does come into law it would essentially legitimise the enforced disappearances that we have been seeing more and more of over the past year or so".
Ai Weiwei credits forbes.com
Insomma, se verrà approvata questa modifica, non si tratterà altro che di una legittimazione delle sparizioni forzate, alle quali abbiamo assistito più e più volte nel passato. Perchè la Cina avrebbe bisogno di legittimare qualcosa che ha sempre attuato senza curarsi troppo dell'opinione altrui? C'è forse una sorta di obbligo a rispettare, seppure controvoglia, le proprie leggi? Il caso di Ai Weiwei, architetto cinese, è forse emblematico: arrestato e detenuto per tre mesi per evasione fiscale, rilasciato nel giugno di quest'anno e obbligato a non lasciare Pechino per un anno. Ma, in altre situazioni, le autorità cinesi non si sono fatte scrupolo di trattenere per periodi prolungati dissidenti politici di alto profilo
Activists are often held for days, weeks or months in secret locations before being released without charge. But some, like high-profile rights lawyer Gao Zhisheng, are never heard from after their apparent detention.
Gao Zhisheng è sparito nell'aprile 2010 e da allora non se ne sa più niente. Il parere di Human Rights Watch su questo tentativo di modifica legislativa è che si tratta di un
 worrisome expansion of the power of the police" and, if approved, would violate international laws.

domenica 13 marzo 2011

Violazione e alienazione dei diritti universali. Ipotesi

Da una discussione su Facebook con l'amica Emanuela Zerbinatti di Arte e Salute, a proposito di questa notizia Milano: 120 gatti uccisi con macabro rituale da serial killer, nascono queste riflessioni sul concetto di diritto e di dovere. Per chi voglia leggersi i commenti su Facebook, sono a questo indirizzo.

Ecco i primi 5 articoli della  Dichiarazione Universale dei diritti dell'Uomo 

Articolo 1

Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

Articolo 2

1. Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciati nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.
2. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del Paese o del territorio cui una persona appartiene, sia che tale Paese o territorio sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi altra limitazione di sovranità.

Articolo 3

Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona.

Articolo 4

Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; La schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma.

Articolo 5

Nessun individuo potrà essere sottoposto a trattamento o punizioni crudeli, inumani o degradanti.
Chi volesse leggere tutta la Dichiarazione per intero può andare qui.

L'idea sulla quale voglio provare a sviluppare un ragionamento è questa: è pur vero che noi abbiamo, giustamente, sviluppato un sistema giuridico che tiene conto di alcuni inalienabili diritti dell'uomo, definiti diritti universali, però anche questi diritti universali cedono quando sono contrapposti a un'altra cosa.
Tra i diritti inviolabili vi è quello alla vita. Capita che però questo stesso diritto debba fronteggiare situazioni paradossali: di fronte a qualcuno che vuole ucciderti è lecito privarlo della sua vita, a scopo di legittima difesa.
Si dirà: sempre il diritto alla vita viene garantito, rispetto a qualcuno che voleva privartene. Però non mi torna. Il diritto alla vita prevede la violazione del suo stesso dettato? Cioè, detto altrimenti: il diritto alla vita è talmente forte che prevede che qualcuno, la cui vita è messa in pericolo, possa violarlo senza essere accusato di incoerenza e, soprattutto, di omicidio?
Ma questo non potrebbe significare che  il godimento dei diritti universali prevede l'adozione di doveri universali, anche se non in via esclusiva?
Mi spiego. 

Bambini, anziani, disabili e animali godono di diritti universali assoluti come li godiamo noi. Ammettiamo che un bambino causi la morte di qualcuno. Chi lo priverebbe del suo diritto alla libertà condannandolo? Ancora. Ammettiamo che un bambino di pochi anni, poniamo di 3 anni, ci minacci con un revolver carico. Ipotizziamo che abbiamo anche noi una pistola: sarebbe giustificabile uccidere il bambino invocando la legittima difesa? Non riesco a rispondere.
Ad altre domande  magari si. Se colui che mi minaccia è un adulto senziente, che volontariamente mette a rischio la mia vita, è lecito per me privarlo della sua. In questo caso, il mio potenziale assassino ha violato un dovere universale che sta dietro il diritto universale omologo: non privare, per primo (o non mettere a rischio per primo), gli altri della propria vita. Se tu violi il mio diritto alla vita sono giustificato ad ucciderti. Dunque, ne concludo che il diritto alla vita è si universale, ma fin tanto che qualcuno non lo viola. 
La questione la si può leggere anche in un'altra forma: il diritto alla vita è talmente cogente che non soffre (sotto opportune condizioni) di incoerenza. 
Il tema della discussione su Facebook ruotava attorno all'idea se i diritti richiedano eguali doveri, per essere goduti, oppure se  i diritti, definiti appunto universali, possano essere goduti anche senza l'osservanza dei doveri (come capita, per esempio, a bambini, disabili e anziani).
La legge e la dichiarazione fanno però un'importante distinzione.
Il godimento dei diritti universali vale senza contropartita fino a che tu sei un vivente incapace di intendere e volere. La semplice esistenza in vita ti fa portatore di tutti questi bei diritti. Quando però acquisti la capacità di intendere e volere (uso la definizione giuridica, in assenza di una neuroscientifica), acquisti anche l'obbligo di contraccambiare questo diritto. Non sei più un semplice utilizzatore passivo di diritti, diventi un utilizzatore attivo. Infatti, torniamo all'esempio di prima. Se il bambino preme il grilletto e mi uccide chi penserebbe di processarlo?

  • I neonati e i bambini godono di tutti i diritti senza obbligo di ricambiarli.
  • Anche i malati di mente godono di tutti i diritti senza obbligo di ricambiarli, però se violano alcuni diritti ne perdono altri (cioè, se uccidono perdono la libertà e vengono ricoverati in istituti), allo scopo di garantire la sicurezza degli altri. In pratica sono equiparati agli adulti senzienti, ma solo nel senso di impedirgli, loro malgrado, di nuocere. E' una supplenza, non una pena.
  • Gli adulti senzienti godono di tutti i diritti, con l'obbligo però di ricambiarli. L'obbligo di ricambiarli è un dovere che si manifesta sia in modo attivo (mi comporto in modo da rispettare i diritti altrui) che in modo passivo (mi astengo dal mettere in pericolo la vita altrui). Se un adulto senziente attenta alla tua vita perde il diritto universale alla vita, nel senso che, per difendermi, posso privarlo della sua.
Si osservano deroghe a questa ultima constatazione? Esiste qualcuno che potrebbe criticarmi se, per salvare la mia vita da un'ingiusta aggressione, privo l'aggressore della sua?
Però, nonostante tutto, c'è una sottile differenza nel godimento universale dei diritti (senzienti e non senzienti) , anche se non li ricambi: non li perdi se  non li violi.
L'escamotage sta in questo. Il diritto universale è inalienabile  ma non inviolabile. Nel senso che io posso violare la norma che prevede il diritto alla vita, posso privarti della vita, ma insieme alla privazione della vita non posso toglierti il diritto che avevi. In base a quella inalienabilità io posso processare e condannare chi ha violato la norma.
Quando qualcuno minaccia la mia vita senza che io abbia minacciato o intenda minacciare la sua, sono di fronte a una violazione del diritto, del mio diritto in particolare. Questo fatto mi autorizza a  rendere alienabile il suo diritto alla vita, alienabilità che si manifesta con la legittimità della difesa (ovviamente commisurata all'offesa).
Chi viola il mio diritto perde l'inalienabilità del suo, questa la sintesi del discorso. Affinchè però questo sia possibile non deve darsi la condizione dell'infante. L'infante, siccome non intende violare il mio diritto non perde l'inalienabilità del suo.
La direzione in cui si procede è questa: io posso violare il tuo diritto; ma questo ti autorizza (momentaneamente) ad alienare il mio diritto. Io non posso alienare il diritto degli altri, posso tutt'al più violarlo, privandoli della libertà, della vita e così via. L'alienazione dei diritti proviene solo dopo la violazione di quei diritti: è un super requisito di cui può godere solo chi sia privato dei suoi diritti. Questo è perchè l'alienazione è un procedimento più forte della violazione ed è giustificato usarlo solo in condizioni di attentato ai diritti. Dopo aver alienato il tuo diritto posso violarlo senza incorrere nei rigori della legge.

Nei sistemi democratici
  • Violare è un delitto 
  • Alienare è una difesa, segue sempre una violazione
  • Dopo l'alienazione, la violazione non è più un delitto

Nei sistemi non democratici
  • Alienare è il presupposto per violare
  • L'alienazione prima della violazione è una violazione



martedì 28 dicembre 2010

Black Breakfast, una colazione a base di carbone nella Cina dello sviluppo economico

Jia Zhang-Ke è un regista e scrittore cinese, qui una sua breve biografia su wikipedia. Questo cortometraggio, uscito nel 2008, fa parte di un lungometraggio antologico composto di 22 brevi film, voluto dalle Nazioni Unite, Alto Commissariato per i Diritti Umani e dal titolo Storie di diritti umani. Sul blog art for the world c'è un'intervista al regista dalla quale traggo alcune informazioni sulle condizioni che hanno  generato il filmato.
"Sono nato in una città di nome Shanxi, una delle aree di produzione del carbone più importanti della Cina. Ultimamente, l'estrazione selvaggia di carbone ha creato gravi problemi ambientali, il più grave dei quali è lo scarico delle ciminiere delle fabbriche che usano il carbone come combustibile.  Nella mia città, i segnali della fermata del tram devono essere ridipinti ogni tre mesi, perchè l'aria inquinata li corrode, rendendoli irriconoscibili. Ogni volta che penso alla tutela ambientale, penso a questo fatto.
Il rapido sviluppo economico, nel paese in cui vivo come in altri, è sempre accompagnato dal degrado ambientale. Più veloce è lo sviluppo, maggiore è il degrado. La ricchezza che deriva da questo enorme sviluppo economico è nelle mani di pochi, ma i danni sono per tutti. E' una questione di diritti umani, amplificata dalla necessità di proteggere l'ambiente."







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