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martedì 12 aprile 2011

L'Europa, l'Italia e i Migranti

Dice che 20-25 mila sono pochi e possiamo sbrigarcela da soli però, se niente niente proviamo a lasciarli liberi di andare dove vogliono (cioè Francia e Germania) allora no! non vale: loro non li fanno entrare.
Questo, per sommi capi, quello che dicono in Europa, tornando a misurare verdure.
Ma allora, se anche noi non li facessimo entrare?
Non si può.
A chi tocca nun se 'ngrugna, sembra abbia detto la commissaria UE. E stavolta è toccato a noi. In realtà tocca quasi sempre  a noi, con i migranti che vengono dal nord Africa.
Certo che noi  potevamo gridare aiuto anche prima, invece di andare da Gheddafi e fargli risolvere il problema. Adesso in Europa si sono abituati bene, pensano ancora che siamo in buona col Rais.
Ma non è più così.
Per esempio, la Germania, al tempo delle migrazioni in massa dai paesi dell'ex blocco sovietico, per tamponare queste richieste di asilo che fioccavano,  modificò la sua Costituzione. Infatti
Il nuovo articolo 16/a della costituzione stabilisce che non ha diritto all'asilo politico chi è transitato da un paese terzo sicuro (nel quale, cioè, è garantita l'applicazione delle norme della convenzione di Ginevra e della convenzione europea sui diritti dell'uomo), né chi proviene da un paese di origine sicuro (nel quale, cioè, è garantita la tutela contro persecuzioni politiche o trattamenti inumani e degradanti). Il risultato, in Germania, è la riduzione delle richieste d'asilo, già nel 1994, a circa 130.000 (il 70% in meno).[1]
 Eurostat [2], nel 2008, ha fornito la classifica degli stati membri UE con più alto flusso di immigrati:
  • al primo posto la Spagna, con 726 mila ingressi
  • di seguito Germania, Regno Unito e Italia con più di 500 mila ingressi
I flussi di cittadini interni agli Stati membri hanno riguardato soprattutto
  • 384 mila rumeni (di cui il 46% è andato in Italia)
  • 266 mila polacchi (di cui il 45% ha scelto la Germania)
  • 91 mila bulgari
 Non dovrebbero quindi rappresentare numeri particolarmente significativi, i 20-25 mila tunisini già in Italia, sempre ammesso che i nuovi arrivati a Lampedusa vengano rimpatriati secondo gli accordi presi da Maroni con l'omologo tunisino. Anche in considerazione dei flussi che normalmente interessano il nostro paese. Però, è curioso che in Europa  si definisca il numero degli immigrati che interessa l'Italia come non  preoccupante, ma non li si voglia nei loro paesi, giudicando non applicabile il permesso di soggiorno temporaneo approntato dalle autorità italiane.

Ricordo che anche negli anni scorsi, a causa di una consistente  presenza di cittadini rumeni, ben più consistente dei numeri attuali (anche se in quel caso si trattava di forza lavoro, cioè quasi tutti impegnati in attività lavorative, principalmente nell'edilizia), in occasione di fenomeni delittuosi che vedevano coinvolti cittadini rumeni, ci fu una levata di scudi e una richiesta di rimpatrio forzato di quei cittadini rumeni responsabili di atti delittuosi o sospettati di essere ex detenuti o comunque con precedenti penali. 

Certo, l'attuale situazione economica aggrava invece di migliorare le condizioni per un'accoglienza più favorevole. In più, vi è il timore legato ad ingressi comunque massicci di cittadini senza lavoro, senza mezzi di sostentamento e senza alloggio. Credibile che abbiamo come meta finale Francia e Germania, dove sono presenti loro parenti. Chissà se questi esempi di politica estera francese, la velocità di ingresso per mettere in atto la risoluzione dell'Onu, la ferma decisione di non lasciare entrare altri immigrati maghrebini in Francia  e la recente proibizione di indossare il velo integrale sono in realtà  collegati.







[1] Frontiere e controlli migratori tra Germania, Polonia e Repubblica [2] Eurostat: nel 2008 in flessione il tasso di immigrazione in UE

domenica 10 aprile 2011

Migranti tunisini: ipotesi e qualche fatto

Racconta Giuseppe Sarcina (Io, malmenato dai trafficanti sulla spiaggia di Zarzis), inviato del Corriere in Tunisia, di una brutta disavventura occorsagli ieri sulle rive di Zarzis, uno dei posti dai quali partono i migranti tunisini alla volta di Lampedusa. Fatta di minacce e spintoni da parte di un gruppo di individui, con tutta probabilità trafficanti di esseri umani, criminali che gestiscono la tratta dei migranti.
Quelli che ci hanno bloccato sono trafficanti, poco importa se scafisti, intermediari o semplici galoppini del «servizio sicurezza». Conta che sono i padroni assoluti della spiaggia, che sono sempre più nervosi, forse perché i «clienti» cominciano a scarseggiare, forse perché hanno sentito dire che l'Italia rispedirà indietro gli immigrati.
Ma, quello che più preoccupa e sorprende il giornalista è l'assenza  di forze di polizia. O meglio, ci sono, ma al momento buono "spariscono"
A un certo punto accade una cosa mai vista nell'ultimo mese e mezzo: due jeep della Guardia nazionale si inoltrano nei sentieri sterrati lungo la costa. Fa caldo, ma non è un miraggio. Dove vanno? Proviamo a ragionare. La giornata è cominciata presto. Alle 6 dal porto dei pescatori ha preso il largo una barca con 280 clandestini e, ancora una volta, non si è vista una divisa che fosse una a contrastarli.
Per fortuna finisce bene ma, a quello che racconta Sarcina, non è il solo ad aver subito minacce
In mattinata veniamo a sapere che gli inviati del Tg1, Marilù Lucrezio e l'operatore Stefano Belardini, erano stati ancora una volta minacciati, mentre tornavano instancabili sulla battigia a riprendere «scene di ordinario traffico di esseri umani nella Tunisia meridionale». E la sera prima Chiara Giannini, un'intraprendente collega che lavora per il quotidiano Libero ci aveva fatti preoccupare raccontandoci di un incontro pericoloso con due loschi figuri che volevano soldi in cambio delle foto scattate dal suo gruppo.

Dall'altra parte, sul Mondo di Annibale, Tonino Dorazio (Il boomerang immigrazione) scrive
Dice Noam Chomsky in un decalogo a proposito di disinformazione pilotata: “Creare problemi e poi offrire le soluzioni”. Questo metodo è anche chiamato “problema-reazione-soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” prevista per causare una certa reazione da parte del pubblico, con lo scopo che sia questo il mandante delle misure che si desiderano far accettare.
E poi fa un collegamento ai fatti nostrani
Ad esempio:  far marcire la situazione a Lampedusa per poi sembrare il salvatore paterno ma risoluto della situazione, e ben orchestrarlo tramite media embedded. Ma qui abbiamo un problema molto più grande del primo teatrino.

Ma chi sono questi tunisini che arrivano a frotte e che le autorità di Tunisi sembra facciano poco per trattenere in patria, o per riaccogliere? L'accordo sottoscritto da Italia e Tunisia  non prevede il rimpatrio di tunisini, se non i pochi ancora presenti a Lampedusa, secondo Francesco Peloso del Mondo di Annibale (La Tunisia e gli accordi con l'Italia), ma solo un generico aumento dei controlli delle autorità tunisine
Gli accordi fra Italia e Tunisia, prevedono che il nostro governo dia 150 milioni – c’è chi dice almeno 180 – alle autorità tunisine da investire nel Paese nord Africano per creare lavoro e sviluppo.
Inoltre
In quanto ai rimpatri l’accordo con Tunisi stabilisce che non rientrano nell’intesa tranne per qualche centinaio di tunisini rimasti a Lampedusa al momento della firma. Solo questi ultimi sono stati riportati a casa con alcuni voli, la richiesta della Tunisia era inoltre che l’operaizone rientro in in Patria senza grande clamore, cioè senza manifestazioni propagandistiche da parte italiana.
 Anche Sky Tg 24 (Rimpatri e permessi) ribadisce i termini dell'accordo tra Maroni e il suo omologo tunisino

La Tunisia dice no ai rimpatri massicci per i 20 mila sbarcati a Lampedusa quest'anno ma si impegna a rafforzare i controlli per evitare nuove partenze e ad accettare la riammissione rapida delle persone che arriveranno in Italia dopo l'entrata in vigore del decreto che concede il permesso di soggiorno temporaneo di sei mesi.
Chissà perchè però l'accordo sul rimpatrio vale per i nuovi arrivi e non per quelli già arrivati. La strategia del Governo italiano è stata quella di concedere un permesso temporaneo per permettere ai migranti di raggiungere le loro destinazioni europee, Francia soprattutto, naufragato però per l'opposizione francese ad accoglierli.
Si sostiene che 20 mila migranti non siano poi così tanti e che sarebbe facile distribuirli sul territorio italiano. Opposizioni e organismi non profit criticano aspramente sia l'operato del Governo sia l'atteggiamento ideologico che sta dietro questo operato. Ma una domanda è pur sempre lecita: che succederà a questi 20 mila, visto  che non potranno essere rimpatriati, o che non potranno raggiungere le loro mete francesi, qui in Italia, se non dovessero trovare un'occupazione? Dovranno essere mantenuti a vita? Oppure diventeranno manovalanza per la criminalità? O saranno lasciati a se stessi, in condizioni di degrado e facili vittime di approfittatori o degli istinti più bassi? Il degrado delle condizioni in cui si vive influisce anche sul degrado morale.
Non credo alla facilità di integrazione, e non solamente per colpa di chi ospita.

lunedì 4 aprile 2011

L'onda rivoluzionaria nel Maghreb: il sentiero della protesta. Una timeline interattiva

Interessante timeline del Guardian sulla primavera araba, l'ondata di rivoluzioni che ha interessato l'area del medioriente. Cliccate sull'immagine per accedere alla timeline interattiva. Spostando lo slider in alto si scorrono le date, oppure si può utilizzare il pulsante a sinistra con le frecce alto/basso. Passando con il mouse sopra le icone si ha una breve descrizione. Cliccandoci sopra si va all'articolo.

martedì 1 marzo 2011

In Egitto e Tunisia tornano a circolare i libri proibiti al tempo del regime

Tra i tanti effetti positivi dell'abbandono di un regime autoritario vi è quello del ritorno alla libera circolazione di libri che prima erano censurati. E' un buon strumento, quello della censura, per giudicare della democrazia e libertà in un paese. Se c'è la censura e molti libri sono messi all'indice c'è  una buona probabilità che si sia di fronte a un regime autoritario.
"A number of highly political titles censored by the regime of ousted Tunisian president Zine al-Abidine Ben Ali are now returning to the country's bookshop shelves."
Così inizia il suo articolo Benedicte Page del Guardian. E fa seguire l'articolo con un elenco di libri prima proibiti che ora tornano sugli scaffali delle librerie. Eccone alcuni.
  • Per esempio questo La Regente de Carthage di N. Beaut e C. Graciet, che traccia la storia della dinastia al potere in Tunisia, quella dei Ben Ali, e soprattutto della moglie di Ben Ali, Leila, dinastia della quale anche Le Monde ha fornito un'interessante infografica, come potete vedere qui sotto.

fonte le monde
  • Oppure questo The Assassination of Salah Ben Youssef di Omar Khlifi, sull'uccisione di un ex ministro della Giustizia tunisino nel 1961 a Francoforte.
Insomma, l' Index librorum prohibitorum è decaduto, almeno si spera, e la libertà di pensiero torna a circolare. Sono sempre preoccupato quando la libertà di pensiero è minacciata da sedicenti tutori. 
Come per esempio accade a Valeria Rossi, con una perquisizione casalinga, sequestro di computer e chiusura del blog, come ci informa Beppe Grillo in La legge è uguale per tutti i blogger. Assomigliano molto a sistemi intimidatori. Come anche quelli paventati da sito non raggiungibile, che ci spiega che l'Agcom, l'Autorità garante delle comunicazioni, potrà chiudere senza preavviso un sito sospettato di violazione dei diritti d'autore. Filmato qui. La libertà di espressione è indice della democrazia di un paese. Se la si mette a repentaglio si mette a rischio anche la sua democrazia.



Fonti
Banned books return to shelves in Egypt and Tunisia
http://opennet.net/research/profiles/italy
La legge è uguale per tutti i blogger

sabato 19 febbraio 2011

L'onda rivoluzionaria per la democrazia: il Maghreb in subbuglio. Decine di morti in Libia

Dopo La Tunisia e l'Egitto, ora anche Libia, Yemen, Baherein e Iran sono attraversate dall'onda rivoluzionaria per la democrazia. Ma non è una rivoluzione indolore. In Libia, Repubblica parla di
“Amnesty: "In Libia 46 morti in tre giorni"„
Per il Corriere, che cita una organizzazione non governativa
“Libia: ancora scontri, almeno 84 morti
 E' il bilancio di una ong americana. Testimoni parlano di 70 manifestanti uccisi solo a Bengasi. „
Anche Al Jazeera parla di 84 morti
“Human Right Watch parla di 84 persone uccise durante le manifestazioni contro Gheddafi„
 Come detto, anche altre nazioni sono attraversate dall'onda rivoluzionaria.



venerdì 11 febbraio 2011

L'Egitto ce l'ha fatta: Mubarak lascia. E la Tunisia?

E ora?


guardian.co

L'Egitto è riuscito a liberarsi del suo dittatore.

al jazeera


Non c'è giornale che non ne parli.

new york times

Ma, l'ondata iniziata in Tunisia, che fine ha fatto là? Per ora arrivano solo clandestini.
Così titola Al Jazeera il 6 febbraio "Nuove violenze esplodono in Tunisia"







Alcuni punti salienti:"Anche se il vecchio leader se n'è andato, il vecchio potere è sempre presente nella vecchia burocrazia, nei vecchi funzionari, nella polizia" e "la Tunisia non è pronta per la democrazia".
Purtroppo, due rivoluzioni alla volta non trovano posto sui giornali. Ora è l'occasione dell'Egitto. Penso però che senza l'influenza dell'occidente il vecchio regime possa tendere, come sembra accaduto in Tunisia, a riconquistare il potere.

mercoledì 19 gennaio 2011

Tunisia: la rivoluzione continua

Mentre l'ormai ex presidente tunisino Zine el Abidine Ben Ali se ne scappa, dicono, con una tonnellata e mezzo d'oro (mi ricorda qualcun'altro), cosa dicono i giornali tunisini? Ho provato a dare un'occhiata.
Il giornale Le Temps






Il Rèalitès

l'Afrol News




Molti siti di giornali tunisini non sono raggiungibili.
Ecco anche un filmato tratto da Youreporter.

lunedì 10 gennaio 2011

Tragedia in Tunisia: la rivolta del pane

Continuano le proteste in Tunisia soffocate nel sangue: 50 morti per il sito web dell'emittente Kalima, 14 per la fonte governativa (Corriere). "Hanno sparato anche sui cortei funebri", così riporta Repubblica.
Sulla pagina di Facebook del gruppo Sidi Bouziz News vengono caricate le foto delle persone uccise o ferite negli scontri e delle manifestazioni.
Cosa fanno i  governi: l'UE, l'ONU? dove sono?





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