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mercoledì 22 febbraio 2012

Caso Fiat vs Rai-Formigli: 7 milioni di risarcimento

imagecredit spettacoli.notizie.it
Per esempio, la recente sentenza di condanna per i due dirigenti della ditta Eternit, accompagnata dall'obbligo di risarcimento, seppure integrabile in sede civile, prevedeva 100 milioni per circa 4000 parenti delle vittime, che fa circa 25.000 euro a persona o, se si considerano le 2.000 vittime, fa 50.000 euro a testa. Seppure a mio parere insufficienti, sono comunque cifre comprensibili.
Meno comprensibile risulta l'elevata sanzione inflitta a Corrado Formigli, quando lavorava ancora ad Annozero, e alla Rai, per una trasmissione sulla Fiat andata in onda il 2 dicembre 2010 su Rai 2. Si tratta di ben 7 milioni di euro. La Rai ha immediatamente annunciato ricorso in appello e il giornalista Formigli ha affermato
«Certo, è una cifra devastante. Io non li ho...», sibila. Poi aggiunge: «Le tabelle in vigore presso il tribunale di Milano, fatte proprie dalla Suprema Corte, riconoscono al padre che ha perso un figlio un danno non patrimoniale massimo di 308.700 euro. E io non ho ucciso nessuno. Del totale dei 7 milioni «solo» un milione e settecentocinquanta mila euro quantificano il danno patrimoniale, mentre ben cinque milioni e duecentocinquantamila euro rappresentano il danno non patrimoniale». [fonte qui]

venerdì 10 giugno 2011

Travaglio ad Annozero e i legittimi impedimenti

Chissà perchè gli uomini politici nostrani si meravigliano che quando pensano di toccare questioni fondamentali come acqua e nucleare la gente, come prima cosa, non crede loro e pensa l'esatto opposto di quello che dicono.
Nel suo editoriale sui legittimi impedimenti in giro per il mondo, Travaglio cita casi recenti e passati che riguardano due paesi con tradizioni democratiche di lunga data: Francia e mondo anglosassone.
Della Francia si ricorda il recente caso di Strauss-Kahn, ma anche di Villepin (poi assolto) e altri, tutti conclusi, per scelta o forzatamente, con il legittimo impedimento a continuare nel loro ruolo pubblico. 
Peggio mi sento (dal punto di vista dei politici) in Gran Bretagna e in America, con ampia citazione di casi inglesi, in cui politici accusati di aver usato fondi pubblici per scopi personali  (si parla di cifre inferiori ai 20 mila euro) si dimettono senza scatenare putiferi o inveire contro i giudici che, anzi, li colpiscono più duramente in quanto pubblici ufficiali, in quanto con il loro comportamento rovinano la reputazione di tutta la classe politica, mentre per l'America si cita il caso Clinton, risolto per il rotto della cuffia, ma comunque sempre con il Presidente che risponde al suo giudice.
Questo lo stato delle cose. Come si fa allora, di fronte, per esempio, agli ultimi eventi riguardanti proprio il referendum (il momento massimo dell'espressione della volontà popolare, in nome della quale i politici affermano di agire) a credere all'uomo di governo? Prima il mancato accorpamento, poi la moratoria con l'intento di vanificare un referendum, poi il ricorso alla Consulta avverso la sentenza della Cassazione e, in mezzo a tutto questo, il richiamo dell'Agcom alla Rai per il suo silenzio sui referendum.
Ora, di fronte a questa serie di strategie avversative, eseguite in maniera non sempre palese, di fronte alla mancanza di chiarezza, alla richiesta di confronto, che può fare la gente, se non temere?
E poi si stupiscono?
Io mi stupisco. Mi stupisco che ancora abbiamo questa classe politica (per la verità, in molti casi, trasversale a tutti gli schieramenti) e di come ancora non ce ne siamo sbarazzati.

Il saluto di Santoro ad Annozero

Mi chiedo quale fosse il reale intento  di chi ha manovrato, ormai da un pezzo, per allontanare Santoro dalla Rai. Forse non pagare più uno stipendio (lauto) a un odiato nemico? Oppure quello di silenziarlo una volta per tutte? No, quest'ultimo non credo, perchè se l'intento era quello di silenziarlo, quand'anche non ci fosse stata La7 (ma c'è) ci sarebbe stata la rete. Non credo che avrebbero ridotto Santoro al silenzio, non lo credo proprio. E poi, se non sopportavano di pagare uno stipendio così ricco a Santoro, dovevano anche considerare quanti soldi faceva incassare Santoro con gli sponsor: è sempre una questione relativa, tu mi costi tanto ma mi fai anche guadagnare tanto.
Però una cosa sono riusciti a farla. Come spesso accade, quando la politica tocca qualcosa, quel qualcosa si rompe. Sono riusciti a distrarre, insieme alla trasmissione, un discreto numero di sponsor,  di sicuro distrarranno molti telespettatori e di sicuro impoveriranno la discussione politica, specie se sostituiranno una trasmissione come Annozero con qualcosa di completamente diverso. Gli esempi sono evidenti: il Tg1 perde ascolti a ruota libera,non meglio fa Radio Londra. Ma non è certamente questo il problema. Non può ridursi a una semplice scaramuccia: il governo di turno allontana gli indesiderati dalla Rai. Non è solo questo, è anche una banale questione economica, è anche la salvaguardia dell'azienda radio televisiva italiana, è anche questione di togliere questo maledetto abbonamento dalle scatole e di gettare la Rai nell'arena pubblicitaria, facendola combattere ad armi pari con gli altri competitori. Già. Forse però qualcuno non sarebbe contento.
Ma è anche questione di contenuti: si protesta per Santoro e per Floris,  ma ci sono anche Vespa e Paragone, ed è giusto così. La trasmissione deve essere imparziale, nel senso che deve dare la possibilità a tutti di parlare, ma non è detto che debbano esserlo per forza i conduttori. Per una rara serie di coincidenze, quella di Santoro era una trasmissione di approfondimento politico che faceva anche cassetta, mi sembra logico, se seguo per un attimo la logica dell'uomo politico, che sia stata affossata.
E poi dite che gli interessa il futuro dell'Italia? Se queste sono le premesse...


martedì 7 giugno 2011

Santoro: Annozero non è più nei palinsesti Rai, risolto il contratto

I commenti in giro sono negativi, non tanto perchè la Rai perde Santoro in sè (che comunque fa ascolti) ma perchè perde giornalisti che fanno i giornalisti, non governativi insomma. Ma ce n'è anche qualcuno contento, di commenti.
La tv di Stato ha scelto il suicidio Nessun network licenzierebbe uno così
così titola Aldo Grasso sul Corriere, Santoro andava contrastato con trasmissioni migliori, continua il critico, preferisco dire con  altre trasmissioni, ma l'idea è la stessa, si vede lontano un miglio l'intento punitivo, anche contro i propri interessi (Rai) e contro il cosiddetto pluralismo.
Dipollina, su Repubblica, titola 





La Stampa invece evidenzia il futuro di Santoro, che dovrebbe essere a La7
L'addio di Santoro alla Rai Mentana: Lo aspetto a braccia aperte
Si apprende anche che la conferenza stampa prevista per oggi è stata annullata.

Su altri aspetti punta invece Libero

evidenziando la buonuscita record dell'anchorman.

Sulla stessa linea il Giornale

Ecco l'ultimo colpo di Santoro: liquidazione da 2,5 milioni di euro
risolto un equivoco, precisano al Giornale, non si può piegare un talk show a scopi politici e personali. E un governo? Un governo lo si può piegare invece, aggiungo io? Infine definiscono La7 la nuova Telekabul.

Comunque, in definitiva, altra brutta figura delle istituzioni pubbliche. Non è un martire, Santoro, questo è chiaro. Ma è tutto l'insieme di cose a essere oscuro. Pensare di silenziare Santoro cacciandolo dalla Rai è pura utopia, intendere la Rai come al servizio del governo di turno è invece molto più pericoloso, è indice di un modo di intendere la politica molto simile alla conduzione di un'azienda: uno comanda, tutti gli altri obbediscono, vietate le critiche (pena licenziamento -q.e.d.).
 

venerdì 3 giugno 2011

Berlusconi e l'idea di libera stampa

Berlusconi dice: non abbiamo messo le mani nelle tasche degli italiani, contrariamente a quello che hanno fatto nel resto d'Europa. Ma forse era meglio se le mettevano, visti i risultati: l'Italia cresce meno della media europea, 1,3% contro 1,8%. Forse non era la ricetta giusta.
Poi: una straordinaria tenaglia dei media contro di noi. Vorrei sapere cosa si aspetta dalla stampa Berlusconi. Egli scambia la cronaca dei fatti per aggressione, la critica per un tentativo di ribaltone. Sembra che l'unica maniera di andare d'accordo con lui sia dargli sempre ragione. Che è quello che pretende il capo di un'azienda, dove non vige la democrazia. Questa non è una piccola differenza. Le presunte  trasmissioni-tenaglia altro non sono, essendo presenti entrambi gli schieramenti, che trasmissioni di approfondimento, possibilmente non prostrate. Individualmente, il giornalista o conduttore potrà anche avere un proprio convincimento, ma una trasmissione o un articolo francamente di parte e non aderente alla realtà farebbe poca strada. Finchè c'è contraddittorio non si ledono diritti. Fa quindi impressione sentire definiti due pilastri della democrazia di ogni paese evoluto, cioè libera stampa e giustizia uguale per tutti, come due elementi da correggere.
Resta minacciosa l'ultima frase dello spezzone presentato: ci impegneremo anche parlamentarmente (sic)  affinchè non possa più accadere (cioè trasmissioni televisive contrarie al governo).
Ripeto: in tutte le trasmissioni, sono presenti rappresentanti dei due schieramenti principali, i quali possono liberamente esprimere la propria opinione, a quanto è dato vedere. Chiaro, su un canovaccio impostato dal conduttore, questo va da sè. Certo, non sono tutti come certi giornalisti che preferiscono tacere alcune notizie sgradite. Ma non è Annozero a inviare gli avvisi di garanzia, ne dà notizia quando vengono inviati. Ma non è Ballarò a istruire un processo per abuso d'ufficio, ne parla quando diventa di pubblico dominio. Che c'è di male in questo? Libertà di stampa e (eventuali) errori giudiziari sono due cose ben diverse. Si potrà, semmai, rimarcare che la notizia di un procedimento in corso ha molta più eco della notizia di un'assoluzione o di una prescrizione, ma questo fatto colpisce tutti: un'accusa è molto più appetibile, per la stampa, di una notizia di non luogo a procedere. Basta però non riportare falsità.



venerdì 27 maggio 2011

Travaglio ad Annozero: su Authority, Minzolini e interviste

Dove manca la libera stampa probabilmente manca anche la democrazia.
C'è però da osservare che non sempre l'assenza di libera stampa è così evidente. E' però vero che dove comincia a mancare è possibile che si incrini la democrazia. Per quale motivo?
Quale modo abbiamo di conoscere eventi che accadono al di fuori della nostra portata? La maggior parte dei fatti avvengono senza che ne siamo testimoni diretti. I crimini, per esempio, avvengono più spesso al buio. E, sempre l'assenza di luce, è capace di farci diventare più bugiardi (si veda Il buio ci trasforma in bugiardi!).
L'assenza di libera stampa è associabile al buio: tira fuori i peggiori istinti. Da qui l'esigenza che il giornalista, anche se schierato, anche se di parte per libera convinzione (e non per convenienza) pure non sia in combutta con coloro che dovrebbe controllare. Il controllo consiste nell'essere occhi e orecchie di chi è troppo lontano per vedere e sentire.
C'è bisogno di dire che l'ottundimento di questi sensi porta all'ottundimento della ragione?
Consiglio anche di dare un'occhiata alla classifica di Freedom House sulla libertà di stampa La libertà di stampa nel nostro paese secondo Freedom House 2010, e Non fate come l'Italia: una democrazia è forte quando lo sono anche i suoi media, in cui veniamo presi come esempio negativo.




venerdì 20 maggio 2011

Consigli pratici a Strauss-Kahn: editoriale di Marco Travaglio ad Annozero

Pratici consigli di strategie difensive, quelli che dà un ironico Travaglio ad Annozero a Strauss-Kahn.
10 punti da mettere subito in pratica se si vuole uscirne salvi da un processo. Suggerimenti tratti dalle vicende nostrane, che imperversano sui nostri media ormai da un bel pezzo. Con il bel risultato di dividere l'opinione pubblica lasciando che si schieri per simpatia personale e non  per la realtà dei fatti.
Dietro gli ironici consigli c'è però la constatazione (fatte salve tutte le garanzie) di un diverso modus operandi del sistema giuridico americano, che del resto non è nemmeno il migliore del mondo.


venerdì 6 maggio 2011

"Stiamo tutti bene"? editoriale di Travaglio ad Annozero

Ma quant'è difficile fare il politico! E quant'è difficile avere una linea! Non c'è l'ha il governo, ondivago, a seconda di quale vento soffia più forte: quello americano soffiato da Obama, o quello interno della Lega. E così l'opposizione, divisa su tutto. La realtà è che la politica non è diversa dalla vita. Come noi siamo bravi a confabulare, che sarebbe come dire arrampicarci sugli specchi, così sono maestri eccelsi i politici. 
Del resto, è così difficile essere coerenti, coerenti e politici poi...

venerdì 29 aprile 2011

"I volenterosi carnefici della democrazia" Beppe Grillo ad Annozero

Coerenza politica: dalla Libia al nucleare. Gli editoriali di Marco Travaglio ad Annozero

Come evitare le intercettazioni: dicendo le cose pubblicamente. E' questa l'interpretazione di Travaglio delle esternazioni del premier: che sarebbe successo se l'avessero intercettato mentre diceva quello che ha detto invece pubblicamente -e cioè che l'abrogazione delle leggi sul nucleare serve solo a bloccare il referendum- che avrebbe gridato alle toghe verdi?
Secondo il costituzionalista Alessandro Pace, l'abrogazione ante referendum di una norma di legge, per poter annullare il referendum  deve porsi nello spirito del referendum. Quindi, se la norma abrogata verrà ripresentata  dopo un anno o due significa che non si è affatto in linea con lo spirito del referendum, che quelle norme sul nucleare intende abrogare per sempre (o per un bel pezzo). La sua ipotesi è dunque che la Cassazione dovrà consentire che si tenga il referendum sul nucleare.



venerdì 15 aprile 2011

"Perfida Europa" e Processo Breve: editoriale di Marco Travaglio ad Annozero

Come legare, con eleganza, politica sulle migrazioni e politica sulla giustizia. Senza soluzione di continuità si passa dalla politica sull'immigrazione, con l'ossessiva  ricerca di una soluzione da parte del governo, pur dando fondo a tutta l'italica creatività, fino a sfociare nel permesso temporaneo o, estrema ratio, 
"sparare ai migranti, poi se ti processano e sei incensurato benefici della prescrizione breve"
con riferimento alle esternazioni di alcuni leghisti per finire poi nel tormentone: il processo breve.
Ma l'Europa non aveva chiesto di giungere più spesso a sentenza? In effetti, dice Travaglio, l'Europa ci condanna perchè troppi processi finiscono in prescrizione. Il Consiglio d'Europa è preoccupato per le troppe prescrizioni, non per le poche.


venerdì 8 aprile 2011

Sulla pubblicazione delle telefonate di Berlusconi. A chi giova? L'editoriale di Marco Travaglio ad Annozero

A chi interessava rendere pubbliche le telefonate intercettate (indirettamente) di Berlusconi? Afferma Travaglio che, una volta che sono uscite dalla Procura e l'imputato ne viene a conoscenza, non c'è più segreto investigativo e sono liberamente pubblicabili. Ora, continua Travaglio, a chi gioverebbe di più creare un polverone in prossimità del processo? Alla Procura o alla difesa? Posto che, una volta che la difesa ne ha conoscenza, non c'è più segreto?
E instaura un parallelo con le vicende del passato, compresa quella della famosa consegna dell'avviso di garanzia al premier al vertice di Napoli. 
Attenzione perchè Travaglio dice: (le intercettazioni in cui parla Berlusconi) i magistrati non le mandano alla Camera e non le allegano agli atti del processo perchè pensano di non averne bisogno, ma nemmeno le distruggono perchè potrebbero servire nell'altro procedimento, e le inviano alla difesa, caso mai la difesa li accusasse di averle distrutte perchè prove a discarico dell'imputato.
Su questo passaggio Stracquadanio costruisce la sua ipotesi che fa dire a Travaglio ma lei da quale pulpito dà lezioni di diritto? (non essendo laureato in legge) giudicando perfettamente fantasiose le tesi del senatore.



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