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martedì 9 ottobre 2012

Lavoro e precariato: storie di ordinario sfruttamento

Leggendo dei casi di corruzione e concussione che quotidianamente popolano gli organi di stampa e  di questi resoconti di vita lavorativa di più o meno giovani precari, viene da domandarsi se sia possibile un'attività economica senza sfruttamento e illegalità.
La storia dell'imprenditoria italiana ne è così piena e le testimonianze raccolte a più riprese sono così costanti e pervasive da rendere più che lecita la domanda: è possibile svolgere un'attività economica senza corruzione e senza sfruttare gli altri?
Temo però, nonostante la buona volontà nel porre il quesito, che per ora questa curiosità resterà senza risposta.
Intanto, a squarciare ulteriormente quel mondo oscuro del lavoro precario ci pensa questa iniziativa del Fatto: lettere di precari sulla loro esperienza lavorativa.

mercoledì 22 agosto 2012

Scuola Europea di Medicina Molecolare: offerta di dottorati di ricerca

Roberto Arleo della Fondazione SEMM gentilmente  mi comunica, ed io vi segnalo, questa interessante opportunità: sono aperte le iscrizioni per 47 dottorati di ricerca offerti dal SEMM (Scuola Europea di Medicina Molecolare) in collaborazione con l'Università di Milano e l'Università Federico II di Napoli.
Destinatari di questa offerta giovani ricercatori di nazionalità sia italiana che straniera nei campi dell’oncologia molecolare, della biologia computazionale, delle nanotecnologie e della genetica umana. C'è, inoltre, un dottorato in filosofia ed etica della scienza che comprende anche attività di laboratorio.
Due parole su cos'è SEMM, il cui presidente  è Umberto Veronesi:

giovedì 22 marzo 2012

La realtà del lavoro (nero): altro che articolo 18

Un reportage di Report per il Corriere. Una realtà lavorativa probabilmente come molte altre, fatta di possibili stratagemmi per non pagare i contributi previdenziali, gente che lavora in nero. Mettiamoci anche che se uno appena appena un po' protesta magari con le nuove norme lo sbattono fuori ancora prima. A volte è anche una questione di articolo 18, ma il più delle volte non lo è: la realtà lavorativa è molto più triste di tutte le statistiche.


domenica 26 febbraio 2012

Suicidi: ancora due vittime della crisi economica

Un imprenditore di 64 anni in un comune nei pressi di Firenze, trovato impiccato all'interno del suo capannone e un elettricista di 47 anni, appena licenziato, che si è ucciso sparandosi un colpo di pistola alla testa ieri [fonte qui]. Entrambi ennesime vittime della crisi economica, vuoi sotto forma di licenziamento vuoi sotto forma dell'impossibilità di far fronte ai debiti.
Mentre, forse paradossalmente, per favorire le assunzioni si parla di aumentare la facilità di licenziamento, la crisi economica continua a mietere vittime.
Deve essere la sostanziale incapacità di vedere una via d'uscita, anche e soprattutto proveniente dallo Stato, a convincere a compiere l'estremo gesto.
E' forse questa incapacità di saper fornire una risposta, il non riuscire ad essere un punto di riferimento, che fa riflettere: lo Stato non è una risposta quando hai bisogno di aiuto?
Questo almeno è quello che pensavano le ultime due vittime, e le tante altre che la crisi ha causato. Forse, in mezzo a tanti Enti inutili, non ci starebbe male un telefono crisi (se già non c'è), come ultima risorsa prima della disperazione, per mostrare che non si è soli, che lo Stato, dopo aver tanto preso, è capace un po' anche di dare.

sabato 18 febbraio 2012

Lavoro: se 46 tipi di contratto sono troppi

imagecredit provincia.vicenza.it
Nel mentre si discute tanto di articolo 18 si o no altre statistiche sono preoccupanti. Le fornisce il sito della Cgil, insieme a uno spettacolare elenco di tutte le tipologie contrattuali presenti nel mondo del lavoro, ben 46!
Intanto, per chiarire la portata soprattutto simbolica (ma per questo intoccabile, per i sindacati) dell'azione dell'articolo 18, giovi dire che su 100 assunzioni solo 18 sono a tempo indeterminato. L'80% dei contratti è precario e, per questo motivo, trasparente agli ammortizzatori sociali e alle altre tutele.
Sono due cardini sui quali lavorare ai quali aggiungere il terzo: ridurre le tipologie contrattuali. Per chi volesse divertirsi a leggersele tutte, ve le elenco:

venerdì 3 febbraio 2012

Licenziati perchè hanno protestato: lavoravano 12 ore al giorno a -20 gradi

imagecredit gazzettadimantova.gelocal.it

19 lavoratori della ditta Primafrost, secondo quanto riportano le fonti di stampa, protestano per le condizioni di  lavoro (scarsa sicurezza, operare a temperature  dell'ordine dei -20 senza adeguate misure protettive, lavorare per 12 ore al giorno, lamentate irregolarità in busta paga e così via) e la ditta li licenzia. Questo sarebbe il succo della vicenda, che ora interessa  la magistratura grazie agli esposti della Cisl.
Quando sento queste vicende, e chissà quante ce ne sono in giro per la penisola, tremo un po', non solo per il freddo ma per la facilità con la quale si pensa alla riforma del mercato del lavoro: bisogna andare verso un aumento delle condizioni di sicurezza e di rispetto di tutti i lavoratori, visto che ancora non sembra che siamo a livelli così elevati. 
Bisogna stare sempre molto attenti quando si interviene in senso troppo liberistico, perchè il coltello dalla parte del manico ce l'hanno quasi sempre i datori di lavoro. In queste condizioni c'è il rischio di una competizione al ribasso delle tutele e della dignità dei lavoratori.

domenica 29 gennaio 2012

Rapporto Ocse sulle disuguaglianze dei redditi:l'Italia

imagecredit oecd.org
Il 24 gennaio il Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Elsa Fornero è intervenuta presso la sede Istat di Roma per presentare il Rapporto OCSE - Divided We Stand: Why Inequality Keeps Rising. Il suo intervento, dal titolo Politiche per l'equità,  è disponibile in video e in trascrizione testo e anche come scheda riassuntiva in pdf.

Interessante anche il Rapporto dell'Ocse sulle disuguaglianze dei redditi. Sul sito del Ministero del lavoro è disponibile la versione in italiano che riguarda l'Italia [fonte qui].
Lenta e inesorabile è la tendenza all'aumento delle disuguaglianze di reddito. L'Italia si trova al di sopra della media Oecd-29. Nel 2008, 
 il reddito medio del 10% più ricco degli italiani era di 49.300 euro, dieci volte superiore al reddito medio del 10% più povero (4.877 euro) indicando un aumento della disuguaglianza rispetto al rapporto di 8 a 1 di metà degli anni Ottanta. [Fonte Ocse]

domenica 8 gennaio 2012

Lavoro: tra disoccupazione e posti vacanti

G. Courbet Gli spaccapietre
In tempo di crisi si sa che aumenta la disoccupazione. Lo vediamo quotidianamente: grandi aziende chiudono lasciando senza lavoro migliaia di lavoratori che, spesso, giungono a forme di protesta dagli accenti drammatici. Vi è anche chi, in questi momenti, allo scopo di far riprendere l'occupazione, fermata, a loro dire, non solo dal difficile momento economico ma anche da un mercato del lavoro piuttosto ingessato, propone una riforma del mercato del lavoro in linea con quelle presenti nel nord Europa.
Innanzitutto, sperando di fare cosa utile per chiunque lo stia cercando, segnalo il sito del Ministero del Lavoro Clic lavoro, il portale pubblico del lavoro che, tra le altre cose, ha anche un aggiornato database e un motore di ricerca nazionale su tutte le offerte di lavoro disponibili.
Pubblica, inoltre, alcune statistiche riguardanti l'occupazione e il mondo del lavoro in generale. Una in particolare mi sembra interessante mostrarvi, perchè acquista ancora più valore se si osservano le statistiche su occupazione e disoccupazione. Si tratta delle statistiche dei posti vacanti nell'industria e nei servizi, cioè dei posti di lavoro che industria e servizi offrono e che non sono ancora stati coperti. La definizione che ne dà il ministero è questa
Posti vacanti: sono quei posti di lavoro retribuiti che siano nuovi o già esistenti, purché liberi o in procinto di diventarlo, per i quali il datore di lavoro cerchi attivamente un candidato adatto al di fuori dell’impresa interessata e sia disposto a fare sforzi supplementari per trovarlo. I dati qui presentati si riferiscono ai posti vacanti per lavoratori dipendenti, a esclusione di quelli per dirigenti, in essere all’ultimo giorno del trimestre di riferimento. Misurano, dunque, le ricerche di personale che a questa data sono già iniziate e non ancora concluse (perché un candidato idoneo non è già stato assunto e perché l’impresa non ha deciso di interrompere la ricerca)

Il dato, visti i tempi, me lo aspettavo in calo, invece è in leggero aumento rispetto al 2010. Ecco il grafico.

imagecredit cliclavoro.gov.it

Come è agevole osservare vi è un generale aumento dello 0,2% di posti vacanti rispetto al secondo trimestre del 2010, equamente distribuito nei due macro-settori. Osservando nel dettaglio però, si nota un più deciso aumento di posti vacanti in due specifici settori dell'industria, quello relativo a fornitura d'acqua, reti fognarie e rifiuti +0,4% e nelle costruzioni +0,2%, mentre nel settore servizi spiccano un +0,4% di micro-settori come attività immobiliari, noleggio, agenzie viaggi.

Il dato contrasta quindi con la situazione occupazionale italiana. L'ultima disponibile sul sito del Ministero riguarda novembre 2011: diminuiscono gli occupati e aumentano i disoccupati ma, nello stesso tempo, aumentano i posti vacanti. Ecco il grafico relativo a occupazione e disoccupazione.

imagecredit cliclavoro.gov.it
Occupati a novembre 2011, valore assoluto: 22.906.000, in calo rispetto a ottobre 2011 dello 0,1% (28.000 unità). Il numero dei disoccupati invece sale. In valore assoluto si attesta su 2.142.000 in aumento dello 0,7% (15.000 unità) su ottobre.Il tasso di disoccupazione generale è al 8,6%, in aumento dello 0,1% rispetto a ottobre e  di 0,4% su base annua.
Una possibile spiegazione di questo fenomeno è legata all'aumento del tasso di inattività di giovani tra 15-24 anni che, su base annua, sale dal 72,8% del 2010  al 73,4% del 2011. Studio e formazione professionale rappresentano i 4/5 delle ragioni di questa inattività. Questi dati potrebbero significare che i nostri giovani sono meno disposti, dopo studio e formazione professionale, a trovare un impiego nel settore industriale e dei servizi per il fatto che ritengono questi posti  non adeguati alla loro preparazione.

Ovvio che l'intera dinamica occupazionale non può essere risolta in questo veloce sunto della situazione lavorativa in Italia. Probabilmente altri fattori intervengono nella regolazione tra offerta e domanda di lavoro. Forse le aree a più intensa offerta di lavoro manuale sono anche quelle dove la domanda è invece situata a un livello di preparazione intellettuale più alto. Forse l'offerta riguarda in maggior misura gli uomini, in considerazione delle tipologie di lavoro, rispetto alle donne, e infatti la disoccupazione colpisce soprattutto queste ultime. Come detto, le dinamiche non sono certamente semplici. Vi è però, innegabile, questa tendenza dei giovani a pretendere occupazioni più di concetto che manuali. La cosa è chiaramente una conseguenza dell'aumento della preparazione scolastica ma rischia di essere anche una scusa per rimanere in un limbo. Il lavoro manuale, magari come destinazione temporanea in attesa di nuovi sbocchi,  non significa degradare la propria professionalità o svilire i propri studi. Questo concetto dovrebbe essere illustrato bene ai nostri giovani. Aspirare a posti a più alto tasso di preparazione e più remunerativi è lecito e auspicabile, ma non se questo significa rimanere disoccupati a oltranza.

Siti utili:
Clic lavoro, portale con offerte di lavoro

martedì 27 dicembre 2011

Familismo amorale? Ti assumo solo se ti conosco

L'aspetto più preoccupante è il dato in aumento: dal 49,7% del 2009 al 61,1% del 2010. Si tratta della tendenza delle imprese ad assumere sulla base dei cosiddetti canali informali rispetto a quelli tradizionali. Questo il risultato del rapporto Excelsior Unioncamere, disponibile in pdf qui.Ecco riassunta questa tendenza in una tabella tratta dal rapporto

credit excelsior unioncamere

Tra strumenti informali (conoscenza diretta, segnalazioni)  e canali interni (banche dati interne), un buon 85,7% di assunzioni avviene per conoscenza diretta o indiretta. I canali informali sono maggiormente utilizzati al centro-sud mentre le banche dati nel nord.
E' una prova del ritorno o della presenza costante del familismo amorale? E' la prova generale del fatto che funzionano solo le conoscenze nel mondo del lavoro e magari non il merito?
E' quello che potremo definire sistema Italia?



lunedì 10 ottobre 2011

La tragedia delle morti bianche: infortuni e morti sul lavoro

Il 9 ottobre 2011 è stata la 61a Giornata Nazionale per le Vittime degli Incidenti sul lavoro. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, anche in seguito ai recenti fatti luttuosi di Barletta, che hanno visto la perdita  cinque giovani vite, incita e si batte strenuamente  per l'adozione di misure idonee che aiutino a prevenire gli incidenti sul lavoro. Ma quanti sono gli incidenti sul lavoro in Italia?
Ogni anno l'INAIL pubblica le statistiche riguardanti infortuni e morti sul lavoro. Sono numeri impressionanti, una sorta di piccola guerra che si combatte contro un nemico insidioso e diffuso. I dati relativi al 2010 parlano comunque di un trend in diminuzione rispetto al 2009 e, il primo semestre del 2011, segna un ulteriore calo. Ma restano pur sempre numeri altissimi. Ecco una tabella che raccoglie infortuni e morti sul lavoro negli anni 2009-2010
credit inail

Nonostante, come detto, il numero totale di incidenti sia diminuito dal 2009 al 2010 (-1,9%) resta sempre un numero molto elevato: 775.374 incidenti nel 2010, 2.124 incidenti al giorno! Non meglio sul versante vittime del lavoro: nel 2010, con un trend in diminuzione sul 2009 (-6,9%) ci sono stati 980 morti, 2,68 al giorno.
E' su questi numeri che bisogna riflettere: è come se ogni settimana ci fosse una Nasiriyya (attentato in Iraq in cui persero la vita 19 Carabinieri), o ci fosse un 11 settembre ogni 3 anni.
E pochi ne parlano, non ci sono funerali di Stato, non ci si commuove, se non per quelli che arrivano fino in televisione. Un tributo così alto di vite umane è inaccettabile.
Se si osservano i dati, si nota che il comparto che sopporta il maggior numero di incidenti è quello dell'industria, segnatamente quello delle costruzioni, ma alto è anche il tributo nel settore terziario, soprattutto nei trasporti.

credit inail

Se si analizzano i dati per ripartizione geografica, l'area a più alto tasso di incidenti è il nord-est, seguito dal nord-ovest.

credit inail

Un confronto con i paesi stranieri può darci un'idea della diffusione del fenomeno e della sua entità.






Mentre l'Italia ha un tasso di occupazione totale del 57,7% (2009) e un numero di occupati di 23,17 milioni di unità, la Germania, per fare un confronto, ha un tasso di occupazione del 70,9% (2009) e un numero di occupati di 40,3 milioni di unità. E' agevole osservare, guardando la prossima tabella, come l'Italia abbia 1 incidente  sul lavoro all'anno ogni 29 occupati, mentre la Germania,  che ne ha 928 mila, ha 1 incidente all'anno ogni 43 occupati.


Infine, l'Anmil, l'Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del  Lavoro, affianca l'Inail fornendo una sua statistica di incidenti e morti sul lavoro corredata di tutti i dati su luogo, tipo di lavoro, tipologia di incidente. Sarebbe importante che tutti questi dati servissero per disporre linee guida comportamentali, specialmente con riferimento alle tipologie che si ripetono più spesso, per non fare più dell'Italia una leader di questo poco invidiato genere di primati.


Fonti
Inail
Istat
Anmil

mercoledì 5 ottobre 2011

Marchionne e l'articolo 8 sulla flessibilità: dal lavoro al precariato

La flessibilità è un'ottima cosa, specie se si considera la mobilità articolare, cioè la capacità di un'articolazione di muoversi lungo tutta la sua escursione. E' noto che alcuni fattori la compromettono mentre altri la facilitano. Sta di fatto che è una condizione, la flessibilità articolare, che tutti ricercano, indipendentemente dall'età, dal sesso o dalla condizione economica. Purtroppo è una cosa che si perde, la flessibilità. Dovremmo essere contenti, perciò, se industriali e governo vogliono farcela ritrovare. Non si tratta, però, della stessa flessibilità.

Dicono Ricci, Damiani e Pompei sulla voce.info che Troppa flessibilità non aiuta la crescita. Di che si tratta?
Sembra, secondo gli autori, che corroborano poi questa loro conclusione con dei dati abbastanza solidi, che i contratti a termine non aiutino la crescita. Sono partiti dalla constatazione che il tasso di crescita della produttività economica dell'area euro è passato da un 2,7% del periodo 1974-1994 ad un 1,5% del periodo 1995-2006. Tra le cause di questo declino, quella più sostanziale appare essere quella della diminuzione della produttività totale dei fattori, un indice che misura la crescita attribuibile al progresso tecnologico e, nello specifico, nella sua efficienza di utilizzo.
Ecco un grafico che mostra l'andamento dei contratti a termine nel periodo 1995-2007 in alcuni paesi europei: mostra che in Italia vi è stato il più consistente aumento di questa tipologia contrattuale rispetto agli altri paesi europei.


credit la voce.info

Vi è dunque una relazione tra aumento dei contratti a termine e diminuzione della produttività totale dei fattori, si chiedono gli autori? Per verificarlo hanno messo a confronto i dati relativi ai settori manifatturiero e dei servizi di alcuni paesi europei rispetto alla variazione Ocse del grado di protezione per i contratti a termine, diminuito in Italia di 3,5 punti contro una media europea di 0,45 punti.

Il grafico mostra la variazione della produttività totale dei fattori in Italia (-3,77%) e nelle media europea (+7,02%). Come è facile osservare, la produttività totale dei fattori in Italia è calata dal 1995 mentre negli altri paesi europei è aumentata.

credit la voce.info


L'articolo della flessibilità.Questo è l'articolo 8 della manovra finanziaria approvata il 16 settembre

Art. 8
Sostegno alla contrattazione collettiva di prossimità

1. I contratti collettivi di lavoro sottoscritti a livello aziendale o territoriale da associazioni dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale o territoriale ovvero dalle loro rappresentanze sindacali operanti in azienda ai sensi della normativa di legge e degli accordi interconfederali vigenti, compreso l’accordo interconfederale del 28 giugno 2011, possono realizzare specifiche intese con efficacia nei confronti di tutti i lavoratori interessati a condizione di essere sottoscritte sulla base di un criterio maggioritario relativo alle predette rappresentanze sindacali, finalizzate alla maggiore occupazione, alla qualità dei contratti di lavoro, all’adozione di forme di partecipazione dei lavoratori, alla emersione del lavoro irregolare, agli incrementi di competitività e di salario, alla gestione delle crisi aziendali e occupazionali, agli investimenti e all’avvio di nuove attività.
 
2. Le specifiche intese di cui al comma 1 possono riguardare la regolazione delle materie inerenti l’organizzazione del lavoro e della produzione con riferimento:
a) agli impianti audiovisivi e alla introduzione di nuove tecnologie;
b) alle mansioni del lavoratore, alla classificazione e inquadramento del personale;
c) ai contratti a termine, ai contratti a orario ridotto, modulato o flessibile, al regime della solidarietà negli appalti e ai casi di ricorso alla somministrazione di lavoro;
d) alla disciplina dell’orario di lavoro;

e) alle modalità di assunzione e disciplina del rapporto di lavoro, comprese le collaborazioni coordinate e continuative a progetto e le partite IVA, alla trasformazione e conversione dei contratti di lavoro e alle conseguenze del recesso dal rapporto di lavoro, fatta eccezione per il licenziamento discriminatorio, il licenziamento della lavoratrice in concomitanza del matrimonio, il licenziamento della lavoratrice dall’inizio del periodo di gravidanza fino al termine dei periodi di interdizione al lavoro, nonché fino ad un anno di età del bambino, il licenziamento causato dalla domanda o dalla fruizione del congedo parentale e per la malattia del bambino da parte della lavoratrice o del lavoratore ed il licenziamento in caso di adozione o affidamento.

2-bis. Fermo restando il rispetto della Costituzione, nonché i vincoli derivanti dalle normative comunitarie e dalle convenzioni internazionali sul lavoro, le specifiche intese di cui al comma 1 operano anche in deroga alle disposizioni di legge che disciplinano le materie richiamate dal comma 2 ed alle relative regolamentazioni contenute nei contratti collettivi nazionali di lavoro.

3. Le disposizioni contenute in contratti collettivi aziendali vigenti, approvati e sottoscritti prima dell’accordo interconfederale del 28 giugno 2011 tra le parti sociali, sono efficaci nei confronti di tutto il personale delle unità produttive cui il contratto stesso si riferisce a condizione che sia stato approvato con votazione a maggioranza dei lavoratori.

3-bis. All’articolo 36, comma 1, del decreto legislativo 8 luglio 2003, n. 188, sono apportate le seguenti modifiche:
a) all’alinea, le parole: “e la normativa regolamentare, compatibili con la legislazione comunitaria, ed applicate” sono sostituite dalle seguenti: “la normativa regolamentare ed i contratti collettivi nazionali di settore, compatibili con la legislazione comunitaria, ed applicati”;
b) dopo la lettera b), è inserita la seguente: “b-bis) condizioni di lavoro del personale”
[fonte filosofi precari]
E' quello che inserisce la deroga ai contratti nazionali. Sono le parti evidenziate in neretto. Come si concilia questa ricerca della deroga o della flessibilità così tanto desiderata da Marchionne



  "Cara Emma -. scrive Marchionne - negli ultimi mesi, dopo anni di immobilismo, nel nostro Paese sono state prese due importanti decisioni con l'obiettivo di creare le condizioni per il rilancio del sistema economico. Mi riferisco all'accordo interconfederale del 28 giugno, di cui Confindustria è stata promotrice,  ma soprattutto all'approvazione da parte del Parlamento dell'Articolo 8 che prevede importanti strumenti di flessibilità oltre all'estensione della validità dell'accordo interconfederale ad intese raggiunte prima del 28 giugno"

 Ma con la firma dell'accordo interconfederale del 21 settembre è iniziato un acceso dibattito che, con  prese di  posizione contraddittorie e addirittura  con dichiarazioni di volontà di  evitare l'applicazione degli accordi nella prassi quotidiana, ha fortemente ridimensionato le aspettative sull'efficacia dell'Articolo 8. [fonte Repubblica]
che poi sarebbe il risultato dell'accordo del 21 settembre, 
 “Confindustria, Cgil, Cisl e Uil concordano che le materie delle relazioni industriali e della contrattazione sono affidate all’autonoma determinazione delle parti. Conseguentemente si impegnano ad attenersi all’Accordo del 28 giugno 2011, applicandone compiutamente le norme e a far sì che le rispettive strutture, a tutti i livelli, si attengano a quanto concordato nel suddetto accordo interconfederale”.
La spiegazione di tale gesto è stata data dalla stessa facendo riferimento ad una breve postilla aggiunta all’accordo, sostenendo Susanna Camusso che grazie ad essa “con questa firma l’articolo 8 è stato ufficialmente dichiarato inutile ai fini della contrattazione” [fonte forum diritti lavoro]. 
con queste considerazioni di Mario Draghi
  “Le riforme attuate, diffondendo l’uso di contratti a termine, hanno incoraggiato l’impiego del lavoro, portando ad aumentare l’occupazione negli anni precedenti la crisi, più che nei maggiori paesi dell’area dell’euro; ma senza la prospettiva di una pur graduale stabilizzazione dei rapporti di lavoro precari, si indebolisce l’accumulazione di capitale umano specifico, con effetti alla lunga negativi su produttività e profittabilità”[la voce.info cit., neretto ndr]
e con queste personali conclusioni di Ricci, Damiani e Pompei della voce.info?
Abbiamo calcolato, ad esempio, che se non ci fosse stata la riduzione delle protezioni sui contratti a termine, la crescita cumulata negli anni 1995-2007 della Ptf del terziario avanzato e dei servizi alle imprese, rispetto a quella della manifattura, sarebbe stata superiore di oltre 7 punti percentuali a quanto avvenuto in realtà. In sostanza possiamo interpretare il risultato come una verifica dell’ipotesi dei “binari morti”: l’uso dei contratti a termine sembra esercitare un impatto negativo sugli incentivi ad accumulare capitale umano specifico. L’effetto sembra prevalere soprattutto in economie come la nostra, dove le imprese sono specializzate in settori tradizionali e impiegano tecnologie e organizzazioni gestionali mature. E dove il ricorso al lavoro temporaneo, come opzione per ridurre il costo del lavoro, rischia di ritardare gli investimenti in innovazione e in competenze e dunque frena le potenzialità di crescita produttiva. [la voce.info cit.]
Marchionne, Confindustria, Sindacati e Governo stanno parlando della stessa cosa? Se si, perchè sono quasi tutti su binari diversi? Se no,  per una volta, oltre che a quello delle aziende non sarebbe il caso di  pensare anche al benessere dei lavoratori precari e a quello dell'Italia che, a quanto sembra, potrebbero anche coincidere?


martedì 20 settembre 2011

Sul genere di prestazioni remunerate e la "pornopolitica"


Perchè vi dovrebbe essere differenza tra una prestazione intellettuale, una fisica (un lavoro manuale) e una sessuale? Lo spunto per questi ragionamenti è la puntata di ieri dell'Infedele di Gad Lerner Default e pornopolitica.
Dicevo, perchè vi dovrebbe essere differenza tra questi tre generi di prestazioni lavorative? In fondo, se gli attori che prendono parte all'interscambio sono tutti consenzienti e maggiorenni, perchè guadagnarsi da vivere vendendo prestazioni sessuali dovrebbe essere più infamante di guadagnarsi da vivere scrivendo su un giornale? In fondo, se uno ci pensa bene, capita altrettanto spesso alle prestazioni intellettuali (come scrivere su un giornale) di procurare danno a qualcuno (non mancano esempi...) come del resto può succedere alle prestazioni sessuali (e anche qui gli esempi non mancano).
In più, se le prestazioni sessuali non avvengono, come richiede la legge, in luoghi pubblici,  sono perfettamente lecite. Quello che manca, semmai, è una regolamentazione fiscale dell'evento.
Il riferimento di queste discussioni è, manco a dirlo, il nostro Presidente del Consiglio. Qualcuno (del Pdl) osservava che mentre la vita privata di Berlusconi è ampiamente stigmatizzata, altri eventi, come per esempio la presenza in Parlamento di pornostar, transessuali ed omosessuali (non tutti nello stesso momento) non sia stata (non ho capito se giustamente o ingiustamente) contrassegnata da un eguale interesse critico. Anzi, la presenza di questi rappresentanti avrebbe significato, per certa intellighenzia, un avanzamento verso il politically correct.

Prestazioni sessuali. Dei tipi di prestazione lavorativa quella sessuale è una delle poche per le quali la legge prevede che non possa  avvenire in luoghi pubblici, per non incorrere nel reato di atti osceni in luogo pubblico. Del resto, anche quando non si tratta di una prestazione lavorativa ma di una prestazione puramente gratuita, l'atto sessuale non può avvenire in pubblico. E' quindi la più grande differenza rispetto a tutte le altre forme di prestazione o di attività umana. Non importa qui definire, se non in maniera sporadica, i motivi che hanno portato all'adozione di questo divieto di esprimere le effusioni amorose in pubblico, sta di fatto che esiste e che non appartiene invece alle altre prestazioni lavorative. 
Tolto questo, però, non rilevo profili di illiceità nel vendere il proprio corpo per una prestazione sessuale, se non per la sua portata destabilizzante delle unioni di coppia, se queste prestazioni avvengono al di fuori della coppia. Giovi qui ricordare che anche la nudità non è permessa, se non in luoghi appositi. Il divieto ha senso alla luce dell'importanza della sessualità nella vita sociale o è solamente la conseguenza dell'instaurarsi di alcuni costumi al posto di altri? Vi è probabilmente da considerare che molte società umane sono basate sulla monogamia; che la donna presenta tutto il tempo i caratteri sessuali secondari che indicano il periodo fertile, i quali sono in grado di stimolare fortemente il maschio e che, alle nostre latitudini, non è pensabile girare completamente nudi in inverno.
La lunga premessa non serve a ribadire la condanna per la prestazione sessuale in sè, che non rappresenterebbe, a parere di chi scrive, una differenza eclatante rispetto ad altri generi di prestazioni, remunerate,  ritenute lecite.  La differenza fondamentale è un'altra.
L'idea è quella di comprendere se un sistema lavorativo basato sulla prestazione sessuale sia in grado di sostituire un sistema basato su prestazioni fisiche e intellettuali. Questa osservazione non è una semplice curiosità. Serve a capire se vi è una continuità nel passare da una prestazione all'altra e se, per la società nel suo insieme, sostituirne una con l'altra sia possibile senza nessun danno.

Prestazioni fisiche e intellettuali: interscambiabilità Ora, è possibile sostituire tutte le prestazioni fisiche con quelle intellettuali? Pure se le prestazioni intellettuali permettono avanzamenti tecnologici enormi, che portano benessere agli uomini, non è possibile fare a meno completamente della prestazione fisica. 
In pratica, anche per pigiare i tasti del computer dobbiamo usare una certa quantità di prestazione fisica. Siccome ancora non riusciamo a spostare le cose con la sola forza della mente, anche se fossimo dotati di una super intelligenza, avremmo sempre bisogno di un impegno fisico per completare qualsiasi compito. Anche solo per portare il cibo alla bocca abbiamo bisogno di un certo impegno fisico.
Dall'altra parte, è possibile fare a meno completamente della prestazione intellettuale? Se definiamo prestazione intellettuale qualsiasi attività cerebrale che non sia il semplice istinto, forse possiamo affermare che la sola prestazione fisica è autosufficiente, anche se lo standard di benessere delle società umane crollerebbe di botto.
Dunque, la prestazione fisica è autosufficiente, quella mentale per il momento no ma permette un enorme aumento dell'utilità tratta da un qualsiasi lavoro. E la prestazione sessuale? E' possibile sostituire qualsiasi prestazione intellettuale o fisica con quella sessuale? Qui, sebbene la risposta sia negativa, occorre notare che, a ragione della stessa sopravvivenza della specie, non è possibile far e ameno in toto della prestazione (il più delle volte gratuita) sessuale. Lo scopo non è quello di identificare quale prestazione di lavoro sia indispensabile alla continuità della specie ma quella necessaria al mantenimento e al benessere di una società umana. In questo modo, sostituire ogni tipo di prestazione lavorativa con quella sessuale, pure se  sostituzione molto piacevole, porterebbe probabilmente al collasso della società. Almeno per quello che riguarda la produzione di elementi di sostentamento. 
Da queste considerazioni si passa all'attualità. Il tipo di ideale rappresentato dalle vicende attuali è appunto quello della sostituzione delle prestazioni di lavoro fisico ed intellettuale con quelle sessuali. Non si sa se queste sostituzioni, di fatto, siano avvenute veramente a livello politico, sia centrale che periferico, cioè a dire assunzioni o candidature di soggetti che fornivano solo prestazione sessuali, sta di fatto che queste sostituzioni non sarebbero tollerate dal sistema se avvenissero in quantità elevata.

Una società dell'amore. Per dirla in maniera brutale: una società basata unicamente sull'amore, pure se sarebbe probabilmente una società molto felice (inizialmente) finirebbe con il morire di fame. L'attività sessuale, più che la prestazione, è essenziale alla riproduzione, e non può essere accostata al mondo delle prestazioni se non in minima parte. Appunto perchè, alla stregua dell'alimentazione e del sonno, fa parte dei comportamenti che permettono il perpetuarsi della specie, non è soggetta ad interscambio. Per questo motivo, secondo me, commette un errore chi le sposta dal loro alveo naturale per farle diventare qualcosa di più, o per farle rischiare di diventare qualcosa di più, cioè un esempio da seguire.
La prestazione sessuale pagata è una cosa estemporanea, che si affianca agli altri generi di prestazioni pagate, ma che non può  sostituirle nè, chiaramente (e soprattutto per le prestazioni non pagate), se ne può fare a meno. Per questo motivo chi ha responsabilità non può contribuire a diffondere l'idea, falsa, che le prestazioni sessuali pagate (o comunque ripagate) possano essere un ideale a cui tendere, appunto perchè rappresentano una minaccia per la sopravvivenza delle società umane. Si noti che, in eguale misura, non si può contribuire a diffondere l'ideale assoluto della castità, per l'importanza dell'attività sessuale nella perpetuazione della specie.
E' questo il senso da intendere nel, non diciamo reclamizzare perchè la pubblicità è non voluta, in questo caso, diffondere o attuare nel proprio ambito comportamenti che hanno conseguenze destabilizzanti. Non si può sostituire l'ingresso nel mondo del lavoro mediato dall'impegno fisico e intellettuale con quello mediato dalla sessualità, appunto perchè quest'ultimo genere di prestazione non sostituisce nessun altro genere. Diffondere un modello di pensiero, anche in conseguenza della propria autorità, e contribuire a creare un ideale di lavoro a cui tendere (prestazioni sessuali pagate o in altro modo ripagate), seppure in un ambito  circoscritto (almeno prima che divengano di pubblico dominio) significa ritardare lo sviluppo civico e culturale di una società. In questo senso sono condannabili, per le conseguenze più ampie che hanno sulla struttura sociale e politica di un paese.


giovedì 15 settembre 2011

Recessione economica e lavoro: l'Italia. Employment Outlook 2011 dell'OECD

Avverte l'OCSE che in Italia, il sistema di tassazione e trasferimenti gioca un ruolo minore nel tamponare gli effetti della crisi rispetto agli altri paesi OCSE. L'Employment Outlook 2011 evidenzia come la riduzione dei redditi  individuali comprime anche i redditi delle famiglie italiane in misura maggiore rispetto a quello che avviene nei paesi OCSE, a causa del limitato ruolo di ammortizzatore del sistema di tassazione e trasferimenti del nostro paese.
Per esempio, se c'è una contrazione del 20% o più dei redditi  individuali in Italia, il 68% di questa perdita  si riflette sul reddito familiare, contro un 47% dell'area OCSE.
Anche se la cassa integrazione guadagni ha attutito gli effetti della contrazione dei redditi individuali e dell'impatto sui redditi familiari, il sussidio di disoccupazione italiano resta uno dei meno generosi a livello OCSE.



Questo anche se, per come lo definisce l'OCSE, l'impatto della recessione sulla disoccupazione italiana è stato relativamente mite. Purtroppo però il tasso di crescita lento lascia prevedere che la  disoccupazione resterà per un po' di tempo al di sopra del livello pre-crisi.


L'impatto maggiore della disoccupazione riguarda la fascia di età dai 15 ai 24 anni, cresciuta dal 9,7% al 28,9% dell'aprile 2010. A luglio 2011 il tasso di disoccupazione giovanile è leggermente calato, arrivando a quota 27,6%, comunque uno dei più alti dell'area OCSE. Inoltre, questa leggera riduzione della disoccupazione è quasi interamente dovuta a forme contrattuali a termine come  collaboratori coordinati continuativi e occasionali, mentre i contratti a tempo indeterminato continuano a scendere. Si profila dunque uno scenario frammentato: da una parte lavoratori più anziani con un contratto stabile e protezioni, e dall'altra un sempre maggior numero di lavoratori più giovani con un lavoro precario.

venerdì 17 giugno 2011

Santoro live da Bologna: Signori tutti in piedi! Entra il lavoro

Il Corriere trasmette Santoro in diretta da Bologna nel suo Signori entra il lavoro! Tutti in piedi. Clicca sull'immagine per la diretta.



Qui il sito di Tutti in piedi, con una nuova pagina della diretta. Clicca sull'immagine per la diretta.


venerdì 19 novembre 2010

Ma sul lavoro sei stressato o no? Ecco un test per scoprirlo

Il danno immateriale, da stress, entra tra i diritti dei lavoratori, secondo una circolare  preparata dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Maurizio Sacconi.

Indicazioni per la valutazione dello stress lavoro-correlato Approvate dalla Commissione consultiva per la salute e sicurezza sul lavoro 


Nella riunione del 17 novembre 2010 la Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro ha approvato le indicazioni necessarie per la valutazione del rischio da stress lavoro-correlato, ai sensi e per gli effetti di cui agli articoli 6, comma 8, lettera m-quater, e 28, comma 1-bis, del D.lgs. n. 81/2008, e s.m.i. 

In tal modo viene fornito, in anticipo rispetto al termine di legge (31 dicembre 2010), ai datori di lavoro pubblici e privati, agli operatori e ai lavoratori un essenziale strumento di indirizzo ai fini della corretta attuazione delle previsioni di legge in materia di valutazione del rischio, con riferimento alla peculiare e innovativa tematica del rischio da stress correlato al lavoro. 

Ai fini della massima divulgazione dei contenuti delle indicazioni, il Ministero ha provveduto a trasmettere il testo in parola ai propri organi di vigilanza, alle strutture regionali competenti e alle parti sociali mediante propria lettera circolare. 
                                                      (fonte Min. Lavoro e delle Politiche Sociali) 


Ma come fate a sapere se siete stressati dal vostro lavoro? Beh, forse lo sapete o forse lo pensate ma non ne siete sicuri. Insomma, eccovi un test su Psiconline per scoprirlo!





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