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martedì 20 agosto 2013

Turismo, quando la promozione non paga: chi più spende ha meno turisti?

Uno studio recente di Confartigianato di cui parla Sergio Rizzo sul Corriere mostra quella che sembrerebbe un'evidente anomalia: in campo turistico, chi investe di più in promozioni finisce con l'avere il minor numero di turisti. Ora, non ho accesso diretto ai dati di Confartigianato per cui non posso sapere se, al di fuori del periodo preso in esame 2009-2011, l'afflusso turistico delle regioni italiane è dello stesso tenore di quello analizzato. In questo modo non so se si può dire, come fa Rizzo, che l'afflusso turistico in certe regioni è basso per via del o nonostante il notevole impegno in promozioni oppure non sia il caso di evidenziare  che, in assenza di queste promozioni, l'afflusso potrebbe essere ancora inferiore. Sta di fatto che, secondo lo studio, nel periodo indicato molte delle regioni che hanno speso di più in promozione turistica hanno avuto il numero minore di presenze. Se si considera il valore assoluto il Veneto, che è quello con la spesa pro capite inferiore, nel triennio ha speso in totale quasi 37 milioni, mentre la Valle d'Aosta, con il costo pro capite più alto, ha speso più di 50 milioni. In totale, come nota di costume, in questo triennio le regioni italiane hanno spesso quasi 1 miliardo in promozioni. Come detto, non c'è la riprova di quante presenze avrebbero avuto queste regioni senza le promozioni, se più o meno di quelle che hanno avuto, per cui accettiamo per ora questi dati per quello che potrebbero significare, e cioè che  a parità di attrazione turistica, non è detto che se spendi tanto (o forse se spendi male) ottieni più presenze anzi, sembra proprio il contrario.

venerdì 5 ottobre 2012

Enti locali: il Governo prevede tagli di spesa e riduzione dei consiglieri

Si dica quello che si vuole, si blateri di Governo non legittimato dal voto, si strepiti di Governo delle banche, sta di fatto che  in poco tempo, nel bene e nel male, questo esecutivo tecnico sta facendo quello che l'equivalente politico avrebbe, forse,  fatto in 100 anni. 
Tra le altre cose, dunque, è da rilevare una questione di maggiore efficienza dei tecnici rispetto ai politici (si analizzi, del resto, quanto prodotto dal Parlamento e quanto dal Governo da novembre 2011, per farsene un'idea) e così, come altezza è mezza bellezza, anche l'efficienza di questo Governo è una qualità in sè da non trascurare.

venerdì 17 agosto 2012

La ricchezza delle Regioni: studio della Banca d'Italia sull'economia regionale. I dossier

La Banca d'Italia ha pubblicato una serie di studi sulla situazione economica delle regioni italiane nel 2011. Si tratta di venti corposi dossier che prendono in considerazione sia le caratteristiche territoriali dell'economia del nostro paese, che i suoi aspetti congiunturali con le tendenze economiche  in atto. In ogni dossier viene analizzata la situazione economica reale, la parte finanziaria privata e quella pubblica delle amministrazioni locali. Completa lo studio l'appendice statistica.
Di seguito i link disponibili sul sito Regioni.it della Conferenza delle regioni. I collegamenti rimandano a una breve introduzione in fondo alla quale è disponibile lo studio di ogni singola regione nel collegamento che comincia con Banca d'Italia: L'economia della...

giovedì 5 gennaio 2012

A proposito di costi della politica: quanto costano le Regioni?

Dato che ormai siamo immersi anima e corpo in questo clima di cosiddetta antipolitica (ma nota che sono quasi solo i politici a definirlo così) e che in questo periodo si sprecano dati e tabelle sui costi della politica, mi sono chiesto: ma quanto costa un ente di cui si parla  meno come le Regioni?
Tutti parlano di abolire le Province per ridurre i costi della pubblica amministrazione il che, in un'ottica di risparmio, non è certamente sbagliato, ma quanto ci costano queste benedette Regioni?
Lo spunto me lo dà la Sicilia. Infatti, a firma del solito Stella sul Corriere, vero e proprio mastino di privilegi e ingiustizie perpetrate dai politici, esce questa osservazione sul fatto che i deputati del consiglio regionale siciliano guadagnano come un parlamentare: 14.800 euro netti al mese, compresa l'indennità di soggiorno di 3.500 euro che percepisce anche chi vive a Palermo.
Ma allora, quanto ci costano le Regioni?
Questi sono i dati della Ragioneria dello Stato sui costi delle Regioni e sui contributi che le Regioni ricevono dallo Stato. Il totale fa circa 222 miliardi di euro (anno 2009).




Nel sito istituzionale dei parlamenti regionali sono disponibili alcuni documenti ufficiali: questi sono gli stipendi dei componenti di consigli e giunte regionali. Per avere lo stipendio totale bisogna sommare il netto con il rimborso, in versione minimo e massimo. Come è agevole notare, la Sicilia ha quelli più alti, ma consistenti sono anche quelli della Puglia e della Provincia autonoma di Bolzano.
Interessante anche questo documento sui vitalizi dei parlamentari regionali: si va da quelli che possono andare in pensione all'età più bassa, quelli del Lazio a 55 anni, a quelli che percepiscono la più alta percentuale del vitalizio sull'indennità base, e cioè Friuli e Sicilia con il 100% a quelli, infine, a cui occorre versare i minori contributi per ottenerli, ancora la Sicilia con l'8,6% dell'indennità lorda.
Per un documento riassuntivo che raggruppasse i costi della componente elettiva delle Regioni mi sono però dovuto affidare a stime di terzi, non avendo trovato documenti ufficiali sintetici. Utilizzo quelli che ha preparato la UIL nel 2010 da fonti ufficiali.

imagecredit uil.it
Da notare anche l'elevatissimo costo, penso eliminabile in parte fin da subito, dei consigli di amministrazione di società pubbliche o partecipate, quasi 2,5 miliardi o per le consulenze esterne, poco più di 3 miliardi.
La cifra sul costo delle Province, 455 milioni, è simile a quella ipotizzata dalla Cgia di Mestre che stimava in 510 milioni di euro il risparmio dell'abolizione, mentre le Regioni, sempre per la parte elettiva (esclusi dipendenti), costano 1,2 miliardi e i Comuni 1,7.
Infine, in queste ultime tabelle, sono indicati i parziali di ogni Regione e il numero di addetti dei vari consigli e giunte.

imagecredit uil.it

L'idea generale è quella di riduzione del numero di consiglieri e conseguentemente dei costi, in linea con le nuove esigenza dello Stato italiano, che sono quelle note dovute alla crisi e ai movimenti speculativi. Cose da fare subito.

venerdì 30 settembre 2011

Relazione tra stipendi delle Regioni e benessere dei cittadini

Gli ottimi osservatori della voce.info hanno prodotto un'altra serie di grafici piuttosto esplicativi: Compensi d'oro delle Regioni. Senza merito. Due sono i fenomeni dai quali prende le mosse questo studio: lo stipendio dei politici italiani, finora esaminato solo dal lato governativo e parlamentare e l'identificazione (si veda I parlamentari italiani: i più pagati d'Europa) della correlazione positiva tra stipendi dei politici e benessere dei cittadini in Europa, con la colpevole eccezione dell'Italia.
Ora, Andrea Garnero concede il bis analizzando la correlazione tra stipendi di Consiglieri e Presidenti di Regione e due indici: il Pil pro capite e il tasso di disoccupazione. Viene, purtroppo, confermato il dato a livello nazionale.
Per esempio, tra lo stipendio dei Consiglieri Regionali e il Pil pro capite vi è una leggera correlazione negativa (-0.29)  che, anche se è una piccola correlazione negativa (cioè a stipendio più alto corrisponde Pil più basso) pure non è certamente una correlazione positiva, come quella a livello europeo.

credit la voce.info
Molto peggio va tra la correlazione tra gli stipendi dei Presidenti di Regione e il Pil: qui la correlazione è significativa (-0.37, significatività al 5%) il che vuol dire che più alto è lo stipendio dei Presidenti di Regione più basso è il Pil pro capite.

credit la voce.info

Ultimo dato che vi fornisco (gli altri sono disponibili sul sito della voce.info) è quello, ad alta significatività (1%, correlazione -0.59)  sempre tra stipendi dei Presidenti di Regione e tasso di disoccupazione valore  che presenta una correlazione negativa più ampia rispetto a quella tra stipendi dei Consiglieri di Regione e disoccupazione.

credit la voce.info

Che significato hanno questo grafici? Come per quello nazionale certificano un'eccezione a livello europeo: non vi è legame, come invece vi è  in Europa, tra remunerazione dei politici e livello di benessere. Da noi, i politici che guadagnano di più sono quelli delle aree che hanno un Pil più basso o un tasso di disoccupazione più alto. Come è agevole notare vi sono delle eccezioni: una per tutte, l'Emilia Romagna, che presenta delle remunerazioni tra le più basse e Pil pro capite tra i più alti e tasso di disoccupazione tra i più bassi. Se non è cosa facile aumentare il Pil e ridurre la disoccupazione, livellare verso il basso le remunerazioni dei politici regionali a che livello di difficoltà lo poniamo?

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