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giovedì 2 febbraio 2012

Una Repubblica di Enti Pubblici: 1,3 milioni di persone vivono di politica

imagecredit uil.it
Ieri sera nella trasmissione Gli intoccabili di Gianluigi Nuzzi su La7 sono andati in onda alcuni servizi sulle migliaia di Enti  Pubblici più o meno utili sparsi per l'Italia. La trasmissione ha avuto come filo conduttore uno studio presentato dalla Uil nel marzo scorso dal titolo Campagna Uil: meno costi della politica = meno tasse.
I numeri presentati nello studio Uil  e i servizi mostrati nella trasmissione Gli Intoccabili  sono un'ennesima prova di quale potrebbe essere una delle ragioni per cui, in una situazione economica difficile a livello internazionale, noi ci troviamo peggio degli  altri.

sabato 5 novembre 2011

I politici e la stampa: "No grazie, la stampa mi rende nervoso"

Repubblica (uno dei media incriminati) presenta questo interessante documento filmato dei rapporti della politica, segnatamente quella di governo, con la stampa, vista come un fastidio e mal tollerata. Una battuta di Tremonti su affermazioni di La Russa chiarisce il pensiero: "I giornalisti devono stare al loro...ruolo..." dice La Russa e Tremonti risponde, con una battuta che però riassume un desiderio (non so se suo) "...in ginocchio".
Dal turpiloquio di Bossi ai pestoni di La Russa alle videocamere spaccate da Stracquadanio, la nostra classe politica, mal sopporta il morso della stampa: non sarà tutto oro quello presente sulla stampa, ma quale regime democratico può farne a meno?


venerdì 30 settembre 2011

Relazione tra stipendi delle Regioni e benessere dei cittadini

Gli ottimi osservatori della voce.info hanno prodotto un'altra serie di grafici piuttosto esplicativi: Compensi d'oro delle Regioni. Senza merito. Due sono i fenomeni dai quali prende le mosse questo studio: lo stipendio dei politici italiani, finora esaminato solo dal lato governativo e parlamentare e l'identificazione (si veda I parlamentari italiani: i più pagati d'Europa) della correlazione positiva tra stipendi dei politici e benessere dei cittadini in Europa, con la colpevole eccezione dell'Italia.
Ora, Andrea Garnero concede il bis analizzando la correlazione tra stipendi di Consiglieri e Presidenti di Regione e due indici: il Pil pro capite e il tasso di disoccupazione. Viene, purtroppo, confermato il dato a livello nazionale.
Per esempio, tra lo stipendio dei Consiglieri Regionali e il Pil pro capite vi è una leggera correlazione negativa (-0.29)  che, anche se è una piccola correlazione negativa (cioè a stipendio più alto corrisponde Pil più basso) pure non è certamente una correlazione positiva, come quella a livello europeo.

credit la voce.info
Molto peggio va tra la correlazione tra gli stipendi dei Presidenti di Regione e il Pil: qui la correlazione è significativa (-0.37, significatività al 5%) il che vuol dire che più alto è lo stipendio dei Presidenti di Regione più basso è il Pil pro capite.

credit la voce.info

Ultimo dato che vi fornisco (gli altri sono disponibili sul sito della voce.info) è quello, ad alta significatività (1%, correlazione -0.59)  sempre tra stipendi dei Presidenti di Regione e tasso di disoccupazione valore  che presenta una correlazione negativa più ampia rispetto a quella tra stipendi dei Consiglieri di Regione e disoccupazione.

credit la voce.info

Che significato hanno questo grafici? Come per quello nazionale certificano un'eccezione a livello europeo: non vi è legame, come invece vi è  in Europa, tra remunerazione dei politici e livello di benessere. Da noi, i politici che guadagnano di più sono quelli delle aree che hanno un Pil più basso o un tasso di disoccupazione più alto. Come è agevole notare vi sono delle eccezioni: una per tutte, l'Emilia Romagna, che presenta delle remunerazioni tra le più basse e Pil pro capite tra i più alti e tasso di disoccupazione tra i più bassi. Se non è cosa facile aumentare il Pil e ridurre la disoccupazione, livellare verso il basso le remunerazioni dei politici regionali a che livello di difficoltà lo poniamo?

martedì 19 luglio 2011

Il precario arrabbiato e l'italiano inferocito

Se uno dovesse far la lista delle cose che non funzionano, non finirebbe più. Qui in Italia non funziona niente. Forse non ha mai funzionato o forse, pian piano, ha cominciato a non funzionare più fino ad arrivare alla situazione attuale.Ne è una testimonianza anche  questa esplosione sulla rete del wikileaks italiano (il precario arrabbiato) che in fondo fornisce solo del pettegolezzo politico, cose che già sappiamo abbondantemente e che invece di generare tanta acrimonia verbale dovrebbero indurre a cambiare atteggiamento, in un luogo dove può contare qualcosa, cioè dentro la cabina elettorale: fuori il vecchio e dentro il nuovo.
Già in un'altra occasione notavo come il semplice inveire, il conoscere i segreti nascosti e indicibili, rappresenti un appagamento. Il rischio però è che ci si accontenti di quell'appagamento e che al momento buono, magari, non si agisca coerentemente con le opinioni espresse precedentemente.
La satira nasce dall'impotenza. Siccome non si può fare molto per modificare quella che si ritiene un'ingiustizia, in questo caso tutti i privilegi e l'intoccabilità della cosiddetta casta, ci si accontenta di sbeffeggiarli, ridicolizzarli, insultarli. Il blog e la pagina Facebook del precario ne sono un esempio perfetto.

E' l'eterna ricerca del gossip, del pettegolezzo! Ora si applica alla politica: "ehi, avete saputo, i politici c'hanno il pass, o la tariffa agevolata!", così come altre volte si applicava al mondo dello spettacolo, che fossero Clooney e la Canalis o Ruby Rubacuori o Marrazzo o chi volete voi. Siamo curiosi e infantili perchè non ci interessa il quadro generale, il funzionamento globale del sistema, no, ci interessa il fatto eclatante, ci interessa la notizia morbosa. Siamo affamati di notizie di cronaca: basta guardare i Tg Mediaset, ne sono pieni. E ora, anche alcuni Tg Rai  stanno adottando lo stesso sistema. Un eterno onnipresente cicaleccio morboso sui fatti di cronaca, con la politica che, attraverso queste rivelazioni (per carità, è giusto farle e non ho nulla contro il precario arrabbiato) diventa fenomeno di cronaca, perdendo di vista l'aspetto fondamentale e preponderante. 

Che altro dobbiamo sapere ancora sui politici? Tutto quello che potete immaginare l'han fatto! Abbiamo bisogno sempre di nuova benzina per restare accesi? Sempre nuovi pettegolezzi, nuove scoperte sensazionali? Ma che aggiungeranno in più a quello che già sappiamo?

Questa esplosione critica nei confronti della casta non ha un fondamento costruttivo. E' solo distruttiva. Mira, cioè, a distruggere qualcosa che si sa di non poter mai modificare. Ma è una distruzione solo di facciata, in realtà non si scalfisce granchè. Come si dice: can che abbaia non morde. 

Scrivendo il post mi è venuta voglia di ridare un'occhiata a due best seller del duo Stella-Rizzo: La casta del 2007 e La deriva del 2008. La deriva, scritto a cavallo della crisi del Governo Prodi e dell'insediamento di quello di Berlusconi, è un ritratto impietoso di un'Italia non solo politica. E' tutta un'Italia che non va.
Come sottotitolo del primo capitolo il duo scriveva
E siamo arrivati al bivio: o una svolta o la sindrome Argentina.
Siamo sempre in mezzo al bivio, solo che è cambiata la nazione di riferimento: ieri l'Argentina, oggi la Grecia. Ecco, brevemente, l'indice piuttosto esplicativo del libro


  1. Quando i cinesi eravamo noi. Solo 270 giorni per fare la Costituzione, 8 anni per l'Autosole
  2. Sempre più padri, sempre meno figli. E ogni neonato ha 250.000 euro di debito pensionistico
  3. Bolli, sempre bolli, fortissimamente bolli. Per aprire una trattoria 71 timbri, per una licenza edile 27 mesi
  4. Infrastrutture: da primi a ultimi. Tredici anni per un ponte di 81 metri, 4 a Shanghai per 36 chilometri
  5. Cristoforo Colombo è finito in secca. Porti, navi, aerei, treni: fotografie di un declino  
  6. Ingordi d'energia senza pagare dazio. Il nucleare no, il petrolio no, gli inceneritori no, l'eolico no...
  7. Qui ci vuole un commissario. Emergenza! Emergenza! E lo Stato aggira le regole dello Stato
e così via, per 17 capitoli impietosi, non solo nei confronti dei politici (che recitano la parte principale), ma degli italiani tutti. Non sembra credibile una classe politica come quella che abbiamo e una popolazione di cittadini impeccabili. Non sembra affatto credibile. Chiunque accetti o solleciti favoritismi, clientelismi, raccomandazioni piccole o grandi si pone allo stesso livello di quella casta che magari ora accusa a pieni polmoni.
Noi replichiamo a chi ci chiede di mostrare la nostra integrità morale: ma se lo fanno loro, perchè non devo farlo anch'io? 

L'idea di fondo, e concludo è dunque questa, per me: c'è in questa violenza verbale la sensazione che ci sia uno iato tra mondo istituzionale e cittadinanza. Da una parte loro, che comandano e devono comportarsi bene, dall'altra il cittadino, distaccato. Manca, mi pare, la consapevolezza che uno Stato lo si costruisce un po' tutti e non solo i rappresentanti istituzionali. Se fossimo realmente meglio di questi nostri rappresentanti com'è che non riusciamo a sbarazzarcene e far entrare le persone adatte?
Alla costruzione di una società giusta non concorrono solamente uomini politici e amministratori. Mi sembra, in questo senso, che il disprezzo che si genera nel leggere queste notizie sui privilegi del potere politico sia fine a se stesso. Serve a generare un'onda di disgusto, una ripulsa, che si manifesta anche nel linguaggio, violento e brutale. Ma questa ripulsa ha un risvolto costruttivo? In fondo, un modo valido di scalzare una classe politica che si ritiene indegna è anche quello di adottare e far adottare e far diventare prevalente nell'opinione pubblica, un modo di comportarsi improntato all'onestà e alla giustizia. Anche questo è un modo valido di agire per cambiare le cose. Almeno rispetto al solo inveire.
Certo, non sto condannando in toto l'aspetto critico e sarcastico associato alle scoperte di sempre nuove ingiustizie e privilegi di casta. Ci sta anche e inoltre serve a far montare l'opinione pubblica, a creare fenomeni di pressione. Non so quanto durevoli ed efficaci, nonostante l'impegno del leghista Calderoli. Rilevo soltanto che se rimane un atteggiamento che appaga così in sè, allora è molto più innocuo del condurre una vita anonima ma onesta.

venerdì 15 luglio 2011

I politici e i doppi incarichi

Si ha un bel parlare che c'è la crisi, che l'Italia è sotto attacco degli speculatori, che bisogna approvare una manovra economica fatta di sacrifici, ma come si concilia tutto questo rigore con l'osservazione che sono almeno  121 parlamentari (secondo l'Espresso) che hanno un doppio incarico: parlamentare e sindaco?
Anche il buon  proposito di dimezzare il rimborso ai partiti, più l'idea di regolare lo stipendio dei politici italiani su quello medio europeo sono naufragati: chi deve fare i sacrifici sono tutti gli altri.
Due parole su chi sono questi 121 politici.
Uno è, o meglio è stato fino a poco tempo fa, Piero Fassino, neosindaco di Torino e deputato Pd, il quale però si è dimesso da parlamentare. Per gli altri invece il doppio lavoro continua. Sembra che il preferito, insieme a quello di parlamentare, sia il posto da consigliere comunale, se è  scelto da 54 parlamentari.
Tra tanti sconosciuti vi è anche qualche conosciuto. Per esempio, Francesco Rutelli
senatore del Terzo polo e consigliere comunale a Roma (dopo aver perso la corsa per il Campidoglio
oppure l'eurodeputato Matteo Salvini, che è anche 
 consigliere della Lega Nord [...] nel consiglio del capoluogo lombardo.
Nella categoria degli assessori sono in pochi, 4 soltanto, tra i quali spicca il deputato Bruno Tabacci, del gruppo misto, da poco 
nominato assessore nella giunta milanese di Giuliano Pisapia.
32 invece sono i parlamentari anche sindaci, di cui 16 sono della Lega. Tra questi, vi è anche il sindaco di Napoli, De Magistris, che si dice in attesa
della ratifica formale della Cassazione che lo farà decadere dall'incarico a Strasburgo per incompatibilità.
 Insomma, tempo di crisi o no, è difficile staccare alcuni politici dalle loro poltrone. Forse la politica non è mai stata un luogo di ideali, e forse ha ragione chi dice che gli idealisti non sono buoni politici, sta di fatto che noi abbiamo politici molto sensibili alle cariche (e agli stipendi) e, probabilmente, con poca carica ideale, ma non per questo sono buoni politici. La considerazione, sgradevole, che se ne trae, è che l'Italia deve accollarsi una casta parassitaria tra le più pagate al mondo, capace di incunearsi in ogni ambito e di far valer la legge della raccomandazione, che questo metodo ha impregnato quasi tutti le istituzioni, come si vede anche dalle recenti indagini della magistratura, fino a toccare deputati, ministri e alte cariche militari. In tutto questo insieme confuso di solite cose esce la classica  c'è bisogno di fare sacrifici. Indovinate chi deve fare i sacrifici? Intanto, a seguire, godetevi prima un grafico con la distribuzione dei doppi incarichi per partito e la pagina con l'elenco di tutti gli stakanovisti.
  • Primo il Pdl con 47 parlamentari
  • Seconda la Lega con 42
  • Terzo il Pd con 14 

credit l'Espresso

In questa pagina dell'Espresso vi sono i nomi di tutti politici che conservano ancora il doppio incarico.

lunedì 16 maggio 2011

La casta dei politici e il popolo bue



Ogni tipo di dipendenza è cattiva, non importa 
se il narcotico è l'alcol o la morfina o l'idealismo.
Carl Gustav Jung




Brevi note come premessa a un altro pezzo (in preparazione) sull'ultimo libro di Mario Giordano Sanguisughe. Il libro è agile, si legge rapidamente, la curiosità poi accentua l'effetto e in più, quando si spara sui politici, su tutti i politici, senza preferenze per l'uno o per l'altro, si è sempre tutti d'accordo.
Dopo La casta di Stella e Rizzo, e tutte le altre caste, dei giornalisti, dei magistrati,  dei professori, dopo una serie fortunata di libri sui privilegi dei potenti, un altro volume su un altro dei tanti privilegi che la classe politica riserva a se stessa: le pensioni d'oro. Le cose che si leggono, e che in definitiva si conoscevano già, vanno dal grottesco all'assurdo, e chi legge, lo fa a rischio e pericolo delle sue secrezioni biliari. Dai baby pensionati alle pensioni d'oro, da chi percepisce una pensione con un giorno di lavoro a chi va in pensione un'ora prima di scrivere una legge, il paesaggio è vario ma il tema è uno solo: da una parte uno Stato Re  Mida, e tutti quelli che lo toccano si trasformano in oro, dall'altra, l'indistinta folla che alimenta quell'oro, i cittadini contribuenti.
Ma ne parlerò prossimamente, con tanto di cifre.
Quello che mi interessa approfondire adesso è la figura dell'uomo politico in sè.
Il magico effetto dello Stato  nei confronti degli alti dirigenti e degli uomini politici di trasformare ogni assunzione in oro non è a costo zero. Non proviene da qualche recondito pozzo di San Patrizio dal quale si può attingere indefinitamente. Quell'oro siamo noi che lo portiamo: prima lo produciamo, poi lo portiamo al signore, al feudatario,  il ricco obolo che si deve pagare per avere uno Stato e qualcuno che ti comandi.
Ho sempre pensato alla professione di politico in modo diverso. Ho anche cercato di spiegare qual è per me la differenza tra un politico e un amministratore: il primo, che ha alle spalle un partito, che poggia su un'ideologia (termine che ha acquisito un significato negativo dopo la grande crisi delle ideologie) basa il suo agire su ideali più che sulle buste paga (e sugli extra), il secondo, è un professionista del quale non interessa ciò che pensa del mondo ma solo quanto è capace di amministrare, è anche accettabile che guardi con interesse al suo compenso.

Una cosa notevole, che è giusto riconoscere agli uomini politici dell'era moderna, diciamo quelli dagli anni '50 in avanti (dopo che era passata la febbre idealista del dopoguerra) è che sono riusciti a distogliere l'attenzione dalle loro malefatte mettendo i cittadini-elettori uno contro l'altro. Hanno compreso che sulla base ideologica si possono condurre battaglie senza fine, si può fare gruppo additando il nemico dall'altra parte. A questo punto, il più era fatto. A chi vuoi che importava, dei sostenitori della classe politica al governo, se gli si faceva notare che la classe politica si arricchiva alle spalle dei cittadini e, del resto, quando quegli stessi sostenitori ribattevano che anche i politici dell'opposizione erano, in questo, simili a quelli al governo, erano forse creduti?
Certo che no. Anche adesso, la barriera dell'appartenenza politica impedisce di vedere le cose nella loro giusta ottica. E' colpa della natura. Quando siamo di fronte a un  pericolo non ci curiamo dei dettagli del paesaggio. Lo stesso accade ai sostenitori di una parte politica: quando qualcuno aggredisce la tua parte politica senti come se fossi attaccato tu stesso, e reagisci di conseguenza, in modo cieco, senza badare ai dettagli.

I dettagli sono questi: le sanguisughe politiche sono ubiquitarie, tanto a destra come a sinistra, passando per il centro. Tutto l'arco costituzionale ne è coinvolto. Poche le eccezioni: di fronte ai soldi, cadono tutte le convinzioni e ideologie, l'uomo politico si trasforma in un essere vorace, che agguanta tutto quello che trova a portata di mano.Con in più un fattore che il codice penale definisce aggravante: l'ipocrisia. Da una parte annunciano a gran voce che è ora di fare sacrifici, che tutti devono farli, dall'altra, loro, si guardano bene dal farli, come dimostra il libro di Giordano, e i tanti altri prima del suo.

Il popolo bue è questo: siamo noi. Il capo ci dice di seguirlo e noi lo seguiamo. Il capo dice: armiamoci e partiamo, ma partiamo solo noi, lui resta. Però il capo sa che noi siamo portati a lamentarci, che dobbiamo prendercela con qualcuno ogni tanto. Se si instaura la convinzione che il popolo sta da una parte e il capo dall'altra, il popolo finirà con il prendersela con il capo. Non sia mai: troviamogli un nemico, qualcuno con cui litigare e sfogarsi.
Così nascono le fazioni. Io scelgo i bianchi, un altro i neri. Nè io nè l'altro abbiamo nessun beneficio da questa nostra scelta e, del resto, la stessa scelta può essere fatta per tradizione, oppure per convinzione ideologica (solo di chi sta di qua, perchè di là dubito che ci credano). Eppure ci accaloriamo, difendiamo i nostri capi, ci scontriamo con gli alti sostenitori, in poche parole: ci scorniamo tra noi, e la classe politica prospera.

Il rapporto tra chi sta sopra e chi sta sotto non è molto diverso, oggi che c'è la democrazia, da quando c'era la monarchia o il signore del castello. Pochi pappano con quello che producono tanti che, per questo motivo, sono sempre lì lì per fare la fame. Se c'è carestia fanno la fame, se c'è abbondanza non sguazzano anche se non fanno propriamente la fame. Chi sta sopra, invece, carestia o abbondanza, ingrassa sempre.

E' un po' triste osservare come l'assaggio del potere possa cambiare un uomo. Mille leggi scritte non saranno in grado di costringere le persone ad agire correttamente. Forse solo la consapevolezza di essere -tutti i cittadini, intendo- dalla stessa parte, sulla stessa barca, potrebbe convincere ad adottare un comportamento etico, che significa agire con lealtà e giustizia, ben osservando che i privilegi si possono avere solo a danno degli altri. Senza un popolo che subisce non ci sarebbero privilegi per chicchessia. Il popolo vuole continuare a subire, perchè gli è stato detto che la causa dei suoi mali è l'altra parte di popolo. E così, ci si scorna tra cittadini. E tutti sono contenti. O forse no. Perchè, a volte, quando non sventola il drappo rosso davanti agli occhi, quando le persone sono in grado di osservare i dettagli, allora vedono, e imprecano.

I cittadini, il popolo bue, non sono in grado di fare fronte comune. La casta politica, al di là delle scaramucce per la platea, mantiene una inossidabile compattezza.
Un deputato dell'Italia dei valori, Antonio Borghesi, ha proposto nell'estate scorsa, l'abolizione di un privilegio per i parlamentari.
"Perchè i parlamentari possono andare in pensione con 5 anni di legislatura mentre tutti gli altri lavoratori, come minimo, devono versare 40 anni di contributi? Non è un'ingiustizia?"[1]
Mozione messa al voto in settembre 2010 e il risultato è stato:
  • Presenti 525
  • Votanti 520
  • Astenuti 5
  • Hanno votato no 498
La Camera respinge. E tanti saluti al mittente.
Cos'è che rende la classe politica così unita? Semplice, il comune interesse. E cosa ci dice questo delle persone? Che pensano solo ai soldi?
In fondo, diranno i più smaliziati, noi al posto loro, che faremmo? Già, che faremmo noi? Saremmo capaci  di resistere alle lusinghe del denaro? Riusciremmo a essere coerenti e a dire no alle ingiustizie?


Non esistono aforismi che tratteggiano in maniera positiva l'idealista. Uno dei meno negativi  è questo.

Un idealista è una persona che aiuta gli altri a prosperare
Henry Ford

M. Giordano, Sanguisughe, Mondadori 2011

mercoledì 2 marzo 2011

Ormai ci snobbano anche in India: corruzione, l'Italia è un passo avanti ?

Così riporta il titolo di un articolo di The Hindu, un giornale indiano in lingua inglese. L'autore, V. Naravane, comincia prendendola alla lontana


"Indians returning from trips to Europe usually tend to grouse about the rude rigidity of the Germans, the haughty froideur of the French, the extreme parsimony of the Dutch or the racism of the Austrians.
Italy, however, brings forth altogether different reactions: “They are friendly, garrulous, welcoming, and it is the only place in Europe that vegetarians can get a decent meal. But they are also thieves and double dealers. Given half a chance they'll take the very shirt off your back and the shoes off your feet and you won't even know how it happened, a bit like with the Bambaiya pickpockets. But then, you also somehow feel you are on familiar ground.”
Gli indiani ritornano dall'Europa  con i loro stereotipi sulle popolazioni che visitano: sulla rigidità dei tedeschi, sull'altezzosa freddezza dei francesi, sull'estrema parsimonia degli olandesi e sul razzismo degli austriaci. Sembra l'antipasto di quello che verrà dopo, il clou. E infatti, dopo c'è l'Italia.

Gli italiani ispirano reazioni contrastanti: sono amichevoli, loquaci, accoglienti e con un'ottima cucina, anche quella vegetariana. Ma sono ladri e in malafede (tiè!). Dategli solo una mezza possibilità e vi portano via camicia e  scarpe senza nemmeno sapere come è successo, un po' come i borseggiatori di Babaiya. Nonostante tutto però, ti senti a casa.

Anche perchè, come da loro in India,  la vita è caotica, nessuno obbedisce alle regole, i poliziotti sono corruttibili, c'è una grande evasione fiscale, la mafia controlla larghe parti di territorio, il governo conta poco e di solito solo per i benestanti: insomma, si vive proprio bene!

E non la smette mica qui, con la radiografia, l'amico indiano. Alla faccia dei soliti stereotipi pizza, mafia e mandolino.


In pochi pensano ai poveri, se si escludono le associazioni cristiane e qualche ONG, il denaro destinato a fronteggiare le calamità finisce nelle tasche dei funzionari e il clientelismo è dilagante. Questa che vi fornisco è una traduzione più o meno letterale di cosa scrive questo giornalista, che è poi uno specchio di come ci vedono, noi italiani, all'estero. In più, continua l'amico indiano, le case per i poveri sono le prime a cadere durante i terremoti, perchè sono costruite con materiali scadenti.

Verrebbe da dire: si, ma  a parte questo? Ma non si può fare perchè quello che dice è vero.
Però, Vaiju Naravane non si tira indietro nemmeno quando deve parlare del suo paese.
"Well, with regard to the way politics is conducted, with corruption in public life an almost accepted universal norm, the continuing strength of family ties and how society is structured, the similarities between India and Italy are both striking and startling."
In pratica, i punti di affinità tra India e Italia sono sorprendenti. Non sarà mica che, per criticare i suoi politici, usa i nostri come campione di pessimo esempio? Sentite cosa dice del nostro Presidente,
"In India of course we do not have a jaded, ageing lothario like Silvio Berlusconi at the helm, whose Bunga Bunga nights — lavish parties where he surrounds himself with a bevy of often under-age nymphets — have brought Italy shame and universal opprobrium. Such behaviour would not be possible in India because of the prevailing notions of public (or for that matter) private morality. But like in Italy, hardly any politician caught for graft, blatant misuse of office, or, quite simply, theft from the public coffers has ever gone to prison"
che traduco per i più pigri,

"In India, naturalmente, non abbiamo al timone un Lothario invecchiato e sfinito come Silvio Berlusconi, le cui notti Bunga Bunga - feste sontuose, dove si circonda di uno stuolo di ninfette spesso minorenni - hanno portato vergogna e riprovazione universale all'Italia. Tale comportamento non sarebbe possibile in India a causa della nozione prevalente della moralità come cosa pubblica. Ma, come succede in Italia, quasi nessun politico indagato per concussione, abuso  di ufficio, o, molto semplicemente, per  furto dalle casse pubbliche, è mai andato in prigione "
 Lothario è un personaggio di uno scritto  teatrale del settecento che  ha assunto il significato  di libertino, seduttore.
A un certo punto ci mette anche una parolina italiana, furbo, ad indicare quella metà di italiani che probabilmente lo votano per questa sua qualità.
“In my view Italy is really a political infant, an underdeveloped polity, in a certain sense, a flash in the pan in the developed world"
che suppergiù traduco così,
"A mio parere l'Italia è davvero un bambino politico, un ordinamento politico sottosviluppato, in un certo senso, un fuoco di paglia nel mondo sviluppato ."
A fare queste affermazioni non è però Naravane ma lo storico Clara Fiorini, che continua,
“Like India, Italy was forever being invaded by the outside world. [...] India was constantly taken over, first by the Aryans, followed by the Greeks, the Muslim rulers of the Delhi Sultanate, the Mughals, the Portuguese, the British, the Dutch, the French … and the country was divided into several independent kingdoms or city states like Hyderabad, Mysore, Gwalior, etc. It was the same with us. [...] When you are ruled by foreign powers, the only persons you can trust are members of your own family or community. That is how Italy's nepotism began. In India of course appurtenance to caste and community have the same effect."
In sostanza, la tesi della Fiorini è questa: Italia e India hanno avuto la stessa storia, entrambe  invase da popolazioni straniere ed entrambe divise in tante città-stato. Quando il governo è esercitato da stranieri, gli unici di cui ti fidi sono i tuoi parenti, perchè magari c'è  qualcuno che può fare la spia e denunciarti. Io estenderei questa caratteristica del familismo a tutte quelle situazioni in cui opera una dittatura, che ugualmente rafforza i legami stretti, quelli con le persone che conosci meglio, che sono appunto i familiari. Il nepotismo in Italia e le caste in India quindi riconoscerebbero la medesima origine e il medesimo effetto sulla società.

Tesi non peregrina, anche se da sviluppare. Fa il paio con le ipotesi di due scienziati anglosassoni, un ecologo e un antropologo, P. Richerson e R. Boyd, che in un loro libro ipotizzano il ruolo della lontananza dalle istituzioni (come nelle estese praterie dell'America del Far West ) quale stimolo alla giustizia fai da te, che trova il suo corrispettivo nelle organizzazioni malavitose di casa nostra.




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lunedì 28 febbraio 2011

Se per un momento lasciassimo perdere il premier e guardassimo alle cose che si fanno...

...vedremmo, come dice Antonello Caporale su Repubblica che, mentre
" Un terzo dei parlamentari lavora, gli altri sonnecchiano. Più di quattrocento dei 630 deputati giunge alla Camera soltanto per votare. Pigia il pulsante, firma la presenza, raccoglie la diaria e torna a casa, tra gli affetti. Nessuna passione, molta distrazione."
Il che non è molto confortante, soprattutto considerando i problemi che affliggono l'Italia.
E così, per vedere se effettivamente l'uomo politico lavora e quanto 
"Un gruppo di esperti (analisti politici, matematici, statistici) s'è messo a far di conto, calcolando l'indice di produttività di ciascuno, il valore delle cose fatte, i temi approfonditi e quelli accantonati."
 Il risultato rientra tra le cose che si possono facilmente prevedere
"tolti gli affari penali (che occupano molto spazio anche tra i pensieri del premier) la vita parlamentare si consuma stancamente."
E, scendendo nel dettaglio, si vede come
Le leggi sulla giustizia godono di una attenzione sei volte maggiore di quella destinata alla disoccupazione, molto più di cinque volte se raffrontata alla tutela del patrimonio artistico, alla ricerca scientifica o anche alle forme di lotta all'evasione fiscale."
Insomma, su un'ora di lavoro parlamentare, 40 minuti sono dedicati alla giustizia. Quando si dice la sete...di giustizia!  (processo giusto, breve, abbreviato, diritti degli imputati, diritto alla prescrizione, diritto alla privacy).
La ricerca è stata eseguita da Openpolis e osserva solamente la concordanza tra quanto promesso in campagna elettorale e quanto fatto nella legislatura e l'impegno effettivo dedicato a un argomento da ogni politico.
Così succede, per esempio, che
"l'impegno legislativo per regolamentare lotterie e concorsi a premio (indice 640) e scoprire che risulta tre volte maggiore di quello destinato alla lotta al precariato (indice 217)"
Quando si dice scegliere le priorità! Anche il raffronto tra corruzione e intercettazioni è indicativo: la corruzione colleziona un modesto indice 230 mentre le intercettazioni un più cospicuo indice 496
Il lavoro di Openpolis si basa sul contributo di volontari che preparano delle schede sull'operato di un amministratore o politico, con un modello simile a quello di Wikipedia.
Infine, due dati anche sui vincitori quanto a efficienza
"Vince la palma d'oro di Montecitorio Antonio Borghesi (Italia dei Valori) con uno score pari a 780, seguito da Pier Paolo Baretta (Pd) e Donato Bruno (Pdl). Al Senato vince Gianpiero D'Alia (Udc), score 1099, poi Carlo Vizzini (Pdl) e Felice Casson (Pd). Del partito di Berlusconi i due parlamentari più "fannulloni". Il senatore Sebastiano Burgaretta Aparo, (con un indice di 7,2), mentre alla Camera è Niccolò Ghedini (score 11,3)"
Si dirà: non c'era bisogno di questo articolo, nè di quello di Caporale, nè del lavoro di Openpolis per saperlo. Sappiamo che i politici sono interessati, per primo, alle cose che li riguardano.
Come? Lo sappiamo e non facciamo niente? Accettiamo l'evitabile come se fosse inevitabile? Allora forse è vero l'altro luogo comune: abbiamo i politici che ci meritiamo.


Fonti:
Parlamento superattivo per le leggi sulla giustizia
Open polis

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