Nel febbraio di quest'anno, Demos&Pi, Osservatorio di Pavia e Fondazione Unipolis realizzavano uno studio sulla sicurezza dal titolo Rapporto sulla sicurezza e l’insicurezza sociale in Italia e in Europa. Annidato in questo rapporto vi era anche un sondaggio, in Italia, Gran Bretagna, Germania, Francia e Spagna, sulla fiducia nelle istituzioni nazionali ed europee. Il risultato non è eclatante, almeno per quanto riguarda l'Europa e, per gli italiani, per le istituzioni in genere. La figura qui sotto, tratta dal Rapporto, chiarisce la situazione.
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lunedì 2 giugno 2014
martedì 13 maggio 2014
Elezioni Europee del 22-25 maggio 2014: un'infografica interattiva
I 28 paesi dell'Unione Europea, dal 22 al 25 maggio 2014, dovranno eleggere i 751 membri del Parlamento Europeo. Ogni paese ha un numero di seggi in base alla sua popolazione, anche se il rapporto non è fisso e la proporzione cambia al diminuire della popolazione. Per esempio, la Germania, con una popolazione di 82 milioni di abitanti ha diritto a 98 rappresentanti mentre Cipro, che ne ha 800 mila, ha diritto a 6 seggi. L'Italia può eleggere 73 parlamentari. Il Parlamento Europeo ha preparato questa infografica interattiva con annotate le principali informazioni su abitanti e seggi a disposizione di ogni paese, più qualche statistica europea su alcuni argomenti fondamentali come economia, società e occupazione.
lunedì 3 marzo 2014
Tutte le procedure d'infrazione dell'Unione Europea contro l'Italia
Con le ultime due lettere inviate dall'Europa in merito ai presunti aiuti di stato alle banche, con la rivalutazione azionaria della Banca d'Italia, e ai ritardi di pagamento della pubblica amministrazione, se dovessero aprirsi le relative procedure d'infrazione, l'Italia arriverebbe a 121 procedimenti a suo carico. E' anche da considerare che queste procedure d'infrazione non sono tutte gratuite ma comportano un costo per l'Italia. Un report del 2008 stabilisce alcuni criteri per l'erogazione delle sanzioni che, secondo di alcuni fattori, possono andare da un minimo di 11.904 a un massimo di 714.240 euro al giorno [fonte].
Per chi avesse la curiosità di conoscere le 119 infrazioni già avviate, il sito del Dipartimento per le Politiche Comunitarie ne offre l'elenco completo con relativa breve descrizione. Non penso sia una cosa di cui andare particolarmente fieri. La più antica risale al 1992. Le informazioni relative alle infrazioni sono integrate sul sito del Dipartimento Politiche Europee della Presidenza del Consiglio.
Per chi avesse la curiosità di conoscere le 119 infrazioni già avviate, il sito del Dipartimento per le Politiche Comunitarie ne offre l'elenco completo con relativa breve descrizione. Non penso sia una cosa di cui andare particolarmente fieri. La più antica risale al 1992. Le informazioni relative alle infrazioni sono integrate sul sito del Dipartimento Politiche Europee della Presidenza del Consiglio.
La situazione, per numero d'infrazioni al 31 dicembre 2012, ci vede in testa [fonte].
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lunedì 3 febbraio 2014
Rapporto anticorruzione dell'UE 2014: la situazione dell'Italia. Il testo
I problemi da affrontare nella vita sono tanti, alcuni hanno una priorità rispetto ad altri, ma troppo spesso in modo dipendente dal proprio giudizio personale, non sempre obiettivo. Per la serie ce lo chiede l'Europa condivido il Rapporto anticorruzione dell'Unione Europea 2014, disponibile nella sua interezza e nei singoli capitoli riguardanti i paesi membri al link indicato sopra. Qui sotto pubblico la parte relativa al nostro paese, riassunta in un abstract (grassetti miei). Spunta una parola, che da sempre fa parte del lessico di un movimento che recenti dichiarazioni presidenziali definiscono eversivo: rendicontazione. Ecco, proprio in riferimento a questa caccia alle streghe dell'opposizione, mi ritorna utile la considerazione sopra fatta di una scala del tutto personale sulle cose importanti da fare: è prioritario attaccare continuamente l'opposizione oppure sarebbe importante farlo anche con la corruzione? L'Europa pare indicare una via.
lunedì 1 luglio 2013
Croazia: ingresso nella UE e situazione crimini di guerra e diritti civili
Il 1° luglio la Croazia entra nell'Unione Europea. Oltre i messaggi di benvenuto dei 27, un articolo (tradotto da PressEurop) di un giornale croato testimonia che la Croazia avrebbe fatto i compiti a casa, ma sarà vero?
Ho provato a vedere il rapporto che ne ha fatto Amnesty International. La situazione, pur osservandosi dei progressi, non è così rosea:
At the end of the year, 490 incidents giving rise to allegations of war crimes registered in Croatia since the end of the war had resulted in the opening of 1,090 criminal cases. Alleged perpetrators were identified in 316 incidents, resulting in 849 criminal cases. However, out of the total number of registered cases only 112 cases (10%) were completed before the domestic courts. In 174 war crime incidents, resulting in 241 criminal cases, the alleged perpetrators were still unidentified.
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giovedì 2 maggio 2013
L'Italia (la UE) e la democrazia diretta tipo Svizzera
Per una volta tanto non è solo Grillo ad invocare strumenti in uso in altri paesi, tipo la Svizzera, come potenzialmente salvifici per l'Italia. Anche la Frankfurter Allgemeine Zeitung, un quotidiano tedesco conservatore, più di destra che di sinistra, invoca la soluzione svizzera, non espressamente per la nostra asfittica democrazia bensì per l'intera UE, vista in uno stato di storico deficit democratico.
Lo strumento democratico in questione è nient'altro che il referendum, esteso nella sua funzione fino a diventare vero e proprio sistema decisionale ovvero una forma pratica di democrazia diretta, come detto, tante volte invocata da Beppe Grillo. In questo modo la scelta ritorna ai cittadini, in nome e per conto dei quali dovrebbero agire i parlamentari. Che così non sia, oltre essere evidente fin troppe volte nelle situazioni interne, sembra si sia palesato anche per quanto riguarda l'intera Unione Europea, organismo ancora più distante dai singoli cittadini dei già distanti Stati nazionali.
Qual è il risultato dell'utilizzo massiccio di questa cosiddetta democrazia diretta? Se quanto riporta l'articolo è corretto i risultati sono molto confortanti, almeno in termini di minori spese
I risultati sono abbastanza eloquenti: le collettività territoriali spendono meno quando i cittadini possono decidere da soli dell'utilizzo del loro denaro. La loro parsimonia ha l'effetto di alleggerire la pressione fiscale. Inoltre anche il debito si riduce grazie a referendum finanziari che permettono ai cittadini di controllare direttamente la gestione dei fondi pubblici al posto dei governi.
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domenica 10 febbraio 2013
Le lobbies nell'Unione Europea: The Brussels Business
Viene definito il primo documentario nel suo genere, cioè un'indagine sull'attività di lobbying presente a Bruxelles, all'interno del cuore decisionale dell'Unione Europea, là dove risiedono Commissione Europea, Consiglio d'Europa e una delle tre sedi del Parlamento Europeo.
E' opera dell'austriaco Friedrich Moser e del belga Matthieu Lietaert, intervistati da Euronews nel filmato qui sotto.
Esistono circa 15.000 lobbysti a Bruxelles, in continua e frenetica attività nelle stanze del potere europeo. Qual è il loro ruolo nelle decisioni che si prendono nelle varie istituzioni europee? Perchè la loro attività non è trasparente, con un pubblico registro, come accade negli Stati Uniti? Queste e altre le domande che si pongono i due autori.
Il documentario, uscito nel maggio 2012, è stato trasmesso nell'edizione di ottobre di Internazionale a Ferrara ed ha avuto un grande successo. Intitolata come il documentario vi è stata associata anche una pagina Facebook.
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sabato 24 novembre 2012
Bilancio dell'Unione Europea: quanto dà e quanto riceve ogni paese. Un'infografica
Ne avevo già parlato ma adesso che esce questa infografica interattiva sul Guardian è interessante riparlarne, perchè rappresenta una versione sintetica del bilancio europeo e del contributo dei vari membri. Nello specifico, siamo i terzi contributori dell'Unione, e chiaramente diamo più di quanto riceviamo: 14,3 miliardi diamo e 9,6 miliardi riceviamo (senza neanche spenderli tutti, furbi).
image credit guardian.co.uk
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mercoledì 8 agosto 2012
Da dove arrivano e dove vanno i soldi dell'Unione Europea?
Domanda di non piccolo conto, specie se si considerano le parole di Monti di qualche giorno fa, che un 3% del debito pubblico italiano, arrivato ora al 123% del Pil, si deve ai soldi che l'Italia dà all'Europa, fondo salva stati incluso.L'Unione Europea è un grande ente amministrativo sovranazionale che, come tutti gli enti pubblici, vive di tasse. Le tasse che mantengono in piedi, stavo per dire tutta la baracca ma con più classe dico tutto il carrozzone, provengono dagli stati membri, ognuno in ragione della propria consistenza economica. Insomma, vige l'imposizione proporzionale. Ma sarebbe interessante sapere anche dove vanno a finire, questi soldi che gli Stati membri pagano. Già qualche giorno fa un'inchiesta dell'Espresso indicava come l'UE sia pronta a finanziare ogni genere di iniziativa o ricerca, anche le più disparate, e che una vera e propria pioggia di soldi, ripeto: pagati da tutti noi, è piovuta addosso a chi ha saputo inventarsi un'attività tra le più improbabili, Italia esclusa, che spesso sciupa il ritorno dei finanziamenti europei in maniera inspiegabile.
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mercoledì 11 gennaio 2012
Il Trattato europeo sull'Unione Fiscale. La Bozza
Repubblica pubblica la Bozza del Trattato sull'Unione Fiscale intitolato
TREATY ON STABILITY, COORDINATION AND GOVERNANCE
IN THE ECONOMIC AND MONETARY UNION
e cioè Trattato sulla stabilità, la coordinazione e il controllo nell'Unione Economica e Monetaria.
Il Trattato comincia così
...continua a leggere su Repubblica. C'è anche il pdf.
THE CONTRACTING PARTIES………..CONSCIOUS of the obligation of the Contracting Parties, as Member States of the EuropeanUnion, to regard their economic policies as a matter of common concern,DESIRING to promote conditions for stronger economic growth in the European Union and, to that end, to develop ever-closer coordination of economic policies within the euro area,BEARING IN MIND that the need for governments to maintain sound and sustainable public finances and to prevent a government deficit becoming excessive is of an essential importance to safeguard the stability of the euro area as a whole, and accordingly requires the introduction of specific rules to address this need, including a balanced budget rule and an automatic mechanism to take corrective action, ...
sabato 7 gennaio 2012
Monti, l'Europa e la credibilità perduta: i mercati odiano le manovre economiche
Hai voglia che giornali, analisti e politici ci rintronano con questa storia che Monti se ne va in Europa con una sacchetta piena di riforme insieme alle speranze mozzate degli italiani, non è l'Europa che ci deve comprare le obbligazioni (o almeno l'Europa, sotto forma di Bce, non lo fa più). Sono soprattutto i mercati che devono riprendere fiducia nell'Italia. Alla Merkel interessa solo che mettiamo a posto i nostri conti. D'accordo, conseguenza dell'avere i conti in ordine dovrebbe essere maggiore fiducia dei mercati, ma la Merkel e i mercati non ragionano allo stesso modo.
Ci vorrebbe proprio che qualcuno ritrovasse per strada la credibilità italiana, come ha fatto quella donna di Prato, e la restituisse al nostro paese, perchè altrimenti finiamo male. Ma dove sarà andata la credibilità italiana se pure la Spagna, che sta messa forse peggio di noi, ne ha di più? Perchè i mercati non devono credere che l'Italia possa restituire i crediti, tipo fra 10 anni?
Prima di tutto dobbiamo cercare di capire di chi sia la colpa: è colpa dei nostri politici oppure la cosa riguarda il paese nella sua interezza?
Ancora una volta, il lento ritorno dello spread ai valori berlusconiani dovrebbe dirci che i mercati non si curano più di tanto della classe politica al governo, almeno non quanto l'Europa stessa che invece ha subito dimostrato, con i due paesi più influenti, di gradire il cambio.
Dunque è l'Italia intera che è poco credibile?
E perchè mai? Se i mercati immaginassero o sapessero che siamo riusciti ad entrare nel gotha dell'economia internazionale pur con la palla al piede di una classe politica e una burocrazia ipertrofiche e con uno dei più bassi indici di occupazione, altro che riprendere fiducia nel nostro paese, ci coprirebbero d'oro, per questo strabiliante risultato raggiunto con l'handicap detto.
E allora? Nè l'uno nè l'altro.
Quando compro un libro, spesso la prima occhiata, le prime righe, mi dicono molto del contenuto generale. E questo ci accade anche quando incontriamo le persone, quando frequentiamo un posto, quando vogliamo iniziare una relazione. E' un buon sistema, ma non funziona sempre, a volte ci si sbaglia. E' la cosiddetta euristica intuitiva. E' questo sistema di giudizio che usano i mercati: danno un'occhiata all'Italia e non sono convinti. Così, di primo acchito, gli sembra insicura, incerta del suo futuro, non c'è coesione, intento comune. Insomma storcono il muso, per dirla in modo tecnico. Ci sta anche che ci sia un po' di speculazioncina, non dico di no, si compra e vende nel giro di 24 ore anche per margini ridottissimi che, grazie agli enormi volumi, generano comunque grandi guadagni. Ma se l'Italia fosse credibile comprerebbero e non venderebbero, come fanno per la Germania.
Allora se non sono i politici e non è l'Italia da cosa dipende questa mancanza di fiducia? In un post di qualche mese fa notavo che l'improvviso balzo in avanti dello spread, fino a quel momento nella norma, coincideva con la prima delle manovre economiche di Tremonti, quella da 47 miliardi. Il mercato evidentemente mal digeriva quella manovra, e ho idea che mal digerisca ogni manovra perchè fare manovre correttive significa che non ci sono soldi e se non ci sono soldi significa che l'economia non tira e se non tira l'economia non c'è da fidarsi. Il mercato è così, è spietato. Non t'aiuta se hai bisogno, t'aiuta se non hai bisogno, se stai bene.
Lo stesso è accaduto il 4 dicembre, giorno della presentazione della manovra economica Monti. In prossimità di quei giorni lo spread si era molto abbassato, sui 375 punti, con i mercati speranzosi che la manovra fosse leggera, quasi diafana. Invece non è stato così e i mercati hanno compreso che l'Italia è ancora in pericolo, che lo Stato non incassa con le imposte che già ci sono perchè l'economia non tira e occorre metterne altre e allora meglio stare alla larga, specie nel lungo periodo.
I mercati odiano le manovre economiche. Quasi meglio non farle.
Allora se non sono i politici e non è l'Italia da cosa dipende questa mancanza di fiducia? In un post di qualche mese fa notavo che l'improvviso balzo in avanti dello spread, fino a quel momento nella norma, coincideva con la prima delle manovre economiche di Tremonti, quella da 47 miliardi. Il mercato evidentemente mal digeriva quella manovra, e ho idea che mal digerisca ogni manovra perchè fare manovre correttive significa che non ci sono soldi e se non ci sono soldi significa che l'economia non tira e se non tira l'economia non c'è da fidarsi. Il mercato è così, è spietato. Non t'aiuta se hai bisogno, t'aiuta se non hai bisogno, se stai bene.
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| imagecredit bloomberg |
Lo stesso è accaduto il 4 dicembre, giorno della presentazione della manovra economica Monti. In prossimità di quei giorni lo spread si era molto abbassato, sui 375 punti, con i mercati speranzosi che la manovra fosse leggera, quasi diafana. Invece non è stato così e i mercati hanno compreso che l'Italia è ancora in pericolo, che lo Stato non incassa con le imposte che già ci sono perchè l'economia non tira e occorre metterne altre e allora meglio stare alla larga, specie nel lungo periodo.
I mercati odiano le manovre economiche. Quasi meglio non farle.
lunedì 19 dicembre 2011
Draghi al Parlamento europeo: sul fondo salva Stati. La diretta
Il Governatore della Bce Draghi al Parlamento Europeo, alla Commissione Affari Economici, per parlare del ruolo della Bce nel fondo salva Stati. Dal Corriere. Clicca sull'immagine
giovedì 24 novembre 2011
Vertice di Strasburgo Sarkozy, Merkel, Monti: video conferenza stampa
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| clicca per vedere il filmato |
Francia - Germania - Italia, Strasburgo 24 novembre 2011. Conferenza stampa finale. Monti conferma l'obiettivo di pareggio nel 2013.
L'Italia ritorna tra i grandi, e Monti ne approfitta per invitare a un prossimo vertice a Roma il duo Sarkozy-Merkel. Tra le ipotesi del summit, una revisione del Trattato dell'Unione Europea. Nelle parole del Presidente francese
“proposte comuni per modificare i trattati e migliorare la governance della zona euro, affinché ci sia più integrazione e convergenza delle politiche economiche”. [fonte Euronews]
Per intanto raccogliamo questa ricostituita credibilità a livello europeo, in attesa di recuperare anche quella dei mercati.
giovedì 27 ottobre 2011
La lettera di intenti del Governo italiano all' Unione Europea, il testo. Focus: licenziamenti e pensioni
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| imagecredit it.euronews |
Repubblica pubblica il testo della lettera di intenti presentata ieri da Berlusconi ai Presidenti del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy e della Commissione Europea Josè Manuel Barroso.
La lettera sembra aver raggiunto il suo scopo di rassicurare l'Europa e, apparentemente, anche le Borse, che reagiscono positivamente. La lettera è disponibile integralmente qui, ecco alcuni ampi stralci:
"L'Italia ha sempre onorato i propri impegni europei e intende continuare a farlo.
Quest'estate il Parlamento italiano ha approvato manovre di stabilizzazione finanziaria con un effetto correttivo sui saldi di bilancio al 2014 pari a 60 miliardi di euro. Sono state così create le condizioni per raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013, con un anno di anticipo rispetto a quanto richiesto dalle istituzioni europee. Dal 2012, grazie all'aumentato avanzo primario, il nostro debito scenderà.
[...] "Dal 2008 ad oggi il nostro debito pubblico è cresciuto, in rapporto al Pil, meno di quello di altri importanti paesi europei.
Dati economici. [...] "Il Governo italiano ha risanato i conti pubblici e conseguirà l'obiettivo del pareggio di bilancio nel 2013. Il debito pubblico in rapporto al PIL è stato ricondotto su un sentiero di progressiva riduzione. Nel 2014 avremo un avanzo di bilancio (corretto per il ciclo) pari allo 0,5% del PIL, un avanzo primario pari al 5,7% del PIL e un debito pubblico al 112,6% del PIL. Per realizzare questo obiettivo sono state approvate durante l'estate in tempi record due importanti manovre di finanza pubblica che comporteranno una correzione del deficit tendenziale nel quadriennio 2011-2014 pari rispettivamente a 0,2%, 1,7%, 3,3% e 3,5% del PIL. Nel 2011 si prevede un avanzo primario consistente pari allo 0,9% del PIL. Nonostante l'aumento delle spese per il servizio del debito, questo consentirà la riduzione del rapporto debito/PIL già nel 2012.I dati relativi ai primi otto mesi dell'anno in corso sono coerenti con questi obiettivi. E' doveroso segnalare che la nuova serie dei conti nazionali indica che nel 2010 il Pil italiano è cresciuto dell'1,5% e non dell'1,3% e, nei due anni della crisi, il Pil si è ridotto meno di quanto prima stimato (-1,2% invece di -1,3% nel 2008 e -5,1% invece di -5,2% nel 2009). Come conseguenza della revisione contabile operata da Eurostat il rapporto deficit/Pil, che è stato confermato a 4,6% per il 2010, è praticamente allineato a quello della Germania, rivisto dal 3,3% al 4,3%. Si noti, inoltre, che l'Eurostat ha rettificato al rialzo anche i rapporti deficit/Pil della Francia (dal 7% al 7,1%), della Spagna (dal 9,2% al 9,3%), della Grecia (dal 10,5% al 10,6%) e del Portogallo (dal 9,1% al 9,8%). In conclusione, nel 2010 l'Italia aveva, insieme alla Germania, il comportamento largamente più virtuoso in termini di indebitamento netto in rapporto al Pil.
Misure. Entro 2 mesi, la rimozione di vincoli e restrizioni alla concorrenza e all'attività economica, così da consentire, in particolare nei servizi, livelli produttivi maggiori e costi e prezzi inferiori
Entro 4 mesi, la definizione di un contesto istituzionale, amministrativo e regolatorio che favorisca il dinamismo delle imprese Entro 6 mesi, l'adozione di misure che favoriscano l'accumulazione di capitale fisico e di capitale umano e ne accrescano l'efficacia
Entro 8 mesi, il completamento delle riforme del mercato del lavoro, per superarne il dualismo e favorire una maggiore partecipazione".
[...]
Tale piano d'azione sarà definito entro il 15 novembre 2011.
a) promozione e valorizzazione del capitale umano
b) efficientamento del mercato del lavoro;
c) apertura dei mercati in chiave concorrenziale;
d) sostegno all’imprenditorialità e all’innovazione;
e) semplificazione normativa e amministrativa;
f) modernizzazione della pubblica amministrazione;
g) efficientamento e snellimento dell’amministrazione della giustizia;
h) accelerazione della realizzazione delle infrastrutture ed edilizia;
i) riforma dell’architettura costituzionale dello Stato.
Finanza pubblica.
Pensioni. Grazie al meccanismo di aggancio dell'età pensionabile alla speranza di vita introdotto nel 2010 (art. 12 commi 12-bis e 12-ter, DL 78/2010, come modificato con art. 18 comma 4, DL 98/2011), il Governo italiano prevede che il requisito anagrafico per il pensionamento sarà pari ad almeno 67 anni per uomini e donne nel 2026. [...] Contestualmente, per dare massima garanzia sul rispetto dei saldi è stata introdotta una clausola di salvaguardia. La clausola prevede che, in caso di ritardo nell'attuazione della delega oltre il 30 settembre 2012, le agevolazioni fiscali vigenti saranno ridotte del 5% per l'anno 2012 e del 20% a decorrere dal 2013. In alternativa, anche parziale, si è stabilita la possibilità di disporre con decreto del Presidente del consiglio, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, la rimodulazione delle aliquote delle imposte indirette, inclusa l'accisa.
Dismissioni patrimonio pubblico.
Entro il 30 novembre 2011, il Governo definirà un piano di dismissioni e valorizzazioni del patrimonio pubblico che prevede almeno 5 miliardi di proventi all'anno nel prossimo triennio. Previo accordo con la Conferenza Stato-Regioni, gli enti territoriali dovranno definire con la massima urgenza un programma di privatizzazione delle aziende da essi controllate. I proventi verranno utilizzati per ridurre il debito o realizzare progetti di investimento locali.
Debito pubblico.
Entro il 31 dicembre 2011, il governo affiderà l'elaborazione di un piano organico per l'abbattimento del debito attraverso anche le dismissioni ad una commissione ristretta di personalità di prestigio, in collaborazione con gli enti territoriali e con le principali istituzioni economiche e finanziarie nazionali ed internazionali.
l costo degli apparati istituzionali
Il Governo riconosce la necessità di rafforzare gli interventi volti a ridurre i costi degli apparati istituzionali. In particolare, verrà perseguita entro il 2012, una razionalizzazione e soppressione delle provincie e la riallocazione delle funzioni delle Province alle Regioni o ai Comuni, in modo da assicurare un significativo snellimento dei relativi apparati burocratici e degli organi rappresentativi.Verrà rafforzato il regime di incompatibilità fra le cariche elettive ai diversi livelli di governo.
Le prime pagine dei giornali di oggi, che hanno a che fare con l'obbligo della sintesi per quanto riguarda i titoli, individuano un paio di fattori di maggiore interesse: licenziamenti e pensioni.
Questo è il Corriere
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Questa è Repubblica
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Questo Il Sole 24 ore
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Ma non tutti titolano allo stesso. Ad esempio, Il Giornale
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e Libero, preferiscono spostare l'attenzione su altri punti.
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