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martedì 30 settembre 2014

Pizza avvelenata?

Sì lo so, se uno sta a vedere tutto non mangia e non beve quasi più niente, nè si muove. Però, se ogni tanto quei benedetti forni li pulissero, forse diminuirebbe il rischio. E poi, è solo dalla conoscenza che può venire la difesa: se un pericolo non lo conosci come fai ad evitarlo? Dopo il caffè, che sembra che noi italiani siamo i più bravi e invece, ecco un altro simbolo italiano, la pizza, passata al setaccio di Report, ed è un setaccio che, a quanto dicono, lascia amare sorprese. Domenica 5 ottobre su Rai3 alle 21:45, l'inchiesta di Bernardo Iovene insieme ai risultati di alcune analisi di laboratorio condotte sulle pizze.

lunedì 2 dicembre 2013

La torta della Pubblica Amministrazione

Questa sera, lunedì 2 dicembre, Report trasmetterà un servizio sulla Consip, la società pubblica che si occupa degli acquisti per le pubbliche amministrazioni. Quando si parla di P.A. e di torta  si deve per forza utilizzare il verbo spartire, quasi a significare la distribuzione di un bottino. Infatti, una cosa interessante che sembrerebbe emergere è che invece di risparmiare, molto spesso, affidandosi alla Consip le amministrazioni spendono di più. Come mai? E perchè tanti politici spingono affinchè si passi per la Consip? Alcune intercettazioni inedite, di cui Report è venuta in possesso, spiegherebbero l'arcano. Interessante, tra le altre cose,  il sistema di finanziamento a partiti e uomini politici di una di queste aziende, che vince spesso gli appalti.  Eccovi un'anteprima.

lunedì 30 settembre 2013

Torna Report: Istantanea prima dell'incidente. Con quale criterio sono scelti i politici?

Torna Report questa sera per provare a farci pensare, cosa non facile. Si comincia dall'inizio, dalla classe politica, principio e fine dei malesseri d'Italia. Com'è selezionata? Come si scelgono ministri e sottosegretari, in base a competenze o per  ragioni di mera distribuzione delle cariche? E perchè questa legge elettorale che a parole tutti vogliono modificare è ancora al suo posto?
Si chiede Bernardo Iovene.
Per raddrizzare la Concordia abbiamo chiamato i migliori esperti mondiali. Il Governo chi ha scelto in questi mesi per rimettere in piedi un Paese devastato da una crisi senza precedenti? Quali sono i criteri di nomina dei ministri, sottosegretari e presidenti di Commissione? 
Non è facile rispondere a questa domanda, all'apparenza semplice, anche perchè sono pochi i politici che accettano di farsi intervistare
Ci hanno risposto in pochi, gli altri non erano interessati alla domanda o non avevano tempo

domenica 19 maggio 2013

Il Transatlantico delle nebbie ovvero come si finanziano i partiti? Report in diretta streaming

Come si finanziano i partiti? Cerca di spiegarlo Report. Diretta streaming su Rai 3.
Non vi sembra che Grillo abbia ragione quando attacca i partiti? Certo che un po' più di trasparenza potrebbe averla anche lui, sul suo sito. Domani la trasmissione sarà disponibile in differita sul sito di Report.


clicca per la diretta su Rai 3


sabato 18 maggio 2013

I soldi e la politica: dal finanziamento pubblico a quello privato

Obama e Grillo hanno utilizzato il finanziamento privato della politica, fatto di tante piccole donazioni. Altri hanno preferito il buon vecchio finanziamento pubblico e, altri ancora, quello privato fatto di pochi, grandi, finanziatori. Quale sarà il migliore, inteso nel senso che induce  meno in tentazione? Sotto le grinfie di Report c'è il finanziamento privato ai partiti dopo il dimezzamento di quello pubblico. Domenica 19 maggio, Rai 3, ore 21:30. Di Sabrina Giannini. Ecco un'anteprima. Questo il sito di Report.

lunedì 29 ottobre 2012

Report: Di Pietro e l'Italia dei Valori al setaccio. Storia di contributi pubblici e proprietà immobiliari

Lunga inchiesta di Report su Di Pietro e l'Italia dei Valori, realizzata da Sabrina Giannini, dal titolo Gli insaziabili. Dove ci sono i soldi c'è il rischio di illegalità, questa sembra essere una verità che sfida ogni confutazione. Quella allestita dalla Giannini è la storia e la destinazione dei contributi pubblici che il partito dell'ex pm ha ricevuto, degli immobili acquistati dopo essere entrato in politica, dell'associazione a tre che controlla il partito, degli ex soci e compagni politici allontanatisi nel tempo. Come per esempio Elio Veltri, che insieme a Di Pietro ha contribuito a fondare il partito, e che già nel 2001 lasciava l'avventura politica, il quale afferma:
Il modo di gestire il finanziamento pubblico dell’ Italia dei Valori è stato studiato accuratamente con una ingegneria di cui non c’è riscontro nell’ esperienza italiana.

martedì 16 ottobre 2012

Storie di Enti soppressi che ancora costano allo Stato

Che accade quando un Ente considerato inutile viene soppresso? Per esempio, secondo Report, l'Ages, l'Agenzia autonoma per la gestione dei segretari comunali e provinciali, soppressa  nel 2010 perchè "inutile e dispendiosa", in realtà non sarebbe ancora cancellata definitivamente e continuerebbe a costare al contribuente. Circa 60 milioni l'anno, secondo quello che riporta la Corte dei Conti, più una serie di immobili abbandonati e in disuso, che rappresentano solo un costo e potrebbero essere venduti. Ma è tutto fermo.
E' lecito chiedersi quanti altri Enti siano nella stessa situazione e se, vista   l'imperante  spending review, non sia il caso di dare una stretta alle procedure e dismettere definitivamente gli enti certificati come inutili.




lunedì 1 ottobre 2012

Ma chi la vuole la legge anti-corruzione?

Se lo chiede Milena Gabanelli riprendendo una lettera pubblicata sul Sole 24 Ore nel lontano 1997, all'indomani della stagione di tangentopoli, da parte di quella che viene definita la spina dorsale del paese. Questa spina dorsale chiedeva la depenalizzazione del reato di falso in bilancio per i fatti che abbiano una rilevanza assolutamente marginale rispetto alle dimensioni dei conti delle imprese (poi ottenuta nel 2003 sotto il Governo Berlusconi), in relazione alla condanna di Cesare Romiti, ad della Fiat. Dunque, chi la vuole, in definitiva, una legge anti-corruzione?




mercoledì 16 maggio 2012

Edicole: i finanziatori dell'editoria

Un reportage di Bernardo Iovene su una realtà  che non si immagina: le edicole. Alla fine, gli edicolanti possono a  ragione definirsi i veri finanziatori dell'editoria?


lunedì 23 aprile 2012

Si può fare a meno del denaro? Inchiesta Report

Ci voleva una città francese per provarci. A Nantes, Comune, imprenditori e banca pubblica provano a fare a meno del denaro, perchè l'economia è a rischio anche a causa delle banche che non fanno più credito. Invece di soldi, almeno nelle movimentazioni, si usano crediti virtuali, con i quali si acquista e si vende, utilizzabili immediatamente, senza tempi di attesa. Un'anteprima dal Corriere e  la puntata completa sul sito di Report, dal titolo Smarcamenti in campo.



lunedì 26 marzo 2012

Gabanelli al Ministro Fornero: rinunci ai privilegi del retributivo

Filmato e trascrizione di un appello di Milena Gabanelli al Ministro Fornero su Report, sulla situazione di alcune categorie di pensionati dopo la recente riforma delle pensioni. Riguarda sia le pensioni in genere, il limbo nel quale si trovano alcune categorie, sia il fatto che anche la pensione del Ministro, a quanto rifererisce la Gabanelli, sarebbe basata sul retributivo, tanto odiato. La puntata di Report andata in onda ieri sera, dal titolo Previdenza asociale (di B. Iovene) è disponibile qui.
Intanto, non sarebbe male se il Ministro Fornero chiarisse la cosa.



Un po’ di tempo fa il ministro Fornero in
una lettera al Corriere della sera ha definito questa norma giusta, che mette fine ai
privilegi. E’ un momento terribile, lo capiamo tutti, però a mio parere le vigliaccate
andrebbero chiamate con il loro nome. La differenza fra 1200 euro e 800 per un
pensionato che non ha niente altro, è quella che passa  fra la povertà e la dignità.
Puniti solo per aver cambiato datore di lavoro. Ora lei dice - il sistema retributivo è un
privilegio - di cui anche lei si avvantaggia. Bene intanto che ripensa a questa norma, e
speriamo che ci ripensi per questo gruppo di persone, per questo gruppo di pensionati
coinvolti in queste ricongiunzioni e diciamo non sappiamo che numero sono ma sono
migliaia, intanto che dice “fate sacrifici”, ne faccia uno anche lei e rinunci al
retributivo.

martedì 6 marzo 2012

Attenti agli sms: un solo accento raddoppia i costi

imagecredit pasisonatewriters.org
Un sms deve avere un peso di 140 byte. Finchè usiamo i caratteri normali abbiamo a disposizione, per ogni sms, 160 caratteri, ma se cominciamo a usare quelli speciali come l'accento (finchè, però, città),  improvvisamente un sms da 160 diventa da 70 e questo significa che dal 71esimo carattere in poi viene considerato un nuovo sms, con nuovi costi. Il solo accento, dunque, consumerebbe 90 caratteri tra quelli che si hanno a disposizione.
Questa cosa, che non molti conoscono, è dovuta al fatto che gli accenti fanno parte di un vocabolario speciale che ha una codifica con un maggior peso  in byte  rispetto agli altri.
Quando si deve spedire un messaggino è meglio stare attenti ai caratteri che si usano. Per chi è abituato a spedirne tanti la differenza in termini di spesa potrebbe essere sostanziale.
E' quello che risulta da questo servizio di Emilio Casalini per reportime sul Corriere
Si tratta di un mercato lucrosissimo: secondo una stima fatta dal giornalista gli operatori del settore avrebbero realizzato, solo con gli sms, 200 miliardi di dollari. Considerando che un sms medio dal peso di 140 byte costa 12 centesimi, se uno dovesse inviare un megabyte di sms spenderebbe quasi 900 euro, un costo esorbitante.
Una possibile alternativa è data da applicazioni come WhatsApp o Viper oppure utilizzare le reti Wi-Fi gratuite, ancora poco diffuse da noi.

venerdì 3 febbraio 2012

Report: un'intervista a Lusi del 2006, quando predicava bene

Un'intervista al senatore Lusi di Bernardo Iovene nel 2006 per Report. Dicono Gabanelli e Iovene, nel servizio che accompagna il video sul Corriere: "Quando le parole non valgono più niente!"
Di quella lunga conversazione, affermano
andarono in onda solo i numeri: quanto incassa il partito, quanto spende e come: «Il nostro bilancio annuo è di 21 milioni di euro, 20 le uscite. La campagna elettorale del 2006 è costata 12 milioni, gli altri 8 servono per la vita del partito. Paghiamo 100 persone che ci lavorano, sosteniamo le sedi regionali, e poi ci sono le spese per la comunicazione». Il resto erano le ovvie considerazioni di ordine morale sull’uso del denaro pubblico. Talmente ovvie che non era necessario trasmetterle, non avendo allora ragione di dubitarne.


venerdì 30 dicembre 2011

Ritorna il conflitto di interessi? Il ministro Passera a Report

Alcune domande scomode di Milena Gabanelli e Giovanna Boursier al ministro Passera, e alcune risposte insoddisfacenti.


Come ministro deve controllare e decidere se finanziare quelli che fino a ieri erano suoi clienti o soci nella grande industria italiana.
 Possiede 7 milioni e mezzo di azioni di Intesa San Paolo: le venda domattina, invece di continuare a dire “Le venderò”. 
 Nella sua storia professionale c’è una liquidità consistente parcheggiata per una decina d’anni nella zona franca di Madeira.
 E su Alitalia val la pena di rinfrescare la memoria.
Insomma,una storia che di regole, trasparenza e libera concorrenza - di cui oggi il ministro si riempie ogni giorno la bocca - ne ha ben poca
L'articolo si chiude con "coraggio, ci stupisca" rivolto al ministro. Anche se l'auspicio è quello di stupirci in senso positivo non è detto che non venga interpretato in senso opposto.

Ecco alcuni dei rilievi mossi a Passera sul Corriere: una delle ipotesi sul tavolo per pagare i creditori dello Stato è quella di utilizzare le obbligazioni pubbliche. Difficile però immaginare come poi, questi creditori dello Stato, possano pagare i loro dipendenti: forse con altre obbligazioni? Perchè allora non pagare parte degli stipendi di ministri e parlamentari in titoli di Stato?
Il ministro possiede 7 milioni e mezzo di azioni di Intesa, ma la banca Intesa ha il 20% della nuova società di Montezemolo e Della Valle; possiede un 10,77% della Day Hospital International Srl e anche il 33% del Lariohotels Spa, tutte fonti di possibili conflitti d'interesse. Questo e altro al conflitto d'interessi show che sembra affliggere buona parte della nostra classe politica.
In questo momento, che i rappresentanti dell'esecutivo non hanno (apparentemente) sponsor politici oltre quelli legati alla contingenza, speriamo che la stampa tutta sia vigile e puntuale nella sua opera di controllo.
Coraggio, ci stupisca signor ministro!
Qui, per chi fosse interessato, la puntata di Report con l'inchiesta su Alitalia. Di seguito, la parte riguardante Alitalia.


lunedì 21 novembre 2011

Corruzione, conflitto d'interessi, riciclaggio: La classe dirigente a Report

Forse la corruzione può essere utilizzata come fonte di energia rinnovabile se è vero quello che dice Michele Ainis costituzionalista, riportato da Report, nella puntata di domenica 20 novembre a tutto campo sulla Classe dirigente
In Italia la corruzione è un vento che soffia giorno e notte.
Oltre la corruzione altre interessanti notizie: il riciclaggio (non quello che pensate voi) dei rifiuti speciali e pericolosi spacciati per urbani e non pericolosi, che finiscono in Cina e ritornano a noi sotto forma di migliaia di prodotti (inquinati) attraverso un enorme numero di canali. In più, la scadenza della concessione del superenalotto alla Sisal, la sorpresa di una proroga ministeriale di questa concessione e la causa intentata dai competitori internazionali (1,5 miliardi di euro di danni richiesti) che aspettavano l'asta pubblica e invece hanno trovato la proroga. Questo e tante altre sorprese, non so quanto gradite però.
Per chi avesse voglia di un'informazione che non fa sconti a nessuno. (Cliccare sull'immagine per vedere la puntata)

imagecredit report.rai.it


martedì 8 novembre 2011

Dall'evasione fiscale all'elusione

imagecredit politicalhumor.about.com
La differenza tra grandi  e piccoli non è solo quantitativa ma anche qualitativa. Infatti, se per i piccoli si parla più spesso di evasione fiscale per i grandi si parla più spesso di elusione fiscale. Per sapere cos'è l'elusione lascio la parola a chi dovrebbe essere esperto, qualcuno come il Dizionario Simone edizioni giuridiche
Meccanismo attraverso il quale il contribuente mira ad evitare, ricorrendo ad opportune scappatoie al limite della legalità, il prelievo tributario a suo carico. 
Il fenomeno consiste nello sfruttamento delle smagliature delle norme tributarie al fine di realizzare un consistente risparmio d'imposta. Ad esempio, per conseguire un certo risultato economico, un soggetto può adottare in luogo della prevista forma contrattuale tipica una forma contrattuale anomala che raggiunga gli stessi effetti con un minor carico fiscale (ad esempio può stipulare un mandato a vendere con procura irrevocabile invece di un contratto di compravendita). 
I comportamenti elusivi possono essere neutralizzati ricorrendo a tre diversi meccanismi difensivi: introdurre un'ampia casistica di presunzioni legali, volte ad individuare il fatto tassabile; abrogare o modificare norme tributarie eccessivamente permissive; applicare sanzioni amministrative o penali ai fenomeni elusivi. 
 Per esempio, ultimamente sono sotto inchiesta manager ed ex manager di Unicredit, tra i quali Alessandro Profumo [fonte Repubblica]
L'inchiesta riguarda operazioni del 2008-2009 realizzate da unicredit con società lussemburghesi del gruppo barclays, finalizzate, secondo l'ipotesi accusatoria, a pagare meno tasse. Le operazioni servivano a mascherare utile, trasformandolo in dividendi di operazione finanziarie, godendo del miglior trattamento fiscale goduto dai dividendi rispetto agli attivi di bilancio. Con questo sistema, Unicredit avrebbe avuto un illecito vantaggio fiscale di 745.220.166 Euro e avrebbe causato un danno alle casse dello stato di 245.956.118 euro. Profumo risulta indagato in quanto ha approvato, "apponendo la propria sigla", le operazioni realizzate il 9 aprile e il 7 novembre 2008 "dell'investimento in strumenti partecipativi di capitale emessi da società lussemburghesi appartenenti al gruppo bancario Barclays".
Se ne è occupata la trasmissione Report domenica sera, per chi volesse rivedere la puntata questo è il sito. 


Infatti, uno dei sistemi maggiormente in uso per attuare l'elusione fiscale è quello relativo alle attività con sede all'estero, seppure svolte in Italia, cosa di per sè impegnativa anche dal punto di vista economico, e che quindi si attua solo in caso di un elevato giro d'affari e di considerevoli somme da eludere. Lo sottolinea anche un articolo sul sito dell' Aduc dell'avvocato C.A. Zaina

La problematica, riguardante l’evocazione della stabile organizzazione di impresa, è divenuta medio tempore di significativa importanza sul piano penale, atteso che in plurime occasioni gli organi inquirenti hanno dato corso ad indagini, ipotizzando che configurassero ipotesi di utilizzo di questo illecito strumento giuridico, enti, strutture, agenti commissionari generali, od altre figure di intermediario, che  operavano nel territorio dello Stato italiano, in contatto o per conto di società di diritto straniero.
In pratica, si costituisce una società all'estero, in un paese con tassazione più favorevole, e poi si continua a svolgere l'attività nel proprio paese di origine. Per esempio, secondo quanto riferisce un articolo di Infonodo, che cita un'inchiesta dell'Espresso

 chi intesta la propria barca a una società controllata da se stesso o dai propri famigliari potrà recuperare l’Iva versata ai fornitori solo se paga un noleggio superiore a soglie prefissate. Come dire, il trucco non funziona se si usa lo yacht gratis o versando un obolo irrisorio alla società che ne è formalmente proprietaria. Questa forma di elusione fiscale è diffusissima. Almeno a giudicare dai numeri ufficiali.
In Italia, secondo quanto ha rivelato l’anno scorso un articolo de “L’espresso ”, si contano oltre 4 mila società che hanno come attività il “noleggio di imbarcazioni da diporto senza equipaggio”. E gran parte di queste affittano la barca ai propri soci. 


imagecredit turnerlittle.com
Altro sistema utilizzato è il trust, la fiduciaria, e sempre su Infonodo spiegano di cosa si tratta
Ancora più difficile appare la caccia al trust, una formula giuridica anglosassone che consente di schermare il reale proprietario di un bene designando un intestatario giuridico e un beneficiario economico. Al supermarket dell’elusione il trust va alla grande. Negli ultimi anni si sono moltiplicati i commercialisti specializzati in questo particolare strumento. Ne fa uso chi vuole proteggere i propri beni dalle pretese dei creditori o, in caso di separazione, dalle richieste della ex moglie. Ma il trust, a quanto pare, funziona benissimo anche per mettersi al riparo dal fisco. Non si contano i beni di lusso (ville, barche, auto) intestati, per esempio, a strutture fiduciarie con sede nelle isole britanniche del Canale.
Non è dunque dalla sola lotta agli scontrini e delle ricevute fiscali che proviene il cosiddetto nero, quella parte di reddito che si sottrae all'imposizione. Forse, invece, è proprio di quelle strategie al limite del legale, di quei casi di abuso di diritto, di tutte quelle operazioni tra il finanziario e l'economico, come acquisizioni, fallimenti, fiduciarie o costituzioni all'estero, che sono propri di elevati livelli di reddito,dicevo che è proprio di queste strategie rappresentare forse  la parte più cospicua della  sottrazione all'imposta.
Insomma, l'elusione è una forma molto più sofisticata dell'evasione per pagare meno tasse o non pagarle affatto, e di solito è tipica di chi possiede un elevato patrimonio, considerato anche il notevole impegno, sia economico che procedurale, che occorre per metterla in atto.







giovedì 25 agosto 2011

A proposito di tagli alla politica: quanto guadagnano i dirigenti pubblici?

Forse al di là dei sacrosanti ritocchi agli stipendi di ministri e parlamentari sarebbe necessario intervenire anche su quello degli alti dirigenti pubblici, cariche non elettive che però quanto a stipendio non hanno niente da invidiare a quelle dei politici.
Milena Gabanelli e Bernardo Iovine, non nuovi a questo genere di inchieste, presentano sul Corriere uno spaccato di una situazione altrettanto grave, che ha a che fare con i doppi stipendi degli alti dirigenti pubblici. Si tratta dei famosi fuori ruolo, un dirigente pubblico prestato ad altro incarico che, ovviamente, non perde il vecchio posto, ma che però non perde neppure lo stipendio: infatti continua a percepirlo pur non svolgendo più quel compito!
Solo tra i magistrati ci sono 300 casi. E' scandaloso che, penso unico paese al mondo, quel dirigente pubblico che è chiamato presso un ministero o un'authority, passi che  non perda il posto (cosa giusta), continui a percepire lo stipendio di un lavoro che non svolge più, perchè chiamato appunto ad altro incarico. E possono anche fare carriera e avere promozioni, in quel lavoro che temporaneamente non svolgono.
Alcuni esempi? 
Antonio Catricalà è fuori ruolo dal Consiglio di Stato da sempre, è stato capo gabinetto di vari ministri di schieramenti opposti, poi all'Agcom, fino al 2005 segretario della presidenza del Consiglio con Berlusconi, quindi nominato presidente dell'Antitrust. Non ricopre la carica in Consiglio di Stato, ma ciononostante nel 2006 da consigliere diventa presidente di sezione, e senza ricoprire quel ruolo incassa uno stipendio di 9.000 euro netti al mese che si aggiungono ai 528.492,67 annui dell'Antitrust.
Due cose sono da osservare, per me. Una, ovviamente, l'indecenza di percepire uno stipendio per un lavoro che non si sta svolgendo (se sei presidente dell'Antitrust non puoi prendere anche lo stipendio di consigliere di Stato, ruolo che non stai svolgendo), ma c'è anche da considerare l'elevato stipendio: quasi 529 mila euro, molto più di un parlamentare. E ancora
Consigliere di Stato è anche Donato Marra: percepisce 189.926,38, più un'indennità di funzione di 352.513,23 perché è alla presidenza della Repubblica.
 Il dottor Paolo Maria Napolitano oltre allo stipendio di consigliere di Stato in fuori ruolo, prende 440.410,49 come giudice della Corte costituzionale. Anche Lamberto Cardia, magistrato della Corte dei conti fuori ruolo, è stato 13 anni alla Consob, ma il 16 ottobre del 2002 è stato nominato presidente di sezione, «durante il periodo in cui è stato collocato fuori ruolo», specifica l'ufficio stampa della Corte dei conti, «ha percepito il trattamento economico di magistrato, avendo l'emolumento di 430.000 euro corrisposto dalla Consob, natura di indennità».
 Tanto per avere un'idea di quali siano gli emolumenti di pari dirigenti a livello europeo
 il presidente della Consob spagnola prende 162.000 euro l'anno, quello delle telecomunicazioni 146.000, non un euro in più, e nessun magistrato prestato ad altre funzioni mantiene il posto e tantomeno lo stipendio.
Ma altri collezionano stipendi ancora più consistenti. Il Sole 24 Ore nel luglio 2009 presenta una lista degli stipendi dei dirigenti di società a parziale o totale partecipazione pubblica

  • Francesco Guarguaglini, presidente e ad di Finmeccanica, 5 milioni e 560 mila euro
  • Fulvio Conti di Enel, 3 milioni 236 mila euro
  • Paolo Scaroni, ad e dg dell'Eni, con 3 milioni e 77 mila euro
  • RobertoPoli, presidente Eni, 1.131.000 euro
  • Pietro Gnudi, presidente Enel 923 mila euro
  • Massimo sarmi, ad Poste Italiane, 900 mila euro
Per chi volesse dare un'occhiata, qui una tabella con gli stipendi dei primi 100 top manager pubblici. In quest'altra pagina invece, il servizio di Report sui Fuori Ruolo, andato in onda nel dicembre 2010. C'è anche il testo completo. Altra osservazione sensata che facevano Gabanelli e Iovine è il fatto che le privatizzazioni o comunque la vendita del patrimonio pubblico finisce sempre per essere un affare redditizio per chi compra e una rimessa per chi vende, cioè lo Stato (cioè noi). Ma questa è ancora un'altra storia.

Ecco, per finire,  una tabella con gli stipendi dei dirigenti pubblici ministeriali, pubblicata su Oggi.it nel maggio 2010, in occasione di un'altra manovra di Tremonti.


fonte oggi.it

lunedì 13 giugno 2011

Prove tecniche di epurazione? Fabio Fazio e Che tempo che fa

Dopo il caso di Santoro con Annozero e la cancellazione consensuale del suo programma nonchè il suo allontanamento dalla Rai è la volta di Fabio Fazio che inizia così la sua lettera aperta inviata a Repubblica
CARO Direttore, da oltre sei mesi ho dato la mia entusiastica adesione al direttore di Rai Tre Paolo Ruffini che mi aveva proposto di proseguire "Che tempo che fa" per i prossimi tre anni così come di ritrovarmi sin da gennaio con Roberto Saviano per una nuova edizione di "Vieni via con me". Da oltre sei mesi aspetto una decisione della Rai. Che cosa ha impedito o impedisce al precedente e all'attuale Direttore generale di rinnovare i contratti in scadenza di alcuni fra i protagonisti della tv pubblica?
Non è l'accordo economico l'ostacolo, accordo già trovato a quanto afferma Fazio, ma le garanzie minime, che sembrano mancare. Mentre a parole sembra esserci spazio per continuare la trasmissione, le voci che girano dicono diversamente, accompagnate anche da affermazioni del tipo
 "... Pare che il programma debba cambiare rete o essere ridotto nell'orario; pare che Luciana sia considerata eccessiva; sembra più opportuno rimandare l'ipotesi di una nuova edizione di Vieni via con me e cose del genere...". E per finire tutti hanno potuto leggere definizioni di Rai Tre e di chi ci lavora che giudico offensive e inaccettabili soprattutto se pronunciate da chi ha importanti responsabilità all'interno della Rai. "Il fortino, l'enclave di comunisti, la riserva indiana".
E non è solo Fazio sulla graticola: anche la Gabanelli con il suo Report attende decisioni e pure Floris, con Ballarò
 è stato consigliato di dedicarsi a qualcosa di nuovo.
Brutta aria, dunque? O bella? Le parole minacciose pronunciate subito dopo le amministrative da Berlusconi, su un intervento anche parlamentare per sanare quello che è considerato l'artefice della sconfitta (leggi le trasmissioni si Santoro, Floris, Fazio e compagnia bella), sembra essere cominciato. Se La7 (attualmente l'unica possibilità) avrà il coraggio di accettare la sfida e accoglierà i transfughi Rai, potrà diventare un vero competitor, senza essere relegato agli spiccioli di share, senza dover più sentire la litania del dipendente pubblico che si deve contenere
In futuro, comunque, sarebbe bene che la politica uscisse dalla Rai. Nessun'altra forza politica ha fatto così tante pressioni come l'attuale governo per cancellare delle trasmissioni televisive, per indicarci anche cosa ci deve piacere e cosa ascoltare. La presunzione che la libera stampa possa essere indirizzata e che il servizio pubblico debba essere filogovernativo è una mostruosità. Se la Rai continuerà su questa linea meglio privatizzarla, c'è gente che per le opposte ragioni del centrodestra non pagherebbe il canone. Ma c'è anche chi dice che se si privatizza la Rai, c'è il rischio che Berlusconi se la compra.

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