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giovedì 20 gennaio 2011

Memoria e specificità. Come decadono i nostri ricordi

Ovvero: della variabilità tra decadimento mnemonico spaziale e affettivo.

memoria
Il ricordo affettivo è più facile da memorizzare di quello ricostruttivo.
Vi ricordate cose della vostra infanzia? E cosa ricordate di più, facce e ambienti oppure i sentimenti che vi erano associati? 
Immagino che la memoria legata allo spazio, quella cioè coinvolta nella ricostruzione spaziale (volti, forme, oggetti, ambienti e così via) decada molto più velocemente di quella legata agli affetti che quelle ricostruzioni portano con sè. Ci ricordiamo che volevamo bene a nostra nonna anche se non ci ricordiamo più molto com'era fatta, oppure se non riusciamo a ricostruire perfettamente gli episodi che ci hanno visto partecipi.
In realtà vorrei fare una distinzione: la memoria positiva, quella che coinvolge cioè affetti positivi, piacevoli è più dettagliata di quella negativa, che coinvolge cioè affetti negativi, paura, dispiacere, disprezzo e così via. 
Ritengo che l'emozione positiva sia maggiormente rappresentava da movimenti di avvicinamento/attrazione, e questo per banali motivi filogenetici -ci dobbiamo avvicinare alle cose che ci piacciono, dobbiamo interagirci-, mentre l'emozione negativa sia più rappresentata da movimenti di allontanamento/evitamento -tipicamente, da una situazione spiacevole dobbiamo scappare o la dobbiamo evitare-.

Fare una scelta.
scelta
La scelta o la decisione di avvicinarci a qualcuno/qualcosa  comporta, per buona parte degli animali, più rischi della decisione di allontanarsi/evitare. Questo fatto potrebbe spiegare perchè avvicinarsi richieda una maggiore precisione ricostruttiva: in pratica, dobbiamo essere sicuri a cosa ci avviciniamo. E' importante distinguere accuratamente il qualcuno o qualcosa cui avvicinarsi o da lasciare che si avvicini a noi, per questo è fondamentale saperlo riconoscere bene, e per riconoscerlo bene dobbiamo averne una rappresentazione dettagliata.
Ora, noi nelle nostre società moderne non siamo più abituati, per fortuna, al timore di essere aggrediti ad ogni angolo, tranne forse di notte in alcune zone delle grandi città (o anche in quelle medio-piccole, a leggere certa cronaca). Comunque, il buio è un elemento importante per agire l'aggressività e la violenza perchè impedisce in parte quel famoso riconoscimento dettagliato di cui parlavamo (per il semplice fatto che c'è poca luce). E infatti abbiamo certamente più paura a camminare in una strada solitaria di notte che di giorno, perchè di notte i nostri sensi (la vista) sono meno acuti.
Questa esigenza di un elevato controllo è perfettamente comprensibile da questo punto di vista: le persone di cui ci fidiamo sono quelle dalle quali non ci aspettiamo il male (purtroppo non è sempre vero), verso le quali abbassiamo le difese e alle quali concediamo vantaggi e prerogative che non concederemmo mai a un estraneo. Per questo motivo dobbiamo essere più che sicuri che la persona che crediamo di riconoscere sia effettivamente lei. Per farlo non c'è altra via che una estrema precisione percettiva, una ricostruzione dettagliata che non induca in errore. A questa dettagliata ricostruzione percettiva  è poi associata un'adeguata quantità affettiva, che serve a mantenere stabili e in memoria i circuiti necessari al riconoscimento. E' per questo motivo che i ricordi piacevoli sono piuttosto selettivi. Anche se la memoria percettiva (a volte la definisco spaziale, o ricostruttiva, ma è sempre la stessa cosa) decade noi siamo in grado di associare la giusta competenza affettiva a un ricordo, con l'accortezza che se è un ricordo positivo sarà piuttosto specifico, analitico, mentre se è negativo sarà più generico ovvero sintetico.

Analisi e sintesi.
babbage fonte pkirs.utep.edu
Avete mai fatto caso che quando si tratta di esperienze negative tendiamo a generalizzare? E' nozione comune che se, per esempio, un nero violenta una donna, allora tutti i neri sono pericolosi violentatori. Se si scopre che un politico prendeva bustarelle allora tutti gli uomini politici sono corrotti (esempio sbagliato?) oppure se un pitbull morde qualcuno allora tutti i cani tipo pitbull sono pericolosi, oppure se un medico sbaglia la diagnosi allora tutti i medici sono pressapochisti oppure ancora se il/la tuo/a partner ti lascia allora tutti gli uomini/donne sono delle carogne.
Anche questo è un fatto comprensibile, se lo si giudica dal punto di vista filogenetico. Infatti, l'aspetto essenziale delle emozioni negative è questo: fornire il minimo di informazioni nel più breve tempo possibile per poter agire, cioè allontanarsi, evitare o, in ultima istanza, attaccare.
La definisco: fare una sintesi. Le informazioni da raccogliere sono forzatamente poche, sia a causa  della distanza da cui devono essere prese che del breve lasso di tempo in cui bisogna prenderle.  Per questo non si può stare tanto a sottilizzare. Occorre fissarsi su alcuni aspetti macroscopici e decidere velocemente in base a quelli: meglio uno sgarbo a un amico che ucciso da un nemico. Per poter decidere alla svelta servono condizioni percettive perfette, altrimenti si abbassa la soglia di attivazione. Facciamo un esempio: siete appena entrati nel garage interrato del vostro condominio. Scendete dalla macchina e vi avviate alle scale quando si spegne la luce. Contemporaneamente sentite qualcuno ansimare. Ebbene? Vi sono tutte le condizioni adatte: scarsità percettiva, che è una situazione già da sola in grado di metterci in allarme, in più quel poco che si percepisce (l'ansimare) è estremamente ambiguo (potrebbe appartenere a un anziano che sta salendo faticosamente le scale oppure a un  maniaco). La situazione è potenzialmente negativa perchè uno dovrebbe fermarsi ad esaminare la statistica dei casi in cui qualcuno è aggredito nottetempo nel garage interrato, che magari è molto bassa, il che dovrebbe far propendere, razionalmente, per l'ipotesi dell'anziano, ma noi non agiamo quasi mai razionalmente perciò abbiamo paura. Il provare paura , anche se poi si risolve solo con uno spavento, non elimina l'auto-rafforzamento associato alla situazione perchè le due coscienze operano a livelli diversi: mentre con la coscienza verbale comprendiamo di essere stati stupidi, che era una cosa da nulla, con la coscienza animale noi abbiamo la sensazione di essere scampati dal pericolo solo perchè ci siamo allontanati, oppure perchè abbiamo recitato un mantra o perchè abbiamo urlato, cose di questo genere insomma. In pratica, siamo leggermente schizofrenici. Coscienza primaria (animale) e coscienza secondaria (verbale) sono come due circuiti paralleli e separati: ognuno corre nel proprio circuito e nulla sa dell'altro.
In realtà, questo è vero solo in un senso. La coscienza secondaria (verbale) riesce a osservare entrambe, ma il suo controllo sull'emozione e sul movimento (che insieme fanno la decisione) è limitato, e credo che ognuno di voi abbia una propria casistica personale, di episodi in cui l'emotività abbia avuto la meglio sulla razionalità.
L'inverso accade per le emozioni positive. Essendo, in questo caso, che dobbiamo fare una scelta per avvicinare qualcosa/qualcuno, allo scopo di trarne un piacere, dobbiamo essere più che di sicuri di chi o cosa ci troviamo di fronte. Si consideri, per esempio, che già nel semplice ingurgitare il cibo, noi sfruttiamo almeno due sensi, per non dire tre: gusto e olfatto e spesso anche la vista. Molti animali cercano conferma dall'olfatto oltre che dalla vista prima di mangiare qualcosa e chiaramente anche dal gusto e dal tatto (il mio cane individuava regolarmente una pastiglia di medicinale in mezzo alle crocchette e la sputava, anche se erano molto simili per forma e consistenza).
Diremo allora che nel caso delle emozioni negative noi ci facciamo convincere molto più velocemente, ci bastano pochi indizi per decidere e, molto più facilmente, allo scopo di non subire conseguenze spiacevoli, siamo portati a generalizzare, a operare una sintesi e decidere. Diversamente nel caso delle emozioni positive. Qui dobbiamo accertarci bene di chi ci troviamo di fronte, dobbiamo analizzarlo, prima di abbassare le difese.



Materialismo e idealismo.
marx fonte comix.it
Però, per tornare alle parole iniziali, anche se non ci ricordiamo più molto com'era nostra nonna ricordiamo che le volevamo bene. Ma solo a nostra nonna, non a tutte le nonne. Mentre, se una bambina o un bambino subiscono una violenza da piccoli, possono sviluppare una paura nei confronti di tutti i rappresentanti la categoria  del loro violentatore.
Il ricordo positivo, anche se decade dal punto di vista ricostruttivo, è sempre più specifico di quello negativo. Ha bisogno di un riferimento preciso al quale attaccarsi, mentre il ricordo negativo ragiona per categorie, includendo spesso anche chi non c'entra niente.
Una possibile conseguenza di tutto ciò potrebbe essere questa: non possiamo dire di provare un'emozione se non troviamo un soggetto o un oggetto su cui deporla. Un'emozione senza riferimento non sappiamo nemmeno che emozione sia. Però capita a volte di dimenticarsi facce, situazioni, ambienti. Che succede, allora? L'emozione negativa si generalizza ancora di più. Nel nostro ricordo fatti, volti e situazioni si mescolano con il risultato di fare un corpo unico da associare al ricordo negativo. L'emozione positiva, dal canto suo, ha bisogno di maggiore precisione: che accade, dunque, se la si perde? Secondo me il ricordo positivo si idealizza. La perdita di riferimenti fisici e situazionali potrebbe portare alla perdita dell'emozione positiva associata. Siccome spesso questa emozione è troppo forte per perdersi, e dato che l'emozione positiva ha pur sempre bisogno di più riferimenti di quella negativa, ecco che interviene un processo di distacco dalla realtà materiale: l'idealizzazione. In questo modo si eliminano parte delle richieste di riferimento fisico senza compromettere l'integrità totale del ricordo, già deteriorato, come detto, sul versante ricostruttivo.

mercoledì 27 ottobre 2010

Cambiare carattere aiuta a ricordare?

In anticipo sulla seconda parte del post Fisica dell'apprendimento pubblico questa notizia letta sul Corriere che a sua volta la trae da un articolo sulle News della BBC.
Il tema riguarda la memorizzazione o l'apprendimento di un testo scritto: in sostanza, affermano questi ricercatori nel loro lavoro in pubblicazione su Cognition, diminuire la leggibilità del font con cui è scritto un testo aumenta la capacità di ricordare quanto letto, a una distanza di tempo variabile. L'aumento medio dell'efficacia è valutato dagli autori in un 14% circa sul gruppo di controllo. La prova consiste in questo: si preparano sette brevi descrizioni di tre tipi di alieno, completamente inventati per ridurre al minimo la possibilità di sfruttare ricordi di altre letture, e li si sottopone ai volontari, scritti con due diversi tipi di font, un classico Arial in colore nero e un meno leggibile Comic Sans con un nero al 75%.
Arial è la parte sopra in nero
Comic Sans quella sotto in grigio
(Fonte Princeton University)
Il risultato è quello detto: un 14% in più ricordano meglio le descrizioni realizzate con il font Comic Sans.
Un'ipotesi probabile, che fanno anche gli autori, riguarda la probabilità di soffermarsi di più nel leggere un testo meno fluente, quella che gli autori chiamano disfluenza del testo, e che sarebbe "un senso di difficoltà soggettivo  associato a un compito mentale" come dice un co-autore dello studio, Daniel Oppenheimer.
Questa difficoltà consentirebbe di sostare maggiormente sul compito e quindi di imprimerselo meglio. Se ci si pensa è piuttosto naturale, ed è un fenomeno osservabile anche in altri contesti: per esempio, chi non ricorda cosa stava facendo l'11 settembre al momento di ricevere la notizia dell'attentato, pure se non ha rilevanza alcuna con i fatti? Questo è dovuto al fatto che un evento dalla elevata intensità emotiva coinvolge nella propria attivazione ogni altro evento contemporaneo, permettendo anche a quest'ultimo di fissarsi nella memoria.
In più, mi viene da pensare anche alla tecnica della lettura veloce e al fatto se sia in grado di formare conoscenza, di consentire il ricordo, o non sia una mera tecnica esecutoria che però non influenza la memorizzazione.
Inoltre, così come nota giustamente Wiliam Dylan "non è necessario stampare male le cose ma rendere più ragionate le letture", cosa che mi sento di condividere in pieno.

lunedì 25 ottobre 2010

La memoria e l'emozione


(fonte ScienceBlogs)
Ora, a me non piace insistere sul versante più filosofico della ricerca sul funzionamento della mente senza cercare validi appigli sul versante neurobiologico, senza cioè testare e verificare gli assunti nel loro proprio accadere nel mondo fisico.
A questo scopo occorre precisare un aspetto essenziale: la memoria è un facsimile di un’emozione. Allegato alla memoria non c’è solo il ricordo, piacevole o spiacevole che sia, c’è anche la ricostruzione di un mondo. Nel ricordare quel mondo noi, in definitiva, non sembriamo proprio ricreare un mondo immaginario, quello stesso mondo immaginario di cui avevamo parlato prima, nel quale l’Io immaginario vive le sue avventure di sogno? La memoria ha anche un’altra caratteristica, e cioè che sembra maggiormente conformata dal punto di vista emotivo che da quello visuo-spaziale. Cioè, non che non lo sia dal punto di vista visuo-spaziale, ma facilmente si può cadere nelle stereotipo. Infatti, per ricordarsi di un pericolo legato a un predatore, non è necessario riconoscere personalmente quel predatore che ha creato il ricordo ma basta riconoscere ogni esemplare che appartiene a quel gruppo. In fondo anche l’emozione così fa, separa in maniera grossolana tutti gli aspetti di un’esperienza specifica e complessa.
Torniamo alla memoria. Nel ricordo noi prendiamo decisioni? Non credo. Anzi, è proprio vero il contrario: il ricordo lenisce o brucia  a seconda che siano state possibili le decisioni o no. Il ricordo è il mondo immaginario più vicino alla realtà, in cui noi siamo una terza persona. Si noti che, in definitiva, l’aspetto discriminante che propongo tra mondo reale e mondo immaginario è banalmente questo: nel mondo reale noi dobbiamo e possiamo prendere decisioni, in quello immaginario non possiamo.
Il ricordo dunque è un’eccezione. Nel ricordo noi siamo una terza persona. Per quanto riguarda la ricostruzione visuo-spaziale, ci vediamo agire. Però, per quanto riguarda la ricostruzione emotiva? Come detto, la ricostruzione emotiva è piuttosto grossolana. Non riesce a distinguere le componenti fini di un evento. Tende a raggruppare per insiemi piuttosto eterogenei e quasi, in definitiva, finisce con il risolvere le questioni con un bianco o nero o giù di lì.
Ecco che allora nel ricordo ancora intenso la ricostruzione emotiva fallisce la distinzione tra mondo immaginario (ricordo) e mondo reale (luogo nel quale avviene il ricordare). Le sembra di vivere il ricordo in prima persona. Le sembra?
Ma, può l’emozione vivere qualcosa come in terza persona? Pensiamo per un momento a cosa serve l’emozione. Perché gli organismi animali sono dotati di un meccanismo del genere?

mercoledì 21 aprile 2010

Raggiunto il massimo? la memoria e i suoi limiti

Dice che Chao Lu riesce a ricordare 67.890 cifre del pi greco, suppongo 3 escluso, e che  impiega circa 1000 ore per ricordare 40.000 cifre. Il giornalista si lancia in una previsione azzardata e dice che se uno comincia a 20 anni e ricorda per 12 ore al giorno (tutti i santi giorni) a 70 avrà memorizzato 8.760.000 cifre (sempre se sopravvive).
Sembra che i grandi mnemonisti usino associare gruppi di circa 4 cifre a un'immagine, tipo un volto, un oggetto e così costruiscono questo album fotografico, una storia fatta di immagini alle quali sono associati i numeri.
Si sarà raggiunta la massima capacità mnemonica umana?
A questo riguardo, l'articolista, cita un lavoro di  Thomas Landauer (dei Bell Communications Research) del 1986, il quale avrebbe stimato questa capacità della memoria umana in 125 Megabytes, dice l'equivalente di 100 Moby Dick (balene escluse).

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