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venerdì 20 aprile 2012

Banca Mondiale: mappe su efficacia governo e controllo corruzione

In entrambe le due mappe considerate l'Italia non è messa benissimo: per quanto riguarda l'efficacia del governo (2010) è al 68°  percentile (confidence range 61-77), non in linea con i governi occidentali, situati nei due percentili superiori 75-90  e 90-100. Diciamo che siamo i migliori delle seconde linee. Il dato significa che siamo superiori,  come efficacia di governo, al 68% dei paesi del mondo ma, letto altrimenti, significa anche che abbiamo un 32% di paesi meglio di noi. Da notare che nel 1996 eravamo al 76° percentile, nella parte più alta della graduatoria. (Il colore verde indica i valori di efficacia più alti)


L'altra mappa considerata è il controllo della corruzione (2010) e qui siamo messi un po' peggio, addirittura, cioè siamo nel 57° percentile (confidence range 47-64). Ancora una volta siamo nelle seconde linee, ma non i migliori delle seconde linee. Brasile 60° percentile, Arabia Saudita 62°, Sudafrica 61°, Namibia 64° fanno un po' meglio di noi. Anche qui, si nota una piccola tendenza al peggioramento. Infatti, nel 1996 eravamo al 67° percentile.
Queste mappe  e altre, disponibili per gli anni dal 1996 al 2010, le fornisce la Banca Mondiale utilizzando il lavoro di Kaufmann et al. 2010. Le mappe interattive sono a questo indirizzo (Il colore verde indica i valori di controllo della corruzione più alti)













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Fonti e bibliografia:


Worldbank, The worlwide governance indicators

Kaufmann, Daniel, Kraay, Aart and Mastruzzi, Massimo, The Worldwide Governance Indicators: Methodology and Analytical Issues (September 2010). World Bank Policy Research Working Paper No. 5430. Available at SSRN: http://ssrn.com/abstract=1682130


imagecredit worlbank.org

sabato 7 aprile 2012

Investimenti diretti esteri in Italia e in Europa: una mappa interattiva della banca Mondiale

Siccome era ed è uno dei punti che maggiormente sembrano aver influenzato la riforma del lavoro, cioè gli investimenti diretti dall'estero, ho voluto dare un'occhiata alla situazione: com'è  e com'era. Perchè se anni fa, in cui c'erano le stesse condizioni di adesso, gli investimenti stranieri in Italia erano superiori a quelle odierne, poco c'entrano le attuali norme del lavoro. Si può fare anche un confronto sia a livello europeo che mondiale.




Data from World Bank



Si osservi come, dal 2002, vi sia un imperioso aumento degli investimenti in Cina, mentre il Regno Unito subisce un pesante crollo tra 2007 e 2008 che prosegue fino al 2010. L'Italia è in una posizione bassa, rispetto alle nazioni selezionate. Sorprende che, al 2010, la Spagna ci superi come investimenti esteri. Comunque, in epoca pre-crisi, gli investimenti esteri in Italia erano al di sotto dei paesi di riferimento. Per chi volesse divertirsi a variare le nazioni da confrontare, questa è la pagina della World Bank.

venerdì 2 settembre 2011

Fare soldi sulla fame: investimenti globali e carestie

credit spiegel.de
C'è una relazione tra aumento di carestie e mortalità per inedia e i massicci investimenti sui prodotti agricoli? Lo Spiegel pubblica un lungo articolo sulla speculazione sulla vita, nel quale parla di come negli ultimi anni i mercati finanziari abbiano scoperto l'enorme opportunità insita nei prodotti agricoli e del modo in cui questo interesse sia stato devastante per i paesi del terzo mondo a causa del grande aumento del costo degli alimenti.
Never before has so much cash flowed into financial transactions involving agricultural commodities. In the last quarter of 2010 alone, the amount of money invested in these commodities tripled compared with the previous quarter. There has been a lot of money in the market since the countries of the world tried to overcome the financial crisis with massive economic stimulus programs and bailout packages.
Nell'ultimo trimestre del 2010, la quantità di danaro investita nei prodotti agricoli si è triplicata rispetto al trimestre precedente. La domanda di prodotti agricoli cresce, e di conseguenza anche i prezzi. A marzo di quest'anno, la Fao ha rilevato prezzi più alti della grande crisi del 2008
According to the FAO's Food Price Index, overall food costs rose by 39 percent within one year. Grain prices went up by 71 percent, as did prices for cooking oil and fat.
credit spiegel.de
Già ne avevo scritto nel febbraio di quest'anno. L'aumento dei prezzi alimentari aveva creato 44 milioni di poveri, costretti a sopravvivere con meno di 1,25 dollari al giorno.  La situazione non sembra migliorare. Mentre gli occidentali spendono circa il 13% del loro reddito in cibo, le cose cambiano radicalmente per i paesi del terzo mondo in cui il costo per l'alimentazione rappresenta più del 70% del reddito.
In aprile, il presidente della Banca Mondiale Robert Zoellick afferma
"More poor people are suffering and more people could become poor because of high and volatile food prices,"
Ma quali sono le ragioni di questo aumento dei prezzi? Lo Spiegel ne elenca 7


  • Climate change, which leads to droughts, floods and storm, and thus to crop failures; (cambiamenti climatici, con siccità, inondazioni, tempeste e quindi cattivi raccolti)
  • The cultivation of biofuels, which takes valuable farmland out of food production; (i biocarburanti, che sottraggono terreni alla produzione alimentare)
  • The global population, which is growing too fast for agricultural production to keep up;(la popolazione mondiale, che cresce più della produzione agricola)
  • The emerging economies China and India, whose citizens are consuming greater quantities of higher quality food; (i paesi emergenti, Cina ed India, i cui cittadini consumano molto più cibo)
  • The rising price of oil, which makes it more expensive to produce and ship food products; (l'aumento del costo del petrolio, che rende più costoso lavorare e spedire il cibo)
  • The rise in meat consumption, which means that more grain is needed for animal feed; (l'aumento del consumo di carne, che significa cereali destinati all'alimentazione animale)
  • Decades of neglecting agriculture, especially in hunger-prone regions. (decenni di trascuratezze agricole, specie nei paesi poveri)

Però, nonostante tutto, queste ragioni non sono sufficienti a spiegare aumenti così sostanziosi del prezzo dei prodotti agricoli. Secondo  Olivier de Schutter, relatore speciale delle Nazioni Unite, i veri responsabili sono i grandi speculatori finanziari, i quali si sono buttati sul settore agricolo all'indomani delle bolle speculative che hanno colpito tutte le borse internazionali, facendolo crescere a dismisura e causando un enorme aumento dei prezzi alimentari.

lunedì 18 aprile 2011

Diffidenza e degrado

Lo spunto è il racconto odierno fatto da un conoscente dell'ormai classico finto controllore della luce o del gas (a piacere) che deve controllare la bolletta quando sulla bolletta stessa c'è scritto ben chiaro che l'azienda non invia nessuno a controllare il pagamento. 
La diffidenza verso gli altri, verso quelli che non si conoscono, è il portato dei nostri giorni. Aumentano le truffe e di conseguenza bisogna alzare le difese. Se in più ci metti il non troppo sollecito intervento delle forze dell'ordine (perchè reati di secondaria importanza)  il quadro è completo.
Cosa deriva da questi atteggiamenti?
Due cose, essenzialmente: aumento della diffidenza verso gli estranei, accompagnata da un aumento di sfiducia verso le istituzioni, sotto forma sia di forze dell'ordine che di classe politica.
Mi interessa indagare questo genere di atteggiamento, sulla scorta dei lavori di Erving Goffman sulla non riconoscibilità dell'ambiente (o degli ambienti) in cui si vive. Il suo lavoro riguardava per la massima parte gli ospedali psichiatrici ma può essere esteso anche alla società, per esempio all'atteggiamento dello straniero (e infatti lo straniero sembrerebbe delinquere di più) oppure all'atteggiamento del cittadino nei confronti di istituzioni o dinamiche sociali nelle quali non si riconosce.
In un'altra classe di cittadini può essere individuato il mancato riconoscimento dell'ambiente in cui si vive come proprio: in tutti quelli cioè che causano il degrado (per esempio gettando cartacce a terra o costruendo quartieri dormitorio) sia ambientale che relazionale.
In una situazione di degrado, come dimostrato in un rapporto della World Bank, è più facile che vi siano governi autoritari, conflitti e povertà.

martedì 12 aprile 2011

Rapporto della Banca Mondiale World Development Report 2011: violenza e sviluppo

E' uscito il rapporto della Banca Mondiale World Development Report 2011: Conflitti, Sicurezza e Sviluppo. In questo rapporto, che copre numerosi aspetti dello sviluppo delle società umane, vi è pure quello relativo alla violenza e alle guerre.
La prima Tabella mostra, appunto, come sovente la violenza sia ricorsiva: le guerre civili, per esempio, dagli anni 60 in poi, avvengono più spesso là dove prima vi erano già state.


Si osservi come l'insorgenza di conflitti civili si sposti, gradualmente negli anni, dai paesi senza precedenti conflitti a paesi con una precedente guerra civile.

In un'altra Tabella si osserva come la criminalità organizzata minacci i processi di pace. In questo caso il grafico illustra l'andamento degli omicidi in America Latina negli ultimi 10 anni ponendo uguale a 0 il 1999 e calcolando la variazione rispetto a quella data.



In quest'altra Tabella si mostra come la violenza impedisca l'uscita dallo stato di povertà. Si calcola che ogni tre anni di conflitti vi sia un ritardo nell'uscita dalla povertà di 2,7 punti percentuali.



Sorprendente, ma forse nemmeno più di tanto, la Tabella seguente. Qual è la più forte motivazione che induce ad unirsi a gang o ai ribelli? L'ozio. Ebbene si.


Da ultimo, vi è una Tabella che mostra quanto tempo ci vuole affinchè uno Stato passi da fragile ad abbastanza buono, per quanto riguarda le sue capacità istituzionali.




Fastest 20 indica i 20 Stati con le migliori performance, e fastest ever indica lo Stato più veloce, a raggiungere la soglia indicata.


Fonte

giovedì 18 novembre 2010

L'Italia e il fisco: un rapporto della Banca Mondiale

Doing Business 2011, il report della Banca Mondiale disponibile qui in pdf, è un rapporto sulla situazione economica mondiale. L'Italia, purtroppo, non è in buona posizione, almeno dal punto di vista delle tasse. Secondo questo rapporto, la percentuale totale di tasse sui profitti è del 68,6% il che ci colloca in 128a posizione. Ma anche in altre categorie non siamo messi benissimo. Nelle procedure per iniziare un'attività produttiva siamo al 68° posto, nell'ottenere credito all'89°, insomma l'indice di facilità economica ci vede all'80° posto. In Europa, la media dell'imposizione fiscale è del 44,2%. Una curiosità, al 1° posto, come Paese nel quale si pagano meno tasse, ci sono le Maldive con una tassazione del 9,3% sul profitto.


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