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mercoledì 8 maggio 2013

Incidente nel porto di Genova: diretta video

E' in corso l'intervento dei Vigili del Fuoco nel porto di Genova dopo il tragico incidente che ha portato, per ora, alla morte di sette persone, al ferimento di quattro e a tre dispersi. Diretta video dal Corriere Tv.



Credits corriere.it

venerdì 3 febbraio 2012

Licenziati perchè hanno protestato: lavoravano 12 ore al giorno a -20 gradi

imagecredit gazzettadimantova.gelocal.it

19 lavoratori della ditta Primafrost, secondo quanto riportano le fonti di stampa, protestano per le condizioni di  lavoro (scarsa sicurezza, operare a temperature  dell'ordine dei -20 senza adeguate misure protettive, lavorare per 12 ore al giorno, lamentate irregolarità in busta paga e così via) e la ditta li licenzia. Questo sarebbe il succo della vicenda, che ora interessa  la magistratura grazie agli esposti della Cisl.
Quando sento queste vicende, e chissà quante ce ne sono in giro per la penisola, tremo un po', non solo per il freddo ma per la facilità con la quale si pensa alla riforma del mercato del lavoro: bisogna andare verso un aumento delle condizioni di sicurezza e di rispetto di tutti i lavoratori, visto che ancora non sembra che siamo a livelli così elevati. 
Bisogna stare sempre molto attenti quando si interviene in senso troppo liberistico, perchè il coltello dalla parte del manico ce l'hanno quasi sempre i datori di lavoro. In queste condizioni c'è il rischio di una competizione al ribasso delle tutele e della dignità dei lavoratori.

domenica 15 gennaio 2012

Arrestato il presunto investitore del vigile in bicicletta. Con alcune considerazioni sull'autocritica razzistica

Niccolò Savarino imagecredit repubblica.it
Il povero vigile urbano che ha perso la vita a Milano travolto da un pirata della strada si chiamava Niccolò Savarino. Oggi  è stato fermato al confine tra Ungheria e Serbia un uomo di giovane età che si ritiene possa essere stato alla guida dell'auto che ha travolto il vigile. Si chiama Goico Jovanovic,  e ha 24 anni. E' di origine serba ed è nato in Germania. Avrebbe precedenti per reati contro il patrimonio e falsa identità, secondo quanto riferiscono Ansa e Corriere.
L'Ansa  lo definisce nomade, confermando le voci circolate ieri. Questa notazione sulla nazionalità e sulle caratteristiche etniche ha importanza? Non lo dico per fare della retorica o, peggio ancora, per ventilare ipotesi razzistiche, lo dico semplicemente per via di un'osservazione.
L'osservazione  è questa. Spesso, noi italiani, siamo soliti dire: tipico dell'italiano, oppure l'italiano è fatto così, intendendo in entrambi i casi, spesso, una caratteristica negativa dei nostri connazionali (noi inclusi).
Non che gli stranieri non indulgano in similari considerazioni, specialmente sull'italiano pizza, mafia e mandolino, considerazioni che hanno il tono dell'osservazione razzistica e pure noi vi indulgiamo a proposito delle più svariate etnie. E' l'euristica dello stereotipo, un modello di pensiero fallace e pregiudizievole  ben conosciuto.
Goico Jovanovic imagecredit affaritaliani.libero.it
Mi chiedevo se però questo modello di pensiero agisse anche quando noi critichiamo i nostri connazionali sotto forma di stereotipo dell'italiano.
E se a questo genere di critica rivolta contro se stessi, chiamata autocritica, fosse concesso quello che non è concesso quando parliamo di altre cittadinanze, altre etnie.
Forse all'autocritica è concessa una deroga rispetto alle cose politically correct che si possono dire. Insomma, quando si critica se stessi si può essere razzisti?
E questo genere di autocritica dall'interno, è utile a modificare comportamenti tipici (se esistono cose come i comportamenti tipici di un'etnia) e migliorare la propria immagine come gruppo?

E adesso un principio di spiegazione su questo giro di parole. Quando ho letto la notizia dell'arresto del presunto responsabile della morte del povero vigile, ho avuto due momenti di fastidio: uno verso l'utilizzo del termine nomade, usato spesso come etichetta infame, e uno verso la categoria di persone appellata con questo stesso nome.
Lo so, il secondo momento non è politically correct, è un sistema di giudizio fallace basato su pochi indizi, gli stessi che facevano arrestare e condannare il colpevole sulla base di quanti testimoni poteva permettersi, pure, per un breve momento, l'ho provato anch'io, che ciancio di razzismo e discriminazioni a ogni piè sospinto.
Sarebbe stato diverso per il povero Nicolò se invece di un nomade serbo si fosse trattato di un rampollo dell'alta società, di un ecclesiastico o di rapinatore di una qualsiasi altra nazionalità?
Per lui no, ma per noi probabilmente si. Io credo che noi riteniamo più ingiuste le nostre disgrazie se provengono da eventi o persone che giudichiamo più negativamente.
In un certo qual  senso è come se accusassimo qualcuno o qualcosa di non aver fatto niente prima che l'evento drammatico accadesse, perchè si sa che le persone o le cose giudicate più negativamente  costituiscono una sorta di avviso permanente: te l'avevo detto!

E' per questo motivo che forse è concessa l'autocritica razzistica: per spodestare un pregiudizio  ce ne vuole un altro di carica opposta, l'impegno di chi condivide la nazionalità con un criminale a dimostrare a tutti che si ripudiano i crimini indipendentemente dalla nazionalità.

sabato 14 gennaio 2012

Isola del Giglio: incidente in mare a nave da crociera

Grave incidente in mare al largo dell'isola del Giglio, sulla costa toscana. Una nave da crociera si incaglia su uno scoglio causando, a quello che riportano le fonti, uno squarcio di 70 metri sulla fiancata. 4200 le persone a bordo, divisi tra un migliaio di membri dell'equipaggio e più di tremila passeggeri.  L'Ansa parla di tre morti e tredici feriti [fonte qui] fino ad ora. Approfondimenti  qui e qui.


Aggiornamento: intervista telefonica al Prefetto di Livorno di Rainews.





Vigili urbani in bicicletta e pirati della strada

imagesource arborense.it
Storia triste, questa, come altre accadute in questi giorni. A Milano, un vigile urbano è stato travolto e ucciso da un'auto mentre in sella alla sua bicicletta si era avvicinato al veicolo per un controllo.

Questa figura del vigile in bicicletta riconcilia un po' con il rappresentante della polizia municipale che, proprio per il suo ruolo di dispensatore di multe, non si attira certo le simpatie di automobilisti e motociclisti. Più del vigile a piedi o in scooter e sicuramente più di quello in auto, il vigile in bicicletta si avvicina al cittadino, proprio grazie a questo  mezzo di locomozione così popolare. La bicicletta attenua il portato minaccioso e frustrante del ruolo della polizia municipale, che è da molti individuato unicamente con l'elevazione di una multa, e lo rende più vicino e meno temibile. Il mezzo meccanico media una diversa relazione poliziotto-cittadino: portandolo in una posizione di maggiore debolezza nei confronti del traffico automobilistico, più di quella del vigile a piedi, ne attutisce l'aspetto autoritario per esaltare quello lavorativo comune.
Il vigile in bicicletta, in definitiva, è quello di un'Italia neorealista degli anni '50, più bonaria e ingenua, trasportato in un'epoca molto più disinvolta e cinica: ci fa quasi la figura della vittima, costretto com'è a inseguire su due ruote l'automobilista indisciplinato di turno.

Ecco perchè l'insieme dell'uomo e del suo mezzo di trasporto, travolti dall'automobilista criminale, ci colpiscono e feriscono maggiormente, perchè vi è il sovrappiù di questa vicinanza affettiva, di questa empatia di sapore antico, popolare.
Ultima considerazione: in quasi tutti gli articoli e telegiornali si parla di un Suv e non semplicemente di un'autovettura. Questo è sbagliato: non c'è una lotta ai Suv, non c'è una colpa di questa categoria di autovetture rispetto ad altre. I protagonisti della vicenda sono un vigile con la sua  bicicletta,  e un pirata della strada con la sua automobile.

giovedì 5 gennaio 2012

Una donna di Prato trova portafoglio con 640 euro e lo restituisce

Segnalata dall'attenta Emanuela Zerbinatti finalmente, tra un mare di notizie tristi e generatrici di rancore (sia politiche che di cronaca) eccone una che ci riconcilia leggermente con l'umanità (sperando fortemente che sia vera): una donna di Prato trova un portafoglio con 640 euro e lo restituisce integro alla Polizia Municipale. Protagonisti, questa volta in bene, sono sempre italiani e cinesi. Infatti il portafoglio smarrito era di un cittadino cinese di 21 anni, come riferisce AdnKronos. Non che la cosa abbia particolare importanza, non è la cittadinanza sulla carta d'identità che fa la persona, ormai dovremmo saperlo, ma è solo per evidenziare la visione di tutt'altro evento, rispetto alla cronaca recente, pur se interpretato da personaggi simili. L'idea che ancora qualcuno sappia resistere alla possibilità di sottrarre impunemente qualcosa a un'altra persona, ebbene è un'idea forte e vincente, che riconcilia con l'umanità, come dicevo.
Ora, non so se in questi casi, oltre la ricompensa è previsto altro dal protocollo pubblico, diciamo così, però non ci starebbe male un pubblico riconoscimento, oltre quello della giusta segnalazione sulla stampa. Se per un attimo trasportiamo l'ambiente nel quale è avvenuto questo fatto virtuoso, e cioè la vita cittadina, in altri settori, uno a caso, la politica, che ne dite, non ne avremmo, magicamente, un effetto euforizzante, o almeno un'iniezione di fiducia e ottimismo?
E allora, che anche politici e megastipendiati facciano questo gesto virtuoso e simbolico e restituiscano all'Italia una parvenza di equità e dignità, a cominciare dall'alto.
Non si può continuare a invitare alla parsimonia con la bocca piena, è indispensabile un segnale di vero cambiamento. Se Monti non ha idea di dove cominciare, ci faccia uno squillo.

lunedì 2 gennaio 2012

Tempo di crisi: anche le chiese chiudono (fino a Pasqua)

Ogni tanto qualche notizia di cronaca rende meglio di tante tabelle e statistiche il grave momento che sta attraversando l'Italia. Per colpa della crisi chiudono anche le chiese! Accade in quel Veneto e in quella provincia che sono, nell'immaginario collettivo, le aree a più forte devozione e quindi apparentemente a minor rischio. A Fontanelle, un paese nel trevigiano, don Stefano Taffarel, causa le poche offerte dei devoti e gli alti costi di  riscaldamento e luce, è costretto a chiudere fino a Pasqua (quando la temperatura è più mite e le giornate più lunghe), una delle due chiese, la più  grande, quella a fianco del cimitero, perchè non riesce a pagare le bollette e non vuole rischiare di dire messa al freddo e al buio, anche se si che la fede riscalda i cuori ed è cieca. Lo riferisce  La Tribuna di Treviso, che riporta anche il bollettino informativo pubblicato dal sacerdote
«Dopo le festività, dal 14 gennaio 2012 con la messa prefestiva del sabato, saremo costretti a portare tutte le celebrazioni, eccetto funerali e feste grandi, al centro, fino a Pasqua, in considerazione degli ingenti consumi», si legge inoltre nel bollettino della parrocchia consegnato ai fontanellesi. «Adesso come adesso, le offerte raccolte in chiesa non coprono le spese del riscaldamento e della corrente». 
 Ultima nota riservata all'edificio in sè, dicono di rilevante interesse storico-artistico: si tratta di una chiesa del XV secolo
La chiesa storica di Fontanelle infatti è una delle più grandi della diocesi di Vittorio Veneto, oltre che una delle più preziose dal punto di vista storico e artistico.[...]  conserva al suo interno importanti testimonianze pittoriche come la pala d’altare di Francesco Montemezzano (della metà del sedicesimo secolo), l’Adorazione dei magi della scuola di Giovan Battista Pittoni, l’organo del De Lorenzi recentemente restaurato e il fonte battesimale in legno (anch’esso del sedicesimo secolo).
Che sia un segno dei tempi? 

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