E così, tutta la vita, sembra un continuo tira e molla tra due opposte sensazioni.
Da una parte vi è la realtà che mortifica le aspirazioni. Le tue idee sono sempre troppo fantasiose, irrealizzabili, campate per aria, e così pure i tuoi propositi, il tuo ideale di relazione tra le persone, le tue aspettative. La realtà sembra fatta apposta per imbrigliare, chiudere, soffocare, si ha come la sensazione di camminare nelle sabbie mobili o in una stanza formata da alti e stretti corridoi, dove sono permessi solo certi percorsi.
Dall’altra parte c’è la fantasia. Nella fantasia si può stare anche attenti a non violare le leggi della fisica, eppure si può volare. Si immaginano le cose come potrebbero essere, i diversi utilizzi, le diverse disposizioni, i comportamenti possibili. Infatti non è vero che, dato un soggetto adulto, con una personalità formata, la sua scelta ad una opzione presentata sia statisticamente deterministica. Intendo che non è detto che la sua scelta debba essere prevedibile (deterministica), stante la sua storia e la sua personalità, un numero statisticamente significativo di volte.
E poi si possono stabilire nuove relazioni tra gli eventi e le cose. Si può stare al limite, sul bordo, e camminarci come su un filo teso nel vuoto. Con la fantasia si possono fare sogni, ma in quel Regno si possono realizzare solo in maniera reversibile. Per realizzarli in maniera irreversibile, o quasi, bisogna scendere nella realtà.
E infatti le cose vanno forse così: prima c’è la realtà, che magari in parte non ci piace. Allora proviamo a cambiarla nella fantasia, per capire come potremmo fare, e poi cerchiamo di trasferire il tentativo nella realtà, per renderlo stabile.
A un certo punto mi chiedo: se la realtà fosse la nostra fantasia, ne avremmo ancora, di fantasie? Fantasie di fantasie.
Si immagini, per un momento, di vivere la realtà di una nostra fantasia. Fatto? Bene.
Ora viene la parte difficile: immaginate adesso quali potrebbero essere le vostre fantasie in una realtà –fantastica- siffatta. Ce la fate? Difficile, vero?
La fantasia ha bisogno di una realtà, ma la realtà non la si può immaginare. La percezione del sé nel reale ha caratteristiche proprie di irreversibilità. Le convinzioni, le credenze e tutto quanto l’apparato concettuale che ci sostiene nella convinzione di noi stessi calati nel reale è una costruzione troppo forte per essere messa in discussione, coinvolge tutto il nostro essere, non è solo il risultato di un apparato concettuale, è l’apparato stesso.
Quando però la fantasia diventa realtà allora anche la realtà diventa piacevole.
Altre volte la realtà va bene così com’è e non si hanno fantasie.
È lo stesso caso, quello di queste due ultime affermazioni? Se una fantasia diventa realtà e se c’è qualcuno che non ha fantasie, si è in una condizione invidiabile –perché quasi tutto quello che desideriamo si è avverato- oppure si è in una condizione non invidiabile –perché non si riesce nemmeno a immaginare una realtà diversa da questa-?