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domenica 26 agosto 2012

Grecia: basta con le assunzioni di parenti dei politici

Il Governo ellenico, secondo Athens News, starebbe preparando una legge che impedisca ai funzionari pubblici di assumere come dipendenti i propri parenti, almeno fino al secondo grado. L'iniziativa, a quanto dicono, è del Primo Ministro Samaras, come conseguenza della constatazione che molti politici assumevano in incarichi pubblici  i parenti stretti. I nuovi regolamenti dovrebbero valere anche per le assunzioni temporanee.
Si riportano esempi di questa antica e diffusa prassi: Vyron Polydoras, ex Ministro della Giustizia e membro del partito Nuova democrazia, è stato travolto dalla scandalo per l'assunzione della figlia. Anche se è stato Presidente del parlamento per un giorno gli è stato sufficiente per assumerla.
Oppure Panos Kammenos, leader di Greci indipendenti, accusato di aver messo a libro paga un cugino o ancora Yiannis Tragakis , sempre di Nuova democrazia, che avrebbe assunto la sorella del genero.
Insomma, quella del nepotismo è una pratica, come detto, diffusa e antica. Per chi non lo sapesse sembra che derivi dalla pratica di alcuni alti prelati cattolici, dal Medioevo in avanti, di allevare i propri figli illegittimi come nipoti e poi di concedergli incarichi o altri benefici ecclesiastici. Infatti nepotismo deriva da nepos, che vuol dire appunto nipote.




imagecredit economia.panorama.it

domenica 14 agosto 2011

La porta stretta della notorietà

Com'è imbarazzante la via della notorietà! Vi è chi, in poco tempo, diventa personaggio, chi si atteggia a maestro  di pensiero e viene ritenuto tale e chi, qualunque cosa tocchi, diventa oro. E poi, tra soliti noti, tra famosi, ci si conferisce autorevolezza a vicenda. Il bello è che, improvvisamente, se qualcuno di quelli che contano (non mi sbilancio a dire se dotato di autorevolezza o autorità) ti assegna una patente di credibilità, questa ti si attacca saldamente addosso, al di là della situazione oggettiva.
I ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Non è esente nessun settore dell'umana attività da questa considerazione della cosiddetta saggezza popolare, forse vera. E così, quelli famosi diventano sempre più famosi, brillano sempre di più, ed è noto che se sei un lumicino, quando ti trovi vicino ad una luce abbagliante sparisci.
Un'alternativa all'autocommiserazione è l'ipotesi che se non vieni notato è perchè non vali molto e che la giusta notorietà arride sempre e solo i meritevoli.
Però...
Il titolo di questo articolo richiama quello di un libro di Raimon Panikkar, La porta stretta della conoscenza. Per lui,
 la porta della conoscenza è stretta, perchè richiede una purezza di cuore non facile da raggiungere: è l'esperienza piena della Vita, l'esperienza mistica, che è un dono offerto a tutti.
La sua risposta alla domanda è: liberarsi dei dogmatismi, sia della ragione che della fede, per unire i due generi di conoscenza. Dialogo interculturale, lo chiamano. Bene, è una cosa che spesso grandi pensatori e intellettuali di qualsiasi disciplina invocano: dialogo tra le culture, quella scientifica e quella umanistica, come metafora del dialogo, più ampio e di ancora più grande portata,  tra civiltà.
E dunque, se così molti intellettuali si sforzano di favorire il dialogo interculturale, forse significa che il modo di atteggiarsi delle due culture, utilizzato fino ad ora, è sbagliato. Sempre ammesso che non siano in errore i fautori del dialogo. E così, se sono in errore quelli che hanno favorito la separazione, questo potrebbe significare che l'intero settore non è esente da difetti e la stessa conclusione potremmo trarla considerando in difetto i dialoganti.
In realtà, anche se con debole analogia, questo mi dice che nessun settore dell'umana conoscenza è esente da difetti, il che è un'osservazione ampiamente banale. Ma mi serve per criticare un aspetto  elogiato, indipendentemente dalla propria collocazione intellettuale, da tutti: la nozione di merito.
Chi merita avrà, presto o tardi, la sua ricompensa. E' chiaro che senza portare esempi concreti si rischia di fare del qualunquismo pure, non avendo voglia di sobbarcarmi la ricerca di fonti citerò un solo esempio che, secondo me, ha una portata piuttosto generale: la fuga dei cervelli dall'Italia.
Quello che spesso si sente dire dagli addetti ai lavori, quello che lamentano le intelligenze più sincere è proprio questa difficoltà di emergere per i giovani, di guadagnarsi uno spazio. Questo vale in tutti i settori, da quello accademico a quello politico. 
Questo potrebbe significare che l'avanzamento, genericamente inteso, non passa affatto o solo attraverso il merito bensì attraverso le pubbliche relazioni, attraverso le conoscenze  personali. Entrare a far parte di una ristretta cerchia è il viatico per la propria carriera. Purtroppo questo sistema non riguarda solo settori ben precisi, là dove  questi si uniscono alle questioni economiche ma anche molti altri ambiti: è forse un portato delle abitudini o della pigrizia intellettuale del nostro paese, o forse una più ampia conseguenza degli atteggiamenti mentali propri di un popolo.

Infine, due parole di critica anche sui cosiddetti meritevoli bistrattati.
Un pessimo rilevatore del proprio valore è la consapevolezza di aver qualcosa da dire. Infatti, pur essendo genuina questa sensazione, non è detto che interpreti qualcosa di valore da dire, o qualcosa di meritevole di più ampia diffusione o di non già detto da altri prima di te. E' dunque un pessimo strumento di rilevazione la sensazione personale di aver fatto grandi scoperte. Un buon metodo consisterebbe nel renderle pubbliche e sperare in una lettura critica e spassionata.

Non so rispondere compiutamente alla domanda implicita nelle ultime considerazioni, che è poi quella dell'inizio: quale caratteristica influenza maggiormente il successo di un'idea, il suo valore intrinseco o le relazioni sociali del proponente?

Per non lasciarvi con l'amaro in bocca vi propongo un'anticipazione di ancora più amare considerazioni: nel suo libro, Panikkar parla, a un certo punto, di Sete di autenticità e cita l'invito platonico a essere noi stessi -esthe su. Devo dire che, alle volte, non so esattamente di cosa si parli quando si utilizzano certi concetti e soprattutto certi termini come  autenticità, buoni a definire l'originalità di un manufatto ma piuttosto fumosi quando riferiti a enti immateriali. Così ci provo a far confusione anch'io, ragionandoci.

domenica 6 febbraio 2011

Parentopoli ovvero: parenti e politica

Mentre l'opinione pubblica è distratta -non so se giustamente o ingiustamente- con questioni bunghesche e casi Ruby, mentre sembra che la realtà politica sia inquadrabile solo in una contrapposizione -i miei politici sono bravi i tuoi no!- che vede il bene tutto da una parte, e il male tutto dall'altra dico, mentre accadono queste cose e la gente vi si sofferma, altre cose, più nascoste, continuano ad accadere, molto spesso a danno della collettività, senza che nessuno ormai vi faccia più caso (forse).
Si parla di parentopoli. L'occasione, che in realtà ci sarebbe tutto l'anno, me la dà un servizio dell'Espresso (ahi è di parte, c'è chi dirà) dal titolo l'Italia che tiene famiglia di Riccardo Bocca. Già anni fa, lo storico inglese Paul Ginsborg utilizzò il termine familismo amorale (coniato dal sociologo Edvard Banfield) nel suo libro La democrazia che non c'è,  per descrivere lo stallo in cui versava la situazione italiana. La stessa arretratezza che osservava Banfield in Lucania, e che faceva ristagnare lo sviluppo sociale ed economico, continua a permeare ed avvolgere il sistema di potere dei governi di quei paesi al di fuori del mondo anglosassone, mondo che prima di noi ha aderito alla civicness.
L'Italia che tiene famiglia è una trasposizione dell'atteggiamento naturale che ognuno di noi ha, nel suo ambito privato, nei confronti della sua cerchia parentale, che è un atteggiamento di sostegno e aiuto. Diciamo subito che non potrebbe essere altrimenti. La cosa cambia, o dovrebbe cambiare, nel momento in cui, con uno stipendio pubblico, cioè pagato da tutti, io mi dispongo ad amministrare la cosa pubblica. Improvvisamente, quello che poteva essere un atteggiamento perfettamente legittimo diventa la palude del senso civico.
 Riccardo Bocca comincia il suo articolo con Norman Zarcone, il dottorando in Filosofia del Linguaggio gettatosi dal settimo piano dell'Università di Palermo, dopo aver verificato l'impossibilità di avere un posto nell'ateneo.
"Il gesto di Norman", denunciano gli studenti, è contro "i responsabili della parentopoli che blocca l'accesso alla carriera universitaria".[...]"Ogni facoltà ha il suo elenco", mostrano i ragazzi."
La cosa non è endemica di una sola parte d'Italia, nè esclusiva dell'ambito politico: diciamo che coinvolge tutto il patrio suolo e tutte quelle situazioni in cui, a un pubblico ufficiale, è demandato un potere decisionale.
"La consuetudine di raccomandare parenti è endogena alla tradizione italiana", dice l'antropologo Marino Niola, docente all'università napoletana Suor Orsola Benincasa, "ma è precipitata in peggio con la crisi economica"
Vi è un legame, per Niola, tra dati Istat sulla disoccupazione giovanile: mentre prima la raccomandazione poteva servire per iniziare una carriera, ora è comunque appetibile anche il posto da 1000 euro al mese, purchè facile.
Grande clamore ha ottenuto il caso del sindaco di Roma, per alcune assunzioni sospette nelle municipalizzate. Così l'Espresso

"Protagonista, tra gli altri, Giancarlo Napoleoni, segretario regionale Uil che in Atac ha il figlio Roberto e la figlia Silvia. "Genero del deputato pdl Francesco Aracri, invece, è il capo ufficio Nicola Valeriani, mentre la dirigente Claudia Cavazzuti è consorte del senatore berlusconiano Stefano De Lillo, oltre che cognata dell'ex assessore comunale Fabio". Tutto ciò mentre dagli elenchi Ama spuntano Ilaria Marinelli, figlia del caposcorta di Alemanno, e i due figli del delegato sindacale Cisl Enzo Masia. "Ci vergognamo quasi della tessera", ha scritto il 10 gennaio un gruppo di fedelissimi Uil al segretario nazionale Luigi Angeletti. E sui muri della capitale, in piena bagarre, è comparsa una scritta: "Voi i parenti sistemati, noi intanto
"A Messina, per dire, la Corte dei conti indaga sull'azienda regionale Sicilia e-servizi, incaricata dell'informatizzazione degli uffici, dove tra le prossime assunzioni compaiono sia Giuseppe D'Orsi, figlio di Eugenio presidente della provincia agrigentina (Mpa), sia Giuseppe Storniolo, figlio di Silvana Genova che in Regione cura il cerimoniale della presidenza."  disoccupati"."

source iserniaoggi
Perchè sorprendersi, dicono alcuni per difendersi, il sistema è diffuso ovunque, è pervasivo. Sembra quasi di sentire Craxi mentre si difendeva in Parlamento chiamando tutti gli altri partiti in correità. 
In alcuni casi vi sono organi della Magistratura che indagano.

Ma vi è anche chi parla perchè vi è a contatto giornaliero

"[...] Giampiero Antonini, coordinatore veneziano dell'Usb (Unione sindacale di base), avverte: "La regola generale, ormai, è che io do qualcosa a te, e tu ricambi il favore". Conclusione: "Chi non ha niente da offrire, resta tagliato fuori".
Nè, dalla tentazione, sono escluse le grosse cariche
" Basti citare il capitolo Aci, l'Automobile club d'Italia, dove il ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla ha nominato la scorsa estate il commissario straordinario (poi consigliere dimissionario) Massimiliano Ermolli, erede del Bruno sodale storico di Silvio Berlusconi, mentre in consiglio direttivo venivano eletti Eros Maggioni, compagno della stessa Brambilla, e Geronimo La Russa, figlio del ministro della Difesa Ignazio."
Oppure il
"[...] ministro Sandro Bondi ai Beni culturali (Fabrizio Indaco, figlio della sua compagna Manuela Repetti, lavora appunto per la direzione cinema dei Beni culturali, mentre l'ex marito della signora ha ricevuto una consulenza da 25 mila euro)."
Per provare ad arrestare quest'emorragia di posti che fuggono verso i parenti dei potenti spunta anche un Coordinamento  figli di nessuno, con una pagina su Facebook e un sito.
"E non meno furiosi, sul social network, sono i promotori del "Coordinamento figli di nessuno", ai quali si rivolge un funzionario della Regione Lombardia: "Siamo al capolinea", dice: "Da quando anche Umberto Bossi ha infilato il figlio Renzo in Consiglio, 10 mila euro di stipendio mensile, tutto qui dentro passa in secondo piano. Anche che Giulio Boscagli, assessore regionale alla Famiglia, sia cognato del governatore Roberto Formigoni...".
Non sono escluse le opposizioni, magari quando sono al potere da qualche parte.
"In Toscana, per esempio, si è sviluppata nel tempo una dynasty Pd che parte dal presidente del Consiglio regionale Alberto Monaci, prosegue con il fratello Alfredo nel consiglio d'amministrazione di Monte dei Paschi, si allarga alla moglie Anna Gioia nel consiglio comunale di Siena, e si chiude con il figlio della signora Alessandro Pinciani, vicepresidente della medesima provincia."
L'elenco continua, coinvolgendo mondo dello spettacolo, giornalisti tv, un po' tutti insomma: sembra che l'aiutino, la spinta, il preparare la strada in discesa sia lo sport nazionale. Con il risvolto che, chi non ha santi in paradiso, rimane fermo al palo. Tutto il contrario del merito, che pure in qualche modo ho criticato, ma non certo in quest'ottica, cioè per favorire il familismo amorale.
Ma, una volta compilata la lista, fatto qualche nome, parlato di qualche inchiesta, che succede? Cambia qualcosa? 
La gente si arrabbia, e giustamente, quando sente queste cose. Si indigna, specie se è lì a far concorsi, a cercare un posto di lavoro e magari a  meritarselo e invece niente. C'è però una cosa che non finirà di stupirmi, una delle tre verità leopardiane che l'uomo non vorrà credere mai. Per lui erano
l'una il non esser nulla
l'altra il non saper nulla
e se ci aggiungi la terza, il non aver niente a sperare dopo la morte[1]
 Per me invece è
il non credere di avere nelle proprie mani la possibilità di cambiare le cose.

[1] Cito a memoria...
Fonti
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/litalia-che-tiene-famiglia/2143751

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