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giovedì 1 agosto 2013

I politici e l'origine del debito pubblico italiano

Dice Grillo in questo post che alcuni (leggi politici) diffondono la tesi che l'origine del debito pubblico monstre che si ritrova l'Italia sia dovuto alla troppa generosità dei governi che, con estremo buon cuore, avrebbero dato agli italiani "Troppa scuola, troppa assistenza sanitaria, troppo welfare". Poi, per spiegare che questa diceria forse non risponde al vero, porta qualche esempio di vero spreco di denaro pubblico -altroché troppo stato sociale- alcuni dei tanti che si potrebbero trovare,  come gli F-35 e l'aggiornamento della portaerei Cavour, a formare un legame indissolubile; la TAV; un tunnel a Milano di poco meno di un chilometro, che avrebbe dovuto collegare autostrada e Fiera, ma che adesso è inutile e nemmeno terminato (sia detto per inciso, al costo riportato da Grillo di 200 milioni). A questi esempi potremmo aggiungerne altri, legati al proliferare di cariche elettive, posti pubblici, enti, progetti faraonici di ponti, costi quasi doppi rispetto agli altri paesi di tratte ferroviarie e stradali, finanziamenti di partiti e giornali, e via dicendo. Allora viene spontaneo porsi nuovamente la domanda dell'inizio: di chi è la colpa di questo enorme debito pubblico accumulato dall'Italia?

lunedì 16 luglio 2012

Dismissioni del patrimonio immobiliare dello Stato italiano: censimento dei 300 e passa miliardi di immobili pubblici

Il neo Ministro dell'Economia Vittorio Grilli in un'intervista sul Corriere ritorna con forza sulla dismissione del patrimonio immobiliare dello Stato, per circa 15-20 miliardi l'anno  misura che, sommata a ipotesi di mantenimento di avanzo primario attuale e di raggiungimento di una certa crescita nominale, ci porterebbe al pareggio di bilancio in 5 anni
«La strada praticabile è quella di garantire, con un programma pluriennale, vendite di beni pubblici per 15-20 miliardi l'anno, pari all'1 per cento del Pil». Un po' poco, ministro. «No, tutt'altro, se lei pensa che già abbiamo un avanzo primario, cioè prima del pagamento degli interessi sul debito, del 5 per cento e calcoli una crescita nominale del 3 per cento, cioè tolta l'inflazione all'1, vorrebbe dire ridurlo del 20 per cento in 5 anni».

martedì 10 luglio 2012

La terza via per risolvere gli attacchi speculativi contro l'Italia: allungare le scadenze dei titoli

Sembra l'uovo di Colombo la soluzione proposta dagli studiosi della Duke University ripresa dal Financial Times e riportata infine dal Fatto: nè tagli nè  tasse ma solo una ristrutturazione del debito, sotto forma di un allungamento unilaterale delle scadenze degli interessi.
Il lavoro è del 9 maggio 2012 e si intitola A Mature Approach: Using a Unilateral or Voluntary Extension of Maturities to  Restructure Italian Debt (Un approccio maturo: ristrutturare il debito italiano usando una proroga unilaterale o volontaria delle scadenze).
Ricordo che l'ultima nazione che ha utilizzato una ristrutturazione del debito è la Grecia, che ha tagliato del 70% il valore delle obbligazioni private prorogandole, nel contempo, di 30 anni. Certo, la soluzione prospettata non sarebbe così drastica, però non credo che sarebbe comunque tanto gradita  dai creditori. Quella poca credibilità che abbiamo andrebbe persa ulteriormente e c'è chi potrebbe interpretarla come anticamera del default. Certo che, anche senza ristrutturazioni, sembra comunque che l'anticamera si avvicini, con questi spread in giro.

venerdì 18 maggio 2012

La dottrina Merkel: ma anche la Germania ha i suoi problemi?

C'è questo, la dottrina Merkel del rigore fiscale, il pareggio di bilancio, ineludibile, tanto che hanno voluto che fosse scritto nelle Costituzioni.



venerdì 11 maggio 2012

Breve storia del debito pubblico italiano

La traccia Dragoni a Servizio Pubblico suscitando la risposta piccata di Tremonti sì ma noi abbiamo fatto un avanzo primario, se vuole le spiego come funziona. Contrattaccare è la risposta migliore, dal punto di vista dell'aggredito, non in senso assoluto.
Spunta anche una tabella, a un certo punto, per i più distratti (qui a fianco). L'essenziale, comunque, è che la colpa sia sempre di qualcun altro.

martedì 7 febbraio 2012

Il debito pubblico dell'Europa

L'Eurostat ha pubblicato ieri un rapporto sul debito europeo: terzo quadrimestre contro secondo quadrimestre 2011. Nell'area euro UE17 il debito rimane stabile al 87,4% mentre nell'area UE27 cresce dal 81,7% al 82,2%.
Ecco le tabelle UE17 e UE27.

imagecredit eurostat

mercoledì 28 dicembre 2011

Perchè la Lega punterebbe al default del debito pubblico?

imagesource noipensiamo
Ipotesi fatta dal deputato senatore PD Enrico Morando il 22 dicembre in un intervento al Senato. Riporto quanto pubblica Pietro Ichino sul suo sito, cioè il resoconto stenografico di quell'intervento. Evidenzio in grassetto i passaggi fondamentali.
MORANDO (PD). Signor Presidente, perché la Lega ha assunto verso il Governo Monti una posizione di così violento contrasto? Non tanto verso la manovra del Governo Monti, ma verso il Governo Monti in sé, come hanno dimostrato l’intervento di Calderoli di ieri mattina e la gazzarra di ieri sera.
Non convince la risposta che la Lega stessa ha fornito a questa domanda con la relazione di minoranza. In sostanza, la relazione di minoranza sostiene che la manovra di Monti è iniqua, espropriatrice verso i ceti produttivi della Padania. Non convince perché i senatori leghisti, almeno quelli che – per dirla con una battuta folgorante che ha caratterizzato Giancarlo Pajetta – non hanno il difetto – ce ne sono tanti – di credere alla propria propaganda, sanno benissimo che la situazione non sta in questi termini e, semmai, ha qualche fondamento il giudizio opposto: dei 10 miliardi di euro, tutti prelevati dai patrimoni, che la manovra dedica alla riduzione della pressione fiscale sui produttori, la gran parte si rivolgerà a sostenere impresa e posti di lavoro ovviamente là dove l’una e gli altri sono più presenti, ossia al Nord.
Non convince questa interpretazione, soprattutto perché – anche ammettendo che fosse fondato questo giudizio della Lega Nord, che ho appena dimostrato essere non fondato – alla Lega resterebbe da rispondere a una domanda, che viene prima di quella relativa all’asserita iniquità della manovra. È necessaria e urgente una manovra di questa entità e con questo carattere strutturale, oppure no? È una domanda che la Lega vuole occultare dietro alla cortina fumogena degli artigiani del Nord, rovinati – udite udite! – dalla piena deducibilità dell’odiata IRAP, pagata sul costo del lavoro, e dei commercianti del Nord, distrutti da un aumento dei loro contributi previdenziali, che finalmente potranno assicurare loro una pensione decente, così consentendo loro di smettere di ingrassare – in questo caso sì: “ingrassare” – i sistemi assicurativi privati, a cui oggi i commercianti diffusamente ricorrono, che sono assai meno generosi del sistema previdenziale pubblico.
Il fatto è che Bossi ha da gestire un vero e proprio fallimento politico. Alla guida della Nazione per più di otto anni e mezzo degli ultimi dieci, il suo partito non è riuscito né a fornire protezione ai ceti produttivi del Nord, insidiati dagli sconvolgenti flussi della globalizzazione, come si era impegnato a fare da partito‑sindacato del territorio, né a realizzare il cambiamento promesso quando, con l’alleanza con il neopopulismo proprietario di Berlusconi, aveva abbandonato l’identità secessionista, per assumere l’obiettivo democratico di una versione egoistica, di destra, della rivoluzione federalista. Dopo otto anni e mezzo di Governo, un pugno di mosche in mano.
Come capita ai leader in difficoltà di partiti a fortissima identità e attraversati – come lo è la Lega – da pulsioni antisistema, Bossi ha allora pensato che l’unica strada per evitare il collasso fosse un ritorno al passato (anche nel mio partito, recentemente, abbiamo vissuto un’esperienza di questo tipo), andando via dal Governo di Roma, per tornare alla secessione.
Ma ecco il punto, signora Presidente: come rendere realistico l’obiettivo della secessione, altrimenti poco più che folcloristico? La risposta è semplice: se ci fosse il fallimento del debito pubblico italiano, esso trascinerebbe nella rovina l’intera costruzione dell’euro. Crollata l’unità monetaria, cosa prenderebbe il suo posto? Probabilmente, dopo una vera e propria catastrofe sociale, si andrebbe ad un nuovo assetto, con l’«euro 1», nella vecchia area del marco, e «l’euro 2», nei restanti Paesi dell’attuale Unione. Da una parte una moneta forte e dall’altra una moneta o un sistema di monete – scegliete voi – deboli, protagoniste di un accelerato processo di sistematica svalutazione a fini competitivi.
È un incubo? Sì, è un incubo per tutti, compresi gli artigiani e i commercianti del Nord, che verrebbero falcidiati, sia nel reddito sia nel patrimonio. Ma proprio questo esito da incubo – questo è il punto – è la condizione per il successo della nuova‑vecchia linea politica della Lega. Se c’è il fallimento del debito pubblico, allora diventa plausibile la secessione del Nord. La parte più sviluppata del Paese, questa è la scommessa di Bossi, da vero leader politico come certamente è, non accetterà di uscire dall’Europa che conta e agirà di conseguenza. Ecco perché, in buona sostanza, questa è la riedizione di quella linea secessionista, che non a caso caratterizzò la Lega nella fase nella quale sembrava che non saremmo riusciti ad entrare nell’euro: questa è esattamente la riedizione di quella scommessa. Lega ha perso la prima scommessa: pensa di vincere la seconda.
Ecco perché la Lega si scaglia con tanta veemenza contro il Governo Monti e la sua manovra. Esso, proponendosi di scongiurare il fallimento del debito pubblico, costituisce il più grande ostacolo per la strategia secessionista della Lega: se riesce Monti fallisce la Lega, se Monti fallisce può riuscire la Lega. So che a questo modo di ragionare si può obiettare in modo radicale: non c’è un effettivo rischio di fallimento del debito pubblico, e conseguentemente il compito cui il Governo Monti deve attendere è rilevante ma non ha valore esiziale (esiziale in senso tecnico, dell’alternativa tra fallimento e successo, tra vita e morte). Di qui, nel nostro campo, le cautele e le prese di distanza: «Sì, lo appoggiamo, Monti, ma senza impegno». Quante posizioni sono così, nel Partito Democratico e nel PdL!
Capisco, ma non riesco a condividere. Il debito pubblico italiano può effettivamente fallire: può ancora fallire, malgrado la manovra. Se il livello dei tassi dovesse stabilizzarsi attorno al 7 per cento dove oggi si trova, dovremmo fare per anni un avanzo superiore al 5 per cento del prodotto del PIL non per ridurre il debito, ma semplicemente per mantenerlo là dove è. Ciò che significa l’insostenibilità del debito pubblico, quindi il fallimento del debito pubblico italiano.
E ancora: tassi d’interesse così elevati sul debito pubblico informano di sé l’intero sistema dei tassi, immediatamente, nella nostra economia: quindi, banche che non fanno credito a famiglie e imprese, e imprese e famiglie che non possono prendere a prestito per investire. Risultato: l’insostenibilità del debito pubblico via caduta in recessione o, come si dice adesso complicando inutilmente le cose, dal lato del denominatore.
Dunque, il rischio è reale ed è drammatizzato dalla possibilità che molti nei Paesi forti – guardate a quanto sta accadendo nella CDU tedesca, e alla polemica della destra della CDU tedesca contro la cancelliera Merkel – siano tentati dall’azzardo morale estremo per reagire all’azzardo morale degli italiani, come dicono loro. «Loro, gli italiani» – così ragionano – «pensano che alla fine per salvare noi stessi e l’euro li salveremo, anche se da luglio ad ottobre non hanno fatto nulla. Ma si sbagliano. Se dobbiamo far pagare ai nostri contribuenti, allora facciamoli pagare per nazionalizzare le nostre banche, e non per pagare i debiti degli italiani».
La nettezza delle alternative in campo è dunque perfettamente squadernata di fronte a noi: la Lega deve far cadere il Governo Monti perché questa è la condizione per il fallimento del debito pubblico; noi, il PD e il PdL, dobbiamo garantire il successo del Governo Monti perché vogliamo salvare l’Italia dal fallimento, realizzare le condizioni per uscire dal bipolarismo distorto che ci ha portato all’attuale collasso, aprire la stagione del bipolarismo maturo in cui le forze centrali dei due schieramenti si emancipano dal ricatto delle componenti estremiste dei rispettivi campi.
In questo senso, per il PD, altro che Governo amico! Se al successo del Governo Monti è vitalmente legato il futuro della Nazione, noi, come partito della Nazione, dobbiamo dire: questo è il nostro Governo. Cambiato il moltissimo che c’è da cambiare, il problema si pone anche al PdL. «Vogliamo recuperare il rapporto con la Lega», sostiene il PdL: obiettivo legittimo, se rivolto a una Lega sconfitta, grazie al Governo Monti, sul suo obiettivo secessionista; obiettivo incompatibile con l’interesse nazionale, se dovesse essere perseguito attraverso la sottovalutazione del carattere antisistema dell’attuale strategia leghista. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).

Rilevo, a corollario di queste ipotesi forse un po' troppo forzate, che lo spread questa mattina è crollato al 3,2% e che i Bot vanno a ruba (da come riporta qui Repubblica): domanda doppia rispetto all'offerta. Come dicevo, le ipotesi di Morando mi sembrano un po' troppo forzate. Un fallimento del debito pubblico avrebbe conseguenze disastrose sia per i padani che per gli italiani e non so quanti sani di mente lo auspicherebbero. Forse, semplicemente, la Lega mira a recuperare quella credibilità presso la base che era sfumata durante il periodo di governo dando addosso all'esecutivo e, contrariamente a quello che hanno fatto le altre forze politiche, non si assume rischi e oneri di un appoggio al governo nell'interesse generale. Questo governo Monti, occorre aggiungere, non è arrivato per volontà di Monti, o almeno: probabilmente si è lavorato nelle retrovie perchè  avvenisse quello che è avvenuto, ma lo scopo, a quanto è dato sapere, era evitare il tracollo. Che poi le strategie di Monti siano deludenti, questo è un altro discorso.

martedì 22 novembre 2011

Chi possiede il debito pubblico nell'eurozona? Due infografiche

Un'infografica pubblicata dalla BBC illustra la distribuzione del debito e chi lo possiede di alcuni paesi dell'eurozona insieme all'America e al Giappone. Ne viene fuori una serie di intrecci e rapporti tra i vari paesi, soprattutto i più grandi dal punto di vista economico, nel loro doppio ruolo di debitori e creditori. L'infografica illustra, per i 10 paesi presi in esame (Italia, Portogallo, Spagna, Francia, Usa, Regno Unito, Germania, Giappone, Grecia, Iralnda), come è ripartito il loro debito, ma non evidenzia il credito che ogni paese vanta nei confronti degli altri. Su questi dati ho voluto preparare la mia infografica, e cioè quanto debito degli altri 10 paesi ogni singolo paese detiene.  Per esempio: l'Italia, il cui debito è posseduto in gran parte da Francia (309 miliardi €) e  Germania (120 miliardi €) a sua volta della Francia ne possiede 37,6 miliardi, mentre ne detiene una quota più consistente della Germania, ben 202 miliardi.
Questa è l'infografica della BBC, preparata su dati Bank for International Settlements, IMF, World Bank, UN Population Division . Di ogni singolo Stato si segnala quali sono i paesi, dei 10 analizzati, che ne detengono il debito.






Di tre paesi, Italia, Francia e Germania, ho voluto verificare quanto possedessero dei debiti altrui. Risulta che mentre l'Italia non è così esposta lo sono invece Francia e Germania, che vantano molti crediti nei confronti delle altre nove nazioni: la Francia, per esempio, solo nei confronti di questi nove paesi, vanta 1.468,3 miliardi di euro di crediti, l'Italia 268,3 e la Germania 1.336, anche se, occorre sottolineare, che il rischio credito è diverso da un paese all'altro.
Ecco l'infografica che ho realizzato (dati in miliardi di euro).






martedì 1 novembre 2011

Debito pubblico, spread e manovre economiche: quale relazione?

Osservando questo grafico interattivo dell'andamento dello spread sui titoli pubblici italiani su Bloomberg si vede che c'è un momento in cui vi è uno stacco netto tra un differenziale di rendimento con i bund tedeschi nella norma e l'inizio di una costante salita: inizio del mese di luglio 2011.
Cos'è successo nelle immediate vicinanze di quel periodo per giustificare quest'aumento?

imagecredit bloomberg
L'andamento del debito pubblico secondo quanto riporta la Banca d'Italia nel suo ultimo Bollettino Statistico (14 ottobre 2011) non conosce particolari impennate in quel periodo, anche se si nota un'inversione di tendenza tra marzo e aprile, da un mini trend al ribasso a uno al rialzo.


Invece a fine giugno usciva la prima bozza della manovra economica (modificata altre due volte, in seguito) da 47 miliardi, di cui 7 in questa legislatura e il resto nella prossima. Le prime reazioni dell'opposizione, con Bersani, erano
"siamo alla farsa drammatica". Se la scaglionatura della manovra in vista del pareggio di bilancio, come sembra emergere dal vertice di Palazzo Grazioli, concentrerà il grosso sul biennio 2013-2014, "è una presa in giro colossale per l'Italia" perché "significa esporre il Paese a un messaggio privo di ogni credibilità"

e con Casini
 "Se fosse così, sarebbe una prova di irresponsabilità totale: scaricare sull'anno elettorale, sul 2013, tutto il peso e l'onere di una manovra, rischia di essere sleale e rischiamo di pagare molto cara questa furberia già dai prossimi giorni. Noi abbiamo detto al governo che sosteniamo la manovra se è fatta di scelte impopolari, se mette in sicurezza i conti pubblici... A fronte di una disponibilità di una parte dell'opposizione a sostenere la manovra, prevalgono le furberie" 
Il periodo era però atteso anche dagli investitori internazionali, specialmente  quelli legati ai credit default swap, ovvero il rischio assicurativo sul default di un paese. Un recente lavoro segnala che questo mercato è in continua ascesa dal secondo semestre del 2008 in poi



Niente di strano allora ipotizzare che, attesa al varco della manovra nel giugno 2011, i mercati valutassero le probabilità di default degli Stati e che, in conseguenza dei nuovi dati a disposizione, agissero nel senso di favorire i loro interessi, pro-default o anti-default. 
Chiaro che a queste manovre degli investitori si unisce anche la perdita progressiva di credibilità, che si accompagna sempre a un aumento dei tassi di rendimento, perdita di credibilità che probabilmente risente dell'influsso di alcuni fattori come entità del debito, crescita economica, rapporto debito/Pil e via dicendo.

E' un mercato piuttosto fruttifero quello dei CDS, soprattutto unito alla tecnica dello short selling e alle vendite allo scoperto, cui l'UE vuole dare una stretta,  come si legge sul Sole 24 Ore, e se non intervengono normative a tutela degli Stati, probabilmente questi ultimi, e soprattutto i cittadini, pagheranno prezzi ben al di là delle proprie colpe

In una recente ricerca dell'Edhec-Risk Institute, salta fuori che proprio la strategia sullo short selling è stata la più profittevole: in settembre, gli hedge focalizzati sulle vendite allo scoperto hanno messo a segno una performance dell'8,14 per cento; da inizio anno, invece, il ritorno sull'investimento è del 13,4 per cento. Si tratta di performance nettamente migliori rispetto a quelle legate, per esempio, ai mercati emergenti (-6,7% in settembre), ad asset problematici (-4,12%) o arbritaggi con bond convertibili (-2%).

martedì 25 ottobre 2011

Dichiarazioni del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano su debito e crescita

imagecredit quirinale.it
Siamo in un momento assai delicato, una congiuntura come dicono gli addetti, in cui si decide parte del nostro futuro. La difficile situazione economica, con alcuni stati dell'Unione che versano in brutte acque spinge, quanto più si può, a prevenire possibili futuri infausti, che minacciano la stabilità dell'euro e insieme quella degli Stati che ne fanno parte. L'Europa ci chiede provvedimenti per abbattere il debito. Non per forza quelli che ci hanno consigliato, e cioè l'innalzamento dell'età pensionabile, cui sono fermamente contrari la Lega e tutti i sindacati. Ci chiedono delle misure che rassicurino i mercati, poi quanto a quali siano le migliori ognuno ha la sua opinione.
Il Presidente della Repubblica sente fortemente l'urgenza del momento, anche in vista di un suo intervento al Collegio d'Europa di Bruges. Riporto il comunicato stampa presente sul sito del Quirinale, con alcune osservazioni su fatti recenti.

"Compiere tutte le scelte necessarie per rendere più credibile il nostro impegno ad abbattere il debito e a rilanciare la crescita economica"

"Parlando domani al Collegio d'Europa di Bruges, ribadirò il profondo, convinto attaccamento dell'Italia alla storica conquista dell'Euro e alla causa dell'unità europea. Questo, e nessun altro, è il punto di riferimento e di forza anche per il nostro paese di fronte alla crisi che oggi colpisce finanziariamente e minaccia economicamente l'intero continente". Così il Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in una dichiarazione.

"Inopportune e sgradevoli espressioni pubbliche - a margine di incontri istituzionali tra i capi di governo - di scarsa fiducia negli impegni assunti dall'Italia - aggiunge il Capo dello Stato - non possono farci perdere di vista la sostanza delle questioni e delle sfide che abbiamo davanti. Gli sforzi già avviati e gli elementi positivi della nostra situazione sono stati certamente già illustrati a Bruxelles. Ma dobbiamo compiere tutte le scelte necessarie per ridurre il rischio a cui sono esposti nei mercati finanziari i titoli del nostro debito pubblico, rendere più credibile il nostro impegno ad abbattere tale debito e a rilanciare la crescita economica. Nessuno minaccia l'indipendenza del nostro paese o è in grado di avanzare pretese da commissario. Ma da 60 anni abbiamo scelto - secondo l'articolo 11 della Costituzione e traendone grandissimi benefici - di accettare limitazioni alla nostra sovranità, in condizioni di parità con gli altri Stati : e lo abbiamo fatto per costruire un'Europa unita, delegando le istituzioni della Comunità e quindi dell'Unione a parlare a nome dei governi e dei popoli europei".

"Siamo, oggi più che mai, nella stessa barca in un mare in tempesta. Ciascun paese deve fare la sua parte e dobbiamo garantirci reciprocamente l'indispensabile solidarietà. Per l'Italia - conclude il Presidente Napolitano - è il momento di definire - in materia di sviluppo e di riforme strutturali - le "nuove decisioni di grande importanza" annunciate ieri nella dichiarazione ufficiale del Presidente del Consiglio".

martedì 20 settembre 2011

Standard and Poor's taglia il rating sul debito italiano: le motivazioni sulla stampa estera


"We believe the reduced pace of Italy's economic activity to date will make the government's revised fiscal targets difficult to achieve," S&P's said in a statement.

"Furthermore, what we view as the Italian government's tentative policy response to recent market pressures suggests continuing future political uncertainty about the means of addressing Italy's economic challenges," it said.
"Crediamo che il ridotto ritmo di crescita  dell'Italia mostrato fino ad ora renderà difficile raggiungere gli obiettivi fiscali che il Governo italiano si è preposto"
"Inoltre, quello che vediamo come un tentativo del Governo italiano di rispondere alle pressioni del mercato,  suggerisce un futuro politico piuttosto incerto, su come affrontare le sfide economiche".
Così S&P riportata dalla Reuters. 

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Italy follows fellow eurozone countries Spain, the Republic of Ireland, Greece, Portugal and Cyprus in having its credit rating downgraded this year.
L'Italia segue il destino di altri paesi dell'eurozona come Spagna, Irlanda, Grecia, Portogallo e Cipro, il cui rating è stato declassato quest'anno. 
Manca la fiducia.
 "If there is no trust in the system, then anything is possible. The less trust you have the more expensive the money is to borrow for European countries and the worse the crisis is. It then starts fuelling itself."
"Se non c'è fiducia nel sistema, allora tutto è possibile. Meno fiducia c'è più il credito costa per i paesi europei e peggio va la crisi. A un certo punto la crisi si alimenta da sè."
Così invece la BBC. 

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S&P took the decision after lowering its annual growth forecast for Italy to just 0.7% between 2011 and 2014, down from 1.3% per year. It also questioned whether Italy's austerity plan would deliver the €60bn (£52bn) savings that the government is aiming for.
La decisione di S&P è venuta dopo aver abbassato la previsione  di crescita  dell'Italia ad appena lo 0,7% tra il 2011 e il 2014 dal precedente 1,3%. Ci si chiede, inoltre, se il piano di austerità italiano porterà i 60 miliardi di euro di risparmi a cui il governo punta.
E questo è il Guardian. 

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Insomma, sia dovuto ad influenze della stampa o dettato da considerazioni politiche, questo declassamento ha comunque avuto un effetto sulla Borsa: dopo una perdita iniziale Piazza Affari rimbalza dell'1%, come dire che non ci si raccapezza più niente. [Corriere]

Il Governo intanto dirama una breve nota
Il governo ha sempre ottenuto la fiducia dal Parlamento, dimostrando così la solidità della propria maggioranza. Le valutazioni di Standard & Poor’s sembrano dettate più dai retroscena dei quotidiani che dalla realtà delle cose e appaiono viziate da considerazioni politiche. Vale la pena di ricordare che l'Italia ha varato interventi che puntano al pareggio di bilancio nel 2013 e il governo sta predisponendo misure a favore della crescita, i cui frutti si vedranno nel breve-medio periodo.

lunedì 19 settembre 2011

Spread e debito pubblico nella crisi europea: alcuni grafici interattivi

Reuters prepara questi grafici interattivi di varie criticità della crisi del debito pubblico nell'eurozona. Vi sono anche le valutazioni delle agenzie di ratings per alcuni paesi a rischio rispetto a quelli che funzionano come controllo, il tasso di disoccupazione e il costo del lavoro e molti altri indici.
Questo grafico, per esempio, presenta il valore dello spread sui bund tedeschi per alcune nazioni tra cui l'Italia, oltre ad altri indici nella colonna di destra.



Questo invece è il ratings di alcuni paesi dell'eurozona.



C'è anche l'esposizione bancaria dei vari paesi e i possessori di questi debiti pubblici. Quella selezionata in arancione è l'Italia e sulla sinistra ci sono le nazioni che possiedono il suo debito.


martedì 13 settembre 2011

Chi possiede il debito pubblico italiano

E' di estrema attualità, considerato l'andamento delle borse e dello spread sui nostri titoli di Stato, sapere a chi appartiene l'enorme debito pubblico italiano. Prima di tutto: a quanto ammonta il debito pubblico italiano?Bankitalia, secondo gli ultimi dati ufficiali, che arrivano a giugno 2011, lo situa a 1.901,919 miliardi di euro.


credit banca d'italia
 Un grafico trovato in rete, che arriva sino ad aprile 2011, rende visivamente l'andamento del debito.


Secondo punto: chi detiene il debito?
Considerando i circa 1.600 miliardi di euro (1.577) dei titoli di Stato, Linkiesta realizza un grafico basato su una elaborazione Morgan Stanley dei dati della Banca d'Italia, in cui l'aspetto macroscopico è la suddivisione dei detentori: 56% italiani e 44% stranieri.

credit Linkiesta

Un altro grafico pubblicato dal New York Times nel maggio 2010 dipinge un ritratto dei detentori stranieri del debito italiano mettendo a confronto quello dei 5 paesi europei maggiormente a rischio dal punto di vista finanziario: in quel grafico, il maggior detentore del debito pubblico italiano è la Francia con 551 miliardi di dollari, seguita dalla Germania con 190 miliardi e dalla Gran Bretagna con 77 miliardi. Proprio i tre paesi, Francia, Germania e Gran Bretagna, sono no gli stessi che possiedono, in diversa misura, i debiti dei 5 paesi a rischio.
Su geopoliticamente, che cita dati della Banca d'Italia, si osserva che fino al 1995 il 90% del debito pubblico era posseduto da investitori italiani. Progressivamente il possesso di titoli pubblici italiani da parte di stranieri è arrivato all'attuale 44%. Un'ipotesi che prende corpo è quella che chi è proprietario del tuo debito può convincerti a prendere certe decisioni (vedi la  recente volontà del governo di entrare nel nucleare, di marca francese, frustrata dal referendum).

credit new york times

Ed ora la domanda fondamentale: sapendo tutto questo, chi è il responsabile di questi attacchi speculativi che  hanno causato la vertiginosa salita dello spread sui titoli pubblici? Un'ipotesi che circolava all'Infedele era quella dell'ingratitudine: le banche (di tutte le nazionalità) salvate dal default dall'intervento pubblico non ripagano con la stessa moneta speculando sui titoli pubblici. Ma sono solo le banche? Per ora sono solo ipotesi.



venerdì 29 luglio 2011

Visualizzare il debito pubblico: da quello italiano a quello americano

Quella che vedete qui sotto è la visualizzazione del debito pubblico americano in banconote da 100 dollari. Si parte da una banconota da 100 dollari, poi si continua con una mazzetta da 10 mila e così via, fino ad arrivare alla montagna di banconote che formano il debito pubblico americano: 15 mila miliardi di dollari.
Il debito pubblico italiano è un po' più piccolo: 1.800 miliardi di euro.Diciamo che, come visualizzazione, è il doppio dell'immagine che vedete qui sotto, che rappresenta 1000 miliardi di dollari.

credit usdebt.kleptocracy

Questo qui invece è il debito pubblico americano, alto quasi come la Statua della Libertà e grande quanto un campo di calcio. Il tutto grazie a Usdebt.kleptocracy.


credit usdebt.kleptocracy

domenica 10 luglio 2011

Debito pubblico nell'Unione Europea: una mappa interattiva

Interessante sguardo d'insieme sul debito pubblico di alcuni membri UE in relazione al Pil. Il non troppo desiderabile primato appartiene alla Grecia, seguita a ruota dal nostro paese.Ecco la classifica e sotto la mappa interattiva, cliccare per andare alla pagina. Da Cnn.

  1. Grecia 142,8% del Pil
  2. Italia 119% del Pil
  3. Belgio 96,8% del Pil
  4. Irlanda 96,2% del Pil
  5. Portogallo 93% del Pil


giovedì 16 dicembre 2010

Rapporto della Banca d'Italia: aumento del debito e riduzione delle entrate

Nel Rapporto sulla stabilità finanziaria di dicembre 2010 la Banca d'Italia presenta un visione non troppo ottimistica della situazione italiana.
Così inizia il rapporto
"In Italia il PIL si espanderebbe a ritmi inferiori alla media dell’area dell’euro"
 e ancora
"La  crescita dell’economia mondiale prosegue ma rallenta, con andamenti eterogenei tra le diverse aree. L’attività economica è sostenuta nei paesi emergenti e in via di sviluppo – soprattutto in Cina, India e Brasile – grazie alla robusta espansione della domanda privata; è più contenuta nei paesi avanzati, con un indebolimento nella seconda metà del 2010, in particolare negli stati Uniti. La ripresa congiunturale non si è sin qui tradotta in una significativa riduzione del tasso di disoccupazione, prossimo al 10 per cento sia nell’area dell’euro sia negli  stati Uniti ."
Il rallentamento delle economie avanzate, continua,  dovuto alla contrazione dei consumi privati, proseguirà anche nel primo semestre del prossimo anno. Per il 2011, il PIL mondiale è previsto al 2,2% (era del 2,7% nel 2010) e per l'Italia invece intorno all''1%. Insomma, la crisi ancora non è passata, per FMI e analisti ma, come ammettono gli stessi esperti, fare previsioni è estremamente difficile , per l'incertezza della situazione economica. 
Una tavola degli Indicatori di Sostenibilità Finanziaria mette a confronto i vari paesi europei con alcune grandi potenze.





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