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lunedì 11 agosto 2014

Riforma del Senato del governo Renzi: il testo approvato

In pratica si tratta di quella che generalmente viene chiamata la Riforma del Senato. Ma in cosa consiste effettivamente? Si tratta di una serie di modifiche al Titolo II della Costituzione, per trasformare il Senato attuale nel Senato delle Autonomie, un organismo non elettivo dai compiti molto più limitati, che vede l'accordo di una parte delle forze politiche e il netto contrasto dell'altra. Tanto è vero che chi era contrario ha abbandonato l'Aula al momento della votazione,  lasciando i 188 senatori rimasti (tra maggioranza e chi sostiene il governo) a raggiungere  i 183 voti a favore, 4 astenuti e 1 non votante [vedi seduta 0303 del 08.08.2014].
Ora il ddl costituzionale passa alla Camera.
Ed ecco il testo approvato. Ve lo fornisco nella versione con testo originale a fronte, testo del governo, testo della commissione e testo approvato dal Senato, per poter meglio apprezzare le modifiche apportate dal governo alla Costituzione. A cura del Servizio Studi del Senato.

martedì 1 aprile 2014

Riforma del Senato di Renzi (e altre revisioni costituzionali): il testo del disegno di legge e le slide

La giornata di ieri è stata piuttosto importante dal punto di vista politico. Ha segnato infatti l'inizio, con l'approvazione da parte del Consiglio dei ministri, dell'iter che dovrebbe portare alle cosiddette riforme costituzionali, cioè quella sul Senato e quella riguardante la revisione del Titolo V della Costituzione.
Questo percorso, ancorchè importante, è anche lastricato di critiche, per esempio quelle di alcuni costituzionalisti raggruppati intorno a figure come Rodotà e Zagrebelsky, che non vedono di buon occhio l'insieme delle proposte di Renzi temendo, come conseguenza, una deriva autoritaria dell'esecutivo.
Gli aspetti sostanziali delle riforme presentate dal governo Renzi sono i seguenti: il Senato della Repubblica diventa Senato delle Autonomie, perde la parità con la Camera e un po' di senatori e si occupa di campi più limitati così come le regioni che, con la revisione del Titolo V della seconda parte della Costituzione vedranno restringersi la parte di legislazione a loro competente. Il nuovo Senato, che non sarà eletto dai cittadini, sarà composto da presidenti di regione e di provincia autonoma, dai sindaci dei capoluoghi di regione e delle province autonome e da 4 (2+2) tra consiglieri regionali e sindaci eletti dalle assemblee di consiglieri e sindaci di ogni regione o provincia autonoma. Infine, 21 senatori a vita scelti dal Presidente della Repubblica tra i cittadini illustri. In tutto 148 senatori, non pagati, che decideranno su questioni regionali o comunitarie, o sulle leggi costituzionali e che potranno intervenire sulle leggi ordinarie, ma non sulla fiducia al nuovo governo, previa richiesta di un terzo dei suoi componenti.

martedì 10 dicembre 2013

La scienza entra in Senato: "Incontro su scienza, innovazione e salute". Diretta video

Sembra che quando si cercano soluzioni ai diversi problemi che bisogna affrontare non solo lungo l'arco di una vita ma ogni singolo giorno, da quelli sulla salute a quelli economici per finire con quelli più strettamente culturali, ci si debba affidare molto spesso alla scienza. La scienza è quel genere di conoscenza in grado di fornire un certo grado di certezza, ovvero quella che permette di fornire previsioni e di ottenere dei comportamenti costanti, non semplicemente dettati dal caso. E' proprio di questo che abbiamo bisogno, una ragionevole certezza che le cose che facciamo siano prevedibili e costanti.
Non è detto che in questo incontro, organizzato dalla Presidente della Commissione Igiene e Sanità De Biasi, che si terrà in Senato oggi alle 10:00, alla presenza dei Presidenti Napolitano e Grasso, e che vede la partecipazione oltre che di altre autorità anche di studiosi e scienziati, si possano risolvere di botto tutti i problemi legati al rapporto tra scienza e politica ma, di sicuro, male non farà, soprattutto ai politici. L'incontro può essere seguito in diretta streaming dal sito della web-tv del Senato.


venerdì 15 marzo 2013

Prima seduta del Senato della XVII legislatura: diretta streaming

Alle 10:30 c'è la prima convocazione della Camera e alle 11.00 la prima convocazione del Senato, di questa XVII legislatura. All'inizio del lavori, Presidente provvisorio sarà Emilio Colombo, senatore a vita.
Anche qui, le prime operazioni da completare saranno l'Ufficio di Presidenza e della Giunta provvisori, e dopo la proclamazione dei nuovi senatori. Poi sarà la volta di eleggere il Presidente del Senato.
Per seguire la diretta della prima seduta pubblica si può utilizzare la webtv del Senato o la pagina su Youtube.

venerdì 23 novembre 2012

Aumentare il numero dei parlamentari per ridurli: una Commissione di 90 membri per la riforma Costituzionale

Scopro con Rizzo sul Corriere che i nostri politici hanno avuto un'idea geniale: eleggere, alle prossime elezioni, 90 membri di una Commissione, con trattamento economico pari a quello di deputati e senatori che, nel giro di un anno, presenti una riforma della parte II della Costituzione. 90 nuovi parlamentari per ridurre il numero di deputati e senatori.Questo disegno di legge sulla riforma della II parte della Costituzione è stato proposto la prima volta dal senatore Cutrufo e da ultimo dal senatore Rutelli. Ecco l'elenco dei vari presentatori:

lunedì 15 ottobre 2012

Tutti i passaggi di Gruppo dei Parlamentari ovvero: come ti cambio casacca politica

Il Parlamento, si sa, non è un'entità immobile e statica ma è vivo e brulicante, pieno di dinamiche e di flussi. Cioè, non sempre tutto questo movimento è come lo vorremmo anzi, il più delle volte è proprio l'opposto, però c'è, tanto vale prenderne atto.
A farcelo vedere nelle sue dinamiche ci pensa Open Parlamento che, oltre a un'attenta vigilanza sull'operato e sulle presenze dei parlamentari, offre anche qualche allegra statistica, tipo queste. Si tratta della composizione dei Gruppi di Camera e Senato, composizione che, come detto, non è affatto statica. Flussi di parlamentari da un Gruppo all'altro si sono avuti, specialmente in occasione di scissioni o di voti di fiducia. Ecco la tabella completa dei Gruppi della Camera e, di seguito, di quelli del Senato.


lunedì 17 settembre 2012

La difesa dei "privilegi" dei dipendenti del Senato che non raccoglie consensi

Un esempio di quando la difesa dei propri diritti non raccoglie nessuna simpatia. Ispirano un senso di compartecipazione profonda le manifestazioni dei lavoratori di Alcoa e Carbosulcis o quelle dei  lavoratori di qualsiasi altra azienda che chiude e si trovano improvvisamente senza salario e senza futuro ma ne ispira  molto meno il Gran raduno dei dipendenti di Palazzo Madama per difendere (unici rimasti a godere di questo privilegio)  gli "scatti" automatici.
Ogni volta che se ne parla è difficile non provare un senso di ripulsa però nel calderone non ci sono solo questi privilegiati e ipergarantiti impiegati del Senato ma anche la classe politica che ha consentito che avvenisse.

martedì 13 marzo 2012

Il Ministro degli Esteri riferisce in Senato sui marinai arrestati in India e sull'italiano ucciso in Nigeria. Testo completo

imagecredit bergamosera.com
Oggi alle 16:30 il Ministro degli Esteri Terzi di Sant'Agata ha riferito in Senato sulla vicenda dei due marinai italiani accusati di omicidio e arrestati in India e sull'italiano morto in Nigeria in seguito al blitz inglese. Ecco il resoconto stenografico in corso di seduta della sua audizione in Senato.





Informativa del Ministro degli affari esteri sull'uccisione di un cittadino italiano rapito in Nigeria e sull'arresto di due militari italiani in India (ore 16,39)
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: «Informativa del Ministro degli affari esteri sull'uccisione di un cittadino italiano rapito in Nigeria e sull'arresto di due militari italiani in India».
Prima di dare la parola al Ministro degli affari esteri, desidero esprimere alla famiglia di Franco Lamolinara, tragicamente ucciso in Nigeria, i sentimenti di profondo cordoglio mio personale e dell'Assemblea.
In segno di lutto, invito i colleghi ad osservare un minuto di silenzio. (Il Presidente si leva in piedi e con lui tutta l'Assemblea, che osserva un minuto di silenzio. Applausi del senatore Gramazio).
Ha facoltà di parlare il ministro degli affari esteri, dottor Terzi di Sant'Agata.

TERZI DI SANT'AGATAministro degli affari esteri. Signor Presidente, onorevoli senatori, vorrei innanzi tutto rinnovare - come ha fatto lei, signor Presidente, e come l'Aula ha manifestato in quest'istante - il più profondo cordoglio mio personale e dell'intero Governo alla famiglia dell'ingegner Franco Lamolinara. (Il senatore Gramazio espone un cartello recante la scritta: «Salviamo i nostri marò»).
Ho voluto essere presente ieri alla cerimonia funebre per rendere l'estremo saluto al nostro connazionale barbaramente ucciso...
PRESIDENTE. Mi perdoni, signor Ministro, se la interrompo: innanzi tutto la saluto e invito poi i colleghi, ed il senatore Gramazio in particolare, a smetterla. Basta, grazie. (Il senatore Gramazio ritira il cartello).
TERZI DI SANT'AGATAministro degli affari esteri. Ho voluto essere presente ieri alla cerimonia funebre per rendere l'estremo saluto al nostro connazionale, barbaramente ucciso in Nigeria, per manifestare le condoglianze alla sua famiglia e testimoniare i forti sentimenti di solidarietà di tutto il Governo. Noi tutti siamo profondamente colpiti da questa tragedia. Una tragedia che ci ha messo davanti alla dura realtà, una realtà in cui migliaia di italiani sono esposti a grave minacce per il solo fatto di lavorare in regioni a rischio. Sono italiani coraggiosi e generosi, che fanno fronte al pericolo con alto senso di professionalità e con la loro opera contribuiscono al benessere delle loro famiglie e dell'Italia.
Franco Lamolinara non voleva essere un eroe, voleva solo fare il proprio lavoro: ma in alcune parti del mondo fare il proprio dovere è un atteggiamento eroico, che si può anche pagare con la vita. Franco Lamolinara era l'espressione della parte più dinamica della nostra società, quella che ci fa apprezzare e riconoscere ovunque per la nostra capacità di coniugare l'inventiva con l'efficacia delle soluzioni. E il signor Presidente della Repubblica ha giustamente sottolineato che Franco Lamolinara apparteneva a questa schiera di italiani che fanno onore al nostro Paese, portando in tutto il mondo il meglio della nostra creatività.
Sono convinto che i drammatici sviluppi di questa vicenda impongano al Governo l'esigenza di fare ogni chiarezza sugli eventi, sia precedenti che immediatamente successivi al brutale assassinio. Sono in corso gli approfondimenti per la parte di competenza dell'intelligence in COPASIR, dove ieri è stato audito il direttore dell'AISE, generale Santini, e domani interverranno il ministro della difesa, Di Paola, e il prefetto De Gennaro. C'è forte volontà del Governo, sotto la guida del Presidente del Consiglio, di procedere in totale trasparenza e nelle sedi opportune, condividendo con il Parlamento le informazioni di cui disponiamo.
Vorrei inoltre cogliere l'occasione di questa informativa per fare il punto su modalità, strutture e risorse con le quali il Ministero degli affari esteri contribuisce a prevenire e risolvere i casi di sequestro di connazionali.
La dolorosa vicenda di Franco Lamolinara è iniziata, signor Presidente, nella notte del 12 maggio 2011, quando l'ingegnere, dipendente della ditta italiana di costruzioni Stabilini, è stato sequestrato da un gruppo armato insieme a un suo collega inglese, Christopher McManus, mentre si trovavano nelle loro abitazioni nello Stato di Kebbi, nel Nord-Ovest della Nigeria, dove l'impresa italiana stava costruendo una filiale della Banca centrale di Nigeria.
Per tutta la durata del sequestro, l'unità di crisi del Ministero degli affari esteri ha mantenuto stretti contatti con la famiglia dell'ingegner Franco Lamolinara. Sono stati costanti le telefonate e molteplici gli incontri alla Farnesina e nel corso di tali incontri l'unità di crisi ha tenuto al corrente la famiglia dell'attività politico-diplomatica e delle informazioni che erano pervenute da parte degli organi investigativi.
Sin dalle prime fasi del sequestro, l'unità di crisi ha avviato contatti diretti con l'ambasciata del Regno Unito a Roma. E le competenti autorità italiane hanno mantenuto uno stretto coordinamento con quelle britanniche di sicurezza. Queste ultime hanno permesso, tra l'altro, di ottenere prove che i due ostaggi erano ancora in vita in queste ultime settimane, dato che si era potuto ottenere un video del 24 febbraio in cui entrambi gli ostaggi apparivano in buone condizioni.
Quanto alla tragica giornata di giovedì 8 marzo, vorrei fornire alcuni elementi di maggiore dettaglio. La comunicazione formale è pervenuta in occasione degli incontri che l'ambasciatore del Regno Unito, Prentice, ha avuto alle ore italiane 11,30 con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Catricalà, e successivamente, alle 13,30, con il segretario generale della Farnesina, ambasciatore Massolo.
Come illustrerò più avanti, al momento dei due colloqui, l'ambasciatore Prentice sapeva che l'operazione era già stata decisa, che probabilmente era in corso, ma non era al corrente dei dettagli operativi. L'ambasciatore Prentice veniva informato dell'esito dell'operazione solo successivamente all'incontro con l'ambasciatore Massolo, con il quale riprende contatto a partire dalle 15,30, aggiornandolo e confermando il decesso, purtroppo, dei due ostaggi.
È intorno alle ore 16 che il primo ministro, Cameron, chiama il Presidente del Consiglio - con il quale mi trovavo a Belgrado per partecipare al vertice bilaterale con la Serbia - e nel corso della conversazione il primo ministro Cameron comunica al Presidente del Consiglio che l'operazione condotta dalle forze di sicurezza nigeriane, con il sostegno operativo di quelle britanniche, intesa a liberare gli ostaggi, si era purtroppo conclusa così tragicamente.
Nella stessa telefonata, il Premier britannico ha espresso profondo cordoglio per l'assassinio da parte dei sequestratori dell'ingegner Franco Lamolinara, rammaricandosi profondamente del drammatico esito dell'azione militare, decisa nella convinzione che quella fosse l'ultima possibilità per salvare gli ostaggi. Cameron ha inoltre manifestato il suo personale rammarico e le sue condoglianze in una lettera indirizzata direttamente alla signora Lamolinara.
Vorrei anche aggiungere che, nel colloquio telefonico con il presidente Monti, il Primo Ministro britannico ha precisato che, di fronte al grave e imminente pericolo, l'operazione era stata avviata, informando le autorità italiane solo quando essa era già in corso. A questo punto il presidente Monti ha richiesto con fermezza al suo interlocutore di fornire un dettagliato resoconto degli eventi, e stessa richiesta ho io formulato nel corso dei colloqui che ho avuto venerdì e sabato scorsi, a Copenaghen, con il ministro degli affari esteri britannico, William Hague. Ho inoltre sottolineato a Hague l'inaccettabilità per l'Italia di non aver avuto indicazioni precise della decisione di far scattare l'operazione. Il collega Hague mi ha personalmente ribadito l'assoluta non intenzionalità di questa tardiva comunicazione e ha aggiunto, ai rilievi che gli opponevo, che si è trattato del precipitare di una situazione sul terreno e non affatto del timore che, per parte nostra, ci si fosse potuti opporre al blitz, finito poi così tragicamente.
Più in particolare, secondo la ricostruzione dei fatti pervenutaci da Londra e che oggi dovrebbe essere illustrata alla Camera dei Comuni, la richiesta di autorizzazione è stata discussa dall'apposito comitato, presieduto dal ministro degli esteri Hague, che ne ha informato subito dopo il Primo Ministro. Solo successivamente l'ambasciatore del Regno Unito a Roma ha informato le autorità italiane che l'operazione, come ho detto, era già in corso.
Va aggiunto che l'iniziativa militare ha fatto seguito ad un'azione britannico-nigeriana lanciata contro il gruppo terroristico Boko Haram già la sera del 6 marzo. Come sappiamo, Boko Haram è stato costituito tra la fine degli anni '90 e i primi anni del 2000, con l'obiettivo di estendere la Shari'a, la legge islamica, a tutta la Nigeria a fini destabilizzatori. Solo più di recente, nel 2010, è stata confermata un'evoluzione in senso chiaramente jahvista di questo movimento. Il gruppo sarebbe composto da alcune centinaia di elementi operativi e da qualche centinaia di migliaia di sostenitori esterni.
Secondo quanto risulta al Governo, il sequestro del nostro connazionale e del cittadino britannico è opera di una frangia separatista del movimento, nota anche come Al Qaeda in Nigeria.
L'operazione del 6 marzo avrebbe portato all'arresto di un significativo numero di terroristi, il cui leader si sarebbe però sottratto alla cattura. Si è appreso che alcune rivelazioni, acquisite la sera del 7 marzo dai terroristi arrestati, avevano permesso di individuare il luogo di detenzione dei due ostaggi. Da tale sviluppo era maturata nei britannici la convinzione che gli ostaggi fossero in un pericolo molto immediato di vita.
Abbiamo provveduto a richiedere un rapporto circostanziato anche al Governo nigeriano, quale Paese dove è avvenuta l'operazione.
Non appena avuta conferma del decesso di Franco Lamolinara, i funzionari dell'unità di crisi della Farnesina hanno subito informato i suoi diretti familiari (la moglie, la sorella) e gli stessi funzionari, insieme a quelli della nostra ambasciata in Nigeria, si sono adoperati con la massima tempestività per il rimpatrio, con un volo militare italiano, della salma dell'ingegner Lamolinara, decisione che mi è parsa opportuna, dato che Londra aveva offerto un rientro congiunto, ma su un volo in partenza più tardi.
Vorrei citare a questo punto gli elementi anticipatici dall'ambasciatore del Regno Unito a Roma, Prentice, che oggi vengono illustrati in sede parlamentare anche a Londra. La comunicazione di Prentice dice quanto segue: «Chris e Franco sono stati rapiti da uomini armati la sera dello scorso 12 maggio a Birnin Kebbi, nella zona Nord occidentale del Paese. Nei giorni immediatamente successivi al rapimento non si conosceva con certezza l'identità dei rapitori, né lo loro motivazioni, né tantomeno il luogo di detenzione. Con il passare delle settimane non è stata avanzata alcuna richiesta e si è capito chiaramente che, a differenza di altri rapimenti verificatisi in Nigeria, questo non era un sequestro di natura puramente criminale.
In seguito» prosegue la nota dataci dall'ambasciatore Prentice «abbiamo verificato che Chris e Franco erano stati presi da terroristi che appartenevano ad una costola di Boko Haram, collegata ad Al Qaida nel Maghreb islamico. Il nostro obiettivo è stato chiaro fin dal principio: garantire il rilascio di Chris e Franco in condizioni di sicurezza. Abbiamo seguito la politica da tempo adottata da successivi Governi britannici, che consiste nel non fare grosse concessioni, né pagare riscatti ai rapitori di ostaggi. È la politica giusta: non solo il pagamento di riscatti ai terroristi è illegale ai sensi del diritto britannico e internazionale, ma premia i rapitori e pertanto aumenta il rischio di futuri rapimenti.
Durante la detenzione i rapitori hanno espresso una serie di minacce attraverso un video e attraverso contatti telefonici diretti con i familiari di Chris; era chiaro che erano pronti ad uccidere Chris e Franco, tuttavia i rapitori non hanno mai, in nessun momento, formulato richieste sensate. Durante i dieci mesi di detenzione abbiamo lavorato a stretto contatto con il Governo nigeriano per trovare gli ostaggi e in quel periodo di stretta collaborazione abbiamo fatto anche preparativi per un tentativo del loro recupero. Dopo un intenso periodo di impegnativa attività investigativa, nella tarda serata del 7 marzo, abbiamo ricevuto informazioni credibili e dettagliate sul luogo di detenzione. Abbiamo valutato che la finestra a nostra disposizione per garantire la loro liberazione era molto limitata. Avevamo inoltre motivo di ritenere che le loro vite fossero in pericolo imminente e crescente e avremmo dovuto agire molto rapidamente per avere una qualche probabilità di salvarli. Il Primo Ministro è stato messo pienamente al corrente della situazione, ha autorizzato l'avvio di un'operazione di liberazione guidata dai nigeriani con i il supporto britannico, e successivamente, appena è stato possibile, il nostro ambasciatore a Roma» prosegue la nota inglese «ha informato le autorità italiane che si stava avviando l'operazione. In Nigeria le forze di sicurezza nigeriane, con il supporto britannico, hanno lanciato l'operazione in un comprensorio di Sokoto, dove pensavamo fossero detenuti i due ostaggi. Le forze di intervento sono state aggredite con colpi mirati di arma da fuoco mentre tentavano di entrare e, una volta entrate, le nostre forze hanno trovato Chris e Franco già morti, in fondo al comprensorio. Siamo ancora in attesa di avere conferma dei dettagli, ma dalle prime indicazioni emerge con chiarezza che entrambi gli uomini sono stati uccisi dai loro rapitori prima di poter essere liberati. Durante l'operazione, che è durata circa due ore, le forze di intervento hanno ucciso tre uomini armati; si è trattato di un'operazione difficile che doveva essere condotta con grande rapidità tenuto conto dell'impellente minaccia per le vite.
Desidero esprimere la nostra riconoscenza» prosegue la nota, che riporta elementi utilizzati appunto in Parlamento dal Ministero della difesa «ai membri delle forze nigeriane, che hanno rischiato la vita in questa operazione. Un soldato nigeriano è stato ferito. Desidero inoltre ribadire la nostra profonda gratitudine al presidente Jonathan e alle autorità nigeriane per il loro costante sostegno».
E qui terminano gli elementi e il rapporto delle autorità britanniche che ci sono stati forniti poche ore fa per via diplomatica.
Nella giornata di venerdì 9 marzo il Presidente del Consiglio ha convocato il Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica, il CIS. Nel corso della riunione è stato deciso che, oltre a riunirsi periodicamente a livello di Ministri, il CIS rimarrà attivato in permanenza sotto il coordinamento del direttore generale del DIS, prefetto De Gennaro. È stata inoltre concordata la partecipazione dei Ministri degli esteri, degli interni, della difesa, della giustizia, dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze per intensificare il monitoraggio delle singole situazioni e condividere le linee di azione.
Signor Presidente, vorrei ora passare ad una breve informativa sul caso dei nostri due militari, dei due marò, il maresciallo Massimiliano La Torre e il sergente Salvatore Girone, detenuti in India. Su questa vicenda vorrei ribadire che è massimo l'impegno del Governo, che ha sempre improntato al principio di collegialità ogni sua decisione su questo caso, ciò anche per garantire coerenza all'azione delle varie amministrazioni coinvolte, in primis difesa, giustizia ed esteri.
Anche la decisione di confermare la mia programmata visita in India è stata sottoposta ad una valutazione preventiva del Governo e, in questo contesto di collegialità, si è inserita pure la mia decisione, immediata al momento dei fatti, di inviare in India il sottosegretario per gli affari esteri de Mistura e il teaminterministeriale composto da funzionari di alto livello dei Ministeri degli affari esteri, della difesa e della giustizia.
In merito alla vicenda, il 15 febbraio i marò sulla Enrica Lexie hanno comunicato alle autorità italiane di aver registrato, alle ore 18,28 italiane, un attacco da parte di sospetti pirati e di aver messo in atto graduali azioni dissuasive (inclusi colpi di avvertimento), al termine delle quali il naviglio sospetto si è allontanato. Successivamente, alle ore 15 italiane, le autorità indiane hanno chiesto al comandante della Enrica Lexie di dirigersi verso il porto di Kochi, precisando che avevano arrestato alcuni sospetti pirati e necessitavano di una collaborazione per identificare gli autori dell'attacco. Alle ore 15,30 il comando operativo interforze della Difesa ha ricevuto dal capo team del Nucleo militare di protezione - i marò a bordo della Lexie - la comunicazione che la compagnia armatrice aveva deciso di accogliere la richiesta indiana, autorizzando la deviazione della rotta. Quindi, alle ore 17,48 di quel giorno, l'Enrica Lexie è arrivata alla fonda nelle acque territoriali indiane e alle ore 18 il capo team, maresciallo La Torre, ha riferito di aver appreso dalla compagnia armatrice che era circolata la notizia della morte dei due pescatori.
È stato più volte sollevato l'interrogativo sul perché la nave sia entrata nelle acque indiane e sul perché i militari siano scesi terra. L'ho già detto pubblicamente da diverso in tempo, in diverse occasioni: siamo tutti d'accordo che la nave non sarebbe dovuta entrare in acque indiane e i militari, di conseguenza, non avrebbero dovuto essere obbligati a scendere a terra.
Nel primo caso - l'ingresso della nave in acque indiane - si è trattato del risultato di un sotterfugio della polizia locale, in particolare del Centro di coordinamento per la sicurezza in mare di Bombay, che aveva richiesto al comandante della Lexie di dirigersi nel porto di Kochi per contribuire al riconoscimento di alcuni sospetti pirati. Sulla base di questa richiesta, il comandante della Lexie, acquisita l'autorizzazione dell'armatore, decideva di dirigere in porto e il comandante della squadra navale e il Centro operativo interforze della Difesa non avanzavano obiezioni, in ragione di una ravvisata esigenza di cooperazione antipirateria con le autorità indiane, non avendo essi nessun motivo di sospetto.
Nel secondo caso - la consegna dei marò - essa è avvenuta per effetto di evidenti, chiare ed insistenti azioni coercitive indiane.
Tengo a sottolineare che, da Ministro degli affari esteri, non avevo titolo, né autorità, né influenza, per modificare la decisione del comandante della Enrica Lexie. Tuttavia, già da quelle primissime fasi, era urgentissimo riaffermare nei fatti, nei comportamenti concreti e nelle decisioni operative (e non soltanto nelle pur sempre fondamentali dichiarazioni motivate che le autorità del Governo italiano esprimevano), senza alcuna acquiescenza, la nostra ferma opposizione alla pretesa indiana di aver diritto esclusivo ad avviare investigazioni, accertamenti o interrogatori nei confronti del personale a bordo della Enrica Lexie. L'episodio era accaduto, infatti, per unanime riconoscimento, in acque internazionali - esattamente a 22 miglia dalla costa indiana - e, quindi, sicuramente, in una zona che la Convenzione di Montego Bay, la prassi e la dottrina internazionale riconoscono totalmente sottratta alla giurisdizione e alla sovranità dello Stato costiero.
Aggiungo che la missione militare dell'Unione europea «Atalanta», di cui facciamo parte, come sapete, contempla la possibilità di inviare nuclei militari armati posti sotto il comando e il controllo della missione europea e con chiare regole di ingaggio. La presenza di questi nuclei a bordo è conforme anche alla risoluzione dell'ONU che invita tutti i Paesi a contribuire alla lotta alla pirateria al largo delle coste somale e nell'Oceano indiano.
Già da quei primi momenti il Ministro degli esteri, in stretto raccordo con il Ministro della difesa, con quello della giustizia e con la Presidenza del Consiglio, ha impostato una strategia ben definita per quanto riguardava la questione della giurisdizione e ha definito le risposte da dare via via alle pretese indiane. Le risposte sono state innanzitutto guidate dalla situazione che veniva a crearsi a seguito dell'attracco della Lexie nel porto di Kochi e nelle ore successive dall'azione coercitiva, che ho già menzionato, che veniva portata a compimento da oltre 30 uomini armati della sicurezza indiana saliti a bordo per prelevare i nostri marò, il maresciallo La Torre e il sergente Girone, e portarli a terra sotto custodia della polizia locale.
Ora, onorevoli senatori, signor Presidente, io vorrei sottolineare che la consegna e la discesa a terra dei marò sono avvenute nonostante un'opposizione fermamente opposta dalle nostre autorità diplomatiche e militari presenti sulla Lexie. Mi riferisco al console generale Cutillo e all'intero team formato dall'ambasciatore a New Delhi, dall'addetto per la difesa e dagli esperti legali. Una volta avvenuta la consegna alle autorità indiane, un fatto avvenuto con grande spirito di responsabilità e disciplina da parte dei nostri militari, dato che possiamo solo immaginare le ben più gravi conseguenze che avrebbe prodotto una resistenza alle richieste indiane con l'uso della forza e la crisi gravissima che ne sarebbe derivata, l'azione del Governo ha seguito una linea che si è immediatamente e pragmaticamente adeguata ad alcune esigenze prioritarie. La prima è stata quella di ottenere dalle autorità indiane la sicurezza fisica dei nostri militari in un ambiente fortemente ostile che si era subito determinato nell'intero Stato del Kerala alla notizia dell'uccisione dei pescatori. Fanno veramente rabbrividire le immagini pubblicate sulla copertina di alcune riviste locali con le fotografie di La Torre e Girone additati irresponsabilmente come assassini, banditi del mare e uccisori di pescatori. La seconda priorità che il Governo ha seguito è stata quella di eseguire immediatamente tutte le azioni che in primo luogo assicurassero un'efficacia presenza italiana in tutte le indagini a cominciare dalla perizia balistica. È così che abbiamo ottenuto e non senza molte discussioni e difficoltà la partecipazione di due eccezionali esperti in questa materia, appartenenti ai Carabinieri, quali osservatori delle operazioni concernenti questa perizia. In secondo luogo, abbiamo insistito affinché la difesa legale in tutti i gradi di giudizio, a cominciare da quello presso l'alta corte del Kerala sulla nostra eccezione di giurisdizione, che è ancora in corso, e la predisposizione di una difesa per le eventuali fasi successive con il coinvolgimento di avvocati di fiducia indiani, italiani e internazionali avvenisse con costante impegno e presenza di un team qualificatissimo, come dicevo, di giuristi italiani e internazionali. È in tale contesto che, dopo aver attentamente valutato e discusso collegialmente con gli altri Ministri interessati alla situazione, ho deciso di effettuare la mia visita a New Delhi e a Kochi per trovare i nostri marò. Non vi era certo in me, da Ministro degli esteri, alcuna illusione sul fatto che questa visita avrebbe risolto miracolosamente una posizione indiana che era apparsa sin dal primo momento di estrema fermezza e legata anche a sviluppi politici che si stavano maturando in quelle ore e che tuttora stanno proseguendo nello Stato del Kerala. Ho ritenuto però essenziale, come l'hanno fatto gli altri miei colleghi di Governo, che il Ministro degli esteri si recasse personalmente in India per esprimere pubblicamente - cosa che ho fatto - all'opinione pubblica indiana e alle autorità indiane al più alto livello l'assoluta inaccettabilità sul piano giuridico e diplomatico delle pretese e del comportamento indiani.
Abbiamo ritenuto essenziale poter riaffermare, con i miei incontri a New Delhi, i principi fondamentali della sovranità italiana su organi dello Stato italiano quali sono i militari impegnati in azioni internazionali di contrasto alla pirateria e riaffermare la giurisdizione esclusiva italiana su una nave con bandiera italiana in acque internazionali.
Nelle circostanze che si sono venute a creare con l'avvenuta presa, in forma - sottolineo - coercitiva, dei nostri militari da parte indiana, era ancora più importante ottenere dall'India perlomeno una qualche collaborazione affinché le indagine venissero condotte con la presenza di esperti italiani (vedasi la prova balistica) e affinché la dignità, la sicurezza, la possibilità di restare in contatto con i nostri militari venisse sempre e comunque garantita. Questi aspetti sono stati assolutamente centrali alla mia visita in India, così come erano stati oggetti, sin dalle prime ore successive all'evento, della mia immediata telefonata e della mia lettera al ministro degli esteri Krishna, come poi ripresi nella lunga conversazione telefonica che il presidente del Consiglio Mario Monti ha avuto con il primo ministro Singh.
Riporto alcuni elementi sia della lettera che delle conversazioni telefoniche perché vi sia davvero chiarezza sulle posizioni da noi espresse formalmente, per iscritto, e a più riprese anche nei contatti ad alto livello politico.
Nella mia lettera del 17 febbraio, come nella telefonata al ministro Krishna, ho espresso il più vivo rammarico per le due vittime indiane e ho indicato che l'Italia condivide l'obiettivo di stabilire i fatti al di là di ogni dubbio. Ho inoltre aggiunto che il Governo italiano ritiene che sulla base dei principi del diritto internazionale la giurisdizione sul caso appartiene esclusivamente alla magistratura italiana, perché i fatti si sono verificati in un'azione antipirateria, perché quest'azione si è effettuata in acque internazionali su una nave battente bandiera italiana e perché ne sono stati protagonisti militari italiani, organi dello Stato italiano. Ho al contempo sottolineato che le autorità italiane intendono lavorare insieme alla parte indiana per individuare una procedura concordata per stabilire la verità e che a tal fine il Governo aveva deciso l'invio in India di una missione di funzionari di alto livello; cosa che poi è avvenuta con una collaborazione da parte delle autorità indiane. Ho anche rimarcato la forte speranza che le autorità indiane si astenessero da ulteriori azioni unilaterali.
Nel colloquio telefonico con il primo ministro Singh, il presidente Monti ha fermamente ribadito il concetto della giurisdizione italiana sulla base dei principi del diritto internazionale, evidenziando che i nostri marò stavano svolgendo un compito di protezione nell'ambito di una missione internazionale contro la pirateria in conformità a risoluzioni ONU, a raccomandazioni IMO e alla legge italiana.
Il presidente Monti ha inoltre attirato l'attenzione sul fatto che l'episodio rischiava di minare alle radici gli sforzi della comunità internazionale contro la pirateria e di costituire un precedente estremamente pericoloso per tutti i contingenti impegnati in missioni internazionali di pace. Il presidente Monti ha riaffermato anche con fermezza il diritto dei nostri due militari a un trattamento adeguato al loro status di rappresentati dello Stato italiano, in piena sicurezza, e ad avere un alloggio distinto da altri detenuti. Egli ha quindi espresso al Primo Ministro indiano la sensazione che Italia e India devono lavorare assieme per individuare una soluzione basata sulla giustizia e sul diritto internazionale.
Signor Presidente, onorevoli senatori, in tale contesto vorrei soffermarmi un istante sull'eccellente lavoro che, sin dall'inizio di questa complessa vicenda, sta svolgendo l'importante team ad alto livello operante a Kochi e a New Delhi sotto la direzione del sottosegretario agli affari esteri, Staffan De Mistura. Desidero ringraziarli pubblicamente nel modo più sentito. Da quasi un mese, da quando cioè ho deciso d'intesa con la Presidenza del Consiglio e con gli altri Ministri competenti di inviarli in loco, queste persone hanno svolto un lavoro di grande efficacia, in condizioni difficilissime, con molti ostacoli, che ha garantito però la sicurezza, la dignità, la fiducia dei nostri militari e del personale ancora bloccato sulla nave.
Nel frattempo proseguiamo un'azione diplomatica a tutti i livelli ufficiali e riservati (il Presidente del Consiglio, io stesso e gli altri Ministri) con la ferma volontà di assicurare il momento in cui i nostri uomini potranno tornare ai loro cari.
In queste ore la nostra attenzione è rivolta alla prova balistica, all'udienza presso l'Alta Corte sulla questione della giurisdizione, e all'eventuale procedimento penale. Abbiamo avviato un'azione di sensibilizzazione a tutto campo e a tutti i livelli attraverso importanti Paesi amici e organizzazioni internazionali per trovare una soluzione concreta che consenta di riportare a casa i nostri uomini. Abbiamo interessato l'Unione europea e i Paesi membri più influenti del Consiglio di sicurezza dell'ONU, il Segretario generale delle Nazioni Unite, i Paesi a noi più vicini e più amici in Asia e nel Mediterraneo.
Proprio oggi il Presidente del Consiglio, Mario Monti, ha avuto un decisivo colloquio con l'Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Catherine Ashton, la quale gli ha riferito degli ultimi contatti che ha avuto con le autorità indiane. Con l'India, l'Unione europea è legata da un importante rapporto di cooperazione, anche nel campo della lotta alla pirateria.
E il capo della diplomazia europea, che ha concordato, con il Presidente del Consiglio, di rimanere in stretto contatto, era già stata, nei giorni precedenti, da me sensibilizzata alla vicenda, in occasione della riunione informale dei Ministri esteri tenutasi a Copenaghen venerdì e sabato scorso, e, nei giorni precedenti ancora, dal Presidente del Consiglio. In tutti queste occasioni di incontri, di sensibilizzazione, di passi, di attività diplomatiche, ma anche di attività sul piano informale e più riservato, abbiamo ottenuto anche un sostegno pubblico alla posizione italiana, espresso alla stampa, da parte di importanti Paesi nella preoccupazione condivisa del grande pericolo che il precedente indiano possa avere gravi ripercussioni negative sull'efficacia delle operazioni internazionali di contrasto della pirateria e del terrorismo.
I nostri partner internazionali sono soprattutto preoccupati (e lo sono quanto noi, in molti casi) dagli effetti della negazione del principio fondamentale che i militari impegnati all'estero in missioni autorizzate dalla comunità internazionale debbano essere giudicati dai loro Paesi, cioè dai Paesi ai quali i militari appartengono, e non dai Paesi nei quali si svolgono le operazioni di pace o dei mari territoriali nei quali si svolgono le operazioni antipirateria.
Vorrei accennare, signor Presidente, onorevoli senatori, al ruolo della Farnesina, del Ministero che ho l'onore di dirigere, di fronte al proliferare di nuove fattispecie di rischio non più limitate alla sola instabilità politica. Tali crescenti rischi necessitano di un sempre maggiore contributo operativo ed informativo di organi dello Stato, dell'intelligence, delle forze armate che, nel rispetto della propria autonomia, sostengono e collaborano con il Ministero degli esteri.
Il Ministero si avvale, in particolare, dell'unità di crisi, che rappresenta uno strumento operativo flessibile in grado di reagire con tempestività alle situazioni che mettono a rischio l'incolumità di nostri connazionali. Attraverso l'unità di crisi, la Farnesina opera essenzialmente su due fronti.
Il primo è un fronte che potremmo definire esterno. Esso si sostanzia in attività di carattere politico-diplomatico, messe in atto soprattutto attraverso la rete delle nostre ambasciate e dei consolati. A tali attività si aggiungono specifiche missioni politiche dirette a mantenere elevata l'attenzione dei Governi coinvolti, ovvero ad acquisire diretti elementi dalle controparti istituzionali.
Nello specifico caso del compianto ingegner Franco Lamolinara, per esempio, era stata già programmata una missione in Nigeria del mio rappresentante speciale, l'onorevole Margherita Boniver, che ringrazio per le numerose missioni che continua ad effettuare e che ha effettuato in passato. Questa missione avrebbe dovuto svolgersi tra pochi giorni ma, malauguratamente, è avvenuto quel che è avvenuto.
Sul secondo fronte, che definirei di carattere più interno, la priorità dell'unità di crisi è data ai rapporti con le famiglie dei connazionali sequestrati.
Con i familiari dei nostri connazionali in difficoltà, in queste situazioni così tragiche, l'unità di crisi mantiene costanti contatti e trasmette le informazioni rese disponibili dalle fonti investigative o dalla catena militare, come nel caso dei sequestri di nostre navi mercantili ad opera dei pirati somali. Un'attività particolarmente delicata, sia per l'esigenza di un continuo flusso informativo sia per la sensibilità richiesta da un lavoro che influisce così profondamente sulla sfera emotiva dei familiari coinvolti. È anche compito dell'unità di crisi trasmettere all'autorità giudiziaria ogni utile informazione sulle vicende che coinvolgano i nostri connazionali.
Per dare una dimensione del fenomeno e dell'impegno richiesto alle strutture della Farnesina, vorrei ricordare che nel corso dell'ultimo anno sono stati gestiti ben quattordici casi di sequestro, di cui tre risoltisi purtroppo tragicamente: Vittorio Arrigoni, ucciso a Gaza nell'aprile del 2011; Mario Procopio ucciso in Brasile nell'aprile del 2011; Ruggero Bruno ucciso in Ecuador nel giugno 2011. Desidero ricordarli con vivo cordoglio. Così come desidero ricordare con vivo cordoglio tutte le vittime del terrorismo e rinnovare la solidarietà alle loro famiglie per le persone che, come l'ingegnere Lamolinara giovedì scorso, negli ultimi mesi sono state barbaramente uccise da atti terroristici o di criminalità organizzata.
Se in momenti come questi il Governo deve ribadire il suo fermo impegno ad attivare e perseguire l'azione sul piano internazionale nel modo più incisivo, per perseguire e reprimere questi orrendi crimini, credo sia anche di fondamentale importanza il senso della memoria. La memoria degli italiani che nel mondo hanno pagato con la vita il loro impegno di lavoro in condizioni e in regioni ad alto rischio, con la consapevolezza piena di correre quei rischi per sostenere le loro famiglie e il prestigio del nostro Paese. Per loro non sono mai sufficienti le nostre espressioni di affetto, di solidarietà e di riconoscenza.
Molti sono i casi conclusisi positivamente solo negli ultimi tre mesi: la liberazione dell'operatore di Emergency, Francesco Azzarà, dei cinque marittimi della «Savina Caylyn» e dei sei marittimi della «Rosalia D'Amato». La Farnesina sta facendo di tutto per riportare a casa e restituire all'affetto dei loro cari gli altri italiani tuttora nelle mani dei rapitori: Rossella Urru (rapita in Algeria, nei campi saharawi, nel febbraio 2011), Giovanni Lo Porto (rapito in Pakistan, a Multan, nel gennaio 2012) Maria Sandra Mariani (rapita a Tindouf, Algeria, nel febbraio 2011) e i sei marittimi della «Enrico Ievoli» (nave sequestrata il 27 dicembre 2011 dai pirati somali al largo dello Yemen).
Signor Presidente, l'unità di crisi della Farnesina è attiva 24 ore al giorno, fronteggia tutte le emergenze che coinvolgono i nostri connazionali all'estero e fornisce informazioni di sicurezza su tutti i Paesi del mondo, anche tramite un sito web aggiornato in tempo reale, che consente la registrazione dei connazionali momentaneamente presenti all'estero. Gli stanziamenti di bilancio per l'unità di crisi sono però diminuiti da oltre 7 milioni e mezzo di euro nel 2006 a circa 5 milioni nel 2011. Le integrazioni attribuite dal decreto missioni si sono ridotte da 15 milioni di euro nel 2009 agli 11 attuali, di cui 10 assorbiti dalle missioni di protezione e scorta. Per svolgere bene questi compiti delicati e complessi occorrono stanziamenti adeguati. Dobbiamo quindi trovarli per continuare ad investire per la sicurezza dei nostri connazionali nel mondo.
Signor Presidente, mi si consenta infine un'osservazione di carattere generale. Il terrorismo internazionale e i sequestri non colpiscono solo l'Italia, ma tutti i Paesi con proiezione internazionale. Maggiore è la realtà di globalizzazione di un Paese, più si è esposti, soprattutto noi che abbiamo collettività così grandi e lavoratori così numerosi all'estero. Nessuno Stato può vincere da solo questa sfida, che richiede un intenso coordinamento internazionale. L'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha chiesto uno sforzo a livello multilaterale per affrontare il problema. L'Italia ha collaborato alla definizione della strategia globale di controterrorismo delle Nazioni Unite e della strategia comune per il controterrorismo dell'Unione europea. L'Italia partecipa al «Global Counter Terrorism Forum» (GCTF), che ha creato meccanismi per lo scambio delle migliori procedure e per il coordinamento dell'assistenza tecnica. In tale quadro abbiamo fortemente voluto il coinvolgimento di Stati "non occidentali", come la Nigeria, che ci hanno fornito la prova dei collegamenti tra gruppi terroristici di diversa matrice, come Al Qaeda, Boko Haram e Shabab. Quindi un'attività di raccordo fondamentale per conoscere e cooperare nel prevenire fenomeni terroristici.
La natura così articolata del fenomeno esige inoltre di continuare a fornire assistenza tecnica ai Paesi o alle aree più a rischio, come l'Afghanistan, il Sahel e il Corno d'Africa.
Signor Presidente, onorevoli senatori, ho ritenuto essenziale, oltre che doveroso, rendere un'informativa su quanto avvenuto e sull'azione finora svolta dal Governo di fronte a questi episodi drammatici. Le piaghe dei sequestri e della pirateria minacciano la vita dei nostri cittadini, gli investimenti delle nostre imprese e la sicurezza del Paese. Per contrastare questi fenomeni dobbiamo agire con assoluta unità di intenti, con uno sforzo condiviso e unitario di tutte le istituzioni, perché sono in gioco vitali interessi nazionali.
Il Governo, sotto la guida del Presidente del Consiglio, è determinato a fare il massimo e conta sul sostegno e sulle indicazioni che il Parlamento vorrà continuare ad assicurare per vincere insieme queste sfide. (Applausi dai Gruppi PD, PdL, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI e Per il Terzo Polo:ApI-FLI).


giovedì 9 febbraio 2012

Ministro Cancellieri riferisce in Senato sul maltempo. La diretta

Sul sito del Senato è disponibile la diretta video dell'audizione del Ministro dell'Interno Cancellieri sui recenti fatti di maltempo che hanno colpito l'Italia. Cliccare sull'immagine.


mercoledì 1 febbraio 2012

Senatori italiani: da Lusi a Conti

Due storie completamente diverse, chiaramente, che accosto solo perchè riguardano, in un brevissimo periodo, due rappresentanti del Senato.

imagecredit liberoquotiidano.it
Uno è il senatore Pd  Luigi Lusi, tesoriere della Margherita, accusato di aver trasferito quasi 13 milioni di euro sul conto TTT srl dal conto Democrazia è Libertà, la fondazione dell'ex partito Margherita. Ha chiesto di patteggiare ma offrirebbe, secondo il Corriere, meno della metà della somma, 5 milioni. Sempre secondo la stessa fonte, Lusi avrebbe utilizzato questi soldi nel seguente modo:
Un milione e 90 mila euro sono stati spesi per l'acquisto di un appartamento di lusso nel centro di Roma, in via Monserrato 24. I 4 milioni e 700 mila euro finiti alla società Paradiso Immobiliare sono invece serviti, almeno in parte, per acquistare una splendida villa a Genzano, ai Castelli Romani. E poi ci sono le operazioni di accredito al conto personale e a quello dello studio legale, i trasferimenti alla società canadese Luigia Ltd, quelli a uno studio di architettura intestati alla moglie. Oltre ai 5 milioni per le imposte. 

mercoledì 25 gennaio 2012

Presidente Monti in Senato: comunicazioni su politica europea. La diretta

Alle ore 11:45 c'è la diretta dell'intervento del Presidente del Consiglio Mario Monti in Senato, sulla prossima riunione del Consiglio europeo il 30 gennaio. Si parla di politica europea, di impegni italiani, di unione fiscale e altri temi europei. Da Repubblica TV. Visibile anche sul sito del Senato. Dal Corriere (cliccare sull'immagine).

imagecredit corriere.it

giovedì 22 dicembre 2011

giovedì 17 novembre 2011

Programma Monti: discorso programmatico del Presidente del Consiglio in Senato (testo integrale)

Questo è il resoconto stenografico in corso di seduta del Discorso Programmatico del Presidente del Consiglio Mario Monti tenuto oggi alle 13:00 in Senato. In attesa di discuterne i punti principali ve ne offro la trascrizione disponibile sul sito del Senato

Legislatura 16º - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 637 del 17/11/2011
(Bozze non corrette redatte in corso di seduta)






MONTI Mariopresidente del Consiglio dei ministri e ministro dell'economia e delle finanze ad interim. Signor Presidente, onorevoli senatrici, onorevoli senatori, è con grande emozione che mi rivolgo a voi come primo atto del percorso rivolto ad ottenere la fiducia del Parlamento al Governo ieri costituito. L'emozione è accresciuta dal fatto che prendo oggi la parola per la prima volta in quest'Aula, nella quale mi avete riservato qualche giorno fa un'accoglienza che mi ha commosso. Sono onorato di entrare a far parte del Senato della Repubblica.
Desidero rivolgere un saluto deferente al Capo dello Stato, presidente Napolitano; che con grande saggezza, perizia e senso dello Stato ha saputo risolvere una situazione difficile in tempi ristrettissimi, nell'interesse del Paese e di tutti i cittadini. (Applausi dai Gruppi PdL, PD, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-FLI-PSI, Per il Terzo Polo:ApI-FLI, CN-Io Sud-FS, IdV e Misto-MPA-AS e dei senatori Colombo, Astore e Del Pennino). Vorrei anche rinnovargli la mia gratitudine per la fiducia accordata alla mia persona, per il sostegno e la partecipazione che mi ha costantemente assicurato nei miei sforzi per comporre un Governo che potesse soddisfare le richieste delle forze politiche e, al contempo, dare risposte efficaci alle gravi sfide che il nostro Paese ha di fronte a sé.
Rivolgo il mio saluto ai Presidenti emeriti della Repubblica, ai senatori a vita e a tutti i senatori.
Mi auguro di poter stabilire con ciascuno di voi anche un rapporto personale come vostro collega, sia pure l'ultimo arrivato. (Applausi dai Gruppi PdL, PD, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-FLI-PSI, Per il Terzo Polo:ApI-FLI, CN-Io Sud-FS, IdV e Misto-MPA-AS e dei senatori Colombo, Astore e Del Pennino).
Il Parlamento è il cuore pulsante di ogni politica di Governo, lo snodo decisivo per il rilancio e il riscatto della vita democratica. Al Parlamento vanno riconosciute e rafforzate, attraverso l'azione quotidiana di ciascuno di noi, dignità, credibilità e autorevolezza. Da parte mia, da parte nostra, vi sarà sempre una chiara difesa del ruolo di entrambe le Camere quali protagoniste del pubblico dibattito.
Un ringraziamento specifico e molto sentito desidero, infine, esprimere al vostro, al nostro, Presidente. Il presidente Schifani (Prolungati applausi dai Gruppi PdL, PD, CN-Io Sud-FS, IdV, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-FLI-PSI, Per il Terzo Polo:ApI-FLI, Misto-MPA-AS, dei senatori Colombo, Astore, Del Pennino e dai banchi del Governo) ha voluto accogliermi, fin dal primo istante di questa mia missione - come potete immaginare, non semplicissima - svoltasi, in gran parte, a Palazzo Giustiniani, con una generosità e una cordialità che non potrò dimenticare. (Applausi dai Gruppi PdL, PD, CN-Io Sud-FS, IdV, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-FLI-PSI, Per il Terzo Polo:ApI-FLI, Misto-MPA-AS, dei senatori Colombo, Astore, Del Pennino e dai banchi del Governo).
Rivolgo, infine, un pensiero rispettoso e cordiale al presidente, onorevole dottor Silvio Berlusconi (Prolungati applausi dai Gruppi PdL, PD, CN-Io Sud-FS, IdV, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-FLI-PSI, Per il Terzo Polo:ApI-FLI, Misto-MPA-AS, dei senatori Colombo, Astore, Del Pennino e dai banchi del Governo), mio predecessore, del quale mi fa piacere riconoscere l'impegno nel facilitare in questi giorni la mia successione nell'incarico.
Il Governo riconosce di essere nato per affrontare in spirito costruttivo e unitario una situazione di seria emergenza. Vorrei usare questa espressione: Governo di impegno nazionale. Governo di impegno nazionale significa assumere su di sé il compito di rinsaldare le relazioni civili e istituzionali, fondandole sul senso dello Stato. È il senso dello Stato, è la forza delle istituzioni, che evitano la degenerazione del senso di famiglia in familismo, dell'appartenenza alla comunità di origine in localismo, del senso del partito in settarismo. Ed io ho inteso, fin dal primo momento, il mio servizio allo Stato non certo con la supponenza di chi, considerato tecnico, venga per dimostrare un'asserita superiorità della tecnica rispetto alla politica; al contrario, spero che il mio Governo e io potremo, nel periodo che ci è messo a disposizione, contribuire, in modo rispettoso e con umiltà, a riconciliare maggiormente - permettetemi di usare questa espressione - i cittadini e le istituzioni, i cittadini alla politica. (Prolungati applausi dai Gruppi PdL, PD, CN-Io Sud-FS, IdV, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-FLI-PSI, Per il Terzo Polo:ApI-FLI, Misto-MPA-AS, dei senatori Colombo, Astore, Del Pennino e dai banchi del Governo).
Io vorrei, noi vorremmo, aiutarvi tutti a superare una fase di dibattito, che fa parte naturalmente della vita democratica, molto, molto, accesa, e consentirci di prendere insieme, senza alcuna confusione delle responsabilità, provvedimenti all'altezza della situazione difficile che il Paese attraversa, ma con la fiducia che la politica che voi rappresentate sia sempre più riconosciuta, e di nuovo riconosciuta, come il motore del progresso del Paese.
Le difficoltà del momento attuale. L'Europa sta vivendo i giorni più difficili dagli anni del secondo dopoguerra. Il progetto che dobbiamo alla lungimiranza di grandi uomini politici, quali furono Konrad Adenauer, Jean Monnet, Robert Schuman e - sottolineo in modo particolare - Alcide De Gasperi (Prolungati applausi dai GruppiPdL, PD, CN-Io Sud-FS, IdV, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-FLI-PSI, Per il Terzo Polo:ApI-FLI, Misto-MPA-AS, dei senatori Colombo, Astore, Del Pennino e dai banchi del Governo) e che per sessant'anni abbiamo perseguito, passo dopo passo, dal Trattato di Roma - non a caso di Roma - all'atto unico, ai Trattati di Maastricht e di Lisbona, è sottoposto alla prova più grave dalla sua fondazione.
Un fallimento non sarebbe solo deleterio per noi europei. Farebbe venire meno la prospettiva di un mondo più equilibrato in cui l'Europa possa meglio trasmettere i suoi valori ed esercitare il ruolo che ad essa compete, in un mondo sempre più bisognoso di una governance multilaterale efficace.
Non illudiamoci, onorevoli senatori, che il progetto europeo possa sopravvivere se dovesse fallire l'Unione Monetaria. La fine dell'euro disgregherebbe il mercato unico, le sue regole, le sue istituzioni. Ci riporterebbe là dove l'Europa era negli anni cinquanta.
La gestione della crisi ha risentito di un difetto di governance e, in prospettiva, dovrà essere superata con azioni a livello europeo. Ma solo se riusciremo ad evitare che qualcuno, con maggiore o minore fondamento, ci consideri l'anello debole dell'Europa, potremo ricominciare a contribuire a pieno titolo all'elaborazione di queste riforme europee. Altrimenti ci ritroveremo soci di un progetto che non avremo contribuito ad elaborare, ideato da Paesi che, pur avendo a cuore il futuro dell'Europa, hanno a cuore anche i lori interessi nazionali, tra i quali non c'è necessariamente una Italia forte.
Il futuro dell'euro dipende anche da ciò che farà l'Italia nelle prossime settimane, anche e non solo, ma anche. Gli investitori internazionali detengono quasi metà del nostro debito pubblico. Dobbiamo convincerli che abbiamo imboccato la strada di una riduzione graduale ma durevole del rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo. Quel rapporto è oggi al medesimo livello al quale era vent'anni fa ed è il terzo più elevato tra i Paesi dell'OCSE. Per raggiungere questo obiettivo intendiamo far leva su tre pilastri: rigore di bilancio, crescita ed equità.
Nel ventennio trascorso l'Italia ha fatto molto per riportare in equilibrio i conti pubblici, sebbene alzando l'imposizione fiscale su lavoratori dipendenti e imprese, più che riducendo in modo permanente la spesa pubblica corrente. Tuttavia, quegli sforzi sono stati frustrati dalla mancanza di crescita. L'assenza di crescita ha annullato i sacrifici fatti. Dobbiamo porci obiettivi ambiziosi sul pareggio di bilancio, sulla discesa del rapporto tra debito e PIL. Ma non saremo credibili, neppure nel perseguimento e nel mantenimento di questi obiettivi, se non ricominceremo a crescere.
Ciò che occorre fare per ricominciare a crescere è noto da tempo. Gli studi dei migliori centri di ricerca italiani avevano individuato le misure necessarie molto prima che esse venissero recepite nei documenti che in questi mesi abbiamo ricevuto dalle istituzioni europee. Non c'è nessuna originalità europea nell'aver individuato ciò che l'Italia deve fare per crescere di più. È un problema del sistema italiano riuscire a decidere e poi ad attuare quanto noi italiani sapevamo bene fosse necessario per la nostra crescita.
Non vediamo i vincoli europei come imposizioni. Anzitutto permettetemi di dire, e me lo sentirete affermare spesso, che non c'è un loro e un noi. L'Europa siamo noi.(Applausi dai Gruppi PdL, PD, CN-Io Sud-FS, IdV, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-FLI-PSI e Per il Terzo Polo:ApI-FLI e dai banchi del Governo).
Quelli che poi ci vengono in un turbinio di messaggi, di lettere e di deliberazioni dalle istituzioni europee sono per lo più provvedimenti rivolti a rendere meno ingessata l'economia, a facilitare la nascita di nuove imprese e poi indurne la crescita, migliorare l'efficienza dei servizi offerti dalle amministrazioni pubbliche, favorire l'ingresso nel mondo del lavoro dei giovani e delle donne, le due grandi risorse sprecate del nostro Paese. (Applausi dai Gruppi PdL, PD, IdV, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-FLI-PSI e Per il Terzo Polo:ApI-FLI edai banchi del Governo).
L'obiezione che spesso si oppone a queste misure è che esse servono, certo, ma nel breve periodo fanno poco per la crescita. È un'obiezione dietro la quale spesso si maschera - riconosciamolo - chi queste misure non vuole, non tanto perché non hanno effetti sulla crescita nel breve periodo (che è vero che non hanno), ma perché si teme che queste misure ledano gli interessi di qualcuno. Ma, evidentemente, più tardi si comincia, più tardi arriveranno i benefìci delle riforme. Ma, soprattutto, le scelte degli investitori che acquistano i nostri titoli pubblici sono guidate sì da convenienze finanziarie immediate, ma - mettiamocelo in testa - sono guidate anche dalle loro aspettative su come sarà l'Italia fra dieci o vent'anni, quando scadranno i titoli che acquistano oggi.
Quindi, non c'è iato la tra le cose che dobbiamo o fare oggi o avviare oggi, anche se avranno effetti lontani, perché anche gli investitori, che ci premiano o ci puniscono, agiscono oggi, ma guardano anche agli effetti lontani.
Riforme che hanno effetti anche graduali sulla crescita, influendo sulle aspettative degli investitori, possono riflettersi in una riduzione immediata dei tassi di interesse, con conseguenze positive sulla crescita stessa. I sacrifici necessari per ridurre il debito e per far ripartire la crescita dovranno essere equi. Maggiore sarà l'equità, più accettabili saranno quei provvedimenti e più ampia - mi auguro - sarà la maggioranza che in Parlamento riterrà di poterli sostenere. Equità significa chiedersi quale sia l'effetto delle riforme non solo sulle componenti relativamente forti della società, quelle che hanno la forza di associarsi, ma anche sui giovani e sulle donne. Dobbiamo renderci conto che, se falliremo e se non troveremo la necessaria unità di intenti, la spontanea evoluzione della crisi finanziaria ci sottoporrà tutti, ma soprattutto le fasce più deboli della popolazione, a condizioni ben più dure.
La crisi che stiamo vivendo è internazionale; questo è ovvio, ma conviene ripeterlo ogni volta, anche ad evitare demonizzazioni. È internazionale, lo sto dicendo a tutti. Ma l'Italia ne ha risentito in maniera particolare. Secondo la Commissione europea, al termine del prossimo anno il prodotto interno lordo dell'Italia sarebbe ancora quattro punti e mezzo al di sotto del livello raggiunto prima della crisi. Per la stessa data, l'area dell'euro nel suo complesso avrebbe invece recuperato la perdita di prodotto dovuta alla crisi. Francia e Germania raggiungerebbero il traguardo di riportarsi al livello precrisi nell'anno in corso. La relativa debolezza della nostra economia precede l'avvio della crisi.
Tra il 2001 e il 2007 il prodotto italiano è cresciuto di 6,7 punti percentuali, contro i 12 della media dell'area dell'euro, i 10,8 della Francia e gli 8,3 della Germania. I risultati sono deludenti al Nord come al Sud. E non vi propongo un paragone con la Cina o con altri Paesi emergenti, ma con i nostri colleghi ed amici stretti della zona euro. La crisi ha colpito più duramente i giovani. Ad esempio, nei 15 Paesi che componevano l'Unione europea fino al 2004, tra il 2007 e il 2010 il tasso di disoccupazione nella classe di età 15-24 anni è aumentato di cinque punti percentuali, in Italia di 7,6 punti percentuali.
Il nostro Paese rimane caratterizzato da profonde disparità territoriali. Il lungo periodo di bassa crescita e la crisi le hanno accentuate. Esiste una questione meridionale: infrastrutture, disoccupazione, innovazione, rispetto della legalità (Applausi dal Gruppo PD). I problemi nel Mezzogiorno vanno affrontati non nella logica del chiedere di più, ma di una razionale modulazione delle risorse.
Esiste anche una questione settentrionale: costo della vita, delocalizzazione, nuove povertà, bassa natalità. (Applausi del senatore Valditara).
Il riequilibrio di bilancio, le riforme strutturali e la coesione territoriale richiedono piena e leale collaborazione tra i diversi livelli istituzionali.
Occorre riconoscere il valore costituzionale delle autonomie speciali, nel duplice binario della responsabilità e della reciprocità. (Applausi dei senatori Fosson, Peterlini e Garavaglia Mariapia).
In quest'ottica, per rispondere alla richiesta formulata dalle istituzioni territoriali che, devo dire, ho ascoltato con molta attenzione...
CASTELLI (LNP). Ragazzi, un po' di entusiasmo, applaudite! (Commenti dai banchi del Gruppo PD).
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia.
MONTI Mario, presidente del Consiglio dei ministri e ministro dell'economia e delle finanze ad interim. Se dovete fare una scelta - mi permetto di rivolgermi a tutti - ascoltate, non applaudite! (Applausi dai Gruppi PdL, CN-Io Sud-FS, PD, IdV, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-FLI-PSI e Per il Terzo Polo:ApI-FLI).
Non ripeterò l'importanza del valore costituzionale delle autonomie speciali, perché altrimenti arrivano di nuovo applausi; l'ho già detto e lo avete ascoltato.
In quest'ottica - come stavo dicendo - perrispondere alla richiesta formulata dalle istituzioni territoriali nel corso delle consultazioni, ho deciso di assumere direttamente in questa prima fase le competenze relative agli affari regionali. Spero in questo modo di manifestare una consapevolezza condivisa circa il fatto che il lavoro comune con le autonomie territoriali debba proseguire e rafforzarsi, nonostante le difficoltà dell'agenda economica. In tale prospettiva si dovrà operare senza indugio per un uso efficace dei fondi strutturali dell'Unione europea.
Sono consapevole che sarebbe un'ambizione eccessiva da parte mia e da parte nostra pretendere di risolvere in un arco di tempo limitato, qual è quello che ci separa dalla fine di questa legislatura, problemi che hanno origini profonde e che sono radicati in consuetudini e comportamenti consolidati. Ciò che si prefiggiamo di fare è impostare il lavoro, mettere a punto gli strumenti che permettano ai Governi che ci succederanno di proseguire un processo di cambiamento duraturo.
Per questo il programma che vi sottopongo oggi si compone di due parti, che hanno obiettivi ed orizzonti temporali diversi. Da un lato, vi è una serie di provvedimenti per affrontare l'emergenza, assicurare la sostenibilità della finanza pubblica, restituire fiducia nelle capacità del nostro Paese di reagire e sostenere una crescita duratura ed equilibrata. Dall'altro lato, si tratta di delineare con iniziative concrete un progetto per modernizzare le strutture economiche e sociali, in modo da ampliare le opportunità per le imprese, i giovani, le donne e tutti i cittadini, in un quadro di ritrovata coesione sociale e territoriale.
In considerazione dell'urgenza con la quale abbiamo dovuto operare per la formazione di questo Governo - ed in questo senso voglio ringraziare le diverse forze politiche che, nei miei confronti, figura estranea al vostro mondo, si sono gentilmente e con sollecitudine apprestate all'ascolto e all'offerta di contributi dei quali ho cercato di tenere conto - quello che intendo fare oggi è semplicemente presentarvi gli aspetti essenziali dell'azione che intendiamo svolgere. Se otterremo la fiducia del Parlamento, ciascun Ministro esporrà alle Commissioni parlamentari competenti le politiche attraverso le quali, nei singoli settori, queste azioni verranno avviate.
È in discussione in Parlamento una proposta di legge costituzionale per introdurre un vincolo di bilancio in pareggio per le amministrazioni pubbliche, in coerenza con gli impegni presi nell'ambito dell'Eurogruppo.
L'adozione di una regola di questo tipo può contribuire a mantenere nel tempo il pareggio di bilancio programmato per il 2013, evitando che i risultati conseguiti con intense azioni di risanamento vengano erosi negli anni successivi, come è accaduto in passato. Affinché il vincolo sia efficace, dovranno essere chiarite le responsabilità dei singoli livelli di Governo.
A questo proposito ed anche in considerazione della complessità della regola, ad esempio l'aggiustamento per il ciclo, sarà opportuno studiare l'esperienza di alcuni Paesi europei che hanno affidato ad autorità indipendenti la valutazione del rispetto sostanziale della regola, dato che in questa materia la credibilità nei confronti di noi stessi e del mondo è un requisito essenziale. Sarà anche necessario attuare rapidamente l'armonizzazione dei bilanci delle amministrazioni pubbliche. Opportunamente la proposta di legge in discussione in Parlamento già prevede l'assegnazione allo Stato della potestà legislativa esclusiva in materia di armonizzazione dei bilanci pubblici. Nell'immediato daremo piena attuazione alle manovre varate nel corso dell'estate, completandole attraverso interventi in linea con la lettera di intenti inviata alle autorità europee.
Nel corso delle prossime settimane valuteremo la necessità di ulteriori correttivi. Una parte significativa della correzione dei saldi programmata durante l'estate è attesa dall'attuazione della riforma dei sistemi fiscale ed assistenziale. Dovremmo pervenire al più presto ad una definizione di tale riforma e ad una valutazione prudenziale dei suoi effetti. Dovranno inoltre essere identificati gli interventi, volti a colmare l'eventuale divario rispetto a quelli indicati nella manovra di bilancio.
Di fronte ai sacrifici che sono stati e che dovranno essere richiesti ai cittadini sono ineludibili interventi volti a contenere i costi di funzionamento degli organi elettivi. I soggetti che ricoprono cariche elettive, i dirigenti designati politicamente nelle società di diritto privato, finanziate con risorse pubbliche, più in generale quanti rappresentano le istituzioni ad ogni livello politico ed amministrativo, dovranno agire con sobrietà ed attenzione al contenimento dei costi, dando un segnale concreto ed immediato. Si dovranno rafforzare gli interventi effettuati con le ultime manovre di finanza pubblica, con l'obiettivo di allinearci rapidamente alle best practices europee.
Per quanto di mia diretta competenza, avvierò immediatamente una spending review del Fondo unico della Presidenza del Consiglio. Ritengo inoltre necessario ridurre le sovrapposizioni tra i livelli decisionali e favorire la gestione integrata dei servizi per gli Enti locali di minori dimensioni. Il riordino delle competenze delle Province può essere disposto con legge ordinaria. La prevista specifica modifica della Costituzione potrà completare il processo, consentendone la completa eliminazione, così come prevedono gli impegni presi con l'Europa. (Applausi).
Per garantire la natura strutturale della riduzione delle spese dei Ministeri, decisa con la legge di stabilità, andrà definito rapidamente il programma per la riorganizzazione della spesa, previsto dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, in particolare per quanto riguarda l'integrazione operativa delle agenzie fiscali, la razionalizzazione di tutte le strutture periferiche dell'amministrazione dello Stato, il coordinamento delle attività delle forze dell'ordine, l'accorpamento degli enti della previdenza pubblica, la razionalizzazione dell'organizzazione giudiziaria.
Gli interventi saranno coordinati con la spending review in corso, che intendo rafforzare e rendere particolarmente incisiva con la precisa individuazione di tempi e responsabilità. Negli scorsi anni la normativa previdenziale è stata oggetto di ripetuti interventi, che hanno reso a regime il sistema pensionistico italiano tra i più sostenibili in Europa e tra i più capaci di assorbire eventuali shock negativi. Già adesso l'età di pensionamento, nel caso di vecchiaia, tenendo conto delle cosiddette finestre, è superiore a quella dei lavoratori tedeschi e francesi.
Il nostro sistema pensionistico rimane però caratterizzato da ampie disparità di trattamento tra diverse generazioni e categorie di lavoratori, nonché da aree ingiustificate di privilegio.
Il rispetto delle regole e delle istituzioni e la lotta all'illegalità riceveranno attenzione prioritaria da questo Governo. Per riacquistare fiducia nel futuro dobbiamo avere fiducia nelle istituzioni che caratterizzano uno Stato di diritto, quindi si procederà alla lotta all'evasione fiscale e all'illegalità, non solo per aumentare il gettito (il che non guasta), ma anche per abbattere le aliquote: questo può essere fatto con efficacia prestando particolare attenzione al monitoraggio della ricchezza accumulata (ho detto monitoraggio della ricchezza accumulata) e non solo ai redditi prodotti.
L'evasione fiscale continua a essere un fenomeno rilevante: il valore aggiunto sommerso è quantificato nelle statistiche ufficiali in quasi un quinto del prodotto. Interventi incisivi in questo campo possono ridurre il peso dell'aggiustamento sui contribuenti che rispettano le norme. Occorre ulteriormente abbassare la soglia per l'uso del contante, favorire un maggior uso della moneta elettronica, accelerare la condivisione delle informazioni tra le diverse amministrazioni, potenziare e rendere operativi gli strumenti di misurazione induttiva del reddito e migliorare la qualità degli accertamenti.
Il decreto legislativo n. 23 del 14 marzo 2011 prevede per il 2014 l'entrata in vigore dell'imposta municipale che assorbirà l'attuale ICI, escludendo tuttavia la prima casa e l'IRPEF sui redditi fondiari da immobili non locati, comprese le relative addizionali. In questa cornice intendiamo riesaminare il peso del prelievo sulla ricchezza immobiliare: tra i principali Paesi europei, l'Italia è caratterizzata da un'imposizione sulla proprietà immobiliare che risulta al confronto particolarmente bassa. L'esenzione dall'ICI delle abitazioni principali costituisce, sempre nel confronto internazionale, una peculiarità - se non vogliamo chiamarla anomalia - del nostro ordinamento tributario.
Il primo elenco di cespiti immobiliari da avviare a dismissione sarà definito nei tempi previsti dalla legge di stabilità, cioè entro il 30 aprile 2012. La lettera d'intenti inviata alla Commissione europea prevede proventi di almeno 5 miliardi all'anno nel prossimo triennio. A tale scopo verrà definito un calendario puntuale per i successivi passi del piano di dismissioni e di valorizzazione del patrimonio pubblico. Tuttavia, è necessario volgere tutte le politiche pubbliche, a livello macroeconomico e microeconomico, a sostegno della crescita, sia pure nei limiti determinati dal vincolo di bilancio.
La pressione fiscale in Italia è elevata nel confronto storico e in quello internazionale (nel testo scritto che avrete a disposizione si danno ulteriori elementi). Nel tempo e via via che si manifesteranno gli effetti della spending review sarà possibile programmare una graduale riduzione della pressione fiscale; tuttavia anche prima, a parità di gettito, la composizione del prelievo fiscale può essere modificata in modo da renderla più favorevole alla crescita. Coerentemente con il disegno della delega fiscale e della clausola di salvaguardia che la accompagna, una riduzione del peso delle imposte e dei contributi che gravano sul lavoro e sull'attività produttiva, finanziata da un aumento del prelievo sui consumi e sulla proprietà, sosterrebbe la crescita senza incidere sul bilancio pubblico. (Applausi dai Gruppi PD,UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI, Per il Terzo Polo:ApI-FLI e IdV).
Dal lato della spesa, un impulso all'attività economica potrà derivare da un aumento del coinvolgimento dei capitali privati nella realizzazione di infrastrutture. Gli incentivi fiscali stabiliti con legge di stabilità sono un primo passo, ma è anche necessario intervenire sulla regolamentazione del project financing, in modo da ridurre il rischio associato alle procedure amministrative. Occorre inoltre operare per raggiungere gli obiettivi fissati in sede europea con l'agenda digitale. Ho quasi concluso.
Con il consenso delle parti sociali dovranno essere riformate le istituzioni del mercato del lavoro, per allontanarci da un mercato duale dove alcuni sono fin troppo tutelati mentre altri sono totalmente privi di tutele e assicurazioni in caso di disoccupazione. (Applausi dai Gruppi PdL, PD, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI, IdV e Misto).
Le riforme in questo campo dovranno avere il duplice scopo di rendere più equo il nostro sistema di tutela del lavoro e di sicurezza sociale e anche di facilitare la crescita della produttività, tenendo conto dell'eterogeneità che contraddistingue in particolare l'economia italiana. In ogni caso, il nuovo ordinamento che andrà disegnato verrà applicato ai nuovi rapporti di lavoro per offrire loro una disciplina veramente universale, mentre non verranno modificati i rapporti di lavori regolari e stabili in essere. (Applausi dai Gruppi PdL e PD).
Intendiamo perseguire lo spostamento del baricentro della contrattazione collettiva verso i luoghi di lavoro, come ci viene chiesto dalle autorità europee e come già le parti sociali hanno iniziato a fare, che va accompagnato da una disciplina coerente del sostegno alle persone senza impiego volta a facilitare la mobilità e il reinserimento nel mercato del lavoro, superando l'attuale segmentazione. Più mobilità tra impresa e settori è condizione essenziale per assecondare la trasformazione dell'economia italiana e sospingerne la crescita.
È necessario colmare il fossato che si è creato tra le garanzie e i vantaggi offerti dal ricorso ai contratti a termine e ai contratti a tempo indeterminato, superando i rischi e le incertezze che scoraggiano le imprese a ricorrere a questi ultimi. Tenendo conto dei vincoli di bilancio occorre avviare una riforma sistematica degli ammortizzatori sociali, volta a garantire a ogni lavoratore che non sarà privo di copertura rispetto ai rischi di perdita temporanea del posto di lavoro. Abbiamo da affrontare una crisi, abbiamo da affrontare delle trasformazioni strutturali, ma è nostro dovere cercare di evitare le angosce che accompagnano questi processi.(Applausi dai Gruppi PdL, PD, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI, IdV e Misto).
È necessario, infine, mantenere una pressione costante nell'azione di contrasto e di prevenzione del lavoro sommerso. Uno dei fattori che distinguono l'Italia nel contesto europeo è la maggiore difficoltà di inserimento o di permanenza in condizioni di occupazione delle donne. Assicurare la piena inclusione delle donne in ogni ambito della vita lavorativa ma anche sociale e civile del Paese è una questione indifferibile.
È necessario affrontare le questioni che riguardano la conciliazione della vita familiare con il lavoro, la promozione della natalità e la condivisione delle responsabilità legate alla maternità da parte di entrambi i genitori, (applausi dei senatori Carloni e Peterlini), nonché studiare l'opportunità di una tassazione preferenziale per le donne.
C'è poi un problema legato all'invecchiamento della popolazione che si traduce in oneri crescenti per le famiglie; andrà quindi prestata attenzioni ai servizi di cura agli anziani, oggi una preoccupazione sempre più urgente nelle famiglie in un momento in cui affrontano difficoltà crescenti. (Applausi dal Gruppo PD).
Infine un'attenzione particolare andrà assicurata alle prospettive per i giovani; dico "infine" nel senso di finalità di tutta la nostra azione. Questa sarà una delle priorità di azione di questo Governo, nella convinzione che ciò che restringe le opportunità per i giovani si traduce poi in minori opportunità di crescita e di mobilità sociale per l'intero Paese. Dobbiamo porci l'obiettivo di eliminare tutti quei vincoli che oggi impediscono ai giovani di strutturare le proprie potenzialità in base al merito individuale indipendentemente dalla situazione sociale di partenza. Per questo ritengo importante inserire nell'azione di Governo misure che valorizzino le capacità individuali e eliminino ogni forma di cooptazione. L'Italia ha bisogno di investire sui suoi talenti; deve essere lei orgogliosa dei suoi talenti e non trasformarsi in un'entità di cui i suoi talenti non sempre sono orgogliosi. Per questo la mobilità è la nostra migliore alleata, mobilità sociale ma anche geografica, non solo all'interno del nostro Paese ma anche e soprattutto nel più ampio orizzonte del mercato del lavoro europeo e globale.
L'ultimo punto che desidero brevemente presentarvi - ed è una caratteristica spero distintiva del nostro Esecutivo, se consentirete al nostro, o vostro, Governo di nascere, è quella delle politiche micro-economiche per la crescita.
Un ritorno credibile a più alti tassi di crescita deve basarsi su misure volte a innalzare il capitale umano e fisico e la produttività dei fattori. La valorizzazione del capitale umano deve essere un aspetto centrale: sarà necessario mirare all'accrescimento dei livelli d'istruzione della forza lavoro, che sono ancora oggi nettamente inferiori alla media europea, anche tra i più giovani. Vi contribuiranno interventi mirati sulle scuole e sulle aree in ritardo, identificando i fabbisogni, anche mediante i test elaborati dall'INVALSI, e la revisione del sistema di selezione, allocazione e valorizzazione degli insegnanti. Nell'università, varati i decreti attuativi della legge di riforma approvata lo scorso anno, è ora necessario dare rapida e rigorosa attuazione ai meccanismi d'incentivazione basati sulla valutazione, previsti dalla riforma. Gli investimenti in infrastrutture, di cui tante volte e giustamente abbiamo parlato e si è parlato negli corso degli anni, sono fattori rilevanti per accrescere la produttività totale dell'economia.
A questo scopo, abbiamo per la prima volta valorizzato in modo organico nella struttura del Governo la politica, anzi, le politiche di sviluppo dell'economia reale, con l'attribuzione ad un unico Ministro delle competenze sullo sviluppo economico e sulle infrastrutture ed i trasporti. Questo vuole indicare quasi visivamente e in termini di organigramma del Governo che pari attenzione e centralità vanno attribuite a ciò che mantiene il Paese stabile, la disciplina finanziaria, e a ciò che ad esso consente di crescere e, quindi, di restare stabile a lungo termine, cioè appunto la crescita.
Occorre anche rimuovere gli ostacoli strutturali alla crescita, affrontando resistenze e chiusure corporative. In tal senso, è necessario un disegno organico, volto a ridurre gli oneri ed il rischio associato alle procedure amministrative, nonché a stimolare la concorrenza, con particolare riferimento al riordino della disciplina delle professioni regolamentate, anche dando attuazione a quanto previsto nella legge di stabilità in materia di tariffe minime.
Intendiamo anche rafforzare gli strumenti d'intervento dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato in caso di disposizioni legislative o amministrative, statali o locali, che abbiano effetti distorsivi della concorrenza, accrescere la qualità dei servizi pubblici, nel quadro di un'azione volta a ridurre il deficit di concorrenza a livello locale, ridurre i tempi della giustizia civile, in modo tale da colmare il divario con gli altri Paesi, anche attraverso la riduzione delle sedi giudiziarie, e rimuovere gli ostacoli alla crescita delle dimensioni delle imprese, anche attraverso la delega fiscale.
Un innalzamento significativo del tasso di crescita è condizione essenziale non solo del riequilibrio finanziario, ma anche del progresso civile e sociale. In tal senso, una strategia di rilancio della crescita non può prescindere da un'azione determinata ed efficace di contrasto alla criminalità organizzata e a tutte le mafie, che vada a colpire gli interessi economici delle organizzazioni e le loro infiltrazioni nell'economia legale. (Applausi dai Gruppi PdL, PD, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI, Per il Terzo Polo:ApI-FLI, CN-Io Sud-FS, IdV e Misto).
Il risanamento della finanza pubblica ed il rilancio della crescita contribuiranno a rafforzare la posizione dell'Italia in Europa e, più in generale, la nostra politica estera: vocazione europeistica, solidarietà atlantica, rapporti con i nostri partners strategici, apertura dei mercati, sicurezza nazionale ed internazionale rimarranno i cardini di tale politica. Voglio qui ricordare i nostri militari impegnati in missioni all'estero, le Forze Armate ed i rappresentanti delle forze dell'ordine, che sono in prima linea nella difesa dei nostri valori e della democrazia. (Applausi dai Gruppi PdL, PD, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI, Per il Terzo Polo:ApI-FLI, CN-Io Sud-FS, IdV e Misto e dai banchi del Governo).
L'Italia ha bisogno di una politica estera coerente con i nostri impegni e di una ripresa d'iniziativa nelle aree dove vi siano significativi interessi nazionali.
Dimenticavo di dirvi, a proposito di militari impegnati in missioni all'estero, che se non vedete ancora in questi banchi il nostro collega Ministro della difesa, è perché l'altra sera l'ho svegliato alle tre di notte in Afghanistan, pensando che fosse a Bruxelles dove si trova la sua sede ordinaria di lavoro. Ho notato prima una certa esitazione e poi grande entusiasmo nell'accettazione della proposta. (Applausi dai Gruppi PdL e PD). Ecco un esempio di militare impegnato all'estero che sta facendo i salti mortali per arrivare a giurare nelle mani del Capo dello Stato nelle prossime ore. Scusate quindi la sua assenza.
La gravità della situazione attuale richiede una risposta pronta e decisa nella creazione di condizioni favorevoli alla crescita nel perseguimento del pareggio di bilancio, con interventi strutturali e con un'equa distribuzione dei sacrifici.
Il tentativo che ci proponiamo di compiere, onorevoli senatori, e che vi chiedo di sostenere è difficilissimo; altrimenti ho il sospetto che non mi troverei qui oggi. I margini di successo sono tanto più ridotti, come ha rilevato il Presidente della Repubblica, dopo anni di contrapposizione e di scontri nella politica nazionale. Se sapremo cogliere insieme questa opportunità per avviare un confronto costruttivo su scelte e obiettivi di fondo avremo occasione di riscattare il Paese e potremo ristabilire la fiducia nelle sue istituzioni. Vi ringrazio. (Applausi dai Gruppi PdL, PD, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-FLI-PSI, CN-Io Sud-FS, IdV e Per il Terzo Polo:ApI-FLI e dai banchi del Governo. Congratulazioni.)

A chi fosse interessato, c'è  anche una diretta video della seduta al Senato, con le dichiarazioni di voto e le discussioni dopo il Discorso programmatico del premier Monti.


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