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sabato 8 ottobre 2011

L'Italia e la giustizia inconcludente: il caso Knox-Sollecito-Kercher e gli altri

La sentenza della Corte d'Assise d'Appello di Perugia ha ribaltato, pochi giorni fa, quella di primo grado che aveva condannato la Knox e Sollecito per l'uccisione di Meredith Kercher. L'evento non riguardava solo il nostro paese ma anche altri due stati: America e Regno Unito. Proprio da quest'ultimo paese, quello di appartenenza della vittima, parte quest'articolo uscito sul Guardian a firma di Tobias Jones, giornalista e scrittore inglese, vissuto per qualche tempo in Italia, tempo sufficiente per scrivere un libro intitolato Il cuore oscuro dell'Italia, che a suo tempo lessi.
Il titolo originale recita  Amanda Knox case is typical of Italy's inconclusive justice, in cui spicca quell'inconclusive  (inconcludente) non troppo lusinghiero, anche se i fatti potrebbero dare ragione all'autore. Utilizzo la traduzione realizzata da Presseurope che invece titola Un paese senza colpevoli.
La sostanza del discorso è questa: da voi in Italia non si riesce mai ad arrivare a una sentenza certa e definitiva. E' una grave pecca questa, per l'autore, che impedisce di risolvere i casi e stabilire in via definitiva se uno è colpevole o innocente. Ne sappiamo qualcosa. Da voi è stato sempre così, continua
Per l’assassinio di Pierpaolo Pasolini nel 1975, per l’incidente di Ustica che fece 81 vittime nel 1980, per l’attentato alla stazionea di Bologna che ne fece 85 nello stesso anno, per l’attentato di Piazza Fontana (1969, 17 vittime), per i 16 omicidi del mostro di Firenze dal 1968 al 1985, per l’omicidio del commissario Luigi Calabresi nel 1972 e per il caso Cogne nel 2002 non si è mai arrivati a una sentenza soddisfacente: in nessuno di questi casi si è potuto parlare di un verdetto convincente e definitivo. L’Italia si divide in “innocentisti” e “colpevolisti”, e le polemiche si trascinano per decenni.
Che a noi italiani poi piaccia schierarci con l'uno o con l'altro e poi discutere a lungo dell'argomento, e non solo per questioni di colpevolezza/innocenza è cosa nota, specie se si considera che, a quanto riporta Jones
Secondo un primo calcolo il caso Kercher ha già dato vita a 11 libri e un film.
Affermazione che prendo per buona e che non ho verificato ma che può essere anche ritenuta attendibile se si confronta il dato con le trasmissioni televisive realizzate su casi come questo, dati sempre forniti da Jones
Dal 2005 al 2010 i sette telegiornali nazionali di prima serata hanno dedicato 941 notizie al delitto Kercher, 759 all’omicidio di Garlasco (2007), 538 all'omicidio del piccolo Tommaso Onofri (2006) e 508 al delitto di Cogne. 
Citando Repubblica, Jones delinea una sorta di piacere dello spettatore, quasi come se si trovasse davanti ad uno spettacolo cinematografico o a una telenovela 
 Come ha scritto di recente La Repubblica, questi casi diventano popolari in quanto “generano angoscia ma, al tempo stesso, rassicurano. Ci sfiorano: ma toccano gli ‘altri’. È come sporgersi sull'orlo del precipizio e ritrarsi all'ultimo momento. Per reazione. Si prova senso di vertigine. Angoscia. Ma anche sollievo. E un sottile piacere”.
Anche i film generano angoscia ma insieme rassicurano e appagano, appunto perchè pur riuscendo a immedesimarci con i protagonisti sappiamo di non esserne coinvolti personalmente e sperimentiamo solo la parte "buona" delle emozioni. Ma questo piacere per gli  episodi di cronaca (nera o d'altro colore) e questo culto per la discussione infinita  c'entrano qualcosa con la qualità della giustizia italiana? L'articolo non lo chiarisce, si accontenta di fornire una descrizione di italianità, la quale permeerebbe sia gli ambienti televisivi in cui ci si intrattiene discutendo di cronaca sia quelli delle aule di tribunale. Però, nel finale lancia un piccolo affondo
Esistono tuttavia anche motivi più banali per cui sembra che la giustizia in Italia non stabilisca mai nulla. In parte è una questione di meritocrazia: in un paese nel quale le nomine sono decise per nepotismo più che per competenza, forse è inevitabile che ogni indagine presenti qualche lacuna e che gli avvocati riescano a individuarle. Spesso un processo equo è impossibile perché non c’è una giuria (non nel senso britannico, almeno) e non esiste il concetto di sub judice, quindi i dettagli più intriganti arrivano spesso alla stampa tramite soffiate prima ancora che il processo abbia inizio.
Torna fuori la meritocrazia e il suo contrario, il nepotismo o familismo amorale che dir si voglia. 
Per ora chiudo qui, ma voglio approfondire la questione del legame tra percezione del livello della giustizia e altri indici socio-economici, per vedere se c'è relazione tra modello giurisprudenziale e sviluppo sociale, economico, culturale e politico di un paese.

sabato 24 settembre 2011

50 idee per cambiare il mondo

Dal Guardian un'infografica basata sulle iniziative dell'organizzazione no-profit Katerva, il cui scopo è
to identify, award & accelerate ingenious ideas that will enable the global community to live sustainably with the planet.
 identificare, premiare e accelerare le idee ingegnose che consentiranno  alla comunità globale di vivere in modo sostenibile con il pianeta. 
Queste sono alcune di quelle idee. Cliccare sull'immagine per accedere all'infografica interattiva.

venerdì 29 luglio 2011

Tra sinistra e destra: una mappa dei governi d'Europa

Interessante timeline interattiva proposta dal Guardian sul colore dei governi europei: quella qui sotto è la fotografia della situazione attuale,con il blu che indica governi di destra o conservatori e il rosso che indica governi di sinistra o riformisti. La stella indica l'appartenenza alla UE. Partendo dal 1972 fino ai giorni nostri.
Cliccate sull'immagine per accedere alla mappa.

credit guardian.co

mercoledì 27 luglio 2011

Breivik: sorpreso di non essere stato ucciso prima della strage di Utoya (Oslo)

conferenza stampa dell'avvocato di Breivik
Così riporta un articolo del Guardian: Anders Breivik si è detto sorpreso di non essere stato ucciso o comunque fermato dopo l'esplosione dell'automezzo nel centro di Oslo.
Si aspettava di essere ucciso lungo il tragitto che l'avrebbe portato a Utoya, per compiere la strage.
Geir Lippestad, l'avvocato di Breivik, riferisce che il suo cliente
"He was a little surprised he succeeded – in his mind succeeded,""He was expecting to be stopped earlier by the police or someone else during the actual day. He was surprised that he reached the island."He thought he would be killed after the bombing, after the action in the island, and he also thought he would be killed at the trial. He believes someone will kill him."
è rimasto sorpreso di aver avuto successo nella sua operazione. Pensava che la polizia l'avrebbe fermato dopo l'attentato.
Tra i tanti deliri usciti dalla bocca e dalla mente di questo pazzoide, ce n'è uno che, purtroppo, potrebbe rivelarsi tragicamente veritiero (e qualche anticipazione c'è stata pure in questi giorni in Italia)
"He believes this is the start of a war that will go on for 60 years," 
Egli crede che questo è solo l'inizio di una guerra che durerà per 60 anni.  Anche ad essere molto ottimisti, sembrerebbe di poter dire che, nonostante episodi come l'olocausto, i genocidi, e via dicendo, perpetrati da folli che riuscirono a convincere troppa gente con le loro malsane idee, e nonostante il fatto che tutto quello che sta succedendo noi l'abbiamo già visto, certi individui continueranno a comportarsi come se mai niente fosse accaduto, odiando chi è diverso da loro, chi non rispetta i loro standard, chi si discosta dall'ideale che ricercano.  

Alle parole di sorpresa di Breivik si aggiungono, comprensibilmente (vedi Strage di Utoya: perchè i soccorsi sono arrivati così tardi?) le pressioni sulla polizia, accusata di aver impiegato più di un'ora per raggiungere Utoya.
A queste critiche, Johan Friedrikson, capo della polizia di Oslo, risponde
 it had taken police 47 minutes once they were notified to get counter-terrorism officers to the island and another two minutes on the island until Breivik surrendered.
La polizia ha impiegato 47 minuti per arrivare sull'isola e due minuti per arrestare Breivik, ribadendo

"I can't see how this could have gone any faster. We would do it the same way if we had the same situation again," he said.
Non so come avremmo potuto fare più in fretta. Se capitasse di nuovo rifaremmo le stesse cose. Però, secondo l'articolista del Guardian, sarebbe emerso che il pilota dell'elicottero più vicino era in ferie, impedendone l'utilizzo. Altre testimonianze raccolte tra parenti dei ragazzi sull'isola e gente del luogo, raccontano che ai ragazzi fu detto
  to stay off the line because authorities were dealing with the earlier Oslo bombing.
Gli fu detto di stare fuori tiro perchè erano tutti impegnati con l'esplosione di Oslo. Anche i servizi di intelligence sono sotto pressione. Breivik era già sotto osservazione dopo l'enorme quantitativo di concime chimico acquistato, ma non è stato fatto niente per scoprire cosa c'era dietro. Come spesso succede, siamo completamente impreparati alle evenienze inaspettate, anche se prevedibili.

mercoledì 20 luglio 2011

Storia del volo spaziale umano: una cronologia interattiva

Da Gagarin allo Space Shuttle, così s'intitola questa cronologia interattiva del Guardian.
Si parte dal 1961, anno del primo volo del pioniere Jurij Gagarin fino ai giorni nostri. Nella cronologia sono evidenziati anche i paesi protagonisti del volo spaziale, e cioè Russia, America, Cina, gruppo Internazionale e i gruppi privati. Per ogni anno e ogni evento c'è una scheda con i principali protagonisti.
Cliccate sull'immagine per accedere alla cronologia interattiva.






lunedì 20 giugno 2011

Una mappa dei profughi secondo l'ONU

Interessante mappa dei profughi pubblicata dal Guardian su dati Onu (UNHCR). Nella prima mappa sono evidenziate le nazioni di provenienza dei rifugiati mentre nella seconda i paesi verso cui maggiormente si dirigono. Cliccate sulle immagini per andare alla mappa, nella quale cliccando su ogni singolo paese si ottengono dei dati aggiuntivi.



venerdì 3 giugno 2011

Infezione da Escherichia coli: una mappa interattiva

Il Ministero della Salute si affretta a rassicurare gli italiani con un comunicato rilasciato oggi

Batterio E.coli: sinora nessun caso di infezione nel nostro Paese. In Italia si può mangiare sempre verdura e frutta cruda dopo averla lavata


 Altre informazioni e consigli  presenti nel comunicato
“Le analisi condotte consentono di definire meglio la natura di questo ceppo  - spiega Alfredo Caprioli, Direttore del Laboratorio Europeo di Riferimento - che non può essere considerato un “mutante”, ossia un batterio con un gene modificato, ma piuttosto un ceppo originato dall’acquisizione di nuovi geni per meccanismi di ricombinazione naturale frequenti tra i batteri”.
 In relazione al ceppo analizzato, il Presidente dell’ISS Enrico Garaci ha precisato:  “Il fatto che il ceppo epidemico sia resistente a molti antibiotici non costituisce un fattore di rischio: per questa particolare infezione, infatti, la terapia antibiotica non è consigliata e, anzi, può risultare controproducente, causando un aumento del rilascio della tossina nel lume intestinale da parte dei batteri uccisi dall'antibiotico, con conseguente aumento della concentrazione di tossina nel sangue e aumento del danno renale”.
Infine due parole anche sul ritrovamento del batterio su un prodotto italiano, che però non sembra avere niente a che fare con l'epidemia tedesca
 Il Ministero della Salute informa infine che è stata segnalata la presenza di un batterio di E.coli produttore di tossine su un salame di cervo prodotto in Italia, sul quale si sta procedendo ad effettuare le necessarie indagini: qualsiasi correlazione con l’epidemia nella zona di Amburgo è comunque altamente improbabile sia per la tipologia del prodotto, sia per la zona di provenienza.
Ed ecco la mappa interattiva preparata dal Guardian a tempo di record



 

giovedì 5 maggio 2011

Storia del premier in 31 fotografie

Non siamo solo noi italiani a essere ossessionati dal Cavaliere. Gli inglesi del Guardian, hanno preparato questa storia del premier in 31 fotografie (con didascalie).



giovedì 7 aprile 2011

I ribelli libici dovrebbero essere addestrati: così la Gran Bretagna

Un articolo sul Guardian di ieri riporta l'invito ai paesi arabi da parte della Gran Bretagna ad addestrare i ribelli libici, in modo che possano negoziare un cessate il fuoco da una posizione di maggiore forza (Libyan rebels should receive training funded by Arab countries, says Britain).
Del resto, un'agenzia ADN Kronos (Libia: Lavrov, armare i ribelli viola risoluzione Onu) di ieri riporta le parole del Ministro degli Esteri russo Lavronov: armare i ribelli violerebbe la risoluzione ONU.
Faccio la stessa osservazione espressa da Lettera 43, anche rispetto alle dichiarazioni di Obama sull'opportunità di armare gli insorti: ma non sarà che poi dovremo pentirci di averli armati, come accadde a suo tempo in Afghanistan?
Ci si trova sempre in obiettiva difficoltà quando si parteggia apertamente per uno di due contendenti, se si afferma di inseguire la maggiore libertà e democrazia: gli insorti o ribelli vogliono spodestare Gheddafi, ma a che tipo di governo pensano?
Questa forte volontà della coalizione di sostituire Gheddafi, che non è comunque il solo dittatore dell'area, ha aspetti non ben chiari. Riconosce probabilmente qualche altro intento oltre quello umanitario. Ma a volte accade che coloro che sostituiscono i dittatori non sono molto più democratici.
Questi paesi possiedono il retroterra  intellettuale sufficiente per costruire un percorso verso la libertà e un governo democratico?

lunedì 4 aprile 2011

L'onda rivoluzionaria nel Maghreb: il sentiero della protesta. Una timeline interattiva

Interessante timeline del Guardian sulla primavera araba, l'ondata di rivoluzioni che ha interessato l'area del medioriente. Cliccate sull'immagine per accedere alla timeline interattiva. Spostando lo slider in alto si scorrono le date, oppure si può utilizzare il pulsante a sinistra con le frecce alto/basso. Passando con il mouse sopra le icone si ha una breve descrizione. Cliccandoci sopra si va all'articolo.

mercoledì 2 marzo 2011

Chi l'ha detto? Una sfida tra Charlie Sheen e Gheddafi

Il Guardian pubblica questo ameno quiz sulle esternazioni di Charlie Sheen (l'attore) e Gheddafi. A beneficio di chi volesse rispondervi, propongo una traduzione delle 10 domande. Vi assicuro che non è facilissima, l'attribuzione. Se volete, provate.


Cliccate sull'immagine per accedere al quiz.

  1. Ho sconfitto questo verme con le parole - immaginate che cosa avrei fatto con i miei pugni sputafuoco.
  2. Il tuo volto si scioglierà  e i tuoi figli piangeranno  sul tuo corpo esploso.
  3. La vita senza dignità non vale niente.
  4. Sono molto vecchio stile,  un nobile, un cavaliere.
  5. Io sono come la Regina d'Inghilterra.
  6. Sono molto più grande di ogni definizione, per quelli che parlano di definizioni, sono un combattente.
  7. Ogni grande movimento comincia con un uomo.
  8. Questi risentimenti sono il carburante per i missili che vivono nella punta della mia sciabola.
  9. Mi sono svegliato alle 4 del mattino, prima dell'alba. Si dovrebbe dormire a quell'ora. Sareste tutti stanchi dopo una notte insonne.
  10. Il 9/11 è una favola assoluta, una fiction.





Io ho totalizzato fair enough.

venerdì 4 febbraio 2011

Caos egiziano

Giù le mani dall'Egitto dice Simon Jenkins del Guardian, tacciando di ipocrisia l'occidente.
"Siamo degli ipocriti. Acclamiamo i coraggiosi tunisini ed egiziani che scendono in piazza con il loro slancio rivoluzionario e gridiamo: “Giù le mani! Lasciate che facciano come vogliono. “Ce n’è voluto del tempo, ma adesso lasciamo che quei popoli si prendano il giusto merito”. Ma con gli iracheni e gli afgani non siamo stati così permissivi".
In sostanza, dice Jenkins, in alcuni paesi siamo intervenuti, causa anche il terrorismo, quindi per interesse occidentale più che per esportare democrazia, mentre in Egitto, dove non è così urgente il problema fondamentalismo, adottiamo il laissez faire. 
 "L’egiziano Hosni Mubarak è un altro Saddam Hussein, un dittatore laico che governa un paese musulmano con il pugno di ferro grazie a un regime corrotto e a un gruppo di fedelissimi. Ci era stato detto che esistevano valide ragioni di ordine strategico per appoggiarlo, così come un tempo ce n’erano state per dare aiuto ai baathisti, ad Assad in Siria e allo stesso Saddam. Analoghe motivazioni ci erano state date per il sostegno alla dinastia di Ben Ali in Tunisia e al “buon amico della Gran Bretagna”, Gheddafi."
Un'analisi impietosa, che forse tutti in privato abbiamo fatto, e alcuni in pubblico, e che riguarda l'intervento occidentale nei paesi non democratici, o presunti tali, di quanto possa essere interessato o spontaneo, e in sostanza di quanto possa essere lecito, anche con risvolti che coinvolgono l'Italia.
L'etica in politica estera non esiste, afferma Jenkins. Ma forse non esiste neanche in politica interna. Il nemico principale è il fondamentalismo, come prima il comunismo, e ogni strategia è lecita per combatterlo. Sembra strano però che, nel momento stesso in cui si nega l'esistenza di una relazione politica-morale, la si invochi nel tentare di giustificare certi interventi, e non si dica apertamente: è il costo da pagare per stare tranquilli, esportare la democrazia conta poco.
Sorge così il problema dell'autodeterminazione.
" Se l’occidente non fosse intervenuto in Iraq e in Afghanistan, scommetto che il popolo iracheno avrebbe trovato da sé il modo di liberarsi di Saddam. Gli iracheni o il loro esercito avrebbero fatto ciò che stanno facendo oggi tunisini ed egiziani, con un costo di gran lunga inferiore in termini di vite umane, con meno sconvolgimenti e meno caos. "
E' sempre difficile (o facile) ragionare, come dicono quelli che sanno, ex-post, ovvero dopo. Sta di fatto che è almeno lecito richiedere una certa coerenza: il prezzo da pagare per la nostra sicurezza deve essere un costo messo in chiaro, altrimenti le giustificazioni delle lotte d'esportazione sembrano soltanto espedienti ipocriti per autoassolversi.

mercoledì 15 dicembre 2010

Italiani, all'estero

Cosa dicono i giornali stranieri sulle manifestazioni sorte dopo la fiducia a Berlusconi?


Apre il Guardian con: Disordini dopo che Berlusconi sopravvive al voto


e il Financial Times: Berlusconi si aggrappa al potere mentre disordini colpiscono Roma


e El Pais titola: La protesta contro Berlusconi a Roma degenera in guerriglia urbana



il Washington Post: Giovani dimostranti fronteggiano la polizia durante una protesta a Roma per chiedere un cambio di governo


venerdì 3 dicembre 2010

Julian Assange risponde in diretta alle domande del Guardian

Julian Assange fonte The Guardian
Via Gilioli scopro che il Guardian, nella rubrica WikiLeaks cables: Live Q&A with Julian Assange, pone una serie di domande in diretta a Julian Assange, più che famoso divulgatore di segreti, e Gilioli ne fa una traduzione (al volo).


Così vi posto i due link


l'originale del Guardian
e la traduzione di Gilioli.

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