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venerdì 8 febbraio 2013

Mario Draghi risponde alle domande sul Monte dei Paschi

Nella  conferenza stampa di ieri Mario Draghi  ha dovuto rispondere ad alcune domande dei giornalisti sulla vicenda del Monte dei Paschi.
La conferenza stampa con le domande è disponibile a questo indirizzo della BCE. Di seguito riporto le parti che riguardano espressamente  MPS.
Tra le domande poste ce n'è una anche riguardo la possibilità, per la Banca d'Italia, di rimuovere la dirigenza di una banca in caso di gravi problemi, ipotesi con la quale Draghi si mostra d'accordo. Questo avviene perchè la vera o presunta impossibilità di andare oltre la mera supervisione gli serve per replicare alla questione fondamentale, cioè l'esercizio di vigilanza della Banca d'Italia, di cui lui era governatore, su MPS. Nella risposta a una domanda in tal senso Draghi rimanda al comunicato di bankitalia (disponibile qui) in cui si ricostruirebbe tutta la vicenda, oltre a lamentare l'impossibilità di intervenire più efficacemente. Dice Draghi:


The second question is on Monte dei Paschi. Some people have said that you swept the problems at Monte dei Paschi under the carpet because a banking scandal, or in fact a melt-down, in 2011 would have spoilt your chances of becoming ECB President. What would you say to that?

giovedì 6 dicembre 2012

Il nuovo euro: come cambiano le banconote dell'Unione Europea

A partire da maggio del prossimo anno, inizialmente  con la banconota da 5 euro  e via via nei mesi e anni seguenti con gli altri tagli, una nuova serie di banconote della moneta europea verrà posta in circolazione e sostituirà quelle attualmente in vigore. La nuova serie di euro si chiama Europa. La modifica grafica, annunciata dal Presidente della BCE Mario Draghi l'8 novembre scorso, si è resa necessaria per rendere più sicura la moneta dell'Unione, cioè più difficile da falsificare.

venerdì 7 settembre 2012

Effetto Draghi: risposte dei mercati agli "acquisti illimitati" e "all'Euro irreversibile"

Che Mario Draghi e la Banca Centrale Europea siano i nuovi oracoli del mercato ormai è palesemente chiaro. L'effetto Draghi è stato, per ora, dirompente, e non solo per l'Italia. Le dichiarazioni del numero uno della BCE fanno tirare un sospiro di sollievo ai mercati e gli spread di almeno quattro paesi europei conoscono un vistoso calo. Due sono, essenzialmente, i momenti che i mercati hanno premiato: quando Draghi dice che l'euro è irreversibile e quando dice acquisti illimitati.
Let me repeat what I said last month: we act strictly within our mandate to maintain price stability over the medium term; we act independently in determining monetary policy; and the euro is irreversible. [Fonte]
No ex ante quantitative limits are set on the size of Outright Monetary Transactions. [Fonte]

giovedì 6 settembre 2012

Conferenza stampa di Mario Draghi dopo Consiglio BCE. Diretta streaming

Ormai diventato una specie di oracolo per i mercati finanziari, Mario Draghi tiene la sua conferenza dopo la riunione del Consiglio Direttivo della Banca Centrale Europea. Le aspettative sono talmente alte che solo in previsione del suo discorso lo spread si abbassa. Dalle 14:30 circa è disponibile la diretta streaming della conferenza, dal sito della Banca Centrale Europea.


sabato 19 maggio 2012

Occupy Frankfurt: il ferreo controllo della polizia tedesca

Potere inavvicinabile, polizia decisa che non consente niente, neanche una manifestazione pacifica. Tutto chiuso, Francoforte una città di polizia, vuota. 



giovedì 26 aprile 2012

Draghi: audizione del Presidente della Bce alla Commissione Affari Economici della UE. Audio in italiano

Ieri il Presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi ha fatto un'audizione alla Commissione Affari Economici e Monetari del Parlamento Europeo, presentando i dati economici e finanziari dell'Unione, l'efficacia delle recenti misure della Bce e un'analisi macroeconomica dell'attuale andamento. Ha fatto seguito un botta e risposta con i membri della Commissione.
Il succo del discorso di Draghi è stato ben riassunto dalla stampa e si può racchiudere in due parole: dopo il rigore fiscale occorre la crescita, un Growth Compact; in più, Draghi ha segnalato che se il consolidamento fiscale passa unicamente attraverso un aumento delle tasse l'effetto sarà certamente recessivo [vedi La Stampa, Draghi: dopo i  bilanci un patto per la crescita].
Per chi fosse interessato, Radio Radicale ha predisposto l'audio con traduzione in italiano dell'audizione di Draghi e delle domande seguenti.
In questa pagina della Bce è disponibile invece il testo di Draghi, in inglese.













imagesource julienews.it

lunedì 19 dicembre 2011

Draghi al Parlamento europeo: sul fondo salva Stati. La diretta

Il Governatore della Bce Draghi al Parlamento Europeo, alla Commissione Affari Economici, per parlare del ruolo della Bce nel fondo salva Stati. Dal Corriere. Clicca sull'immagine




venerdì 9 dicembre 2011

L'Unione Europea al bivio: verso un'Unione Fiscale a 23

uniti nella diversità
image source:
 it.wikipedia.org/wiki/Unione_europea

L'Unione Fiscale dei membri dell'Unione Europea va avanti a maggioranza, mancando l'unanimità. Il vertice di Bruxelles tra i 27 paesi membri ha comunque raggiunto un accordo: in 23 aderiranno all'Unione Fiscale. Tutti i 17 paesi dell'Unione Europea che hanno aderito alla moneta comune 










  • Austria
  • Belgio
  • Cipro
  • Estonia
  • Finlandia 
  • Francia
  • Germania
  • Grecia
  • Irlanda
  • Italia
  • Lussemburgo
  • Malta
  • Paesi Bassi
  • Portogallo
  • Slovacchia
  • Slovenia
  • Spagna
più altri 6 paesi del gruppo dei 27 dell'Unione Europea che non avevano aderito all'euro [fonte Repubblica]
  • Bulgaria
  • Danimarca
  • Lettonia
  • Lituania
  • Polonia
  • Romania
Dei 4 paesi rimanenti, 2 sono dati per probabili (manca l'avallo popolare) cioè Svezia e Repubblica Ceca, fuori invece la Gran Bretagna, fiera avversaria di questo rafforzamento delle istituzioni dell'unione, e l'Ungheria.

imagesource it.wikipedia.org/wiki/Euro
Gli inglesi, si sa, vivono su un'isola, aspetto questo che favorisce l'isolamento. Non è dato sapere, al momento, se la posizione di quelli che non hanno aderito all'euro (10 paesi) e di quelli che non aderiranno all'UF (2 paesi)  sia migliore o peggiore di chi ha aderito, sta di fatto che in questo momento c'è un attacco alla moneta comune -e non solo all'Italia, che dell'euro rappresenta un anello debole- e qualcosa bisogna fare: per avere il via libera al fondo salva-Stati da 1000 miliardi gestito dalla Bce più un accordo con il Fmi per un ulteriore prestito da 200 miliardi occorreva l'introduzione del vincolo di bilancio, fortemente voluto dalla Germania, che non intende pagare le spese pazze degli altri governi.
Come detto dunque il Regno Unito si tira fuori: "condizioni inaccettabili" le ha definite Sarkozy, che infatti prevedevano l'esenzione per gli inglesi del vincolo di bilancio.
Rimandati a giugno 2012 gli eurobond: per ora non se ne parla. E così si va avanti in 23, nella speranza di riuscire a mettere un freno alla caduta libera dell'euro.


martedì 15 novembre 2011

Come uscire dalla crisi economica: la Bce, l'Euro e la paura dell'inflazione

Sembra che la soluzione a livello europeo per uscire dalla crisi ci sia e che basterebbe una frase, nemmeno troppo lunga, proveniente dalla Bce per far ripartire di slancio l'economia.
Non sono io a fare queste affermazioni ma Alain Frachon,  direttore editoriale di Le Monde, in un articolo tradotto su Presseurope, insieme, a quanto racconta, a  molti economisti. La frase, suppergiù, dovrebbe essere questa
 La Bce dovrebbe infatti dire in modo chiaro e semplice che svolgerà il ruolo di prestatore di ultima istanza per i membri più indebitati dell'unione monetaria. E l'euro andrebbe subito meglio.
imagecredit ilportalino.it
Con l'euro che può rifiatare si allenta anche la presa delle agenzie di rating, di conseguenza anche i mercati tirano un sospiro di sollievo e i governi dei vari paesi, dalla tregua che seguirebbe, possono azionare le leve per far ripartire l'economia (un po', mica molto) e ridurre il debito, la bestia nera.
Ma se è così semplice perchè non lo si fa?
Grazie alla sua possibilità di battere moneta, la Bce ha risorse, virtualmente, illimitate, prosegue Frachon, ed ergendosi a garante ultimo dei paesi in difficoltà frenerebbe la corsa speculativa che rischia di travolgere anche tutti gli altri paesi più virtuosi insieme alla comune moneta.
E' da notare che la perversione del circuito che si crea quando uno Stato è sotto attacco speculativo è reale e drammatica: l'aumento dello spread indebita maggiormente lo Stato il quale per far fronte alle nuove spese è costretto ad emettere altri titoli con il risultato di gonfiare ancora di più i tassi e l'indebitamento. Spirale perversa, la chiamano. L'intervento della Bce servirebbe a evitare questa spirale.

"E' quello che succede al di fuori della zona euro" afferma Frachon. In paesi come Stati Uniti, Inghilterra e Giappone, le relative Banche centrali come la Federal Reserve, la Banca d'Inghilterra o la Banca del Giappone, in caso di violenti attacchi speculativi interverrebbero massicciamente comprando titoli e, aumentando la richiesta,  cadrebbero i tassi d'interesse.
Allora torna la domanda: perchè la Bce non lo fa?
Risposta: questioni ideologiche.
Riporto le parole del direttore di Le Monde
Perché è legata a una dottrina che raccomanda la separazione dei poteri. La banca si occupa della parte monetaria, il governo del bilancio; la banca deve garantire la stabilità della moneta (cioè l'assenza di inflazione), il governo deve gestire il debito. In altre parole non spetta all'istituto prestare aiuto al tesoro. Ognuno ha il suo mandato. "È un questione di ideologia", afferma l'economista Jean-Paul Fitoussi. "Vietando la possibilità di avere un prestatore di ultima istanza, ci si espone in caso di difficoltà finanziarie alla scelta fra il fallimento o un aiuto condizionato a tali misure di rigore che non impedirà comunque il fallimento".
sede Bce source felicitàannozero
Comportamento, quello della Bce, incomprensibile anche ad economisti del calibro di Paul Krugman, Kenneth Rogoff e Jeffrey Sachs. C'è un però.

Dietro questo immobilismo della Bce vi è, secondo Frachon, il trauma mai superato dei tedeschi, legato agli anni 20 del secolo scorso, quando un certo Adolf Hitler sfruttava la "spirale della svalutazione continua" nella quale era avvinghiata la Germania per ascendere al potere. Essere "prestatore di ultima istanza" per la Bce significa, in pratica, battere moneta il che porta o può portare, alla svalutazione. La Germania, a suo tempo, acconsentì ad entrare nella moneta unica solo per scongiurare quell'antico pericolo inflazionistico, pericolo che ovviamente non si sente di riaccendere ora, anche se il castello dell'euro traballa da tutte le parti.

I tecnici, Krugman e Fitoussi in testa, rispondono al timore inflattivo, che
 la creazione di moneta non crea inflazione in economie depresse come le nostre. E per impedire che un ammorbidimento della dottrina monetaria della Bce non diventi un'istigazione al vizio del debito, bisognerà associare questa disponibilità monetaria a una severa disciplina di bilancio. Do ut des, rilassamento dottrinale in cambio di rigore.
E' dunque solo uno scoglio psicologico quello da superare per la Merkel e non un vero e proprio pericolo inflattivo per l'euro? E' possibile per i paesi del piigs effettuare pressioni in questo senso? E anche per gli altri paesi più virtuosi, qual è il pericolo più grande, che si allarghi l'epidemia speculativa intaccando la moneta comune o che subentrino rischi inflattivi? Oppure sono solo, come spesso succede in economia e politica, delle seppur buone opinioni? E Mario Draghi  può, agendo in maniera imparziale e per il bene comune, fare opera di convincimento?
Domande...


venerdì 28 ottobre 2011

Il carattere nazionale degli italiani: da Berlusconi a Bini Smaghi non si dimette mai nessuno

Forse ci vorrebbe una maggior facilità di licenziamento anche per politici e alti dirigenti pubblici, oltre quella relativa a tutti gli altri lavoratori che il Governo ha promesso all'Europa, e che aveva anticipato con il famoso articolo 8 della manovra, quello sulla flessibilità.
Invece i nostri politici e dirigenti pubblici sono affetti dalla malattia dell'anti-dimissione: non si dimettono mai, contrariamente a quanto avviene in tutto il resto del mondo. E' quello che accade a Berlusconi, ad esempio, al quale un giorno si e l'altro pure sia l'opposizione che parte della maggioranza chiede il famoso passo indietro, nuova sorta di balletto politico, che lui ovviamente non fa. Ed è quello che accade anche a Bini Smaghi, membro del board della Bce, sacrificato per  far passare la candidatura di Mario Draghi alla presidenza della Bce. Cosa della quale, però, Bini Smaghi non si dà per inteso, tenendo sulla graticola il Governo nei confronti della Francia, che aveva dato il suo appoggio a Draghi in cambio di un proprio membro nel board della Bce.
Realpolitik, come dicono alcuni, che si scontra con il real-attaccamento di politici e dirigenti pubblici alle proprie poltrone. Niente di strano che Bini Smaghi faccia tanta resistenza: fa parte del carattere nazionale non dimettersi mai.

mercoledì 26 ottobre 2011

Ma quali sono queste famose Riforme Strutturali che Bce ed Europa ci chiedono? Dalla "Lettera di Draghi e Trichet a Berlusconi"

imagecredit ecb
Intanto leggiamola, questa famosa lettera che Mario Draghi e Jean Claude Trichet (nuovo e vecchio presidente della Banca Centrale Europea) hanno inviato a Berlusconi il 5 agosto (in attesa di leggere l'altra, quella che Berlusconi ha scritto per l'Europa, la famosa lettera d'intenti). Ne trovo una traduzione su Indymedia

Francoforte 5 Agosto 2011

Caro Primo Ministro,

Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea il 4 Agosto ha discusso la situazione nei mercati dei titoli di Stato italiani. Il Consiglio direttivo ritiene che sia necessaria un’azione pressante da parte delle autorità italiane per ristabilire la fiducia degli investitori.
Il vertice dei capi di Stato e di governo dell’area-euro del 21 luglio 2011 ha concluso che «tutti i Paesi dell’euro riaffermano solennemente la loro determinazione inflessibile a onorare in pieno la loro individuale firma sovrana e tutti i loro impegni per condizioni di bilancio sostenibili e per le riforme strutturali». Il Consiglio direttivo ritiene che l’Italia debba con urgenza rafforzare la reputazione della sua firma sovrana e il suo impegno alla sostenibilità di bilancio e alle riforme strutturali. Il Governo italiano ha deciso di mirare al pareggio di bilancio nel 2014 e, a questo scopo, ha di recente introdotto un pacchetto di misure.
Sono passi importanti, ma non sufficienti.
Nell’attuale situazione, riteniamo essenziali le seguenti misure:
1.Vediamo l’esigenza di misure significative per accrescere il potenziale di crescita. Alcune decisioni recenti prese dal Governo si muovono in questa direzione; altre misure sono in discussione con le parti sociali. Tuttavia, occorre fare di più ed è cruciale muovere in questa direzione con decisione. Le sfide principali sono l’aumento della concorrenza, particolarmente nei servizi, il miglioramento della qualità dei servizi pubblici e il ridisegno di sistemi regolatori e fiscali che siano più adatti a sostenere la competitività delle imprese e l’efficienza del mercato del lavoro.
a) È necessaria una complessiva, radicale e credibile strategia di riforme, inclusa la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali e dei servizi professionali. Questo dovrebbe applicarsi in particolare alla fornitura di servizi locali attraverso privatizzazioni su larga scala.
b) C’è anche l’esigenza di riformare ulteriormente il sistema di contrattazione salariale collettiva, permettendo accordi al livello d’impresa in modo da ritagliare i salari e le condizioni di lavoro alle esigenze specifiche delle aziende e rendendo questi accordi più rilevanti rispetto ad altri livelli di negoziazione. L’accordo del 28 Giugno tra le principali sigle sindacali e le associazioni industriali si muove in questa direzione.
c) Dovrebbe essere adottata una accurata revisione delle norme che regolano l’assunzione e il licenziamento dei dipendenti, stabilendo un sistema di assicurazione dalla disoccupazione e un insieme di politiche attive per il mercato del lavoro che siano in grado di facilitare la riallocazione delle risorse verso le aziende e verso i settori più competitivi.
2.Il Governo ha l’esigenza di assumere misure immediate e decise per assicurare la sostenibilità delle finanze pubbliche.
a) Ulteriori misure di correzione del bilancio sono necessarie.
Riteniamo essenziale per le autorità italiane di anticipare di almeno un anno il calendario di entrata in vigore delle misure adottate nel pacchetto del luglio 2011. L’obiettivo dovrebbe essere un deficit migliore di quanto previsto fin qui nel 2011, un fabbisogno netto dell’1% nel 2012 e un bilancio in pareggio nel 2013, principalmente attraverso tagli di spesa. È possibile intervenire ulteriormente nel sistema pensionistico, rendendo più rigorosi i criteri di idoneità per le pensioni di anzianità e riportando l’età del ritiro delle donne nel settore privato rapidamente in linea con quella stabilita per il settore pubblico, così ottenendo dei risparmi già nel 2012. Inoltre, il Governo dovrebbe valutare una riduzione significativa dei costi del pubblico impiego, rafforzando le regole per il turnover (il ricambio, ndr) e, se necessario, riducendo gli stipendi.
b) Andrebbe introdotta una clausola di riduzione automatica del deficit che specifichi che qualunque scostamento dagli obiettivi di deficit sarà compensato automaticamente con tagli orizzontali sulle spese discrezionali.
c) Andrebbero messi sotto stretto controllo l’assunzione di indebitamento, anche commerciale, e le spese delle autorità regionali e locali, in linea con i principi della riforma in corso delle relazioni fiscali fra i vari livelli di governo.
Vista la gravità dell’attuale situazione sui mercati finanziari, consideriamo cruciale che tutte le azioni elencate nelle suddette sezioni 1 e 2 siano prese il prima possibile per decreto legge, seguito da ratifica parlamentare entro la fine di Settembre 2011. Sarebbe appropriata anche una riforma costituzionale che renda più stringenti le regole di bilancio.
3. Incoraggiamo inoltre il Governo a prendere immediatamente misure per garantire una revisione dell’amministrazione pubblica allo scopo di migliorare l’efficienza amministrativa e la capacità di assecondare le esigenze delle imprese. Negli organismi pubblici dovrebbe diventare sistematico l’uso di indicatori di performance (soprattutto nei sistemi sanitario, giudiziario e dell’istruzione). C’è l’esigenza di un forte impegno ad abolire o a fondere alcuni strati amministrativi intermedi (come le Province). Andrebbero rafforzate le azioni mirate a sfruttare le economie di scala nei servizi pubblici locali.
Confidiamo che il Governo assumerà le azioni appropriate.
Con la migliore considerazione,
Mario Draghi, Jean-Claude Trichet

Per chi non avesse voglia di leggerla tutta riassumo i punti salienti ovvero le cosiddette Riforme strutturali

  • Per la crescita  
aumento della concorrenza, soprattutto nei servizi
miglioramento della qualità dei servizi pubblici
riforma fiscale e riforma del mercato del lavoro

  • Strumenti per realizzare la crescita
liberalizzazione dei servizi pubblici locali e di quelli professionali
riforma del contratto di lavoro, con possibilità di contrattazione locale in deroga al contratto nazionale
riforma su assunzione e licenziamento, sistema di assicurazione dalla disoccupazione

  •  Finanze pubbliche
obiettivo pareggio di bilancio nel 2013

sistema pensionistico: revisione pensioni di anzianità, età di pensionamento donne parificata tra settore pubblico e privato
diminuzione costi pubblico impiego attraverso il ricambio e la riduzione degli stipendi 
riduzione automatica del deficit con clausole che riducano le spese discrezionali
controllo delle spese delle amministrazioni locali
utilizzo della forma del decreto legge per una più veloce entrata in vigore dei provvedimenti e una Riforma Costituzionale per quanto riguarda il controllo automatico del deficit 
adozione da parte della pubblica amministrazione degli indicatori di performance come misura di efficienza 

Queste sarebbero dunque le famose Riforme Strutturali invocate dal think tank dei banchieri europei. Contengono molte soluzioni sgradite ai sindacati (e quindi ai lavoratori), altre sgradite a chi deve andare in pensione e altre ancora sgradite al servizio pubblico e ai politici. Molte di quelle sgradite a chi deve andare in pensione e ai lavoratori sono state prese, o si è tentato di prenderle, meno quelle sgradite al servizio pubblico e ancora meno quelle sgradite ai politici. In generale, non si possono prendere alcune decisioni senza prenderne altre, almeno se non si vuole scatenare una protesta generale. In più, manca quello che molti economisti ritengono un passo attuabile non solo in via temporanea ma anche permanente: una patrimoniale immobiliare, esclusa la prima casa, o con un tetto di valore patrimoniale e una maggiore tassazione delle rendite finanziarie (già in parte tentata).

lunedì 20 giugno 2011

Il ruolo delle agenzie di rating nell'instabilità finanziaria

Jean Quatremer su Libération (traduzione su Presseurop) fa un'osservazione interessante, riguardo le famose agenzie internazionali di rating, come Standard & Poors e Moody's. Nota che, a chi obietta che mirano alla bancarotta greca di fronte al tentativo fatto per salvarla, infatti rispondono
 che fanno il lavoro per le quali sono pagate e che il mercato non ha bisogno di loro per farsi un'opinione.
Però questa loro presunta innocenza sembrerebbe non esserci, a quanto riportano due studi di FMI e BCE
 due studi provano la loro responsabilità diretta nell'attuale instabilità finanziaria. Le ricerche provengono dal Fondo monetario internazionale (Fmi) – studio fatto in febbraio – e da un'analisi della Banca centrale europea (Bce) pubblicata solo pochi giorni fa.
Non sono senza effetto i famosi ratings, perchè
i declassamenti, che ratificano tanto i timori dei mercati quanto quelli che provocano, hanno un effetto diretto sugli investitori, che chiedono automaticamente dei tassi di interesse più alti per garantirsi dal rischio supplementare. Soprattutto in un mercato del debito molto integrato come quello dell'euro, questi declassamenti hanno un effetto destabilizzante sull'insieme degli altri paesi, compreso su quelli con i rating migliori. In particolare perché le loro istituzioni finanziarie possiedono titoli del debito di tutti i paesi dell'euro e di conseguenza un declassamento ha automaticamente ripercussioni anche sulla loro solvibilità.
Già a suo tempo anche Tremonti aveva riconosciuto, da Santoro ad Annozero, il ruolo della finanza nella genesi della crisi economica mondiale. Non so se queste argomentazioni risultano blasfeme ai fautori del libero mercato, sta di fatto che condivido quest'analisi: le agenzie di ratings influiscono sull'instabilità finanziaria più che sulla stabilità. Un'altra osservazione fatta alle agenzie riguarda la loro incapacità di prevedere l'andamento economico e questa loro incapacità cercano poi di mascherarla agendo in maniera fin troppo severa e declassando a tutto spiano
Tuttavia le agenzie di rating sono state incapaci non solo di vedere l'avvicinarsi della crisi americana dei subprimes nel 2007, tutti prodotti dotati di una tripla A fino al giorno del loro crollo, ma anche di prevedere la crisi del debito sovrano della zona euro, come sottolinea l'Fmi. Un errore che cercano di far dimenticare con i loro continui declassamenti.
C'è qualche spiegazione a questi fatti? Quatremer ne individua uno, assimilando il comportamento delle agenzie a quello delle anatre selvatiche
 Da un punto di vista storico, i dati devono far riflettere: per dieci anni le agenzie, in particolare i tre giganti del settore, Moody's, Standard & Poor's e Fitch, hanno sistematicamente ignorato i problemi strutturali delle economie periferiche. Solo a partire dal dicembre 2009, cioè dopo che il governo greco ha riconosciuto di aver mentito sulla portata del suo debito pubblico, è cominciato il ciclo di declassamenti. All'epoca la Grecia aveva un rating A, cioè il quinto miglior valore su una scala che ne conta una ventina. Diciotto mesi dopo, il 9 maggio, Standard & Poor's ha declassato il rating greco, seguita il 31 maggio da Fitch e il 2 giugno da Moody's. La discesa all'inferno dell'Irlanda e del Portogallo è stata identica, anche se il loro debito si colloca subito sopra il livello speculativo.
Come le anatre selvatiche, le agenzie volano in gruppo: ogni volta declassano un paese a pochi giorni l'una dall'altra e fanno le stesse analisi. Spesso queste agenzie seguono le paure del mercato, ma talvolta le anticipano, creando delle previsioni che si autoavverano. Infatti il declassamento obbliga gli investitori a vendere per prudenza, cosa che fa scendere il valore delle obbligazioni e conferma i timori del mercato in un crollo del debito.
E' una prova che la presunta mano invisibile del mercato non è nè invisibile nè (sempre) benefica? Forse una piccola lezione da trarre da questi eventi è che nè tutto pubblicotutto privato è mai tutta la soluzione.

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