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lunedì 10 febbraio 2014

Quanto può influire il Presidente della Repubblica su inizio e fine di un governo? Friedman e le consultazioni anticipate Napolitano-Monti

Sul sito della Presidenza del Consiglio alla pagina Formazione del Governo  si legge:
 L'art.92 della Costituzione disciplina la formazione del Governo con una formula semplice e concisa: "Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri".
E ancora:
Questa fase consiste essenzialmente nelle consultazioni che il Presidente svolge, per prassi costituzionale, per individuare il potenziale Presidente del Consiglio in grado di formare un governo che possa ottenere la fiducia dalla maggioranza del Parlamento. Questo meccanismo viene attivato, ovviamente, ogni qualvolta si determini una crisi di governo per il venir meno del rapporto di fiducia o per le dimissioni del Governo in carica. 
Ma, se una crisi di governo non c'è ancora, un Presidente della Repubblica quante consultazioni può avviare per stabilire la nascita di un nuovo esecutivo? Oppure può anche causare una crisi? L'intervista di Alan Friedman, per il suo nuovo libro, a Prodi, De Benedetti e Monti  mostra come ben prima dell'aumento vertiginoso dello spread, cioè nell'estate del 2011, e prima della crisi di governo, ci furono contatti tra Napolitano e l'ex premier, che precedettero la nomina a senatore a vita e l'incarico di governo agli inizi di novembre. Per una volta tanto Forza Italia ha ragione   nel chiedere
se sia rispettoso della Costituzione e del voto degli italiani preordinare un governo che stravolgeva il responso delle urne, quando la bufera dello spread doveva ancora abbattersi sul nostro Paese.

mercoledì 1 gennaio 2014

Dalle parole ai fatti, la retorica nei discorsi pubblici: il messaggio di fine anno di Napolitano

In questi ultimi tempi capita non raramente di incontrare parole infarcite di pura retorica quando si leggono o ascoltano discorsi di uomini delle istituzioni o di politici in genere. Probabilmente è la drammatica situazione a richiederlo. Tanto più le condizioni economiche e sociali di una popolazione sono tragiche, quanto più i politici sentono di doverla rassicurare  (e la popolazione sente di dover essere rassicurata). La facilità della vicinanza e della generosità a parole rende conto dell'enorme diffusione di questi discorsi retorici e spesso vuoti, fatti magari anche in buona fede, ma che non hanno quasi nessuna consistenza.
Sembra non sfuggire a questo giudizio, a parer mio, nemmeno il messaggio di fine anno del Capo dello Stato. Nonostante l'innovazione di una rubrica delle lettere al Presidente, appare stridente il contrasto tra le richieste più che legittime che i cittadini inviano alle istituzioni e quello che le istituzioni rispondono. Dico quello che le istituzioni rispondono non solo a parole, perchè a parole le cose sembrano così semplici. Date un po' un'occhiata ai romanzi di fantascienza, o ai programmi dei partiti -che è più o meno lo stesso- e vi renderete conto della facilità con cui si fanno le cose a parole.

martedì 10 dicembre 2013

L'ultimo libro di Marco Travaglio: "Viva il Re!" (Giorgio). Presentazione in diretta streaming dalle 15:30

Parla di Giorgio Napolitano, a partire dalle 15:30 in diretta streaming sul Fatto Quotidiano, l'ultimo libro di Marco Travaglio Viva il Re! Lo stesso Napolitano che ha favorito le grandi alleanze, cioè un sistema proporzionale di fatto, perchè nessun elettore ha mai votato l'alleanza PD-PDL, mentre a parole tuona contro coloro che vogliono abbandonare il maggioritario.
“Non è la biografia di Giorgio Napolitano. Semmai è tutto quello che manca alle biografie ufficiali di un uomo arrivato alla veneranda età di ottantotto anni che non può più guidare l’automobile, ma lo Stato sì”
Si tratta della controstoria del primo presidente della Repubblica che ha concesso il bis, contro lo spirito dellaCostituzione e contro tutto quello che aveva giurato fino al giorno prima della sua rielezione. “In un altro paese, un paese davvero democratico – sottolinea Travaglio – se ne discuterebbe liberamente e laicamente. In Italia è come se fosse vietato“ 

mercoledì 9 ottobre 2013

Messaggio di Napolitano alle Camere sulla questione carceraria. Il testo

Messaggio del Presidente della Repubblica Napolitano alle Camere sulla questione carceraria.  Rinuncio a commentare su una situazione realmente drammatica ma che, nella mia opinione, viene sfruttata da molti per costruirsi una credibilità presso l'opinione pubblica nazionale e internazionale a costo zero. Non è il M5S responsabile di 50 anni di mala politica anche in campo carcerario e le cose che dice Napolitano le sento dire dallo stesso lasso di tempo. L'indulto e l'amnistia sono provvedimenti tutto sommato semplici perchè non comportano oneri per lo Stato, al contrario di altri generi di riforme che implicano diminuzioni di privilegi e sprechi e che non si faranno mai.


venerdì 30 agosto 2013

Abbado, Cattaneo, Piano e Rubbia: i quattro senatori a vita nominati da Napolitano

Quattro figure di spicco in diverse discipline di studio le nomine a senatori a vita di Napolitano, dopo quella eminentemente politica di Monti. Certamente, se uno scorre l'elenco delle personalità che avrebbero potuto ambire a queste nomine, troverebbe di sicuro un elenco nutrito. Ogni scelta ha qualcosa di arbitrario e imponderabile al tempo stesso, frutto di preferenze individuali e di una somma di fattori, anche extra-professionali. Sorprende, semmai, la nomina di qualcuno degli anni '60 come Elena Cattaneo, non so se il più giovane senatore a vita ma   comunque uno dei più giovani, così giustificata da Napolitano
In pari tempo ho proceduto alla nomina di una donna di scienza di età ancor giovane ma già nettamente affermatasi, la cui scelta ha anche il valore di un forte segno di apprezzamento, incoraggiamento e riferimento per l'impegno di vaste schiere di italiane e italiani di nuove generazioni dedicatisi con passione, pur tra difficoltà, alla ricerca scientifica.

 [si consulti qui su Wikipedia l'elenco di tutti i senatori a vita].

mercoledì 14 agosto 2013

Incandidabilità di Berlusconi: così (non) parlò Napolitano. La nota del Quirinale

Il Presidente della Repubblica Napolitano è diventato, in questi anni, il centro di ogni importante decisione politica. A lui, come a un arbitro/tutore sopra le parti, si rivolgono ora gli uni ora gli altri attori politici, nella speranza che risolva con saggezza i vari problemi che si presentano. C'è, sulla scorta di queste considerazioni, chi ipotizza che l'Italia sia di fatto diventata una Repubblica presidenziale, se non ufficialmente almeno negli atti, ma la tesi è avventata. Seppure arbitro e fautore delle più importanti decisioni da post dimissioni del governo Berlusconi a fine 2011 in avanti, compresa l'irrituale richiesta, accettata, di un secondo mandato, Napolitano non può comunque uscire dai limiti che la Costituzione gli impone. E' all'opera, chiaramente, quella che si potrebbe definire una efficace moral suasion, ma questo è un altro paio di maniche.

venerdì 19 luglio 2013

Non nominare il nome di Napolitano invano: Grasso richiama Morra durante la mozione di sfiducia ad Alfano

Oggi, in discussione al Senato sulla mozione di sfiducia al Ministro dell'Interno Angelino Alfano, il capogruppo 5 Stelle Nicola Morra cita più volte il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ma è richiamato dal Presidente del Senato Pietro Grasso che gli dice:
Non sono ammessi riferimenti al Capo dello Stato. Lasciamolo fuori da quest'Aula.
Guai a nominare il Presidente della Repubblica!


da Repubblica TV


mercoledì 10 luglio 2013

martedì 2 luglio 2013

L'Italia al punto di non ritorno? Grillo a Napolitano: parli al paese

Se lo dice Grillo è un esagerato catastrofista anche un po' dittatoriale ma se invece lo dicono Confindustria e Ministro dello Sviluppo Economico? Siamo a un punto di non ritorno, ecco cosa dice Zanonato all'Ania, a cui fa eco Squinzi che non crede alla visione ottimistica di Saccomanni [fonte]. In questo momento cruciale il Governo che fa? Toglie gli alibi agli imprenditori: vi abbiamo dato i contributi per le assunzioni, adesso dovete assumere. Ma chi glielo dice a Letta che se non ci sono gli ordinativi sarà difficile che le aziende assumano?
Ma cosa chiederebbero poi queste aziende, e gli italiani in genere? Squinzi avverte che questi del Governo sono ancora palliativi, che se si vuole far ripartire la crescita bisogna accelerare sui pagamenti della Pubblica Amministrazione e bisogna ridurre l'imposizione fiscale. La ricetta è semplice e lineare, non occorrono premi Nobel dell'Economia, solo soldi. E se i soldi non puoi raccoglierli aumentando le tasse come puoi fare? Chi glielo ridice al Governo che l'unico modo rimasto è diminuire la spesa pubblica, tagliando l'1-2% dei costi?

sabato 20 aprile 2013

Quirinale: non cambiare nulla affinchè nulla cambi. Verso un secondo mandato di Napolitano

Chissà se il senso del discorso che Tomasi di Lamepdusa fa fare al suo don Fabrizio, cambiare tutto affinchè nulla cambi, può essere letto al contrario, mantenendo intatta la sua forza metaforica ma mutando completamente significato: niente cambi affinchè tutto cambi.
Mi viene infallibilmente in mente questo discorso assistendo in questi giorni alle grandi manovre dei partiti e movimenti per formare un Governo ed eleggere il Capo dello Stato, manovre  che alla fine riportano i giocatori esattamente al punto di partenza: vuoi tu Napolitano ricandidarti al Quirinale?
Ma la risposta purtroppo è no: non cambiare nulla affinchè nulla cambi. Questo è il motto dei nostri politici.

martedì 1 gennaio 2013

Testo del messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

Il sito del Quirinale rende disponibile il testo completo del messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica. Il messaggio ha avuto critiche positive e negative, in linea con quelli che erano i giudizi complessivi dei critici prima del messaggio. Non sfugge, a discorsi come questo, una certa dose di retorica e di genericità, ma il secondo aspetto, la genericità, è anche frutto dell'imparzialità cui è obbligato il Presidente della Repubblica.
Alcune osservazioni potrebbero intendersi come veri e propri suggerimenti per il prossimo governo, ma è noto che a parole i politici sanno spendersi molto e un prossimo governo che, a parole, facesse propri questi suggerimenti di Napolitano non significherebbe che ha intenzione di realizzarli.
Il Capo dello Stato precisa anche la questione dello spread, che per alcuni sarebbe soltanto una bolla, delineandone gli effetti sulla bilancia dei pagamenti: 85 miliardi di euro di interessi l'anno. Immaginiamoci a quanto sarebbe arrivata questa cifra se lo spread non fosse sceso da circa 600 a circa 300.

lunedì 31 dicembre 2012

Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: messaggio di fine anno 2012. Diretta streaming

Questo è l'ultimo messaggio di fine anno di Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica italiana in carica. Nel maggio del prossimo anno, infatti, scadrà il suo mandato, essendo stato eletto, dopo 4 scrutini, il 16 maggio del 2006. In questa pagina di Wikipedia viene ripercorso l'andamento dei quattro scrutini che hanno portato all'elezione di Giorgio Napolitano.
Per chi volesse seguire il messaggio del Capo dello Stato che, come noto avviene a reti unificate a partire dalle 20:30, sono disponibili i tre canali Rai, tutti e tre con una diretta streaming. Anche il sito del Quirinale ne trasmette una sul canale Youtube della Presidenza della Repubblica.


sabato 22 dicembre 2012

Legislatura finita: Napolitano scioglie le Camere

Breve comunicato dal Quirinale in cui si annuncia lo scioglimento delle Camere e la conseguente fine della legislatura.
Il Presidente Napolitano ha firmato il decreto di scioglimento delle Camere
Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dopo aver sentito i Presidenti dei due rami del Parlamento, ai sensi dell'articolo 88 della Costituzione, ha firmato il decreto di scioglimento del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati.
Dalle 10:00 di stamane in poi si sono susseguite le dichiarazioni dei vari presidenti dei gruppi parlamentari mano a mano che uscivano dall'incontro con il Capo dello Stato: i video e le trascrizioni sono disponibili sul sito del Quirinale. Dalle 16:00 in poi Napolitano ha sentito Presidente del Senato e Presidente della Camera. Poi l'ufficializzazione dello scioglimento.

sabato 17 novembre 2012

Elezioni regionali il 10 marzo 2013. Attesa per le politiche

Conclude proprio così il Presidente della Repubblica:
In proposito si ricorda che il Capo dello Stato aveva rilevato, il 3 novembre scorso, la carenza, fino a quel momento, di condizioni oggettive e di "motivazioni plausibili" per un'anticipazione sia pur lieve della convocazione delle elezioni politiche. Si attende [neretto mio] dunque il verificarsi delle condizioni opportune per la decisione che la Costituzione riserva al Capo dello Stato.
Le condizioni opportune, a quanto è dato capire, sono date dalla riforma di questa benedetta legge elettorale. In pratica, dato che le elezioni regionali di Lombardia, Lazio e Molise si terranno il 10 marzo 2013, se per quella data sarà pronta la nuova legge elettorale si potrà procedere, forse, all'accorpamento delle elezioni regionali e politiche, altrimenti no.
Il leggero spostamento da febbraio a marzo delle regionali è comunque interpretato come segno di disponibilità a riunire regionali e politiche.

La scelta è scaturita oggi dall'incontro delle prime quattro cariche dello Stato: Presidente della Repubblica, Presidente del Senato, Presidente della Camera e Presidente del Consiglio.
La preoccupazione del Capo dello Stato riguarda, per intanto,  la legge di stabilità e la legge di bilancio. Chiaramente, non si può andare allo scioglimento delle Camere senza averle approvate. Ma, nello stesso tempo, Napolitano vuole anche la legge elettorale, per cui le ipotesi di un election day sono fortemente legate a questo secondo traguardo.
Molti hanno notato come le forze politiche hanno,  di volta in volta, opinioni diverse e contraddittorie sull'accorpamento delle elezioni, spesso a distanza di pochi mesi. Potenza della situazione contingente. Comunque, una classe dirigente responsabile farebbe di tutto per risparmiare soldi, 50 o 100 milioni che siano, senza curarsi troppo delle proprie convenienze personali. Staremo a vedere.
Qui il comunicato del Quirinale. C'è anche un breve video del momento dell'incontro.



image credit quirinale.it

sabato 1 settembre 2012

Analogie tra i comportamenti di Napolitano e Scalfaro e differenze rispetto ai politici stranieri

L'attuale vicenda sulle intercettazioni al  Presidente della Repubblica  che vede coinvolto   Giorgio Napolitano mi riporta alla mente due eventi: la famosa frase "non ci sto" (A questo gioco al massacro io non ci sto. Io sento il dovere di non starci e di dare l'allarme. Non ci sto non per difendere la mia persona, che può uscire di scena ogni momento, ma per tutelare, con tutti gli organi dello Stato, l'istituto costituzionale della Presidenza della Repubblica, fonte) pronunciata da Oscar Luigi Scalfaro e la vicenda, un po' più recente, del Presidente della Repubblica tedesco Christian Wulff dimessosi per 
un’accusa di interesse privato in ufficio. [e] Un finanziamento a tasso agevolato da un imprenditore amico e qualche notte di vacanza pagata da altri [il Fatto Quotidiano]
anche se
 Wulff ha rivendicato la correttezza del proprio comportamento e si è detto certo di uscire indenne dalla vicenda giudiziaria. Ma ha affermato di voler lasciare la carica di fronte alla “fiducia incrinata” dei cittadini in un momento così delicato per la Germania e per l’economia europea.[il Fatto cit.]

domenica 13 maggio 2012

Grillo, Napolitano e il boom: aperta un'inchiesta sui commenti offensivi al Capo dello Stato

Dopo le amministrative del 6 e 7 maggio qualche giornalista ha chiesto al Presidente Napolitano di esprimersi sul cosiddetto boom del Movimento 5 Stelle di Grillo, al che il Presidente ha risposto: "Il boom io ricordo quello degli anni '60...altri boom non ne vedo"


mercoledì 18 aprile 2012

Napolitano: "estirpare il marcio ma non rifiutare politica". Però a volte occorre amputare

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è un grand'uomo. Lo dico con convinzione. Nonostante a volte un'eccessiva enfasi patriottica (ma ci sta) e un deciso interventismo (in parte obbligato) è uno dei pochi politici italiani a non  sfigurare a livello internazionale, a tenere alto il nome del nostro paese e, in definitiva, a dare almeno l'impressione che non siamo tutti un'accolita di corrotti e lazzaroni.
In un messaggio inviato ad un convegno a Ravenna in occasione del centenario della nascita di Zaccagnini, il Presidente Napolitano molto convintamente afferma

"Il marcio si deve estirpare ma guai a demonizzare i partiti, a rifiutare la politica. Per cambiare e trasmettere ai giovani la ‘vocazione alla politica’ trarre fiducia dall’esempio di Zaccagnini"[notizia Quirinale]

Vorrei chiarire al Presidente che si  tratta di un rifiuto di  questi partiti, non dell'idea di partito in sè. Quando una patologia che ha colpito un organo o un arto è andata troppo avanti occorre amputare o estirpare, altrimenti oltre all'organo e all'arto si perde anche la vita.  E' quello che sta succedendo alla vita politica italiana. I tessuti sani, che pure ci sono anche all'interno di questi partiti, si ammalano se non si toglie la parte infetta e se non si toglie, soprattutto, l'elemento capace di scatenare la malattia: i soldi.
Guai a fare di tutte le erbe un fascio, a demonizzare i partiti, a rifiutare la politica".[Quirinale cit.]
prosegue il Presidente, ma guai a non guarire completamente perchè altrimenti l'infezione rischia di  riprendere subito. L'Italia ha un deficit di credibilità a livello internazionale non a causa dei suoi cittadini ma dei suoi rappresentanti politici e istituzionali. Gli italiani non possono combattere adeguatamente la crisi e sconfiggerla se c'è chi rema contro, chi non condivide intenti e sacrifici.
E' necessaria una profonda revisione dell'assetto politico del nostro paese e un attento ripensamento della figura istituzionale. Senza di questo continueremo ad adottare rimedi sintomatici, senza riuscire a guarire mai del tutto.









imagecredit shrodiary.ning.com

lunedì 30 gennaio 2012

Bologna: laurea ad honorem al Presidente della Repubblica Napolitano. Diretta video

Laurea ad honorem al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in Relazioni Internazionali. La consegna avviene nell'aula Santa Lucia dell'ateneo bolognese. La diretta video dal Corriere. Cliccare sull'immagine per la diretta.


domenica 29 gennaio 2012

E' morto Oscar Luigi Scalfaro



imagecredit it.wikipedia.org/wiki/Oscar_Luigi_Scalfaro     
E' morto, la scorsa notte, all'età di 93 anni, l'ex Presidente della Repubblica e Presidente Emerito Oscar Luigi Scalfaro. Ricoprì il ruolo di Presidente della Repubblica dal 1992 al 1999 in piena Mani pulite. Una carriera politica lunga: inizia nel 1946, quando viene eletto alla Camera dei Deputati e termina come Senatore a vita, dopo aver ricoperto quasi tutti i ruoli istituzionali.
L'Italia è il paese delle carriere politiche che durano una vita e Scalfaro ne è stato un esempio formidabile. Il Presidente Napolitano ha emesso un comunicato  subito dopo aver appreso la notizia.



domenica 1 gennaio 2012

Testo del messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica Napolitano

imagecredit quirinale.it
Sul sito del Quirinale è disponibile il testo del messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il video. Ecco il testo. Qui invece il video.

"L'Italia può e deve farcela. La nostra società deve uscirne più severa e più giusta, più dinamica, moralmente e civilmente più viva, più aperta, più coesa"

"Grazie a tanti di voi, a tanti italiani, uomini e donne, di tutte le generazioni e di ogni parte del paese, per il calore con cui mi avete accolto ovunque mi sia recato per celebrare la nascita dell'Italia unita e i suoi 150 anni di vita". Così il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha aperto il tradizionale messaggio televisivo, a reti unificate, di fine anno.

"Il mio è, in sostanza, un grazie per avermi trasmesso nuovi e più forti motivi di fiducia nel futuro dell'Italia. Che fa tutt'uno con fiducia in noi stessi, per quel che possiamo sprigionare e far valere dinanzi alle avversità: spirito di sacrificio e slancio innovativo, capacità di mettere a frutto le risorse e le riserve di un'economia avanzata, solida e vitale nonostante squilibri e punti deboli, di un capitale umano ricco di qualità e sottoutilizzato, di un'eredità culturale e di una creatività universalmente riconosciute. Non mi nascondo, certo, che nell'animo di molti, la fiducia che ho sentito riaffiorare e crescere nel ricordo della nostra storia rischia di essere oscurata, in questo momento, da interrogativi angosciosi e da dubbi che possono tradursi in scoraggiamento e indurre al pessimismo. La radice di questi stati d'animo, anche aspramente polemici, è naturalmente nella crisi finanziaria ed economica in cui l'Italia si dibatte. Ora, è un fatto che l'emergenza resta grave: è faticoso riguadagnare credibilità, dopo aver perduto pesantemente terreno".

Per il Presidente della Repubblica "lo sforzo di risanamento del bilancio, culminato nell'ultimo, così impegnativo decreto approvato giorni fa dal Parlamento, deve essere portato avanti con rigore. Nessuna illusione possiamo farci a questo riguardo. Ma siamo convinti che i frutti non mancheranno. I sacrifici non risulteranno inutili. Specie se l'economia riprenderà a crescere : il che dipende da adeguate scelte politiche e imprenditoriali, come da comportamenti diffusi, improntati a laboriosità e dinamismo, capaci di produrre coesione sociale e nazionale. Parlo dei sacrifici, guardando specialmente a chi ne soffre di più o ne ha più timore. Nessuno, oggi - nessun gruppo sociale - può sottrarsi all'impegno di contribuire al risanamento dei conti pubblici, per evitare il collasso finanziario dell'Italia. Dobbiamo comprendere tutti che per lungo tempo lo Stato, in tutte le sue espressioni, è cresciuto troppo e ha speso troppo, finendo per imporre tasse troppo pesanti ai contribuenti onesti e per porre una gravosa ipoteca sulle spalle delle generazioni successive".

Per il Capo dello Stato è necessario impegnarsi "a fondo per colpire corruzione ed evasione fiscale. E' un'opera di lunga lena, che richiede accurata preparazione di strumenti efficaci e continuità: ed è quanto si richiede egualmente per un impegno di riduzione delle disuguaglianze, di censimento delle forme di ricchezza da sottoporre a più severa disciplina, di intervento incisivo su posizioni di rendita e di privilegio. Ma mentre è giusto, anzi sacrosanto, fare appello perché si agisca in queste direzioni, è necessario riconoscere come si debba senza indugio procedere alla puntuale revisione e alla riduzione della spesa pubblica corrente : anche se ciò comporta rinunce dolorose per molti a posizioni acquisite e a comprensibili aspettative".

Quindi, "per procedere con equità si deve innanzitutto stare attenti a non incidere su già preoccupanti situazioni di povertà, o a non aggravare rischi di povertà cui sono esposti oggi strati più ampi di famiglie, anche per effetto della crescita della disoccupazione, soprattutto giovanile. Ma più in generale occorre definire nuove forme di sicurezza sociale che sono state finora trascurate a favore di una copertura pensionistica più alta che in altri paesi o anche di provvidenze generatrici di sprechi. Bisogna dunque ripensare e rinnovare le politiche sociali e anche, muovendo dall'esigenza pressante di un elevamento della produttività, le politiche del lavoro. Senza mettere in causa la dimensione sociale del modello europeo, il rispetto della dignità e dei diritti del lavoro".

Il Presidente ha ricordato i tanti incontri con le maestranze delle fabbriche: "Comprendo, e sento molto, in questo momento, le difficoltà di chi lavora e di chi rischia di perdere il lavoro, come quelle di chi ha concluso o sta per concludere la sua vita lavorativa mentre sono in via di attuazione o si discutono ancora modifiche del sistema pensionistico. Ma non dimentico come nel passato, in più occasioni, sia stata decisiva per la salvezza e il progresso dell'Italia la capacità dei lavoratori e delle loro organizzazioni di esprimere slancio costruttivo, nel confronto con ogni realtà in via di cambiamento, e anche di fare sacrifici, affermando in tal modo, nello stesso tempo, la loro visione nazionale, il loro ruolo nazionale".

Il Paese ha davanti grandi prove. "L'Italia può e deve farcela - ha detto il Presidente - la nostra società deve uscirne più severa e più giusta, più dinamica, moralmente e civilmente più viva, più aperta, più coesa. Rigore finanziario e crescita. Crescita più intensa e unitaria, nel Nord e nel Sud, da mettere in moto con misure finalizzate alla competitività del sistema produttivo, all'investimento in ricerca e innovazione e nelle infrastrutture, a un fecondo dispiegarsi della concorrenza e del merito. E' a queste misure che ha annunciato di voler lavorare il governo, nel dialogo con le parti sociali e in un rapporto aperto col Parlamento. Obbiettivo di fondo : più occupazione qualificata per i giovani e per le donne".

Per il Capo dello Stato "i sacrifici sono inevitabili per tutti: ma la preoccupazione maggiore che emerge tra i cittadini, è quella di assicurare un futuro ai figli, ai giovani. E' questo obbiettivo che può meglio motivare gli sforzi da compiere : è questo l'impegno cui non possiamo sottrarci. Perseguire questi obbiettivi, uscire dalle difficoltà in cui non solo noi ci troviamo è impossibile senza un più coerente sforzo congiunto al livello europeo. E' comprensibile che anche in Italia si manifesti oggi insoddisfazione per il quadro che presenta l'Europa unita. Ma ciò non deve mai tradursi in sfiducia verso l'integrazione europea: solo uniti potremo ancora progredire e contare come europei in un quadro mondiale radicalmente cambiato. All'Italia tocca perciò levare la sua voce perché si vada avanti verso una più conseguente integrazione europea, e non indietro verso anacronistiche chiusure e arroganze nazionali. Abbiamo solo da procedere nel cammino intrapreso, anche per far meglio sentire, in seno alle istituzioni europee - in condizioni di parità - il nostro contributo a nuove, meditate decisioni ed evoluzioni dell'Unione".

"E' importante ora che l'Italia possa contare su una fase di stabilità e di serenità politica", ha sottolineato il Presidente Napolitano. "Mi auguro che i cittadini guardino con attenzione, senza pregiudizi, alla prova che le forze politiche daranno in questo periodo della loro capacità di rinnovarsi e di assolvere alla funzione insostituibile che gli è propria di prospettare e perseguire soluzioni per i problemi di fondo del paese. Non c'è futuro per l'Italia senza rigenerazione della politica e della fiducia nella politica. Solo così ci porteremo, nei prossimi anni, all'altezza di quei problemi di fondo che sono ardui e complessi e vanno al di là di pur scottanti emergenze. Avvertiamo quotidianamente i limiti della nostra realtà sociale, confrontandoci con la condizione di quanti vivono in gravi ristrettezze, con le ansie e le incertezze dei giovani nella difficile ricerca di una prospettiva di lavoro. E insieme avvertiamo i limiti del nostro vivere civile, confrontandoci con l'emergenza della condizione disumana delle carceri e dei carcerati, o con quella del dissesto idrogeologico che espone a ricorrenti disastri il nostro territorio, o con quella di una crescente presenza di immigrati, con i loro bambini, che restano stranieri senza potersi, nei modi giusti, pienamente integrare. Ci si pongono dunque acute necessità di scelte immediate e di visioni lungimiranti".

Occorre "una nuova 'forza motivante' perché si sprigioni e operi la volontà collettiva indispensabile ; occorrono coraggio civile e sguardo rivolto 'con speranza fondata verso il futuro'", ha detto il Presidente Napolitano riprendendo "alte voci spirituali" levatesi nei giorni natalizi. E ha concluso: "La fiducia in noi stessi è il solido fondamento su cui possiamo costruire, con spirito di coesione, con senso dello stare insieme di fronte alle difficoltà, dello stare insieme nella comunità nazionale come nella famiglia. E allora apriamoci così al nuovo anno: facciamone una grande occasione, un grande banco di prova, per il cambiamento e il nuovo balzo in avanti di cui ha bisogno l'Italia".

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