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domenica 8 aprile 2012

Lo "stupidario" politico: il peggio della settimana di politici e non

Il Peggio della settimana è una classifica dell'Espresso, curata da Will Nonleggerlo, delle frasi dette dai politici, dai fan dei politici e da ex qualche cosa. Eh si, perchè anche i fan a volte perdono l'uso della ragione e dicono cose che gareggiano (e anche vincono) con quelle dette dai politici. Qui sull'Espresso c'è la bella lista di frasi in cui si può votare la migliore (o la peggiore, dipende dai punti di vista). Per me, la migliore/peggiore (anche se la lotta è stata dura) è quella di una ascoltatrice di Radio Padania  la quale, dotata di una evidentissima fiducia incondizionata nel leader, piena di convinzione dichiara
3 aprile 2012: Sono sicura che se anche in un momento di bisogno Bossi avesse tirato via dei soldi dalla cassa per i suoi figli poi li avrebbe rimessi a posto. [espresso cit.]
Come detto, la lotta per il primo posto è stata dura, e infatti come giudicare perle come questa di Gabriele Cimadono, dell'Idv (che fa a gara con quella di Calearo, pure presente. Ma come se li sceglie i candidati Di Pietro?), cognato dell'ex pm?
 Deputato Idv, 5 aprile 2012: No, io non voglio rinunciare a nessun privilegio... Senza lo stipendio da parlamentare non potrei pagarmi 2 mila € d'affitto in fontana di Trevi...[espresso cit.]

domenica 4 marzo 2012

"Il lato oscuro del Niguarda": un reportage dell'Espresso sul più grande ospedale del nord

L'inviato dell'Espresso, fattosi assumere come addetto alle pulizie, scopre un lato oscuro del Niguarda di Milano, il più grande ospedale del nord Italia. Escrementi e sporcizia nei tunnel sotterranei, taniche di materiale tossico-nocivo davanti a Pediatria, cadaveri parcheggiati, addetti alla pulizia che invece di pulire giocano a carte, sporcizia dappertutto. Questo lo sconsolante resoconto di queste due settimane da infiltrato.
Qui l'articolo e qui i video.

imagecredit espresso.repubblica.it

mercoledì 18 gennaio 2012

Privilegi di generale: le indennità speciali delle pensioni degli alti ufficiali

imagesource unita.it
Un articolo di oggi dell'Espresso svela un retroscena, uno dei tanti di quest'Italia divisa tra privilegiati e sacrificati. Riguarda i generali e alti ufficiali in pensione.
Una norma entrata in vigore durante la guerra fredda, quando generali e alti ufficiali andati in pensione dovevano essere pronti a rientrare in servizio per cause di forza maggiore.Ora, pur essendo venuto meno il pericolo derivante da una possibile escalation della guerra fredda tra i blocchi est e ovest,  la cosiddetta ausiliaria comunque rimane, un benefit di circa 600 euro al mese  erogato per 5 anni dopo essere andati in pensione, che costa allo Stato, secondo quanto riporta l'Espresso, 326 milioni all'anno nel 2011 e che si stima di 356 milioni nel 2012.
Un privilegio eliminabile per due ordini di motivi: primo, per  il più che probabile cessato motivo all'origine di questo trattamento e secondo,  per il periodo di sacrifici cosiddetti equi che non può riguardare sempre e soltanto l'impotente cittadinanza.
"E' un privilegio antico ma pervicace che non esiste in nessun altro ramo della pubblica amministrazione, neanche per la polizia", denuncia Luca Comellini, segretario del Partito per i diritti dei militari: "E' dal 2009 che insieme ai parlamentari radicali presentiamo emendamenti per eliminarla, ma tutti gli schieramenti politici hanno sempre preferito ignorarle. Finora, anche il governo Monti è su questa strada".
All'accesso al massimo del benefit si deve, sempre secondo l'Espresso, la diffusa tendenza alle promozioni poco prima di andare in pensione
Il colonnello - diventato generale in ausiliaria - si congeda con 40 anni di servizio effettivo e va in pensione con il sistema contributivo. Il suo ultimo stipendio, al netto degli straordinari, era di 3.120 euro. Per cinque anni entra in "ausiliaria" e riceve 595 euro di indennità (si tratta del minimo). Lievitando così a 3.715. 
Secondo questa infografica sempre dell'Espresso, abbiamo il più alto numero di generali (500)  "che non ha pari in nessun altro paese".

venerdì 1 luglio 2011

La Rai e la fabbrica del consenso della Struttura Delta. Un'inchiesta dell'Espresso

Così spiegano la genesi dell'inchiesta dell'Espresso Repubblica su quella che poi hanno chiamato Struttura Delta, una struttura, per citare Massimo Giannini, "capace di omologare e addomesticare l'informazione per renderla funzionale al berlusconismo al potere": 
Questa inchiesta nasce da una querela che Walter Galbiati e Emilio Randacio rimediano per aver pubblicato su "Repubblica" nel 2007 una serie di articoli che raccontano, sulla base dei brogliacci delle intercettazioni dell'inchiesta Hdc (anno 2005), le manovre a cavallo tra Rai e Mediaset di un gruppo di manager e giornalisti per assicurare a Berlusconi un'informazione "antiguai". Solo che la condizione di querelati consente di avere accesso ai materiali dell'inchiesta, comprese centinaia di intercettazioni nella versione audio. Un materiale ricchissimo e esemplare di cui qui presentiamo una parte, la più interessante, che ci fa capire i meccanismi di funzionamento di quella che successivamente è stata battezzata la "Struttura Delta".

L'inchiesta HDC cui si fa cenno sopra è questa, e riguarda il sondaggista Luigi Crespi e la sua azienda, la Hdc.
Quello che emergerebbe da queste intercettazioni è la creazione di quella che chiamano una task force all'interno della Rai composta da
Deborah Bergamini a Pionati a Del Noce, tanti si attivano per addolcire a Berlusconi il boccono [sic]  amaro delle Regionali,
con lo scopo di
discutere con la supposta "concorrenza" i palinsesti più favorevoli al "Biscione". Fino alla costituzione di una "task force" per controllare e disinformare.
Qui, un dibattito con Massimo Giannini, Vincenzo Natale, Massimo Vita, con una scheda introduttiva su quella primavera del 2005 





In questa e in questa  pagina alcune delle intercettazioni. La storia recente della Rai, del resto, continua sulla stessa lunghezza d'onda: rescissione consensuale del contratto con Santoro, mancato accordo con Fazio per Vieni via con me, dimissioni di Lucia Annunziata. Sarebbe interessante verificare chi saranno i sostituti. Non sembrerebbe senza motivo se siamo così indietro nella classifica di Freedom House (La libertà di stampa nel nostro paese).

lunedì 6 dicembre 2010

Quanto guadagnano i poteri forti?

La voce.info, a firma di A. Casanova ed E. Roncoroni -CDA, quanto mi costi?-, pubblica una tabella dei costi degli amministratori delegati (AD) e dei Consigli di Amministrazione (CDA) delle più grandi imprese italiane, confrontandole con il costo medio degli addetti (operai/impiegati), ed ecco il risultato: quante volte guadagna più di un addetto l'AD o il CDA. Pubblico questa tabella tratta dall'Espresso basata su quella originale della voce.info, con un qualche senso di disagio. (I numeri come 133 e 322,  nelle colonne rapporto AD e rapporto CDA, significano quante volte guadagnano in più AD e CDA rispetto ad un addetto medio).
Così cominciano il loro articolo Casanova e Roncoroni:

I compensi ai membri dei consigli di amministrazione e agli amministratori delegati sono adeguati? Hanno cioè una corrispondenza con i risultati ottenuti dalle società che dirigono? Per un campione di aziende quotate, il costo dei Cda varia dai 600mila ai 15 milioni di euro. Ed è superiore di cento volte al costo medio del personale. La retribuzione dell'amministratore delegato incide per circa la metà. Ma tra emolumenti e utile generato non si riscontra una relazione diretta. Insomma, il costo di questi organi sembra largamente immotivato e determinato da fattori endogeni.

fonte espresso.repubblica.it






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sabato 13 novembre 2010

Brunetta, l'Espresso e la coerenza.

fonte l'Espresso
C'è un articolo dell'Espresso, una risposta del Ministro (sul sito Istituzionale!) 
 e qualcuno che ci fa sopra sopra qualche riflessione: Gilioli e Scorza.
Com'era quella storia: predicare bene e razzolare...?

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