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domenica 3 marzo 2013

Storia (illustrata) della musica (in meno di 7 minuti)

Grazie a Lucia Marino su G+ scopro e condivido questa interessante storia illustrata della musica, un'animazione in stile RSA animate accompagnata da straordinari brani musicali. E' opera di un disegnatore spagnolo,  Pablo Morales de los Rios, che è partito da 50 mila anni fa ed è arrivato ai nostri giorni. Pubblicata su Open Culture.

mercoledì 6 febbraio 2013

Ice Music Festival: note di ghiaccio

A parte l'eventuale  partecipazione all'Ice Music Festival che si terrà dal 16 al 19 gennaio 2014 vicino al lago ghiacciato di Geilotjødne, a qualche km da Geilo, in Norvegia, l'aspetto curioso di questo festival è che tutti gli strumenti  sono fatti di ghiaccio. Sarebbe un po' come se il nostro Festival di Sanremo avesse solo strumenti fatti di fiori, per dire.
Qui invece tutto è ghiaccio: gli strumenti musicali, la struttura, le sculture. Chissà se per scaldarsi basta la musica. Date un po' un'occhiata a questo filmato.





[via Internazionale.it]

lunedì 1 ottobre 2012

50 anni di canzoni: la musica leggera diventa sempre più triste

Adesso non dobbiamo immaginare che le canzoni di oggi sembrino dei requiem. La ricerca di cui voglio parlarvi mirava a rilevare due caratteristiche precise della musica, tempo e tonalità, che sono in relazione con percezione del tipo di emozione e induzione di un'emozione. Le due emozioni di cui si parla sono felicità e tristezza.
Questa relazione tra tempo e tonalità ed emozioni è stata trovata e sottolineata da alcune ricerche. Ne cito una per tutte: Hunter et al. 2010 (per altri lavori si consulti la bibliografia nell'articolo). Nel lavoro si dimostra che
Happiness ratings were elevated for fast-tempo and major-key stimuli, sadness ratings were elevated for slow-tempo and minor-key stimuli, and mixed emotional responses (higher happiness and sadness ratings) were elevated for music with mixed cues to happiness and sadness (fast-minor or slow-major).

venerdì 17 agosto 2012

Evoluzione della dance music: un'infografica animata

Interessante o, per lo meno, divertente infografica animata realizzata da Osman Khan sull'evoluzione della dance music negli ultimi 100 anni, terminologia che invero include una categoria musicale piuttosto ampia. Si veda a titolo d'esempio le due voci su Wikipedia Musica dance e Dance music (più che altro collegamenti, quest'ultima voce). 
L'autore situa l'origine della musica dance in quattro luoghi, uno dei quali, l'America, diventerà terra di rielaborazione e influenza. Forse pure troppo.
Comunque i quattro luoghi di origine sono: l'Africa, con la musica tradizionale africana, Trinidad Tobago con il calypso, la Jamaica, con le canzoni popolari giamaicane e l'America, con le canzoni popolari, le canzoni di lavoro, le bande musicali e gli inni cristiani.

lunedì 19 dicembre 2011

Sarà una canzone di successo o no? Te lo dice un'equazione

La chiamano l'equazione del successo ed è quella che hanno ottenuto quattro ricercatori dell'Intelligent Systems Laboratory dell'Università di Bristol: Yizhao Ni, Raul Santos-Rodriguez, Matt McVicar, Tijl De Bie. 
Il risultato è quello che vedete qui sotto     

imagecredit scoreahit.com
un'equazione interamente frutto dell'analisi, da parte di un algoritmo, delle canzoni classificate nei primi 40 posti (1-5; 30-40) degli ultimi 50 anni nel Regno Unito. Di ogni canzone sono state analizzate 23 caratteristiche (f) che hanno generato altrettanti pesi (w). Il punteggio (score) finale è dato dalla somma di tutti questi pesi.
Lo scopo era di verificare la possibilità di  prevedere in anticipo se una canzone sarà un successo oppure no. Tra le caratteristiche analizzate vi sono tempo, duratamancanza di armonicità e così via. Ecco le caratteristiche più importanti

imagecredit scoreahit.com

Ma, come dicono gli autori, il gusto musicale evolve, così anche l'equazione del successo deve farlo. Hanno compreso che il potenziale di successo di una canzone dipende dall'epoca in cui ci si trova, che influenza in misura variabile tempo, ballabilità, ritmo, nonchè dalla cultura, dall'ambiente e dal mezzo usato per ascoltare la musica. Ecco di seguito un'animazione con l'evoluzione delle caratteristiche musicali nel tempo: a sinistra le 23 caratteristiche musicali, al centro le barre che, a seconda degli anni, si spostano a sinistra verso il successo e a destra verso l'insuccesso.




Nell'analizzare i 50 anni di musica inglese i ricercatori hanno scoperto alcune cose, grazie anche alla capacità di predizione della loro equazione. In linea generale, per quanto riguarda gli anni 80 è stato difficile prevedere le canzoni di successo, a conferma di un periodo piuttosto creativo ed innovativo, mentre dalla seconda metà degli anni 90 a tutto il 2000 la previsione è stata più efficace.
Ecco alcune caratteristiche legate al periodo responsabili del successo di una canzone, prima di vedere il grafico con le predizioni dell'equazione.
Tra la fine degli anni 70 e gli anni 80 le canzoni che giungevano al successo erano armonicamente più semplici di quelle che non vi giungevano. Questa tendenza si è però invertita con il passare del tempo e il successo in seguito ha arriso le canzoni più complesse. Per la ballabilità il discorso è diverso: mentre fino a metà degli anni 70 non distingueva un successo da un insuccesso, in seguito si è legata, fino a tutti gli anni 2000, ai successi, per invertire il collegamento ai giorni nostri, in cui è più legata agli insuccessi. Gli interessanti grafici, per chi volesse vederli, si trovano in questa pagina. E ora il risultato delle previsioni dell'equazione: circa il 60%, come si evidenzia dal grafico qui sotto, riassunto dalla linea nera.
Maggiori spiegazioni qui.


imagecredit scoreahit.com
Per finire, c'è anche una pagina con le previsioni sulle classifiche attuali, con un canzonometro per seguire l'evoluzione di questa equazione dei successi musicali odierni.


.................................
Fonte: Score a hit.

lunedì 28 novembre 2011

Musica e movimento (ed emozione)

Brain areas with significant responses during the perception
of piano music. Image 
cercor.oxfordjournals.org 

Inizio con la citazione che Karen Schrock mette alla fine del suo articolo su Mente&Cervello di dicembre (2009): 
“La musica è il modo più diretto e misterioso di trasmettere ed evocare il sentimento. È un modo per collegare la nostra coscienza a quella di un altro. Penso che fare musica insieme sia la cosa che più si avvicina alla telepatia.”[1]
La citazione è di Oliver Sacks, il neurologo autore di Risvegli e numerosissimi altri libri e articoli scientifici sul cervello, tratta dal suo libro Musicofilia.[2]
La mia ipotesi è questa: la musica rappresenta una fonte di piacere quasi puro perché è uno stato emotivo il cui correlato motorio è creato dal soggetto, e non presenta nessun impedimento alla sua realizzazione. Come tutte le fonti di piacere, da quello più intenso a quello meno intenso, si va da un grado di impedimento motorio minimo o nullo a uno massimo, a seconda delle caratteristiche contingenti nelle quali si verifica. 
L’autrice dell’articolo  effettua una carrellata delle teorie più recenti riguardo l’essenza della musica, il suo ruolo e i suoi effetti sull’uomo. Proviamo a verificare se la mia ipotesi comprende le diverse spiegazioni che autori diversi hanno proposto. 

Alcuni studi dimostrano che un danno all’amigdala [3], oltre a pregiudicare la capacità dell’individuo di provare paura, compromette anche quella di provare tristezza ascoltando della musica. 
In effetti, le emozioni collegate alla musica sono diverse, dalla gioia alla malinconia. Ora, per la mia ipotesi su piacere e dolore, piacere è qualunque cosa che non opponga impedimenti a un atto motorio (leggi una qualsiasi volontà dell'individuo) e dolore è l’esatto opposto. Come va che la musica, che può indurre anche uno stato di malinconia o tristezza, ha comunque un fondo di piacere? Ipotizzo che anche lo stato di tristezza, se non è un impedimento ma la realizzazione completa di ciò che si vuole essere, senza alcun impedimento, è uno stato piacevole. Comunque di questo aspetto ne riparleremo perché va approfondito. 

image scienceblogs
Dice ancora l’autrice che altre ricerche dimostrano che la musica è in grado di trasmettere determinate e identiche emozioni a tutte le persone presenti. Isabelle Peretz dell’Università di Montreal ha provato che gli occidentali rispondono in maniera concorde al tipo di emozioni che suscita una certa canzone, purchè anche questa di tipo occidentale [4]. Tom Fritz ha allargato questa conclusione abbattendo le barriere etniche al trasporto emotivo della musica, dimostrando che i Mafa del Camerun, che non avevano mai ascoltato musica occidentale, provavano le stesse emozioni degli occidentali quando ascoltavano quella musica [5]

Anche in questo caso trovo che ciò sia naturale: non è certo la differenza etnica che porta con sé differenze di funzionamento cerebrali, e dunque il via libera motorio che ha la musica supera le barriere culturali, le quali barriere fanno evolvere tecniche differenti di utilizzare il linguaggio musicale, ma la parte sostanziale del messaggio che si veicola è uguale per tutti. 
In più, altri studi hanno coinvolto pure le persone autistiche. Pam Heaton dell’Istituto Goldsmiths di Londra, ha dimostrato che i bambini autistici e quelli non autistici riconoscevano allo stesso modo i correlati emotivi (anche emozioni complesse come rabbia, trionfo, soddisfazione) delle musiche ascoltate, provando che il problema di gestire gli ingressi emotivi associati alla presenza fisica dell’altro e del suo linguaggio corporeo, tipici dell’autismo, non sono un deficit del riconoscimento emotivo tout court [6]. 
Questa dimostrazione che l’autismo non riguarda un deficit di riconoscimento, come quello potrebbe derivare da un danno all’amigdala, implica che il problema degli autistici può essere solo di gestione degli ingressi emotivi. Probabilmente il sistema di gestione emotivo degli autistici è troppo concentrato e va in tilt quando sono presenti numerosi segnali. 

The experience of emotions on the Ortony, Clore and
Collins scale (1988) by music therapy students
experienced when listening to music and performing music.
Image  mir.uncc.edu
Un altro esperimento, di Roberto Bresin e collaboratori, ha fornito evidenze che la musica si comporta come linguaggio universale, non solo interpretativo ma anche fattivo. Infatti gli autori hanno chiesto ad alcuni soggetti di manipolare una canzone modificandone tempo, volume e fraseggio  e, indipendentemente dal fatto che si trattasse di musicisti esperti o bambini di sette anni, tutti finivano per usare lo stesso tempo per la medesima emozione (allegria, tristezza, paura o tranquillità). Altra prova dell’universalismo di questa forma di comunicazione, che oltrepassa sia le barriere etniche che quelle culturali e generazionali. [7]



C’è poi l’aspetto collettivo della musica, il suo fare gruppo, il suo cementare i rapporti. Robert Zatorredella McGillUniversity,  afferma
“Tutti i suoni sono prodotti dal movimento. Quando udiamo un suono, significa che si è mosso qualcosa”.[8]

Egli punta il dito sulla relazione tra atto motorio e musica: 
“Posso immaginare che ritmo e azione fisica abbiano una risonanza reciproca nel sistema nervoso.”[9] 
Questa affermazione fa il paio con l’altra, citata prima. Si è giunti a queste considerazioni grazie a studi che dimostravano che quando si ascolta musica si attivano aree motorie, e la spiegazione che fornisce la Schrock ha a che fare con una probabile elaborazione del ritmo. Tra le aree coinvolte vi sono l’area premotoria, in cui l’azione è preparata mentalmente e il cervelletto per la coordinazione. 

Non lasciamoci sfuggire questa affermazione. Siamo così abituati, da bravi macroftalmici (organismi basati sulla visione) a basare l’atto unicamente sul rimando visivo che, normalmente, ci sfugge il fatto che possa esistere una relazione tra suono e movimento. 

Anche tutte le caratteristiche sensorie che ho elencato in questo blog sono a netta predominanza visiva, verticalità, orizzontalità, luce, tridimensionalità, colore, forma e così via. E’ del resto grazie alla vista e al tatto, includendo la propriocezione e l’equilibrio, che noi possiamo svolgere le normali attività motorie, camminare, sederci, guidare, e via dicendo. Sembra naturale quindi rivolgere a questi settori l’interesse primario dei referenti indirizzativi dell’atto motorio. Cos’ha a che fare dunque il suono, magari sotto forma di musica, con il movimento? 

Saguinus oedipus. Image
pin.primate.wisc.edu
Annarita, con una preziosa segnalazione (di qualche tempo fa), ci informa che è stato condotto un esperimento sulle scimmie tamarine (Saguinus oedipus) in cui si dimostrava che una canzone dei Metallica, un rock piuttosto duro, aveva un effetto tranquillizzante sulle scimmie, uno dei pochi suoni musicali umani a sortire un qualche effetto su questi animali. Ascoltando poi una ricostruzione composita di suoni naturali delle scimmie, una tranquillizzante e una eccitante, viene da pensare a quale tipo di relazione possa intercorrere tra suono ed emozioni scatenate [qui alcuni esempi di vocalizzazioni della scimmia tamarina]. Con tutta probabilità, essendo questi suoni ricostruiti dei segnali di avvertimento, e sapendo che generalmente quegli animali sociali che sviluppano sistemi di comunicazione a distanza sono favoriti nella sopravvivenza, dico essendo pacifiche queste due considerazioni, mi viene da chiedere se vi sia qualche attinenza tra la struttura di queste due distinte sonorità e la loro attinenza con ciò che vogliono stimolare. E con tutta probabilità sarà anche vero che esisteranno sonorità specifiche per diversi eventi, come pericolo dal cielo, pericolo da terra, calma, richiami sessuali e così via. 

Dunque a maggior ragione viene naturale domandarsi se un certo tipo di suono, connotato da alcune precise caratteristiche sonore come ritmo, tempo, altezza, intensità, timbro e così via, sia correlato a determinati movimenti e intensità di azione. Non solo, dunque, un suono che informa su un evento che sta accadendo (scappate tutti che arriva l’aquila), ma anche una relazione tra caratteristiche del suono e atto motorio richiesto, un po’ come succede con la vista, dove certe caratteristiche visive stimolano certi atti motori. Per esempio, una parete verticale, un muro  di qualsiasi colore, recano in sé l’impedimento di alcuni atti, come per esempio attraversarlo. Perché, sia detto per inciso, questo impedimento non genera dolore o spiacere, secondo la mia ipotesi? Perché probabilmente, alla parete appartiene una ricostruzione motoria mentale in cui non è previsto l’attraversamento, per cui non può esserci impedimento di qualcosa che non fa parte del repertorio motorio, mentre può essere toccato, annusato, osservato il colore e la trama, tutte ricostruzioni motorie per comprendere cos’è un muro. 

Anche se questa considerazione non è sempre valida. Infatti, un'inferriata che impedisce di accedere a del cibo è in grado di generare uno stato di frustrazione, comportandosi come un impedimento (e la frustrazione come un reminder) anche se, in sè, l'inferriata, non potendosi attraversare, non dovrebbe generare nessun impedimento. In questo caso è il ruolo cognitivo dell'inferriata vista aperta a funzionare da impedimento e dunque a generare la frustrazione.

Nella musica tutto questo non c'è e perciò, non essendoci nessun impedimento a nessun movimento mentale, è piacevole. In più, come notato, la musica accompagna e stimola il movimento attraverso la danza, e muoversi  è la cosa più importante per gli organismi animali.



[1]Karen Schrock, Emozioni in musica, Mente&Cervello, 60, dicembre 2009, pp.44-51.

[2] O. Sacks, Musicofilia, Adelphi  2008.

[3] Ralph Adolphs, Daniel Tranel, Impaired Judgments of Sadness But Not Happiness Following Bilateral Amygdala Damage, Journal of Cognitive Neuroscience, April 2004, Vol. 16, No. 3, Pages 453-462 doi:10.1162/089892904322926782

[4] Vieillard, S., Peretz, I., Gosselin, N., Khalfa, S., Gagnon, L. & Bouchard, B. (2008) Happy, sad, scary and peaceful musical excerpts for research on emotions. Cognition and Emotion
[5]M. Balter, Feel-Good Music Feels Good Around the World, Science 2009

  1. [6] 
  2. Heaton, P., Allen, R., Williams, K. & Cummins, O. & Happé, F., (2008). Do social and cognitive deficits curtail musical understanding? Evidence from Autism and Down syndromeBritish Journal of Developmental Psychology, 26, 171 – 182. 
[7] Roberto Bresin and Anders Friberg, Emotional Coloring of Computer-Controlled Music Performances, Computer Music Journal 2000 24:4, 44-63

 
    [8] K. Schrock, op. cit. p. 49.
[9] K. Schrock, op. cit. p. 49.

lunedì 24 ottobre 2011

Linguaggio verbale e vocalizzazione: dalla poesia alla musica

source auralarts
Mi ha sempre interessato sapere, per esempio, perchè ci piacciono musica e poesia, e anche perchè la prima può evocare  emozioni in maniera più accentuata di quanto fa la seconda, anche se entrambe  sono in grado di farci provare delle intense sensazioni.
Un'altra considerazione cattura la mia attenzione: solitamente, quando siamo emotivamente coinvolti, cioè quando siamo in una situazione emotivamente connotata, abbiamo più difficoltà ad esprimerci fluentemente di quando siamo invece tranquilli e rilassati. Vi è una sorta di interferenza dell'affettività sulla produzione verbale, quasi come se lo stato in cui ci troviamo, poniamo uno stato emotivo, avesse bisogno di manifestarsi, facendolo nell'unico modo che conosce, e questo modo interferisse con la normale attività verbale.

imagecredit perlgurl.org
La vocalizzazione. Non è una novità che si ritengano i suoni non verbali come possibili precursori della parola: mugolii, grugniti, suoni onomatopeici, sono tutte vocalizzazioni che nell'uomo precedono lo sviluppo del linguaggio verbale ma che nell'animale costituiscono il normale linguaggio di relazione.
A una prima osservazione noto che la vocalizzazione, rispetto al linguaggio verbale, esprime una maggiore intensità, a scapito però della finezza dell'informazione. E' una cosa che possiamo notare anche noi: ci sono certe situazioni, molto connotate dal punto di vista affettivo, che troviamo difficile tradurre in parole. Però, in quegli stessi momenti, non è difficile per noi lasciarci andare ad un vocalizzo, ad un'emissione sonora che accompagna la sensazione, quasi ne fa parte, quasi come se per provare compiutamente l'emozione, per dire di averla veramente vissuta, dovessimo vocalizzarla.
E in realtà non è nemmeno difficile immaginare perchè: troppo importante dal punto di vista filogenetico per qualsiasi specie agire la comunicazione, nel senso appunto di comunicare, perchè comunicare l'emozione è viverla ma è anche un segnale. E' pur vero che a volte sarebbe meglio nascondere le proprie emozioni, ma ritengo che il sistema adottato dagli animali sia piuttosto vincolante: allo scopo di non sottrarre a un individuo la possibilità di reagire a una situazione pericolosa o vantaggiosa, l'attivazione emotiva (arousal) è fondamentale. Probabilmente su questo stesso circuito s'innesta la comunicazione affettiva, che è ugualmente necessaria sia nella vita di relazione, all'interno della comunità o nei confronti dell'ambiente. 

source paolofesta
Il linguaggio verbale. A questo punto ho immaginato il linguaggio verbale come un'attenuazione della vocalizzazione emotiva, rafforzato nella mia convinzione anche dalla constatazione che le parole, appunto, sono più incapaci di rendere profondi stati emotivi. Fa parte delle normali esperienze di ognuno di noi, lo gustosa vocalizzazione prodotta dopo aver bevuto una bevanda fresca in una giornata afosa, oppure la vocalizzazione un po' gutturale emessa quando riusciamo a completare qualcosa che non voleva saperne di andare a posto e così via.
Questi sono esempi banali ma servono a focalizzare l'attenzione su quest'aspetto: emozione e fluenza verbale non vanno d'accordo. Ce ne accorgiamo quando siamo arrabbiati o anche quando siamo innamorati, quando ci coglie una notizia sgradita o quando ci coglie una notizia gradita: la qualità dell'eloquio si impoverisce, diventa più schematica e utilizza maggiormente frasi e modi di dire che usano  tutti.

Io penso che ciò avvenga perchè la trasmissione di informazioni emotive richiede segnali più stereotipati e grossolani, in cui l'intensità va a scapito della finezza espressiva e in cui la chiarezza del segnale deve prevalere sulla variazione di significato.

source hungrywolfb
La poesia. Allora è naturale che, quanto più il linguaggio verbale si allontana dall'antica connotazione emotiva quanto meno ci coinvolge nel campo affettivo, per stimolare solamente il versante cognitivo. In questo senso, la poesia si situa più vicino all'emozione di quanto non faccia la prosa. Si noti che non è affatto improbabile che la poesia riconosca una pluralità di origini, essendo accettabile, per esempio, che il rispetto di vincoli come rima e numero di sillabe, originariamente servissero come metodo mnemonico, quando ancora non era sviluppata o così sviluppata  la scrittura. Questa esigenza mnemonica si è in seguito persa mentre è rimasta la capacità di colpire la memoria, di formare il  ricordo, che è tipico delle questioni affettive, testimoniato dall'abbandono della metrica e dall'utilizzo del verso libero.

La musica. Meglio ancora della poesia fa la musica, che mugola, grugnisce, soffia, fusa [1], con tutta una serie di suoni e vocalizzazioni così simili a quelli a cui siamo abituati da essere, per questo motivo, così eccitanti dal punto di vista emotivo. Anche l'intonazione, che ho un po' tralasciato in questo  mio discorso, ha la sua importanza, in quanto segnale non verbale, e contribuisce efficacemente a trasmettere informazioni emotive. Musica e poesia questo fanno: trasmettere stati d'animo, quello di chi li ha scritti. Quando ci riescono, noi proviamo qualcosa, siamo scossi internamente, siamo condotti a sintonizzarci con quello stato d'animo. Questo avviene perchè siamo interessati alle cose solo grazie a questa modifica, vero e proprio motivatore dell'azione.



[1] Fusare.

martedì 14 giugno 2011

Storia della musica moderna: una timeline

Interessante timeline realizzata dal Guardian sulla musica moderna, dagli anni 50 del secolo scorso ai giorni nostri. La storia della musica dal pop  al rock dall' r&b all' hip hop e altro ancora, con i principali fenomeni, i gruppi mitici, le canzoni più ascoltate. Navigate con la freccia a destra e cliccate sulle varie icone. Cliccate sull'immagine per cominciare.



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