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martedì 15 luglio 2014

Istat: in Italia 10 milioni di poveri (calcola il tuo indice di povertà)

La povertà assoluta misura "il valore monetario, a prezzi correnti, del paniere di beni e servizi considerati essenziali per ciascuna famiglia" ovvero, se una famiglia o una persona spendono meno di una certa cifra, che varia in base all'anno, al numero dei componenti, all'area geografica e alla dimensione del comune, sono da considerarsi assolutamente poveri. Chi volesse verificare se rientra in questa categoria può utilizzare questa applicazione dell'Istat.


giovedì 15 maggio 2014

Stima (preliminare) dell'Istat sul PIL per il 2014: -0,2%

C'erano un'organizzazione internazionale, un capo di governo e un istituto di statistica. Sembra una barzelletta ma non lo è e soprattutto non fa ridere: l'organizzazione internazionale è l'Ocse, il capo di governo è Renzi e l'istituto di statistica è l'Istat. I tre, rispettivamente, hanno proposto le loro stime sul PIL del 2014: Renzi si è tenuto prudente e nel DEF ha stimato uno 0,8%, l'Ocse è stata un po' più realistica e ha ipotizzato uno 0,4% e, infine, l'Istat parla con i dati alla mano, seppure parziali, e questi dati indicano una prospettiva da -0,2% per il 2014 a fronte di un -0,1% per il primo trimestre.
Se a questo aggiungi che il debito pubblico è ancora aumentato raggiungendo i 2.120 miliardi si può senz'altro dire che i primi interventi del governo Renzi hanno fatto sentire i loro effetti e quanto valore abbiano le sue previsioni e le promesse basate su quelle previsioni. 
Ecco il bollettino dell'Istat:

giovedì 23 maggio 2013

Istat: Rapporto Annuale 2013 sull'Italia

Come ogni anno esce il Rapporto annuale dell'Istat, con la fotografia del paese. Il periodo di riferimento è il 2012 e il quadro che emerge conferma sospetti e preoccupazioni  dell'opinione pubblica. Nel documento di sintesi vengono riassunti puntualmente i problemi e le criticità che affliggono l'Italia:
Quadro economico.  Il 2012 è stato un anno di particolari difficoltà per il Paese, che perdurano anche nei primi mesi del 2013, come confermato dalla variazione congiunturale negativa del Pil, stimata allo 0,5 per cento nel primo trimestre. La crisi che ha investito la nostra economia è giunta dopo un decennio di crescita economica non soltanto modesta, ma anche nettamente inferiore a quelle degli altri grandi paesi europei. 
[...] La diminuzione del Pil e i riflessi negativi sull’occupazione hanno determinato, congiuntamente alle turbolenze finanziarie e alle politiche fiscali restrittive, una severa caduta della domanda interna: quella per consumi ha risentito della flessione del reddito disponibile delle famiglie, che è stato anche penalizzato da un’inflazione rimasta relativamente sostenuta nonostante il quadro recessivo. La domanda di investimenti è stata fortemente condizionata dal calo della capacità utilizzata, dalle incerte prospettive dell’economia, dai problemi di finanziamento alle imprese.

martedì 17 luglio 2012

La povertà in Italia, rapporto Istat. Testo completo

Esce oggi e i giornali gli danno ampio risalto il Rapporto Istat sulla Povertà in Italia. Anno di riferimento è il 2011 ma viene fatto un confronto con gli anni a partire dal 2008. La prima cosa che si nota è che mentre la povertà relativa rimane sostanzialmente stabile, con il dato del 2008 (11,3%) leggermente superiore a quello del 2011 (11,1%), la povertà assoluta segnala un aumento, dal 4,6% del 2008 al 5,2% del 2011.
La soglia di povertà relativa per una famiglia con due componenti è data dalla spesa mensile di 1.011,03 euro, per cui le famiglie con una spesa inferiore o uguale alla soglia sono considerate relativamente povere; la soglia di povertà assoluta è stabilita dalla spesa minima necessaria per acquistare i beni  considerati essenziali; tale valore dipende da fattori come composizione della famiglia, collocazione geografica, ampiezza demografica del comune, età dei componenti e via dicendo.

Il Rapporto sulla Povertà in Italia è disponibile integralmente sul sito dell'Istat. Di seguito alcuni passi del comunicato stampa:

venerdì 25 maggio 2012

ISTAT: Rapporto Annuale 2012. La situazione del paese. Testo completo

E' uscito in questi giorni dall'Istat il classico Rapporto Annuale 2012. E' disponibile sul sito dell'istituto di statistica in formato pdf, sia come volume integrale che come singoli capitoli.
Di seguito i link dai quali scaricare i vari documenti.

Volume integrale


Capitolo 1 - Un difficile passaggio per l'economia italiana
Capitolo 2 - Venti anni di economia e società: l'Italia tra la crisi del 1992 e le attuali difficoltà
Capitolo 3 - Apertura internazionale e potenzialità di crescita del sistema produttivo italiano
Capitolo 4 - Disuguaglianze, equità e servizi ai cittadini
Errata corrige



Mentre qui è disponibile l'Appendice statistica

giovedì 5 aprile 2012

Suicidi per motivi economici: aumento del 24,6% dal 2008 al 2010

Basandosi sui dati Istat (disponibili in questa pagina) la Cgia di Mestre rileva come dal 2008 al 2010 ci sia stato un aumento consistente dei suicidi per motivi economici:




  • 2010: suicidi 187, tentati suicidi 245
  • 2010: suicidi totali 3.048, tentati suicidi totali 3.101

  • 2008: suicidi 150, tentati suicidi 204
  • 2008: suicidi totali 2.828, tentati suicidi totali 3.327
In effetti si rilevano due tendenze: un aumento generale dei suicidi del 7,8% e un aumento specifico dei suicidi per motivi economici del 24,6%. Si ricava anche che se nel 2008 i suicidi per motivi economici rappresentavano il 5,3% di tutti i suicidi, nel 2010 ne rappresentano il 6,1%.

sabato 18 febbraio 2012

Analisi crescita economica: audizione presidente Istat alla Camera. Testo completo

imagecredit lettera43.it
Il Presidente dell'Istat Enrico Giovannini ha presentato in audizione alla Commissione Bilancio, Tesoro e programmazione della Camera dei Deputati l'Analisi annuale della crescita.
Questo documento fotografa l'andamento della crescita del nostro paese in riferimento all'Unione Europea, fornendo i dati statistici necessari a valutare le varie politiche adottate.
Il documento, che comincia così, è anche ben fornito di tavole statistiche, alcune delle quali vi mostro, rimandandovi per il documento integrale e le tavole ai link in fondo al post:

1. Premessa
L’Analisi annuale della crescita realizzata dalla Commissione europea costituisce un riferimento obbligato per l’azione di governo, ma anche un’opportunità per riflettere sulla consistenza delle politiche messe in campo dall’Italia, tanto più preziosa e urgente quanto più la situazione nazionale si distacca da quelle di paesi che appaiono maggiormente “virtuosi” e “performanti”. Gli interrogativi dell’indagine conoscitiva possono essere ricondotti ad alcuni temi-chiave per la politica economica, intorno ai quali svilupperò il mio intervento, e cioè:
- l’appropriatezza dell’impianto di finanza pubblica rispetto alla crescita, dati gli obiettivi sui saldi;
- il miglioramento dell’efficienza delle politiche di bilancio e della capacità di intervento sul territorio;
- gli interventi, e in particolare le riforme, per aumentare la concorrenza e la competitività;
- le misure per promuovere l’occupazione e la coesione sociale.
Coerentemente col ruolo dell’Istituto nazionale di statistica, mi propongo soprattutto di offrire elementi conoscitivi per la formulazione delle politiche, limitandomi ai temi per i quali l’Istat ha specifica competenza informativa ed esperienza analitica (segnalo, a tale proposito, la raccolta di informazioni statistiche in allegato). Preliminarmente, però, vorrei concentrare l’attenzione sul processo di governance comunitario, di cui l’Analisi annuale della crescita è parte essenziale.


sabato 24 dicembre 2011

Censimento Istat 2011: come si compila e quando scade

Nei mesi scorsi ci è stato recapitato a casa il Questionario del 15° Censimento generale della popolazione e delle abitazioni 2011. Quest'anno c'è l'importante novità della compilazione online. Dunque, oltre al solito modo di compilare e consegnare il Questionario c'è anche quello attraverso internet.

Compilazione cartacea. Se compili il modello cartaceo la consegna può avvenire in un qualsiasi ufficio postale o nei centri di raccolta comunali. Qui l'elenco dei centri dove consegnare manualmente il Questionario.

Compilazione online. Se vuoi compilare il Questionario online devi andare a questo indirizzo. Prima di iniziare devi inserire Codice utente e Password: nel campo codice utente devi inserire il codice fiscale dell'intestatario del Foglio di Famiglia, e nel campo password la password indicata nella prima pagina del Foglio di Famiglia (in basso a destra). Se compili via internet non devi consegnare il Questionario cartaceo.

Tutorial. Per compilare il Questionario l'Istat ha predisposto un video tutorial. Questo il primo


di seguito gli altri video tutorial

3. Come compilare la LISTA A e la LISTA B
4. Come compilare la SEZIONE I
5. Come compilare la SEZIONE II
6. Invio del questionario
Comunque in questa pagina è disponibile tutta la serie.

Per chi volesse un tutorial in pdf, sono disponibili, sempre sul sito dell'Istat, delle guide in forma completa e in forma ridotta, e dei fac-simile della compilazione. Eccoli

Guida alla compilazione del Questionario in forma completa
Guida alla compilazione del Questionario in forma ridotta
FAC-SIMILE del Questionario in forma completa
FAC-SIMILE del Questionario in forma ridotta

Scadenza. Vi ricordo, infine, che il Questionario ha una scadenza, diversa a seconda dell'ampiezza del comune:

entro il 31 dicembre 2011: nei comuni con meno di 20.000 abitanti;
entro il 31 gennaio 2012: nei comuni compresi tra 20.000 e 150.000 abitanti;
entro il 29 febbraio 2012: nei comuni maggiori di 150.000 abitanti.

Info. Per ogni informazione e dubbio e per parlare con un operatore o per scrivere all'Istat

1. rivolgersi al numero verde gratuito 800.069.701; il servizio è attivo dal 1° ottobre 2011 al 29 febbraio 2012 (tranne il 25 dicembre 2011 e il 1° gennaio 2012), sabato e domenica inclusi, dalle ore 9:00 alle ore 19:00 e nel periodo 9 ottobre-19 novembre 2011 dalle ore 8:00 alle ore 22:00
2. scrivere alla casella di posta elettronica infocens2011@istat.it
3. andare in uno dei Centri comunali di raccolta istituiti presso il Comune di appartenenza (l'elenco è sul sito http://censimentopopolazione.istat.it).
...............................
Fonti: 




sabato 17 dicembre 2011

Aumenti stipendi legati all'Istat: ai dipendenti della Presidenza del Consiglio i più alti

Ne parla il Corriere qui, e Repubblica qui: i dipendenti della Presidenza del Consiglio sono quelli che hanno avuto gli aumenti di stipendio legati all'Istat più alti di tutti: 15,2% tra 2009 e 2010. Tre volte quello della categoria seconda classificata, gli aeroportuali, con 5,2%.
E' quello che si ricava dall'Annuario statistico italiano 2011 dell'Istat. In particolare, queste informazioni relative agli stipendi si trovano alla voce Retribuzioni. Ecco la tabella tratta dal sito Istat. La parte evidenziata in giallo riguarda i dipendenti della Presidenza del Consiglio: il dato che interessa è la variazione percentuale tra 2009-2010, che per questi impiegati è del 15,2%, la più alta in assoluto, tre volte quella del secondo maggior aumento.



imagecredit istat.it




Altra benzina sul fuoco dell'antipolitica e sull'identificazione di una vera e propria casta di dipendenti pubblici privilegiati in contrapposizione a tutti i  dipendenti del settore privato e agli altri del settore pubblico?

mercoledì 28 settembre 2011

Numero di imprese ogni 1000 abitanti: una mappa europea dell' Istat

Un dato curioso riguardo questa classifica delle imprese ogni 1000 abitanti è che l'ex Cecoslovacchia occupa, con le due nuove Repubbliche formate dopo la separazione, la prima  e l'ultima posizione. Ma forse è solo una curiosità. Altra osservazione che mi viene da fare è che, nei primi 5 posti della classifica vi sono 3 paesi a rischio.  L'Italia ha 66 imprese ogni mille abitanti. Per fare un confronto, la Germania ne ha 22.
Se si analizza però la classifica delle regioni italiane con più imprese, il dato sembra in leggera controtendenza rispetto alla classifica europea: in Europa le nazioni più sviluppate sono nelle posizioni intermedie o basse, a significare un maggior sviluppo societario rispetto alla parcellizzazione produttiva,  mentre per quanto riguarda le regioni italiane sono quelle più sviluppate ad avere il maggior numero di imprese.





source Istat

domenica 18 settembre 2011

Spesa pubblica in Italia e nel mondo: dati statistici e mappe

Si è sempre pensato che la spesa statale in Italia fosse una delle più alte al mondo e che pesasse in maniera decisa sul bilancio dello Stato. Una mappa dell'Istat  del costo della sola spesa statale (altre spese pubbliche locali escluse) per abitante, ridimensiona (apparentemente) questa convinzione. Nel 2009 siamo undicesimi, con 13 mila euro per abitante, appena dietro la Germania e dietro altre nazioni come Lussemburgo (primo) e le solite scandinave.





Anche una tabella dell'OCSE del 2006 conferma questi dati.




Se però si guarda la spesa pubblica come percentuale del Pil, le cose cambiano. L'Italia fa un deciso passo in avanti e si piazza quinta. Il Lussemburgo, che era primo come spesa per abitante, se si considera la percentuale sul Pil scende sotto la media OCSE.




Prossimamente vedremo la qualità del servizio pubblico in Italia e nel resto del mondo.

Fonti.





mercoledì 14 settembre 2011

Diseguaglianza dei redditi in Italia: una mappa regionale ed europea

Ancora un confronto statistico, sia regionale che europeo, sulle diseguaglianze nella distribuzione del reddito. Oltre alle differenze riscontrabili tra le varie regioni italiane, vi sono anche quelle a livello europeo, che vedono l'Italia situata all'ottavo posto. Una notevole diseguaglianza di reddito implica la presenza di sacche di povertà e redditi al di sotto della media oppure la si deve alla presenza di un ristretto numero di redditi elevati? E dove la diseguaglianza è minore, cosa implica, presenza di uniformità dei redditi verso il basso o verso l'alto? 
Tra le regioni italiane la Sicilia presenta il più alto livello di diseguaglianza nella distribuzione del reddito mentre l'Abruzzo il minore. E' interessante osservare che il centro-sud, con l'eccezione della Basilicata occupa i primi sei posti della classifica. 
Se si prendono a riferimento le economie più sviluppate, si nota che dei paesi confrontabili al nostro, Regno Unito e Spagna ci precedono come diseguaglianza del reddito, mentre Francia  e Germania hanno minori diseguaglianze. In generale, i paesi nordici presentano un minore tasso di diseguaglianza.









Fonte: Istat

mercoledì 31 agosto 2011

La pressione fiscale in Italia rispetto all'Europa (un grafico interattivo)

Nel periodo preso in esame da questa statistica (2000-2009), e in quello immediatamente precedente,  sono evidenziabili due fenomeni. Primo, per tutti gli anni 90 del secolo scorso c'è stata una tendenza all'aumento della pressione fiscale fino al 1997, anno dal quale è partita un'inversione di tendenza. Inversione che è durata fino al 2006, dopo di che è ripartito l'aumento. Secondo, rispetto alle altre nazioni europee, almeno quelle economicamente avanzate, siamo tra i pochi ad aver una pressione fiscale nel 2009 superiore a quella del 2000.
Il rilevamento Istat raccoglie in pieno il dato in controtendenza del nostro paese, che si è ulteriormente accentuato negli ultimi due anni, come noto, dimostrando di non essere solo un effetto momentaneo.
Sarà interessante confrontare questi dati con una prossima scheda in cui si illustrerà il costo della pubblica amministrazione dell'Italia rispetto ai paesi europei, con qualche sorpresa.

sabato 20 agosto 2011

Lettori di libri in Italia: una mappa interattiva Istat

Molti libri e  pochi lettori, così felicemente riassume il sottotitolo di queste statistiche Istat sui lettori di libri in Italia. Alcuni numeri

  • nel 2008 pubblicati 59 mila titoli
  • di cui 38 mila in prima edizione
  • tiratura 213 milioni di copie
  • 3,6 copie per abitante
  • nel 2010 solo il 46,8% della popolazione ha letto almeno un libro all'anno
  • 15,1% della popolazione che legge almeno 1 libro all'anno,  legge almeno un libro al mese
  • nota positiva: dal 1995 al 2010 i lettori 1 libro/anno passano dal 39,1% al 46,8% della popolazione generale e, tra coloro che leggono almeno 1 libro all'anno, i lettori di 12 libri/anno dal 11,3% al 15,1%



Buona lettura. Originale qui.

venerdì 19 agosto 2011

Lettori di quotidiani e riviste su internet: mappa interattiva su dati Istat

Pure se con un andamento in aumento (dal 11% del 2005 al 20,6% del 2010) per quanto riguarda i lettori di quotidiani e riviste su internet (con più di 6 anni), siamo parecchio in ritardo rispetto alla media europea, soprattutto se si considerano i paesi nordici.




La classifica italiana vede il centro (23,6%) in testa seguito dal nord-ovest (22,8%), ultimo il sud (16,6%). Cliccare sull'immagine sottostante per accedere alla mappa interattiva.




Fonte: Istat

giovedì 21 luglio 2011

La povertà in Italia: una mappa interattiva

Mai come in questo periodo è attuale la considerazione sullo stato di povertà in cui versano molti italiani, specialmente se si considera che la situazione economica spinge nuove fasce sociali a oltrepassare la soglia di povertà. In questa mappa interattiva, relativa all'anno 2009, sono rappresentate le varie Regioni d'Italia. Se si leggono le analisi dell'Istat, non sembrano esservi eccessive variazioni tra il 2009 e il 2010. Infatti, nel 2009
L’incidenza della povertà (la percentuale di famiglie o individui in condizione di povertà) e l’intensità della povertà (che misura quanto poveri sono i poveri) rappresentano indicatori significativi nell’ambito dell’esclusione sociale. La povertà è fortemente associata al territorio, alla struttura familiare (in particolare ampiezza ed età dei componenti), a livelli di istruzione e profili professionali poco elevati, oltre che all’esclusione dal mercato del lavoro. In Italia, nel 2009, le famiglie in condizioni di povertà relativa sono il 10,8 per cento delle famiglie residenti; si tratta di 7,8 milioni di individui poveri, il 13,1 per cento della popolazione residente. La povertà assoluta coinvolge il 4,7 per cento delle famiglie, per un totale di 3,1 milioni di individui. L’intensità è risultata pari al 20,8 per cento per la povertà relativa e al 17,3 per la povertà assoluta. [1]
 mentre nel 2010

La povertà risulta sostanzialmente stabile rispetto al 2009: l’11,0% delle famiglie è relativamente povero e il 4,6% lo è in termini assoluti.[2]




[1]Incidenza della povertà (assoluta e relativa)
[2] La povertà in Italia

mercoledì 25 maggio 2011

Istat. Rapporto Annuale 2011 dell'Italia: economia

Esce il Rapporto Annuale 2011 dell'Istat che riguarda La situazione del Paese nel 2010.
5 le aree tematiche affrontate in questo rapporto
  • Economia
  • Imprese
  • Lavoro
  • Famiglia
  • Europa
Queste, in sintesi, i temi affrontati. Cominciamo con:

Economia.
Osservando l'andamento dell'economia mondiale, si nota che nel 2010 ha recuperato "ampiamente i livelli di attività precedenti la crisi". Vi è stato una crescita del Pil mondiale del 5%, dopo una flessione dello 0,5% nel 2009.
Ma questa crescita non è stata uniforme. Le cosiddette aree emergenti hanno fatto  registrare la crescita maggiore, un 7,3% contro un 2,9% del 2009, mentre nelle aree sviluppate si è avuta una crescita del 3% dopo un -3,4% dell'anno precedente.

I paesi che singolarmente hanno fatto registrare le performance migliori sono Cina e India, con un + 10%. Anche i paesi latinoamericani (6,1%) e la Comunità di Stati Indipendenti con in testa la Russia, con un + 4,6%, hanno realizzato buone prestazioni. A scendere, nei paesi occidentali: gli Stati Uniti segnano un +2,9%, grazie ai sostegni al consumo delle famiglie, mentre per la vecchia Europa si osserva un modesto +1,8%.

Un fattore preoccupante, che potrebbe frenare la ripresa, è l'aumento dei prezzi. Le cause principali sono il costo energetico e l'aumento delle materie prime dovuto all'aumento della domanda. Un altro aspetto negativo, che riguarda soprattutto l' UE, è l'aumento del divario debito-Pil che , come dicono all'Istat,
"ha già determinato un innalzamento del premio di rischio sui titoli del debito sovrano delle economie periferiche e di quelle più esposte, tra cui l’Italia"

Due delle economie dell'UE più colpite dalla crisi sono Italia e Germania:  - 7,0% e - 6,6% rispettivamente, la caduta del Pil di queste due nazioni però, al contrario della Germania ,che ha recuperato completamente, l'Italia segna ancora un - 5,1% rispetto al primo trimestre 2008.
L’Italia è l’economia europea cresciuta meno nell’intero decennio 2001-2010, con un tasso medio annuo pari allo 0,2 per cento, contro l’1,1 per cento dell’Uem; il ritmo di espansione della nostra economia è stato inferiore di circa la metà a
quello medio europeo nel periodo 2001-2007, e il divario si è allargato nel corso
della crisi e della ripresa attuale
.

credit albtex
 La crescita media dell'Italia nel 201o è stata del 1,3% contro un 1,8% dell'area Uem. Uno dei maggiori responsabili di questa caduta del Pil è il settore manifatturiero
L’impatto comparativamente maggiore della crisi è legato
però soprattutto alla vistosa caduta dell’attività nel settore industriale, in ragione della specializzazione relativa nella manifattura e, in particolare, nel comparto dei beni strumentali, che caratterizzano la nostra economia.
L'Istat afferma che la recessione economica conclusa (?) nel 2009 è la peggiore dal secondo dopoguerra ad oggi.
Altro aspetto negativo, che ha certamente concorso a ritardare la ripresa, è stato la bassa crescita dei salari, con il conseguente calo della domanda interna. Anche se il divario dei consumi delle famiglie tra Italia e Uem si è stabilizzato, rimane il differente approccio tra il nostro paese e il resto d'Europa che ha fornito, contrariamente a noi, un più ampio sostegno alle famiglie.
Per poter mantenere il loro potere d'acquisto, le famiglie sono state costrette ad utilizzare i loro risparmi
Per salvaguardare il livello dei consumi, le famiglie italiane hanno dato luogo a una progressiva erosione del tasso di risparmio, sceso per la prima volta al di sotto di quello delle altre grandi economie dell’Uem.
Che, tradotto, significa che le famiglie italiane hanno risparmiato di meno.
A fare le spese della contrazione dei consumi sono stati soprattutto i beni durevoli, mentre l'acquisto dei servizi, che rappresentano un 50% del totale, si sono mantenuti stabili.
Sul versante import-export, l'Istat nota che le importazioni
hanno continuato a sottrarre all’offerta italiana
quote crescenti della domanda interna, senza che ciò venisse compensato
da un’espansione adeguata dei beni e dei servizi italiani venduti all’estero.
Nonostante nel 2010 si sia segnato un + 1,3% del Pil l'occupazione è diminuita dello 0,7%. Se si somma al -2,9% del 2009, il totale 2009-2010 di posti di lavoro persi assomma a 890 mila unità.

Forse a causa della congiuntura internazionale, dell'aumento delle materie prime e dell'energia, sta di fatto che a fronte di un aumento del 6,15% dei prezzi alla produzione, l'inflazione è passata da un +1,9% del dicembre 2010 a un +2,6% dell'aprile di quest'anno.
Il rapporto deficit/Pil è sceso dal 5,4% al 4,6% grazie al contenimento della spesa.
Al contenimento delle uscite ha contribuito soprattutto la contrazione della spesa in conto capitale, a sua volta legata all’esaurimento degli effetti delle operazioni di riacquisto degli immobili oggetto di cartolarizzazione da parte degli enti di previdenza e della restituzione dell’Irap alle imprese.
Insomma, un quadro a tinte piuttosto fosche. L'Europa cresce poco, meno delle aree emergenti, degli Usa e degli Stati indipendenti; all'interno dell'Europa, l'Italia cresce meno di tutti. In più, avendo un elevato debito pubblico e un altrettanto elevato rapporto defici/Pil, è costretta a tagliare le spese, e sceglie di tagliare quelle in conto capitale, cioè quelle relative agli investimenti, penalizzando la ripresa. Inoltre, rispetto ad altri paesi dell UE, non sostiene la domanda interna con aiuti alle famiglie.

lunedì 11 aprile 2011

Criminalità e detenuti in Italia: confronto tra italiani e stranieri

Su un totale di 531 mila persone denunciate 124 mila sono stranieri, dati ISTAT del 2005. A quella data gli stranieri in Italia erano (ufficialmente) 2,67 milioni mentre la popolazione residente in Italia era di 58,751 milioni. Se togliamo gli stranieri diventano 56,081 milioni. Il 4,64% degli stranieri è stato denunciato a fronte dello 0,74% degli italiani. Ovvio che, osservando bene i dati relativi alla popolazione straniera in Italia, predominano gli individui tra 18 e 64 anni, quindi bisogna considerare la sola popolazione  tra 20 e 64 anni: gli italiani in questa fascia d'età sono 36,55 milioni, a tutto il 2005, mentre gli stranieri nella fascia 18-64 anni sono circa 2 milioni.  A questo punto, le nuove statistiche dicono che i denunciati stranieri sono il 6,2% della popolazione straniera mentre i denunciati italiani sono il 1,1% della popolazione italiana di riferimento. Chiaro che probabilmente le due popolazioni non sono omogenee dal punto di vista della suddivisione maschi femmine, ma anche considerando la sola popolazione maschile di 18,2 milioni la percentuale di denunciati è pur sempre il 2,2%.




ISTAT [1]



ISTAT [2]


ISTAT [3]


ISTAT [3]


Stesse considerazioni per i detenuti. Nel 2005 erano detenute, in tutto, 59.523 persone, tra maschi, femmine e italiani e stranieri, di cui 19.836 stranieri. La relazione tra detenuti italiani-stranieri e popolazione  italiana-straniera è di 3 a 1 per quanto riguarda i detenuti italiani rispetto ai detenuti stranieri, però il rapporto nella popolazione tra italiani e stranieri  è di 21 a 1. Questo significa che la percentuale di stranieri detenuti effettiva rispetto a quella attesa (immaginando un tasso di carcerazione simile a quello degli italiani) è 7 volte superiore.
Rispetto a questi dati, che non vogliono avere il crisma dell'ufficialità ma solo gettare uno sguardo d'insieme alle cose, si può dire che l'ingresso degli stranieri in Italia significa anche un aumento di criminalità? Che i tassi di criminalità degli immigrati e il numero dei detenuti stranieri è notevolmente superiore, in percentuale,  a quello autoctono?
Se è vero, quale spiegazione si può fornire?


Rif. Tavole ISTAT
[1] [2] [3]

giovedì 4 novembre 2010

Italiani: soddisfatti o no? Rilevamento Istat novembre 2010

"Alla domanda “Attualmente, quanto si ritiene soddisfatto della sua vita nel complesso?”, potendo indicare un voto da 0 a 10 (0 indica “per niente soddisfatto” e 10 “molto soddisfatto”) la maggior parte della popolazione di 14 anni e più fornisce una risposta compresa tra 8 e 9 (55,8%), mentre il 6,8% indica la soddisfazione massima. Il 22,4% ha segnalato un valore compreso tra 6 e 7 e il 3,9% un punteggio di soddisfazione compreso tra 0 e 5."
Così la pagina dell'ISTAT sulla soddisfazione dei cittadini per le condizioni di vita
Forse ne viene fuori un'Italia che non c'è? O più semplicemente un'Italia divisa in due? Io non sapevo di essere così soddisfatto. Qui le tavole in formato Excel (file .Zip).


(fonte ISTAT)







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