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lunedì 3 marzo 2014

"Banca rotta": cos'è cambiato nel sistema finanziario dall'inizio della crisi? Presa Diretta e Fatto TV

Se è vero che si riconosce al sistema finanziario e alle banche la grossa (o forse unica) responsabilità di aver dato inizio alla crisi che stanno pagando in massima parte i cittadini di tutto il mondo e dalla quale molti paesi devono ancora uscire, ci si può anche chiedere cosa è stato fatto per evitare che simili cose accadano in futuro. Ne parlano, in attesa della puntata di Presa Diretta di questa sera su Rai3 alle 21:05, l'autore Riccardo Iacona con il Fatto TV a partire dalle 14:30.


domenica 7 aprile 2013

Dalla tragedia di Civitanova Marche all'incapacità dei politici di capire la crisi

La tragedia di Civitanova Marche è, purtroppo, una delle tante alle quali assistiamo in questi periodi così bui. Quanto di queste tragedie sia dovuto anche a fattori aggiuntivi, oltre a quello della crisi, è questione opinabile ma probabilmente non si è lontano dal vero teorizzandoli. Uno di questi fattori aggiuntivi è sicuramente la distanza che c'è tra istituzioni e cittadinanza, che molto spesso si manifesta in pieno ogni volta che qualcuno si toglie la vita per problemi economici. Ma lo Stato e le altre istituzioni non solo sono distanti dai problemi delle persone, ne sono sovente anche inconsapevoli. E' quello che sembra emergere dalle parole della Presidente della Camera Laura Boldrini, persona, per il suo passato, pure dotata di grande sensibilità al tema, quando afferma: "non immaginavo che ci fosse così tanta povertà in Italia".



venerdì 8 marzo 2013

Strage nella sede della Regione Umbria di Perugia e mortalità durante la crisi economica

Hanno ragione coloro che dicono che non si possono sempre associare i fenomeni, per esempio crisi economica e aumento delle tensioni sociali sotto forma di suicidi/omicidi, e che ogni singolo caso fa storia a sè. Sulla vicenda della strage di Perugia non c'è molto più da dire se non forse che, col senno di poi, a una persona con forti disturbi della sfera psichiatrica legati alla sua condizione economica e lavorativa,   probabilmente non era il caso di concedere il porto d'armi. Ma, come dicevo, sono affermazioni fatte con il senno di poi, sarà la magistratura a stabilire se e quando si è commesso un reato o una negligenza armando quella mano, oppure si è trattato di una cosa imprevedibile, di una serie di circostanze non immaginabili.
Rimane la volontà di comprendere i fenomeni e capire se invece questa relazione può esistere, se cioè i periodi di crisi economica presentano una variazione nelle dinamiche sociali, di qualunque genere, specialmente quelle associate alla mortalità, compresi omicidi e suicidi, ma anche chiaramente la mortalità associata ad altre cause.

giovedì 7 giugno 2012

Aiuti dalla UE per pagare (anche) i debiti del calcio spagnolo

Non mi diverte più il calcio. Primo perchè non bastano più gli stipendi da nababbi di gran parte dei giocatori di serie A e B, ci si devono mettere anche le scommesse clandestine, secondo perchè adesso mi toccherà contribuire agli stipendi di Messi & Co. Il calcio spagnolo ha un debito di 5 miliardi di euro con le banche spagnole, le stesse banche che l'Unione Europea dovrà generosamente finanziare per evitare fallimento e contagio. Dover contribuire a pagare questi super stipendi che società spendaccione regalano senza farsi nessun problema, devo dire che un po' mi indispettisce. Secondo quanto riporta il Corriere gli stipendi di queste star del calcio si aggirano dai 14,8 milioni di Mourinho ai 13 di Cristiano Ronaldo ai 10,5 di Messi.
Butto lì un'idea: e pensare di dimezzare le retribuzioni di questi calciatori e allenatori, visto che c'è la crisi?
Ma non è finita qui. Sempre secondo quanto riporta il Corriere, non solo non pensano a dimezzare i costi ma ricevono anche regalie dal Governo e dalle banche spagnole:

giovedì 29 marzo 2012

Ancora suicidi legati alla crisi economica e alla perdita del lavoro

Questa crisi che molti continuano a non voler riconoscere in tutta la sua gravità, visto che continuano a riempirci di tasse, ha fatto ancora delle vittime. Da quando è iniziata, a questa macabra contabilità non sfugge nessuno: imprenditori, artigiani, lavoratori, disoccupati.
Ieri, un artigiano edile bolognese, accusato di false fatturazioni e in probabili gravi difficoltà finanziarie, avendo perso il contenzioso con il fisco e dovendo comparire in udienza, si dà fuoco davanti alla Commissione tributaria. Risultano ustioni su tutto il corpo.[fonte]
Da un sito -stop censura- che ha avuto la mia stessa idea di tenere questa macabra contabilità, traggo ulteriori spunti di riflessione su suicidi e tentativi di suicidio legati alla crisi:

  • un giovane artigiano disoccupato di 29 anni  si impicca dopo aver perso, tre mesi prima, il lavoro; un uomo di 47 anni di Cosenza si spara alla testa lasciando un messaggio dove fa riferimento alle critiche condizioni economiche in cui versa la sua famiglia; a Belluno, un artigiano edile di 53 anni si impicca a causa dei crediti da enti pubblici e da privati che non riusciva a riscuotere [fonte]
  • Toscana: un'infermiera di 37 anni tenta il suicidio con acido muriatico dopo aver perso il lavoro [fonte]
  • un uomo di 49 anni si getta dal balcone a Trani: anche questo gesto probabilmente legato alle condizioni economiche [fonte]
  • imprenditore pescarese di 44 anni si impicca, per l'impossibilità di far fronte ai debiti [fonte]
  • Taranto, un uomo di 60 anni si impicca ad un albero: dopo un forte addebito di commissioni bancarie (forse frutto di un errore)  e dopo che la banca gli ha negato un prestito di 1000 euro teme di non riuscire a far fronte ai debiti [fonte]
  • a Ragusa, un commerciante tenta di darsi fuoco in Prefettura: ancora una volta a causa di difficoltà economiche [fonte]
  • un uomo di 46 anni di Pordenone, magazziniere in una ditta, si toglie la vita dopo aver appreso di essere stato licenziato [fonte]
  • un uomo di 39 anni di Olbia-Tempio tenta il suicidio con i gas di scarico dell'auto. Anche se aveva trovato recentemente un lavoro, i debiti accumulati fino alla chiusura del negozio sono probabilmente all'origine del gesto [fonte]
  • ancora i debiti all'origine del tentato suicido di un uomo di 44 anni di Trento che tenta di gettarsi sotto il treno [fonte]

domenica 26 febbraio 2012

Suicidi: ancora due vittime della crisi economica

Un imprenditore di 64 anni in un comune nei pressi di Firenze, trovato impiccato all'interno del suo capannone e un elettricista di 47 anni, appena licenziato, che si è ucciso sparandosi un colpo di pistola alla testa ieri [fonte qui]. Entrambi ennesime vittime della crisi economica, vuoi sotto forma di licenziamento vuoi sotto forma dell'impossibilità di far fronte ai debiti.
Mentre, forse paradossalmente, per favorire le assunzioni si parla di aumentare la facilità di licenziamento, la crisi economica continua a mietere vittime.
Deve essere la sostanziale incapacità di vedere una via d'uscita, anche e soprattutto proveniente dallo Stato, a convincere a compiere l'estremo gesto.
E' forse questa incapacità di saper fornire una risposta, il non riuscire ad essere un punto di riferimento, che fa riflettere: lo Stato non è una risposta quando hai bisogno di aiuto?
Questo almeno è quello che pensavano le ultime due vittime, e le tante altre che la crisi ha causato. Forse, in mezzo a tanti Enti inutili, non ci starebbe male un telefono crisi (se già non c'è), come ultima risorsa prima della disperazione, per mostrare che non si è soli, che lo Stato, dopo aver tanto preso, è capace un po' anche di dare.

mercoledì 4 gennaio 2012

Una manovra lacrime e sangue, soprattutto sangue. La crisi e i suicidi di imprenditori, pensionati e disoccupati

A. L., 49 anni, imprenditore a Trani
M. M., 54 anni, agricoltore a Montefiore dell'Aso
Un pensionato di 74 anni a Bari
R. M., 47 anni, commerciante a Catania
M. C., 58 anni, agricoltore a Catania [fonte Fattodiritto]

Sono tutti casi di suicidio recente che hanno a che fare  con la crisi. Quattro sono imprenditori o agricoltori o piccoli commercianti che la crisi economica ha messo in ginocchio e spinto alla disperazione, un altro è un pensionato che, senza averne colpa, riceveva una pensione più alta di quanto gli spettasse e all'avviso di restituire quanto non dovuto, per paura di non farcela e perdere la casa, si toglie la vita.
Mentre accade tutto questo, mentre la disperazione si fa strada nelle menti delle persone, mentre la speranza svanisce dalle vite degli individui, il governo attuale (insieme ai governi precedenti) che fa, oltre ad aumentare le tasse e i prezzi, quasi come a dare la mazzata finale?
E' l'esatto contrario di quello che uno Stato che voglia definirsi umano e partecipe dovrebbe fare: ridare speranza, fiducia, aiutare e seguire chi è in grave difficoltà, parlare con le persone. E invece che fa: non dialoga, non dà tregua (per esempio quando deve riscuotere le tasse o riavere quanto non dovuto), non dà futuro. 

Un'indagine dell'Eures Ricerche Economiche e Sociali intitolato L’ultimo grido dei senza voce  Il suicidio in Italia al tempo della crisi, ha investigato l'andamento dei suicidi in Italia fino al 2009, con particolare riferimento a quelli dovuti alla disoccupazione a causa della crisi economica. Su 2986 casi di suicidio nel 2009, in aumento del 5,6% sul 2008, i disoccupati che si sono tolti la vita sono 357, il 37,3% in più rispetto al 2008, quando erano stati 260. Di questi 357 disoccupati che si sono uccisi, 272 erano stati licenziati e 85 erano in cerca di prima occupazione. Il tasso di suicidi tra disoccupati è più di quattro volte superiore a quello tra gli occupati: 18,4% contro 4,1%.
In aumento anche i suicidi per ragioni economiche, che passano da 150 nel 2008 a 198 nel 2009, con una crescita del 32%.


imagecredit eures.it
Questa crisi, e i mancati e necessari interventi, ci stanno letteralmente uccidendo.

lunedì 2 gennaio 2012

Tempo di crisi: anche le chiese chiudono (fino a Pasqua)

Ogni tanto qualche notizia di cronaca rende meglio di tante tabelle e statistiche il grave momento che sta attraversando l'Italia. Per colpa della crisi chiudono anche le chiese! Accade in quel Veneto e in quella provincia che sono, nell'immaginario collettivo, le aree a più forte devozione e quindi apparentemente a minor rischio. A Fontanelle, un paese nel trevigiano, don Stefano Taffarel, causa le poche offerte dei devoti e gli alti costi di  riscaldamento e luce, è costretto a chiudere fino a Pasqua (quando la temperatura è più mite e le giornate più lunghe), una delle due chiese, la più  grande, quella a fianco del cimitero, perchè non riesce a pagare le bollette e non vuole rischiare di dire messa al freddo e al buio, anche se si che la fede riscalda i cuori ed è cieca. Lo riferisce  La Tribuna di Treviso, che riporta anche il bollettino informativo pubblicato dal sacerdote
«Dopo le festività, dal 14 gennaio 2012 con la messa prefestiva del sabato, saremo costretti a portare tutte le celebrazioni, eccetto funerali e feste grandi, al centro, fino a Pasqua, in considerazione degli ingenti consumi», si legge inoltre nel bollettino della parrocchia consegnato ai fontanellesi. «Adesso come adesso, le offerte raccolte in chiesa non coprono le spese del riscaldamento e della corrente». 
 Ultima nota riservata all'edificio in sè, dicono di rilevante interesse storico-artistico: si tratta di una chiesa del XV secolo
La chiesa storica di Fontanelle infatti è una delle più grandi della diocesi di Vittorio Veneto, oltre che una delle più preziose dal punto di vista storico e artistico.[...]  conserva al suo interno importanti testimonianze pittoriche come la pala d’altare di Francesco Montemezzano (della metà del sedicesimo secolo), l’Adorazione dei magi della scuola di Giovan Battista Pittoni, l’organo del De Lorenzi recentemente restaurato e il fonte battesimale in legno (anch’esso del sedicesimo secolo).
Che sia un segno dei tempi? 

mercoledì 30 novembre 2011

Se l'euro fallisce: dopo l'UE l'UF?

"I prossimi dieci giorni periodo chiave per l'euro" "Lavorare su due fronti, per assicurare barriere antincendio e rafforzare la governance economica"

Così Olli Rehn, Commissario agli Affari economici UE su Repubblica. Parole che sembrano stranamente collimare, quanto a preoccupazione, con quelle che si pone sotto forma di domanda il Journal du Dimanche [fonte Presseurope]
“L’euro supererà il Natale?”
Sul settimanale francese sono convinti che l'euro non arriverà a Natale.
 Venerdì i creditori hanno chiesto all’Italia il 7,8 per cento per prestiti a due anni, ovvero 3,2 punti percentuali in più rispetto a due mesi fa. […] Se la terza economia della zona euro [noi, ndr] dovesse andare in default e non onorare i propri debiti, l’unione monetaria avrà fatto cilecca.
Ricordo però che opinionisti ed economisti non sono sempre così bravi a  fare previsioni. Penso per esempio a Nouriel Roubini che aveva previsto che le sole dimissioni di Berlusconi 
porterebbe[ro] a ridurre lo spread fra i btp e i bund tedeschi decennali fra i 50 e i 100 punti base, in modo permanente. [...] Circa due miliardi in meno nel primo anno, poi 3,5 nel secondo anno fino a raggiungere 8 miliardi nell´arco di 7-8 anni
 cosa che non si è verificata. Quindi qualche briciolo di speranza c'è ancora.
imagesource bravenewfinance
Ma cosa ha detto Rehn esattamente? La Germania sarà d'accordo alla creazione dei salvifici (almeno si spera) eurobond solo
quando avremo una governance più forte" [Repubblica cit.]
il che significa quando tutti i paesi dell'eurogruppo (come minimo 9) saranno dotati di vincoli di pareggio di bilancio nella propria Costituzione. In secondo luogo, la Bce dovrebbe costituire una risorsa illimitata di credito per le banche, per evitare problemi di liquidità e, per lo stesso motivo, anche il FMI  dovrebbe aumentare le sue risorse in difesa dei paesi più deboli.
Ma, tutto questo, dopo che i paesi dell'eurozona avranno ratificato il vincolo di bilancio in quella che viene definita unione fiscale. Insomma dopo l'UE, seguendo l'alfabeto, viene l'UF.

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