Visualizzazione post con etichetta poesia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta poesia. Mostra tutti i post

venerdì 21 marzo 2014

Giornata Mondiale della Poesia 2014

Oggi è la Giornata Mondiale della Poesia, ricorrenza istituita dall'UNESCO nel 1999. Secondo la locandina di presentazione di quest'anno la poesia è uno dei migliori mediatori del dialogo interculturale e della pace. Probabilmente, per chi ha istituito questa celebrazione, la poesia lo è sempre e non soltanto oggi "strumento privilegiato", forse perchè di tutte le arti scritte è quella più simile alla musica,  che è l'arte più vicina alle nostre emozioni e dunque  in grado di smuovere gli animi. Se si accetta l'ipotesi che il successo della poesia sia da imputare alla sua maggiore capacità di essere memorizzata, per via delle metrica, e dunque le si riconosce una genesi orale prima che scritta, si comprende come oralità e musica siano vicini, o meglio, come poesia e canto siano vicini. Viene da chiedersi se i primi parlanti avessero anche loro molta più poeticità o musicalità nel parlare, un parlare cantato insomma, ma forse è soltanto con l'instaurarsi della cultura, prima della scrittura,  che si è sentita la necessità di ricordare alcuni testi orali e si è sviluppata la tecnica poetica. Dunque la poesia come origine della cultura della parola, come tecnica per distribuire il racconto e quindi, come mediatore interculturale e interetnico. Tutto torna. Ma la poesia anche come scherzo, cosa ridicola, invettiva, gioco. Insomma, non sfugge questa tecnica alle enormi possibilità della parola, dal commuovere al far ridere.

domenica 16 settembre 2012

E' morto Roberto Roversi

Scrive Jonathan Sisco in Letteratura Italiana: Il Novecento, che la poesia di Roberto Roversi 
offre l'esempio di una scrittura poetica di forte impegno sociale e culturale, che si identifica nella prassi politica e nella riflessione intellettuale.
Proprio per questi motivi, la forma poetica che preferì fu il "poemetto a sfondo morale e ideologico". Uno dei primi libri di poesie che comprai fu proprio un libro di Roversi, Dopo Campoformio, in cui si manifestano in pieno i temi cari al poeta che fu, ricordiamolo, ideatore di Officina e direttore di Lotta Continua, riassunti così da Sisco:
I principali temi della raccolta sono quelli della lotta contro l'oppressione capitalista e della delusione politica, ovvero una serie di stati d'animo scorati e violenti che ben si attagliano a quella forte carica passionale che la critica ha spesso indicato come la matrice più profonda dell'esperienza roversiana.

mercoledì 11 gennaio 2012

#FaberVive: Fabrizio de Andrè, una poesia. Un blasfemo

Gira su Twitter questo hashtag #FaberVive e i versi che ho letto mi hanno fatto venire voglia di rileggere l'intera poesia/canzone. Si tratta di Un Blasfemo (dietro ogni blasfemo c’è un giardino incantato) di Fabrizio de' Andrè

Mai più mi chinai e nemmeno su un fiore,
più non arrossii nel rubare l’amore
dal momento che Inverno mi convinse che Dio
non sarebbe arrossito rubandomi il mio.

Mi arrestarono un giorno per le donne ed il vino,
non avevano leggi per punire un blasfemo,
non mi uccise la morte, ma due guardie bigotte,
mi cercarono l’anima a forza di botte.

Perché dissi che Dio imbrogliò il primo uomo,
lo costrinse a viaggiare una vita da scemo,
nel giardino incantato lo costrinse a sognare,
a ignorare che al mondo c’è il bene e c’è il male.

Quando vide che l’uomo allungava le dita
a rubargli il mistero d’una mela proibita
per paura che ormai non avesse padroni
lo fermò con la morte, inventò le stagioni.

E se furon due guardie a fermarmi la vita,
è proprio qui sulla terrala mela proibita,
e non Dio, ma qualcuno che per noi l’ha inventato,
ci costringe a sognare in un giardino incantato,
ci costringe a sognare in un giardino incantato.


Tratta da Scudit.

lunedì 24 ottobre 2011

Linguaggio verbale e vocalizzazione: dalla poesia alla musica

source auralarts
Mi ha sempre interessato sapere, per esempio, perchè ci piacciono musica e poesia, e anche perchè la prima può evocare  emozioni in maniera più accentuata di quanto fa la seconda, anche se entrambe  sono in grado di farci provare delle intense sensazioni.
Un'altra considerazione cattura la mia attenzione: solitamente, quando siamo emotivamente coinvolti, cioè quando siamo in una situazione emotivamente connotata, abbiamo più difficoltà ad esprimerci fluentemente di quando siamo invece tranquilli e rilassati. Vi è una sorta di interferenza dell'affettività sulla produzione verbale, quasi come se lo stato in cui ci troviamo, poniamo uno stato emotivo, avesse bisogno di manifestarsi, facendolo nell'unico modo che conosce, e questo modo interferisse con la normale attività verbale.

imagecredit perlgurl.org
La vocalizzazione. Non è una novità che si ritengano i suoni non verbali come possibili precursori della parola: mugolii, grugniti, suoni onomatopeici, sono tutte vocalizzazioni che nell'uomo precedono lo sviluppo del linguaggio verbale ma che nell'animale costituiscono il normale linguaggio di relazione.
A una prima osservazione noto che la vocalizzazione, rispetto al linguaggio verbale, esprime una maggiore intensità, a scapito però della finezza dell'informazione. E' una cosa che possiamo notare anche noi: ci sono certe situazioni, molto connotate dal punto di vista affettivo, che troviamo difficile tradurre in parole. Però, in quegli stessi momenti, non è difficile per noi lasciarci andare ad un vocalizzo, ad un'emissione sonora che accompagna la sensazione, quasi ne fa parte, quasi come se per provare compiutamente l'emozione, per dire di averla veramente vissuta, dovessimo vocalizzarla.
E in realtà non è nemmeno difficile immaginare perchè: troppo importante dal punto di vista filogenetico per qualsiasi specie agire la comunicazione, nel senso appunto di comunicare, perchè comunicare l'emozione è viverla ma è anche un segnale. E' pur vero che a volte sarebbe meglio nascondere le proprie emozioni, ma ritengo che il sistema adottato dagli animali sia piuttosto vincolante: allo scopo di non sottrarre a un individuo la possibilità di reagire a una situazione pericolosa o vantaggiosa, l'attivazione emotiva (arousal) è fondamentale. Probabilmente su questo stesso circuito s'innesta la comunicazione affettiva, che è ugualmente necessaria sia nella vita di relazione, all'interno della comunità o nei confronti dell'ambiente. 

source paolofesta
Il linguaggio verbale. A questo punto ho immaginato il linguaggio verbale come un'attenuazione della vocalizzazione emotiva, rafforzato nella mia convinzione anche dalla constatazione che le parole, appunto, sono più incapaci di rendere profondi stati emotivi. Fa parte delle normali esperienze di ognuno di noi, lo gustosa vocalizzazione prodotta dopo aver bevuto una bevanda fresca in una giornata afosa, oppure la vocalizzazione un po' gutturale emessa quando riusciamo a completare qualcosa che non voleva saperne di andare a posto e così via.
Questi sono esempi banali ma servono a focalizzare l'attenzione su quest'aspetto: emozione e fluenza verbale non vanno d'accordo. Ce ne accorgiamo quando siamo arrabbiati o anche quando siamo innamorati, quando ci coglie una notizia sgradita o quando ci coglie una notizia gradita: la qualità dell'eloquio si impoverisce, diventa più schematica e utilizza maggiormente frasi e modi di dire che usano  tutti.

Io penso che ciò avvenga perchè la trasmissione di informazioni emotive richiede segnali più stereotipati e grossolani, in cui l'intensità va a scapito della finezza espressiva e in cui la chiarezza del segnale deve prevalere sulla variazione di significato.

source hungrywolfb
La poesia. Allora è naturale che, quanto più il linguaggio verbale si allontana dall'antica connotazione emotiva quanto meno ci coinvolge nel campo affettivo, per stimolare solamente il versante cognitivo. In questo senso, la poesia si situa più vicino all'emozione di quanto non faccia la prosa. Si noti che non è affatto improbabile che la poesia riconosca una pluralità di origini, essendo accettabile, per esempio, che il rispetto di vincoli come rima e numero di sillabe, originariamente servissero come metodo mnemonico, quando ancora non era sviluppata o così sviluppata  la scrittura. Questa esigenza mnemonica si è in seguito persa mentre è rimasta la capacità di colpire la memoria, di formare il  ricordo, che è tipico delle questioni affettive, testimoniato dall'abbandono della metrica e dall'utilizzo del verso libero.

La musica. Meglio ancora della poesia fa la musica, che mugola, grugnisce, soffia, fusa [1], con tutta una serie di suoni e vocalizzazioni così simili a quelli a cui siamo abituati da essere, per questo motivo, così eccitanti dal punto di vista emotivo. Anche l'intonazione, che ho un po' tralasciato in questo  mio discorso, ha la sua importanza, in quanto segnale non verbale, e contribuisce efficacemente a trasmettere informazioni emotive. Musica e poesia questo fanno: trasmettere stati d'animo, quello di chi li ha scritti. Quando ci riescono, noi proviamo qualcosa, siamo scossi internamente, siamo condotti a sintonizzarci con quello stato d'animo. Questo avviene perchè siamo interessati alle cose solo grazie a questa modifica, vero e proprio motivatore dell'azione.



[1] Fusare.

martedì 18 ottobre 2011

E' morto il poeta Andrea Zanzotto

Il primo libro di poesie di Andrea Zanzotto che lessi fu Il galateo in bosco, prima parte di una trilogia che comprende Fosfeni e Idioma.
E' un poeta che ho sempre amato e il modo migliore di ricordarlo è con i suoi versi.

Esistere psichicamente [ da Vocativo]
Da questa artificiosa terra-carne
esili acuminati sensi
e sussulti e silenzi,
da questa bava di vicende
soli che urtarono fili di ciglia
ariste appena sfrangiate pei colli
da questo lungo attimo
inghiottito da nevi, inghiottito dal vento,
da tutto questo che non fu
primavera non luglio non autunno
ma solo egro spiraglio
ma solo psiche,
da tutto questo che non è nulla
ed è tutto ciò ch'io sono:
tale la verità geme a se stessa,
si vuole pomo che gonfia ed infradicia.
Chiarore acido che tessi
i bruciori d'inferno
degli atomi e il conato
torbido d'alghe e vermi,
chiarore uovo
che nel morente muco fai parole
e amori. 




"L'attimo fuggente" [da IX Egloghe]
 "Le front comme un drapeau perdu"

Ancora qui. Lo riconosco. In orbite 
di coazione. Gli altri nell'incorposa 
increante libertà. Dal monte
che con troppo alte selve m'affronta
tento vedere e vedermi,
mentre allegria irrita di lumi
san Silvestro, sparge laggiù la notte
di ghiotti muschi, di ghiotte correntie.
E. E, puro vento, sola neve, ch'io toccherò tra poco.
Ditemi che ci siete, tendetevi a sorreggermi.
In voi fui, sono, mi avete atteso,
non mai dubbio v'ha offesi.
Sarai, anima e neve,
tu: colei che non sa
oltre l'immacolato tacere.
Ravvia la mia dispersa fronte. Sollevami. E.
E' questo il sospiro che discrimina
che culmina, "l'attimo fuggente".
E' questo il crisma nel cui odore io dico:
sì, mi hai raccolto
su da me stesso e con te entro
nella fonte dell'anno.


[fonte Club degli Autori]




IV [da La Beltà]
L’archi-, trans, iper, iper, (amore)(statuto del trauma)
individuato ammonticchiato speso
con amore spinta per spinta
- a luci basse e filo di terra,
a sole a sole perfino -
spallate gomitate
come in un pleonastico straboccante
canzoniere epistolario d’amore
di cui tutto fosse fonemi monemi e corteo,
in ogni senso direzione e varianza,
babele e antibabele
volume e antivolume
grande libro verissimo verosimile e simile,
grembo di tutte le similitudini: gremito di una sola similitudine:
talvolta un’identità ne effiora
una specie più specie e suggelli,
e c’era in vista tutta una preparazione
un chiamarsi e chiamare in causa: o, O:
assodare bene il vocativo
disporlo bene e in esso voi balzaste
ding ding ding, cose, cose-squillo, tutoyables à merci,
non le chantage mais le chant des choses,
con crismi eluardiani fortemente amorosi
tutte come a corona intorno a noi, note animelle,
e tintinna nell’eterno la collana.
Ammiravo il collo la collana la vocale e la voce.
Allora: ma, vezzo, persisto e sento il linguaggio
come un una uni salire dentificare leggermente caramente.
Vacuoli d’oro, se si permette: un momento-movimento.
Vacuolare libertà nel grosso, nel grasso.
 [fonte via delle belle donne]





martedì 29 giugno 2010

Cos’è la poesia?

La poesia è un testo scritto in uno stato emotivamente carico? In generale il testo scritto o la parola hanno (tra gli altri)  questo ruolo di valvola di sfogo da una situazione stressante quando non è possibile agire dal punto di vista motorio.
Perché la poesia, più della prosa, è capace di raccogliere il portato emotivo proprio nel momento in cui questo si manifesta?

Ora, è bene chiarire che il ruolo che definisco per la poesia non le è sempre appartenuto e direi che si basa soprattutto su considerazioni empiriche che cerco di estendere verificando la loro applicabilità generale. Questa modifica del punto di osservazione del poeta e del suo prodotto la colloco, genericamente, nell’abbandono della metrica per l’utilizzo del verso libero. Questa perdita di alcuni vincoli formali libera il verso dall’obbligatorietà che limita anche gli atti motori nell’ambiente e con ciò stesso gli assegna una maggiore libertà di inglobare il portato emotivo.

Perché?

Nel rispetto formale dei vincoli metrici il verso perde parte della sua immediatezza, della sua ispirazione senza lacci perché deve sottostare al limite, deve essere inquadrato e rispettare la lunghezza del verso, la rima, e per questo motivo è sottoposto a maggiore cura rispetto al verso libero, che raccoglie invece “a volo” l’immediatezza di quanto provato emotivamente. Questo suo essere maggiormente pensato lo priva del portato emotivo, la carica emozionale si “scarica” nel meccanismo mentale che sottopone a revisione e critica ogni verso, che lima e aggiusta, vanificando in parte la forza della spontaneità del sentire immediato. Direi che proprio meccanicamente attraverso la maggiore cura stilistica il pensiero disperde il grumo emotivo che fa originare la poesia, è un po’ come fermarsi a riflettere sulle cose, è un contare fino a cento prima di parlare: sono notoriamente pratiche che fanno “sbollire”.

E ecco per finire una o due considerazioni ulteriori sul ruolo e significato della poesia. Il ruolo per il poeta, almeno per quel poeta del verso libero, è quello di convogliare qualcosa che sente e che non può essere espresso per altra via. L’atto di scrivere versi è un sostituto di qualcosa che non si è potuto compiere. Ma perché il verso libero dovrebbe essere miglior raccoglitore di questo portato emotivo più di quanto non possa fare la prosa?

La risposta che fornisco ha a che fare con le regole grammaticali e sintattiche, che imbrigliano l’espressione emotiva, che  invece è esplosiva e immediata. Il tempo impiegato a costruire la frase e il concetto, a rispettare la grammatica e la sintassi, sottrae energia all’emozione originaria, la disperde, la distribuisce. Ma un’emozione distribuita è meno forte, così dispersa in numerosi rivoli di una concentrata in un’unica direzione e per questo motivo in misura minore è in grado di indurre stati emotivi nel lettore. Il verso che mantiene la sua quantità emotiva è un insieme di istantanee, dei flash emotivi che aprono paesaggi e sensazioni, non necessariamente quelli provati dall’autore, ma di sicuro qualcosa traspare, come da un viso di una persona che si autodefinisce imperturbabile, e che invece parla con l’inconsapevole linguaggio del suo corpo.

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...