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giovedì 9 gennaio 2014

2013: meno tasse per le famiglie (?) e più tasse per le piccole imprese

A volte i titoli ingannano e, di tanto in tanto, anche dopo aver letto -solo- l'articolo al quale il titolo fa riferimento si può permanere nell'inganno. Così, un post di una decina di giorni fa della CGIA di Mestre sembrava precludere a un 2013 con meno tasse per le famiglie, FAMIGLIE: nel 2013 meno tasse fino a 250 euro  anche se, leggendo, si scopre che il risparmio maggiore è per famiglie mono e bireddito con prole. Ma se dopo quel post si legge quest'altro, IMPRESE: nel 2013 più tasse per le micro, si intuisce che se da una parte diminuiscono dall'altra  aumentano, e allora il conto torna.
Nel dettaglio: il comunicato del 28 dicembre illustra una serie di risparmi fiscali del 2013 sul 2012 per certe categorie -come, per esempio, famiglie mono e bireddito con figli- ma già se si considera il 2014  sul 2013 le categorie che beneficiano di riduzioni si riducono e, a maggior ragione, se si considera il confronto con il  2011, si vede che i risparmi non ci sono più ma  solo aumenti. 

mercoledì 4 dicembre 2013

Tutti i comuni alluvionati della Sardegna con (breve) sospensione pagamento tributi

Con decreto ministeriale del Ministero dell'Economia del 30 novembre si è provveduto alla sospensione del pagamento dei tributi nei comuni della Sardegna colpita dai recenti fenomeni meteorologici. La sospensione riguarda il versamento 
di acconti delle persone fisiche ai fini Irpef (2 dicembre), delle persone giuridiche ai fini Ires e Irap (10 dicembre), delle ritenute dei sostituti d'imposta (16 dicembre), dell'IMU relativa agli immobili diversi dalle fattispecie previste dal recente decreto-legge che ha disposto l'abolizione della seconda rata (16 dicembre).
Sospensione significa solo che il pagamento viene dilazionato e non annullato. Del resto, lo slittamento del pagamento è di soli 18 giorni circa, anche se è difficile immaginare una soluzione dei problemi degli alluvionati sardi nell'arco di 18 giorni. Il gettito del 2013, aggiunge il decreto, deve essere comunque garantito, perciò entro l'anno in corso i sardi dovranno pagare le loro belle imposte. Di seguito il testo del decreto ministeriale con l'elenco dei comuni che usufruiscono di questa breve (e, tutto sommato, ridicola) sospensione dei pagamenti.

domenica 13 ottobre 2013

Tutte le (cento) tasse degli italiani

Non so se servirà a mandar giù con più facilità l'amaro boccone del pagamento delle tasse  conoscere una per una tutte le imposte che gli italiani devono pagare. Molto probabilmente no. Serve però sapere che, anche se 100 tasse avevamo nel 1986 e 100 tasse abbiamo nel 2013,  la pressione tributaria, cioè il rapporto tra tasse e Pil (esclusa previdenza sociale) non è più la stessa: nel 1986, secondo la Cgia di Mestre, era pari al 21,3%, ora invece sarebbe  del 30,3%. Praticamente, oggi paghiamo 140 miliardi di euro l'anno in più di quanto pagavamo nel 1986. 
In generale, ogni italiano, compresi i neonati, paga 11.800 euro l'anno tra tasse e previdenza sociale e alle volte, fanno notare dalla Cgia, certi servizi tocca pagarli pure due volte, come per esempio  le visite mediche specialistiche.

domenica 1 settembre 2013

Il federalismo fiscale fa aumentare le tasse

Nonostante quello che di solito si sostiene, soprattutto da parte di chi ha fatto del federalismo fiscale la propria bandiera, sembra che l'indipendenza impositiva locale di comuni, province e regioni non si accompagni a una diminuzione delle tasse ma a un loro aumento. E' quello che emerge, intanto, da uno studio della solita Cgia di Mestre che rileva come l'introduzione della Tares nel 2013 porti una serie di aumenti rispetto alle imposizioni vigenti nel 2012 con Tia e Tarsu:
 su un capannone di 1.200 mq l’aggravio sarà di 1.133 euro (+22,7%);
su un negozio di 70 mq (superficie media nazionale), l’asporto dei rifiuti costerà 98 euro in più (+19,7%);
su una abitazione civile di 114 mq (superficie media nazionale), l’applicazione della Tares comporterà un aumento di spesa di 73 euro (+29,1%).

venerdì 28 giugno 2013

Aumentano le marche da bollo e aumenta la spesa pubblica

Nonostante le promesse ripetute a ogni piè sospinto le imposte vengono aumentate. In maniera silente, a volte impercettibile, altre volte in maniera plateale (e-cig), ma comunque lo spostamento di IMU e IVA (per ora solo spostamento, ricordo) è finanziato dai contribuenti. Oltre quanto ricordato in precedenza su sigarette elettroniche e aumenti degli acconti di Irpef, Irap e Ires tocca anche alle imposte di bollo, le cosiddette marche da bollo, che da 1,81 e 14,62 euro passano, rispettivamente, a 2 e 16 euro, a partire dal 26 giugno.
L'aumento è giustificato dai maggiori oneri della ricostruzione degli edifici privati in Abruzzo del dopo terremoto 2009. Qui, sul sito della Cgia di Mestre, è possibile leggere il documento pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.
Ricordo, en passant, insieme al Fatto Quotidiano, che nonostante l'austerity la spesa pubblica è aumentata nel 2012 rispetto al 2011 di 0,7 punti (circa 11 miliardi di euro, qui i dati Eurostat) mentre il Pil, nello stesso periodo, è diminuito del 2,4% (qui dati Eurostat).
Intanto, l'accorpamento delle province è fermo, con i suoi 500 milioni di risparmi, per non parlare di un'abolizione completa, che porterebbe 2 miliardi di risparmi (secondo il Fatto cit.).

lunedì 3 giugno 2013

Tasse, 15 miliardi di aumenti tra 2013 e 2015

Che quasi nessuno voglia assumersi la responsabilità di aver aumentato le tasse è un fatto conosciuto, ma che quasi tutto lo facciano -perchè è la cosa più semplice- lo è altrettanto. Il triennio 2013-2015 non è da meno. Secondo uno studio di Unimpresa saranno quasi 15 miliardi in più le tasse che gli italiani dovranno pagare, dalla neonata imposta sulle transazioni finanziarie -per la verità chiamata a gran voce da molti- alla riduzione di agevolazioni e al mancato differimento di alcuni pagamenti. Morale della favola, 14 miliardi e 957 milioni usciranno dalle tasche dei contribuenti per finire in quelle del fisco, mai come di questi tempi famelico. Nel dettaglio annuale, visionabile per intero in questa pagina Fisco. Unimpresa, nel triennio 2013-2015 stangata da 15 miliardi, Unimpresa evidenzia l'ammontare e la voce di ogni aumento. Ecco l'importo del triennio:

  • Bollo transazioni finanziarie 3,421 miliardi
  • Accise carburanti 3,321 miliardi
  • Acconti riserve assicurazioni 1,371 miliardi
  • Riduzioni agevolazioni auto aziendali 1,493 miliardi
  • Mancato differimento imposte sostitutive 1,469 miliardi
  • Altri interventi 3,883 miliardi

lunedì 14 gennaio 2013

Tutte le tasse che paghiamo e la spesa pubblica in Italia e in Europa

La spesa pubblica pro capite in Italia è pari a 12.965 euro l'anno. Questa cifra rappresenta il 50,4% del Pil, anno di riferimento il 2010. Nonostante tutto, dei cinque paesi europei presi in esame siamo penultimi tra quelli che spendono di più, considerando il valore assoluto pro capite, mentre se si considera la percentuale sul Pil siamo secondi dietro la Francia. Ecco un grafico tratto da Civicum:

clicca per vedere tutte le tabelle

mercoledì 2 gennaio 2013

Imposta sui conti correnti e sui prodotti finanziari: le novità del 2013

Spesso le novità in senso impositivo, di questi tempi, sono sempre negative per il contribuente. Non fa eccezione il 2013 per quanto riguarda conti correnti, libretti di deposito e  conto titoli. Se per i conti correnti bancari e i libretti di deposito rimane invariata l'imposizione revisionata nel 2012, già introdotta dal Governo Monti a fine dicembre 2011, il 2013 vede l'ingresso di  nuovi aumenti e di una novità: gli aumenti sul conto titoli, cioè l'insieme di azioni e obbligazioni che si possiedono e le polizze assicurative, e la novità dell'imposizione sulle transazioni finanziarie, cioè l'acquisto dei titoli.
Tutto questo insieme di nuove e vecchie imposizioni, escluse le transazioni finanziarie, sono stimate in un aumento di 118 euro annui per famiglia da Federconsumatori.
Riporto di seguito un breve diagramma riepilogativo basato su un articolo di Italia Oggi:

martedì 13 marzo 2012

Corte dei Conti: troppe tasse sui contribuenti fedeli. Audizione alla Camera, il testo completo

Nell'audizione presentata dal Presidente della Corte dei Conti Luigi Giampaolino alla V Commissione Bilancio della Camera vi è una  approfondita disamina della situazione economica del nostro paese, con speciale riferimento alla pressione fiscale. A un certo punto Giampaolino dice
 Sulla spinta dell’emergenza, le ripetute manovre di aggiustamento finanziario condotte nel 2011 hanno operato soprattutto dal  lato dell’aumento della pressione fiscale, piuttosto che, come sarebbe stato desiderabile, dal lato della riduzione della spesa. Il risultato è che ci avviamo verso una pressione superiore al 45% del prodotto, un livello che ha pochi confronti nel mondo. Se a ciò si aggiunge che le stime più accreditate ipotizzano un livello dell’evasione fiscale dell’ordine del 10-12% del prodotto, ne consegue che il nostro sistema è disegnato in modo tale da far gravare un carico tributario sui contribuenti fedeli sicuramente eccessivo (grassetto mio).
Alcune tabelle accompagnano le affermazioni del Presidente della Corte dei Conti.

sabato 10 marzo 2012

Fisco: dei cartoni animati ti spiegano come pagare le tasse

Forse quelli del fisco hanno intenzione di far pagare le tasse anche ai bambini, o forse si vogliono cautelare dalla possibile scusa del contribuente inadempiente, che non sapeva come pagarle, sta di fatto che l'Agenzia delle Entrate, tramite la rivista Fisco Oggi, si è inventata questa serie di animazioni che spiegano come si pagano le tasse, quale modello utilizzare, oppure quando non si possono pagare (devi essere nato il 30 febbraio) e tante altre bellissime cose.
Non c'è niente da fare: sono cose utilissime! Tu intanto paga, che poi come spendiamo i soldi non  si sa. A quando un bel cartone animato che in forma comprensibile a tutti spieghi per filo e per segno dove vanno a finire tutti i nostri soldi? Per chi volesse divertirsi a vederli tutti questo è il canale Youtube di Fisco Oggi con tutti i video pubblicati. Questo qui sotto lo pubblico a mo' di esempio. (Una cosa comunque mi piace, non hanno speso soldi per i doppiatori).

lunedì 30 gennaio 2012

Blitz delle Fiamme gialle a Milano: comunicato della Guardia di Finanza

Alla fine non si sa se questi blitz fiscali siano più simpatici o antipatici. Sta di fatto che quasi sempre raccolgono dei frutti: mancata emissione scontrino, merci contraffatte e via dicendo.
Sul sito della Guardia di Finanza è presente oggi questo comunicato in merito ai controlli fiscali effettuati a Milano, che seguono quelli di Cortina e Roma [fonte qui]:

Comando Provinciale Milano - 30 gennaio 2012 - 08:45 


giovedì 12 gennaio 2012

Alcune liberalizzazioni veramente necessarie

Sono d'accordo con quello che scrive Massimo Giardina su Tempi. Le liberalizzazioni più importanti, senza delle quali anche quelle che ha in mente di fare il Governo sarebbero inefficaci, sono quelle riguardanti le infrastrutture fiscali, burocratiche e della giustizia, la cui inefficienza  scoraggia gli investimenti stranieri e anche quelli interni.
Aggiungiamoci anche un mercato del lavoro ingessato e sbilanciato e il quadro è completo.
In questo caso, ovviamente, si gioca sull'assonanza: non si tratta di liberalizzare ma di liberare chi vuole intraprendere un'attività da tutti quegli adempimenti che fanno del nostro paese uno dei meno appetibili al mondo in fatto di investimenti economici. Dati World Bank alla mano, siamo 87esimi su 189 nazioni,   quanto ad appeal agli investimenti stranieri. Se ci aggiungi che siamo tra i paesi a più alta tassazione, specialmente sul lavoro (134esimi su 189) e che occorrono fino a 258 giorni per aprire un'attività produttiva  e che solo dopo 30 giorni (negli altri paesi invece da subito) che hai fatto richiesta della partita iva puoi iniziare l'attività, si capisce bene come sia quasi un mezzo miracolo che, nonostante tutto, esista un qualche tipo di attività economica.
Non è solo il miraggio del basso costo della manodopera ad attirare i capitali stranieri altrimenti, come nota Giardina, l'Africa ne attirerebbe a frotte. Vi è da considerare un insieme di fattori: costo della manodopera, infrastrutture, apparato burocratico, imposizione fiscale, risoluzione dei contenziosi, pagamenti della pubblica amministrazione e così via.
E' forse la vera e principale liberazione che aspetta il mondo economico e delle imprese per riprendere l'agognata crescita ed essendo  in gran parte  una questione riguardante gli apparati dello Stato, virtualmente  modificabile senza problemi purchè si sia in presenza della volontà di farlo.

lunedì 9 gennaio 2012

Quanti giorni lavoriamo per pagare le tasse?

credit diadelcontribuyente.org
Il Tax Freedom Day è il giorno dell'anno dal quale, teoricamente, si smette di lavorare per il fisco e si comincia a lavorare per sè. Sul Corriere notano che quest'anno dovremo lavorare da 4 a 7 giorni in più rispetto all'anno passato, segno che le imposte sono aumentate. Pubblicano anche  un grafico con le variazioni rispetto al 2011. E così, per fasce di reddito fino a 25.000 euro l'anno, se prima occorrevano 130 giorni di lavoro da dedicare al fisco adesso ce ne vogliono 134 e si pagano in più circa 400 euro l'anno, mentre per fasce di reddito fino 50.000 euro l'anno si passa da 164 a 171 giorni necessari per pagare le imposte, con un aumento di 1.200 euro.
Ma qual è il Tax Freedon Day negli altri paesi? Mi soccorre fisco oggi che pubblica una lista basata sui rapporti di Tax Foundation

  • per gli Stati uniti è il 12 aprile, e il carico fiscale medio è del 28%
  • per India è il 14 marzo, e il carico fiscale medio è del 20%
  • per la Norvegia è il 29 luglio, e il carico fiscale medio è del 56,7%
  • per la Gran Bretagna il 30 maggio
  • per la Spagna il 29 aprile
  • per la Germania l'8 luglio
  • per la Francia il 16 luglio
Certo, al di là dell'effetto annuncio del mostrare i giorni che bisogna lavorare per pagare le tasse conta l'entità dell'imposizione fiscale totale, in Italia non ai livelli più alti in assoluto ma in gran parte gravanti su lavoro e imprese più che sul reddito, incluso quello finanziario. L'amara constatazione, nonostante le rassicurazioni che non ci sarà bisogno di un'altra manovra, è che gran parte del recupero di risorse sia stato spostato sulle maggiori entrate più che sulle minori spese, cosa che non aiuta i consumi e, in definitiva, la ripresa.











martedì 3 gennaio 2012

Pignoramenti Equitalia, attentati esplosivi e l'opinione di Grillo

Sul suo blog, Beppe Grillo ci va giù pesante. Si comincia con un
Se Equitalia è diventata un bersaglio bisognerebbe capirne le ragioni oltre che condannare le violenze
si prosegue con
Un avviso di pagamento di Equitalia è diventato il terrore di ogni italiano. Se non paga l'ingiunzione "entro e non oltre" non sa più cosa può succedergli. Non c'è umanità in tutto questo e neppure buon senso.  
e si finisce con
  Monti riveda immediatamente il funzionamento di Equitalia, se non ci riesce la chiuda. Nessuno ne sentirà la mancanza.
L'articolo I botti di fine anno di Equitalia è tutto qui ma ha scatenato forti reazioni. Per esempio da parte della deputata europea del PD Debora Serracchiani
«È estremamente pericoloso associare gli attentati alle sedi di Equitalia a un giudizio di disumanità nei confronti del sistema esattoriale» [...] «c'è sicuramente più di una riflessione da fare su Equitalia, ad esempio sui tassi di interesse raggiunti dalle cartelle esattoriali, sulla messa all'asta delle prime case o sull'impossibilità per le imprese di compensare debiti e crediti con lo Stato. Ma da qui ad accreditare in modo strisciante il concetto che gli attentati dinamitardi sono un fenomeno »da capire - sottolinea- corre la stessa distanza che c'è tra la protesta civile e il lancio delle molotov» [fonte Corriere] 
E chiaramente anche del direttore dell'Agenzia delle Entrate Attilio Befera, che definisce "imbecilli" quelli che decidono di cavalcare l'onda anti-Equitalia.
«Spero che i cittadini italiani che sempre nei momenti di emergenza sono stati solidali e coesi capiscano che è importante pagare le imposte e che gli imbecilli che mettono le bombe la smettano». «Colpire i funzionari non ha senso logico»
Però, alcuni fatti aneddotici, come questi di seguito, fanno riflettere. Cominciamo con il primo trovato su napoli.indymedia.org
 Quando ha visto il contenuto della busta che le ha consegnato il messo, stentava a credere ai suoi occhi. Non sapeva se ridere o piangere Maria Lidia Picchiri, titolare della Sos Service di viale Monastir, un’azienda consorziata con l’Aci per il soccorso stradale 24 ore su 24: Equitalia per un “debito” di 5 centesimi del 2009 le chiedeva 62,03 euro, ben 1.240 volte in più rispetto alla cifra originaria. Oltre il danno, in questi casi bisogna aspettarsi la beffa. Che arriva, spietata e inevitabile. «Quei cinque centesimi in meno sono sicuramente il frutto di un errore materiale dell’impiegato che ha trascritto male la cifra», spiega l’imprenditrice, «ma Equitalia non sente ragioni: devo saldare il conto». Interessi inclusi. E salatissimi. ……..
imagecredit lettera 43
 e questi altri su Lettera 43
L’appartamento di Nunzio è stato pignorato, messo all’asta e venduto, ma lui non lo sapeva. L’ha scoperto quando alla sua porta, in una delle rare occasioni in cui non era via per lavoro, ha bussato l’ufficiale giudiziario insieme con i carabinieri e i nuovi proprietari. «Ho provato a ricomprarla, e mi hanno chiesto 200 mila euro. Una cifra che non ho».
A Genova una famiglia con tre bambini piccoli si è vista mettere il proprio appartamento all’asta per un debito di circa 15 mila euro.
 Tra tanti casi disperati, ce n'è pure qualcuno al limite del ridicolo. La signora Maria Lidia Picchiri, titolare di un'azienda consorziata con l'Aci di Cagliari quando ha aperto la busta di Equitalia non ha creduto ai suoi occhi. Per un debito di cinque centesimi del 2009 le chiedeva 62,03 euro, 1.240 volte in più rispetto alla cifra originaria. «Quei cinque centesimi in meno», ha detto l'imprenditrice all'Unione Sarda, «sono sicuramente il frutto di un errore materiale dell'impiegato che ha trascritto male la cifra». Ma Equitalia non perdona e il conto con interesse deve essere saldato.
A una signora di Roma, per esempio, raccontano dall’associazione Noi Consumatori guidata da Angelo Pisani, è arrivata una cartella per multe non pagate. Lei ha provveduto a versare l’intero importo, ma poco dopo le è arrivata comunque la notifica di fermo amministrativo. È sufficiente un insoluto di 50 euro per farsi bloccare la macchina.
 Il fermo amministrativo dei mezzi, compresi quelli da lavoro, riguarda - stando al sito Agoravox - oltre 6 milioni di autoveicoli. Guai poi a infrangere il divieto di circolare. Se qualche furbetto è pizzicato ecco arrivare un'ulteriore multa da 2.500 euro.
Insieme a tantissime storie tristi una piccola e buona novità
  Per questo la cancellazione dell'aggio del 9% che Equitalia incassa sui debiti [sic] che deve riscuotere inserita nella manovra «Salva-Italia» del governo Monti con l'emendamento presentato da Maurizio Leo e Pier Paolo Baretta è una buona notizia.  Ora, infatti, sarà lo Stato a stabilire la percentuale a seconda del servizio. Percentuale che, hanno assicurato, sarà inferiore comunque al 9%.
Capito perchè, signora Serracchiani e signor Befera, anche i cittadini, nel loro piccolo, a volte s'incazzano?
Se uno fa il conto tra come ti tartassa lo Stato e come ti maltratta quando deve riscuotere, viene proprio da chiedersi: decreto salva Italia lo chiamano, ma se forse salva l'Italia di sicuro non salva gli italiani. E allora a che serve?

Serie di articoli su casi Equitalia anche qui.

martedì 20 dicembre 2011

15 milioni di italiani dichiarano zero attività finanziarie

imagesource cdcsportellofoppette
Sono usciti titoli contraddittori in questi giorni su questi famosi 15 milioni di nostri connazionali: che dichiaravano un reddito zero o che dichiaravano zero attività finanziarie, del tipo conto corrente, obbligazioni, libretti di risparmio e via dicendo. L'articolo di riferimento è quello di Repubblica che, secondo  me, parla correttamente di zero attività finanziarie del tipo precisato sopra e non di dichiarazioni dei redditi.
Comunque, se si cerca bene, l'anno scorso, il Corriere riportava un numero abbastanza simile a questo, cioè un quarto dei contribuenti italiani (10,7 milioni su un totale di 41,8 milioni), che dichiaravano zero euro in forza di detrazioni o reddito basso. 
Ma questa dei 15 milioni di italiani è un'altra storia. Si ritiene non verosimile il fatto che un quarto di tutti gli italiani, più o meno 5 milioni famiglie, non abbiano nessuna attività con le banche, quando i dati dicono che il 90% delle famiglie italiane possiede un conto corrente, nei quali conti sono depositati quasi 500 miliardi di euro (che fa 25mila euro per famiglia). Anche perchè, questi 15 milioni fanno parte dell'80% di coloro che usufruiscono degli sconti Isee, ragion per cui il governo vuole vederci chiaro e verificare se tra lo stato di bisogno e l'assenza di conto in banca vi è la correlazione che ci si immagina oppure vi sia dietro una dichiarazione mendace che nasconde, magari, ingenti patrimoni immobiliari.
A questo scopo il governo introduce quello che di fatto si può chiamare l'abolizione del segreto bancario. Infatti le banche dovranno comunicare all'anagrafe tributaria, periodicamente, movimentazioni bancarie, estratti conto, anche degli anni precedenti, di tutti i loro clienti.
La caccia all'evasore è cominciata, ma contiene aspetti inquietanti. Speriamo che quest'enfasi tributaristica non comporti accanimento sulle piccolezze ma aggredisca le vere evasioni. Non so se il dato dei 15 milioni di italiani che non vanno mai in banca perchè non vi hanno nessun tipo di attività nasconda segreti inconfessabili o sia il risultato dell' indigenza. Sta di fatto che l'impegno enfatico del ministro Passera, ben evidenziato dalle parole "Il nostro impegno contro l'evasione sarà senza pace, sono soldi rubati", potrebbe anche cominciare con il consiglio regionale del Lazio che, nottetempo, all'ululare dei lupi, ha approvato un emendamento che estende  il vitalizio a 14 assessori, alla faccia della crisi e dei sacrifici (nostri, non loro). Questi come li definirebbe Passera, soldi guadagnati o soldi rubati?

giovedì 15 dicembre 2011

La escortax: anche le escort vogliono pagare le tasse

Sul Gazzettino esce questa lettera inviata da una lettrice che si definisce escort e che vorrebbe contribuire a pagare le tasse e aiutare il paese ma non le viene permesso.
"Mi chiamo Marina, e sono una escort," dice, e "appartengo ad una categoria di persone che tanto vorrebbe pagare le tasse, ma che in questo paese non gli viene permesso."
La storia che presenta è un plot classico che rischia di sembrare a volte favolistico anche se è quello di tantissimi altri
Le difficoltà economiche della mia famiglia, nel corso della mia carriera universitaria, mi hanno spinta verso la prostituzione, quale unica alternativa valida per continuare gli studi a Roma, lontano da casa, e aiutare la mia stessa famiglia ad uscire dalla grave situazione che stava vivendo.
Chiede al Presidente Monti di pagare le tasse come tutti e quindi di essere riconosciuta e di inserire
 nella sua Manovra sul lavoro, anche la possibilità di legalizzare la Prostituzione, che significa altresì far emergere il “lavoro sommerso” di circa 300.000 individui fra donne/trans/uomini che oltretutto risultano per lo Stato disoccupati. 
Richieste irricevibili, ipotesi di buon senso o impossibilità di fatto?

domenica 11 dicembre 2011

Quei "poveri" contribuenti con yacht ed elicottero

Quando inizialmente, nell'accettare l'incarico di condurre il governo, il professor Mario Monti fece cenno ai tre pilastri della sua azione -rigore, crescita, equità- pensai seriamente, e ingenuamente, che quel termine equità, ormai così svalutato in politica, potesse godere, con il governo tecnico, di un rinnovato vigore.
Ma non è stato così. La manovra è, come si dice, spalmata sui ceti più deboli e meno abbienti. E, a proposito di coloro che, per dirla alla Monti, appartengono a quella categoria dei "paghi chi ha dato di meno" (che io faccio coincidere con i più abbienti), sul Sole 24 Ore  se ne dipinge un bel ritratto. Sono i possessori di aerei privati, yacht e auto di lusso, una buona fetta dei quali dichiara al fisco redditi, in media, di 20mila euro.

I nuovi poveri con yacht e aereo. Secondo Marco Mobili [fonte il Sole 24 Ore] il 42,4% di tutte le barche di lusso, cioè circa 42mila natanti, appartiene a contribuenti che dichiarano fino a 20mila euro di reddito annui.
Bisogna considerare che la fascia di contribuenti che dichiara fino a 20 mila euro l'anno rappresenta il 66,4% del totale di tutti i contribuenti (una bella quota, quindi), totale che assomma a 41,8 milioni di contribuenti. Sempre all'interno di questa categoria dei 20mila euro di reddito rientrano anche i possessori di 518  aeroplani o elicotteri (che rappresentano il 25,7% di tutti quelli circolanti). E poi dice che non si riesce ad arrivare a fine mese! E per forza: sapete quanto consumano un aereo  o uno yacht?
Ma non è finita qui.

La fascia di mezzo. Nella categoria dei contribuenti da 20 a 50mila euro si trovano 12,2 milioni di italiani. Le  auto di lusso in questa fascia sono 217.334, il 36,6% del totale, e si trova anche  il 30% degli aerei e il 27% circa di proprietari di barche sopra i 10 metri.

I ricchi nullatenenti. Infine, i contribuenti sopra i 100mila euro all'anno sono circa 400mila, poco meno dell'1% di tutti i contribuenti. Questi signori hanno intestato solo 72mila auto di lusso e il 14,4%, degli yacht.  Osserva Mobili
Uno strano Paese davvero l'Italia dove paradossalmente il lusso diminuisce al crescere della ricchezza dichiarata al fisco.
Mentre tra chi dichiara meno di 20mila euro si trova il 42% dei proprietari di natanti nella categoria sopra i 100mila ce n'è il 14%. E' chiaro che la statistica non può distinguere tra un natante e l'altro, che l'essere entrambi sopra i 10 metri non li rende certamente uniformi dal punto di vista del costo, e lo stesso dicasi di un aeromobile o delle auto di grossa cilindrata: il possedere questi veicoli non è per forza indice di lusso. Per carità, sono tutte considerazioni vere. Sta di fatto che c'è qualcosa che non torna: anche se non tutti i veicoli sono equiparabili, possederne uno o più di uno, spesso mal si accorda con il reddito dichiarato inoltre, tra chi dichiara sopra 110mila euro, è forse necessaria un'indagine mirante stabilire l'anomalia dei pochi beni di lusso dichiarati. Il contribuente italiano, si sa, è abituato a schernirsi, non vuole fare l'esibizionista. Vi è la necessità, affinchè le aliquote calino, di stanare  i finti poveri e i ricchi nullatenenti. Sarebbe un un buon viatico verso quella continuamente evocata equità.

mercoledì 26 ottobre 2011

Ballarò: la vicenda Merkel Sarkozy sulle televisioni straniere. Ferrara: una risata antifrancese

La copertina di Ballarò riporta, inevitabilmente, la vicenda Merkel Sarkozy, ovvero l'ironia mostrata da Sarkozy e poi trasmessa alla Merkel in seguito ad una domanda sull'Italia.





 L'evento ha scatenato un sopito amor patrio, quasi come se si fosse trattato di un'onta da lavare con il sarcasmo. E così infatti ha fatto Ferrara. Rispetto la sua decisione di ripagare con moneta decuplicata la presunta offesa ricevuta ma non la condivido. Se da parte del Presidente Napolitano sono giunte parole obbligate ma contenute, quasi per legittimo dovere di difendere il buon nome della nazione, non approvo queste vendette con interessi. In fondo, anche se non è sempre vero, ognuno ha la reputazione che si merita, in media. 


Più sferzanti, come si vede da Ballarò,  i servizi sulle televisioni straniere e quindi, se uno fa il paio, ci sta anche la messinscena di Ferrara. Non so se l'intento è quello di coalizzare tutti gli italiani contro i francesi sbeffeggiatori, fare fronte comune contro l'invasione ironica. Quanto a me, temo più quello che può venire in mente ai nostri politici che qualche sorrisino francese o di altra nazionalità.
L'Italia non sfugge al suo stereotipo, lo sappiamo, e questo governo e questo presidente, oltre  a non aver fatto niente per modificarlo, hanno fatto parecchio per accentuarlo. Come noi compriamo più facilmente dai commercianti che ci stanno più simpatici o che hanno buona reputazione, allo stesso modo avvengono le relazioni politiche ed economiche a livello internazionale. Chi si assomiglia si piglia, dice un detto. E se osserviamo le amicizie del nostro premier   possiamo già trarne alcune conseguenze. Comprare dall'Italia diventa sempre più pericoloso e inaffidabile, e questo fatto ha pesanti ripercussioni.
Ora, un governo con un forte senso di responsabilità e che avesse a cuore le sorti del popolo che amministra, quantunque obbligato, per certi versi, ad ottemperare alle pressioni europee, avrebbe potuto trovare altre fonti di risparmio (costi della politica: rimborsi elettorali, finanziamento della stampa -soprattutto di partito-, vitalizi dei parlamentari: fanno quasi 1 miliardo), nuove entrate una tantum o permanenti (patrimoniale sugli immobili, Tobin tax) e invece no. Meglio colpire i soliti che prendere un po' a chi ha tanto. Tanto è vero che il Ministro Gelmini ha detto che la patrimoniale (e le tasse sulla ricchezza in genere) non fa parte del programma di governo e quindi non si farà mai. Rassegnamoci, tocca ancora a noi.

lunedì 5 settembre 2011

Rischio estinzione per i ricchi: solo lo 0,01% dei contribuenti dichiara sopra 500 mila euro

Secondo quanto affermato da Tremonti in quel di Cernobbio e riferito dal Corriere, in Italia c'è un serio rischio estinzione per i ricchi: solo 796 contribuenti dichiarano sopra 1 milione di euro di redditi  mentre sarebbero 3.641 quelli che dichiarano sopra i 500 mila euro.
Se non fosse che ci sono già molte cose che fanno ridere ci si aggiungerebbe anche questa. Ma il troppo ridere fa male. 
Tanto per fare un confronto, negli Stati Uniti, che hanno un Pil  circa 8 volte quello italiano, i contribuenti che dichiarano sopra 1 milione di dollari sono più di 235 mila (qui, qui).
In Gran Bretagna, che ha un Pil paragonabile al nostro, ve ne sono 6000 che dichiarano sopra 1 milione di sterline e 16 mila tra 500 mila sterline e 1 milione (qui).
Come si vede, il rischio è reale.

domenica 4 settembre 2011

Aumento dei redditi sopra 90 mila euro: due tabelle a confronto 2004-2009

Ammesso che queste tabelle siano corrette, e non ho motivo di dubitarlo (la prima è della voce.info, la seconda è dell'agenzia Centimetri e si basa su dati del Ministero) si nota che, dal 2004 al 2009, si è notevolmente modificata la composizione dei contribuenti italiani per quanto riguarda la fascia di reddito da 90 mila euro in su. Per dirla chiaramente sono aumentati coloro che dichiarano sopra i 90 mila euro di reddito. Nello specifico
  • Fascia di reddito da 90 a 100 mila euro: sono passati da 77.073 (o,19%) nel 2004 a 117.207 (0,28%) nel 2009
  • Fascia di reddito da 100 a 120 mila euro: sono passati da 94.031 (0,23%) nel 2004 a 143.014 (0,35%) nel 2009
  • Fascia di reddito da 120 a 150 mila euro: sono passati da 71.941 (0,18%) nel 2004 a 105.945 (0,26%) nel 2009
  • Fascia di reddito da 150 a 200 mila euro: sono passati da 49.760 (0,12%) nel 2004 a 71.379 (0,17%) nel 2009
  • Fascia di reddito sopra 200 mila euro: sono passati da 55.733 (0,14%) a 71.989 (0,17%) nel 2009

In valori assoluti, si è passati da 348.538  a 511.534 contribuenti sopra i 90 mila euro di reddito. E' un'informazione che do per il valore che ha. Un grafico di un'agenzia governativa americana mostra (a breve pubblicherò il grafico) come, in un simile intervallo temporale, siano cresciuti molto di più coloro che percepiscono redditi sopra i 200 mila dollari e coloro che sono entrati nella soglia di povertà, rispetto a tutti gli altri che sono rimasti presso che costanti.
(Il tentativo, velato, è quello di dimostrare come in tempo di crisi si accentuano le differenze tra chi ha un reddito alto e chi ha un reddito medio-basso. Servono altri dati, però).





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