Visualizzazione post con etichetta dittatura. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta dittatura. Mostra tutti i post

sabato 7 gennaio 2012

Come ti cambio la storia. Cile: quella di Pinochet non fu una dittatura

Leggo la notizia su Repubblica e cerco conferme in qualche giornale cileno. Sulla Tercera trovo questo titolo
Consejo de Educación manifiesta disposición a revisar cambio de "dictadura" a "régimen militar" ovvero il Consiglio dell'Educazione ha manifestato l'intenzione di cambiare da dittatura a regime militare la definizione del governo di Pinochet nei libri scolastici. Cosa che ha chiaramente scatenato le proteste degli studenti che, ricordano a Repubblica, hanno già costretto alle dimissioni due Ministri dell'Istruzione nell'ultimo anno. Bisogna tenere a mente che attualmente, in Cile, è al governo una formazione di destra guidata da  Sebastian Piñera, la prima dopo quella di Pinochet.
Per ricordarmi e ricordarvi chi era Pinochet e quali sono state le conseguenze del suo governo, durato dal 1973 al 1990, guarda caso 17 anni, do un'occhiata alla voce Pinochet su Wikipedia.
Augusto Pinochet sale al potere in Cile dopo un colpo di Stato militare l'11 settembre 1973 (questo 11 settembre è proprio sfortunato!) e vi rimane ininterrottamente fino al 11 marzo 1990. Durante la sua dittatura è stato ritenuto responsabile di almeno 3000 vittime (anche se un conteggio aggiornato pubblicato dalla BBC parla di un totale sopra le 40.000 vittime) e 130.000 arresti di oppositori politici nonchè violazioni dei diritti umani.
Da che mondo è mondo quando quelli che sono al potere fanno arrestare o peggio uccidere le opposizioni politiche, si è in presenza di un regime dittatoriale. Abolizione delle libere elezioni, tortura, uccisioni, sparizioni, sono tutte pratiche che non è possibile definire con l'appellativo più leggero di regime militare: devono essere definite tipiche di una dittatura sanguinaria, quale in effetti fu. Questo tentativo di ammorbidimento in terra cilena sembra simile alla proposta di abolizione del reato di apologia del fascismo da parte del centrodestra alcuni mesi fa. Non ci si può sorprendere allora se i negazionisti spuntano come funghi.

mercoledì 24 agosto 2011

I dittatori sono tutti uguali (Gheddafi: "Morte o vittoria")

Arrivano alla fine così come hanno vissuto. Non certo da eroi. Da stupidi. Anche di fronte alla disfatta,  continuano a sacrificare la vita degli altri e spesso loro si salvano o, al limite, si fanno suicidare. Altrimenti non sarebbero dittatori, gente malata di culto della propria personalità. Questo culto della personalità è inversamente proporzionale al rispetto che hanno della vita umana. Ecco l'ennesima conferma. E dunque, un buon governante, è forse riconoscibile dal fatto che preferisce sacrificarsi lui al posto del suo popolo? Di sicuro, un pessimo governante è quello che non esita a sacrificare il suo popolo, sia in tempo di guerra che di pace. Ma ci ritorneremo.



lunedì 21 marzo 2011

Decisione per approssimazione: dalla religione ai totalitarismi passando per l'esportazione della democrazia

Forse anche Dio se ne è accorto, quando faceva le cose: il concetto di assoluto mal si addice agli umani. Mi chiedevo, in un post dal titolo Libia, è guerra, se e quando fosse lecito intervenire in difesa dei più deboli, ben sapendo che questo intervento cagiona la morte di qualcuno. Ma penso che ancora più di me dovrebbero essere in angustie i cristiani, per quel non so che di assoluto che c'è nella loro visione del mondo: l'intoccabilità della vita, prima di tutto.
In  questo caso, un concetto così assoluto come quello dell'inviolabilità della vita cede, come ha fatto il suo omologo laico e democratico, di fronte alle necessità della differenza tra alienabilità e violabilità del diritto? E se cede, allora non è più un concetto assoluto, quello dell'inviolabilità della vita umana.
Dico questo dopo aver dato una scorsa alla voce Totalitarismo del bel Dizionario di Sociologia di Luciano Gallino. Per esempio, scrive Gallino che il totalitarismo è una forma di governo che presenta tutte queste caratteristiche insieme, tra le quali
"Una ideologia ufficiale, improntata da una filosofia assolutistica, la quale vuol trasformare radicalmente la società esistente e la stessa natura umana; [...] subordina l'individuo a questo in tutti gli aspetti della vita; definisce qual è l'interesse reale che il popolo deve perseguire; legittima l'intolleranza nei confronti di qualsiasi opposizione, anche se maggioritaria, in nome della nuova società che nascerà dalla rivoluzione."
Anche un'altra caratteristica del totalitarismo si presta a essere confusa con la manifestazione di modelli di pensiero che si trovano normalmente in giro,
"Un sistema politico atto a sfruttare e sviluppare i caratteri della società di massa, dominata da un partito unico i cui vertici si identificano con le massime cariche del legislativo e dell'esecutivo, ed i cui capi emergono dall'interno attraverso i meccanismi della cooptazione e del conflitto tra "linee" politiche ed economiche divergenti, al di fuori di ogni possibile influenza della gran maggioranza dei cittadini. Il partito comprende solo una frazione esigua della popolazione (nei casi storici più noti forse il 5%), sottoposta a una socializzazione politica particolarmente curata; ed entro il partito una frazione minima dei membri (alcune migliaia) detiene per intero il potere."
 All'osservatore attento non sfuggirà che la chiesa cattolica ha perso il suo potere temporale, forse senza nemmeno rammaricarsene troppo. Là dove questo non è successo, dove cioè è al governo una teocrazia, la forma di governo assomiglia molto al totalitarismo.
Rinunciando a governare direttamente una società, quindi rinunciando a prendere decisioni su ogni questione, la chiesa ha potuto fare un salto qualitativo. Un sistema potenzialmente totalitario quale quello che non accetta revisioni si trasforma, a causa dell'assenza di decisioni, in un sistema più addolcito. E' così che la chiesa può mantenere un atteggiamento potenzialmente incoerente: da una parte difende la vita umana in maniera assoluta, dall'altra non esprime un giudizio mirato sulla difesa del più debole che comporta la morte di qualcuno ma esprime semplicemente il suo rammarico per qualsiasi atto di violenza e auspica una risoluzione pacifica.
Come facilmente si potrà notare, quantunque sia un atteggiamento improntato al rispetto, non è sempre facile da mantenere per un governo laico. Un governo laico deve prendere decisioni e queste decisioni possono contravvenire ad alcuni principi fondamentali stabiliti dallo stesso governo. E' una sorta di autoassoluzione, ma è necessaria. Nell'articolo citato sopra portavo l'esempio della legittima difesa, che può arrivare anche all'uccisione. Questa deroga non mina le fondamenta del diritto, nè è vissuta come incoerenza. Probabilmente questo si deve alla pretesa assolutistica dolce di ogni costrutto ideologico non di provenienza divina, come per esempio la Dichiarazione dei Diritti Universali dell'Uomo.
Mentre noi ipotizziamo per Dio l'esigenza di una coerenza totale (Dio è buono, ciò che fa è sempre un bene, e così via), che cadrebbe qualora ci trovassimo in difficoltà nell'applicarla, così non accade con i principi di origine umana, ai quali sono concesse delle deroghe. Purtroppo questa esigenza di sporcare ogni magnifico intento quando occorre prendere una decisione è insito in ogni sistema informativo. Non ne è esente lo stesso cervello che quando collassa alcuni pensieri in un linguaggio qualsiasi perde sempre qualcosa. Ne è un esempio mirabile S. Agostino che ebbe a dire nelle Confessioni, a proposito della nozione di tempo
“Se non me lo chiedi lo so, se me lo chiedi non lo so”.
 E' per questo motivo che chi non è caricato dell'obbligo dell'azione può permettersi di disquisire in maniera approfondita sulle varie questioni, criticando ora questo atteggiamento ora quell'altro. Vale, in questo caso, la saggezza popolare che afferma come fai, sbagli.
Questa caratteristica dell'impossibilità di un linguaggio, quello delle azioni, delle decisioni o di qualunque tipo, di rappresentare per intero l'intento (per esempio: fare una frittata senza rompere le uova, liberare le nazioni dai dittatori senza colpo ferire) è quella caratteristica che ci fa appunto gridare all'incoerenza. Chiaro, non tutto può essere escluso dall'accusa di incoerenza. Però è anche vero che ogni atto si presta alla critica, come anche ogni non-atto.
Questa premessa per cercare di capire se l'intervento autorizzato dall'ONU è positivo o negativo. Ammesso che ognuno di noi vorrebbe liberare dalla tirannia senza magari uccidere nessuno, e constatato che non si può fare, l'unica alternativa possibile è sottoporre ad analisi questa decisione, verificandone tutti gli aspetti e le implicazioni. E' la classica approssimazione, il calcolo infinitesimale della matematica portato all'interno delle decisioni umane, che cerca di superare gli ostacoli insormontabili, come la quadratura del cerchio, per mezzo di approssimazioni sempre più piccole. 

(continua)

........................................................................................................

Bibliografia:
L. Gallino, Dizionario di sociologia, Utet 2006
S. Agostino, Le confessioni, Rizzoli

sabato 19 marzo 2011

Gli analisti del giorno dopo e le regole economiche

Analisti e maitre à penser dicono adesso "ma non si poteva prevedere", riferendosi ai fatti libici, e a Gheddafi in particolare, ma anche ai fatti giapponesi.
Ora, secondo me in giro per il mondo, situazioni paragonabili a quella libica, con potenze economiche di ogni latitudine che fanno affari con dittatori, ve ne sono parecchie e quindi lancio la sfida: prevedere come evolveranno nazioni intrinsecamente instabili come lo sono quelle con  governi non democratici. Così, tanto per fare della fantapolitica e poter dire, dopo, "ma io l'avevo detto".
Non che serva a molto. Fino a che Gheddafi era sul trono, nonostante si sapesse benissimo chi era, poteva essere un partner commerciale credibilissimo. Oggi che viene contestato (giustamente) fa la fine dei maschi alfa spodestati: gli danno tutti addosso. 
Si dirà: non è forse giusto? Non è forse un governo non democratico? Non si deve forse seguire la volontà del popolo?
Sembra quasi come se i governi occidentali abbiano bisogno di un innesco: se un dittatore governa senza che il popolo (in maniera massiccia) protesti si fanno tranquillamente affari con lui. Come il popolo comincia a protestare anche i governi occidentali e le grandi potenze alzano la testa.
A dire la verità, bisogna che il dittatore sia dittatore in un paese del terzo mondo (come spesso accade) perchè se magari lo è di potenze economico militari più grandi beh, si continuano a fare affari con lui.
Questo non significa che non sia giusto permettere ai libici di darsi il governo che vogliono. Meglio un avvicinamento spiraliforme che un allontanamento. La linea che porta alla diffusione della democrazia e della libertà non è una linea retta.
Che fare? Per una volta tanto, non me la sento di dare addosso alla classe politica completamente: che fare con quelle dittature nelle quali il popolo non si ribella in maniera così massiccia e plateale?

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...