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domenica 19 gennaio 2014

Pensioni: 4 miliardi da un "contributo di equità" del sistema retributivo

Qualche giorno fa il M5S alla Camera ha discusso una sua mozione su un contributo di solidarietà sotto forma di un'aliquota proporzionale da applicare a tutti i pensionati (dallo 0,1% per le minime al 32% per le massime) che potrebbe portare più di 1 miliardo da redistribuire tra chi percepisce meno. Non è passata. Ora ci riprovano anche T. Boeri, F. Patriarca e S. Patriarca sul sito LaVoce e questa volta i miliardi sarebbero più di 4. In questo caso i pensionati sui quali applicare questo contributo di equità sarebbero quelli che presentano uno squilibrio tra pensione percepita  e contributi effettivamente versati. Insomma, quelli che hanno beneficiato di quel sistema pensionistico denominato retributivo, che non teneva conto dei versamenti realmente fatti ma solo degli ultimi stipendi percepiti. La platea di pensionati interessati sarebbe abbastanza ristretta. Infatti, secondo Boeri e Patriarca i pensionati sopra i 2000 euro mensili che presentano uno squilibrio tra quanto versato e quanto percepito  sarebbero circa il 10% di tutti i pensionati ma percepirebbero il 27% del totale delle pensioni erogate.

mercoledì 8 gennaio 2014

Contributo solidale sulle pensioni d'oro (e non): le proposte del M5S e altri

Sono in discussione  alla Camera,  oggi 8 gennaio, alcune mozioni presentate da diverse forze politiche in merito a un contributo di solidarietà sulle pensioni cosiddette d'oro. Resta il problema di rendere però costituzionale il prelievo, che avrebbe oltre tutto durata limitata, prevedendo aliquote di contributo per tutte le pensioni, dalle minime alle massime, anche in considerazione della bocciatura da parte della Consulta di un similare prelievo forzoso giudicato non equo, perchè riguardante solo dipendenti pubblici. Una delle proposte interessanti è quella del M5S che prevede queste aliquote:



mercoledì 27 novembre 2013

Molte pensioni (e bassi salari) in Italia nel rapporto OCSE 2013

E' uscito il rapporto OCSE sulle pensioni dal titolo Pensions at a glance 2013. Alcune osservazioni preliminari che si possono fare riguardano lo spostamento dei redditi degli italiani dai salari alle pensioni: nel 2009, per esempio, le pensioni impegnavano il 15,4% (la più alta della zona OCSE) del reddito nazionale, contro il 7,8% della zona OCSE, mentre i salari medi italiani, sempre nello stesso periodo, erano di 24.600 euro contro una media OCSE di 28.600 [fonte]. Nel 2013 il divario non si è certo colmato: i salari medi italiani sono di 28.900 euro, contro una media della zona OCSE di 32.400 [fonte]. A questo proposito occorre notare che nel 2011  il salario medio italiano era di 26.300 euro, contro una media OCSE di 27.800 [fonte]. Questo significa che  nel 2009 il salario italiano era di ben il 14% inferiore a quello OCSE, e che dopo un parziale recupero  nel 2011, in cui era inferiore di solo il 5,4% a quello medio OCSE, nel 2013 quasi ritornava alla vecchia differenza, attestandosi al 10,8%.
Di seguito, un'applicazione interattiva per confrontare le pensioni dei vari paesi e la versione sintetica del rapporto riguardante l'Italia. Interessante anche questa pagina con il riassunto dei punti principali.


giovedì 8 agosto 2013

Le pensioni d'oro e l'incostituzionalità del prelievo forzoso sulle pensioni da 90 mila euro al mese

"Intendo rassicurare gli onorevoli interroganti che il sistema di tipo contributivo (che costituisce uno dei capisaldi della recente riforma pensionistica basata su di un principio di equità inter-generazionale), direttamente commisurato agli importi di contribuzione realmente versati, attenuerà progressivamente il fenomeno fino ad eliminarlo, rendendo così trasparente e lineare la corrispettività." Così dice il sottosegretario al Welfare Dell'Aringa in una sua risposta all'onorevole Bergamini in Commissione Lavoro alla Camera, sulle cosiddette pensioni d'oro. La rassicurazione consiste nel fatto che, da qui in avanti, con l'introduzione del sistema contributivo, si percepirà una pensione correlata a quanto versato. Allo stesso modo, però, la frase implica che, per ora, questa pensioni d'oro possono essere percepite senza correlazione tra quanto versato e quanto percepito. Questo non è molto rassicurante. Sta di fatto che, dopo aver preso visione dei 10 trattamenti pensionistici più elevati d'Italia apprendiamo che non ci si può fare niente, perchè la Consulta si è già pronunciata in senso contrario: è la famosa questione dei diritti acquisiti.

mercoledì 18 gennaio 2012

Privilegi di generale: le indennità speciali delle pensioni degli alti ufficiali

imagesource unita.it
Un articolo di oggi dell'Espresso svela un retroscena, uno dei tanti di quest'Italia divisa tra privilegiati e sacrificati. Riguarda i generali e alti ufficiali in pensione.
Una norma entrata in vigore durante la guerra fredda, quando generali e alti ufficiali andati in pensione dovevano essere pronti a rientrare in servizio per cause di forza maggiore.Ora, pur essendo venuto meno il pericolo derivante da una possibile escalation della guerra fredda tra i blocchi est e ovest,  la cosiddetta ausiliaria comunque rimane, un benefit di circa 600 euro al mese  erogato per 5 anni dopo essere andati in pensione, che costa allo Stato, secondo quanto riporta l'Espresso, 326 milioni all'anno nel 2011 e che si stima di 356 milioni nel 2012.
Un privilegio eliminabile per due ordini di motivi: primo, per  il più che probabile cessato motivo all'origine di questo trattamento e secondo,  per il periodo di sacrifici cosiddetti equi che non può riguardare sempre e soltanto l'impotente cittadinanza.
"E' un privilegio antico ma pervicace che non esiste in nessun altro ramo della pubblica amministrazione, neanche per la polizia", denuncia Luca Comellini, segretario del Partito per i diritti dei militari: "E' dal 2009 che insieme ai parlamentari radicali presentiamo emendamenti per eliminarla, ma tutti gli schieramenti politici hanno sempre preferito ignorarle. Finora, anche il governo Monti è su questa strada".
All'accesso al massimo del benefit si deve, sempre secondo l'Espresso, la diffusa tendenza alle promozioni poco prima di andare in pensione
Il colonnello - diventato generale in ausiliaria - si congeda con 40 anni di servizio effettivo e va in pensione con il sistema contributivo. Il suo ultimo stipendio, al netto degli straordinari, era di 3.120 euro. Per cinque anni entra in "ausiliaria" e riceve 595 euro di indennità (si tratta del minimo). Lievitando così a 3.715. 
Secondo questa infografica sempre dell'Espresso, abbiamo il più alto numero di generali (500)  "che non ha pari in nessun altro paese".

venerdì 23 dicembre 2011

Riforma delle pensioni 2011: il testo integrale

Riforma delle pensioni licenziata dalla Camera e approvata anche dal Senato. Fa parte del decreto salva Italia del governo Monti disponibile integralmente qui. (A sinistra il decreto originario a destra il testo licenziato dalla Camera).
Se ti interessa un riassunto vai qui.

venerdì 11 novembre 2011

La piramide delle pensioni: dalla minima ai vitalizi parlamentari. Un'infografica

3356 è il numero di parlamentari che percepiscono un vitalizio, che ammonta a circa 200 milioni di euro l'anno. In media, questi parlamentari, prendono 4.584 euro al mese per 13 mesi. Li ho messi, ovviamente, in cima alla piramide, anche se al di fuori del solido geometrico, in una specie di  equilibrio instabile.
In fondo alla piramide delle pensioni vi sono più di 17 milioni di persone che percepiscono in media 462 euro al mese.
Mi sono basato su dati della Voce.info e dell'Espresso (fonti in calce). Non so se questi dati significano qualcosa, lascio a voi giudicare, volevo solo rendere l'impatto visivo. 
Il numero sopra indica le persone che percepiscono la pensione, quello sotto l'importo medio.  La colonna di monete a sinistra indica l'ammontare della pensione o vitalizio in proporzione,  fatto uguale a 1 l'importo minore. Sulla pagina della Voce.info c'è la tabella con i dati per classe di importo e relativi percettori.





Nel dettaglio, le varie classi pensionistiche sono state ottenute così:
media della somma dei percettori  per l'importo medio delle prime 4 classi: fino a 499,99 euro, da 500 a 524,99 euro, da 525 a 594,99 euro, da 595 a 999,99. Media della somma dei percettori per l'importo medio delle classi 5a e 6a: da 1000 a 1499,99 euro, da 1500 a 1999,99 euro. Infine, media della somma dei percettori per l'importo medio  delle classi 7a, 8a e 9a: da 2000 a 2499,99 euro, da 2500 a 2999,99 euro e da 3000 in  avanti. Si veda tabella sulla Voce.info per i dettagli dei valori.
Numero di prestazioni erogate in totale: 23.487.241.

Fonti
Un privilegio da 200 milioni
Pensioni e crescita

venerdì 28 ottobre 2011

Baby pensionati d'Italia: dalla moglie di Bossi agli impiegati pubblici d'annata

E' ancora caldo il clima a Montecitorio dopo che il Presidente della Camera Fini, durante la trasmissione Ballarò di martedi scorso, di fronte al Ministro Gelmini aveva sollevato la questione della baby pensione della moglie di Bossi, Manuela Marrone che, come dice il Corriere,
 è andata in pensione a 39 anni dopo aver fatto l'insegnante e prende 766 euro al mese.
Il risultato di queste rivelazioni di Fini, che per la verità non lo erano nemmeno, è stata una veemente richiesta di dimissioni da parte dei deputati della Lega, punti nel vivo da queste dichiarazioni.
Ma quanti sono i baby pensionati in Italia? Grazie ai quali, in parte, tutti quelli che dovranno andarci da qui in avanti ci potranno andare ad un'età sempre più alta. Si dirà, non è colpa loro, hanno sfruttato le normative esistenti. Questo per dire che, come noto, è sempre colpa dei politici. Ma vediamo quanti sono o sarebbero questi baby pensionati: secondo il Corriere, nell'articolo citato sopra, sono 500 mila, usciti dal lavoro prima dei 50 anni e che costano allo Stato 9 miliardi di euro. Era l'anno di grazia 1973, governo Rumor con l'appoggio di Dc, Psi, Psdi, Pri, e ai governanti di allora venne la bella idea
 di concedere alle impiegate pubbliche con figli di andare in pensione dopo 14 anni, sei mesi e un giorno, mentre era già possibile per gli statali lasciare il servizio dopo 19 anni e mezzo e per i lavoratori degli enti locali dopo 25 anni.
Numeri da giocarseli al lotto: 14,19, 25, gli anni di lavoro sufficienti per andare in pensione, cose che, a leggerle oggi, fanno rabbrividire. E la cosa continuò per un bel pezzo, almeno vent'anni, fino alla Riforma Amato del 1992. E proprio in quegli anni, esattamente nel 1994 e nel 1997, Rosaspina e e Stella raccontano due casi emblematici, due bidelle
che erano riuscite ad andare in pensione, rispettivamente, a 29 e a 32 anni, dopo aver lavorato come bidelle, con assegni quasi pari alla retribuzione.

Il totale esatto di queste baby pensioni fatto da Enrico Marro usando il Casellario centrale  dei pensionati è


  • 535.752 baby pensionati, di cui
  • 428.802 concesse dall'Inpdap (previdenza pubblico impiego) e
  • 106.950 concesse dall'Inps 
per un costo di

  • Inpdap 7,4 miliardi di euro l'anno
  • Inps 2,0 miliardi di euro l'anno

imagecredit il pappice


Alcuni dati statistici su questi baby pensionati andati in riposo così precocemente:


  • l'età attuale è tra 63,2 anni (e ha lasciato il lavoro in un'età tra i 35-39 anni) e i 67 anni (ha lasciato il lavoro in un'età tra 45-49 anni)
  • percepiscono la pensione da circa 18 o 24 anni e la percepiranno ancora per più di 15 anni
  • importo circa 1.500 euro lordi mensili
  • rapporto tra quanto versato e quanto percepito 1:3
  • nota geografica: la maggior parte delle baby pensioni sono concentrate al nord con il 65%, al primo posto la Lombardia, con 110.497 pensionati e 1,7 miliardi di costi.
baby pensioni per Regione
imagecredit demata
Lo stesso articolo contiene un interessante resoconto di un ex dirigente pubblico, baby pensionat,o fautore di una proposta che, purtroppo, come altre buone proposte, resterà lettera morta
ex «dirigente di una grande azienda Iri», dopo aver raccontato di aver lasciato il lavoro a 50 anni, conclude: «Sento un po' di rimorso per aver contribuito a defraudare le generazioni seguenti. Per questo, non avrei alcuna difficoltà a versare il 10% dei miei duemila euro mensili a un Fondo Giovani. La mia vita non cambierebbe, e mi sentirei più vicino alle nuove generazioni».

mercoledì 26 ottobre 2011

Ma quali sono queste famose Riforme Strutturali che Bce ed Europa ci chiedono? Dalla "Lettera di Draghi e Trichet a Berlusconi"

imagecredit ecb
Intanto leggiamola, questa famosa lettera che Mario Draghi e Jean Claude Trichet (nuovo e vecchio presidente della Banca Centrale Europea) hanno inviato a Berlusconi il 5 agosto (in attesa di leggere l'altra, quella che Berlusconi ha scritto per l'Europa, la famosa lettera d'intenti). Ne trovo una traduzione su Indymedia

Francoforte 5 Agosto 2011

Caro Primo Ministro,

Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea il 4 Agosto ha discusso la situazione nei mercati dei titoli di Stato italiani. Il Consiglio direttivo ritiene che sia necessaria un’azione pressante da parte delle autorità italiane per ristabilire la fiducia degli investitori.
Il vertice dei capi di Stato e di governo dell’area-euro del 21 luglio 2011 ha concluso che «tutti i Paesi dell’euro riaffermano solennemente la loro determinazione inflessibile a onorare in pieno la loro individuale firma sovrana e tutti i loro impegni per condizioni di bilancio sostenibili e per le riforme strutturali». Il Consiglio direttivo ritiene che l’Italia debba con urgenza rafforzare la reputazione della sua firma sovrana e il suo impegno alla sostenibilità di bilancio e alle riforme strutturali. Il Governo italiano ha deciso di mirare al pareggio di bilancio nel 2014 e, a questo scopo, ha di recente introdotto un pacchetto di misure.
Sono passi importanti, ma non sufficienti.
Nell’attuale situazione, riteniamo essenziali le seguenti misure:
1.Vediamo l’esigenza di misure significative per accrescere il potenziale di crescita. Alcune decisioni recenti prese dal Governo si muovono in questa direzione; altre misure sono in discussione con le parti sociali. Tuttavia, occorre fare di più ed è cruciale muovere in questa direzione con decisione. Le sfide principali sono l’aumento della concorrenza, particolarmente nei servizi, il miglioramento della qualità dei servizi pubblici e il ridisegno di sistemi regolatori e fiscali che siano più adatti a sostenere la competitività delle imprese e l’efficienza del mercato del lavoro.
a) È necessaria una complessiva, radicale e credibile strategia di riforme, inclusa la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali e dei servizi professionali. Questo dovrebbe applicarsi in particolare alla fornitura di servizi locali attraverso privatizzazioni su larga scala.
b) C’è anche l’esigenza di riformare ulteriormente il sistema di contrattazione salariale collettiva, permettendo accordi al livello d’impresa in modo da ritagliare i salari e le condizioni di lavoro alle esigenze specifiche delle aziende e rendendo questi accordi più rilevanti rispetto ad altri livelli di negoziazione. L’accordo del 28 Giugno tra le principali sigle sindacali e le associazioni industriali si muove in questa direzione.
c) Dovrebbe essere adottata una accurata revisione delle norme che regolano l’assunzione e il licenziamento dei dipendenti, stabilendo un sistema di assicurazione dalla disoccupazione e un insieme di politiche attive per il mercato del lavoro che siano in grado di facilitare la riallocazione delle risorse verso le aziende e verso i settori più competitivi.
2.Il Governo ha l’esigenza di assumere misure immediate e decise per assicurare la sostenibilità delle finanze pubbliche.
a) Ulteriori misure di correzione del bilancio sono necessarie.
Riteniamo essenziale per le autorità italiane di anticipare di almeno un anno il calendario di entrata in vigore delle misure adottate nel pacchetto del luglio 2011. L’obiettivo dovrebbe essere un deficit migliore di quanto previsto fin qui nel 2011, un fabbisogno netto dell’1% nel 2012 e un bilancio in pareggio nel 2013, principalmente attraverso tagli di spesa. È possibile intervenire ulteriormente nel sistema pensionistico, rendendo più rigorosi i criteri di idoneità per le pensioni di anzianità e riportando l’età del ritiro delle donne nel settore privato rapidamente in linea con quella stabilita per il settore pubblico, così ottenendo dei risparmi già nel 2012. Inoltre, il Governo dovrebbe valutare una riduzione significativa dei costi del pubblico impiego, rafforzando le regole per il turnover (il ricambio, ndr) e, se necessario, riducendo gli stipendi.
b) Andrebbe introdotta una clausola di riduzione automatica del deficit che specifichi che qualunque scostamento dagli obiettivi di deficit sarà compensato automaticamente con tagli orizzontali sulle spese discrezionali.
c) Andrebbero messi sotto stretto controllo l’assunzione di indebitamento, anche commerciale, e le spese delle autorità regionali e locali, in linea con i principi della riforma in corso delle relazioni fiscali fra i vari livelli di governo.
Vista la gravità dell’attuale situazione sui mercati finanziari, consideriamo cruciale che tutte le azioni elencate nelle suddette sezioni 1 e 2 siano prese il prima possibile per decreto legge, seguito da ratifica parlamentare entro la fine di Settembre 2011. Sarebbe appropriata anche una riforma costituzionale che renda più stringenti le regole di bilancio.
3. Incoraggiamo inoltre il Governo a prendere immediatamente misure per garantire una revisione dell’amministrazione pubblica allo scopo di migliorare l’efficienza amministrativa e la capacità di assecondare le esigenze delle imprese. Negli organismi pubblici dovrebbe diventare sistematico l’uso di indicatori di performance (soprattutto nei sistemi sanitario, giudiziario e dell’istruzione). C’è l’esigenza di un forte impegno ad abolire o a fondere alcuni strati amministrativi intermedi (come le Province). Andrebbero rafforzate le azioni mirate a sfruttare le economie di scala nei servizi pubblici locali.
Confidiamo che il Governo assumerà le azioni appropriate.
Con la migliore considerazione,
Mario Draghi, Jean-Claude Trichet

Per chi non avesse voglia di leggerla tutta riassumo i punti salienti ovvero le cosiddette Riforme strutturali: 

  • Per la crescita  
aumento della concorrenza, soprattutto nei servizi
miglioramento della qualità dei servizi pubblici
riforma fiscale e riforma del mercato del lavoro

  • Strumenti per realizzare la crescita
liberalizzazione dei servizi pubblici locali e di quelli professionali
riforma del contratto di lavoro, con possibilità di contrattazione locale in deroga al contratto nazionale
riforma su assunzione e licenziamento, sistema di assicurazione dalla disoccupazione

  •  Finanze pubbliche
obiettivo pareggio di bilancio nel 2013

sistema pensionistico: revisione pensioni di anzianità, età di pensionamento donne parificata tra settore pubblico e privato
diminuzione costi pubblico impiego attraverso il ricambio e la riduzione degli stipendi 
riduzione automatica del deficit con clausole che riducano le spese discrezionali
controllo delle spese delle amministrazioni locali
utilizzo della forma del decreto legge per una più veloce entrata in vigore dei provvedimenti e una Riforma Costituzionale per quanto riguarda il controllo automatico del deficit 
adozione da parte della pubblica amministrazione degli indicatori di performance come misura di efficienza 

Queste sarebbero dunque le famose Riforme Strutturali invocate dal think tank dei banchieri europei. Contengono molte soluzioni sgradite ai sindacati (e quindi ai lavoratori), altre sgradite a chi deve andare in pensione e altre ancora sgradite al servizio pubblico e ai politici. Molte di quelle sgradite a chi deve andare in pensione e ai lavoratori sono state prese, o si è tentato di prenderle, meno quelle sgradite al servizio pubblico e ancora meno quelle sgradite ai politici. In generale, non si possono prendere alcune decisioni senza prenderne altre, almeno se non si vuole scatenare una protesta generale. In più, manca quello che molti economisti ritengono un passo attuabile non solo in via temporanea ma anche permanente: una patrimoniale immobiliare, esclusa la prima casa, o con un tetto di valore patrimoniale e una maggiore tassazione delle rendite finanziarie (già in parte tentata).

Ballarò: la vicenda Merkel Sarkozy sulle televisioni straniere. Ferrara: una risata antifrancese

La copertina di Ballarò riporta, inevitabilmente, la vicenda Merkel Sarkozy, ovvero l'ironia mostrata da Sarkozy e poi trasmessa alla Merkel in seguito ad una domanda sull'Italia.





 L'evento ha scatenato un sopito amor patrio, quasi come se si fosse trattato di un'onta da lavare con il sarcasmo. E così infatti ha fatto Ferrara. Rispetto la sua decisione di ripagare con moneta decuplicata la presunta offesa ricevuta ma non la condivido. Se da parte del Presidente Napolitano sono giunte parole obbligate ma contenute, quasi per legittimo dovere di difendere il buon nome della nazione, non approvo queste vendette con interessi. In fondo, anche se non è sempre vero, ognuno ha la reputazione che si merita, in media. 


Più sferzanti, come si vede da Ballarò,  i servizi sulle televisioni straniere e quindi, se uno fa il paio, ci sta anche la messinscena di Ferrara. Non so se l'intento è quello di coalizzare tutti gli italiani contro i francesi sbeffeggiatori, fare fronte comune contro l'invasione ironica. Quanto a me, temo più quello che può venire in mente ai nostri politici che qualche sorrisino francese o di altra nazionalità.
L'Italia non sfugge al suo stereotipo, lo sappiamo, e questo governo e questo presidente, oltre  a non aver fatto niente per modificarlo, hanno fatto parecchio per accentuarlo. Come noi compriamo più facilmente dai commercianti che ci stanno più simpatici o che hanno buona reputazione, allo stesso modo avvengono le relazioni politiche ed economiche a livello internazionale. Chi si assomiglia si piglia, dice un detto. E se osserviamo le amicizie del nostro premier   possiamo già trarne alcune conseguenze. Comprare dall'Italia diventa sempre più pericoloso e inaffidabile, e questo fatto ha pesanti ripercussioni.
Ora, un governo con un forte senso di responsabilità e che avesse a cuore le sorti del popolo che amministra, quantunque obbligato, per certi versi, ad ottemperare alle pressioni europee, avrebbe potuto trovare altre fonti di risparmio (costi della politica: rimborsi elettorali, finanziamento della stampa -soprattutto di partito-, vitalizi dei parlamentari: fanno quasi 1 miliardo), nuove entrate una tantum o permanenti (patrimoniale sugli immobili, Tobin tax) e invece no. Meglio colpire i soliti che prendere un po' a chi ha tanto. Tanto è vero che il Ministro Gelmini ha detto che la patrimoniale (e le tasse sulla ricchezza in genere) non fa parte del programma di governo e quindi non si farà mai. Rassegnamoci, tocca ancora a noi.

martedì 25 ottobre 2011

Onorevoli pensioni: le pensioni dei parlamentari italiani ed europei

Trovo che sia molto facile dare indicazioni sui sacrifici da fare quando non tocca a te farli. In questi giorni torna prepotentemente alla ribalta l'innalzamento dell'età pensionabile a 67 anni, innalzamento già effettuato in Europa a quanto si dice. Allora mi sono detto: un governante che pretenda di far fare dei sacrifici piuttosto gravosi ai suoi concittadini deve, se vuole mantenere la stima e il rispetto di quei cittadini, farli insieme a loro. Dalla quale considerazione è nata la domanda: ma a quale età e dopo quanti contributi possono andare in pensione i parlamentari italiani ed europei?

Il sito Open Europe, gruppo indipendente di riflessione sulle questioni politiche con sedi a Londra e Bruxelles, il 4 giugno del 2009 pubblica  una press release così intitolata

MEPs cost taxpayers five times more than UK MPs

MEPs sta per Members of European Parliament mentre UK MPs sta per Members of UK Parliament. I parlamentari europei costano cinque volte più dei parlamentari inglesi. All'interno della press release vi sono anche alcune frasi relative ai trattamenti pensionistici, in cui si confrontano i trattamenti di un parlamentare inglese con quelli di un parlamentare europeo
If MPs contribute the standard 10% of their salary to their pension over a ten year period (a whole year’s salary of £63,291), they will have access to a pension of £15,822 per year. By contrast, under new rules to come into force after the elections, MEPs will receive an annual pension of £27,954, after paying in nothing at all from their own salaries over the same ten year period.
I parlamentari inglesi contribuiscono con un versamento del 10% del loro stipendio per la loro pensione, per un periodo di 10 anni (un anno intero stipendio di £ 63.291), e avranno accesso a una pensione di £ 15.822 all'anno. Al contrario, con le nuove regole che entreranno in vigore dopo le elezioni, i deputati europei riceveranno una pensione annua di £ 27.954, dopo non aver pagato nulla dai loro stipendi per lo stesso periodo di dieci anni.
Dal quale si dedurrebbe che dopo 10 anni di versamenti, sia i parlamentari inglesi che quelli europei percepirebbero la pensione. Uso il condizionale per la necessità di verificare i dati di Open Europe. Sta di fatto che, se i dati fossero veri, ai parlamentari sarebbero sufficienti 10 anni di versamento per percepire una pensione, contrariamente a quello che accade alle persone comuni, constatazione che si aggiunge a quella sul modo in cui i MEPs riceverebbero la loro pensione.

In un altro documento prodotto dalla Camera dei Comuni inglese nel 2009 vengono pubblicati degli interessanti dati comparativi. Ve me mostro alcuni. Uno già lo conosciamo, è il confronto degli stipendi dei parlamentari di vari paesi, dal quale escono vittoriosi i parlamentari italiani



Da questo documento si apprende, inoltre, per quanto riguarda pensioni e vitalizi, che in 
Norvegia, i parlamentari possono iniziare a percepire la pensione all'età di 65 anni. Dopo 12 anni di servizio, con un versamento del 2% dello stipendio, ricevono una pensione che corrisponde al 66% del salario di base.
 Svezia, qui ci sono due schemi: dopo 6 anni di servizio e dopo 12 anni. Chi ha solamente 3 anni di servizio riceve un vitalizio. Non sono indicate cifre.
Italia: per ricevere un vitalizio i deputati versano l'8,6% dell'indennità lorda e, al compimento di 65 anni di età, che può essere ridotto a 60 in dipendenza dei mandati parlamentari, ricevono da un minimo del 25% a un massimo dell'80% dello stipendio da parlamentare.

Sul sito della BBC c'è un articolo comparativo degli stipendi dei parlamentari di alcune nazioni europee, dal quale ricavo questo unico dato sulle pensioni:
 Francia: durante i primi tre mandati parlamentari i versamenti contano doppio. Così se uno ha fatto versamenti contributivi per 15 anni conta come se ne avesse fatti per 30 anni.


Il Parlamento Europeo aveva fatto, nel 2010, queste osservazioni, sull'età pensionabile
Adequacy: the resolution states that it does not consider it possible for the EU to set adequate pension levels, because the amount required is very dependent on specific circumstances in the Member States. It calls however on the Commission to come up with guidance that makes it possible for Member States to establish criteria for a minimum level of pensions. Member States should define adequacy as the condition required for older people to live a decent life. Because of the financial crisis, several Member States are planning to introduce changes to their pension systems. Parliament urges them, however, to ensure that all pension systems remain stable, reliable and sustainable, and that all changes are made after adequate social dialogue and on the basis of the provision of sufficient information.


Retirement age: in view of demographic trends, it is necessary for more people to participate in the labour market and to do so for longer. Members observe that life expectancy is growing and that better occupational health is a precondition for longer working lives. Member States which have increased the statutory retirement age should encourage work by older people through fiscal and social security exemptions. The Commission is asked to set up a study analysing the way wealth distribution is influencing life expectancy in Member States.

Members note that there are major disparities in the statutory retirement age and in the actual age at which older people cease to be employed. They recommend that priority should be given to ensuring that employees can work until the statutory retirement age. These disparities are especially salient for employees in the most onerous occupational categories. Member States and social partners are asked to exchange information about good practices.
imagecredit grillisco.it
In cui sostanzialmente si afferma la necessità di elevare l'età pensionabile, stante l'aumento dell'aspettativa di vita. In ultimo la ciliegina sulla torta della situazione pensionistica o vitalizia dei parlamentari italiani.
Cominciamo con il sito di Mario Giordano sanguisughe.com . In un articolo del giugno di quest'anno riporta alcuni dati e cifre:





  • dopo 5 anni di mandato un parlamentare italiano prende 2.486 euro di pensione al  mese
  • un francese ne prende 780
  • un tedesco ne prende 961
  • un inglese tra 530 e 755
inoltre, solo da questa legislatura è necessario aver fatto almeno 5 anni di mandato e aver compiuto 65 anni di età per avere la pensione, segno che prima di questa modifica il trattamento era diverso.

Sull'Espresso del 4 agosto appare un articolo bipartisan sulle pensioni degli onorevoli. Così, per esempio, 
La Casta taglia le pensioni degli italiani, ma non tocca le proprie. Per i parlamentari il diritto al vitalizio scatta dopo soli cinque anni di mandato. Con contributi molto bassi. E con compensi incassati anche prima dei 50 anni. Così 2.307 tra ex deputati ed ex senatori si mettono in tasca ogni mese fino a settemila euro netti

2307 ex parlamentari che hanno usufruito di condizioni pensionistiche particolarissime, che gli permettono di incassare vita natural durante fino a 7000 euro  al mese. Vediamo qualche esempio

Alfonso Pecoraro Scanio, ex leader dei Verdi ed ex ministro dell'Agricoltura e dell'Ambiente. Presente alla Camera dal 1992, nel 2008 non è riuscito a farsi rieleggere e con cinque legislature nel carniere è stato costretto alla pensione anticipata. Ma nessun rimpianto. Da allora, cioè da quando aveva appena 49 anni, Pecoraro Scanio riscuote il vitalizio assicuratogli dalla Camera: ben 5.802 euro netti al mese che gli consentono di girare il mondo in attesa dell'occasione giusta per tornare a fare politica.
Oppure
 Oliviero Diliberto è un altro grande ex uscito di scena nel 2008 causa tonfo elettorale della sinistra. Segretario dei Comunisti italiani ed ex ministro della Giustizia, con quattro legislature alle spalle e ad appena 55 anni, anche lui si consola riscuotendo una ricca pensione di 5.305 euro netti.
O anche
 Pietro Folena, ex enfant prodige del Pci-Pds, passato a Rifondazione e trombato nel 2008 quando, con le cinque legislature collezionate, a soli 51 anni ha cominciato a riscuotere 5.527 euro netti al mese. 
Ma pure
Toni Negri, ex leader di Potere operaio, docente universitario e scrittore. Venne fatto eleggere mentre era in carcere per terrorismo nel 1983 dai radicali di Marco Pannella. Approdato a Montecitorio, Negri ci restò il tempo necessario per preparare la fuga e rifugiarsi in Francia. Ciononostante, oggi percepisce una pensione di 2.199 euro netti.
E inoltre 
Stesso importo all'incirca riscosso da un capitano d'industria come Luciano Benetton (al Senato nel 1992, restò in carica solo due anni per lo scioglimento anticipato della legislatura) e da un avvocato di grido come Carlo Taormina.
Ma anche nel regolamento che impone il raggiungimento dell'età di 65 anni per percepire la pensione o vitalizio si nascondono delle insidie:
 [...] i deputati il cui incarico sia cominciato dopo il '96 maturano il diritto al vitalizio a 65 anni, basta aver versato contributi per cinque. Fin qui, nulla da dire: il requisito dei 65 pone i deputati sulla stessa linea stabilita per la pensione di vecchiaia dei comuni cittadini. Ma basta scorrere il regolamento per scoprire le prime sorprese. L'età minima dei 65 anni si abbassa di una annualità per ogni anno di mandato oltre i cinque prima indicati, sino a toccare la soglia dei 60. E non è finita. Alla Camera ci sono ancora un gran numero di eletti prima del '96 e per questi valgono le norme precedenti. Secondo queste norme il diritto alla pensione si matura sempre a 65 anni, ma il limite è riducibile a 50 anni e ancor meno (come nel caso di Pecoraro Scanio), facendo cioè valere le altre annualità di permanenza in Parlamento oltre ai cinque anni del minimo richiesto. 

Allora, mi chiedo, stante questa situazione, sia italiana che europea, hanno i requisiti e l'autorità morale, questi politici qui, di chiedere ancora sacrifici ai soliti, cioè ai cittadini, che continuano a pagare, ogni anno, quello che Primo di Nicola sull'Espresso chiama Un privilegio da 200 milioni?















martedì 30 agosto 2011

Non disturbate la manovra (economica)

Sul sito del governo è presente un testo dal titolo Manovra: le proposte di modifica al decreto legge. E' la relazione del summit tenuto ieri dalle forze di governo. Ecco cosa dice:

La riunione di maggioranza presieduta dal Presidente Silvio Berlusconi si è conclusa con le seguenti unanimi determinazioni:
1) Interventi di natura costituzionale:
- dimezzamento del numero dei parlamentari;
- soppressione delle province quali enti statali e conferimento alle regioni delle relative competenze ordinamentali;
2) Il decreto dovrà essere approvato nei tempi previsti e a saldi invariati con le seguenti principali modifiche:
- sostituzione dell’articolo della manovra relativo ai piccoli comuni con un nuovo testo che preveda l’obbligo dello svolgimento in forma di unione di tutte le funzioni fondamentali a partire dall’anno 2013 nonché il mantenimento dei consigli comunali con riduzione dei loro componenti senza indennità o gettone alcuno per i loro membri;
- riduzione dell’impatto della manovra per comuni, province, regioni e regioni a statuto speciale. Attribuzione agli enti territoriali di maggiori poteri e responsabilità nel contrasto all’evasione fiscale con vincolo di destinazione agli stessi del ricavato delle conseguenti maggiori entrate;
- sostituzione del contributo di solidarietà con nuove misure fiscali finalizzate a eliminare l’abuso di intestazioni e interposizioni patrimoniali elusive nonché riduzione delle misure di vantaggio fiscale alle società cooperative;
- contributo di solidarietà a carico dei membri del parlamento;
- mantenimento dell’attuale regime previdenziale già previsto per coloro che abbiano maturato quarant’anni di contributi con esclusione dei periodi relativi al percorso di laurea e al servizio militare che rimangono comunque utili ai fini del calcolo della pensione;
Il governo e il relatore presenteranno le relative proposte emendative, aperti al confronto con l’opposizione nelle sedi parlamentari.

Vi era, evidentemente, la necessità di non creare attrito con l'associazione dei sindaci (Anci), mobilitata per i tagli e quella di sostituire questi tagli (2 miliardi restituiti ai comuni) con altri: si è così trovato un punto di accordo. Le annualità degli anni di servizio militare e di università non saranno più valutati ai fini del raggiungimento dei 40 anni di versamenti, anche se saranno conteggiati nel computo della pensione. Solo dallo scorporo degli anni di militare il governo pensa di risparmiare da 1 miliardo a 1 miliardo e mezzo di euro, che compensano in parte i mancati tagli ai comuni. Ecco che quello che Bossi non voleva accettare assolutamente che passasse dalla porta rientra dalla finestra. Bisogna ritardare l'uscita dal lavoro quanto più possibile, e questo escamotage sembra accontentare tutti, tranne chi doveva andare in pensione ovviamente.
Vi è la tendenza a responsabilizzare i comuni nei confronti dell'evasione fiscale, premiandoli con una percentuale sulle maggiori entrate che riusciranno a realizzare. Sperando che non si assista a quei fenomeni che hanno recentemente avuto per protagoniste le agenzie di riscossione, con una serie di fenomeni variamente chiamati cartelle pazze.[1] 
Il contributo di solidarietà dei redditi sopra i 90 e 150 mila euro è stato cancellato e sarà compensato da una riduzione degli sgravi fiscali per le cooperative e dalla lotta all'abuso di intestazioni e interposizioni patrimoniali, in pratica intestare patrimoni alla nonna e nei paradisi fiscali. Rimane invece per i parlamentari. In più, due capisaldi come dimezzamento del numero dei parlamentari ed eliminazione delle province dovranno passare il vaglio della Riforma Costituzionale, per cui se ne parlerà fra alcuni anni.
Quando si diceva a saldi invariati tremavo: e infatti. Chissà com'è, ma quando cominciano a ripensarci, va a finire sempre peggio per il cittadino comune.


[1] http://www.codacons.it/articolo.asp?idInfo=136290   http://parlamento.openpolis.it/singolo_atto/52392
http://www.repubblica.it/economia/2011/03/02/news/equitalia_recuperati_9_miliardi_da_evasori-13084937/

sabato 2 luglio 2011

Manovra economica: arrivano i tagli alle pensioni e non solo a quelle d'oro

Con un colpo di coda la manovra svela il suo volto: non sono solo le cosiddette pensioni d'oro a subire una revisione ma anche quelle di bronzo. Infatti, saranno tutte le pensioni dai 1400 euro in su ad essere interessate dall'intervento della manovra.
Si stima che la revisione riguarderà 13 milioni di pensionati. Inoltre, si profilano novità anche per quello che riguarda la reversibilità e l'invalidità.

La manovra è ripartita in diversi anni e prevede correzioni progressive. 

  • 2012-2013: le pensioni superiori a 5 volte il minimo (476 euro), cioè quelle da 2300 euro in su, non saranno rivalutate secondo l'inflazione mentre quelle tra 1400 e 2300 euro saranno rivalutate nella misura del 45%
  • 2014: a partire da questa data l'età per andare in pensione sarà aumentata di 3 mesi, in più verrà agganciata automaticamente all'aspettativa di vita.
  • 2012-2013: razionalizzazione e revisione di tutte le pensioni di invalidità, alla ricerca dei falsi invalidi nonchè per la ridefinizione dei requisiti, in termini di reddito e patrimonio, per poterla ricevere.
  • Reversibilità: verranno rivisti anche i criteri per l'assegnazione della pensione di reversibilità che attualmente inciderebbe per circa 34 miliardi ogni anno e verrà ridefinita  anche la ripartizione delle competenze tra Inps e amministrazioni locali
  • Previsioni: si prevede che la spesa pensionistica passi dai 300 miliardi attuali a 338 miliardi nel 2014. Tutto questo con l'attuale normativa. Con l'introduzione delle nuove norme si pensa di contenere l'aumento di spesa per arrivare al famoso pareggio di bilancio del 2014.
Ovviamente molto critici i sindacati e opposizioni.
Così Buonanni della Cisl
"Devono correggere il  provvedimento che blocca la rivalutazione delle pensioni"
così l'ex Ministro del Lavoro Damiano
  "Al tempo del governo Prodi [...] avevamo fermato per un anno l'indicizzazione delle pensioni, ma di quelle otto volte il minimo (ora quelle 4 volte il minimo ndr).
e così Felice Belisario dell'Idv
 "Il governo, come al solito, mantiene intatti gli interessi dei soliti privilegiati. E' un vero e proprio insulto colpire da un lato 13 milioni di pensionati, molti dei quali già stentano ad arrivare a fine mese e, dall'altro, pesare con il misurino del farmacista, dilatandoli nel tempo, i tagli dei costi della politica. Questo governo continua a prendere a schiaffi precari, pensionati e dipendenti pubblici con parole e fatti"


Fonti:

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