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venerdì 23 novembre 2012

Accordo produttività Governo-parti sociali: tutti d'accordo tranne Cgil

E' una cosa strana questa: l'accordo sulla produttività trova unite tutte le parti sociali convocate -ABI, ANIA, Confindustria, Alleanza Cooperative, Rete imprese Italia, CISL, UIL, UGL- tranne la CGIL. Che significato ha? La CGIL è una mosca bianca alla ricerca di protagonismo oppure è l'unica forza che difende i lavoratori?
Tanto per rinfrescare la carta d'identità di queste parti sociali ne riassumo brevemente storia e funzioni: l'ABI  è l'associazione di tutte le banche italiane, ma anche delle società finanziarie; l'ANIA è l'associazione delle assicurazioni; Confindustria è una delle principali associazioni di industriali; Alleanza Cooperative è la sigla che raccoglie le cooperative di ispirazione socialdemocratica; Rete imprese Italia raggruppa le principali organizzazioni dell'artigianato e del commercio come CNA, Confcommerico, Confartigianato ecc.; la CISL è un'organizzazione sindacale di ispirazione cattolica; la UIL è un'organizzazione sindacale di ispirazione socialdemocratica; l'UGL è un'organizzazione sindacale di destra.

martedì 1 maggio 2012

Primo maggio, Festa del Lavoro: manifestazione unitaria sindacati. Diretta video da Rieti

Rai 3 trasmette la diretta video della manifestazione unitaria dei sindacati, in occasione della Festa del Lavoro del 1° maggio, che si tiene a Rieti. Tutti i temi della crisi economica e del lavoro.


mercoledì 21 marzo 2012

Riforma del Lavoro: i sindacati sulla modifica dell'articolo 18

Questa la Cgil

Diciamo no perché la proposta del governo smonta l'articolo 18. Riforma squilibrata
L'obiettivo principale del governo sembra essere proprio quello di introdurre la libertà di licenziamento. La riforma è squilibrata anche per quanto riguarda il superamento del dualismo del mercato del lavoro. Lo ha spiegato il Segretario Generale della CGIL, Susanna Camusso, ieri sera (20 marzo) alla fine dell'incontro a palazzo Chigi con il governo. Con la proposta governativa - ha spiegato il Segretario Generale - viene meno l'effetto "deterrente" dell'articolo 18. E' anche molto significativo il fatto che la parte relativa all'articolo 18 non sia mai stata davvero messa in discussione e che il problema della lunghezza dei processi sia stato dirottato verso la riforma della giustizia. Come per le pensioni, ancora una volta i prezzi più alti si chiedono ai lavoratori. Ora la parola passa al direttivo. Giovedì nuovo appuntamento. Non ci sarà un accordo da sottoscrivere, ma una "verbalizzazione". Poi si andrà in Parlamento


Questo l'Ugl

Lavoro, Centrella: “Impianto in complesso condivisibile”
“Il nostro giudizio è sofferto ma responsabile nei confronti di un impianto nel complesso condivisibile”.
Lo dichiara il segretario generale dell’Ugl, Giovanni Centrella, al tavolo a Palazzo Chigi sulla riforma del lavoro, aggiungendo che “così come presentata e impostata ora, la riforma ha una visione più ampia e non più concentrata solo sull’art. 18. In particolare sui contratti riteniamo che il governo abbia accolto le nostre posizioni”.
“Sulla flessibilità in uscita, nel rispetto del richiamo del Presidente Napolitano e dei confronti che nel sindacato proseguiranno anche domani – ha spiegato il sindacalista – , occorre però  una maggiore attenzione verso le nostre richieste e delle altre Confederazioni per cercare di arrivare in questi pochi giorni ad una soluzione che favorisca la condivisione di tutte le parti sociali” 

Cisl e Uil non hanno ancora commentato online le loro scelte. Ascoltatevi la conferenza stampa qui.

mercoledì 22 febbraio 2012

Marcegaglia e sindacati: chi difende assenteisti, ladri e fannulloni, l'articolo 18?

imagecredit ultimora.net
Ogni tanto, durante periodi di discussioni accese, accade che si perda il controllo e si dica esattamente ciò che si pensa, senza lasciar agire il filtro sociale. E' quello che è probabilmente successo al presidente di Confindustria Emma Marcegaglia che, secondo quanto riporta la Cgil (sul sito di Confindustria non è stato possibile trovare nessun comunicato), avrebbe detto
“Dire ‘vorremmo avere un sindacato che non protegge assenteisti cronici, ladri e quelli che non fanno il loro lavoro’, sottointendendo l’idea che il sindacato difendendo l’art.18 farebbe esattamente il contrario, come ha affermato oggi la leader di Confindustria, Emma Marcegaglia, è davvero troppo”. [fonte qui]

lunedì 23 gennaio 2012

Conferenze stampa Sindacati, Confindustria e Rete imprese dopo incontro sul lavoro

Al termine dell'incontro odierno del Governo con le parti sociali e le associazioni degli industriali e delle imprese, ci sono state le relative conferenze stampa dei protagonisti. Sono disponibili sul sito del Governo a questo indirizzo. Di seguito i collegamenti alle varie video conferenze (in Windows Media player, per altri formati video fare riferimento al sito del Governo).

image governo.it



image governo.it



image governo.it



martedì 17 gennaio 2012

Cgil, Cisl e Uil: i sindacati e la proposta da presentare al governo. Il documento

imagesource politica24.it
Ci voleva il Governo Monti per ritrovare l'unità sindacale. Oggi, le tre sigle sindacali riunite nella sede della Cgil hanno approvato un documento da sottoporre al governo riguardo i temi caldi del momento: crescita economica, lavoro, pensioni e riforme varie.
Serve un "piano per il lavoro" con l'obiettivo di "far ripartire la crescita", è dunque il messaggio che i sindacati confederali rilanciano oggi al Governo. CGIL, CISL, UIL sostengono che "la gravita' della crisi impone un cambiamento nella politica economica del Governo che è chiamato a mettere in atto politiche che favoriscano la crescita".

venerdì 9 dicembre 2011

La manovra economica Monti: le modifiche dei sindacati

Quando si colpisce nel mucchio non c'è bisogno di prendere la mira. La manovra  Monti, per quanto obbligatoria e necessaria per evitare il tracollo, molti la ritengono iniqua e ingiusta, perchè colpisce soprattutto le fasce sociali deboli. Ho raccolto un po' di opinioni tra le parti sociali.

CGIL, CISL e UIL. Ci voleva un governo tecnico per riunificare i sindacati. Infatti il 12 dicembre c'è sciopero generale contro la manovra delle tre sigle. Inoltre, insieme, i tre sindacati hanno presentato, in audizione alla Commissione Bilancio della Camera, delle Proposte di modifica al decreto legge 4 dicembre. Eccole: i sindacati

in considerazione del fatto che sul fronte equità
a pagare sono sempre gli stessi, lavoratori, pensionati ed i ceti medi. Su questi ricade il blocco della rivalutazione delle pensioni, l’aumento della tassazione sulla prima casa, dell’addizionale regionale Irpef, dell’Iva, delle accise sui carburanti.
che sul fronte crescita
 le politiche sono poche e scarsamente selettive ed in particolare l’assenza di un intervento fiscale a favore dei redditi di lvoratori, pensionati e delle famiglie rischia di accentuare la dinamica recessiva dell’economia.Sull’occupazione dei giovani e delle donne le misure previste sono esclusivamente simboliche.
sul fronte pensioni
 si continua a fare cassa nonostante l’equilibrio finanziario del sistema previdenziale. Si penalizzano pesantemente le pensioni, i lavoratori e le lavoratrici con un’eccessiva accelerazione sulle anzianità di pensionamento, si colpiscono i lavoratori già coinvolti nelle crisi aziendali o che hanno perso il lavoro
e considerando che mancano quasi del tutto
misure tese a far pagare chi non ha mai pagato e chi ha di più. Bisogna perseguire con convinzione una svolta epocale nella lotta all’evasione fiscale e prevedere una tassazione sui grandi ptrimoni mobiliari ed immobiliari 
propongono le seguenti modifiche

Previdenza

pensioni di anzianità

  •  ripristinare il sistema di indicizzazione Istat attualmente in vigore 
  • maggiore gradualità nell'eliminazione delle cosiddette quote (somma di età anagrafica e età contributiva)
  • prescindere dall'età, sia per uomini che per donne, se si hanno contributi per 41 anni e 1 mese
  • eliminare la penalizzazione del 2% per ogni anno di ingresso in pensione anticipato sull'età fissata
  • eliminare l'aggancio per l'età di ingresso in pensione all'aumento dell'aspettativa di vita
pensioni di vecchiaia
  • maggiore gradualità per l'accesso alla pensione per le donne: 61 anni e 6 mesi fino a tutto il 2014, 62 anni e 6 mesi dal 2013, 63 e 6 mesi dal 2016, 65 anni dal 2018 e 66 anni dal 2020
pensioni
  • eliminare il limite di 50 mila unità per l'accesso alla pensione di chi sia collocato in mobilità e prevedere  un accompagnamento e un sostegno per i lavoratori in mobilità vicini al pensionamento
lavori usuranti
  • conservare l'anticipo di pensionamento di 3 anni per i lavori usuranti, basati sulle quote attuali

autonomi
  • aumento di 4 punti della contribuzione degli autonomi: commercianti, artigiani, agricoltori


Fisco


Imu

  • aumentare la soglia di detrazione sulla prima casa da 200 a 500 euro
  • progressività dell'imposizione a partire dalla seconda casa, con aliquote differenziate
Evasione
  • abbassare la soglia dei pagamenti in contanti da 1000 a 500 euro
  • contrastare l'evasione introducendo la detrazione per famiglie e privati delle fatture e delle ricevute fiscali 


 Prossimamente vedremo come, secondo alcuni studi della Cgia di Mestre, il "decreto salva-Italia sia lievitato di 3 volte" e chi ci guadagna e ci rimette dalla nuova Imu.

mercoledì 5 ottobre 2011

Marchionne e l'articolo 8 sulla flessibilità: dal lavoro al precariato

La flessibilità è un'ottima cosa, specie se si considera la mobilità articolare, cioè la capacità di un'articolazione di muoversi lungo tutta la sua escursione. E' noto che alcuni fattori la compromettono mentre altri la facilitano. Sta di fatto che è una condizione, la flessibilità articolare, che tutti ricercano, indipendentemente dall'età, dal sesso o dalla condizione economica. Purtroppo è una cosa che si perde, la flessibilità. Dovremmo essere contenti, perciò, se industriali e governo vogliono farcela ritrovare. Non si tratta, però, della stessa flessibilità.

Dicono Ricci, Damiani e Pompei sulla voce.info che Troppa flessibilità non aiuta la crescita. Di che si tratta?
Sembra, secondo gli autori, che corroborano poi questa loro conclusione con dei dati abbastanza solidi, che i contratti a termine non aiutino la crescita. Sono partiti dalla constatazione che il tasso di crescita della produttività economica dell'area euro è passato da un 2,7% del periodo 1974-1994 ad un 1,5% del periodo 1995-2006. Tra le cause di questo declino, quella più sostanziale appare essere quella della diminuzione della produttività totale dei fattori, un indice che misura la crescita attribuibile al progresso tecnologico e, nello specifico, nella sua efficienza di utilizzo.
Ecco un grafico che mostra l'andamento dei contratti a termine nel periodo 1995-2007 in alcuni paesi europei: mostra che in Italia vi è stato il più consistente aumento di questa tipologia contrattuale rispetto agli altri paesi europei.


credit la voce.info

Vi è dunque una relazione tra aumento dei contratti a termine e diminuzione della produttività totale dei fattori, si chiedono gli autori? Per verificarlo hanno messo a confronto i dati relativi ai settori manifatturiero e dei servizi di alcuni paesi europei rispetto alla variazione Ocse del grado di protezione per i contratti a termine, diminuito in Italia di 3,5 punti contro una media europea di 0,45 punti.

Il grafico mostra la variazione della produttività totale dei fattori in Italia (-3,77%) e nelle media europea (+7,02%). Come è facile osservare, la produttività totale dei fattori in Italia è calata dal 1995 mentre negli altri paesi europei è aumentata.

credit la voce.info


L'articolo della flessibilità.Questo è l'articolo 8 della manovra finanziaria approvata il 16 settembre

Art. 8
Sostegno alla contrattazione collettiva di prossimità

1. I contratti collettivi di lavoro sottoscritti a livello aziendale o territoriale da associazioni dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale o territoriale ovvero dalle loro rappresentanze sindacali operanti in azienda ai sensi della normativa di legge e degli accordi interconfederali vigenti, compreso l’accordo interconfederale del 28 giugno 2011, possono realizzare specifiche intese con efficacia nei confronti di tutti i lavoratori interessati a condizione di essere sottoscritte sulla base di un criterio maggioritario relativo alle predette rappresentanze sindacali, finalizzate alla maggiore occupazione, alla qualità dei contratti di lavoro, all’adozione di forme di partecipazione dei lavoratori, alla emersione del lavoro irregolare, agli incrementi di competitività e di salario, alla gestione delle crisi aziendali e occupazionali, agli investimenti e all’avvio di nuove attività.
 
2. Le specifiche intese di cui al comma 1 possono riguardare la regolazione delle materie inerenti l’organizzazione del lavoro e della produzione con riferimento:
a) agli impianti audiovisivi e alla introduzione di nuove tecnologie;
b) alle mansioni del lavoratore, alla classificazione e inquadramento del personale;
c) ai contratti a termine, ai contratti a orario ridotto, modulato o flessibile, al regime della solidarietà negli appalti e ai casi di ricorso alla somministrazione di lavoro;
d) alla disciplina dell’orario di lavoro;

e) alle modalità di assunzione e disciplina del rapporto di lavoro, comprese le collaborazioni coordinate e continuative a progetto e le partite IVA, alla trasformazione e conversione dei contratti di lavoro e alle conseguenze del recesso dal rapporto di lavoro, fatta eccezione per il licenziamento discriminatorio, il licenziamento della lavoratrice in concomitanza del matrimonio, il licenziamento della lavoratrice dall’inizio del periodo di gravidanza fino al termine dei periodi di interdizione al lavoro, nonché fino ad un anno di età del bambino, il licenziamento causato dalla domanda o dalla fruizione del congedo parentale e per la malattia del bambino da parte della lavoratrice o del lavoratore ed il licenziamento in caso di adozione o affidamento.

2-bis. Fermo restando il rispetto della Costituzione, nonché i vincoli derivanti dalle normative comunitarie e dalle convenzioni internazionali sul lavoro, le specifiche intese di cui al comma 1 operano anche in deroga alle disposizioni di legge che disciplinano le materie richiamate dal comma 2 ed alle relative regolamentazioni contenute nei contratti collettivi nazionali di lavoro.

3. Le disposizioni contenute in contratti collettivi aziendali vigenti, approvati e sottoscritti prima dell’accordo interconfederale del 28 giugno 2011 tra le parti sociali, sono efficaci nei confronti di tutto il personale delle unità produttive cui il contratto stesso si riferisce a condizione che sia stato approvato con votazione a maggioranza dei lavoratori.

3-bis. All’articolo 36, comma 1, del decreto legislativo 8 luglio 2003, n. 188, sono apportate le seguenti modifiche:
a) all’alinea, le parole: “e la normativa regolamentare, compatibili con la legislazione comunitaria, ed applicate” sono sostituite dalle seguenti: “la normativa regolamentare ed i contratti collettivi nazionali di settore, compatibili con la legislazione comunitaria, ed applicati”;
b) dopo la lettera b), è inserita la seguente: “b-bis) condizioni di lavoro del personale”
[fonte filosofi precari]
E' quello che inserisce la deroga ai contratti nazionali. Sono le parti evidenziate in neretto. Come si concilia questa ricerca della deroga o della flessibilità così tanto desiderata da Marchionne



  "Cara Emma -. scrive Marchionne - negli ultimi mesi, dopo anni di immobilismo, nel nostro Paese sono state prese due importanti decisioni con l'obiettivo di creare le condizioni per il rilancio del sistema economico. Mi riferisco all'accordo interconfederale del 28 giugno, di cui Confindustria è stata promotrice,  ma soprattutto all'approvazione da parte del Parlamento dell'Articolo 8 che prevede importanti strumenti di flessibilità oltre all'estensione della validità dell'accordo interconfederale ad intese raggiunte prima del 28 giugno"

 Ma con la firma dell'accordo interconfederale del 21 settembre è iniziato un acceso dibattito che, con  prese di  posizione contraddittorie e addirittura  con dichiarazioni di volontà di  evitare l'applicazione degli accordi nella prassi quotidiana, ha fortemente ridimensionato le aspettative sull'efficacia dell'Articolo 8. [fonte Repubblica]
che poi sarebbe il risultato dell'accordo del 21 settembre, 
 “Confindustria, Cgil, Cisl e Uil concordano che le materie delle relazioni industriali e della contrattazione sono affidate all’autonoma determinazione delle parti. Conseguentemente si impegnano ad attenersi all’Accordo del 28 giugno 2011, applicandone compiutamente le norme e a far sì che le rispettive strutture, a tutti i livelli, si attengano a quanto concordato nel suddetto accordo interconfederale”.
La spiegazione di tale gesto è stata data dalla stessa facendo riferimento ad una breve postilla aggiunta all’accordo, sostenendo Susanna Camusso che grazie ad essa “con questa firma l’articolo 8 è stato ufficialmente dichiarato inutile ai fini della contrattazione” [fonte forum diritti lavoro]. 
con queste considerazioni di Mario Draghi
  “Le riforme attuate, diffondendo l’uso di contratti a termine, hanno incoraggiato l’impiego del lavoro, portando ad aumentare l’occupazione negli anni precedenti la crisi, più che nei maggiori paesi dell’area dell’euro; ma senza la prospettiva di una pur graduale stabilizzazione dei rapporti di lavoro precari, si indebolisce l’accumulazione di capitale umano specifico, con effetti alla lunga negativi su produttività e profittabilità”[la voce.info cit., neretto ndr]
e con queste personali conclusioni di Ricci, Damiani e Pompei della voce.info?
Abbiamo calcolato, ad esempio, che se non ci fosse stata la riduzione delle protezioni sui contratti a termine, la crescita cumulata negli anni 1995-2007 della Ptf del terziario avanzato e dei servizi alle imprese, rispetto a quella della manifattura, sarebbe stata superiore di oltre 7 punti percentuali a quanto avvenuto in realtà. In sostanza possiamo interpretare il risultato come una verifica dell’ipotesi dei “binari morti”: l’uso dei contratti a termine sembra esercitare un impatto negativo sugli incentivi ad accumulare capitale umano specifico. L’effetto sembra prevalere soprattutto in economie come la nostra, dove le imprese sono specializzate in settori tradizionali e impiegano tecnologie e organizzazioni gestionali mature. E dove il ricorso al lavoro temporaneo, come opzione per ridurre il costo del lavoro, rischia di ritardare gli investimenti in innovazione e in competenze e dunque frena le potenzialità di crescita produttiva. [la voce.info cit.]
Marchionne, Confindustria, Sindacati e Governo stanno parlando della stessa cosa? Se si, perchè sono quasi tutti su binari diversi? Se no,  per una volta, oltre che a quello delle aziende non sarebbe il caso di  pensare anche al benessere dei lavoratori precari e a quello dell'Italia che, a quanto sembra, potrebbero anche coincidere?


lunedì 5 settembre 2011

Manovra per il pareggio di bilancio e deroga all'articolo 18

Devo ancora capire la relazione tra la possibilità (previo accordo con i sindacati locali) di derogare all'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori e la manovra per il pareggio di bilancio: forse che licenziando più facilmente si riduce il debito?
E comunque l'emendamento passa in Commissione bilancio del Senato. Sono dunque due i contentini dati  a Confindustria: cancellazione del contributo di solidarietà (anche prevedendolo magari solo per  redditi sopra i 200 mila euro) e deroga all' art. 18. Del resto, anche alcuni aspetti della lotta all'evasione fiscale vengono ammorbiditi su critiche di Confindustria: niente nomi nelle pubblicazioni dei redditi online e niente più riferimento alle banche con le quali si lavora nelle dichiarazioni.
Sentito i giorni scorsi Bombassei (uno dei vicepresidenti di Confindustria) ad un Tg lamentarsi che se ognuno mette bocca alla manovra non si riesce a concludere mai niente. Certo che però quelli che hanno mosso più critiche alla manovra (ottenendo l'eliminazione e la modifica di punti sgraditi) sono proprio loro.

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