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giovedì 11 aprile 2013

Tutti i derivati delle amministrazioni pubbliche: "Il futuro ipotecato"

Sono almeno 206 le amministrazioni pubbliche, dai comuni alle regioni, che hanno sottoscritto contratti derivati per circa 6 miliardi di euro, solo in Italia. Ma esistono sottoscrizioni anche con banche straniere, delle quali si sa molto meno. Anche lo Stato italiano ha sottoscritto contratti derivati per quasi 160 miliardi. La finanza creativa ha affascinato e influenzato non solo investitori e speculatori privati ma anche enti pubblici, con il bel risultato che spesso bisogna contrattare l'uscita dai derivati, pagando forti penali.
Il derivato, in maniera generica, è una sorta di assicurazione sul rischio. Purtroppo, si è spesso abusato di questo strumento finanziario pensando di tutelarsi da rischi eccessivi ma, in realtà, è proprio  il derivato che è finito con il diventare il maggior rischio per uno dei due sottoscrittori.
In questo interessante servizio, Derivati: il futuro ipotecato, apparso su RaiNews24 si delinea una breve ma precisa storia dei derivati  nelle amministrazioni pubbliche, con il parere di numerosi esperti.

giovedì 22 novembre 2012

La Tobin Tax e quell'esenzione governativa per i derivati

Alle volte uno vorrebbe far finta di non capire pur di non assumere sempre quel solito atteggiamento complottista o dietrologico. Ma perchè il Governo, nella legge di stabilità, secondo quanto ne riferisce il Fatto, poi verificato sul resoconto stenografico della Camera (pagg. 64-66), avrebbe voluto eliminare la tassazione sulle compravendite in Borsa dei prodotti derivati? 
La mancata inclusione dei derivati nella tassazione delle transazioni finanziare, che rimarrebbero solo sulle azioni, farebbe passare l'utile stimato, che potrebbe arrivare fino a 4 miliardi, a 100-200 milioni, sempre secondo il Fatto in quest'altro articolo.


venerdì 16 marzo 2012

Investimenti sbagliati: l'Italia paga 3,4 miliardi a Morgan Stanley per annullare dei contratti derivati

Pubblica la notizia oggi Bloomberg: Italy Said to Pay Morgan Stanley $3.4 Billion. L'Italia (si dice) paga 3,4 miliardi di dollari alla banca d'affari Morgan Stanley per annullare dei contratti sul mercato dei derivati.
Chi ha fatto circolare ufficiosamente la voce è una persona a diretta conoscenza delle cose del Tesoro che chiaramente non vuole essere nominato. L'innominato infatti dice
It was cheaper for Italy to cancel the transactions rather than to renew [fonte Bloomberg]
E' stato più conveniente per l'Italia  annullare le transazioni invece di rinnovarle.
La perdita, dal 1990 a oggi, data in cui parte l'operazione, ammonterebbe  a 31 miliardi di dollari. Queste operazioni avrebbero dovuto mettere al riparo l'Italia dalle fluttuazioni dei tassi di interesse ma, a quanto si vede, non sembra siano state molto utili.

Non sarebbe male se, in questo periodo di rinnovata trasparenza, dal Ministero dell'Economia chiarissero i termini della vicenda portandoli a conoscenza della pubblica opinione, sempre che non si tratti solo di voci. E' ben triste osservare, con Bloomberg, che la cifra pagata  per annullare il contratto con i derivati è pari a metà dell'aumento Iva di quest'anno. Ancora una volta gli italiani pagano clamorosi errori dei  governanti senza che nessuno si prenda la briga di spiegare cos'è successo.

lunedì 13 dicembre 2010

I padroni del mondo: Wall Street, banche d'affari, derivati

Il terzo mercoledì di ogni mese, così riporta Federico Rampini su Repubblica citando un articolo di Louise Story sul New York Times, un gruppo di nove banchieri dell'elite di Wall Street si riunisce per decidere le sorti dell'alta finanza. Che siano i derivati o altri generi di speculazioni, pezzi da novanta del calibro di JP Morgan Chase, Goldman Sachs, Morgan & Stanley, con la giustificazione ufficiale di "salvaguardare la stabilità e l'integrità" del mercato, in realtà si incontrano per cercare  soltanto "di difendere il dominio delle grandi banche".
A lanciare il grido d'allarme è Gary Gensler, messo da Obama a capo della Commissione impegnata a controllare il commercio dei Commodity Futures, i contratti a termine con cui si può comprare ogni genere di merce ancora da produrre. Quello che se ne trae è un senso di impotenza dell'amministrazione pubblica nel controllare le distorsioni del mercato finanziario, distorsioni che si riversano poi su "tutti gli americani" e, conseguentemente, su tutto il mondo. E' proprio vero che il libero mercato finanziario, la sua globalizzazione, portano solo buoni frutti, che "lasciar fare al mercato" è l'unica soluzione, fidando nella sua capacità di auto-correggersi? Le recenti crisi finanziarie ed economiche mondiali, sempre più frequenti, sembrerebbero smentire questa convinzione.

Qui l'articolo di Rampini su Repubblica
Qui l'articolo della Story sul New York Times.

fonte nytimes.com


fonte repubblica.it

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