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venerdì 18 maggio 2012

La dottrina Merkel: ma anche la Germania ha i suoi problemi?

C'è questo, la dottrina Merkel del rigore fiscale, il pareggio di bilancio, ineludibile, tanto che hanno voluto che fosse scritto nelle Costituzioni.



mercoledì 2 novembre 2011

Parlare ai mercati finanziari

Visto dall'esterno, il comportamento dei mercati finanziari al quale stiamo assistendo da un po' di tempo a questa parte, sembra tutto tranne che un comportamento razionale. O meglio, mi correggo: o è un comportamento super razionale o è completamente irrazionale.

source examiner
Comportamento super razionale. E' super razionale se sono in azione speculatori finanziari che ricercano solo il proprio profitto. I sistemi possibili, ma ve ne saranno sicuramente altri, sono quelli di aumentare le chance di default di un paese perchè si hanno assicurazioni contro il rischio default oppure si ricerca il prezzo  di acquisto più basso e il rendimento più alto da un'obbligazione. E questo è il comportamento razionale. L'ho definito super razionale solo per enfatizzare l'aspetto anaffettivo del procedere dello speculatore, che persegue il proprio profitto senza curarsi affatto di quello che succede intorno a lui. E' quella caratteristica che si rimprovera al comportamento puramente razionale in genere (anche se è sbagliato definirlo puramente razionale, come vedremo), in quanto si ritiene che, spogliato di qualsiasi elemento affettivo, un comportamento tenda solo a massimizzare i propri guadagni, di qualunque genere siano, senza curarsi delle conseguenze per gli altri.

source sinequanonthebook
Comportamento irrazionale. E' completamente irrazionale se sono in azione isteria e impulsività che accompagnano spessissimo le azioni umane e, visto che dietro i computer o i software ci sono pur sempre uomini, almeno quelli che li progettano, non vedo perchè i broker o i tycoon della finanza o i fondi o chi vi pare a voi non debbano lasciarsi prendere dall'irrazionalità e, quando viene il momento che gli altri vendono, accodarsi e vendere. Ora, si potrebbe osservare che vendere mentre tutti gli altri vendono potrebbe non essere un comportamento così irrazionale, così come non lo è scappare quando tutti gli altri scappano, se per esempio si è una gazzella nella giungla o si è in un luogo affollato come un cinema o uno stadio. Ma in questo caso la presenza di un pericolo giustificherebbe il seguire il comportamento altrui, salvo poi verificare se le condizioni di pericolo esistono veramente oppure no. Questo comportamento lo definirei super affettivo, tanto per calcare la mano sulla sua intensa caratteristica di affettività, che sarebbe poi l'impulsività, ovvero la paura di rimanere in trappola e così via.

source inter-activ
Parlare ai mercati. Si noti, adesso, che qualunque atteggiamento tengano i mercati, cioè quello super razionale o quello super affettivo, il risultato è lo stesso. Non è lo stesso, però, il possibile effetto prospettato nel titolo: parlare ai mercati.

Se qualche autorità sovranazionale potesse, in questi momenti ma anche continuativamente durante l'anno, valutare in maniera indipendente e imparziale della solvibilità o dei conti di una qualunque azienda quotata o di, perchè no, un qualunque Stato sovrano, forse noi avremmo più strumenti per impedire il secondo comportamento, quello super affettivo, anche se non ne avremmo per quello super razionale.
Ovviamente non sono le attuali agenzie di rating a rappresentare questa autorità sovranazionale, e questo soprattutto in ragione della pessima figura collezionata negli anni scorsi. Una tale autorità garantirebbe della veridicità dei bilanci degli Stati, ovvero garantirebbe che chi emette e chi compra possano  giocare alla pari senza che si attivino, per esempio, comportamenti di cautela eccessiva come chi vende quando tutti vendono. Si noti che le due situazioni possono darsi contemporaneamente: vi è chi vende a scopo speculativo e vi è chi vende perchè gli altri vendono.
Se fosse solo una questione di credibilità, rendere nota la situazione finanziaria reale di uno Stato, dovrebbe consentire di modulare i comportamenti del mercato, senza il rischio di vendere perchè tutti gli altri stanno vendendo e non si sa mai.
In fondo, i mercati, sotto questa ipotesi, vogliono solo essere rassicurati: si, quel tal paese ce la farà a restituire tutti i prestiti, si, vi è un fondo di garanzia che sostituisce l'eventuale insolvenza. Cose di questo genere.


source westerhero
Il Liberismo. Ma non è solo questo, ovviamente. Il mercato potrà essere pure isterico, a volte, ma sa essere anche perfettamente razionale. Se si possono fare profitti in un certo modo, per esempio vendendo e aspettando un prezzo più basso per ricomprare, lo si farà, senza preoccuparsi troppo delle conseguenze. Sia che agisca per proprio conto che per un fondo o una banca d'affari o per  chi volete voi, il broker finanziario cerca i migliori metodi per fare profitti, perchè in questo modo ci guadagna anche lui. Cerca il modo migliore per fare profitti, purchè sia consentito.  E qui viene l'altro nodo dolente, che va sotto il generico nome di liberismo o neoliberismo.
Magica parola per alcuni, diabolica per altri. Il liberismo scatena gli istinti più selvaggi. Il mondo economico-finanziario è il terreno di caccia del liberismo il quale, nonostante i buoni pensieri di Adam Smith, non è più in grado di autoregolarsi. Ma se il mondo economico presenta dei limiti fisici oltre i quali non si può andare, almeno in certe parti del mondo (diritti dei lavoratori, sindacalismo, eccetera), il mondo finanziario non ha, virtualmente, limiti. E lo si vede chiaramente: la vecchia finanza che comprava e vendeva merci è sparita, oggi si compra e si vende anche quello che non si ha (vendite allo scoperto), oppure le assicurazioni sui rischi da mancato rimborso, da mancata produzione, tutto quello che può essere interessante da comprare o vendere entra di diritto nelle contrattazioni.

source thecrazyjustice
Tranquillizzare e legiferare. Parlare ai mercati ha, allora, questo duplice significato: parlare nel senso di tranquillizzare e parlare nel senso di legiferare. Non si può permettere al mercato finanziario, novella forza rivoluzionaria senza bandiera, di ribaltare gli Stati e con loro milioni di cittadini. Non lo si può fare. Ma parlare significa anche mettere il mercato nelle migliori condizioni di fare delle scelte, fornendo dati e parole credibili. Contare sull'autoregolazione in stile etico di un numero troppo eterogeneo e numeroso di persone è una pia  illusione. Lasciato a se stesso il mercato potrebbe, per assurdo, anche arrivare alla propria autodistruzione, essendo pervaso da forze che agiscono tutte in direzioni diverse. Nell'ansia di massimizzare i guadagni, seguendo un metodo cosiddetto razionale, potrebbe innescare la propria autodistruzione attivando, per esempio, una serie di rivoluzioni sociali. 

source jessemeijers
Responsabilità politica. Tutto questo discorso non significa che non vi siano responsabilità locali. Gli Stati sono responsabili del buon andamento dei conti pubblici e dell'economia di un paese. Lo sono come qualunque altro professionista, solo che è molto più difficile dimostrarlo. Ovviamente, a volte, potrebbero incassare delle batoste che vanno al di là dei loro reali demeriti. Ma, ancora una volta, c'entra la politica: se questa categoria dello spirito che va sotto il nome di politica, dall'alto della sua pervasiva onnicomprensività, non è in grado di essere, non dico lungimirante, ma almeno previdente, non può invocare spettri che non esistono a giustificazione delle proprie sconfitte. La politica è il sistema di regolazione dei rapporti tra gli uomini e tra gruppi di uomini. Se coloro che fanno parte del mercato finanziario non sono un'entità che si può porre al di fuori della categoria uomo allora vi devono forzatamente rientrare ed esservi assoggettati come qualsiasi altro membro. 

martedì 1 novembre 2011

Debito pubblico, spread e manovre economiche: quale relazione?

Osservando questo grafico interattivo dell'andamento dello spread sui titoli pubblici italiani su Bloomberg si vede che c'è un momento in cui vi è uno stacco netto tra un differenziale di rendimento con i bund tedeschi nella norma e l'inizio di una costante salita: inizio del mese di luglio 2011.
Cos'è successo nelle immediate vicinanze di quel periodo per giustificare quest'aumento?

imagecredit bloomberg
L'andamento del debito pubblico secondo quanto riporta la Banca d'Italia nel suo ultimo Bollettino Statistico (14 ottobre 2011) non conosce particolari impennate in quel periodo, anche se si nota un'inversione di tendenza tra marzo e aprile, da un mini trend al ribasso a uno al rialzo.


Invece a fine giugno usciva la prima bozza della manovra economica (modificata altre due volte, in seguito) da 47 miliardi, di cui 7 in questa legislatura e il resto nella prossima. Le prime reazioni dell'opposizione, con Bersani, erano
"siamo alla farsa drammatica". Se la scaglionatura della manovra in vista del pareggio di bilancio, come sembra emergere dal vertice di Palazzo Grazioli, concentrerà il grosso sul biennio 2013-2014, "è una presa in giro colossale per l'Italia" perché "significa esporre il Paese a un messaggio privo di ogni credibilità"

e con Casini
 "Se fosse così, sarebbe una prova di irresponsabilità totale: scaricare sull'anno elettorale, sul 2013, tutto il peso e l'onere di una manovra, rischia di essere sleale e rischiamo di pagare molto cara questa furberia già dai prossimi giorni. Noi abbiamo detto al governo che sosteniamo la manovra se è fatta di scelte impopolari, se mette in sicurezza i conti pubblici... A fronte di una disponibilità di una parte dell'opposizione a sostenere la manovra, prevalgono le furberie" 
Il periodo era però atteso anche dagli investitori internazionali, specialmente  quelli legati ai credit default swap, ovvero il rischio assicurativo sul default di un paese. Un recente lavoro segnala che questo mercato è in continua ascesa dal secondo semestre del 2008 in poi



Niente di strano allora ipotizzare che, attesa al varco della manovra nel giugno 2011, i mercati valutassero le probabilità di default degli Stati e che, in conseguenza dei nuovi dati a disposizione, agissero nel senso di favorire i loro interessi, pro-default o anti-default. 
Chiaro che a queste manovre degli investitori si unisce anche la perdita progressiva di credibilità, che si accompagna sempre a un aumento dei tassi di rendimento, perdita di credibilità che probabilmente risente dell'influsso di alcuni fattori come entità del debito, crescita economica, rapporto debito/Pil e via dicendo.

E' un mercato piuttosto fruttifero quello dei CDS, soprattutto unito alla tecnica dello short selling e alle vendite allo scoperto, cui l'UE vuole dare una stretta,  come si legge sul Sole 24 Ore, e se non intervengono normative a tutela degli Stati, probabilmente questi ultimi, e soprattutto i cittadini, pagheranno prezzi ben al di là delle proprie colpe

In una recente ricerca dell'Edhec-Risk Institute, salta fuori che proprio la strategia sullo short selling è stata la più profittevole: in settembre, gli hedge focalizzati sulle vendite allo scoperto hanno messo a segno una performance dell'8,14 per cento; da inizio anno, invece, il ritorno sull'investimento è del 13,4 per cento. Si tratta di performance nettamente migliori rispetto a quelle legate, per esempio, ai mercati emergenti (-6,7% in settembre), ad asset problematici (-4,12%) o arbritaggi con bond convertibili (-2%).

lunedì 31 ottobre 2011

La causa della crisi economica mondiale: banche e finanza

E' molto istruttiva l'inchiesta di Report del 30 ottobre, intitolata Effetto valanga (precede quella su Berlusconi croupier), ma anche dolorosa: come forse è sempre stato, il profitto si realizza sullo sfruttamento. Prima era lo sfruttamento del capitalista sul lavoratore  poi, dopo l'entrata in vigore di normative più o meno valide a tutela dei lavoratori, si è passati allo sfruttamento della manodopera nei paesi in via di sviluppo. Ma per sfruttare la manodopera a basso costo di questi paesi occorre comunque avere un'attività economica. E come fanno le banche e i finanzieri se non riescono più a guadagnare sulle imprese e sul lavoro? Se viene meno lo sfruttamento del lavoro si utilizza la finanza, con lo sfruttamento degli interi Stati. 

imagesource unmondonuovo.it
Per esempio: se compro delle obbligazioni sovrane di uno Stato a 100 e le rivendo subito ottengo, come risultato immediato, che tanti che avevano quelle stesse obbligazioni le vendono a loro volta (per l'isteria dei mercati) e il prezzo scende, diciamo a 90. A quel punto le ricompro. In questo modo ho ottenuto due effetti: vendendo e costringendo a vendere, per imitazione e isteria, costringo lo Stato che le emette ad alzare il rendimento delle obbligazioni per convincere i mercati a comprare (spread). Quando il prezzo si è ribassato le ricompro e aspetto la loro scadenza naturale, avendo un nuovo rendimento più elevato (grazie allo spread) ed avendole acquistate a un prezzo inferiore al loro valore, valore che invece mi sarà riconosciuto al 100% al momento della scadenza dallo Stato che le ha emesse.
In mezzo a questo lo Stato subisce le perdite, che poi sarebbero  i guadagni realizzati dalle banche e dagli speculatori, che poi scarica sui cittadini, attraverso i tagli, l'aumento delle imposte e la riduzione degli investimenti.
Insomma, favorire le banche e la finanza non stimola l'economia ma aumenta i profitti di banchieri d'affari e speculatori. Lo spostamento del denaro dall'economia alla finanza frena lo sviluppo e aumenta le disparità.
Se ci mettete che quelle stesse banche d'affari e quegli stessi speculatori, non contenti di vendere al ribasso le obbligazioni sovrane acquistano e vendono anche assicurazioni su quegli stessi Stati sovrani, il quadro è completo: come è noto, se io possiedo un'assicurazione su uno Stato sovrano che mi rende, cioè mi viene pagata, solo se lo Stato fallisce, cosa dite, ho interesse che lo Stato fallisca oppure no? 
Aggiungeteci che le famose agenzie di rating, quelle che valutavano tripla A  obbligazioni corporate di aziende fino a pochi giorni prima  che fallissero, sono quelle che devono giudicare della credibilità dei singoli Stati, capite quanta credibilità possano avere loro stesse, specialmente quando assegnano o tolgono credibilità e A a uno Stato attraverso meccanismi coperti dal segreto commerciale.
E' un sistema sbagliato, completamente sbagliato.

Lasciare al mercato l'autoregolamentazione probabilmente porterà a una rivoluzione: quando troppa gente non avrà più niente da perdere scoppierà il caos. Il mercato non è in grado di autoregolarsi finchè ci sarà qualcuno da sfruttare. Per intanto noi cittadini subiamo le conseguenze dell'arricchimento di pochi, senza che gli Stati, che potrebbero farlo tranquillamente, facciano niente per limitare lo strapotere di banche e finanza.
Non è possibile che investitori privati riescano a influire  in maniera così massiccia sui singoli Stati, decidendo delle sorti della loro economia, dei loro debiti insomma del futuro di intere nazioni. 
L'aspetto più assurdo è poi questo: nel 2008 le banche internazionali, specialmente negli Stati Uniti, sono state salvate con soldi pubblici dal fallimento. Non soddisfatte di questo regalo, quelle stesse banche, come ringraziamento, hanno ripreso a speculare sugli Stati sovrani, in assoluta e totale indifferenza nei confronti di chi le aveva salvate.
Quando ci dicono che c'è la crisi internazionale e che dobbiamo -noi, non i politici- fare sacrifici, dobbiamo sapere che stavamo e stiamo salvando quelle stesse banche d'affari che avevano speculato e che continuano a speculare su di noi. E dobbiamo anche sapere che è proprio in conseguenza di queste speculazioni, che si è creata ed alimentata questa crisi economica  che ci sta strozzando.

Per chi se l'è persa e volesse vedersela, ecco il collegamento all'inchiesta di Report: cliccare sull'immagine.


imagecredit report.rai.it
Qui c'è il pdf dell'inchiesta.

mercoledì 21 settembre 2011

Agenzie di rating sul credito e classifiche dei paesi del mondo

A cicli alterni alcuni aspetti della nostra vita sociale, economica o politica assurgono a protagonisti principali. E' stato così per lo spread, ed è ancora così, ed è così adesso per le agenzie di rating, che distribuiscono questa cosa preziosa che è la credibilità di un paese dal punto di vista finanziario: in pratica, la sua capacità di restituire il credito.
Per chi fosse curioso, questa è una mappa del credit rating dei paesi europei dell'Agenzia Standard and Poor's e illustra di primo acchito la distribuzione della credibilità finanziaria in Europa.

Aggiornamento 13.01.2012 - Qui i nuovi ratings su Italia e Francia.

La scala di valutazione è questa


Se poi desiderate sapere a cosa corrispondono queste lettere ecco una tabella di conversione
Rating a lungo termine


Rating a breve termine

(Qui, entrambe le tabelle in alta definizione)

La classifica dei primi 10 posti del rating sul rischio paese



Se poi volete la classifica mondiale del rischio finanziario di un paese vi invio a questa pagina di en-wikipedia, che presenta il rating delle tre principali agenzie: Standard and Poor's,  Fitch e Moody's. Intanto vi aggiorno su quello dell'Italia.

 


Per uno sguardo sul rischio finanziario a livello globale fornisce un colpo d'occhio questa mappa interattiva di Euromoney country risk, alla quale vi invio






Fonti:
Standard and Poor it-wikipedia
List of countries by credit rating en-wikipedia
Soverign ratings and country
ECR 

lunedì 13 dicembre 2010

I padroni del mondo: Wall Street, banche d'affari, derivati

Il terzo mercoledì di ogni mese, così riporta Federico Rampini su Repubblica citando un articolo di Louise Story sul New York Times, un gruppo di nove banchieri dell'elite di Wall Street si riunisce per decidere le sorti dell'alta finanza. Che siano i derivati o altri generi di speculazioni, pezzi da novanta del calibro di JP Morgan Chase, Goldman Sachs, Morgan & Stanley, con la giustificazione ufficiale di "salvaguardare la stabilità e l'integrità" del mercato, in realtà si incontrano per cercare  soltanto "di difendere il dominio delle grandi banche".
A lanciare il grido d'allarme è Gary Gensler, messo da Obama a capo della Commissione impegnata a controllare il commercio dei Commodity Futures, i contratti a termine con cui si può comprare ogni genere di merce ancora da produrre. Quello che se ne trae è un senso di impotenza dell'amministrazione pubblica nel controllare le distorsioni del mercato finanziario, distorsioni che si riversano poi su "tutti gli americani" e, conseguentemente, su tutto il mondo. E' proprio vero che il libero mercato finanziario, la sua globalizzazione, portano solo buoni frutti, che "lasciar fare al mercato" è l'unica soluzione, fidando nella sua capacità di auto-correggersi? Le recenti crisi finanziarie ed economiche mondiali, sempre più frequenti, sembrerebbero smentire questa convinzione.

Qui l'articolo di Rampini su Repubblica
Qui l'articolo della Story sul New York Times.

fonte nytimes.com


fonte repubblica.it

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