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sabato 15 settembre 2012

Il risvolto della medaglia della primavera araba: gli attacchi alle ambasciate?

Molti di coloro che osservano gli eventi nel vicino Medio oriente rimangono stupiti dagli ultimi episodi di violenza. Sembrava che i recenti avvenimenti di quella che viene chiamata la primavera araba, che nel giro di poco tempo ha spazzato via regimi che resistevano da decenni, portasse finalmente la democrazia in quei paesi. Ma c'era anche chi era preoccupato su quelli che potevano essere i sostituti dei dittatori spodestati.
Con la scusa di un filmato blasfemo sulla vita di Maometto si sta scatenando un attacco forsennato alle ambasciate occidentali che, onestamente, poco ha della protesta spontanea. L'idea che circola è che gli attentati costati la vita a quattro diplomatici statunitensi e le molte manifestazioni contro le ambasciate con altri morti non siano propriamente spontanee.
L'importanza del misterioso film che prende in giro Maometto (film che forse neanche esiste), la concomitanza con l'anniversario dell'11 settembre, la premeditazione delle proteste, la partecipazione alle stesse di nostalgici di Gheddafi o di jihadisti vicini ad al Qaida - di cui il giorno prima il capo Ayman al Zawahiri aveva confermato l'eliminazione del numero 2, un libico, ad opera degli Usa - al momento sono delle incognite. Alcune di queste incognite possono essere estese alle manifestazioni anti-americane e anti-occidentali in altri paesi arabi, Egitto, Yemen e Sudan in particolare.[Limes, Le conseguenze internazionali dell’assalto alle ambasciate]

sabato 23 giugno 2012

The blood of Syria, il sangue della Siria, un reportage fotografico

Un video di fotografie e suoni, del fotografo Alessio Romenzi, sull'insanguinata primavera araba della Siria, una primavera destinata a durare a lungo. Su Internazionale.it, dal quale ho tratto il video, ricordano che Romenzi è entrato in maniera illegale in Siria, rischiando la sua vita, per testimoniare ciò che avviene in quel paese. Gli scontri, le rappresaglie governative, i bombardamenti, le torture, i morti innocenti. Il tragico esperimento continua...


domenica 17 giugno 2012

"Esperimento" Siria: il non-interventismo fa più morti dell'interventismo?

E' chiaro che non c'è la riprova. L'unico confronto che si può fare è con la Libia. Altra situazione, altri territori, altri militari, dunque realtà non sovrapponibili  però, qualche paragone lo si può fare. E' il macabro o tragico "esperimento" di cui avevo iniziato a parlare qui.
A suo tempo, contro l'intervento delle forze di coalizione in Libia se ne dissero di tutti i colori. Ecco alcuni esempi, tra i tantissimi che vi furono, di ferma opposizione all'intervento armato:

Si disse che l'intervento della coalizione in favore delle forze ribelli fosse stato promosso perchè ad alcune grandi potenze interessava il petrolio. E' altresì noto che alcuni elementi pragmatici, che potremmo chiamare business, sono molto più in grado di promuovere un intervento di altri elementi meno pragmatici, che chiameremo questioni di principio. Ma, al di là del fattore motivante, ci interessa sapere, o almeno a me interessa sapere, se l'intervento esterno limita il numero delle vittime o no.
Da qui l'eccezionalità degli accadimenti quasi contemporanei: la primavera araba ha investito tutto il medio oriente; in alcuni casi le cose si sono risolte spontaneamente (ma poi si sono complicate di nuovo, vedi Egitto), oppure si sono risolte con l'aiuto esterno, vedi Libia, oppure sono ancora in corso, vedi Siria.

sabato 25 febbraio 2012

Siria: fermiamo il massacro. Confronto delle vittime tra Libia e Siria

imagecredit bighaber.com
Può sembrare una inutile e macabra contabilità quella di verificare il numero delle vittime in una guerra civile  o in un conflitto, ma a volte non lo è. 
In altre occasioni mi ero chiesto se i tanto spesso vituperati interventi delle forze ONU per risolvere un conflitto fossero auspicabili o deleteri. Un esempio, purtroppo, l'abbiamo davanti agli occhi: Libia e Siria sono (o sono stati) due tragici esperimenti in corso. In Libia, le forze di coalizione hanno portato alla risoluzione del conflitto, anche se dopo aspri combattimenti e un numero elevato di vittime (circa 20.000, ne parlo qui su fonte Telegraph); in Siria invece, l'assenza di intervento armato esterno ha lasciato le popolazioni civili alla mercé delle forze governative. Qual è il risultato? Circa 9.000 vittime, secondo en.wikipedia che riporta fonti siriane e un numero variabile tra 3.900 e 8.500 secondo alcune fonti internazionali (7000 per l'ONU) e siriane, sempre su en.wikipedia.
Per completare l'opera, aggiungo che vi sono stati almeno 15.000 feriti e circa 100.000 persone arrestate, sempre secondo la stessa fonte, a tutto il 23 febbraio di quest'anno.
Infine, ricordo che la sollevazione popolare in Siria è iniziata nel gennaio 2011 e che ancora non è dato intravedere una soluzione del conflitto. Certo, alla macabra contabilità dei morti, il non intervento armato dell'ONU in Siria sembra aver  prodotto meno vittime rispetto a quanto accaduto in Libia (con tutta la cautela possibile di queste stime); c'è però da considerare che  non è visibile una risoluzione del conflitto a breve,  su quali basi avverrà e perciò non è dato sapere quante vittime ancora ci saranno.

domenica 1 gennaio 2012

Quanto sei stato rivoluzionario nel 2011? Un test

Il Guardian offre questo test (in inglese) su quanto siamo stati rivoluzionari durante il 2011, anno di grandi proteste e lotte per le libertà civili, dalla primavera araba al grande movimento degli indignati. Io sono risultato un Uprising star, un astro (nascente) delle rivolte,  mancava poco ed ero un Che Guevera reincarnato. E voi?

imagecredit the guardian
Cominciate (cliccare sull'immagine).

imagecredit the guardian

venerdì 16 dicembre 2011

Siria: apertura della Russia per la fine del conflitto

La Russia, che in ottobre aveva posto il veto al piano europeo per la Siria, rivede leggermente le sue posizioni e auspica la fine del conflitto e l'adozione delle riforme da parte del governo di Damasco, attraverso un maggiore intervento della Lega araba.  Intanto, ancora non si riesce a capire se sia meglio (per le popolazioni) l'intervento di forze di coalizione, come in Libia, o la sola pressione diplomatica come in Siria.

Siria: proposta russa all'Onu per la fine delle... di euronews-it

lunedì 22 agosto 2011

I ribelli libici controllano quasi tutta Tripoli: una mappa della città

Questa è la mappa di Tripoli pubblicata da Repubblica, quasi tutta controllata dai ribelli (a quanto dicono). Solo la parte in verde, dove c'è il bunker di Gheddafi, è controllata dalle truppe lealiste. Sono in atto combattimenti.
Se quella che è ormai una conseguenza logica dello sviluppo della situazione attuale si materializzerà, anticipo una domanda che farò e mi farò in seguito: c'entra qualcosa l'intervento della coalizione in questo rapido e positivo (per gli insorti) sviluppo della situazione? Questo per confrontarla con la situazione siriana, in cui il presidente dittatore Bashar-al-Asad ha solo promesso per ora, entro in marzo 2012, sia le elezioni amministrative che quelle politiche, ma chissà quanto regolari, se non interverranno osservatori Onu.


Tripoli conquistata? Diretta tv con AlJazeera

E' forse la fine del regime di Gheddafi?

sabato 20 agosto 2011

Libia e Siria. Tra interventismo ed embargo, due realtà a confronto

C'è un tragico esperimento politico in atto tra due realtà drammatiche dei nostri tempi: Libia e Siria. La primavera araba, questo fenomeno (quasi) spontaneo e casuale che ha percorso tutto il Maghreb come una ventata di libertà ha prodotto due reazioni diverse da parte della comunità internazionale: intervento armato sotto egida Onu in Libia e semplice lavorio diplomatico, eventualmente associato all'embargo, in Siria. La differenza tra questi due atteggiamenti si chiama Russia. In un caso (Libia) non ha posto il veto, nell'altro (Siria) si.
In un articolo precedente ipotizzavo che questo fosse una specie di tragico esperimento per provare a dirimere un'annosa questione, se cioè un intervento armato esterno in caso di guerra civile, esitasse in una risoluzione più veloce del conflitto e/o in un numero inferiore di vittime. Utilizzando dati non ufficiali ma forniti da inviati e organizzazioni varie presenti sul posto ho provato a verificare  quale dei due atteggiamenti fosse da preferire, nell'ottica sopra specificata, e cioè di ridurre sia la durata che le vittime di un conflitto. Ecco i sommari risultati.

credit bbc.co.uk
Libia.
Il 15 febbraio 2011 scoppiano le prime proteste pacifiche in Libia alle quali però il leader libico Muammar Gheddafi risponde facendo intervenire le forze armate. Questo risposta dà inizio a una vera e propria sollevazione popolare che porta alla creazione di un governo transitorio, il National Transitional Council (NTC), a Benghasi. Il 19 marzo, su risoluzione dell'Onu, le forze alleate entrano nel conflitto a fianco dei rivoltosi. La battaglia continua ancora.
Vittime: in totale si stima che ci siano state dall'inizio del conflitto ad oggi (20 agosto 2011), considerando entrambi gli schieramenti (tra oppositori e fedeli al regime, civili inclusi), circa 20 mila vittime (fonte The Telegraph su conferenza stampa di un membro del NTC). E' disponibile un altro elenco da fonti varie il cui totale è però inferiore:
  • dai 2800 ai 3500 morti tra gli oppositori
  • dai 1500 ai 3100 dispersi tra gli oppositori 
  • più di 1000 feriti sempre tra gli oppositori
  • dai 1500 ai 1800 morti tra i soldati fedeli al regime [1]


credit dailymail.co.uk
Siria.
Anche qui, sulla scia di quanto stava avvenendo in Tunisia ed  Egitto, il 26 gennaio 2011 iniziano le prime manifestazioni contro il governo, sfociate in una rivolta il 15 marzo. Solo che in questo caso la rivolta ha mantenuto sempre le caratteristiche di una protesta popolare più che di un vero e proprio conflitto armato da guerra civile. Infatti, l'uso delle armi si è avuto quasi esclusivamente da parte delle forze governative e da parte dell'opposizione opportunistica di alcune forze islamiche.
Vittime. 

  • da 1800 a 2200 civili morti 
  • da 400 a 500 forze di sicurezza (governative) uccise
  • migliaia di dimostranti feriti
  • da 1300 a 1800 forze di sicurezza ferite
  • più di 12.500 persone arrestate [2]
 Il macabro confronto deve però tenere conto di questo fatto: in Siria, la maggior parte dei civili che protesta è disarmato, infatti il numero di morti tra le forze di sicurezza viene imputato per lo più a formazioni islamiche e ad alcune frazioni armate dei rivoltosi. 


Certo, una semplice conta dei morti, pur utilizzando le stime più basse, sembra assegnare al conflitto libico la maggior quantità di vittime. Forse si deve anche al fatto di come si è sviluppato il conflitto nei due paesi: più come guerra civile in Libia, con la conquista di alcune città e zone di influenza, più come mera protesta popolare in Siria. Ragionando in questi termini appare quindi ben più brutale la situazione in Siria, anche per la disparità di vittime tra manifestanti e forze governative. Non è dunque semplice stabilire se sia desiderabile o meno un intervento armato esterno durante il corso di un conflitto interno. E questo non è certo un bene.

Una cronologia interattiva di ottimo livello riguardante tutta la primavera araba è quella fornita dal Guardian.





 Fonti
[1] 2011 Libyan civil war
[2] 2011 Syrian uprising

sabato 16 luglio 2011

Inside Syria: un documentario

Alexander Christie-Miller è l'autore di questo reportage dall'inferno siriano, uno degli ultimi paesi attraversati dalla primavera araba dal quale, similmente a quello che succede in un buco nero, nessuna informazione esce. E' quindi drammaticamente importante questo reportage che, nello specifico, riguarda l'assedio di  Jisr al Shughour e l'esodo di migliaia di siriani al confine con la Turchia. Il documentario è su quei luoghi, su quell'esodo. Via Internazionale.




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