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lunedì 3 giugno 2013

Quanti e quali giornali si leggono in Italia, provincia per provincia. Una mappa interattiva

C'è un bel lavoro dietro questa mappa interattiva dei giornali che si leggono in Italia, provincia per provincia, con un occhio pure all'andamento generale della lettura dei quotidiani. L'hanno realizzata, in pure stile data journalism (un modo di fare giornalismo che dovrebbe prendere piede sempre più, cioè il giornalismo basato sui dati), quelli di Dataninja, al secolo Andrea Nelson Mauro, che in questo caso ha curato i testi, e Alessio Cimarelli, per la parte riguardante il codice, insieme ad altri collaboratori. Per la cronaca, il giornale più letto a livello nazionale è il Corriere, seguito da Repubblica e dalla Gazzetta. Ma questa classifica spesso non è rispettata a livello locale. Divertitevi a verificare qual è il quotidiano più letto nella vostra provincia cliccandoci sopra, e a vedere a colpo d'occhio quanto leggono gli italiani. La mappa originale è qui QUAL È LA DIFFUSIONE DEI GIORNALI: MAPPA INTERATTIVA SUI DATI ADS. Basato su dati Ads Accertamenti Diffusione Stampa.

domenica 8 luglio 2012

"Lei non sa chi sono io" diventa reato? Una sentenza della Cassazione tardivamente apparsa su alcuni giornali

Sembrerebbe far scalpore questa sentenza n. 11621/2012 della Corte Suprema perchè, a giudicare dai titoli che gli hanno riservato i giornali, pare come se la frase "lei non sa chi sono io" resa famosa da Totò non si possa più dire, a tema di incorrere in un reato [vedi Ansa, Cassazione: 'Lei non sa chi sono io...', e' frase minatoria; Corriere, È reato dire: «Lei non sa chi sono io»; La Stampa"Lei non sai chi sono io!"equivale a una minaccia].
Prima cosa, la sentenza non sembra di oggi ma del 27 marzo 2012 [si vedano i siti: persona e danno, diritto plus, studio legale salerno, il sole 24 ore e altri] e, seconda cosa, la Cassazione, contestualizzando i fatti, "rinvia per un nuovo esame al Giudice di pace [vedi Sentenza Cass.n. 11621/2012-La frase "lei non sa chi sono io" può integrare una minaccia. Dipende dal contesto] non individuando, a quanto pare, nella sola frase "lei non sa chi sono io", un reato.
Brevemente la storia: due condomini, un uomo e una donna, si trovano a litigare e, a un certo punto, l'uomo proferisce le parole così riassunte dalla sentenza

martedì 26 giugno 2012

La credibilità dei giornalisti (ovvero l'Espresso e il Movimento 5 Stelle)

Ricordo un celebre film dal titolo Quarto Potere, la storia di un magnate che acquista un giornale, l'Inquirer, fino a farlo diventare "un impero che dominava un impero", sottinteso un impero della stampa che dominava l'impero degli imperi, quello americano.
Anche se il titolo originale del film non richiamava espressamente il potere della carta stampata, senza dubbio il riferimento era al genere di  influenza che l'editoria può ottenere nei confronti della società. Quarto potere è quello che viene, per estensione, dietro la tripartizione classica dei poteri dello Stato: legislativo, esecutivo e giudiziario. Ora, senza pretendere per questo genere di attività umana (il giornalismo) lo status di potere vero e proprio è sufficiente però annettergli il ruolo di cane da guardia della democrazia, nel senso di agire da controllore degli altri tre poteri, di fare da mediatore tra istituzioni e opinione pubblica, senza lasciare che i cittadini ascoltino solo la voce istituzionale, che alle volte può essere edulcorata.
Fatta questa veloce premessa, e posto come condizione essenziale che sono gli oggetti stessi da controllare che hanno bisogno di essere controllati, perchè il potere ammalia e sconvolge i buoni sentimenti, ci si aspetta come minimo che questi cosiddetti mastini della democrazia, questi segugi dell'inciucio, questi scopritori di magagne siano, come minimo, onesti nei confronti di coloro che rappresentano il punto di riferimento del loro operare, i cittadini-lettori, perchè la verità è un bene in se stessa.

sabato 28 aprile 2012

Il Festival Internazionale del Giornalismo

Perugia, in questi giorni, è la città più coperta del mondo. Infatti dal 25 al 29 aprile si tiene la VI edizione del Festival Internazionale del Giornalismo. Ci sono tutti.
Concita de Gregorio che parla dell'influenza del giornalismo in politica, Luca Conti di editoria digitale ed ebook, Tasini e la malattia dell' Huffington Post (lavorare gratis), poi ci sono Roberto Saviano, Al Gore, il direttore di Repubblica Ezio Mauro, (video intervista qui sotto), i vincitori dei premi Eretici digitali, Twitter e il giornalismo  insomma, a Perugia c'è la Stampa, la libera stampa, che si interroga e si risponde su tutto lo scibile dell'informazione e della società, politica inclusa (chiedo venia a chi non ho citato). Passando per ebusiness, ebook, epoliticy, etutto. D'altronde la stampa è il contraltare del potere, è bene mantenerla viva e vegeta, soprattutto finchè dura questo tipo di potere politico.

Per seguire l'evento, oltre andarci di persona, c'è il sito con
web tv
web radio 
web magazine





domenica 26 febbraio 2012

Tutti i tweet della stampa: i giornalisti e le testate su Twitter

imagesource profiloblogger.it
Se siete fanatici di Twitter, il social network che ha recentemente raggiunto i 500 milioni di utenti e, contemporaneamente, insaziabili divoratori di notizie, ecco un sito che fa per voi: Stampa Tweet strumento utile, come dichiarano nel progetto i creatori,
per chi vuole monitorare cosa “twittano” i giornalisti italiani e le principali testate. Il sito prevede una divisione dei giornalisti in varie categorie, in modo da evidenziare il mezzo per cui lavorano o la testata di cui sono dipendenti (o con cui collaborano principalmente). Attualmente il sito conta 435 giornalisti monitorati.

sabato 5 novembre 2011

I politici e la stampa: "No grazie, la stampa mi rende nervoso"

Repubblica (uno dei media incriminati) presenta questo interessante documento filmato dei rapporti della politica, segnatamente quella di governo, con la stampa, vista come un fastidio e mal tollerata. Una battuta di Tremonti su affermazioni di La Russa chiarisce il pensiero: "I giornalisti devono stare al loro...ruolo..." dice La Russa e Tremonti risponde, con una battuta che però riassume un desiderio (non so se suo) "...in ginocchio".
Dal turpiloquio di Bossi ai pestoni di La Russa alle videocamere spaccate da Stracquadanio, la nostra classe politica, mal sopporta il morso della stampa: non sarà tutto oro quello presente sulla stampa, ma quale regime democratico può farne a meno?


lunedì 15 novembre 2010

Il finanziamento pubblico alla stampa: giusto o sbagliato?

fonte Nielsen Media tratta dal Giornalaio
Anche quest'anno, nel bene o nel male, è arrivato il finanziamento pubblico alla carta stampata. Non riesco a decidere se è una cosa giusta o ingiusta. 
180 sono i milioni di euro che secondo Il Fatto Quotidiano (che non riceve finanziamenti, precisa) la Finanziaria ha destinato all'editoria, con una pioggia di euro che investe un po' tutti.
Per esempio l'Avanti, che a quanto dice Il Fatto sembra vendere 3500 copie al giorno e beneficia di 2,5 milioni giusti giusti quelli che servono a coprire il disavanzo.
Oppure Il Manifesto, che riceve 4 milioni anche se a fronte di un disavanzo di 19, o il Secolo XIX, che vende 1.800 copie ed è in perdita di 1 milione, o ancora Il Roma, con debiti per 7,5 milioni e aiuti per 2,5.
Insomma, chi più chi meno, tutti sembrano beneficiare degli aiuti di Stato: ma è giusto?
Una libera stampa è un requisito fondamentale per uno Stato che vuole definirsi democratico, su questo non ci sono dubbi. Anche la varietà di editori è un fattore importante per non rischiare un monopolio di pensieri e opinioni. Però c'è anche il legittimo sospetto che molti giornali o giornalini di partito, che non legge nessuno, nemmeno gli iscritti, sfruttino la situazione per fare cassetta, per mettere su un'attività e guadagnare qualcosa con i finanziamenti pubblici, tanto paga Pantalone.
E' una cosa ben diversa la difesa della stampa dal finanziamento indiscriminato di ogni testata, anche quelle di partito, anche le più microscopiche. Del resto, è anche difficile scegliere tra un giornale famoso e un piccolo quotidiano della provincia: a chi dare i soldi?
Scelta non semplice. In prima istanza sarei per non darli a nessuno, tanto per non creare ingiustizie, e semmai intervenire in maniera indiretta per favorire quelle testate che si trovano in difficoltà. Ma anche così, per non fare torto a nessuno, bisognerebbe estendere gli aiuti indiretti a tutta la categoria. Per aiuti indiretti penso a tutti quegli interventi nei quali non  è previsto un impegno  finanziario in moneta sonante ma che riguarda aspetti della gestione economica delle imprese: riduzione di oneri, facilitazioni alla diffusione e così via.
Non ultima, tra le ipotesi da considerare, anche una perequazione pubblicitaria con il competitor per eccellenza, la televisione, nel senso di fissare un tetto alla raccolta pubblicitaria televisiva rispetto alla carta stampata. Anche se questa manovra favorirebbe solo le testate più famose,  quelle più appetibili per gli sponsor, pure solleverebbe lo Stato da un impegno oneroso.

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