Sembra che la soluzione a livello europeo per uscire dalla crisi ci sia e che basterebbe una frase, nemmeno troppo lunga, proveniente dalla Bce per far ripartire di slancio l'economia.Non sono io a fare queste affermazioni ma Alain Frachon, direttore editoriale di Le Monde, in un articolo tradotto su Presseurope, insieme, a quanto racconta, a molti economisti. La frase, suppergiù, dovrebbe essere questa La Bce dovrebbe infatti dire in modo chiaro e semplice che svolgerà il ruolo di prestatore di ultima istanza per i membri più indebitati dell'unione monetaria. E l'euro andrebbe subito meglio.
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Con l'euro che può rifiatare si allenta anche la presa delle agenzie di rating, di conseguenza anche i mercati tirano un sospiro di sollievo e i governi dei vari paesi, dalla tregua che seguirebbe, possono azionare le leve per far ripartire l'economia (un po', mica molto) e ridurre il debito, la bestia nera.
Ma se è così semplice perchè non lo si fa?
Grazie alla sua possibilità di battere moneta, la Bce ha risorse, virtualmente, illimitate, prosegue Frachon, ed ergendosi a garante ultimo dei paesi in difficoltà frenerebbe la corsa speculativa che rischia di travolgere anche tutti gli altri paesi più virtuosi insieme alla comune moneta.
E' da notare che la perversione del circuito che si crea quando uno Stato è sotto attacco speculativo è reale e drammatica: l'aumento dello spread indebita maggiormente lo Stato il quale per far fronte alle nuove spese è costretto ad emettere altri titoli con il risultato di gonfiare ancora di più i tassi e l'indebitamento. Spirale perversa, la chiamano. L'intervento della Bce servirebbe a evitare questa spirale.
"E' quello che succede al di fuori della zona euro" afferma Frachon. In paesi come Stati Uniti, Inghilterra e Giappone, le relative Banche centrali come la Federal Reserve, la Banca d'Inghilterra o la Banca del Giappone, in caso di violenti attacchi speculativi interverrebbero massicciamente comprando titoli e, aumentando la richiesta, cadrebbero i tassi d'interesse.
Allora torna la domanda: perchè la Bce non lo fa?
Risposta: questioni ideologiche.
Riporto le parole del direttore di Le Monde
Perché è legata a una dottrina che raccomanda la separazione dei poteri. La banca si occupa della parte monetaria, il governo del bilancio; la banca deve garantire la stabilità della moneta (cioè l'assenza di inflazione), il governo deve gestire il debito. In altre parole non spetta all'istituto prestare aiuto al tesoro. Ognuno ha il suo mandato. "È un questione di ideologia", afferma l'economista Jean-Paul Fitoussi. "Vietando la possibilità di avere un prestatore di ultima istanza, ci si espone in caso di difficoltà finanziarie alla scelta fra il fallimento o un aiuto condizionato a tali misure di rigore che non impedirà comunque il fallimento".
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Comportamento, quello della Bce, incomprensibile anche ad economisti del calibro di Paul Krugman, Kenneth Rogoff e Jeffrey Sachs. C'è un però.
Dietro questo immobilismo della Bce vi è, secondo Frachon, il trauma mai superato dei tedeschi, legato agli anni 20 del secolo scorso, quando un certo Adolf Hitler sfruttava la "spirale della svalutazione continua" nella quale era avvinghiata la Germania per ascendere al potere. Essere "prestatore di ultima istanza" per la Bce significa, in pratica, battere moneta il che porta o può portare, alla svalutazione. La Germania, a suo tempo, acconsentì ad entrare nella moneta unica solo per scongiurare quell'antico pericolo inflazionistico, pericolo che ovviamente non si sente di riaccendere ora, anche se il castello dell'euro traballa da tutte le parti.
I tecnici, Krugman e Fitoussi in testa, rispondono al timore inflattivo, che
la creazione di moneta non crea inflazione in economie depresse come le nostre. E per impedire che un ammorbidimento della dottrina monetaria della Bce non diventi un'istigazione al vizio del debito, bisognerà associare questa disponibilità monetaria a una severa disciplina di bilancio. Do ut des, rilassamento dottrinale in cambio di rigore.
E' dunque solo uno scoglio psicologico quello da superare per la Merkel e non un vero e proprio pericolo inflattivo per l'euro? E' possibile per i paesi del piigs effettuare pressioni in questo senso? E anche per gli altri paesi più virtuosi, qual è il pericolo più grande, che si allarghi l'epidemia speculativa intaccando la moneta comune o che subentrino rischi inflattivi? Oppure sono solo, come spesso succede in economia e politica, delle seppur buone opinioni? E Mario Draghi può, agendo in maniera imparziale e per il bene comune, fare opera di convincimento?
Domande...