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venerdì 5 luglio 2013

Disegno di legge costituzionale sull'abolizione delle province: il testo

Non sarà comunque una cosa veloce, pur avendo indicato il Presidente del Consiglio il percorso più breve possibile per questo ddl sull'abolizione delle province, quindi per il momento non c'è da sperare su quei risparmi. Tanto è vero che a una domanda dei giornalisti sui prossimi rinnovi dei consigli provinciali Letta risponde che il governo dovrà opporre un provvedimento ad hoc, in attesa dell'approvazione del ddl.
 Sono 3 articoli, Abolizione delle province, Abrogazioni e Norme transitorie.

lunedì 5 novembre 2012

Elenco e nomi delle nuove province dal 1° gennaio 2014. Bozza del decreto

Sul sito dell'Unione delle Province d'Italia sono disponibili due documenti: una relazione illustrativa preparata dal Governo sul riordino delle province e la bozza del decreto legge Disposizioni urgenti in materia di Province e Città metropolitane con l'elenco delle province vigenti dal 1° gennaio 2014 . Ecco l'elenco delle nuove province e relativi nuovi nomi (probabilmente ancora modificabili), per quanto riguarda le regioni a statuto ordinario

mercoledì 31 ottobre 2012

Le nuove province italiane: la mappa del Governo

Si avvia al completamento il riordino delle province voluto dal Governo Monti sulla spinta della loro eliminazione totale. Però non vengono eliminate completamente bensì ridimensionate nel numero, sotto forma della rispondenza ai due noti parametri fissati, della superficie territoriale e del numero di abitanti. Dal CdM  di oggi esce la nuova mappa delle province italiane: passano da 86 a 51, comprese le dieci città metropolitane, per quanto riguarda le regioni a statuto ordinario. Modificate anche le funzioni e le competenze. Nel comunicato odierno è possibile trovare un riassunto dei provvedimenti, la mappa delle nuove province e il video della conferenza stampa (qui sotto). Si consideri che nella mappa i confini in arancione identificano le nuove province, mentre quelli in nero le vecchie.
La riforma si ispira ai modelli di governo europei. In tutti i principali Paesi Ue, infatti, ci sono tre livelli di governo. Il provvedimento consente inoltre una razionalizzazione delle competenze, in particolare nelle materie precipuamente “provinciali” come la gestione delle strade o delle scuole. Con il decreto approvato le province sono state ampiamente ridotte.

martedì 2 ottobre 2012

Come spendere 800 mila euro in mezz'ora: il presidente di provincia da record

Molti ritengono che un più facile contatto tra istituzioni e cittadini si ottenga attraverso le autonomie locali. Regioni, province e comuni sarebbero, in quest'ottica, molto più vicine alla gente e, per conseguenza, maggiormente controllabili dello Stato centrale. Su questo discorso si inserisce il federalismo, che mira a trattenere sul posto il risultato delle imposizioni..
Ebbene, dando una rapida occhiata a quello che accade ultimamente  non sembra di poter condividere in pieno tali affermazioni, nè quelle relative alla maggiore vicinanza nè, soprattutto, quelle riguardanti il presunto maggior controllo da parte dei cittadini. Non occorre fornire tanti esempi di quest'ultima asserzione: la cronaca politica ne è piena. Voglio però segnalare  questi ultimi casi apparsi sulla stampa, non per rafforzare un sentimento che ormai potrebbe essere sufficientemente diffuso, ma esclusivamente come notazione aneddotica, come fior da fiore, utile anche come clausola dirimente nella sempre viva discussione tra centralismo e autonomismo (e scusate tutti questi ismi).

venerdì 14 settembre 2012

Che fine fanno le province: Istruzioni per l'uso. Un dossier del Governo

Sono state un tema molto dibattuto qualche tempo fa, anche per la possibile perdita identitaria connessa all'accorpamento, pure se per alcuni non era chiaro come si doveva effettuare questo accorpamento e quale nome doveva avere il risultato finale. Parlo delle province, questione sulla quale il Ministro per la Funzione Pubblica Patroni Griffi  pubblica un dossier chiarificatore dal titolo Le Province: istruzioni per l'uso.
Molti ricorderanno che l'eliminazione delle province fu un cavallo di battaglia dei fustigatori dei costumi, dalla quale dovevano arrivare risparmi di spesa per centinaia di milioni. Ora, a conti fatti, e pure se nella stessa ottica, il risparmio sulla spesa sembra molto più contenuto, almeno a leggere un documento dell'Upi.
Nella sua introduzione il Ministro  riconosce un'atavica tendenza all'abolizione delle province
Più di 150 anni sono passati da allora e, a scadenze più o meno regolari, vi è stato chi ha proposto l’abolizione di questo ente, ritenendolo un livello istituzionale intermedio, titolare di poteri e competenze talvolta non bene identificate in quanto sovrapponibili a quelle della Regione e del Comune.

lunedì 30 luglio 2012

Come si chiameranno le province accorpate?

Non sia considerata oziosa la domanda: ma come si chiameranno le province accorpate? Sarà solo un'unione di funzioni oppure si assisterà a una vera e propria rivoluzione geografica e toponomastica, del genere di quelle inaugurate con la triade Barletta-Andria-Trani?  Si pone la stessa domanda, dopo che altri aveva sollevato il tema nei commenti a un post in questo blog, Italia Oggi, che nei giorni scorsi vi ha dedicato un articolo: Sulle province previsto un casino. Il che, seppure espresso in termini crudi e ad effetto, potrebbe essere vero, se si dovesse arrivare ad una fusione delle province interessate dall'accorpamento con formazione di un nuovo soggetto, per quel tanto di acceso campanilismo che contraddistingue tante parti d'Italia, soprattutto quelle confinanti. Come spiegare a cittadini di Pisa o Livorno, per fare un esempio che, al di là delle accese rivalità, entrambi ora faranno parte della stessa provincia, massimamente se poi una delle due verrà privilegiata dal titolo di capoluogo di provincia? [si veda Unione delle province, clima rovente: Pisani, la crociata contro i livornesi: "Mai la nostra città sotto i labronici"]

domenica 22 luglio 2012

Unione Province d'Italia: ecco tutte le province accorpate e quelle che rimangono

L'UPI, cioè l'Unione Province d'Italia, sulla scorta del decreto approvato in Consiglio dei Ministri venerdì scorso, ha stilato l'elenco di tutte le province da accorpare e quelle che invece rimarranno.
In totale su 107 province 64 verranno accorpate e 43 rimarranno. Delle 64 da accorpare 50 sono delle regioni a statuto ordinario e 14 di quelle a statuto speciale; delle 43 che rimangono 10 diventeranno città metropolitane, 26 sono di regioni a statuto ordinario e 7 di regioni a statuto speciale.
Il presidente dell'Upi si dichiara soddisfatto
“Il Governo ha colto la nostra richiesta di riordinare le Province e non abolirne – aggiunge Castiglione -  ora spetta al Parlamento assicurare che il percorso avvenga lasciando spazio ai territori nel ridisegnare il nuovo assetto delle Province”.

sabato 7 luglio 2012

Elenco delle province che rischiano di essere eliminate con l'accorpamento

Aggiornamento 21 luglio: i parametri fissati dal Consiglio dei Ministri per l'accorpamento delle province (fatti salvi, come detto, i capoluoghi di provincia) sono una popolazione inferiore a 350 mila abitanti e una superficie inferiore a 2.500 chilometri quadrati (vedi comunicato stampa CdM). E' di immediato rilievo che tutte le province segnalate nel secondo grafico (dimensione territoriale, cifre a destra) sarebbero sottoposte ad accorpamento, esclusi i 6 capoluoghi). Giova ancora ripetere che l'accorpamento riguarda solo l'aspetto burocratico-amministrativo e una provincia accorpata continua ad esistere a tutti gli effetti dal punto di vista geografico e legale, cioè si potrà sempre direi in provincia di..., anche se quella provincia è stata accorpata. Inoltre, dal Corriere un'infografica interattiva su come potrebbe essere la geografia dell'Italia dopo l'accorpamento.






 Il decreto approvato ieri dal Consiglio dei Ministri, quello incentrato in gran parte sulla spending review, parla chiaro: uno degli obbiettivi è quello di dimezzare l'attuale numero di province.
Le province italiane sono 110. I parametri sui quali effettuare l'accorpamento sono due, la dimensione territoriale e la popolazione, ma verranno meglio definiti entro 10 giorni dall'entrata in vigore del decreto. I capoluoghi di provincia non sono interessati dall'accorpamento.
Si stabilisce inoltre la formazione di 10 città metropolitane, entro il 1° gennaio 2014. Sono: Roma, Torino, Milano, Venezia, Genova,  Bologna, Firenze, Bari, Napoli, Reggio Calabria, che assumeranno la funzione delle relative province che saranno quindi eliminate. Alle province rimaste dagli accorpamenti   rimarranno solo un paio di competenze, ambiente e trasporti-viabilità, mentre le altre funzioni verranno assegnate ai comuni.

giovedì 5 gennaio 2012

A proposito di costi della politica: quanto costano le Regioni?

Dato che ormai siamo immersi anima e corpo in questo clima di cosiddetta antipolitica (ma nota che sono quasi solo i politici a definirlo così) e che in questo periodo si sprecano dati e tabelle sui costi della politica, mi sono chiesto: ma quanto costa un ente di cui si parla  meno come le Regioni?
Tutti parlano di abolire le Province per ridurre i costi della pubblica amministrazione il che, in un'ottica di risparmio, non è certamente sbagliato, ma quanto ci costano queste benedette Regioni?
Lo spunto me lo dà la Sicilia. Infatti, a firma del solito Stella sul Corriere, vero e proprio mastino di privilegi e ingiustizie perpetrate dai politici, esce questa osservazione sul fatto che i deputati del consiglio regionale siciliano guadagnano come un parlamentare: 14.800 euro netti al mese, compresa l'indennità di soggiorno di 3.500 euro che percepisce anche chi vive a Palermo.
Ma allora, quanto ci costano le Regioni?
Questi sono i dati della Ragioneria dello Stato sui costi delle Regioni e sui contributi che le Regioni ricevono dallo Stato. Il totale fa circa 222 miliardi di euro (anno 2009).




Nel sito istituzionale dei parlamenti regionali sono disponibili alcuni documenti ufficiali: questi sono gli stipendi dei componenti di consigli e giunte regionali. Per avere lo stipendio totale bisogna sommare il netto con il rimborso, in versione minimo e massimo. Come è agevole notare, la Sicilia ha quelli più alti, ma consistenti sono anche quelli della Puglia e della Provincia autonoma di Bolzano.
Interessante anche questo documento sui vitalizi dei parlamentari regionali: si va da quelli che possono andare in pensione all'età più bassa, quelli del Lazio a 55 anni, a quelli che percepiscono la più alta percentuale del vitalizio sull'indennità base, e cioè Friuli e Sicilia con il 100% a quelli, infine, a cui occorre versare i minori contributi per ottenerli, ancora la Sicilia con l'8,6% dell'indennità lorda.
Per un documento riassuntivo che raggruppasse i costi della componente elettiva delle Regioni mi sono però dovuto affidare a stime di terzi, non avendo trovato documenti ufficiali sintetici. Utilizzo quelli che ha preparato la UIL nel 2010 da fonti ufficiali.

imagecredit uil.it
Da notare anche l'elevatissimo costo, penso eliminabile in parte fin da subito, dei consigli di amministrazione di società pubbliche o partecipate, quasi 2,5 miliardi o per le consulenze esterne, poco più di 3 miliardi.
La cifra sul costo delle Province, 455 milioni, è simile a quella ipotizzata dalla Cgia di Mestre che stimava in 510 milioni di euro il risparmio dell'abolizione, mentre le Regioni, sempre per la parte elettiva (esclusi dipendenti), costano 1,2 miliardi e i Comuni 1,7.
Infine, in queste ultime tabelle, sono indicati i parziali di ogni Regione e il numero di addetti dei vari consigli e giunte.

imagecredit uil.it

L'idea generale è quella di riduzione del numero di consiglieri e conseguentemente dei costi, in linea con le nuove esigenza dello Stato italiano, che sono quelle note dovute alla crisi e ai movimenti speculativi. Cose da fare subito.

giovedì 15 dicembre 2011

Abolizione delle province: quanto si risparmia?

imagesource cittadini-attivi.blogspot
Uno studio della Cgia di Mestre, ormai molto famosa per questi rapporti, sul risparmio legato all'abolizione delle province riporta una cifra definita "soli" ma che comunque rappresenterebbe un risparmio: 510 milioni di euro l'anno.
Si fa notare che il costo complessivo della macchina amministrativa provinciale è di 13 miliardi l'anno e che il risparmio dovuto al taglio di questi enti sarebbe del 3,9%, riguardando soltanto la parte elettiva e non il personale e le competenze, che sarebbero spostati su regioni e comuni.
Anche se il risparmio non è enorme è comunque importante nell'ottica della riduzione dei costi e dello spostamento delle risorse sugli investimenti, per rilanciare l'economia. 510 milioni l'anno si possono reinvestire nel settore produttivo, considerando che è ormai assodato che è soltanto con la crescita (e i tagli) che si evitano i sacrifici dei soliti. Di seguito la tabella tratta dal sito della Cgia con i risparmi relativi alle province delle varie regioni italiane.



mercoledì 6 luglio 2011

L'abolizione delle province: non passa la proposta dell'Idv

La proposta dell'Idv di cancellare le province (solo dal punto di vista amministrativo) e di eliminare addirittura dal titolo V della Costituzione la voce Province, non passa, con il voto contrario della maggioranza e l'astensione del Pd. Vota a favore solo il Terzo polo. Il risultato è stato

  • Contrari: 225
  • Favorevoli: 83
  • Astenuti: 240
Di Pietro è inferocito 
«Si è verificato un tradimento generalizzato degli impegni e dei programmi elettorali fatti da destra a sinistra - attacca Di Pietro -. Tutti hanno fatto a gara nel far sognare gli italiani sul fatto che si sarebbe tagliata la "casta" eliminando le province e poi non hanno mantenuto gli impegni. In aula si è verificata una maggioranza trasversale: la maggioranza della "casta"» [1]
Non più tenero Casini
  «Mi dispiace molto perché il Pd ha perso l'occasione per fare una cosa saggia, visto che se avessero votato a favore il governo sarebbe andato in minoranza» [1]
A queste critiche risponde, in maniera non troppo convincente, Bersani
«Non ci facciano per favore tirate demagogiche, noi abbiamo una nostra proposta che prevede di ridurre e accorpare le Province ma bisogna anche dire come si fa, perché le Province gestiscono un certo numero di cose importanti, come ad esempio i permessi per l'urbanistica» [1]

Insomma, le tirate demagogiche non si può farle. Del resto, se uno vuole scrostare le incrostazioni causate dalla politica, un po' di enfasi e di demagogia deve usarle.
Questa è una slideshare di qualche anno fa, preparata da partecipazione e libertà, dal titolo Perchè abolire le province, e cita un rapporto dell'Eurispes che ipotizza un risparmio annuo di 10,6 miliardi (marzo 2008) a fronte di un costo complessivo di 13 miliardi.






Della stessa idea è anche un membro del Pdl, Santo Versace, che sul blog Italia futura, l'associazione di Luca Cordero di Montezemolo,  presenta il suo articolo per l'abolizione delle province e i benefici che porterebbe. Però, bisogna considerare l'importanza strategica dal punto di vista politico di questi enti. Come serbatoio di posti pubblici sono indispensabili, per occupare i propri affiliati in attesa di smistarli verso posti più interessanti. Non si spiega diversamente la resistenza dei tre più grandi partiti all'abolizione delle province. E intanto fioccano aumenti e nuove tasse.




[1] Province, respinta la proposta di legge dell'Idv per sopprimerle

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