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lunedì 6 maggio 2013

"I furbetti del Senato": l'inchiesta delle Iene sulla casta dei dipendenti pubblici

In realtà, questa inchiesta delle Iene andata in onda ieri sera, sconvolge fino a un certo punto, ed è forse questa la parte più grave: sembriamo ormai assuefatti a questo stato delle cose. Fatta salva la verifica di quanto mostrato nel video, che forse avrebbe dovuto fare qualche altro organismo istituzionale e non sempre  e solo la televisione d'inchiesta, cosa succederà ai presunti dipendenti infedeli? Probabilmente niente.
Una classe politica corresponsabile di quanto si può vedere anche in questo filmato ha permesso che crescesse una vera e propria casta intoccabile dei dipendenti pubblici, privilegiandoli con trattamenti  economici che non hanno probabilmente eguali al mondo e consentendogli comportamenti che altrove sarebbero puniti molto più severamente. Come sempre, non si può generalizzare, e non lo farò. Ma prevedere il licenziamento per i colpevoli sarebbe proprio un'eresia?

clicca per il filmato delle Iene

domenica 7 aprile 2013

Dai tagli alle borse di studio agli assegni di reinserimento dei parlamentari non eletti

Potrebbe essere una notizia come le altre, questa, tipica di questi periodi di spending review, in cui si cercano tutti i modi per risparmiare tagliando la spesa. Ma, come noto a ognuno, c'è spesa e spesa. Subito dopo aver saputo che l'Italia è fanalino di coda in Europa per quanto riguarda la spesa nell'istruzione si ha la conferma dell'andazzo con il provvedimento contenuto in Gazzetta Ufficiale [qui e qui i due provvedimenti] sui concorsi per le borse di studio ai figli delle vittime del dovere. Un articolo del Fatto ne parla  oggi accennando, en passant, anche alla notizia che invece i parlamentari non rieletti "incasseranno un cospicuo assegno di reinserimento", ovviamente senza tagli. Certo che con molti di questi assegni, il reinserimento diventa inutile.
Ne scrive anche Emanuela Piantadosi, presidente dell'associazione Vittime del Dovere, con una lettera al Presidente della Repubblica. La storia è tutta in questi numeri: il fondo di 500 mila euro stanziati ogni anno per le borse di studio dei figli delle vittime del dovere, già insufficienti a dire di Piantadosi, si è praticamente dimezzato. Con tanti saluti alla crisi, allo studio e al cambiamento.

sabato 2 marzo 2013

L'ultimo colpo della casta: 30 nuovi portaborse alla Camera

La notizia la dà Il Fatto Quotidiano, che riferisce di averla ricevuta da una fonte qualificata, anche se nemmeno i questori della Camera sono riusciti a verificarla tanto era riservata. 
Già il solo fatto che sembra una decisione poco trasparente e che la stampa ne venga a conoscenza solo attraverso una soffiata dice molto di quella presunta trasparenza tanto sbandierata.
In più, se fosse vera, sarebbe un ennesimo schiaffo ai cittadini italiani in un'epoca di sacrifici e una ennesima dimostrazione che il successo di Grillo è ampiamente giustificato.

venerdì 28 settembre 2012

Storia delle fondazioni politiche: bilanci e trasparenza

Cosa sono le fondazioni politiche e a cosa servono? Quali regole devono seguire e quanti soldi ricevono? In periodo di antipolitica, tra tesorieri disinvolti e consiglieri spendaccioni ci sta anche interrogarsi su cosa sono le fondazioni politiche. Ci pensa Altreconomia con questo video del reportage Chi sostiene l’onorevole, un'inchiesta su bilanci e trasparenza delle fondazioni e delle associazioni politiche. 
Su 50 fondazioni   trovate soltanto pochissime hanno risposto alle richieste di bilanci e dati, a conferma di un'assenza di trasparenza quasi totale. 



martedì 28 agosto 2012

Giuliano Amato "membro della casta ben retribuita" sui partiti alla festa del Pd. Video

Giuliano Amato è stato incaricato da Monti, insieme a Giavazzi e Bondi in altri settori, di riformare il finanziamento ai partiti. Qui è alla Festa del Pd, intervistato da Stefano Menichini ed espone il suo punto di vista e la sua riforma. L'inizio di Amato è sulla campagna organizzata ai suoi danni sui suoi emolumenti, le pensioni e tutto quanto.


venerdì 6 gennaio 2012

I contributi e i finanziamenti elettorali ai partiti: più alti o più bassi d'Europa?

imagecredit salon-voltaire
Simpatico duetto a suon di lettere al direttore quello avvenuto circa un mesetto fa sul Corriere a proposito dei finanziamenti ai partiti o, come si chiamano adesso, rimborsi elettorali. I protagonisti: da una parte Ugo Sposetti deputato Pd e dall'altra il solito duo Rizzo Stella.
Con la sua lettera al direttore Ugo Sposetti, ex tesoriere dei Ds, intende dire una parola chiara e definitiva sui rimborsi elettorali ai partiti sia in Italia che nei principali paesi europei contrastando il bugiardino dei due editorialisti. Il deputato Pd utilizza i dati contenuti in un recente rapporto a cura del Servizio Studi della Camera, che prende in considerazione la situazione del finanziamento pubblico ai partiti in tre paesi europei come Francia, Spagna e Germania. Pur nella diversità delle situazioni, infatti negli altri paesi vi sono sia il finanziamento diretto che il contributo elettorale mentre in Italia il finanziamento è stato abolito con referendum, tenta una comparazione.

Per esempio, dice Sposetti

  • Germania: contributo annuale ai partiti a carico dello Stato non può superare i 133 milioni.Poi sono da aggiungere i contributi alle fondazioni di partito, altri 95 milioni a carico del ministero dell'Interno e 233 milioni a carico del ministero dello Sviluppo, il che fa 328 milioni. Se si sommano ai contributi annuali danno un totale di 461 milioni, pari a 5,64 euro per abitante.
  • Francia: il contributo annuale è di circa 75 milioni al quale va aggiunto il contributo per le campagne elettorali (sempre che vi siano elezioni). Prendendo a riferimento il 2007 in cui vi sono state due elezioni, il contributo campagne elettorali è di 87 milioni che sommato al contributo ai partiti porta a 162 milioni totali, pari a 2,46 euro per abitante (ma molto meno in assenza di elezioni, 1,15 euro per abitante).
  • Spagna: contributo annuale ai partiti 82 milioni, più 4,2 milioni per la sicurezza, più 44 milioni come rimborso elettorale che fanno 131 milioni pari a 2,84 euro per abitante.
  • Italia: il contributo spese elettorali per il 2011 è di 180 milioni, pari a 2,97 euro per abitante. Dalla prossima legislatura però, grazie ai vari tagli previsti, il contributo elettorale sarà di 145 milioni pari a 2,39 euro per abitante.

A questi rilievi però risponde il duo Rizzo Stella, dipingendo un quadro meno idilliaco di quello del deputato che, secondo loro, tende a sottostimare (infatti appartiene al centrosinistra, vedi qui) i contributi ai partiti italiani.


  • Nel 2010 i partiti hanno ricevuto 285 milioni, non 180, ai quali bisogna aggiungere i contributi ai gruppi parlamentari, altri 75 milioni e quelli ai gruppi consiliari regionali, più o meno altri 75 milioni. A questo punto siamo sui 435 milioni di euro, ma ancora non è finita, dicono Rizzo e Stella, perchè ci sono da aggiungere anche il 19% di detrazioni sui finanziamenti privati ai partiti, che ammontano a 49 milioni. Il 19% di 49 milioni fa  9 milioni che sommati a 435 danno 444 milioni, pari a 7,36 euro per abitante. Il 30% più della Germania e solo il triplo di Francia e Spagna. A onor del vero occorre aggiungere che fino al 2010 era in vigore il doppio rimborso ai partiti ora eliminato ma, non considerando per il 2011 questo doppio rimborso rimangono pur sempre 339 milioni, pari a 5,62 euro per abitante, come per la Germania ma con un Pil inferiore del 23 % e qualità dei servizi che lascio a voi giudicare.

lunedì 19 dicembre 2011

Lazio: il consiglio regionale anzichè tagliarli estende i vitalizi

Di notte, momento della giornata più adatto per altre cose che queste, il Consiglio regionale del Lazio anzichè toglierli a chi già ce li ha estende i vitalizi anche a 14 assessori esterni.
Ne dà notizia il solito Sergio Rizzo sul Corriere. Alle due e un quarto di notte, ora più adatta ai ladri che alle decisioni ponderate ed equanimi
mentre la commissione Bilancio del Consiglio regionale del Lazio stava discutendo l' abolizione dei vitalizi decisa qualche settimana fa dall' assemblea delle Regioni italiane, è spuntato un emendamento furbetto del quale da tempo si vociferava nei corridoi.
Un colpo di coda che regala anche agli assessori della giunta regionale della Polverini il vitalizio come hanno gli onorevoli, alla faccia dei sacrifici degli italiani. Un vero colpo da maestro, prima dello switch off. Già era insopportabile che ne beneficiassero i parlamentari, poi era addirittura vergognoso che lo ricevessero pure i consiglieri regionali ora è addirittura mostruoso che anche un pugno di assessori privilegiati ne goda mentre il paese è in ginocchio. La classe politica che abbiamo è veramente schifosa. Non solo non pensano minimamente a fare sacrifici ma si aumentano pure i privilegi che già hanno.
Addirittura, due assessori della giunta Polverini avranno doppio vitalizio, in quanto assessori e parlamentari: Luciano Ciocchetti e Teodoro Buontempo, come riporta Rizzo,  insieme ad altri 21 laziali che godranno dello stesso vergognoso doppio privilegio
Giulio Maceratini, [...] (sei legislature) alla Camera e al Consiglio regionale del Lazio, [...]19 mila euro lordi al mese.[...] Francesco Storace, che ha sperimentato anch' egli per un annetto (finché nel 2010 non è stato rieletto in Regione e gli assegni gli sono stati sospesi) il brivido del doppio vitalizio da ex consigliere regionale e da ex senatore. Incassati entrambi a partire dal 2009, quando aveva appena compiuto 50 anni. Nessuno stupore. La Regione Lazio è quella in assoluto più generosa con i suoi ex consiglieri. Che finora potevano calcolare il vitalizio prendendo come base non soltanto l' indennità (l' 80% di quella dei parlamentari), ma anche la diaria (la diaria!). E lo incassavano, come dimostra il caso di Storace, anche raggiunti i 50 anni. L' ex governatore non è stato certamente l' unico ad approfittare di regole tanto assurdamente favorevoli. Qualche esempio? A quell' età hanno iniziato a percepire il vitalizio regionale anche il nipote di Giulio Andreotti, Luca Danese, e Alessandro Forlani, figlio dell' ex segretario democristiano Arnaldo Forlani. E prima di compiere 52 anni ha ritirato il suo primo assegno anche il predecessore di Renata Polverini, Piero Marrazzo: rientrato, dopo un' esperienza politica conclusasi in un modo da dimenticare, nel grembo di mamma Rai.
Di fronte a queste cose nemmeno l'indignazione basta più. E' giunto il momento della rivoluzione: nella cabina elettorale. Fate girare. 

sabato 17 dicembre 2011

Aumenti stipendi legati all'Istat: ai dipendenti della Presidenza del Consiglio i più alti

Ne parla il Corriere qui, e Repubblica qui: i dipendenti della Presidenza del Consiglio sono quelli che hanno avuto gli aumenti di stipendio legati all'Istat più alti di tutti: 15,2% tra 2009 e 2010. Tre volte quello della categoria seconda classificata, gli aeroportuali, con 5,2%.
E' quello che si ricava dall'Annuario statistico italiano 2011 dell'Istat. In particolare, queste informazioni relative agli stipendi si trovano alla voce Retribuzioni. Ecco la tabella tratta dal sito Istat. La parte evidenziata in giallo riguarda i dipendenti della Presidenza del Consiglio: il dato che interessa è la variazione percentuale tra 2009-2010, che per questi impiegati è del 15,2%, la più alta in assoluto, tre volte quella del secondo maggior aumento.



imagecredit istat.it




Altra benzina sul fuoco dell'antipolitica e sull'identificazione di una vera e propria casta di dipendenti pubblici privilegiati in contrapposizione a tutti i  dipendenti del settore privato e agli altri del settore pubblico?

mercoledì 7 dicembre 2011

Onorevoli Intoccabili: un deputato-spia a Montecitorio

Questa sera alle 23:10 c'è una trasmissione interessante  su La7: Gli Intoccabili del giornalista Gianluigi Nuzzi, già autore del libro Metastasi. Ne parla Gian Antonio Stella sul Corriere: un deputato si è prestato a portare in Aula  con sè, di nascosto, una microcamera con la quale riprendere, all'insaputa degli altri onorevoli, tutte le conversazioni che si intrattengono in Parlamento.
In un altro paese, conversazioni come quelle riportate più sotto, sarebbero sufficienti a screditare eternamente partiti e onorevoli e a tentare la via del rinnovamento, proponendo per esempio il Movimento 5 Stelle, un movimento ancora pulito e appassionato, alla guida del paese. Ma credo ormai che la gente attenda le indiscrezioni sulla politica come si attende una telenovela, non riesce a calarla nella propria realtà. Vi sono due momenti distinti: da una parte l'invettiva contro la casta, alimentata da tutti i privilegi e i comportamenti che emergono, dall'altra la paura di cambiare, il preferire delle bastonate certe alla possibilità di cambiare, vista  come forma di incertezza.
Sentite qualche bello stralcio dalle conversazioni tra onorevoli riportate dal Corriere
 C'è un'intervista al deputato di Futuro e Libertà Aldo Di Biagio, che racconta di come una collega lo contattò per farlo rientrare nel Pdl: «Mi ha detto: "Noi ci aspettiamo coerenza da te. Ti consigliamo di aprirti una fondazione e ti faremo avere un contributo di un milione e mezzo da Finmeccanica o da un'altra società"».
O ancora
 C'è la ricostruzione di come il dipietrista Antonio Razzi avrebbe contrattato la sua fiducia al governo Berlusconi, determinante in quel 14 dicembre 2010 di svolta nella legislatura, chiedendo tra l'altro l'istituzione del consolato onorario di Lucerna, finito poi a un suo amico. O ancora la rivelazione del finiano Luigi Muro: «L'onorevole Verdini mi ha detto: "Dimmi cinque cose che possono interessarti, cinque desideri e poi ragioniamo"». Meglio del genio della lampada di Aladino.
Il problema principale degli onorevoli diventa il vitalizio. Così, il deputato talpa riesce a raccogliere queste perle
Ed ecco, agganciata dalla talpa, un'altra chiacchierata tra una sanguisuga e un somaro centrata sull'asfissiante richiamo alla pensione, il vitalizio. Così piena di parolacce, oltre agli strafalcioni, che dobbiamo chiedere scusa ai lettori:«Ma riuscite a fare tirare avanti questo governo? Ce la fate fino alla scadenza? Meglio anche per te. Così pigli pure tu la... Adesso devi fare quattro anni, sei mesi e un giorno. Perciò fatti nu poco li cazzi tua e non rompere più i coglioni a... E andiamo avanti. Così anche tu ti manca un anno...».«Meno di un anno!».«Meno di un anno e ti entra il vitalizio. Tu che cazzo te ne fotte, dico io? Tanto questi sono tutti malviventi. A te non ti pensa nessuno. Te lo dico io, caro amico. Che questi, se ti possono inculare ti inculano senza vaselina nemmeno».
E' un continuo. Questo è lo sfogo di un deputato presumibilmente eletto con la Lega
«Però non è giusto che tutti i partiti prendono i soldi dai parlamentari. Non va bene così. Non è una cosa corretta. La Lega è diventato un partito d'affari. Fanno quello che fanno tutti. E ti fanno firmare un contratto eh? Ti fanno firmare l'impegnativa. Hanno voluto un assegno post datato di 25.000 euro...». Conclusione: «Ma piuttosto voi quanto gli date, di pizzo, ogni mese?».
Cosa aspettiamo a mandarli tutti a casa? I tempi ormai sono maturi, non occorre chissà quale sforzo: basta non votarli. Basta non votarli!
Questa sera, su La7, Gianluigi Nuzzi negli Intoccabili. Forse da non perdere. 
(In questa pagina le repliche delle puntate).



Il futuro nelle nostre mani: il coraggio di cambiare. Grillo e il Movimento 5 Stelle

Dopo l'evidente fallimento dei partiti che conosciamo e vista l'impossibilità dei governi tecnici di agire in maniera equa, cos'è che ci impedisce di cambiare sistema e far provare, per esempio, al Movimento 5 Stelle? Avremo mai il coraggio di cambiare?
Se è vero quello che dice Monti, che ha trovato una situazione in cui non c'erano quasi i soldi per pagare gli stipendi, e se è vero che il centrosinistra accetta una manovra di lacrime e sangue che se l'avesse proposta Berlusconi sarebbe scoppiata la rivoluzione, allora ritengo che i partiti che conosciamo fino ad oggi hanno esaurito la loro storia. Ci vuole gente nuova.
E se è vero che un governo tecnico non è in grado di fare più di quello che un Parlamento gli consente di fare, allora non c'è alternativa. Dopo la manovra si vada alle elezioni e proviamo a cambiare noi le cose: un movimento come il Movimento 5 Stelle ha, per lo meno, la freschezza e la passione che i mastodonti dei vecchi partiti ormai non hanno più, ha la potenzialità e la speranza di una maggiore equità e una maggiore giustizia, ma sta a noi la volontà di cambiare.
Purtroppo però la gente continuerà ad essere bastonata e contenta: il peggior nemico degli italiani sono gli italiani stessi.


domenica 2 ottobre 2011

La società civile italiana è meglio o peggio della classe politica? Dal Politici ora basta di Della Valle all'uguaglianza politica-società di Profumo

Diego Della Valle
In seguito alla pubblicazione  a pagamento, su alcuni giornali, delle accuse al mondo politico di Diego Della Valle (qui il testo) quello stesso mondo politico ha avuto differenti reazioni. In particolare una reazione mi ha colpito, venuta da Alessandro Profumo, ex ad di Unicredit e ora consulente Eni, azionista di Linkiesta, vicepresidente dell'Abi e innamorato della politica [TMnews]. L'occasione è il convegno a Chianciano Democratici davvero al quale è presente insieme a Rosy Bindi, pure critica verso Della Valle. La frase che si lascia sfuggire Profumo è questa [fonte Corriere]
«l'idea e il pensiero che la società civile sia così meglio della classe politica, è proprio sbagliata».
Alessandro Profumo
Forse Profumo ha ragione, o forse no. Intanto gli propongo questi dati. Si va dal numero dei politici indagati o condannati [Tutti i politici indagati o condannati]   fino alla relazione tra stipendi di Consiglieri e Presidenti regionali e benessere dei cittadini, scoprendo che vi è una correlazione negativa [Relazione tra stipendi delle regioni e benessere dei cittadinie ancora, dalla constatazione che i nostri politici sono i più pagati d'Europa ma che  l'Italia è l'unico paese europeo in cui lo stipendio dei parlamentari non è correlato positivamente al Pil [I parlamentari italiani: i più pagati d'Europaal costo della burocrazia fiscale italiana, quattro volte superiore alla media europea [Quanto costa la burocrazia fiscale in Italia?], per non parlare poi di parentopoli [Parentopoli: parenti e politica] o dell'indice di produttività parlamentare [Indice di produttività Parlamentare: onorevoli lavoratori e fannulloni] o, infine, della crescita economica italiana, da un pezzo ormai ben sotto la media UE [Istat.Rapporto annuale 2011 dell'Italia].

Oltre questi graziosi fatti, su cui occorre precisare che alcuni se ne verificano anche nella società italiana, anche se in percentuale inferiore, vi è a dar manforte  all'ipotesi pro società civile e contro la classe politica, l'ultimo libro del duo Stella-Rizzo, gli inventori del termine casta e già autori di La casta, La deriva e Vandali, che danno ora alle stampe Licenziare i padreterni, Rizzoli 2011. Su questo libro tornerò diffusamente in un altro articolo. Per ora vi basti qualche assaggio anche se, va detto in difesa degli stomaci più delicati, si tratta di bocconi avvelenati.
Vi è una leggina, che forse pochi conoscono, che a rotazione tutti i politici assicurano, a parole, di voler cambiare. Si tratta del Dpr 22 dicembre 1986 n. 917 che recita
chi regala soldi a un partito politico ottiene sconti fiscali fino a 50 volte superiori a chi dona quegli stessi soldi a una organizzazione umanitaria.
Per fare un esempio. Poniamo che qualcuno voglia donare 100 mila euro ad una organizzazione umanitaria. Dalle tasse, detrarrà una cifra pari al 19% del tetto massimo di 2065,83 euro, cioè 392 euro e 50 centesimi.
Ma, se quella stessa somma la donasse a un partito politico, potrà detrarre il 19% di un tetto 50 volte superiore, cioè quasi 104 mila euro, e la cifra che potrà detrarre sarà molto più alta, 19 mila euro.
Ma non è solo questo. Spesso e volentieri i rappresentanti della classe politica al governo affermano sconsolati che la situazione finanziaria attuale, con il debito pubblico al 120% del Pil
"è tutta colpa del debito che abbiamo ereditato".
Sapete però chi erano i consulenti economici di Craxi, in quel famoso 1983 al quale si fa risalire l'impennata del debito pubblico? Guardate se li riconoscete: 
Giulio Tremonti, Renato Brunetta, Maurizio Sacconi e Domenico Siniscalco.
Ta-dan! Non è cambiato niente! I consiglieri economici di Craxi nel 1983 sono i governanti del 2011, e se ne vede, devo dire perfettamente, la continuità politica.
E allora? 

Se Profumo ha ragione, allora la società civile italiana è messa proprio male. Ma forse è solo questione di intendersi sul valore da accordare a "così", forse la società civile è solo un po' meglio della politica.

Oppure Profumo non si riferiva a tutta la classe politica, ma solo a una parte, segnatamente quella all'opposizione, a suo parere più vicina al livello della società civile di quella al governo.
Quien sabe? Noto, in alcuni ambiti dell'agire politico, una paurosa continuità tra maggioranza e opposizione. Spero di sbagliarmi. Del resto, non è improbabile che a breve se ne possa avere la riprova.





venerdì 30 settembre 2011

Relazione tra stipendi delle Regioni e benessere dei cittadini

Gli ottimi osservatori della voce.info hanno prodotto un'altra serie di grafici piuttosto esplicativi: Compensi d'oro delle Regioni. Senza merito. Due sono i fenomeni dai quali prende le mosse questo studio: lo stipendio dei politici italiani, finora esaminato solo dal lato governativo e parlamentare e l'identificazione (si veda I parlamentari italiani: i più pagati d'Europa) della correlazione positiva tra stipendi dei politici e benessere dei cittadini in Europa, con la colpevole eccezione dell'Italia.
Ora, Andrea Garnero concede il bis analizzando la correlazione tra stipendi di Consiglieri e Presidenti di Regione e due indici: il Pil pro capite e il tasso di disoccupazione. Viene, purtroppo, confermato il dato a livello nazionale.
Per esempio, tra lo stipendio dei Consiglieri Regionali e il Pil pro capite vi è una leggera correlazione negativa (-0.29)  che, anche se è una piccola correlazione negativa (cioè a stipendio più alto corrisponde Pil più basso) pure non è certamente una correlazione positiva, come quella a livello europeo.

credit la voce.info
Molto peggio va tra la correlazione tra gli stipendi dei Presidenti di Regione e il Pil: qui la correlazione è significativa (-0.37, significatività al 5%) il che vuol dire che più alto è lo stipendio dei Presidenti di Regione più basso è il Pil pro capite.

credit la voce.info

Ultimo dato che vi fornisco (gli altri sono disponibili sul sito della voce.info) è quello, ad alta significatività (1%, correlazione -0.59)  sempre tra stipendi dei Presidenti di Regione e tasso di disoccupazione valore  che presenta una correlazione negativa più ampia rispetto a quella tra stipendi dei Consiglieri di Regione e disoccupazione.

credit la voce.info

Che significato hanno questo grafici? Come per quello nazionale certificano un'eccezione a livello europeo: non vi è legame, come invece vi è  in Europa, tra remunerazione dei politici e livello di benessere. Da noi, i politici che guadagnano di più sono quelli delle aree che hanno un Pil più basso o un tasso di disoccupazione più alto. Come è agevole notare vi sono delle eccezioni: una per tutte, l'Emilia Romagna, che presenta delle remunerazioni tra le più basse e Pil pro capite tra i più alti e tasso di disoccupazione tra i più bassi. Se non è cosa facile aumentare il Pil e ridurre la disoccupazione, livellare verso il basso le remunerazioni dei politici regionali a che livello di difficoltà lo poniamo?

giovedì 8 settembre 2011

Manovra economica: alleggeriti i tagli alla politica

Di seguito presento un articolo (n. 13) del  testo sulla manovra economica 2011 composta dal disegno di legge presentato e quello approvato dal Senato, che sono leggermente differenti, stranamente  a favore dei politici (in blu il testo originario, in rosso le parti aggiunte e approvate dal Senato)

RIDUZIONE DEI COSTI DEGLI APPARATI ISTITUZIONALI
Art. 13.
(Trattamento economico dei parlamentari e dei membri degli altri organi costituzionali. Incompatibilità. Riduzione delle spese per i referendum)
        1. A decorrere dal mese successivo a quello di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto,
per gli anni 2011, 2012 e 2013,
  ai membri degli organi costituzionali 
fatta eccezione per il Presidente della Repubblica e i componenti della Corte costituzionale,
si applica, senza effetti a fini previdenziali, una riduzione delle retribuzioni o indennità di carica superiori a 90.000 Euro lordi annui previste alla data di entrata in vigore del presente decreto, in misura del 10 per cento per la parte eccedente i 90.000 euro e fino a 150.000 euro, nonché del 20 per cento per la parte eccedente 150.000 euro. A seguito della predetta riduzione il trattamento economico complessivo non può essere comunque inferiore a 90.000 euro lordi annui.
        2. In attesa della revisione costituzionale concernente la riduzione del numero dei parlamentari e della rideterminazione del trattamento economico omnicomprensivo annualmente corrisposto ai sensi dell’articolo 1, comma 1, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98 convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111:
            a) l’indennità parlamentare è ridotta del 50 per cento per i parlamentari che svolgano qualsiasi attività lavorativa per la quale sia percepito un reddito uguale o superiore al 15 per cento dell’indennità medesima. La riduzione si applica a decorrere dal mese successivo al deposito presso la Camera di appartenenza della dichiarazione annuale relativa ai redditi delle persone fisiche di cui alla legge 5 luglio 1982, n. 441, dalla quale emerge il superamento del limite di cui al primo periodo;
           a) ai parlamentari che svolgono qualsiasi attività lavorativa per la quale sia percepito un reddito uguale o superiore al 15 per cento dell’indennità parlamentare la riduzione dell’indennità di cui al comma 1 si applica in misura del 20 per cento per la parte eccedente i 90.000 euro e fino a 150.000 euro, in misura del 40 per cento per la parte eccedente i 150.000 euro. La riduzione si applica con le medesime decorrenza e durata di cui al comma 1

            b) le Camere, in conformità con quanto previsto dai rispettivi ordinamenti, individuano entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto le modalità più adeguate per correlare l’indennità parlamentare al tasso di partecipazione di ciascun parlamentare ai lavori delle Assemblee, delle Giunte e delle Commissioni.
        3. La carica di parlamentare è incompatibile con qualsiasi altra carica pubblica elettiva. Tale incompatibilità si applica a decorrere dalla prima legislatura successiva alla data di entrata in vigore del presente decreto.
        3. Fermo restando quanto previsto dalla legge 20 luglio 2004, n. 215, e successive modificazioni, le cariche di deputato e di senatore, nonché le cariche di governo di cui all’articolo 1, comma 2, della citata legge n. 215 del 2004, sono incompatibili con qualsiasi altra carica pubblica elettiva di natura monocratica relativa ad organi di governo di enti pubblici territoriali aventi, alla data di indizione delle elezioni o della nomina, popolazione superiore a 5.000 abitanti, fermo restando quanto previsto dall’articolo 62 del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267. Le incompatibilità di cui al primo periodo si applicano a decorrere dalla data di indizione delle elezioni relative alla prima legislatura parlamentare successiva alla data di entrata in vigore del presente decreto. A decorrere dalla data di indizione delle relative elezioni successive alla data di entrata in vigore del presente decreto, le incompatibilità di cui al primo periodo si applicano, altresì, alla carica di membro del Parlamento europeo spettante all’Italia, fermo restando quanto previsto dall’articolo 6, commi secondo, terzo, quarto, quinto e sesto, della legge 24 gennaio 1979, n. 18, e successive modificazioni. Resta fermo in ogni caso il divieto di cumulo con ogni altro emolumento; fino al momento dell’esercizio dell’opzione, non spetta alcun trattamento per la carica sopraggiunta
        4. All’articolo 7 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98 convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, dopo il comma 2, è aggiunto il seguente:
        «2-bis. Nel caso in cui, nel medesimo anno, debba tenersi più di un referendum abrogativo, la convocazione degli elettori ai sensi dell’articolo 34 della legge 25 maggio 1970, n. 352, avviene per tutti i referendum abrogativi nella medesima data».


In pratica: 
  • la riduzione delle retribuzioni o indennità dei parlamentari non sono definitive ma temporanee, e riguardano solo gli anni dal 2011 al 2013 compresi, mentre nel disegno originario era un taglio permanente in quello approvato dal Senato diventa limitato;
  • vengono inserite le eccezioni, dal taglio delle retribuzioni, della Presidenza della Repubblica e della Corte Costituzionale;
  • l'indennità parlamentare per chi percepisce un altro stipendio pari o superiore al 15% dell'indennità stessa, invece di essere ridotta del 50% secco è ridotta in misura inferiore: del 20% per la parte eccedente 90 mila euro e del 40% per quella eccedente i 150 mila euro. Anche questa misura non è più permanente ma temporanea;
  • nel ddl iniziale la proposta prevedeva che la carica di parlamentare fosse incompatibile con qualsiasi altra carica elettiva; nel ddl approvato l'incompatibilità è applicabile solo a quelle altre cariche elettive aventi popolazione superiore a 5000 abitanti.



Fonti:
DDL presentato
DDL approvato 

venerdì 26 agosto 2011

L'antipolitica, le altre caste e il diritto-dovere di critica

Peppino Caldarola su Linkiesta fa notare che quegli stessi giornalisti che strepitano per i pasti parlamentari a pochi euro, mangiano in realtà anche loro a quella mensa.
Peccato che nessun giornale abbia scritto che questi ristoranti sono frequentati dal ghota del giornalismo italiano e da quasi tutti i cronisti parlamentari. è buffo che si siano accorti dei privilegi, di cui hanno goduto, solo ora e che nessuno abbia scritto che il pasto del parlamentare aveva lo stesso costo di quello del cronista che ne riportava fedelmente il pensiero.
Anche sul versante pensioni Caldarola ha un pensiero critico
 Peccato che tutti i grandi gruppi editoriali, anche quelli che più si scandalizzano, hanno fatto ricorso, e ne faranno, ancora ai pensionamenti anticipati mandando a casa fior di cronisti, inviati e commentatori ben prima del compimento dei sessantanni. 
E dunque? Il suo pensiero nasce dalla constatazione che
I giornali, praticamente tutti, anche quelli di destra, sono diventati i megafoni dell'antipolitica.
Ed è vero. Anche giornali tendenzialmente filogovernativi mettono giù i loro carichi: scrivere male dei politici e della politica fa vendere copie e regala popolarità. Si chiama seguire l'onda. E fa bene Caldarola a stigmatizzarlo.
Dico a Caldarola che la sua osservazione è giusta,  però bisogna considerare che non è al giornalista che si chiede la coerenza tra quello che dice e come si comporta, almeno finchè non è pagato con soldi pubblici. Solo a quelle categorie pagate con soldi pubblici, e massimamente a chi decide, io chiedo coerenza tra le parole e i fatti. Il giornalista che approfitta di un menù a bassissimo prezzo adotta un comportamento umano, anche se disdicevole. Ma non è stato lui a creare le condizioni per quei ristoranti a prezzi bassissimi. Le condizioni le hanno create i politici. La battaglia della carta stampata sull'allungamento dell'età pensionabile si scontra, come racconta, con una prassi che è tutto il suo contrario. Ancora una volta è vero. Ma chi le ha fatte quelle norme? Chi ha permesso che avvenisse? 
E' senz'altro più apprezzabile se il fustigatore dei costumi, il critico impietoso del malcostume o l'autore di inchieste rivelatrici è egli stesso coerente con quanto denuncia, ma non è indispensabile, e l'esserlo non renderà i suoi articoli più veritieri. Perchè è questo che a me interessa: che quello che il giornalista scrive sia vero. Poi ci sarà qualcuno, un altro giornalista, che svelerà i privilegi della casta dei giornalisti.

Ma l'antipolitica, se la politica è questa qui (quella che almeno crediamo di conoscere), non è il male: questa antipolitica è il bene. In realtà, non vi è una particolare recrudescenza della classe politica attuale rispetto a quella passata, vi è piuttosto un continuum rispetto alla cosiddetta Prima Repubblica. Questa continuità la si deve al fatto che da noi entrare in politica significa volerci rimanere finchè si respira. Non è come negli altri paesi dove, una volta finito il mandato, il politico torna a fare quello che faceva prima o si inventa un nuovo lavoro, come Bill Clinton, Tony Blair, e come probabilmente accadrà al dimissionario Zapatero. Qui da noi i politici si vogliono incistare nelle istituzioni senza più mollare la presa. Purtroppo, per fare questo, devono crearsi una serie di alleanze alle quali si arriva solo ponendo i propri uomini nelle poltrone giuste, facendo favori, creandosi il proprio bacino elettorale, insomma mettendo in atto tutte quelle pratiche extra-politiche (nel senso che non hanno niente a che fare con la vocazione politica vera) che gli permetteranno di godere di una carriera eterna.
E' per questo che la scrittura delle leggi segue percorsi tutti particolari, prima quello delle esigenze di carriera, poi quello dovuto alla frustata dell'indignazione popolare. E' per questo che la politica ama frammischiarsi con il mondo degli affari, per mettere in atto la prassi del do ut des, ed è per questo che siamo il paese delle infrastrutture incompiute e dei costi decuplicati.
E' sempre la solita politica, e dunque è anche sempre la solita antipolitica. E' la stessa cosa che accadeva ai tempi d'oro della Prima Repubblica, non è cambiato niente, se non che qualche protagonista ha lasciato per raggiunti limiti di età, ma la dinamica è la stessa.
Ed è per questo motivo che, ogni tanto, ogni 50 o 60 anni, sarebbe bene fare una pulizia profonda e ricominciare. 

martedì 26 luglio 2011

I privilegi della casta svelati da un deputato

Non si tratta del precario arrabbiato Spider Truman  ma di un protagonista della casta, un parlamentare. Si chiama Carlo Monai, è deputato dell'Idv, ed è l'unico che ha deciso 
di raccontare a "l'Espresso" com'è cambiata la sua vita da quando è entrato nella casta. 
Sulla scorta di quello che sta succedendo nel nostro paese, esasperato dai sacrifici continui cui lo sottopone il governo, per rientrare dal mastodontico debito pubblico accumulato, monta la cosiddetta antipolitica, che se uno legge bene significa: contro questa politica.
E contro questa politica, adesso si scaglia anche uno dei suoi protagonisti. Non solo giornalisti, commentatori, analisti, opinione pubblica, bloggers ed ex dipendenti dunque, ma anche gli stessi politici.
Siamo arrivati a un punto che, ormai, l'enumerazione di tutti i privilegi della casta dei parlamentari mi dà  l'idea di qualcosa di morboso, come se non fosse più la sorpresa della scoperta originaria di un peccato inconfessabile ma il godimento malato di chi sprofonda ancora di più in una pratica masochistica.
Eppure ne parlo di nuovo anch'io e ne ho sempre parlato. Faccio un paragone con  quello che succede in quasi tutte le famiglie, quando c'è un periodo di carestia le rinunce più gravose spettano ai genitori, non ai figli. Esattamente il  contrario di quello che succedeva  e succede nel rapporto politici-cittadini: con i politici che non rinunciano a niente e i cittadini che devono rinunciare a tutto.
Ha ancora senso la lunga sequenza di privilegi, dispiegata quasi oscenamente ai nostri sensi increduli ma desiderosi di vedere e ascoltare, quasi che la conoscenza di tanta nuova ingiustizia fornisse nuova giustificazione al nostro disprezzo? 
Non è così che ho mai immaginato, o forse è meglio dire desiderato, la classe politica. Con certezza matematica, la vicinanza dei mondi economico e politico genera mostri, con corruzione e concussione a far da capofila.
photo aphaza
Una conseguenza di questo stato di cose è la formazione di una zona franca nella quale convivono inefficienza e spreco. Ancora maggiori dei privilegi della casta, i costi esuberanti e i ritardi nella consegna delle opere pubbliche, che hanno come conseguenza la caduta di fiducia nelle istituzioni, sono i veri e reali cancri della nostra vita politica e sociale. La corruzione che alligna in ogni settore pubblico, la distrazione di fondi, ben oltre il livello fisiologico, generano un sentimento di cinismo e disgusto del cittadino nei confronti di tutto ciò che è pubblico, finendo per autorizzare ogni deviazione nell'illegalità con inclusa autoassoluzione  dovuta alla constatazione che in alto non sono migliori di noi.
E dunque sia così, eccovi ancora un bagno nei privilegi (altrui), accompagnati da un testimone d'eccezione.
«Noi siamo a Roma da martedì al giovedì sera»
inizia Monai, chiarendo in questo modo la durata della settimana lavorativa del parlamentare. 

«Ma in questa legislatura pare che stiamo facendo peggio che mai: spesso lavoriamo due giorni a settimana, e il mercoledì già torniamo a casa. Nel 2010 e nel 2011 l'aula non è mai stata convocata di venerdì. Le sembra possibile?»

Cominciamo subito dalla busta paga, che è identica
a quella dei suoi colleghi: l'indennità netta è di 5.486,58 euro, a cui bisogna aggiungere una diaria di 3.503,11 euro. Per ogni giorno di assenza la voce viene decurtata di 206 euro, ma solo per le sedute in cui si svolgono le votazioni. E se quel giorno hai proprio altro da fare, poco male: basta essere presenti anche a una votazione su tre, e il gettone di presenza è assicurato ugualmente. Lo stipendio è arricchito con il rimborso spese forfettario per garantire il rapporto tra l'eletto e il suo collegio (3.690 euro al mese), e gli emolumenti che coprono le uscite per trasporti, spese di viaggio e telefoni (altri 1.500 all'incirca). In tutto, oltre 14 mila euro al mese netti. Ai quali molti suoi colleghi con galloni possono aggiungere altre indennità di carica. 
A cui si devono aggiungere
altri 3.690 euro destinati ai portaborse [...] altri 3.098 euro l'anno per pagare le telefonate [...] Per i computer? Abbiamo un plafond di altri 1.500 euro [...] rimborso mensile per taxi da 1.007 a 1.331 euro al mese. 
E per quanto riguarda gli sconti dalla case automobilistiche
 «Il precario che su Internet ha svelato gli sconti che ci fa la Peugeot s'è dimenticato che anche altre case offrono benefit simili: ho ricevuto offerte dalla Fiat, dalla Mercedes, dalla Renault. Dal 10 al 25 per cento in meno. Credo che lo facciano per una questione di marketing»
Idem per i viaggi
Ogni parlamentare ha una tessera che gli consente di non pagare l'autostrada, i treni e gli aerei (sempre prima classe) e le navi, in modo da potersi spostare liberamente sul territorio nazionale. «Tutto gratis, anche se devo andare al compleanno della nonna», chiosa l'onorevole. «Dovrebbero essere pagati solo i viaggi legati al nostro incarico pubblico».

Mi sa che questo Monai aveva voglia di rovinare il precario arrabbiato, che ora avrebbe tutto il diritto di essere doppiamente arrabbiato, vista la rottura di uova nel paniere da parte del nuovo rivelatore. Ma non è solo questione di scoprire altri privilegi, nuovi benefits, il problema è: a quando qualcuno che spazzerà via tutto questo per ricominciare dall'inizio? 
  

venerdì 22 luglio 2011

Perchè non è possibile indurre il senso di responsabilità in politica?

Rispetto alla classe politica che abbiamo, un pensiero che mi sorge è questo: un uomo politico molto attaccato ai soldi perde gran parte della sua credibilità. Se ci aggiungi che gli ultimi 17 anni di vita politica (cioè da quando vi è entrato Silvio Berlusconi) sono un'eterna litania tra lotta politica attraverso la magistratura e leggi ad personam, il quadro è già bello e che dipinto.
Il parlamentare o l'uomo politico in genere, è un uomo come noi. Ognuno di noi conosce le proprie debolezze e piccole nefandezze. Sa quanto si possa essere meschini, piccoli, carogne. Sa che è molto più facile essere così che essere generosi, leali, altruisti. Perciò, perchè sorprendersi se i nostri uomini politici lo sono? Perchè sorprendersi se sono corrotti, se si macchiano di concussione, se ricevono regali, se non pagano quasi niente, se coltivano il loro orticello elettorale con il nepotismo e così via. Siamo anche noi così dunque, perchè meravigliarsi?

Eppure, esistono dei comportamenti che alcune situazioni contingenti possono modificare. Per esempio, chiedere a un educatore di sottoporsi a una tre giorni di dieta per diabetici aumenta la possibilità di consigliare al meglio i pazienti diabetici e modifica positivamente l'attitudine generale (Anderson 1991). Come dire, provare in prima persona rende più partecipi e responsabili. Se vi chiedessero di controllare un neonato di pochi mesi per il tempo necessario alla madre di sbrigare una commissione, non vi sentireste responsabilizzati? Oppure, se in coda ad una cassa o ad uno sportello, qualcuno vi dicesse: per favore, devo andare alla toilette, mi tiene il posto? Che fate, non glielo tenete? La maggior parte di noi, quando richiesta esplicitamente di attuare un comportamento responsabile, lo fa. La chiamata  alla responsabilità funziona quasi sempre.Anche se si trattasse di soldi: se qualcuno vi chiedesse di sorvegliargli il portafoglio mentre si tuffa nel fiume nel quale gli è caduto un anello, che fareste, gli rubereste i soldi? Probabilmente no, mentre se vi trovaste a passare da quelle parti e vedeste il portafoglio, probabilmente lo prendereste.

Essere chiamati personalmente a un impegno responsabilizza. Così come accade  quando si richiede un giuramento. Cos'è il giuramento? E' un impegno, una responsabilità diretta. 

Il senso di responsabilità, però, è come la responsabilità penale: è personale. Quando sei il Ministro dell'Economia, e unicamente da te dipende il bilancio dello Stato, ti senti molto più responsabilizzato del Parlamento, composto da tanti parlamentari, che deve approvare o bocciare i tuoi provvedimenti. Quando la responsabilità può spalmarsi su più persone perde immediatamente l'effetto che invece riesce a produrre su una sola.
Si guardi per esempio ai nostri governanti. Spesso Berlusconi afferma di non avere potere (scarico di responsabilità nei confronti degli altri ministri o del Parlamento), oppure di avere alleati che non rispettano i patti oppure ancora di essere impedito, nella sua azione, dalla magistratura politicizzata.
Quando si hanno grandi responsabilità alle quali non si riesce a far fronte, subentra la vergogna per la propria incapacità e si cerca di dare la colpa agli altri del proprio insuccesso. Questo si deve, in massima parte, al fatto che spesso si promettono cose notoriamente quasi impossibili da mantenere, ma di sicuro effetto propagandistico.

Torniamo alla classe politica. Ecco dunque che, in qualche modo, si riesce a spiegare perchè la classe politica, nel suo insieme, non sembra beneficiare del senso di responsabilità che impone l'assegnazione di un compito. Perchè di fronte al fallimento si invocherà sempre la co-responsabilità di altri, co-responsabilità che è poi effettivamente una delle cause principali dell'affievolimento del senso di responsabilità personale.
Berlusconi invoca la crisi internazionale, l'11 settembre, la magistratura di sinistra, i giornali di sinistra, i parlamentari che si è scelto (e che in parte l'hanno abbandonato), le procedure istituzionali, i regolamenti del Parlamento e via dicendo. Mai una volta che si sia assunto la responsabilità di dire: è un mio fallimento, non sono riuscito. Non che gli altri siano da meglio, del resto.

Per concludere. Perchè non riusciamo a trasmettere ai nostri politici e amministratori quel senso di responsabilità che invece trasferiamo a un estraneo chiedendogli: scusi, per cortesia, mi tiene il posto che torno subito? E perchè gli uomini politici non se ne sentono investiti ma, anzi, se ne infischiano? Il motivo lo sappiamo ma più difficile è comprendere il meccanismo che interviene. Il motivo è questo: è come se chiedessimo un impegno non direttamente a una sola persona ma a un gruppetto di persone: nessuna si sente coinvolta personalmente e distribuisce la sua responsabilità sul gruppo. Siccome il gruppo non agisce come una cosa singola e ciascuno, singolarmente, ha solo una piccola parte di responsabilità, nessuno si sente personalmente obbligato a rispettarla. 
In questo senso, la leadership avrebbe dovuto responsabilizzare il capo di turno, però la cosa non si è verificata. In questo caso il capo di turno può avanzare la tesi che non ha abbastanza potere, ma è quasi certo che se anche lo avesse non riuscirebbe nell'intento.
Perchè?
Il problema è lo stesso della richiesta fatta a un gruppetto di persone vista sopra: se noi chiediamo un impegno non a una persona ma a un gruppetto, non otterremo lo stesso senso di responsabilità di un singolo. Allo stesso modo, pur avendo l'elettore  l'impressione di aver richiesto un impegno preciso al proprio candidato, non è ciò che il candidato  ha percepito. Egli non ha dovuto promettere a una sola persona una specifica cosa ma l'ha promessa a una moltitudine.Probabilmente, in questo caso, si manifesta una dispersione dell'obbligo, come nell'altro caso si manifestava una dispersione di responsabilità, che permette di venir meno ai propri impegni senza sentirsi responsabili. 
In questo atteggiamento gioca un ruolo essenziale la capacità empatica, che è parte fondamentale nel sentirsi vincolato con qualcuno alla parola data. La facilità con la quale si passa sopra un impegno disatteso è direttamente proporzionale all'assenza di empatia che si prova per il destinatario del nostro impegno.



R M Anderson, M M Funnell, P A Barr, R F Dedrick, and W K DavisLearning to empower patients. Results of professional education program for diabetes educators.Diabetes Care July 1991 14:584-590; doi:10.2337/diacare.14.7.584

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