Sempre più spesso capita su internet, anche su siti autorevoli, di leggere notizie sorprendenti e apparentemente incredibili: ma sarà vero, viene da chiedersi.
A volte succede che quando vengono diffuse su internet, come si dice, in maniera acritica, specialmente nei social, ci sia qualcuno che si prende la briga di fare una verifica e controllare se la notizia è rispondente al vero. Ma, anche se la notizia viene sbugiardata è da notare che la verifica ha molto meno appeal e molta minore diffusione dell'originale fasullo.
A tutti può capitare di inciampare in una falsa notizia, vuoi perchè giudichiamo credibili alcune fonti che non lo sono vuoi perchè interpretiamo erroneamente alcuni fatti. A parte il motivo, è utile una revisione costante delle informazioni, magari attuata dalla rete stessa, per correggere o controllare notizie dubbie o palesemente false. Non è sicuro che una singola verifica sia più credibile della notizia che vorrebbe correggere, ma un insieme di verifiche più ampio, corredato di fonti attendibili, riduce sicuramente la probabilità di errore.
Uno di questi siti di fact checking è quello che ho trovato su CIVIC links.
L'informazione è una brutta bestia. Siamo lì che ci leggiamo tranquillamente, su Repubblica, notizie di questo tenore, che ci scombussolano a cominciare dal titolo, Consiglieri pagano le interviste in tv Anche i 5 Stelle usano così i soldi pubblici, e già pensiamo: ma che schifo, anche il Movimento 5 Stelle ci è cascato, ma allora sono tutti uguali!
Che, detta così, potrebbe essere scambiata per la dichiarazione di un difensore dei diritti umani universali invece è l'affermazione sconsolata che fa l'uomo della strada quando subisce una delusione. Ma quale sarebbe questa, eventuale, delusione?
Consiglieri regionali che pagano, con soldi pubblici, interviste e ospitate nelle tv e nelle radio locali. Una bufera politica in pieno Ferragosto, che a Bologna coinvolge politici di ogni colore, solo il Pd si chiama fuori, e provoca l'intervento dell'Ordine dei giornalisti pronto ad aprire un'inchiesta. Tra i politici paganti, a sorpresa, c'è pure il grillino Giovanni Favia, che in Regione è stato eletto sull'onda della protesta contro la Casta e che ogni giorno denuncia gli sprechi del palazzo.
Assenza ed eccesso di informazioni sono due opposti che si toccano. In entrambi i casi si finisce per dare credito unicamente all'autorità la qual cosa, in definitiva, diventa un vero e proprio atto di fede.
Vi è però una differenza. L'eccesso di informazioni si può combattere aumentando le nostre conoscenze, mentre l'assenza di informazioni la si combatte soprattutto con le opinioni. Nel primo caso il metodo scientifico può fare luce nell'intrico informativo, selezionando le notizie buone da quelle cattive. E' quello che avviene quando facciamo pratica di qualcosa. L'esperienza è spesso una buona maestra. Ma l'esperienza presuppone che quello che sperimento io sia replicabile e che sia valido universalmente, o almeno in modo diffuso. Le opinioni, invece, essendo speculazioni basate su pochi dati concreti, sono tante quante le teste che le partoriscono e tendono ad aumentare quando le informazioni scarseggiano.
Il progresso passa attraverso l'informazione. Mai ci fu verità più lampante di questa. Non è dall'oscurità che proviene la conoscenza, dall'isolamento, dalla chiusura ma dalla luce, dalla condivisione, dall'apertura. E non è un caso strano che proprio nell'Italia così parca di informazioni, pensiamo per esempio a quelle della Pubblica Amministrazione, più carente sia il progresso, da quello civico a quello culturale. Il paese con più beni culturali al mondo, che ha dato i natali a scienziati e artisti illustri, lo stesso che fa fuggire i nostri giovani cervelli all'estero, è quello stesso che fa fatica a condividere, quando non preferisce proprio tenere nascosto, perfino nel linguaggio così settario e astruso, tutti i documenti e tutti gli atti che produce.
Ma come definire quello Stato che mantiene sotto una coltre di oscurità i suoi cittadini? Cosa pensare di quelle Istituzioni così parche (e così lente) nel condividere le loro decisioni? Cosa immaginare di una burocrazia che opera più nell'ombra che alla luce del sole?
Esistono Dieci buoni motivi per volere una legge sulla trasparenza della pubblica amministrazione, più o meno gli stessi che hanno trovato, prima di noi, le democrazie più evolute. Per esempio l'America, con il Foia, il Freedom of Information Act, che ora è anche italiano: è il Foia.it.Un'iniziativa per adottare anche in Italia i principi liberali vigenti nei più evoluti paesi democratici, l'accesso all'informazione pubblica anche in assenza di una motivazione specifica, così solo per conoscenza o come controllo. La sensazione di essere una casta è chiaramente aumentata dalla chiusura nei confronti della libera diffusione. L'informazione agisce come un nutrimento per la democrazia.
Sembrerebbe quasi che gli uomini mal tollerino periodi di benessere troppo lunghi. Parrebbe, infatti, che le sequenze di fatti siano come pilotate, da una specie di mano invisibile, verso la confusione e il disordine dal quale, necessariamente, si desidera tornare a un nuovo ordine.
Più di 100 anni fa si dimostrò che gli stati disordinati sono in numero superiore a quelli ordinati e che l'ordine lo si ottiene grazie a un costo da pagare. E' forse questo il vero motivo per il quale le società degli umani non riescono a mantenere nel tempo uno stato di benessere ordinato, ma virano sempre verso stati più disordinati?
Vi è anche da dire che, spesso, è grazie all'aumento del disordine che avvengono nuove scoperte e si sente il bisogno di nuove leggi e principi che regolino la convivenza. In questo senso, si può ritenere che uno stato troppo ordinato può costituire una sorta di impedimento al miglioramento, anche se la nozione di miglioramento è difficile da definire.
Oltre alla naturale osservazione che gli stati disordinati sono più probabili di quelli ordinati, vi è da considerare che, dal punto di vista delle società umane, spesso l'ordine lo si ottiene per mezzo di equilibri non proprio stabili tra le componenti di una società. E' una specie di equilibrio instabile nel quale una buona parte delle componenti umane punta in una medesima direzione. Questo avviene, in massima parte, in prossimità di qualche evento particolarmente disordinato (una guerra, una sommossa, una rivoluzione, cose di questo genere), al quale generalmente segue un periodo particolarmente ordinato.
Ora, comprendo perfettamente che, nel caso delle società umane, le nozioni di ordine e disordine siano piuttosto complicate da definire ma, in linea generale, il concetto che emerge dalla definizione che ne dà il comune buon senso è accettabile.
Tanto per dare un'idea di ciò che intendo, basterà notare che, nel mondo occidentale, anche se dal 1945 non vi sono più guerre, pure si sono avvicendati periodi di grande confusione, soprattutto dal punto di vista economico ma anche da quello dei costumi, senza contare eventi come l'11 settembre e tutti quelli correlati a quel fatto. Anche l'altalena continua della situazione economica, con una decisa tendenza verso un generale peggioramento, si inscrivono secondo me in questa tendenza generica verso il disordine, alimentata dal venir meno di una volontà comune indirizzata in un'unica direzione.
Ora, siccome quando i ragionamenti si fanno sempre più sistematici sovente si approfitta dell'occasione per inserirci qualche notazione escatologica, così farò anch'io, cercando di individuare in questa massa di dati così troppo umani qualche spunto per alcune considerazioni sovrumane.
In alcune particolari situazioni l'antica domanda sull'esistenza di forme di vita non terrene è più pressante che mai. Ma non è cosa facile, nonostante le favorevoli condizioni, abbandonarcisi. Spesso si cerca sempre la mediazione della ragione, la spiegazione razionale o scientifica, quando quella disposizione che chiamiamo credenza o fede non è sufficiente da sola o manca. Ma, a chi osserva con animo obiettivo, non sfuggirà che il tentativo ragionato di addivenire a certe conclusioni che altri accetta per fede, altro non è che la naturale prosecuzione di quel lavorio intellettuale che in molti si ferma per tempo, mentre in altri continua a girare.
Se volessi riassumere in una frase direi: è delle menti più complesse (o complicate) cercare spiegazioni più complesse (o complicate) degli eventi della vita. Non sfugge a questa tendenza nemmeno l'enorme corpus dottrinario, per esempio, che accompagna il cristianesimo, il quale modifica, integra e corregge i testi classici diventando a sua volta parola rivelata.
Queste considerazioni mi spingono ad immaginare che molti fatti della vita degli esseri umani, al di là dall'avere una loro logica immediata e perfettamente sensata in senso analitico, possono essere letti anche in un'ottica più ampia, allargando la visuale e considerando gli eventi da un punto di vista più generale.
La frase che segue è figlia di questo tentativo (che, onestamente, non so quanto fruttuoso) di allargamento della visuale: se è vero che nelle società umane esiste questa sorta di ciclicità tra disordine e ordine, che sembra puntare verso la formazione di un ordine migliore (con tutte le cautele del caso, intendendo migliore come una generica somma di condizioni di vita migliori in assoluto per tutti), allora lo stato di disordine che si interpone tra due stati di ordine è necessario, qualunque cosa sia questo disordine (guerra, movimento di idee, rivoluzione pacifica, consapevolezza individuale e così via).
Da questo seguirebbe che, un ipotetico credente o anche un ateo, non potrebbero rimproverare alla divinità di turno la sequenza piuttosto drammatica degli accadimenti storici, in quanto necessari al miglioramento delle condizioni.
Del resto, queste considerazioni aprono altri fronti di inquietudine: Dio deve sottostare alle sue stesse leggi? Chi si fa interprete delle nuove esigenze? Chi o cosa sceglie coloro che se ne devono fare interpreti?
E infine l'ultima, che è anche la prima: se Dio esiste, possibile che non abbia voglia di parlare con le sue creature? E se vuole farlo, che metodo potrebbe usare? Se Dio non esiste, cos'è quest'ansia che molti, pure atei, presentano, specie in determinate situazioni?
Aldo Grasso, il critico televisivo del Corriere, parla di Edoardo Camurri, nuovo conduttore del programma televisivo Mi manda Rai tre. Il concetto fondamentale è questo: quando gli intellettuali decidono di sporcarsi le mani con la tv, ne escono anche cose buone. Una di queste, a suo dire, è appunto Mi manda Rai tre.
Questo è il suo intervento
ed è, in buona parte condivisibile. In fondo, ho ricordi adolescenziali e giovanili di fior di intellettuali che non avevano paura di sporcarsi le mani con la televisione, penso a Pasolini, Soldati, Moravia e tanti altri. L'intellettuale non aveva paura di sporcarsi le mani, come dice Grasso, e nemmeno la televisione aveva paura di fare programmi impegnati o di un certo livello, perchè non c'era la tirannia dell'audience a tutti i costi. Guarda caso, quando la televisione -pubblica- ha smesso di voler fare cultura per seguire i presunti gusti del pubblico il palinsesto si è modificato -in peggio- e i programmi culturali sono stati spostati in orari marginali o in reti minori.
Dunque ben vengano intellettuali in televisione, e non solo a presentare libri.
Il problema sta forse più nei media che negli autori: chi ha il coraggio di puntare sulla qualità? Il che apre un altro quesito: i programmi culturali fanno perdere spettatori, ma allora perchè non li facevano perdere un tempo? Perchè c'era meno concorrenza? Per via dell'effetto novità? Lasciati liberi di scegliere, è possibile che gli spettatori si dirigano, inesorabilmente, verso quelli che genericamente potremmo chiamare programmi spazzatura?
E' come il caso dell'uovo e la gallina: non si sa se vengono prima i gusti del pubblico, a orientare gli autori o gli interessi -economici- dei media.
Comunque, non si può fare troppo gli schizzinosi e i pretenziosi: in fondo, qualche programma di buon livello c'è anche adesso e non si può pretendere che tutta la programmazione sia uniforme.
Forse il problema è un altro: un'informazione imparziale. La capacità di formare opinione della televisione è ampia, in confronto a quella degli altri media. La possibilità di avere un'informazione imparziale, anche se dichiaratamente schierata, è forse un obiettivo ancora più ambizioso da raggiungere del portare gli intellettuali in televisione.
Singolare proposta del capogruppo PDL alla Vigilanza RAI, Alessio Butti. Così si legge sul Fatto la nota:
"Per garantire l’originalità dei palinsesti è opportuno, in linea generale che i temi prevalenti trattati da un programma non costituiscano oggetto di approfondimento di altri programmi, anche di altre reti, almeno nell’arco di otto giorni successivi alla loro messa in onda".
Come dire, se una trasmissione parla per prima di un argomento qualsiasi, battendo sul tempo tutte le altre, non se ne può più parlare per otto giorni, alla faccia della pluralità e della libertà di espressione. Non solo, egli pensa anche a trasmissioni condotte da
"due giornalisti di diversa estrazione culturale"
Alcune reazioni: Gianluigi Paragone:
" Idea sbagliata. C’è il rischio che il talk-show sia monopolizzato dai conduttori e che si crei confusione. [...] A me che vado in onda il venerdì resta solo l’anticipo della Domenica sportiva"
Lucia Annunziata invece,
"S’avvicinano le elezioni. E per questo si preparano a sospendere l’informazione"
Ce n'è anche per editorialisti e commentatori alla Travaglio, il cui l'ultimo editoriale ad Anno Zero, questo qui, probabilmente non è piaciuto molto, se la proposta di Butti contempla
"Quando la trasmissione prevede l’intervento di un opinionista a sostegno di una tesi, è indispensabile garantire uno spazio adeguato anche alla rappresentazione di altre sensibilità culturali"
Insomma si preparano tempi difficili per l'informazione in RAI. Francamente, la proposta lascia molto perplessi, soprattutto per come possa venire in mente a qualcuno di ottenere un'informazione più imparziale cercando di "imbrigliare" e circoscriverecosì il giornalismo e la stampa. La mia opinione è che più voci ci sono meglio è. Insomma, la soluzione non è mai la censura o il distillato delle notizie. Peserebbe, dicono al Fatto, su questa idea, anche la recente decisione di Floris a Ballarò di non mandare in onda la telefonata del Presidente del Consiglio. Infatti, un consigliere PDL alla RAI ha tuonato
"È intollerabile che il conduttore di una trasmissione del servizio pubblico si permetta di decidere di non mandare in onda la telefonata del presidente del Consiglio"
Perchè ognuno è il migliore in qualcosa. Così afferma Information is Beautiful. E l'Italia, sembra la migliore nel...taglio cesareo. Scoprite in cosa sono "i migliori" gli altri Paesi.
Mi chiedevo, considerato che a tutti piacciono le novità (a ognuno un certo tipo di novità ovvio, ma a tutti piacciono), considerato anche che, per esempio nei blog, le novità sono solo gli ultimi articoli pubblicati anche se quelli precedenti non li hai letti comunque, e a maggior ragione nei quotidiani (chi si metterebbe a leggere un quotidiano del giorno prima?), ecco, considerato tutto questo, mi chiedevo se la brevità fosse un requisito fondamentale per dare il senso della novità.
Addirittura anche la lunghezza delle frasi. Una frase breve implica un maggior effetto novità rispetto a una più lunga e articolata? E, di conseguenza, un intero articolo? Forse per la facilità di lettura in sè, forse per l'inconsapevole collegamento tra facilità di scrittura e conseguente facilità di lettura, che implica un piccola spesa per ottenere molte informazioni, ma vi è questo legame tra novità e brevità? E se esiste, lo potremmo assimilare alla ricerca del cibo: cioè, la preferenza per l'ottenimento, con poca spesa energetica, di cibo è del medesimo tipo di quella dell'ottenimento di informazioni, che è preferibile quando avviene con poco sforzo?
La carissima amica Annarita di Scientificando, in un commento mi chiede di chiarire meglio qualche mia affermazione, tra le quali quella che stabilisce la creazione di un nuovo tipo di coscienza, definita in mancanza di meglio “organica” e che consisterebbe in una forma di intelligenza che si costituisce come punto di riferimento dell’intero organismo, che appartiene al corpo fisico e che è molto più puntuale e completa delle altre due coscienze, almeno fino a quando non collassa in qualcosa di compiuto: un atto.
In realtà, per lo stesso problema che coinvolge i due tipi di coscienza classici, la primaria e la secondaria, e cioè la perdita di informazione nel collasso nel mondo fisico, rimane per me difficile spiegare compiutamente quello che credo di aver compreso a livello di intuizione “organica”.
Già un’altra volta avevo accennato a una specie di serbatoio di conoscenza che esubera quella attualmente disponibile per ognuno di noi per comprendere il mondo in termini di movimenti da effettuarvi o parole per descriverlo.
Intendo dire che quello stesso insieme di neuroni che comprende un dato aspetto del mondo (qualsiasi cosa, dal funzionamento di un frullatore a un discorso politico a come fare le capriole) è più ampio e completo di quello che si seleziona e attiva per agire e descrivere il mondo. Bisogna che faccia un disegno, eccolo.
La Fig. 1 dovrebbe illustrare questo meccanismo, ovviamente in maniera semplificata.
Da sinistra arrivano gli stimoli sensoriali (frecce grigie) che colpiscono i recettori (pallini verdi). Il potenziale d’azione che si crea forma una corrente elettrochimica che dà vita a una serie di circuiti, dei quali solo quelli con maggiori legami sinaptici esitano, a destra, in un’uscita motoria (pallini rossi).
I collegamenti in nero sono quelli che raggiungono l’uscita motoria, i collegamenti in rosso sono quelli sacrificati, come dire, e che non raggiungono l’uscita motoria. La parte tratteggiata del collegamento in rosso sta proprio a significare che il circuito non è in grado di chiudersi.
Diciamo subito che questo modo di procedere non è dannoso per l’organismo, in quanto gli è necessario per decidere. In un articolo recente avevo citato un lavoro che dimostrava come la scelta sia più facile quando gli elementi in gioco sono in numero limitato, rispetto per esempio a un numero più elevato di elementi. Questo perché subentra quello che potremo definire un elemento dispersivo, un po’ quello che succede ai singoli membri di uno stormo di uccelli, o a quelli di un banco di pesci: il fatto di muoversi tutti insieme disorienta il predatore che si trova a dover scegliere fra troppe opzioni (aumento del disordine, diminuzione dell’informazione).
Ora, questi circuiti che non raggiungono l’uscita rappresentano, per me, un surplus di conoscenze, che a causa di un impedimento fisico vengono sacrificate sull’altare della decidibilità. Magari, dal punto di vista motorio, questo fatto non rappresenta un handicap, però da quello simbolico io credo che rappresenti una perdita di informazioni importante, al quale forse si deve il gap tra quello che possiamo conoscere e quello che sappiamo descrivere.
A questo fatto però potrebbero opporsi le considerazioni di Boltzamm sulla termodinamica statistica. Egli ipotizzò che la freccia termodinamica, e cioè la tendenza naturale delle cose a evolvere verso il disordine, si derivi da queste osservazioni: Boltzmann immaginò di avere una scatola divisa in due compartimenti uguali e di avere a disposizione otto particelle. Ora, si chiese, qual è il modo più semplice di disporre le particelle e quale quello più complesso? Se metto tutte e otto le particelle in uno scomparto, ci sarà un solo modo di disporle ma se io comincio a metterne sette da una parte e una dall’altra, ci saranno otto possibili modi, uno per ogni particella che può essere messa nello scomparto da sola.
In generale il numero di diverse combinazioni è dato dalla formula generale
P= N!/ N1! N2!
dove P è il numero delle diverse combinazioni, N! è il fattoriale di tutte le particelle (1 x 2 x 3 … x N) e N1! e N2! sono i fattoriali, rispettivamente, delle particelle di ogni scomparto (Fig. 2)
Ora, in linea generale, la Teoria dell’informazione dice che minore l’entropia (disordine del sistema) maggiore l’informazione, e viceversa. Adesso bisogna capire se quello che interviene a formare circuiti stabili all’interno del cervello è sempre un’operazione che aumenta l’ordine e quindi l’informazione, o se ci può essere una perdita di informazione anche dal fare ordine.
Infatti, l’equazione di Boltzmann della termodinamica statistica è
S = k log P (1)
con S=entropia, k=costante, P=numero di microstati, e quella di Shannon della teoria dell’informazione è
I = - k log P (2)
con I=informazione, si può derivare la seguente equazione
I = - S (3)
la quale dice appunto che l’informazione di uno stato è uguale alla sua entropia, ma di segno negativo, fatto questo che ha contribuito a creare il nome, da parte di Norbert Wiener, di negentropia (negentropy) che significa appunto entropia negativa (ricordo che l’entropia è la misura del disordine, dunque la negentropia è la misura dell’ordine).
L’idea che vorrei sviluppare riguarda dunque una situazione in cui la scienza ha già fatto luce, la Teoria dell’Informazione, aspetto essenziale della quale è la relazione inversa che occorre tra informazione e disordine. Ho però come la sensazione che questo possa adattarsi a quelle situazioni nelle quali si voglia trasmettere un’informazione da isolare dal resto del rumore del segnale ma non esattamente al modello di funzionamento del cervello.
Qui non è tanto e solo l’estrazione di un’informazione dal segnale, isolandola dal rumore, quanto l’estrazione della massima quantità di informazioni, ivi compreso il rumore di fondo. Il più delle volte l’ambiente non invia segnali omeodiretti verso un particolare organismo, salvo i casi di comunicazione intraspecifica, ma invia segnali eterodiretti che i sistemi di filtraggio degli organismi trasformano in informazioni.
Un limite, come visto, è dato più dall’esigenza di non sovraccaricare il sistema nervoso del ricevente affinché sia possibile una decisione che dal pericolo di interpretare in maniera fallace l’informazione. Una mezza informazione è quindi meglio di cento informazioni?