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venerdì 10 giugno 2011

Travaglio ad Annozero e i legittimi impedimenti

Chissà perchè gli uomini politici nostrani si meravigliano che quando pensano di toccare questioni fondamentali come acqua e nucleare la gente, come prima cosa, non crede loro e pensa l'esatto opposto di quello che dicono.
Nel suo editoriale sui legittimi impedimenti in giro per il mondo, Travaglio cita casi recenti e passati che riguardano due paesi con tradizioni democratiche di lunga data: Francia e mondo anglosassone.
Della Francia si ricorda il recente caso di Strauss-Kahn, ma anche di Villepin (poi assolto) e altri, tutti conclusi, per scelta o forzatamente, con il legittimo impedimento a continuare nel loro ruolo pubblico. 
Peggio mi sento (dal punto di vista dei politici) in Gran Bretagna e in America, con ampia citazione di casi inglesi, in cui politici accusati di aver usato fondi pubblici per scopi personali  (si parla di cifre inferiori ai 20 mila euro) si dimettono senza scatenare putiferi o inveire contro i giudici che, anzi, li colpiscono più duramente in quanto pubblici ufficiali, in quanto con il loro comportamento rovinano la reputazione di tutta la classe politica, mentre per l'America si cita il caso Clinton, risolto per il rotto della cuffia, ma comunque sempre con il Presidente che risponde al suo giudice.
Questo lo stato delle cose. Come si fa allora, di fronte, per esempio, agli ultimi eventi riguardanti proprio il referendum (il momento massimo dell'espressione della volontà popolare, in nome della quale i politici affermano di agire) a credere all'uomo di governo? Prima il mancato accorpamento, poi la moratoria con l'intento di vanificare un referendum, poi il ricorso alla Consulta avverso la sentenza della Cassazione e, in mezzo a tutto questo, il richiamo dell'Agcom alla Rai per il suo silenzio sui referendum.
Ora, di fronte a questa serie di strategie avversative, eseguite in maniera non sempre palese, di fronte alla mancanza di chiarezza, alla richiesta di confronto, che può fare la gente, se non temere?
E poi si stupiscono?
Io mi stupisco. Mi stupisco che ancora abbiamo questa classe politica (per la verità, in molti casi, trasversale a tutti gli schieramenti) e di come ancora non ce ne siamo sbarazzati.

venerdì 14 gennaio 2011

Berlusconi e il legittimo impedimento: una rassegna della stampa estera

Su Repubblica trovo questa rassegna dei commenti della stampa estera sulla sentenza della Corte Costituzionale sul legittimo impedimento. Cliccate sulla fotografia per accedere allo slide.


Editoriale di Travaglio sul legittimo impedimento ad Annozero

Un parallelo tra Berlusconi e Marchionne.

La Consulta sul legittimo impedimento: sentenza mezza piena o mezza vuota?

corte costituzionale
La Corte Costituzionale, con sentenza a maggioranza (12 a 3) boccia in parte la legge n. 51 del 7 aprile 2010 denominata Disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza (qui il testo).
In pratica, il Presidente del Consiglio non potrà più autocertificare la propria impossibilità a presentarsi in udienza e non avrà diritto al rinvio fino a sei mesi, mentre è fatto salvo l'istituto del legittimo impedimento. Inoltre, la valutazione sulla sussistenza del legittimo impedimento è demandata a un giudice.
Le reazioni sono state molto diverse:
per esempio, il Ministro Bondi ha tuonato "[la Consulta] ha violato i principi fondamentali della Costituzione", e ancora "Siamo di fronte al rovesciamento dei cardini della nostra Costituzione e dei principi fondamentali di ogni ordine democratico", mentre un più cauto Ghedini ha detto "la Corte ha equivocato. Nell'intervenire su modalità attuative, la Corte Costituzionale sembra avere equivocato la natura e la effettiva portata di una norma posta a tutela della possibilità di esercitare serenamente l'attività di Governo".
Sull'altro versante, Donatella Ferranti, capogruppo commissione Giustizia del PD "Le anticipazioni sulle motivazioni della Corte smontano sostanzialmente l'impianto della legge. Il parlamento è stato quindi impegnato inutilmente per troppi mesi" e Bersani, che cerca di riportare la discussione su problemi di più diffusa importanza "Berlusconi non pensi che adesso il Paese possa girare attorno ai suoi problemi perche' il Paese ne ha di ben altri".
[fonte Repubblica, qui e qui] 
In sostanza si dibattono due principi: l'uguaglianza di ogni cittadino di fronte alla legge, caposaldo Costituzionale e l'esigenza di governare e adempiere i propri uffici di un Presidente del Consiglio, che ha chiaramente situazioni in cui è impossibilitato a comparire, eventualmente, in un'aula di tribunale. Il tema non è di semplice esecuzione. La Corte ovviamente, essendo custode della Costituzione, non può far altro che intervenire in tutte quelle situazioni in cui ravvisa una violazione dei principi costituzionali rinviando, per l'approvazione, alla modifica della Carta. In sè, come dicevo, il quesito non è di semplice soluzione. Purtroppo, la conoscenza dei protagonisti rende quasi tutti incapaci della necessaria obiettività.
Chi si aspettava una promozione o bocciatura completi rimane forse deluso ma, la Corte, altro non poteva fare se non adempiere i propri uffici: valutazione della costituzionalità. Il legittimo impedimento in sè non è una norma che viola principi costituzionali ma li viola se diventa un salvacondotto per non comparire mai. Il bicchiere è, quindi, forzatamente a metà: dipenderà dalla soddisfazione individuale in tale sentenza vederlo mezzo pieno  o mezzo vuoto.

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