Visualizzazione post con etichetta Brunetta. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Brunetta. Mostra tutti i post

venerdì 4 gennaio 2013

Monti e i presunti attacchi a Brunetta, Fassina e Berlusconi

Si è parlato molto ieri dell'intervista del Presidente Monti a Unomattina e dei suoi presunti o veri attacchi a destra e a manca. Proprio così, non c'è giornale o telegiornale che non abbia titolato usando la parola attacchi. Per la verità, un'uscita che si poteva risparmiare c'è, ed è quella "professore di una certa statura accademica", che quasi tutti hanno interpretato in senso ironico ma che io, come ho fatto per le lacrime del Ministro Fornero, non escludo essere stata fatta in buona fede (la locuzione si usa abitualmente).
Ma, al di là di questo singolo episodio, quelle di Monti sono normali critiche all'operato dei suoi concorrenti o almeno di alcuni di loro, quasi sempre in risposta a precedenti considerazioni non certo tenere.
Brunetta. Per rendersene conto, si legga cosa scrive Brunetta di Monti riguardo, per esempio, la famosa agenda:
[...] ho pensato di mettere nero su bianco una serie di valutazioni critiche, con il solo intento di fare chiarezza e di fornire un contributo, non tanto a Lei, che non ne ha bisogno, quanto al dibattito politico programmatico in vista delle elezioni, in un momento così complicato per il nostro paese. Mi concentrerò soprattutto sulla parte relativa all’Europa e alla finanza pubblica e alla riforma fiscale e del mercato del lavoro. Mentre sul resto lascerei stare, un po’ perché quanto letto sembra più il frutto di un banale taglia e cuci che una originale elaborazione, un po’ perché trattasi di affermazioni generiche, già ampiamente discusse, tanto in sede politica quanto in sede teorica, e quindi non meritevoli di particolare attenzione. Un solo rammarico: mi aspettavo di più. Molto di più. Ma tant’è.

mercoledì 29 febbraio 2012

Quando il controllato controlla il controllore: l'Italia di padre in figlio e la meritocrazia che non c'è

La Civit è la Commissione Indipendente per la Valutazione, la Trasparenza e l'Integrità delle Amministrazioni Pubbliche voluta dall'ex Ministro Brunetta.
Indipendente a chi? Guardate il filmato. Da Martone padre e Martone figlio, sicuramente non sfigati. Garanti dell'integrità della Pubblica Amministrazione?

giovedì 7 luglio 2011

"E' un cretino" così Tremonti su Brunetta in un fuorionda

Esclusiva di Repubblica durante la conferenza stampa sulla manovra economica. Riporto il testo di Repubblica sul filmato
Il luogo è il ministero dell'Economia in via XX Settembre. Il titolare Giulio Tremonti presenta alla stampa la manovra economica appena firmata dal presidente della Repubblica. Al suo fianco, vari colleghi del governo. Tutti seduti allo stesso tavolo. Quando tocca al responsabile della Funzione pubblica, Renato Brunetta, illustrare i correttivi alla spesa del pubblico impiego, Tremonti sembra subito spazientirsi. E, rivolgendosi prima al ragionere generale dello Stato Mario Canzio, poi al capo di gabinetto del suo ministero Vincenzo Fortunato, quindi al ministro del Welfare Maurizio Sacconi, commenta: "E' proprio un cretino", "questo è il tipico intervento suicida". Sussurri taglienti, con una nota di divertita perfidia. I suoi interlocutori non lo contraddicono. Anzi. Intanto allo stesso tavolo, a pochi centimetri di distanza, Brunetta continua a parlare. E, nel parlare dei provvedimenti per il taglio alle auto blu, cita proprio Tremonti. Che sbuffa e si prende la testa fra le mani.


giovedì 16 giugno 2011

Brunetta: non ce l'ho coi precari ma con la casta

Ulteriore precisazione di Brunetta su TMNews
"Io faccio il professore di Economia del lavoro - ha detto Brunetta intervenendo su Radio24 - è da una vita che mi interesso di problemi del lavoro: le pare che io sia così stupido da dire che le vittime di un sistema che non funziona, in cui i padri sono troppo egoisti, le vittime siano loro l'Italia peggiore? Lei pensa che sia così stupido?".
Ce l'ha con la casta di privilegiati (farebbe bene a precisare, perchè molti ritengono che sia quella politica, una classe di privilegiati) molto romani, snob 
"Io ce l'ho - ha spiegato il ministro - con quella casta di privilegiati molto romani. Guardi i nomi nelle interviste di questa mattina sui giornali", nomi come Maurizia Russo Spena, figlia di Giovanni ex senatore del Prc. "Roma è piena di questo tessuto di persone - ha aggiunto - e io mi preoccupo di più dei precari dei call center, dei precari nel settore privato che non riescono ad avere un contratto a tempo indeterminato e non hanno parola".
Si preoccupa dei precari e non di quelli che cercano visibilità, anche se è una visibilità in favore dei precari? Come si fa a far conoscere una situazione alla politica: la visibilità è parte integrante del processo dell'informazione. Se non vedo che informazione ottengo? E sottolinea alcuni dati sulla signora che voleva fargli delle domande
"Ho visto i giornali - ha sottolineato Brunetta - e la cosa più divertente è stata l'intervista alla leader (Maurizia Russo Spena, ndr) di quel movimento di precari che è venuto a contestarmi o a pormi delle domande: guadagna 1.800 euro al mese da 5 anni, con contratti a termine presso un'agenzia del ministero del Lavoro. Non mi sembra molto precaria".
Ancora una volta: rappresentare le esigenze e necessità di qualcuno che magari non può o non vuole apparire è sbagliato? I precari esistono o no? Se qualcuno cerca di perorare la causa dei precari e non è un precario, lo può fare o  no? Tutto questo sempre ammesso che le informazioni  su Maurizia Russo Spena siano esatte. E poi, il precariato a ha che fare sia con la durata del contratto che con la sua entità.

Vi è infine da notare che l'introduzione del precariato si deve a due momenti: la Legge Treu e la Legge Biagi, che introducono la flessibilità nel mondo del lavoro. Questa flessibilità si è però trasformata in una rincorsa all'abbassamento dei salari in alcune realtà lavorative, come per esempio quelle dei call center, cosa che ha spinto qualcuno a denunciare la questione all'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.

fonte wikipedia

Il ministro Brunetta e l'affermazione sui precari: una video spiegazione?

Forse lo fanno solo per farsi notare, perchè altrimenti rischiano di essere invisibili a chi può decidere della loro sorte tragicamente, certa e incerta allo stesso tempo. Certa, perchè l'unica certezza che hanno è quella di non avere futuro, incerta per lo stesso motivo, perchè quell'incertezza impedisce di costruirlo, il futuro.
Questo come tentativo di risposta alla domanda che si pone Brunetta: perchè lo fanno?
Il ministro Brunetta replica alla sollevazione che c'è stata sulla rete, riguardo i fatti accaduti ieri, con un video su Youtube in cui spiega come sono andate le cose. Però la sua ricostruzione non è proprio rispondente al vero, come si vede osservando il video dell'intervento al Convegno nazionale sull'Innovazione. DiBaRocks, su Youtube, effettua un montaggio della ricostruzione del ministro con il video originale, e ne esce fuori una realtà leggermente diversa. Appena Brunetta sente siamo della rete dei precari...prende e scappa senza dire affatto l'argomento è troppo complicato e lungo.



Già il fatto che si ricostruisca la vicenda in maniera imprecisa e a sè favorevole, non depone a favore della buona fede. Mettiamoci una certa qual mancanza di sopportazione del centrodestra per le interruzioni a convegni e assemblee (non del tutto ingiustificata) e avremo tutti gli ingredienti che hanno composto la reazione del ministro: ormai, tutti quelli che fanno domande scomode o turbano l'armonia sono squadristi.
Come fa il ministro a dire che quelle persone non erano precari, e se lo erano che significa approfittano di un disagio vero per fare incursioni squadristiche? Non è forse anche il loro, il disagio? 
Non per cercare di risolvere i problemi, continua Brunetta. Ma come dovrebbero fare, per far conoscere la loro situazione? Il discorso del ministro è tutto su questo tono: costoro sono dei professionisti dell'interruzione, a suo dire, che cercano lo scontro e non la soluzione. In questo modo giustifica, a posteriori, la sua bruciante affermazione -siete l'Italia peggiore- che ovviamente non può essere riferita ai lavori, tanto meno precari.
La sensazione generale di questi fatti è che vi sia un distacco tra la politica e la vita reale a volte difficilmente colmabile. E' la stessa situazione che ho notato in certi medici. Non  guardano il paziente ma la cartella clinica: è tutto un prescrivere, un aggiustare i farmaci, il paziente, dal loro punto di vista, è un accessorio.
Questo accade a volte con la politica. Si guardano i dati, si stilano tabelle, e intanto la realtà, che è sempre molto più cruda di tutto quello che si può scrivere, rimane ai margini. Così quando irrompe, sembra violenta. Ma è solo disperata. Una disperata realtà.
Anche la sua definizione della rete come manganello squadristico è fuori logo. Senza il sorriso (finto) di chi promette cose che non manterrà la rete, pur tra gli alti e i bassi, tra le cose buone e quelle pessime, è un luogo, finalmente, in cui i  finti sorrisi e le false promesse non bastano più. La comunicazione non è più unidirezionale, non è più un'informazione comizio. La rete permette anche a chi sta dall'altra parte di poter intervenire, di non essere una semplice spugna che si imbeve di tutto quello che gli viene detto. Chi ne ha paura, denuncia apertamente il suo terrore per la libertà, nonostante la gran pompa del nome.
Ecco l'intervento completo di Brunetta.




Aggiornamento del 16 giugno: ne fornisce una quasi versione stenografica anche Metilparaben  in questo Tutto Brunetta minuto per minuto .

mercoledì 15 giugno 2011

Stracquadanio: "la sinistra vince sul web perchè non lavora"

Veramente l'onorevole Stracquadanio usa altre parole, però il senso è quello. Dopo Brunetta, altro attacco ai lavoratori della Pubblica Amministrazione. Però, se è vero quanto afferma Stracquadanio, che lui scrive articoli ragionati, ci piacerebbe che fornisse qualche prova delle sue affermazioni, oltre le impressioni. E poi, se la Pubblica Amministrazione non funziona, a chi compete farla funzionare? 




Intanto uno slideshow, uscito sul Corriere, su come lavorano gli onorevoli: per carità, ci sta anche, ma allora smettiamola con i luoghi comuni e individuiamo i fannulloni e i motivi dell'inefficienza.


Brunetta ai precari pubblici: "Siete l'Italia peggiore"

In che senso, signor Ministro Brunetta, i precari della Pubblica Amministrazione sono l'Italia peggiore? Se volesse chiarire, sarebbe importante. Almeno per comprendere con chi  abbiamo a che fare, se con ministri peggiori o precari peggiori. Cosa l'ha spinta a definire dei lavoratori precari della Pubblica Amministrazione l'Italia peggiore? Altrimenti ci resta il dubbio. Tutto questo accade al Convegno Nazionale sull'Innovazione. 



Versione breve.





Versione lunga.




sabato 13 novembre 2010

La supremazia dell'italiano.Come e perchè stiamo come stiamo: le pensioni

E come stiamo? Male.
E' sempre così sorprendente verificare che la possibilità di cambiare sta nelle nostre mani e invece non ne facciamo niente. La classe politica italiana viene definita da alcuni come lo specchio dell'italiano medio. Da qui la supremazia dell'italiano medio, cioè di quell'italiano talmente furbo da essere causa del proprio male.
Chi è ricco diventerà sempre più ricco e chi è povero diventerà sempre più povero. Non so se è un luogo comune ma certamente in qualche caso è un dato di fatto. L'occasione per parlarne me la dà questo libro di  David Perluigi (giornalista professionista, collaboratore dell'Espresso, del Fatto Quotidiano e di trasmissioni su La7), Fannulloni, dove non si parla, come dice il sottotitolo, solo dell'Italia che non lavora, ma anche dell'Italia dei privilegi e delle ingiustizie. Privilegi e ingiustizie che dovrebbero far fare fronte comune a tutti gli italiani che assistono impotenti ai primi e subiscono impotenti le seconde, e invece no, perchè noi siamo furbi e i migliori. Ma forse solo individualisti e stupidi.
Si dirà: ma perchè fai queste affermazioni? E allora ecco uno di questi perchè.

Tutte le pensioni minuto per minuto: mini, maxi, baby.

C'è una strana suddivisione demografica in Italia: i vecchi e i giovani. I vecchi stanno al potere, hanno alti stipendi, doppi o tripli incarichi (con relativi emolumenti) e per giunta prendono anche la pensione, lavorano e percepiscono la pensione allo stesso tempo, senza problemi di età. I secondi sono tutti quelli che mantengono i primi, definiti giovani anche se hanno 69 anni, perchè l'età per andare in pensione diventerà 70 anni. Da una parte vi sono i cittadini comuni, i "furbi", che devono lavorare una vita: un giovane che cominci a lavorare adesso ha la probabilità di andare in pensione nel 2060, dall'altra vi sono quelli che vanno in pensione con solo 15-20 anni di contributi, o i parlamentari, poverini, che ci vanno dopo "due anni e mezzo di legislatura o le doppie e triple pensioni, le pensioni superiori a 10.000 euro al mese, le pensioni cumulate con uno o più stipendi" [David Perluigi, Fannulloni, 2010, p. 29].
Salvatore Cannavò, nel giugno di quest'anno, ha preparato un'inchiesta per il Fatto Quotidiano intitolata Superpensioni e doppi redditi, eccone qualche stralcio (articolo qui, sul Megafono Quotidiano):

"Siano essi parlamentari, consulenti di ministeri, ministri o ex ministri, senatori a vita, tutti godono di importanti indennità rigorosamente pubbliche e a carico del bilancio generale. Contemporaneamente, percepiscono anche una pensione pubblica.
[...] la Legge 133/2008, la prima "manovra" economica di Tremonti - quella fatta "in 9 minuti" - ha abrogato, dal 2009, il divieto di cumulo, salvo alcune eccezioni, tra reddito di pensione e reddito di lavoro dipendente e autonomo. Così la somma di due redditi, in particolare se pubblici, è del tutto lecita. Peccato che quella stessa legge ha mantenuto le restrizioni per i titolari di pensione di invalidità e di reversibilità. In questi casi, infatti, permangono le restrizioni della riforma Dini, che impongono un taglio progressivo dell’assegno se gli altri redditi superano un determinato importo.
Per il Governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, il cumulo invece è possibile e la norma applicata dal governo Berlusconi ha avuto un valore significativo.
L'alto dirigente italiano, molto stimato in Patria e fuori, tanto da essersi visto assegnato l'incarico di presidente del Financial Stability Board, la commissione del Fondo monetario internazionale incaricata di garantire la stabilità finanziaria nel mondo, non può certo lamentarsi del compenso di cui gode per l'alto incarico che svolge. Eppure, accanto alla sua indennità d'oro, Mario Draghi incassa ogni mese una pensione lorda di 14.843 euro che diventa di 8.614,68 euro al netto delle ritenute. Fino al 2008, tra le ritenute c'era anche la trattenuta per cumulo tra pensione e reddito da lavoro, una condizione che al Governatore "costava" circa 4500 euro al mese.
Andiamo avanti con segnalazioni eccellenti. Il nemico giurato dei "fannulloni" pubblici, colui che vorrebbe "colpirne uno per educarne cento" e per il quale i dipendenti dell'amministrazione pubblica certo non stravedono fa parte di questa lista di privilegiati. Renato Brunetta, infatti, all'età di 60 anni si è messo in pensione come docente percependo una pensione che, paragonata a quelle precedenti, sembra modesta ma che comunque equivale a 3 mila euro netti al mese. Però Brunetta è parlamentare e ministro e a occhio e croce dovrebbe intascare circa 20 mila euro al mese che gli provengono sempre da denaro pubblico. Più la pensione. 
 Poi ci sono alcuni casi più che curiosi. Parliamo dei senatori della Repubblica, ma quelli veri, i "padri" della Patria, i senatori a vita. Citiamo solo due esempi, collocati su posizioni diverse: Giulio Andreotti e Oscar Luigi Scalfaro. Il primo, ha una "pensioncina" di 3.440 euro netti che gode dal 1992. Contemporaneamente, oltre a essere stato praticamente tutto nella storia della Repubblica è anche senatore a vita. Insomma, ha una indennità vitalizia garantita e potrebbe certo fare a meno di quella pensione pagatagli dall'Inpdap. Stesso discorso per Scalfaro che, oltre a essere senatore a vita è stato anche Presidente della Repubblica e che usufruisce di un assegno mensile di 4.774 euro.

Uno studio dei Cobas-Inpdap - autori di un volumetto in cui sono state pubblicate queste cifre - stima in circa 25 mila i fruitori di pensioni cumulate ad altri redditi provenienti da consulenze, incarichi parlamentari e altro. «Se si applicasse ai personaggi riportati nel nostro elenco (oltre ai già citati ci sono anche Mario Baldassarri, Sergio D'Antoni, Publio Fiori, Giorgio Guazzaloca, Antonio Martino, Andrea Monorchio, Girolamo Sirchia e altri ancora ndr.) il divieto di cumulo - ci spiega Ettore Davoli, del Cobas Inpdap di Roma - in quanto percettori di altri redditi, che non sono certo redditi da fame, potremmo avere un risparmio di circa 193 mila euro mensili». Il risparmio complessivo potrebbe essere quindi molto alto, se non i 3 miliardi calcolati dal Cobas sicuramente una cifra compresa tra 1 e 2 miliardi di euro. Una piccola manovrina e una misura di equità."

Brunetta, l'Espresso e la coerenza.

fonte l'Espresso
C'è un articolo dell'Espresso, una risposta del Ministro (sul sito Istituzionale!) 
 e qualcuno che ci fa sopra sopra qualche riflessione: Gilioli e Scorza.
Com'era quella storia: predicare bene e razzolare...?

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...