Il Governatore della Bce Draghi al Parlamento Europeo, alla Commissione Affari Economici, per parlare del ruolo della Bce nel fondo salva Stati. Dal Corriere. Clicca sull'immagine
Visualizzazione post con etichetta Draghi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Draghi. Mostra tutti i post
lunedì 19 dicembre 2011
mercoledì 26 ottobre 2011
Ma quali sono queste famose Riforme Strutturali che Bce ed Europa ci chiedono? Dalla "Lettera di Draghi e Trichet a Berlusconi"
![]() |
| imagecredit ecb |
Francoforte 5 Agosto 2011
Caro Primo Ministro,
Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea il 4 Agosto ha discusso la situazione nei mercati dei titoli di Stato italiani. Il Consiglio direttivo ritiene che sia necessaria un’azione pressante da parte delle autorità italiane per ristabilire la fiducia degli investitori.Il vertice dei capi di Stato e di governo dell’area-euro del 21 luglio 2011 ha concluso che «tutti i Paesi dell’euro riaffermano solennemente la loro determinazione inflessibile a onorare in pieno la loro individuale firma sovrana e tutti i loro impegni per condizioni di bilancio sostenibili e per le riforme strutturali». Il Consiglio direttivo ritiene che l’Italia debba con urgenza rafforzare la reputazione della sua firma sovrana e il suo impegno alla sostenibilità di bilancio e alle riforme strutturali. Il Governo italiano ha deciso di mirare al pareggio di bilancio nel 2014 e, a questo scopo, ha di recente introdotto un pacchetto di misure.Sono passi importanti, ma non sufficienti.Nell’attuale situazione, riteniamo essenziali le seguenti misure:1.Vediamo l’esigenza di misure significative per accrescere il potenziale di crescita. Alcune decisioni recenti prese dal Governo si muovono in questa direzione; altre misure sono in discussione con le parti sociali. Tuttavia, occorre fare di più ed è cruciale muovere in questa direzione con decisione. Le sfide principali sono l’aumento della concorrenza, particolarmente nei servizi, il miglioramento della qualità dei servizi pubblici e il ridisegno di sistemi regolatori e fiscali che siano più adatti a sostenere la competitività delle imprese e l’efficienza del mercato del lavoro.a) È necessaria una complessiva, radicale e credibile strategia di riforme, inclusa la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali e dei servizi professionali. Questo dovrebbe applicarsi in particolare alla fornitura di servizi locali attraverso privatizzazioni su larga scala.b) C’è anche l’esigenza di riformare ulteriormente il sistema di contrattazione salariale collettiva, permettendo accordi al livello d’impresa in modo da ritagliare i salari e le condizioni di lavoro alle esigenze specifiche delle aziende e rendendo questi accordi più rilevanti rispetto ad altri livelli di negoziazione. L’accordo del 28 Giugno tra le principali sigle sindacali e le associazioni industriali si muove in questa direzione.c) Dovrebbe essere adottata una accurata revisione delle norme che regolano l’assunzione e il licenziamento dei dipendenti, stabilendo un sistema di assicurazione dalla disoccupazione e un insieme di politiche attive per il mercato del lavoro che siano in grado di facilitare la riallocazione delle risorse verso le aziende e verso i settori più competitivi.2.Il Governo ha l’esigenza di assumere misure immediate e decise per assicurare la sostenibilità delle finanze pubbliche.a) Ulteriori misure di correzione del bilancio sono necessarie.Riteniamo essenziale per le autorità italiane di anticipare di almeno un anno il calendario di entrata in vigore delle misure adottate nel pacchetto del luglio 2011. L’obiettivo dovrebbe essere un deficit migliore di quanto previsto fin qui nel 2011, un fabbisogno netto dell’1% nel 2012 e un bilancio in pareggio nel 2013, principalmente attraverso tagli di spesa. È possibile intervenire ulteriormente nel sistema pensionistico, rendendo più rigorosi i criteri di idoneità per le pensioni di anzianità e riportando l’età del ritiro delle donne nel settore privato rapidamente in linea con quella stabilita per il settore pubblico, così ottenendo dei risparmi già nel 2012. Inoltre, il Governo dovrebbe valutare una riduzione significativa dei costi del pubblico impiego, rafforzando le regole per il turnover (il ricambio, ndr) e, se necessario, riducendo gli stipendi.b) Andrebbe introdotta una clausola di riduzione automatica del deficit che specifichi che qualunque scostamento dagli obiettivi di deficit sarà compensato automaticamente con tagli orizzontali sulle spese discrezionali.c) Andrebbero messi sotto stretto controllo l’assunzione di indebitamento, anche commerciale, e le spese delle autorità regionali e locali, in linea con i principi della riforma in corso delle relazioni fiscali fra i vari livelli di governo.Vista la gravità dell’attuale situazione sui mercati finanziari, consideriamo cruciale che tutte le azioni elencate nelle suddette sezioni 1 e 2 siano prese il prima possibile per decreto legge, seguito da ratifica parlamentare entro la fine di Settembre 2011. Sarebbe appropriata anche una riforma costituzionale che renda più stringenti le regole di bilancio.3. Incoraggiamo inoltre il Governo a prendere immediatamente misure per garantire una revisione dell’amministrazione pubblica allo scopo di migliorare l’efficienza amministrativa e la capacità di assecondare le esigenze delle imprese. Negli organismi pubblici dovrebbe diventare sistematico l’uso di indicatori di performance (soprattutto nei sistemi sanitario, giudiziario e dell’istruzione). C’è l’esigenza di un forte impegno ad abolire o a fondere alcuni strati amministrativi intermedi (come le Province). Andrebbero rafforzate le azioni mirate a sfruttare le economie di scala nei servizi pubblici locali.Confidiamo che il Governo assumerà le azioni appropriate.Con la migliore considerazione,Mario Draghi, Jean-Claude Trichet
Per chi non avesse voglia di leggerla tutta riassumo i punti salienti ovvero le cosiddette Riforme strutturali:
aumento della concorrenza, soprattutto nei servizi
miglioramento della qualità dei servizi pubblici
riforma fiscale e riforma del mercato del lavoro
- Strumenti per realizzare la crescita
liberalizzazione dei servizi pubblici locali e di quelli professionali
riforma del contratto di lavoro, con possibilità di contrattazione locale in deroga al contratto nazionale
riforma su assunzione e licenziamento, sistema di assicurazione dalla disoccupazione
obiettivo pareggio di bilancio nel 2013
sistema pensionistico: revisione pensioni di anzianità, età di pensionamento donne parificata tra settore pubblico e privato
diminuzione costi pubblico impiego attraverso il ricambio e la riduzione degli stipendi
riduzione automatica del deficit con clausole che riducano le spese discrezionali
controllo delle spese delle amministrazioni locali
utilizzo della forma del decreto legge per una più veloce entrata in vigore dei provvedimenti e una Riforma Costituzionale per quanto riguarda il controllo automatico del deficit
adozione da parte della pubblica amministrazione degli indicatori di performance come misura di efficienza
Queste sarebbero dunque le famose Riforme Strutturali invocate dal think tank dei banchieri europei. Contengono molte soluzioni sgradite ai sindacati (e quindi ai lavoratori), altre sgradite a chi deve andare in pensione e altre ancora sgradite al servizio pubblico e ai politici. Molte di quelle sgradite a chi deve andare in pensione e ai lavoratori sono state prese, o si è tentato di prenderle, meno quelle sgradite al servizio pubblico e ancora meno quelle sgradite ai politici. In generale, non si possono prendere alcune decisioni senza prenderne altre, almeno se non si vuole scatenare una protesta generale. In più, manca quello che molti economisti ritengono un passo attuabile non solo in via temporanea ma anche permanente: una patrimoniale immobiliare, esclusa la prima casa, o con un tetto di valore patrimoniale e una maggiore tassazione delle rendite finanziarie (già in parte tentata).
Etichette:
bce,
Draghi,
pensioni,
riforme strutturali,
trichet
mercoledì 13 luglio 2011
O nuovi tagli o aumenti delle tasse. Che preferite?
Etichette:
abi,
bankitalia,
Draghi
sabato 13 novembre 2010
La supremazia dell'italiano.Come e perchè stiamo come stiamo: le pensioni
E' sempre così sorprendente verificare che la possibilità di cambiare sta nelle nostre mani e invece non ne facciamo niente. La classe politica italiana viene definita da alcuni come lo specchio dell'italiano medio. Da qui la supremazia dell'italiano medio, cioè di quell'italiano talmente furbo da essere causa del proprio male.
Chi è ricco diventerà sempre più ricco e chi è povero diventerà sempre più povero. Non so se è un luogo comune ma certamente in qualche caso è un dato di fatto. L'occasione per parlarne me la dà questo libro di David Perluigi (giornalista professionista, collaboratore dell'Espresso, del Fatto Quotidiano e di trasmissioni su La7), Fannulloni, dove non si parla, come dice il sottotitolo, solo dell'Italia che non lavora, ma anche dell'Italia dei privilegi e delle ingiustizie. Privilegi e ingiustizie che dovrebbero far fare fronte comune a tutti gli italiani che assistono impotenti ai primi e subiscono impotenti le seconde, e invece no, perchè noi siamo furbi e i migliori. Ma forse solo individualisti e stupidi.
Si dirà: ma perchè fai queste affermazioni? E allora ecco uno di questi perchè.
Tutte le pensioni minuto per minuto: mini, maxi, baby.
C'è una strana suddivisione demografica in Italia: i vecchi e i giovani. I vecchi stanno al potere, hanno alti stipendi, doppi o tripli incarichi (con relativi emolumenti) e per giunta prendono anche la pensione, lavorano e percepiscono la pensione allo stesso tempo, senza problemi di età. I secondi sono tutti quelli che mantengono i primi, definiti giovani anche se hanno 69 anni, perchè l'età per andare in pensione diventerà 70 anni. Da una parte vi sono i cittadini comuni, i "furbi", che devono lavorare una vita: un giovane che cominci a lavorare adesso ha la probabilità di andare in pensione nel 2060, dall'altra vi sono quelli che vanno in pensione con solo 15-20 anni di contributi, o i parlamentari, poverini, che ci vanno dopo "due anni e mezzo di legislatura o le doppie e triple pensioni, le pensioni superiori a 10.000 euro al mese, le pensioni cumulate con uno o più stipendi" [David Perluigi, Fannulloni, 2010, p. 29].Salvatore Cannavò, nel giugno di quest'anno, ha preparato un'inchiesta per il Fatto Quotidiano intitolata Superpensioni e doppi redditi, eccone qualche stralcio (articolo qui, sul Megafono Quotidiano):
"Siano essi parlamentari, consulenti di ministeri, ministri o ex ministri, senatori a vita, tutti godono di importanti indennità rigorosamente pubbliche e a carico del bilancio generale. Contemporaneamente, percepiscono anche una pensione pubblica.
[...] la Legge 133/2008, la prima "manovra" economica di Tremonti - quella fatta "in 9 minuti" - ha abrogato, dal 2009, il divieto di cumulo, salvo alcune eccezioni, tra reddito di pensione e reddito di lavoro dipendente e autonomo. Così la somma di due redditi, in particolare se pubblici, è del tutto lecita. Peccato che quella stessa legge ha mantenuto le restrizioni per i titolari di pensione di invalidità e di reversibilità. In questi casi, infatti, permangono le restrizioni della riforma Dini, che impongono un taglio progressivo dell’assegno se gli altri redditi superano un determinato importo.
Per il Governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, il cumulo invece è possibile e la norma applicata dal governo Berlusconi ha avuto un valore significativo.
L'alto dirigente italiano, molto stimato in Patria e fuori, tanto da essersi visto assegnato l'incarico di presidente del Financial Stability Board, la commissione del Fondo monetario internazionale incaricata di garantire la stabilità finanziaria nel mondo, non può certo lamentarsi del compenso di cui gode per l'alto incarico che svolge. Eppure, accanto alla sua indennità d'oro, Mario Draghi incassa ogni mese una pensione lorda di 14.843 euro che diventa di 8.614,68 euro al netto delle ritenute. Fino al 2008, tra le ritenute c'era anche la trattenuta per cumulo tra pensione e reddito da lavoro, una condizione che al Governatore "costava" circa 4500 euro al mese.
Andiamo avanti con segnalazioni eccellenti. Il nemico giurato dei "fannulloni" pubblici, colui che vorrebbe "colpirne uno per educarne cento" e per il quale i dipendenti dell'amministrazione pubblica certo non stravedono fa parte di questa lista di privilegiati. Renato Brunetta, infatti, all'età di 60 anni si è messo in pensione come docente percependo una pensione che, paragonata a quelle precedenti, sembra modesta ma che comunque equivale a 3 mila euro netti al mese. Però Brunetta è parlamentare e ministro e a occhio e croce dovrebbe intascare circa 20 mila euro al mese che gli provengono sempre da denaro pubblico. Più la pensione.
Poi ci sono alcuni casi più che curiosi. Parliamo dei senatori della Repubblica, ma quelli veri, i "padri" della Patria, i senatori a vita. Citiamo solo due esempi, collocati su posizioni diverse: Giulio Andreotti e Oscar Luigi Scalfaro. Il primo, ha una "pensioncina" di 3.440 euro netti che gode dal 1992. Contemporaneamente, oltre a essere stato praticamente tutto nella storia della Repubblica è anche senatore a vita. Insomma, ha una indennità vitalizia garantita e potrebbe certo fare a meno di quella pensione pagatagli dall'Inpdap. Stesso discorso per Scalfaro che, oltre a essere senatore a vita è stato anche Presidente della Repubblica e che usufruisce di un assegno mensile di 4.774 euro.
Uno studio dei Cobas-Inpdap - autori di un volumetto in cui sono state pubblicate queste cifre - stima in circa 25 mila i fruitori di pensioni cumulate ad altri redditi provenienti da consulenze, incarichi parlamentari e altro. «Se si applicasse ai personaggi riportati nel nostro elenco (oltre ai già citati ci sono anche Mario Baldassarri, Sergio D'Antoni, Publio Fiori, Giorgio Guazzaloca, Antonio Martino, Andrea Monorchio, Girolamo Sirchia e altri ancora ndr.) il divieto di cumulo - ci spiega Ettore Davoli, del Cobas Inpdap di Roma - in quanto percettori di altri redditi, che non sono certo redditi da fame, potremmo avere un risparmio di circa 193 mila euro mensili». Il risparmio complessivo potrebbe essere quindi molto alto, se non i 3 miliardi calcolati dal Cobas sicuramente una cifra compresa tra 1 e 2 miliardi di euro. Una piccola manovrina e una misura di equità."
Iscriviti a:
Post (Atom)





