Ricordo un celebre film dal titolo Quarto Potere, la storia di un magnate che acquista un giornale, l'Inquirer, fino a farlo diventare "un impero che dominava un impero", sottinteso un impero della stampa che dominava l'impero degli imperi, quello americano.
Anche se il titolo originale del film non richiamava espressamente il potere della carta stampata, senza dubbio il riferimento era al genere di influenza che l'editoria può ottenere nei confronti della società. Quarto potere è quello che viene, per estensione, dietro la tripartizione classica dei poteri dello Stato: legislativo, esecutivo e giudiziario. Ora, senza pretendere per questo genere di attività umana (il giornalismo) lo status di potere vero e proprio è sufficiente però annettergli il ruolo di cane da guardia della democrazia, nel senso di agire da controllore degli altri tre poteri, di fare da mediatore tra istituzioni e opinione pubblica, senza lasciare che i cittadini ascoltino solo la voce istituzionale, che alle volte può essere edulcorata.
Fatta questa veloce premessa, e posto come condizione essenziale che sono gli oggetti stessi da controllare che hanno bisogno di essere controllati, perchè il potere ammalia e sconvolge i buoni sentimenti, ci si aspetta come minimo che questi cosiddetti mastini della democrazia, questi segugi dell'inciucio, questi scopritori di magagne siano, come minimo, onesti nei confronti di coloro che rappresentano il punto di riferimento del loro operare, i cittadini-lettori, perchè la verità è un bene in se stessa.


