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giovedì 15 maggio 2014

Stima (preliminare) dell'Istat sul PIL per il 2014: -0,2%

C'erano un'organizzazione internazionale, un capo di governo e un istituto di statistica. Sembra una barzelletta ma non lo è e soprattutto non fa ridere: l'organizzazione internazionale è l'Ocse, il capo di governo è Renzi e l'istituto di statistica è l'Istat. I tre, rispettivamente, hanno proposto le loro stime sul PIL del 2014: Renzi si è tenuto prudente e nel DEF ha stimato uno 0,8%, l'Ocse è stata un po' più realistica e ha ipotizzato uno 0,4% e, infine, l'Istat parla con i dati alla mano, seppure parziali, e questi dati indicano una prospettiva da -0,2% per il 2014 a fronte di un -0,1% per il primo trimestre.
Se a questo aggiungi che il debito pubblico è ancora aumentato raggiungendo i 2.120 miliardi si può senz'altro dire che i primi interventi del governo Renzi hanno fatto sentire i loro effetti e quanto valore abbiano le sue previsioni e le promesse basate su quelle previsioni. 
Ecco il bollettino dell'Istat:

sabato 20 ottobre 2012

Se la corruzione in Italia fosse un paese sarebbe la 76esima potenza economica del mondo

Questo titolo è la traduzione di quello dell'articolo apparso sul Washington Post, che si è divertito a trovare la collocazione internazionale di un ipotetico paese che avesse come Pil l'entità della corruzione in Italia: 60 miliardi di euro, pari a 78,8 miliardi di dollari circa.
Il dato è quello fornito recentemente dalla Corte dei Conti e che ha presto fatto il giro del mondo. Questo ipotetico paese che viene fuori con questo gioco del se fosse, con i suoi 78,8 miliardi di dollari, si situa tra Serbia e Croazia, rispettivamente a 78,7 e 79,3 miliardi. Si parla del Pil reale basato sulla purchasing power parity, cioè sulla parità del potere di acquisto, ma anche se si considerasse il Pil nominale poco cambierebbe, o meglio, peggioreremmo la nostra posizione passando dal 76° al 63° posto.



giovedì 23 febbraio 2012

Eurostat: i dati del Pil europeo del 2011

Grafico del  Pil della EU (Unione Europea) e della EA (Area Euro). 
Nel grafico, a sinistra la variazione sul trimestre precedente, a destra la variazione sullo stesso trimestre del 2010. L'area euro EA17 perde lo 0,3% sul terzo trimestre (Q4 su Q3), così come la EU27 mentre per quanto riguarda il rapporto con il 2010 anche se c'è una percentuale positiva del 2011 sul 2010, diminuisce andando verso il Q4.
Per quanto riguarda l'Italia, -0,7% Q4 su Q3 e -0,5% su dicembre 2010.
Performance più negative dell'Italia, per quanto riguarda il confronto Q4-Q3,  le realizzano Estonia, Lituania e Portogallo; mentre il confronto 2011-2010 i dati più negativi sono Grecia -7,0%, Portogallo -2,7%, Olanda -0,7% e Cipro -0,5%.

imagecredit  epp.eurostat.ec.europa.eu  

mercoledì 15 febbraio 2012

Grecia: crisi economica e spese militari

imagecredit adnkronos.com
E' di ieri la notizia che il Pil 2011 della Grecia è in calo del -7% sul 2010 [fonte qui].
Mi chiedevo allora, anche sulla scorta di quanto affermato durante una puntata  dell'Infedele di Gad Lerner su La7, perchè destinare così tanta parte del Pil alle spese militari?
Secondo wikipedia, che utilizza i dati del SIPRI 2011 (Stockholm International Peace Research Institute) la Grecia è 20° al mondo come spesa assoluta, con 9,4 miliardi di dollari e una percentuale sul Pil (3,2%) tra le più alte d'Europa. Rimanendo in ambito UE spende più di Polonia, Norvegia, Svezia, Belgio, Danimarca, Austria, Finlandia, Romania e così via.
A che serve alla Grecia tutto questo armamentario militare? (Si noti che la stessa domanda può essere rivolta anche all'Italia, che spende 38,2 miliardi di dollari, l'1,8% del Pil).
Non sarebbero meglio investiti, questi soldi, in attività che promuovessero la crescita?

mercoledì 8 febbraio 2012

Banca d'Italia: Pil area euro in leggera crescita a gennaio

Non siamo ancora in territorio positivo ma diminuisce leggermente quello negativo: si tratta dell'indice €-coin, uno strumento sviluppato da Banca d'Italia  che
fornisce in tempo reale una stima sintetica del quadro congiunturale corrente nell’area dell’euro. €-coin esprime tale indicazione in termini di tasso di crescita trimestrale del PIL depurato dalle componenti più erratiche (stagionalità, errori di misura e volatilità di breve periodo)
In gennaio 2012  è a -0,14% mentre a dicembre 2011 si trovava a -0,20%. E' un piccolo segnale positivo, il primo da maggio dello scorso anno a quanto dicono. 

martedì 29 novembre 2011

Ocse: nel 2012 Italia in recessione. Ma c'è da fidarsi di queste previsioni?

E' uscito ieri l'Economic Outlook dell'Ocse per il 2012 e le sorprese non sono buonissime, soprattutto per l'Italia. Anche l'area Euro è in una situazione di difficoltà, come era facile intuire anche senza l'Outlook.
L'area euro è in un momento di recessione, seppure lieve, al quale seguirà una ripresa, definita esitante.
Prospettive non rosee, che il grafico qui sotto evidenzia: si comparano Stati Uniti ed area Euro per quanto riguarda investimenti e consumi

imagecredit oecd.org 2011

Come noto l'aspetto fondamentale che influenza lo stato di crisi è quello finanziario, con i debiti sovrani di alcuni Stati che costituiscono un deterrente per l'investitore. Ma è più l'ammontare del debito che, per esempio, in Italia è da almeno vent'anni a questi livelli, o il rallentamento economico a spaventare i mercati, i creditori?
Il problema più grave è purtroppo la circolarità della situazione. Un debito elevato costringe a politiche fiscali restrittive che si ripercuotono su bassi investimenti e riduzione dei consumi, situazione che contribuisce a mantenere elevato il debito. Dice l'Ocse, sulla zona Euro cala una scure composta da bassi investimenti, perdita di fiducia, deterioramento delle condizioni di lavoro che fanno calare i consumi. In più, cresce anche la disoccupazione, che rimane agli attuali livelli fino al 2013, anno della svolta anche dal punto di vista economico, salvo prossimi Outlook. Questo è il grafico della situazione occupati/disoccupati nell'area Ocse

imagecredit oecd.org 2011

La situazione dell'Italia, se quella dell'area Euro non è rosea, è nera. Per il 2012 l'Ocse ci vede in recessione, nonchè con gli stessi e più marcati problemi che affliggono la zona Euro.

imagecredit oecd.org 2011
Alcuni dati maggiormente preoccupanti:
  • il consumo privato cresce pochissimo nei prossimi due anni; 0,2% nel 2012 e nel 2013, contro uno 0,9% del 2011 sul 2010
  • gli investimenti tenderanno ugualmente a calare; nel 2012 si prevedono meno investimenti che nel 2011, con la maggior quantità di risorse finanziarie spostate sul ripianamento del debito
  • il Pil è visto in calo nel 2012 (-0,5%) e in leggerissima ripresa nel 2013 (+ 0,5%)
Sarà interessante verificare cosa prevedevano e prospettavano gli esperti dell'Ocse nel 2010 per l'Italia. Qui l'Economic Outlook in versione free. Qui sotto il grafico



imagecredit oecd.org 2010
Da un rapido controllo, seppure i prezzi di riferimento non siano perfettamente equiparabili (nel 2011 hanno usato come riferimento prezzi del 2005, nel 2010 prezzi del 2000), non sembra che ci abbiano azzeccato molto (fatto salvo i diversi prezzi di riferimento): il GDP (il Pil) nel 2009 era di 1.520,3 miliardi di euro previsto in crescita dell'1% nel 2010, mentre i dati del 2011 danno il GDP del 2010 a 1.556 miliardi di euro, con un aumento del 2,34% sul 2009. Stessa cosa per il consumo privato mentre sugli investimenti la previsione è stata più aderente.
Insomma, a mio giudizio, le Prospettive dell'Oecd, come ogni altra analisi economica, sono  imprecise e soggette ad aggiustamenti, come tutto quello che riguarda l'economia. Questa considerazione la interpreto in senso positivo, augurandomi cioè che le fosche previsioni siano errate e che le prospettive siano migliori. E' chiaro che da queste considerazioni non può trarsi l'idea che il momento non sia grave, perchè lo è. Purtroppo l'economia e le politiche economiche non sono scienze esatte, soprattutto perchè hanno a che fare con l'impulsività nelle decisioni che gli uomini adottano in quasi tutte le scelte della propria vita, non esclusa la sfera economica. C'è solo da sperare che i provvedimenti presi dai governi e dagli organismi non governativi siano i migliori e tempestivi e che la razionalità, a sprazzi, illumini le menti dei principali protagonisti: a volte, i nostri peggiori nemici, siamo proprio noi stessi.

martedì 1 novembre 2011

Debito pubblico, spread e manovre economiche: quale relazione?

Osservando questo grafico interattivo dell'andamento dello spread sui titoli pubblici italiani su Bloomberg si vede che c'è un momento in cui vi è uno stacco netto tra un differenziale di rendimento con i bund tedeschi nella norma e l'inizio di una costante salita: inizio del mese di luglio 2011.
Cos'è successo nelle immediate vicinanze di quel periodo per giustificare quest'aumento?

imagecredit bloomberg
L'andamento del debito pubblico secondo quanto riporta la Banca d'Italia nel suo ultimo Bollettino Statistico (14 ottobre 2011) non conosce particolari impennate in quel periodo, anche se si nota un'inversione di tendenza tra marzo e aprile, da un mini trend al ribasso a uno al rialzo.


Invece a fine giugno usciva la prima bozza della manovra economica (modificata altre due volte, in seguito) da 47 miliardi, di cui 7 in questa legislatura e il resto nella prossima. Le prime reazioni dell'opposizione, con Bersani, erano
"siamo alla farsa drammatica". Se la scaglionatura della manovra in vista del pareggio di bilancio, come sembra emergere dal vertice di Palazzo Grazioli, concentrerà il grosso sul biennio 2013-2014, "è una presa in giro colossale per l'Italia" perché "significa esporre il Paese a un messaggio privo di ogni credibilità"

e con Casini
 "Se fosse così, sarebbe una prova di irresponsabilità totale: scaricare sull'anno elettorale, sul 2013, tutto il peso e l'onere di una manovra, rischia di essere sleale e rischiamo di pagare molto cara questa furberia già dai prossimi giorni. Noi abbiamo detto al governo che sosteniamo la manovra se è fatta di scelte impopolari, se mette in sicurezza i conti pubblici... A fronte di una disponibilità di una parte dell'opposizione a sostenere la manovra, prevalgono le furberie" 
Il periodo era però atteso anche dagli investitori internazionali, specialmente  quelli legati ai credit default swap, ovvero il rischio assicurativo sul default di un paese. Un recente lavoro segnala che questo mercato è in continua ascesa dal secondo semestre del 2008 in poi



Niente di strano allora ipotizzare che, attesa al varco della manovra nel giugno 2011, i mercati valutassero le probabilità di default degli Stati e che, in conseguenza dei nuovi dati a disposizione, agissero nel senso di favorire i loro interessi, pro-default o anti-default. 
Chiaro che a queste manovre degli investitori si unisce anche la perdita progressiva di credibilità, che si accompagna sempre a un aumento dei tassi di rendimento, perdita di credibilità che probabilmente risente dell'influsso di alcuni fattori come entità del debito, crescita economica, rapporto debito/Pil e via dicendo.

E' un mercato piuttosto fruttifero quello dei CDS, soprattutto unito alla tecnica dello short selling e alle vendite allo scoperto, cui l'UE vuole dare una stretta,  come si legge sul Sole 24 Ore, e se non intervengono normative a tutela degli Stati, probabilmente questi ultimi, e soprattutto i cittadini, pagheranno prezzi ben al di là delle proprie colpe

In una recente ricerca dell'Edhec-Risk Institute, salta fuori che proprio la strategia sullo short selling è stata la più profittevole: in settembre, gli hedge focalizzati sulle vendite allo scoperto hanno messo a segno una performance dell'8,14 per cento; da inizio anno, invece, il ritorno sull'investimento è del 13,4 per cento. Si tratta di performance nettamente migliori rispetto a quelle legate, per esempio, ai mercati emergenti (-6,7% in settembre), ad asset problematici (-4,12%) o arbritaggi con bond convertibili (-2%).

sabato 27 agosto 2011

Dieci anni di manovre economico-finanziarie italiane

Nel luglio di quest'anno, l'Ufficio Studi della Cgia di Mestre ha pubblicato un resoconto degli ultimi Dieci anni di manovre finanziarie, con l'intento di comprendere quanto, ad ogni italiano, siano costate. Il risultato è un corposo 2588 euro. Ogni singolo italiano, uomini, donne, vecchi e bambini, ha dunque versato, oltre alle tasse, la bellezza di 2588 euro  per le manovre correttive. Ovvio che non tutti gli italiani le hanno pagate allo stesso modo e, a volte, usando la statistica, si finisce per fare la fine del pollo di Trilussa [vedi fondo pagina].


Dieci anni di manovre finanziarie










Anno
Dimensione
manovra (1)
(milioni di euro)
Correzione
del deficit (2)
(milioni di euro)
Dimensione
manovra
(% Pil)
Correzione
del deficit
(% Pil)
    Correzione
    del deficit
   procapite (3)
        (euro)

















2000
8.728
1.239
0,7
0,1
        +26







2001
9.968
-12.808
0,8
-1,0
-264







2002
18.610
9.100
1,4
0,7
+186







2003
17.210
12.300
1,3
0,9
+244







2004
18.110
11.970
1,3
0,9
+230







2005
22.350
22.460
1,6
1,6
+421







2006
27.420
20.450
1,8
1,4
+374







2007
35.880
15.110
2,3
1,0
+270







2008(a)
11.893
-5.742
0,8
-0,4
-99







2009(b)
29.985
9.935
2,0
0,7
+168







2010(c)
40.630
17.509
2,6
1,1
+290







2011(d)
67.948
44.902
4,3
2,8
+741




















TOTALE




2.588

































2012(e)
40.030
30.730
2,4
1,9
507







2013(f)
47.762
45.033
2,8
2,7
743







2014(g)
20.000
20.000
1,1
1,1
330




















TOTALE




1.580




















(1) Maggiori risorse reperite = aumenti d'entrata e riduzioni di spesa








(2) Effetti sul deFcit derivanti dalla manovra: miglioramento (+) o peggioramento (-). Comprendono anche entrate extra come le dismissioni del patrimonio
(3) Rivalutati a prezzi costanti 2009 (per il 2010 si sono considerati i prezzi 2009)







(a) anno 2008: effetti della Finanziaria 2008 e del DL 112/2008








(b) anno 2009: effetti del DL 112/2008, del DL 185/2008, della Finanziaria 2009, DL 78/2009 e DL 5/2009




(c) anno 2010: effetti del DL 112/2008, del DL 185/2008, della Finanziaria 2009, del DL 5/2009, del DL 78/2009, della Finanziaria 2010 e del DL 78/2010
(d) anno 2011: effetti del DL 112/2008 della Finanziaria 2009, DL 185/2008, DL 5/2009, DL 78/2009, Finanziaria 2010, DL 78/2010 e nuova manovra correttiva luglio 2011
(e) anno 2012: effetti del DL 78/2009, Finanziaria 2010, DL 78/2010 e nuova manovra correttiva luglio 2011




(f) anno 2013: effetti del DL 78/2010 e nuova manovra correttiva luglio 2011







(g) anno 2014: effetti nuova manovra correttiva luglio 2011








Popolazione residente al 31 dicembre dell'anno precedente





















Stima Ufficio Studi CGIA di Mestre su dati ISTAT, Banca Italia, Ministero delle Finanze e Ragioneria Generale dello Stato
                                                                                                                                                       









In quest'altra tabella, vista sul sito Disinformazione che l'ha tratta da Sbilanciamoci, si vede l'entità delle manovre economiche in riferimento al Pil. A testimoniare l'elevata difficoltà di stabilire la reale entità delle manovre, i dati  delle manovre non coincidono perfettamente con quelli della Cgia di Mestre. E' interessante solo per i dati antecedenti il 2000. Una cosa che si osserva negli anni tra il 1993 e 1999 è l'elevata percentuale media della manovra rispetto al Pil, tendenza che si era attenuata nei primi anni 2000 ma che ora sembra ritornata fuori.



Per finire, un po' di poesia.

LA STATISTICA di Trilussa

Sai ched'è la statistica? È na' cosa
che serve pe fà un conto in generale
de la gente che nasce, che sta male,
che more, che va in carcere e che spósa.

Ma pè me la statistica curiosa
è dove c'entra la percentuale,
pè via che, lì,la media è sempre eguale
puro co' la persona bisognosa.

Me spiego: da li conti che se fanno
seconno le statistiche d'adesso
risurta che te tocca un pollo all'anno:

e, se nun entra nelle spese tue,
t'entra ne la statistica lo stesso
perch'è c'è un antro che ne magna due.

Tratta qui.

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